Risposte nei forum create
-
AutoreRisposte
-
::
Dal tuo messaggio iniziale non avevo capito che ti riferissi ad una descrizione (una lista descrittiva).Così però viene una porcheria e, se il Titolo lungo diventa un Titolo lunghissimissimo, ti esce fuori dalla pagina.
Se, al contrario, hai un titolo brevissimo, ABC, questo resta rientrato rispetto al margine sinistro e sta male come comincia a vedersi con il tuo primo \item.Il tuo tentativo di allineare le descrizioni delle varie voci si scontra con la fattibilità, visto che non puoi prevedere quale sia il titolo più lungo per davvero che userai nella tua xdesc. Usa l’ambiente description così com’è e al massimo ridefinisci \descriptionlabel inserendovi dentro \uppersae o, meglio ancora, \MakeUppercase.
::
Mmmm… se scrivendo which tex non ti risponde niente, non ha seguito la procedura corretta, e non hai sistematicamante aumentato di un anno le date delle versioni, rispetto alla data del 2010 per la quale quel documento pdf era stato scrittoCertamente hai fatto bene a ripulire il disco dalle cartelle che terminano con 2010.
Ricomincia da capo stando bene attento a non saltare nessun passaggio; occhio e croce direi che ci sia una discrepanza fra il percorso aggiunto al path e il percorso effettivo dove hai instalalto per errore la distribuzione 2011.
::
Questo dimostra che non ci siamo capiti; Non è il filename database FNDB che va aggiornato quando si apre la linguetta Languages e si spunta la casella di fianco a italian. Dopo spuntata al casella bisogn tornare alla linguetta General e cliccare Regenerate format files.Per altro il problema non si presenterebbe, se invece di installare la versione di base di MiKTeX (che noi sconsigliamo sempre) si fosse installata la versione comleta (che noi consigliamo sempre) anche se l’installazione può richiedere anche una buona mezz’ora, talvolta di più.
Non è necessario installare, nemmeno con la versione ridotta, nessun pacchetto particolare per l’italiano, basta solo spuntare il nome della lingua e rigenerare i file di formato.
Il file log che viene mostrato è strano che si fermi dopo aver dichiarato il segno ” come carattere attivo, anche perché nel listato del file log di @Henryss la lingua italiana risulta correttamente installata. Posso azzardare un baco nel file italian.ldf, ma sarebbe la prima volta che qualcuno si trova davanti a questo baco.
Infine, dato che con MiKTeX si hanno sempre problemi di questo genere, perché non viene installata TeX Live (completa) che si installa anche sulle macchine Windows? Non dico che TL sia assolutamente priva di bachi, come lo è spesso MiKTeX, ma i bachi vengono corretti da un giorno all’altro, mentre il povero Christian Schenk, da solo, non ce la fa a stare dietro a tutto.
::
È giusto che sia così, perché i richiami di description sono in linea con la descrizione e sono tutti di lunghezza diversa; in una lista semplice (itemize) o numerat (enumerate) l’etichetta che viene inserita automaticamente con \item oppure non automaticamante attraverso il suo argomento facoltativo, vienme composta in bandiera allineata a destra, e se il richiamo è troppo lungo sporge nel margine sinistro o esce dalla carta a sinistra. È chiaro che se il richiamo è semplicemente un bullet, questo non succede mai; se è un numero, difficilemnte si pouò immaginare di scrivere per davvero una lista numerata con migliaia di voci; quindi è giusto che description si comporti diversamante da itemize e da enumerate, perché ne è diversa la funzione.
Per altro se vuoi che la descrizione di ogni voce sia più rientrata, puoi usare il pacchetto enumitem o il pacchetto paralist (leggendono la documentazione dando da terminale il comando texdoc enumitem oppure texdoc paralist per vedere come definire un nuovo ambiente , diciamo “descrizione”, che presenti un rientro maggiore, ma comunque costante, non dipendente dai singoli contenuti dell’argomento facoltativo di \item. Una descrizione con i rientri variabili sarebbe tipograficamente inaccettabile.
29 Giugno 2012 alle 11:43 in risposta a: Giustificare testo e sillabazione all’interno delle tabelle #75140::chatruc” post=74781Cosa sarebbe il texdoc multirow? e come lo si inserisce.
Credo che tu sia così superficiale nell’usare il forum, che non hai mai visto le centinaia di messaggi dove si dice di consultare la documentazione di qualunque pacchetto del sistema TeX aprendo un terminale, o prompt dei comandi (in linguaggio Windows), di scriverci dentro texdoc multirow usando la tastiera, premere il tasto “invio”, e constatare che si apre una finestra con la documentazione di multirow.
La cosa è descritta anche nell’Arte; nella GuidaGuIT, in alcune delle guide tematiche, ed è ripetuta quasi un messaggio sì e un messaggio no, certamente almeno un messaggio ogni 10, da almeno due anni. 😉
Tornando al tuo problema, se va bene che la casella multiga occupi solo una riga, allora il modo giusto di farlo è usando la descrizione [tt]p{4cm}[/tt]; se vuoi comporre in modo non giustificato per la caselle “p”, per evitare che in colonna stretta la sillabazione produca spazi eccessivi fra una parola e l’altra, leggi la documentazione del pacchetto array con texdoc array (ci risiamo con texdoc) e troverai il modo di farlo in modo che la composizione in bandiera abbia luovo per tutte le celle della colonna.
::Hugo Stiglitz” post=74776
esatto uso immagini.eps ho provato a convertirle con gimp ma non mi crea un file pdfPer carità; GIMP apre i file eps e pdf, che solitamente sono vettoriali, ma dopo averli modificati (o anche senza modifiche) non li può più salvare in nessun formato vettoriale, ma solo bitmapped, e questo fa perdere tutti i benefici della vettorialità.
Fra i tuoi programmi eseguibili della distribuzione unbuntu dovresti avere eps2pdf o un nome del genere. usa quello e ti eseguirà la conversione conservando la vettorilaità.
Inoltre cerca in rete texlive-ubuntu.pdf; leggilo con attenzione, e installa TeX Live con il metodo lì descritto (cambiando, se necessario, gli anni delle distribuzioni –l’ultima sicuramente installabile è la 2011, ma a giorni dovrebbe essere accessibile la 2012). Seguendo questa via otterrai due benefici:
(1) il TL di ubuntu che hai scaricato dai tuoi server Ubuntu, serve per soddisfare le dipendenze di altri programmi Debian. Lasciala stare e non preoccupartene più; usa invece la TeX Live installata con il metodo descritto in quel documento per lavorare per davvero con TeX Live aggiornato.
(2) La versione scaricata e installato con documento di Enrico, ti permette di avere una versione di pdflatex che si converte da solo in file eps e se li ingloba senza che tu ti accorga di niente; forse la prima volta puoi notare una piccola “incertezza” nello scorrere delle righe nella finestra della console, ma è una questione di frazioni di secondo.
28 Giugno 2012 alle 21:40 in risposta a: Giustificare testo e sillabazione all’interno delle tabelle #75138::Questo è “quasi” quello che intendevo; bellissimo!
Cerco di studiarmi per bene il codice sorgente e vedo se riesco a fare qualche passo verso il disegno della ortodromica (“retta” sferica) e della lossodromica (“retta” cilindrica), giusto per vedere se ci riesco.
::
Secondo me è solo l’effetto ottico provocato dalla forte inclinazione del font corsivo. prova a mettere \/\strut alla fine di ogni riga; chissà che l’effetto ottico non sia mitigato. Io ho provato ma non vedo niente. Se metti \frame{Riga} al posto di Riga, vedi che la cornice tangente alla “parola” ha non poco spazio a sinistra, ed è questo, che rappresenta la spalla sinistra della R, quello che produce quell’effetto.Metti \frame anche a cavallo delle altre righe e vedrai che le scatole tangente sono tutte perfettamente centrate, ed è solo quella che contiene Riga che ha il suo contenuto fuori centro. Mettici davanti un [tt]\kern-2.2pt[/tt] e vedrai che la spalla viene recuperata completamente a anche Riga risulta al centro.
::Il Baskerville possiede notoriamente un asse verticale, mentre quello del Libertine è obliquo.
Nessun tipografo competente si lancerebbe in questo pastiche di dubbio gusto.Be’, il GFS Baskerville ha senz’altro lasse del greco obliquo, nel senso che è inclinato come un corsivo; l’asse grafico sembra parallelo alle aste “verticali”, che nel corsivo sono oblique. Il Latino e il greco entrambi del Linux Libertine mi sembra che abbiano lo stesso asse grafico, ma non ho l’occhio così esercitato da poterlo dire.
Per altro quando si usa un carattere altino qualsiasi, ad asse grafico verticale e si compone il greco con il font Didot, come ho sempre visto fare, e come risultava con Plain TeX prima ancora che io estendessi i font per l’uso con LaTeX, e il Didot greco ha un asse grafico quasi orizzontale (non quello della GFS, dove l’asse sembra inclinato verso destra). Allora non era considerato un pastiche. Per carità: io ne so di tipografia il minimo indispensabile per riconoscere le cose ben fatte che io solitamente non sono capace di fare; un po come uno che non è capace di cantare ma sa riconoscere il bel canto cantato bene. Quindi sono la persona meno indicata per discutere sui font.
Ma parto dal presupposto che chi ha messo insieme il Linux Libertine O ha osservato tutte o quasi tutte le regole del buon design dei font; mi stupirei se il suoi caratteri latini e i suoi cirillici e i suoi greci e i suoi ebraici, eccetera, non andassero d’accordo.
Claudio (the old one)
PS; io non userei il GFS Baskerville greco nemmeno se mi pagassero; tuttavia è una questione di gusti; ne riconosco l’originalità, ma non mi piace per niente; dei font della GFS gli unici che mi piacciono sono l’Artemisia (con qualche se e ma), il Bodoni e l’Olga; il Neohellenic come compagno dei sans serif.
::
Nella GuidaGuIT la motivazione per la seconda scuola di pensiero non è “per non disturbare la formula”; la motivazione è “perché non ci vuole”.Le ho presentate entrambe, specificando che io propendo per la seconda scuola di pensiero, ma che torovo ragionevole anche la prima. Ho specificato che si tratta per lo più di abitudini diverse per ogni casa editrice e se uno scrive per una casa editrice che vuole la punteggiatura deve adattacisi anche se fosse contrario ad usarla.
Non voglio riaccendere una polemica che ha già impegnato molte discussioni infiammate che possono essere ritrovate sul vecchio forum. Vanno bene tutte e due le scuole di pensiero e ciascuno, purché sia coerente, è padrone di scegliere la scuola che preferisce. Ognuno, poi, è libero di dichiarare la sua appartenenza a quella o questa scuola di pensiero. senza che debba essere criticato per la scelta fatta.
Tuttavia… (ma non voglio riaprire ferite già rimarginate); recentemente ho trovato un nuovo manuale sulla punteggiatura: Francesca Serafini: Questo è il punto — Istruzioni per l’uso della punteggiatura, Editori Laterza, maggio 2012. In questo testo si parla sempre di punteggiatura della prosa, mai della matematica, perché questo sembra essere un argomento tabù per i linguisti; tuttavia anche per il testo la scrittrice ammette gli spazi come segni interpuntivi. Io non sono un linguista, ma ho sempre sostenuto questo approccio alla punteggiatura, e lo applico anche alla punteggiatura esterna nelle formule fuori testo, certamente non nelle formule in linea con il testo, dove la formula fa parte del flusso del discorso ed è composta senza spaziature particolari.
In prosa e in poesia i molti esempi portati dalla scrittrice fanno talvolta rizzare i capelli, almeno a me; l’assenza completa predicata dai futuristi, per esempio mi da un notevole fastidio, anche se mi rendo conto che nella loro prosa e nella loro poesia, altrettanto sconclusionata, ha un senso.
Ora so di aver pestato i calli ai nostri linguisti; non me ne vogliano, io parlavo da povero diavolo che cerca di scrivere prosa e matematica in modo decentemente comprensibile e che non vuole fare piroette linguistiche come i futuristi.
-
AutoreRisposte