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14 Febbraio 2012 alle 17:51 in risposta a: suftesi: classe (anche) per tesi in discipline umanistiche #49485::
Di libri ce ne sono tanti, ognuno col suo frontespizio. Il frontespizio è parte integrante del progetto di una classe.
Appunto!
In realtà fare un frontespizio non è difficile, specialmente per un libro, non per una tesi che richiede di compattare un mucchio di informazioni su una sola pagina.
IN realtà, secondo me, la piccola bozza di frontespizio che ha mostrato Ivan quella che messaggio fa, va benissimo; nel senzo che bisogna ridefinre \makeindex, in modo tale che apra un ambiente titlepage e li dento lo scrittore/compositore ci mette quello che vuoel; l’unico “trucco” da tenere presente è che bisogna usare dei \vspace che contengano come spazio specialmente o quasi unicamente dei comandi \stretch{
}; il primo e l’ultimo \vspace deve essere \vspace*{stretch{ }}, altrimenti lo spazio si perde. I font con le loro famiglie, serie forme e copri vanno scelti dal compositore per adattarli al contenuto del libro; composizioni centrate, appoggiate a sinistra o appoggiate a destra, vanno scelte con riguardo alla natura del libro; persino i colori (che io eviteri sempre) possono essere usati proficuamente.
Ma non ci può essere uno schema predefinito; oppure possono essercene tanti e per un motivo o per l’altro ogni compositore li vorrebbe modificare.
Si noti: un libro intitolato “L’arte di scrivere con LaTeX” sta benissimo con il titolo nella composizione che è stata scelta, con la grande L colorata e calligrafica che richiama l’azione di scrivere, e gli altri caratteri scelti con molto gusto; il risultato complessivo richiama il concetto di arte. Trovo che la cosa si particolarmente bene azzeccata, ma non ripeterei quello stile per nessun altro libro, perché non vi si adatterebbe, a meno che non sia intitolato “L’arte di scrivere con LaTeX II” 🙂
Memoir presenta tutta una casistica di frontespizi? certo, ma non ne sceglierei nemmeno uno. Sono ben fatti, ma sono adatti solo come esempi; be’, solo no, non proprio, ma trovo difficile immaginare dei testi che io abbia scritto a cui adattare quegli stili. Nessuno è conforme ai contenuti. Del resto io non ho un grande senso artistico; e vedo qualcosa di bene fatto lo riconosco, ma non sono capace di creare un buon frontespizio da solo. In compenso non ho problemi a inserire i \vspace con o senza asterisco, con coefficienti di stretching adeguati; con font appropriati nella famiglia, serie, forma e corpo; ma sicuramente non adatti al contenuto. Non ho abbastanza fantasia. Figuriamoci allora se un programma può avere abbastanza immaginazione e fantasia creativa per creare un bel frontespizio.
14 Febbraio 2012 alle 17:27 in risposta a: Produzione di pseudocodice “personalizzato” con latex #69941::dai un occhiata al pacchetto tcolorbox ( mirrors.ctan.org/macros/latex/contrib/tcolorbox/tcolorbox.pdf ), potrebbe facilitare la costruzione dei riquadri. Per il contenuto, un po’ di lavoro dovrebbe risolvere.
C’è un motivo per il quale non suggerisci di usare texdoc (almeno con TeX Live) piuttosto che indirizzare su un mirror di CTAN?
Il pacchetto mi sembra bello, specialmente per quel che vuol fare Damiano; peccato che la documentazione sia in tedesco…:sad:
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Infatti anche Lamport dice che la tilde si deve usare dopo le abbreviazioni; se fosse soltanto per evitare lo spazio maggiore ci sono tre strade “ufficiali”
St.\ Luis, St\@. Luis, e l’uso della dichiarazione \frenchspacing, che non riguarda lo spazio PRIMA dei segni di interpunzione, ma lo spazio DOPO i segni di interpunzione che viene messo uguale per tutti i segni.Io da un po’ di tempo uso sempre \frenchspacing.
Con XeLaTeX ci sarebbe anche “frenchindent” che è di default per l’italiano nelle impostazioni della lingua eseguite da polyglossia. Questo vuol dire rientrare il primo capoverso delle sezioni e dei capitoli. A me non piace; preferisco l’assenza del rientro del primo capoverso. Abbiamo avuto lunghe discussioni quei sul forum, ma non insisto, perché quella del frenchindent è Off Topic rispetto al titolo di questo filone.
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Aggiorna la tua distribuzione; se hai MiKTeX, eseguine l’installazione completa e aggiornata; meglo ancora, lascialo stere e installa TeX Live.
Se hai una macchina Linux/Debian o simile, installa in parallelo alla distribuzione nativa di Linucx, la distribuzione “vera” scaricabile da CTAN, installandola completa e seguendo quanto scritto nel documento texlive-ubuntu.pdf ricordanti di cambiare le date da 2010 a 2011 e corrispondentemente le altre date.
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Be’, puoi anche non avere voglia di correggere la scrittura delle unità di misura nelle formule che hai già scritto, ma così ti vengono in corsivo matematico. Ora se stai usando unità di misura, vuol dire che le tue espressioni sono i matematica applicata alle scienze delle cose misurabili. Per questo tipo di matematica esistono norma precise, ISO e CNR-UNI che PRESCRIVONO di scrivere le unità di misura in modo che non si possano confondere con le variabili, e in particolare le unità devono essere scritte sostanzialmente in tondo (o romano) e le variabili devono venire scritte in corsivo (o italico) matematico. Se scrivessi con un carattere che manca del corsivo (pessima scelta generalmente usata per le slide), allora devi usare la forma upright per le unità e la forma slanted per le variabili.“Devi” vuol dire DEVI, non PUOI!
E se in commissione di laurea ti trovi qualche professore un po’ pigolo, rischi di avere poco premiato il tuo lavoro se non correggi tutte le unità di misura come prescrivono le norme.
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È probabile, ma non ricordo quando è stata l’ultima volta che ho impostato una pagina con Word; forse 10 anni fa.
Non è che non usi mai Word, ma lo uso solo per lettere di carattere burocratico e mi guardo bene dallo spendere un solo secondo per configurare la lettera. 😉Comunque se quello è ciò che dice Word, è meno ambiguo di quello che dice la segreteria.
Che differenza rispetto al PoliTO, quando c’era una segreteria con un capo che capiva queste cose e dava indicazioni precise; lo stile toptesi prevede corpo 10, pagine di dimensioni bene precisate per la gabbia del testo e per i margini, e un numero preciso di righe nella gabbia, mi pare 48 righe; è impossibile equivocare sia con Word sia con toptesi.
E vedi che anche in corpo 10 l’avanzamento di riga è minore di quello della classe book, non tanto, ma certamente non è allargato. Motivo? La Segreteria era stufa di archiviare tesi scritte con la macchina da scrivere e la levetta dell’interlinea posta in posizione 4.:evil:
Tieni presente che toptesi è dell’inizio degli anni 90, mi pare ’91 la prima versione, ma girava da diversi anni e la griglia di stampa l’avevamo controllata assieme il direttore ed io verso l’85 o l’86. Dando disposizioni di quel genere si era riusciti a rendere obbligatorio l’uso del PC e per chi non l’aveva comodo a casa, c’erano delle ore dedicate ai laureandi nelle sale computer, perché potessero usare quei PC per scrivere la loro tesi. Le tesi dattiloscritte finirono immediatamente e dimezzarono di spessore, con grande piacere degli archivisti.
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Primo: devi lasciare uno spazio fra le opzioni in XeLaTeX.engine
`
xelatex -file-line-error -shell-escape -synctex=1 “$1”
`
La mancanza degli spazi è la causa del fatto che non ti abbia funzionato niente.Secondo: c’è l’altra questione del doppio x: te l’ho detto in qualche messaggio fa e l’ho ripetuto nel file README.txt: devi usare il file imakeidxx.sty che ti ho messo nel file .zip; è importantissimo usare questo file perché tratta i motori xindy e texindy come due motori diversi, a differenza di imakeidx.sty che comunque lancia sempre texindy.
Con texindy (che non è un vero alias di xindy) viene anche invocato un lettergroup per le lettere latine che danneggi il lettergroup delle lettere greche e poi va a cercare un file in un’altra cartella diversa da quella che che bisogna usare per far andare il tuo indice.
A parte cambiare il titolo dell’indice, fai esattamente come ti ho indicato, metti gli spazi nei punti giusti, e nella peggiore delle ipotesi aggiungi fra le options (senza virgolette) “-t \jobname.ilg”; attento agli spazi e alle virgole.
In questo modo scrive nel file ilg quello che fa e se c’è qualcosa ancora che non gli torna lo scrive lì.Inoltre dopo aver corretto il file XeLaTeX.engine, e aver fatto andare (anche senza indice eortologico, non è importante) apri il file .log (c’è un’apposita voce nel mio TeXShop:Menu::File “View log file) e leggi nelle prime righe se c’è scritto “restricted” prima di write18 enabled; se c’è ancora scritto “restricted” la modifica del file XeLaTeX.engine contiene errori e non produce il cambiamento desiderato.
[Off topic] La tesi è tua e ci scrivi quello che vuoi, ma ti suggerirei di evitare di scrivere eortologico con l’iniziale maiuscola; i titoli sono in italiano, no? Non sono in inglese! E se vuoi controllare anche gli altri titoli non sarebbe male. Scusami per questo suggerimento non richiesto; sono un ficcanaso …[/Off topic]
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Non è chiaro dalle prescrizioni della tua università se chi le ha scritte ha riletto quanto ha scritto e se capisce quello che ha scritto.: interlinea 1,5 linee è mbiguo; perché inrerlinea in dattiloscrittura vuol dire dove mettere la levetta che contralla la rotazione del carrello portacarta. In tipografia in senso stretto sarebbe lo spazio fra le lighe, non la distanza fra le righe di base di due righe successive; Oggi però generalmente per interlinea si intende questa seconda accezione, che richiama più la dattilografia che la tipografia; nella Guida GuIt ho dovuto inventare “interlineatura” per distingue l’altro significato.Inoltre linea non è una precisa entità tipografica; intipografia solitamente in Italia si chiama “riga” la distanza fra le linee di base, che normalmente, componendo a 10pt, è una altezza di 12pt, cioè usando i punti didot, un cicero.
Non vorrei che nella tua università vogliano uno spazio tra le righe, una interlineatura, di 1,5 righe, il che sarebbe una bestemmia nel senso stretto della parola.
Ora veniamo alla differenza fra \linespread e i comandi definiti dal pacchetto setspace. La differenza è sostanzialmante al seguente; \linespread serve per moltiplcare (per scalare) il valore di baselineskip corrispondente al termine tipografico di avanzamento di riga, cioè la distanza fra le righe di base di due righe consecutive; componendo a 10pt, il valore di baselineskip è di 12pt e se lo moltiplichi per 1.5, avendo impostato il valore di \linespread a 1.5, diventa un avanzamento di riga di 18.pt.
Con setspaces, se vai a vedere dentro al file .sty la definizione di \onehalfspacing, pone indirettamente il valore di \linespread a 1.25; per cui l’avanzamento di riga diventa 12pt per 1.25 = 15pt =1.5 per il corpo. Ecco quindi la differenza. Il pacchetto setspace cerca di commisurare l’avanzamento di riga al corpo del carattere e non all’avanzamento di riga corrente. o di default.
In sostanza, setspace avrebbe potuto riferirsi a \linespread (cosa che in effetti fa ma attraverso successive trasformazioni e impostazioni predefintie), ma tiene conto che in effetti l’avanzamanto di riga di default è gia proporzionale al copro ma è più grande del 20%, quidi i suoi valori sono tutti il valore impostato diviso per 1,2 e questo valore è preimpostato.
Il merito di setspace è che così facendo l’avanzamento di riga rimane comunque un po’ più contenuto e l’estetica della tipografia non ne è danneggiata troppo.
Per capire bene che cosa voglia la facoltà o la segreteria della tua università componi due pagine con il testo fittizio del pacchetto lipsum; una pagina componila impostando \onehalfspacing e la secondo componila con \setspace{2.5} (così l’avanzamento di riga corrisponde a quello di una interlineatura di 1.5 linee); poi mostrale in segreteria; specificando che la prima è composta con un “avanzamento di riga” pari a 1.5 volte il corpo del font usato, e la seconda con una “interlinea di 1,5 linee” di testo. Usa proprio quelle parole, non forme equivalenti.
Vediamo quale scelgono come conforme alle prescrizioni.
Faccelo spare poi 😎 😉 😆
::toti85″ post=69042Ho risolto scaricando BULLZIP printer… funziona come una stampante.. consentendo però di stampare in pdf/a.
Scusate il post inutile.. :s
Il problema non è tanto quello di creare un pdf/a direttamante da LaTeX o con bullzip; il problema è verificare se il risultato è PDF/A-1b compliant.
Con il suggerimento di Antonio, bisogna leggere attentamente la documentazione (texdoc pdfx) e impostare qualche cosina, ma non è difficile. Certo è che con alcuni font e alcune immagini si hanno dei problemi a causa di font non inclusi, di glifi di larghezza nulla, di modelli di colore inconsistenti e simili. Ho già scritto diversi articoli sull’argomento anche su ArsTeXnica (vedi sezione qui sopra nel sito guitex) e probabilmente ne trovi scritti da me anche in rete, (per esempio un paio di articoli su PracTeX Journal e su TUGboat); recentemente ne ho scirtto uno anche su XeLaTeX e PDF/A su ArsTeXnica, ma penso che non sia ancora disponibile per i non soci del GuIT.
Il risultato è:
1) Io ho sempre verificato la compatibilità PDA/A con Adobe Acrobat Pro versione 8.1 (per è l’unica alla quale ho accesso) ma evidentemente versioni più recenti del programma dovrebbero offrire qualcosa in più. I messaggi d’errore quando il file non è compatibile, sono molto criptici e ci vuole molta esperienza per capirne il significato.
2) Adobe Readera X si accorge quando un file pdf pretende di essere PDF/A compliant, le lo segnala come tale, ma in realtà non esegue nessuna verifica; quindi il messaggio ” soddisfa alla spcifica PDF/A-1b’ deve essere letto come “potrebbe soddisfare alla specifica PDF/A-1b”
3) i verificatori gratuiti che si trovano in rete danno per non compliant anche file che Adobe Pro dà per compliant: quali sono le verifiche giuste?
4) Luigi Scarso ha scritto un articolo su ArsTeXnica (disponibile nel sito sopra indicato) che getta delle altre ombre sul problema.
5) si può trasformare un file pdf in PDF/A-1b anche con ghostscript. I problemi di compatibilità non cambaino.
6) Sulla GuidaGuIT (link qui sopra in Documentazione) c’è un intero capitolo sul PDF/A
7) Last but not least: personalmente ho una certa esperienza con il formato archiviabile e ne conosco le difficoltà; nemmeno Word 2007 né OpenOffice Writer, che possono esportare in entrambi i formati 1a e 1b, ci riescono; nel senso che lo fanno, ma poi Acrobat Pro dice che non sono compliant. E mi secca che le università chiedano questa compliance con PDF/A quando per loro è solo una parola e non sanno che cosa ci stia dietro e non conoscano le difficoltà per ottenere questa conformità alla norma; né mettono a disposizione degli studenti nessun mezzo per fare una verifica seria di questa conformità, senza rendersi conto che nessuno studente è disposto ad alleggerirsi di un bel numero di biglietti da 100€ per acquistare Adobe Acrobat pro di ultima versione. 🙁
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L’aspetto estetico dipende dallo stile della composizione della pagina iniziale dei capitoli e delle appendici,ma dovresti raggiungere il tuo scopo (sulla bellezza lascio decidere a te) puoi fare così:
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\addto\captionsitalian{%
\renewcommand\chaptername{}
\renewcommand\appendixname{}
}
`
Metti questo codice dopo aver chiamato il pacchetto babel con l’opzione italian.
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Come hai visto ho corretto il messaggio precedente. Vedi dropbox: http://dl.dropbox.com/u/46128876/TeodoroStuditaXindy.zipInvece mi premerebbe sottolineare che le tre colonne vanno bene per i riferimenti biblici, visto che sono brevissime indicazioni abbreviare con una lista di pagine; anche con due colonne andrebbe bene, ma secondo me con tre è meglio.
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