OldClaudio

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  • in risposta a: fancyhdr e la carta intestata #73201
    OldClaudio
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      Visto che le testatine e i piedini creati da fancyhdr sono fatti di tre parti che si possono sovrapporre, se il tuo logo si sovrappone riducilo di dimensioni o scegli le informazioni da scrivere nel campo adiacente in modo che non siano così larghe;

      Ricordati che quanto metti nel terzo esterno di foot/head è appoggiato al margine esterno; quello che metti nel terzo interno è appoggiato al margine interno; quello che metti nel terzo centrale è centrato; quidi scegli tu che cosa fare per ridurre il pericolo di sovrapposizione o per evitarlo del tutto; hai diverse possibilità con risultati estetici diversi. Non puoi esimerti dallo scegliete tu quello che vuoi ottenere.

      in risposta a: Garamond #73218
      OldClaudio
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        Il messaggio di Tommaso dice quasi tutto, ma io ho trovato i font urw-garamond in

        http://www.ctan.org/tex-archive/fonts/urw/garamond/ugm.zip

        e non sembrano “non free fonts”.

        Le istruzioni per l’installazione sono nel file README.garamond, ma quella che ha indicato Tommasso sono decisamante semplici da usare.

        Io preferisco usare un altro metodo, che richiede ugualmente di usare il terminale;

        1) Decomprimo il file ugm.zip e copio le varie cartelle nell’albero locale sotto alle rispettive cartelle che sono già indicate nel file zip.
        L’albero locale si trova in /usr/local/texlive/texmf-local/ con TeX Live; con MiKTeX non so quale albero faccia le veci del suddetto albero di TeX Live.

        2) Con TeX Live (MacTeX) vado nella cartella /usr/local/texlive/texmf-local/web2c e creo un file updmap-local.cfg dove dentro c’è la riga ( o l’agginugo nel caso che abbia già un tale file con altra righe delo stesso genere già presenti)
        `
        Map ugm.map
        `
        Non avendo più MiKTeX sulle mie macchine non so come si possa fare con MiKTeX, ma la strada è molto simile.

        3) Avendo copiato anche le altre cartelle estratte dal file zip nell’albero locale, non devo fare altro che aggiornale i database dei nomi dei file; da terminal:
        `
        sudo mktexlsr
        `

        4) Eseguo da terminale il comando:
        `
        sudo updmap-sys
        `
        e vengono ricreate tutte le mappe usate da pdftex, dvipdfm, dvipdfmx, xdvipdfmx, dvips.

        Qual’è la differenza rispetto al metodo di Tommaso? Di preciso non lo so, nel senso che non avendo letto gli script da eseguire come ha indicato Tommaso, non so se questi script dietro le quinte facciano quello che ho fatto io a mano; tuttavia come l’ho fatto io, ho la garanzia che ad ogni aggiornamento di TeX Live con il tlmgr, se devono essere ricostruite le mappe dei font, i font garamond installati con il mio metodo continuano ad essere inclusi nelle mappe generali.
        Quindi eseguiti quei 4 passi una volta per tutte posso dimenticarmi di avere installato anche i font gramond perché lo sono senz’altro.

        Con il metodo di Tommaso forse, e ripeto FORSE, bisogno ridare i comandi da lui indicati perché ad ogni aggiornamento dei font disponibili ‘albero locale non viene minimamente toccato, mentre vengono toccati tutti gli altri alberi di TeXLive; se manca updmap-local.cfg nell’albero locale l’aggiornamento eseguito con tlmgr non sa di doverlo guardare e di dover includere altri font presenti su questa macchina ma non nella distribuzione ufficiale di TeX Live.

        Come vedi non è complicato nemmeno farlo a mano; certo gli script sono molto comodi, ma anche a mano è un giochetto da ragazzi; delicato, ma non certo difficile.

        Sulla mia macchina mi sono installato sia i garamond, sia un certo numero di font Type 1 che mi sono creato per mio uso e consumo.

        in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72688
        OldClaudio
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          Liverpool” post=72127

          Detto in altri termini: l’interpolazione lineare (curve di Bézier del primo ordine: segmenti) richiede un mucchio di punti; [omissis] . Le curve di Bézier del terzo ordine sono raccordate in modo da mantenere la continuità della tangente sia quella della concavità. Fidatevi di Bézier: le quadratiche vanno già bene; le cubiche vanno ottimamente. Sia tikz sia pgfplots possono usare tranquillamente le curve di Bézier; con grossi vantaggi sul disegno e sull’impiego modesto della memoria.

          Su questo punto non sono d’accordo ad occhi chiusi. Ci sono dei grafici per i quali le curve di Bézier vanno benissimo e sono quelli in cui, come hai detto tu, tra le proprietà della curva c’è la continuità della tangente e della concavità. Ci sono però delle curve che non hanno questa proprietà e tracciarle con l’interpolazione cubica può dare problemi se i punti non sono scelti bene. Prendi ad esempio il grafico di una rampa o una qualunque curva con un punto angoloso. Se i nodi sono scelti uniformemente nel dominio e sono radi, rischi di prendere fischi per fiaschi. Se invece i nodi sono uniformemente distribuiti e densi va tutto bene, ma a questo punto a che ti serve l’interpolazione non lineare? Per mantenere basso il numero dei nodi, la soluzione è addensarli in prossimità del punto angoloso e diradarli altrove, che è ciò che fanno Matlab e Mathematica quando determinano il luogo delle radici, ad esempio. Ma se non usiamo un algoritmo del genere? Pensa ad un campionamento uniforme con acquisizione dati. Affideresti alla cieca la tua analisi alle curve di Bézier? La figura che segue mostra la differenza di comportamento della rampa nel caso di interpolazione lineare e cubica su nodi equispaziati, ottenuto con questo codice:
          `\documentclass{standalone}
          \usepackage{pgfplots}

          \begin{document}
          \begin{tikzpicture}
          \begin{axis} [legend pos=north west, no marks]
          \addplot+[thick, dashed] coordinates {(-3,0) (-2,0) (-1,0) (0,0) (1,1) (2,2) (3,3)};
          \addplot+[smooth, thick] coordinates {(-3,0) (-2,0) (-1,0) (0,0) (1,1) (2,2) (3,3)};
          \legend{lineare,cubica}
          \end{axis}
          \end{tikzpicture}
          \end{document}`

          [attachment=246]rampa.png[/attachment]

          Altro aspetto è quello del risparmio di memoria. Perché pensi che l’interpolazione di ordine superiore faccia risparmiare memoria? Secondo te dove vengono memorizzati i punti inermedi tra i nodi (*)? Quei punti che non ci metti tu nella definizione della curva se li deve calcolare e memorizzare lui per tracciare il grafico: non è che i punti sul pdf se li può inventare. Quindi non solo non risparmi memoria, ma rallenti anche la compilazione(**). Fa una prova. Io ho provato a tracciare una retta con un numero di campioni spinto quasi al limite. Ho aggiunto l’opzione [tt]smooth[/tt] e la compilazione si è arrestata per sforamento della capacità. L’interpolazione cubica serve solo a rendere più dolci i grafici quando i punti a disposizione sono pochi e ad ottenere risultati decenti non rallentando troppo la compilazione(**) con un numero sproporzionato di campioni. La soluzione sta semplicemente nel non esagerare con i nodi, ma io preferisco (quasi) sempre campioni veri a campioni inventati.

          O sbaglio? Ciao

          *************************************
          Edit: forse ho capito ora che con “impiego modesto della memoria” volevi dire che con le curve di Bézier servono meno punti in più che con l’interpolazione lineare per ottenere generalmente buoni risultati con un modesto incremento della memoria. Se è così siamo d’accordo (con le obiezioni sollevate all’inizio), ma è bene chiarire che l’interpolazione cubica ha bisogno di ulteriore spazio di memoria per definire le curve rispetto a quella riservata ai campioni.
          *************************************

          (*) non intendo i punti che costituiscono la linea, ma quelli necessari a determinare univocamente l’equazione della curva.
          (**) rallenti la compilazione rispetto al caso in cui non aumenti tu i nodi, ma se per evitare le curve di Bézier aumenti i campioni, il discorso è vero fintantoché la funzione della quale vuoi disegnare il grafico è più “semplice” di un polinomio di terzo grado e quindi quasi mai.

          Forse mi era sfuggita la lettura di tutto il messaggio, che ora ho ritrovato e ho letto con attenzione.

          ti posso dare due risposte:

          1) è ovvio che una curva da tracciare contiene delle discontinuità, usi l’interpolazione lineare, quedratica, cubica solo nei tratti dove la curva è sufficientemente regolare; quindi una funzione gradino si disegna con due segmenti non raccordati; una rampa si disegna con due segmenti raccordati; una curva con cuspide si disegna con due curve (di orine 1, 2 o tre non importa; si usa la curva più adatta)che hanno solo le coordinate della cuspide in comune, eccetera.

          2) le curve di Bézier richiedono ognuna quattro punti; due sono di inteprolazione e gli altri due sono di controllo; la parte difficile da fare e che fa pgfplots, è quella di determinare i punti di controllo delle due tangenti e della concavità per le curve del terzo orine, senza obbligare l’utente a definirli; poi una volta fatti questi calcoli, tenuto conto che ongi nuova curva aggiunta al grafico parte dal putno fissato con “moveto” e arriva allaltro nodo, mentre in mezzo ci sono le coordinate dei punti di controllo, ogni nuovo arco richiede un comando PostScript o un compndo PDF che aggiunge solo tre coordinate al file di uscita intercalate con poche altre informazoini relative a chi fa che cosa; tipicamente pict2e per una cubica richede di scrivere nel file di uscita il risultato della traduzione nel linguaggio del driver in uso di
          `
          \curveto(x1,y1)(x2,y2)(x3,y3)
          `
          dove x1,y1 e x2,y2 sono le coordinate dei due punti di controllo, e x3,y3 sono le coordinate del nodo di arrivo; il codice tradotto in linguaggio pdf richede un’altra mezza dozzina di caratteri; PostScript è più “verboso” e ne richiede una ventina in più.

          La domanda allora diventa: dove sono i punti della cirva? semplice, non ci sono; la curva viene ridisegnata ogni vola dal driver per il formato di uscita: se questo è PDF, ci pensa Preview, Skim, Adone Reader, Sumatra, xpdf, o quant’altro a tradurre quelle poche informazioni in una bela curva sia sullo schermo sia sulla carta disegnata con il colore giusto a lo spessore giusto.

          Ora sarà pur vero che il linguaggio PDF non costituisce una macchina di Turing, ma è anche vero che i suoi comandi primitivi consentono di disegnare curve cubiche molto bene con tre (quattro contando anche il punto di partenza) sole coordinate e qualche byte in più per dirgli che cosa deve fare con quelle coordinate.

          Ecco perché affermo che è opportuno usare sempre l’interpolazione cubica, ovviamante quando si può; certo non con funzioni discontinue, ma tra una discontinuità e l’altra.

          D’altra parte come pensi che si posano disegnare i caratteri ridigitallizzando ex novo il disegno ogni volta che si cambia scala sullo schermo in modo da non ingrandire i pixel che sono serviti per digitalizzare la pagina in prima istanza?perché il font bitmapped sono così scadenti quando si ingrandisce il disegno sullo schermo? proprio perché sono definiti da una matrice fissa di quadratini/rettangolini che nella scala giusta producono un bel disegno, ma nella scala sbagliata producono un orrore. L’abilità del visualizzatore delle pagine PDF sta appunto nela sua abilità di ridisegnare e rigitalizzare ogni forma grafica che appare sullo schermo disponendo appunto delle poche informazioni costituite dai nodi di interpolazione e dai punti di controllo dei relativamante pochi archi che formao ol disegno di ogni carattere.

          Prova a installarti FontForge, se non lhai già installato; anche i contorni dei caratteri sono curve; ma vai a vedere un carattere qualsiasi scegliendolo da una qualsiasi polizza pfb, o ttf, o otf, cliccando sopra il disegno del carattere puoi evidenziare in rosso sia i nodi di interpolazione sia i unti di controllo, sia il contorno del glifo; nonostante ogni glifo possa essere più o meno complicato il numero totale di nodi di interpolazione è veramente modesto; prova so a immaginare quanti nodi ci vorrebbero se si usasse solo l’interpolazione lineare. ogni glifo sarebbe disegnato usando un numro di noti superiore di almeno due ordini di grandezza rispetto a quando sono disegnati con spline cubiche; noterai che in prossimità delle cuspidi le due tangenti destra e sinistra rispetto al verso di percorrenza sono indipendenti l’una dall’altra, mentre se provi a muovere il punto di controllo di una tangente in un nodo di continuità, si muove corrispondentemente anche il punto di controllo dell’altra tangente.

          Anche senza disegnare font, l’uso di FontForge insegna tante cose sull’uso dell’interpolazione cubica.

          Scusa se mi sono dilungato sull’interpolazione cubica dei contorni dei glifi. questi contorni sono curve come tutte le altre ma presentano anche delle cuspidi; l’unica cosa di cui non dispongono sono le discontinuità di prima specie, perché sono sempre curve chiuse semplicemente connesse. Però in questo modo credo di avere risposto alla tua domanda sull’interpolazione.

          in risposta a: indice #73234
          OldClaudio
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            rita” post=72283Salve a tutti,
            utilizzo latex da 4 anni e non mi è mai successa questa cosa!
            Sto per completare la mia tesi e mi sono accorta solo ora che l’indice non è corretto. non so per quale motivo i paragrafi vengono numerati a caso!sull’indice fino a circa la decima pagina è tutto corretto, dopodiché inizia a dimenticarsi qualche pagina!ho aspettato qualche giorno x risolvere il problema, ma nulla!mi affido a voi. Questo è quello che ho scritto

            \documentclass[a4paper,oneside, 11pt]{report}
            \usepackage[latin1]{inputenc}
            \usepackage[italian]{babel}
            \usepackage{graphicx}
            \usepackage{amsmath}
            \usepackage{acronym}
            \usepackage[font=small,format=hang,labelfont=bf]{caption}
            \begin{document}
            \include{TitlePage}
            \
            \newpage
            \
            \tableofcontents
            \listoffigures
            \newpage
            \setcounter{secnumdepth}{3}
            \setcounter{tocdepth}{3}
            \include{Introduzione}
            \include{capitolo1}
            \include{capitolo2}
            \include{capitolo3}
            \include{capitolo4}
            \include{capitolo5}
            \include{capitolo6}
            \appendix
            \end{document}

            Non so perché la nulerazione delle pagine nell’indice sia sbagliata, perché continui a non dare informazioni sufficienti, cioè un esempio minimo compilabile; detto in poche parole un file con lo stesso preambolo e con la chiamata al pacchetto lipsum (leggine la documentazione con texdoc lipsum) che ti permette di mettere del testo senza senso in uno pseudo latino, ma che riempie le pagine molto facilmente e con poco sforzo. mettici i capitoli, gli \addcontentsline, e altre cose che puoi avere usato nella tua vera tesi.

            Fai in modo che nel file dell’esempio minimo compilabile il fenomeno si ripeta; se non riesci a ripeterlo, allora devi capite perché con il tuo testo si manifesta; leggiti il file log e cerca di decifrarlo e se dopo l’uscita della prima pagina (nel file log c’è scritto [1] e poi via via ci sono gli altri numeri di pagina intercalati a messaggi di vario genere) trovi scritto qualcosa di strano copia quella parte strane e aggiungile ad un messaggio per il forum.

            Però il primo esperimento da fare è ripetere la composizione con la stessa struttura e lo stesso preambolo, ma con il testo fittizio, senza che si manifesti nessun errore; se invece si manifesta l’errore mandaci in allegato l’e.m.c.

            Un paio di informazioni:

            Quei due spazi a cavallo di \newpage prima di tableofcontents non sono il modo corretto di lasciare due pagine bianche; usa il pacchetto emptypage. Se hai usato lo stesso trucco all’interno dei tuoi file-capitolo, potrebbe essere quello il motivo dell’indice sbagliato

            Il comando \appendix serve solo per cambiare il nome “Capitolo” in “Appendice” e per cambiare la numerazione mediante cifre arabe in una numerazione mediante lettere. Se dopo non esegui l’input di qualche altro capitolo, non serve a niente.

            L’encoding di entrata latin1 va bene, anche se ora consigliamo sempre di usare l’encoding utf8; ma non perdere tempo a cercare di cambiare la codifica del tuo file; tra l’altro, se proprio volessi farlo gli editor TeXShop (solo per Mac) e TeXworks (multipiattaforma) permettono di farlo facilmente; con gli altri può essere da dura a impossibile. Tuttavia se anche la cosa permette di avere un file sorgente più facilmente leggibile e di sfruttare i tasti delle lettere accentate presenti sulla tastiera italiana, si tratta solo di un piccolo vantaggio che non ha nessuna influenza sul file di uscita composto con pdflatex (questo è sottinteso; non bisognerbbe usare più l’uscita in formato DVI prodotta da latex). Per avere un’uscita come si deve, dovresi ancora specificare la codifica T! per i font di uscita e scegliere i font più adatti; se ti piacciono quelli di default allora scegli i Latin Modern ([tt]\usepackage{lmodern}[/tt]), altrimenti hai solo l’imbarazzo della scelta fra la moltitudine di font che il sistema TeX può gestire (abbastanza popolari sono i pacchetti mathpazo (Palatino), mathptm (Times), txfonts(Times extended), psfonts (Palatino extended), Kpfonts (assomigliano al Palatino ma permettono una moltitudine di effetti), fourier (Utopia), e tanti altri); alcuni di questi pacchetti usano di default la codifica T1 e non bisogna specificarla esplicitamente, altrimenti potrebbero avvenire dei conflitti di chiamate — quindi leggine la documentazione al solito con texdoc seguito dal nome del pacchetto. Tutto questo spiegone per dirti che la codifica di uscita T1 consente una migliore divisione in sillabe quando si scrive in una lingua come l’italiano che usa le lettere accentate.

            Se poi, usando pdflatex, carichi anche il pacchetto microtype, la composizione diventa ancora migliore e avrai pagine intere senza nemmeno una cesura in fin di riga e con gli spazi interparola molto più omogenei; il miglioramento si vede ad occhio nudo, non è solo “micro” come il nome del pacchetto lascerebbe intendere.

            Facci sapere 🙂

            in risposta a: Garamond #73215
            OldClaudio
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              Dalla documentazione di Microtype, nota 1, pagina 1:

              Currently, this package provides protrusion settings for Computer Modern Roman, Palatino, Times, URW Garamond, Adobe Garamond and Minion, Bitstream Charter and Letter Gothic, the AMS symbols and Euler fonts, for various Euro symbol fonts, as well as some generic settings for unknown fonts (cf. table 3 on page 21). Contributions are very welcome.

              quindi entrambi URW Garamond a Adobe Garamond sono gestiti da microtype.

              Come va con mathdesign?

              Anche URW Garamond è gestito da mathdesign; tabella all’inizio de §4 nella pagina 2 della documentazione di mathdesign. Peccato che la documentazione di mathdesign, datata gennaio 2006, parli ancora di teTeX e non faccia menzione di TeX Live.
              Nel file MD-urw-garamond-doc.pdf si afferma nel §1.1 che:

              A complete TEX installation is required. In particular, the Urw Garamond font family must be already present on your system. It is probably the case, as these fonts are now distributed with all the main TEX distribution.

              ma, onestamente, io ho la versione MacTeX aggiornata a ieri sera, ma non vedo traccia di garamond nella cartella /type1/URW/ e ho trovato nelLe altre cartelle solo la versione con l’estensione per il vietnamita ugm.htf da usare con tex4ht.

              Temo che tu abbia ragione in merito alla difficoltà di installare a mano i font urw-garamond; in realtà non è difficile con una versione moderna di TeX Live e la presenza dell’albero locale; ma le istruzioni vanno rispettate alla lettera e vanno date in modo chiaro con un file apposito; è richiesto che l’utente sappia che cosa sia il termina o il prompt dei comandi e lo sappia usare, cosa che oggigiorno non sembra una nozione molto comune…:sad:

              in risposta a: Lista di abbreviazioni #73211
              OldClaudio
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                Luca, leggi con attenzione la documentazione di nomencl dando da terminale (o prompt dei comandi) il comando texdoc nomencl

                In ogni caso il processo con cui si crea la lista degli acronimi con nomencl avviene in modo molto simile a quello con cui viene creato un indice analitico.

                certamente, quindi, devi fare andare almeno una volta la composizione del documento, poi da terminale devi dare il comando giusto con le opzioni giuste, come ti è spiegato con esempi nel file di documentazione di nomencl; devi esplicitare l’estensione del file che contine l’elenco delle abbreviazioni che ti è stato predisposto nell’esecuzione precedente, e se vuoi puoi specificare il nome di uno stile di composizione dlal lista degli acronimi. poi la lista apparirà nel tuo documento alla successiva esecuzione del programma di composizione, ma il file sorgente.tex deve contenere il comando giusto per immettere il file prodotto da makeindex, ma che ha una estensione diversa da .ids.

                È tutto raccontato nella documentazione di nomencl.

                in risposta a: [RISOLTO] problema con ucs.sty #73197
                OldClaudio
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                  La cosa più probabile, secondo me, ma la mia sfera di cristallo è un po’ appannata, forse a suo tempo, avevi installato il pacchetto di MiKTeX che contiene il file di estensione ucs.sty; se ora non lo trova, vuol dire che lungo il nuovo path di ricerca non c’è.

                  Nota che se prima avevi la versione 2.8 e ora la versione 2.9, gli alberi dove sono installati sia i file binari eseguibili, sia i vari file di estensione, i file di clase, eccetra, sono tronchi diversi nati dalla stessa radice c:\Programmi\MiKTeX\ e proseguono uno con 2.8\miktex\ e l’altro con 2.9\miktex\

                  Perciò la tua vecchia versione, se non l’hai disinstallata completamente con gli appositi strumenti di Windows (dal pannello di controllo), potrebbe essere ancora lì, ma non è più accessibile perché il path incida in percoso che passa per la cartella 2.9.

                  Prova nel terminale a scrivere PATH e poi a premere “invio”; leggi il path che ne viene; è possibile che quello che ti ho descritto sia corretto.

                  In ogni caso ripulire al macchina della vecchia versione dovrebbe essere sempre possibile e utile perché liberi non pochi megabyte di disco, ma tutti i problemi svanirebbero se eseguissi l’installazione compelta. Meglio ancora se installasi TeX Live invece di MIKTeX; la distribuzione TeX Live c’è anche per Windows (inserisci la stringa texlive nella finestrina del motore di ricerca e potrai trovarlo facilmente). La distribuzione TeX Live ha la particolarità che viene aggiornato praticamante ogni giorno da un team di molte persone e il TeX Live Manager (tlmgr) che puoi usare a mano quando ti pare, ti aggiorna la tua distribuzione sempre con i pacchetti nuovi e quelli vecchi che hanno subito upgrade. Io aggiorno almeno ogni settimana, e ogni volta ci sono da 50 a 100 pacchetti aggiornati e/o nuovi da installare.

                  in risposta a: [RISOLTO] problema con ucs.sty #73195
                  OldClaudio
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                    Scommetto che hai installato una versione MiKTeX parziale. Errore! Quante volte abbbiamo sconsigliato di installare versini qualsiasi che sinao meno che full?

                    Ora gestisciti il problema con la tua versione di MiKTeX e il suo package manager o il suo Wizard…:neutral:

                    in risposta a: Problema di accesso negato (errore 5) con i pacchetti #73191
                    OldClaudio
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                      Forse hai fatto un paio di errori:
                      1) hai fatto l’installazione da administrator e ora vorresti aggiungere altri pacchetti come user o privileged user. Vedi di rimediare installando i pacchetti come amministratore, ma l’errore più grave è il secondo:
                      2) hai installato la versione basic; non bisogna mai installare la versione basic, o comunque incompleta, ma sempre al versione full; lo diciamo sempre qui sul forum.

                      in risposta a: [RISOLTO] Conflitto #73168
                      OldClaudio
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                        Molteplici tabelle in una section sono un problema che forse, e ribadisco forse, può essere curato con placeins con l’opzione section, come fai tu.

                        Ma il problema sono le molteplici tabelle.

                        Esse vanno in una coda del tipo fifo; e se non trovano modo di uscire dalla coda, la bloccano, finche la loro numerosità non riempie il posto disponibile nella coda e si perdono dei float oltre ad altri possibili inconvenienti.

                        Io, da parte mia, toglierei placeins e ogni paio di tabelle inserirei un \clearpage che svuoterebbe la coda; se poi le tabelle, sufficientemente grandi, hanno il solo parametro di collocamento [p] (cioè senza [htbp] o liste più piccole di parametri di collocamento; l’unica che serve è [p] in questo caso), dovrebbero uscire da sole una per pagina, senza aspettare un \clearpage che funzioni da buttafuori 😉
                        Se procedi in questo modo non dovresti avere problemi di sorta, salvo il fatto che l’intervento manuale con i \clearpage potrebbe richiedere qualche intervento successivo per mettere le tabelle non tanto grandi in modo che appaiano su pagine non troppo vuote.

                        Incidentalmente le didascalie delle figure non dovrebero avere niente a che vedere con \tableofcontents, ma casomai con \listoftables o \listoffigures.

                        Ricordati anche che \caption accetta una didascalia facoltativa: [tt]\caption[facoltativo]{obbligatorio}[/tt]; la parte facoltativa è quella che va nelle liste; è opportuno che la parte che va nelle liste non contenga comandi di nessun genere, robusti o fragili che siano; anche perché la cosa darebbe molto fastidio a hyperref che non è in grado di gestire i comandi usati dall’utente negli hyperlink. Non parliamo di formule; se devi fare una storia di pi greco e metterci sotto una didascalia, scrivi [tt]\caption[Storia di pi greco]{Storia di \boldmath$\pi$}[/tt] e la didascalia sotto alla figura conterrà il segno di pi greco in neor, mentre nella parte facoltativa non c’è matematica e non vengono prodotti difetti di nessun genere né con hyerref né con eventuali comandi fragili.

                        in risposta a: Capitoli colorati e titlesec #73174
                        OldClaudio
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                          \color{colore} è una dichiarazione che resta in vigore finché non se ne da un’altra. Probabilmente se scrivi \textcolor{hardgray}{\thechapter} il colore grigio scurissimo resta confinato al solo numero.

                          in risposta a: LaTeX per giuristi: la procura a margine #70429
                          OldClaudio
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                            Ecco la versione 7 col regalino:

                            http://dl.dropbox.com/u/46128876/ricorso-7.zip

                            Ciao
                            Claudio

                            in risposta a: LaTeX per giuristi: la procura a margine #70428
                            OldClaudio
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                              Be’, direi che è normale che sia così: l’Arte è scritta per una readership “principiante”, come continuano a direLorenzo e Tommaso.
                              Se mi consentite, io non sono un principiante, ma non lo dico per vantarmi, ma lo sono perché lavoro con LaTeX da più di 25 anni e il mio primo approccio è stato non quello di comporre un documento ma quello di modificare un file di classe. Ai tempi del vecchio DOS era necessario essere smanettoni.

                              Ora posso supporre che i comandi che non capisci siano \@namedef e \@namesuse, tanto per citarne un paio che sicuramente non sono descritti nell’Arte; può darsi che siano descritti negli appunti di programmazione in TeX e LaTeX di Enrico, il cui quaderno non è certo per principianti, ma contiene moltissime cose interessanti, interessantissime.

                              Io uso spesso dei comandi del nucleo di LaTeX; non ne ho usati moltissimi in macro ricorso, ma ne ho usati: per esempio \@roman, \c@Nclienti, e simili; per impratichirmi di queste cose ed essere creativo con certi comandi ho studiato a fondo il nucleo di LaTeX (file latex.ltx); non lo capisco ancora tutto, ma direi che ne capisco un buon 50%.

                              Ragazzi, non sono un informatico e quindi la mia attitudine verso la programmazione è diversa da quella degli informatici. Probabilmente la mia mancanza di informaticità mi fa percorrere strade torutose e mi imbriglia la fantasia. Tuttavia quello che riesco a fare con LaTeX mi soddisfa abbastanza e non faccio sforzi per migliorarmi.

                              Se mi dici quali comandi non hai capito cerco di spiegarteli o di reindirizzarti a documenti dove so che sono spiegati.

                              Ciao
                              Claudio

                              PS: Nel prossimo upload con la sorpresina ci sarà un mini pacchetto dove, se non avessi accluso anche il file .dtx con la spiegazione del codice, penso che anch’io fra un mese mi sarei domandato che cosa mai avevo fatto 😯

                              in risposta a: Installazione MikTeX senza internet da USB #73038
                              OldClaudio
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                                Be’ facendo pasticci come hai fatto è facile che le cose non funzionino, specialmente su macchine Windows, dove esiste un “registro” con tutte le particolarità di ogni programma; caricare file nelle cartelle va bene finché si usano file di datti, di testo, fotografie, e compagnia bella, ma quando si tratta di eseguibili i programmi vanno disinstalati correttamente e installati correttamente. Correttamente vuol dire come vuole lo zio Bill (Gates)..
                                Ora se non ricordo male, visto che sono alcuni anni che non uso più MiKTeX e in pratica non uso più Windows, sul sito di MiKTeX c’è scritto come travasare il file su una chiavetta e poi come usare la chiavetta per installare il tutto, sia in forma basic, sia in forma completa. Ricordo epr altro che quando usavo Windows, mi scaricavo tutti i file cab sul disco, tutti vuol dire tutti; per fortuna avevo un bel collegamanto e non ci mettevo secoli a scaricare tutto; poi scaricavo l’installatore e gli dicevo che per installare MiKTeX doveva prelevari i vari file cab dal disco. Che poi fosse disco o chiavetta era irrilevante. Qullo che realmente era importante che la versione precedente fosse disinstallata con le utilities di Windwos in modo da toglierne ogni traccia dal PC affinché la nuova installazione trovasse tutto pulito.

                                È vero; avevo anche abbastanza pratica del vecchio GOS, per cui sapevo anche mettere le mani con regedit sul registro in modo da poterlo ripulire a mano, nel caso ci fosse stato bisogno. Tuttavia i sistemi, anche Windows, non solo DOS, che usavo erano più semplici di XP o di Vista o di 7. Ora so che con questi non si può scherzare e si deve installare e disinstallare secondo le direttive dello zio Bill.

                                in risposta a: Problemi con la scrittura di codici-formule #73126
                                OldClaudio
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                                  Be’, si vede che a scuola non si fa più l’analisi logica e grammaticale; a parte la mancanza del congiuntivo (…pare che è una prassi…), il di cui e il ne sono due pronomi o particelle pronominali che si riferiscono alla stessa entità. È davvero un errore da matita blu; suppongo che le maestre e le insegnanti di lettere oggi non usino più le matite colorate 🙂

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