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Benvenuto nel forum.Confermo: nella seconda edizione si parla del carattere @ in diversi punti, come si evince dal’indice analitico. ma non si parla di \makeatleter e \makeatother. Se ne parlava invece nella prima edizione del 1985 che si riferiva a LaTeX 209, non a LaTeX2e che non esisteva ancora.
Nel nucleo di LaTeX e di moltissimi pacchetti si usano questi questi comandi ma forse si suppone che l’utente generico sono venga invogliato a mettere le mani e a ridefinire comandi interni. Ricordo che ella prima edizione Lamport parlava della ridefinzione di \@chapapp.
Comunque nella seconda edizione si dice espressamente che @ si può usare solo nei file .sty; quindi se uno vuolmodificare un qualche comando interno, deve sapersi scrivere un file .sty. Mi pare un approccio più prudente e lo consiglierei. Fra le guide tematiche ce ne è na che parla della personalizzazione e della costruzione di file .cls e .sty; lè si parla di nuovo della funzione di protezione del carattere @.
Se proprio uno desidera definire macro protette da caratteri non alfabetici ma considerai tali durante la elaborazione dei file .sty oggi ha altri sistemi; uno che io uso spesso è usare il pacchetto etoolbox, di cui bisogna evidentemente studiare a fondo la documentazione perché è scritto prevalentemente per gli sviluppatori di software.
Tuttavia, come ricordato sopra, Lamport nella prima edizione suggeriva di elaborare \@chapapp. Faccio un esempio d’uso; l’utente ad un certo puto vuole sapere quale sia a definizione di \@chapapp a un certo punto del suo file sorgente può scrivere`\makeatletter
\show\@chapapp
\makeatother` e, durante la composizione del documento, ottiene un arresto e nella console gli compare un messaggio che gli conferma che \@chapapp è una macro la cui espansione è, per esempio, “Capitolo”. Se non si fida ad usare i due comandi suddetti può invece scrivere`\expandafter\show\csname @chapapp\endcsname` e sulla console gli apparirà la stessa informazione, cioè che \@chapapp è una macro la cui espansione è “Capitolo”.Ciò premesso, consiglio chiunque di non usare \makeatletter e \makeatother se non sa esattamente che cosa sta facendo, perché usando male questi comandi è come maneggiare nitroglicerina senza le dovute precauzioni.
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Parli di un secondo hardisk stabilmente installato dentro il PC? Non di un hard disk portatile?Per l’hardisk portatile lo tratti come una chiavetta, per il secondo, terzo o quale sia hardisk interno specificalo col suo nome D: o E: o quale che sia la sua lettera identificativa, e l l’installatore te lo installa in quel disco; Se invece vuoi copiare in una altro disco fisso quello che hai nel disco C:, lo puoi fare ma devi modificare i parametri di sistema o di utente (probabilmente questi ultimi) in modo da specificare la lettera giusta del disco dove hai spostato tutti i circa 5Gibyte del sistema \TeX.
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@Ivan, hai fatto benissimo a condividere il tuo lavoro con il GuIT. E spero che alri intervengano in questo filone. Io ti dico la mia.Il pacchetto Koms Script contiene diverse classi e diversi file ausiliari; tutti questi moduli sono pensati per interagire, in particolare scrextend e scrfontsize possono essere usati anche fuori dell’ambito del mega pacco Koma Script, ma sono fatti per interagire con le classi di quella collezione; molto probabilmente le grandezze che tu non hai trovato definite in scrextend sono definite nelle classi e quindi scrextend si limita a gestire i font e on gli spazi che non sono propriamente legati al font specifico e al suo copro normale. In fondo, se ci pendi geometry, in campo totalmente diverso, definisce tutto quel che forma la geometria della pagina ma parte dal presupposto che \headsep, \headheight, \footskip e altre spaziature verticali esterne al singolo blocco di stampa siano definite prima di cominciare a lavorare. Anche in quel caso direi che il motivo sia sempre lo stesso: cioè che non sono strettamente legate al testo composto con un particolare font. Anche geometry quando calcola l’altezza del blocco del testo impone che sia composto da un numero intero di righe in corpo normale, ma se in una pagina scrivi tutto in corpo large, ricevi un messaggio di overful o underful vbox.
Tu, invece hai fatto bene a modificare le altezze e le distanze in funzione del corpo normale, e se un utente usa il tuo pacchetto per un suo documento e lo carichi prima di geometry ottieni che anche il disegno della pagina sia configurata con tutto quello che occorre per impostare bene l’intero documento.Il mio parere personale è che hai fatto il tutto molto meglio di Markus Kohm (di cui Ko-Ma forma un acronimo per qualificare lo “script), anche se hai preso come modello i suoi pacchetti.
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No, quando importi un file PDF, importi la pagina intera, come se incollassi un foglio di carta sulla pagina che stai componendo; non è la stessa cosa per i caratteri che possono venire colorati e resi trasparenti, cioè colorati con un colore che è una media pesata dello sfondo col colore che avrebbero i caratteri per conto loro; in qusto caso si tratta di renderli trasparenti in modo da lasciar intravedere quello che c’è sotto; è quello che fa il pacchetto transparent. Ma rendere trasparente il foglio di carta già stampato è una cosa completamente diversa, perché la cartadirtuale ha un colore bianco assolutamente non trasparente.
Quando compniamo con caratteri eventualmente colorati li sovrapponiamo allo sfondo, o meglio, prlando fi font vettoriali, appoggiamo sullo sfondo il disegno del contorno di ogni carattere poi riempiamo il contorno con il colore opaco.
TikZ riesce a gestire al trasparenza a monte, cioè nel momento in cui prepara il grafico, ma quando questo va sulla pagina è opaco.Naturalmente non insisto troppo su queste cose; parlo per mia esperienza e per conoscere un pochino come funziona la routine di output di LaTeX, ma non sono un mago, quindi la mia esperienza e la mia conoscenza delle intime cose di LaTeX è limitata.
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Temo che tu debba ricorrere a un programma di foto editing; si tratta di scontornare un’immagine fuori del suo contorno. Io ci sono riuscito con GIM (programma gratuito: GNU Image Manipulation Program), ma non è un’operazione facile. Ovviamente non si tratta di un’operazione gestibile con i programmi del sistema \TeX.
::Hammer” post=119178Comunque leggendo la documentazione del pacchetto babel noto che:
\def\refname{Riferimenti bibliografici}%
\def\abstractname{Sommario}%
\def\bibname{Bibliografia}%Tuttavia, se inserisco il comando:
\addcontentsline{toc}{chapter}{\refname}
appare “Riferimenti bibliografici” nell’indice e “Bibliografia” come titolo dei riferimenti bibliografici.
Infatti ti ho detto solo di ridefinire \bibname:`\renewcommand\bibname{Rifrimenti bibliografici}`e cossipondentemente quando usi l’ambiente thebibliography, basta che tu vi aggiunga `\addcontentsline{toc}{chapter}{\bibname}`Per un documento scritto in italiano questa è la via più semplice; per un documento con una bibliografiai n italiano e una in inglese, per esempio, quello che ti ho suggerito non funziona correttamente.
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Il problema è già stato affrontato e dovrebbe essere stato corretto nell’ultima versione aggiornato di TOPtesi, che non ncessariamante è disponile con Overleaf. Credo che Overleaf ti permetta di mettere nella tua area di lavoro i file ausiliari che ti servono. Se è così scaricati da CTAN il super-pacchetto TOPtesi.zip, mettilo nella tua area di lavoro e scompattalo lì; dovresti quindi disporre della nuova classe e della documentazione con meno refusi.
Io non uso mai Overleaf; preferisco usare un disco esterno in modo da avere con me sempre i file di cui ho bisogno, indindentemente dalla piattaforma di cui ho bisogno. In realtà mi porto diero comunque sempre il mio portatile e mi guardo bene dal compilare su smartphone, iPAD, iPod, e Tablet di vario genere, al massimo mi porto dietro i portatili/tablet che hanno la tastiera separabile o da usare con il coperchio come se fosse un portatile sottilissimo, da cui posso staccare lo schermo e portarmelo dietro come un tablet; ne conosco solo col sistema operativo Windows sia della MS sia di Samsung (probabilmente ne esistono altri, ma non ne ho mai provati altri) ma li uso malvolentieri perché usano Win10 che a me, abituato al Mac, appare come una maledizione divina; tuttavia talvolta bisogna fare buon viso a cattivo gioco.
Pensaci e poi decidi con cognizione di causa.
30 Settembre 2020 alle 15:32 in risposta a: Citazioni nel testo di libri e documenti istituzioni governative (tesi) #118716::
@Hammer, è chiaro che non vuoi leggere la documentazione, in particolare la documentazione di fancyhdr, la guida tematica sugli esempi minimi compilabili, e commetti il solito errore di prendere ad occhi chiusi pacchetti e preamboli scritti da altri a cui dovresti rivolgerti per le necessarie spiegazioni o i necessari aiuti. E se non sai chi abbia predisposto quei pezzi di codice, non usare quei pezzi di codice; fa sicuramente meglio, ovviamente studiandoti prima la documentazione necessaria, sapresti esattamente che cosa hai fatto.
prendo un esempio a caso; scrivi che non riesci a cambiare il nome bibliografia con la locuzione Riferimenti bibliografici. e sui il codice`\addcontentsline{toc}{chapter}{Riferimenti bibliografici}`Bene, tradotto in italiano che cosa vuol dire quel codice? Vuol dire questo: aggiungi una riga ai contenuti (del file con estensione) toc (usando lo stile per comporre il titolo di) \chapter (e scrivendoci) Riferimenti bibliografici Ma tu non vuoi scrivere la cosa nell’indice generale (il file toc — Table Of Contents), bensì vuoi intitolare la bibliografia con un titolo diverso da bibliografia. Allora chi è che scrive il titolo generico dei vari oggetti usando la lingua corrente? Evidentemente il modulo di babel per l’italiano; lo si legge con texdoc babel-italian e li si scopre che i nomi della bibliografia (report e book) si chiama \bibname o \refname (article); quindi quello che bisogna fare è di ridefinire \bibname con la stringa Riferimenti bibliografici.
Quello che ti ho detto è tutto logico, non bisogna arrampicarsi sui vetri per capire come funziona il meccanismo.
Capisco che se hi fretta di terminare, non hai tempo per documentarti, o meglio, credi di non avare tempo per farlo. Ma i pochi minuti che consumi per documentarti, ti risparmiano ore, per non dire giorni, di attesa ad attendere una risposta del forum.
29 Settembre 2020 alle 20:02 in risposta a: Avverbi numerali in latino nell’ambiente enumerate #118689::
Eh, sì. la soluzione si trova anche leggendoCustomizing lists with the enumitem package che sarebbe il testo che si legge con texdoc enumitem
Io l’ho letto diverse volte ma non sono riuscito a trovare quello che @samiel ha trovato al primo colpo. Evidentemente sto perdendo colpi.
Più precisamente cerco di evitare di fare cose acrobatiche per sviluppare ambienti e comandi che hanno applicazioni limitatissime e, come ho detto spesso, evito di entrare nella scrittura del legalese.Se fosse stato per me avrei definito un nuovo ambientino da usare sempre annidato, col contatore di tipo r, ma ridefinendo la sua scrittura in modo che il label del livello superiore appaia sempre separato con un punto. Perché usare le parole bis, ter, quater, eccetera, quando si può usare i, ii, iii, iv, eccetera? Un legale mi direbbe: perché la tradizione del legalese preferisce le parole.
Per fortuna @samiel ha più pazienza di me e ha trovato una soluzione da cui cominciare a elaborare, ma già usabile.
29 Settembre 2020 alle 12:42 in risposta a: Avverbi numerali in latino nell’ambiente enumerate #118687::
L’autore di enumitem ha un sito http://www.texnia.com/enumitem.html dove riceve commenti, segnalazioni di bug, proposte, richieste e quant’altro abbia a che fare con enumitem; credo che uesto pacchetto sia l’unico con il quale potresti creare un altro ambiente da usare all’interno dell’ambiente enumerate, così da pote riutilizzare i numero del comma iniziale.
Nota che forse enumitem sarebbe già capace di fare una cosa del genere, ma non ho la più vaga idea di come si possa fare, nonostante le numerose letture della documentazione di enumitem che uso virtualmente in ogni documento che scrivo.
José Bezos è simpatico e aperto alla comunicazione con gli utenti dei suoi pacchetti.
28 Settembre 2020 alle 18:58 in risposta a: Sovrapposizione scritte parte superiore del documento #118681::Hammer” post=119144Salve, qualcuno potrebbe dirmi come poter risolvere il problema che dovrebbe apparire chiaro aprendo il file “esempio1.pdf” in allegato, che si presenta SOLO in un determinato paragrafo di un determinato capitolo dato che i nomi sono troppo lungi, oltre a modificare il nome del paragrafo o del capitolo? Ovvero, si sovrappongono le scritte nella parte alta del foglio.
Nel file “esempio2.pdf” si vede come appare la scritta negli altri paragrafi.
Devo necessariamente ridimensionare tutte le scritte sopra la linea superiore?
Grazie! 😀
In questomessaggio:`\chapter[titolo brevo]{titolo lungo}`Vedi Il LaTeX Reference Manual commentato paragrafo 1.3.1
Nel messaggio precedente`\chapter*{Conclusioni}` hai ragione, non se ne parla; non se se nel tradurre è sfuggito, oppure se Lamport non ne parla nel suo testo originale.
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INfatti il problema è risolto alla fonte se si usano i font opentype che sono continuamente scalabili, in alcuni casi scalti ad intervalli continui e raccordati per cui i corpi ottici mantengono una continuità efficace e utilissima.
Il problema è che in font di default di pdfLaTeX (e a maggior ragione di latex, per chi lo usasse ancora) non sono scalabilicon continuità. Con i CM-super e un opportuno pacchetto li si potrebbe avere scalabili con continuità ma siccome nessuno legge la documentaione, nesuno sa quale pacchetto bisognerebbe usare e in particolare quale sua opzione NON bisogna usare.È per questo che consiglio sempre di usare i font Latin Modern che secondo me sono molto migliori dei CM in generale, e che sono scalbili con continuità.
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@Hammer, per la verità quello che ti ha detto @samiel, è descritto nella guida tematica Il LaTeX reference Manual commentato che puoi scaricare liberamente dalla sezione Documentazione di questo forum.
Te lo consiglio vivamente, perché l’è c’è l’ABC di LaTeX con commenti che aggirnano il manuale originale di Leslie Lamport (il LA di LaTeX dervia dal nome di LAmport) che risale al 1994. in questi 26 anni ci sono stati millanta nuovi pacchetti che hanno fornito ulteriori informazioni e funzionalità; ogni pacchetto è ora documentato e per ogni pacchetto che si trava nel tuo dico fisso, c’è la corrispondente documentazione che non hai bisogno di andare a cercare in rete; è già a tua disposizione e a portata di chiunque usi la “linea di comando”: apri il terminale per la linea di comando; nella finestra ci scrivi texdoc seguito dal nome del pacchetto di cui ti interessa la documentazione, premi il tasto Invio/Enter/Return, comunque si chiami sulla tua tastiera, e voila, leggi la documentazione.Vorrei sottolineare l’importanza di avere sempre la documentazione a portata di mano o di mouse; io uso LaTeX da più di 30 anni, ma non passa giorno che non consulti il LaTeX commentato, perché non riesco a tenere a memoria tutte le sintassi dei circa mille comandi che LaTeX di mette a disposizione.
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