OldClaudio

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  • in risposta a: Nuovo laptop [risolto] #118469
    OldClaudio
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      La domanda non è stupida, ma contiene 2 errori: il linguaggio si chiama LaTeX3 (o L3 per di adepti); esso non è da installare: è già installato con qualunque installazione di TeXLive (eccetto, forse, la versione Debian, perché questa è spesso in ritardo rispetto alla versione unfficiale del TUG. Ma tu installi la TeX Live ufficale, se ben ricordo.

      apri il solito terminale e da’ il comando texdoc interface3; Se ti si apre il file, hai una descrizione completa di ciò che L3 oggit ti offre.
      Quello che ti consiglio, però, comincia da cose più semplici: leggi la documentazione di xparse poi quella di xfp; il primo ti mette a disposizione nuovi comandi latex per definire nuovi comandi e nuovi ambineti; il secondo ti mette a disposizione i comandi per eseguire operazioni dui numeri decimali in floating point con 16 cifre significative; io nel mio pacchetto euclideangeomery, o aggiunto i test su espressioni logiche contenenti numeri floaitng point e i comandi ciclici di tipo “while” che estendono moltissimo i comandi ciclici previsti nell’ambiente originale picture: \multiput; ora fa cose bennissime; ma con euclideangeometry si manipolano anche el ellissi in modo eccellente. Non credo che questi esempi ti siano molto congeniali; e non ti serviranno a niente. Ma te li ho voluti indicare epr segnalrti quanti progressi si possono fare con il linguaggio L3.

      Ce l’hai già a bordo; non ti resta che esplorare, e vedrai che troverai applicazioni anche per il tuoi documenti.

      in risposta a: Call for review (per modo di dire) #118454
      OldClaudio
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        Ho scaricato il tuo file prima che il link scadesse; ho dato un’occhiata al contenuto, oggettivamente molto difficile da capire se uno non è un legale; non è colpa tua; è che il “legalese” è un gergo difficile; e da noi il testo unico è una rarità, per cui il legalese fa ampio uso di continui rinvii ad altri testi legali.

        Quindi come “review per modo di dire”, avrei qualche perplessità a considerare leggibili delle liste annidate finoquasi al massimo livello consentito da LaTeX (primo livello, numeri arabi; secondo livello, lettere minuscole; terzo livello, numeri romani minuscoli, quarto livello, lettere maiuscole). Se dai un’occhiata alla guida temaptica “Comporre in italiano}”, c’è un paragrafo sulle liste; dove si parla dela “sintassi” delle liste annidate. Vi si SCONSIGLIA di arrivare al terzo livello, specialmennte se gli “item” elencati sono non tanto brevi; Nota che quella sintassi non me la sono inventataio, ma è stata pubblicata su TUGboat, e tradotta si trova anche in un fascicolo di ArsTeXnica di qualche anno fa, aprile 2015: /wp-content/uploads/joomla-images/ArsTeXnica/AT019/makinglists.pdf.
        Naturalmente si tratta sempre solo di consigli, ma li trovo molto sensati; è vero che io non scrivo di cose legali, quindi per me è facile seguire quei consigli come se fossero Vangelo; tuttavia credo che anche il legalese ci gudagnerebbe molto se riuscisse a evitare annidamenti così profondi. Per esempio, sezionando la lista divedendal in “paragraphs”. volgo dire se ogni elemento delle lista di primo livello non fosse incluco nella lista esterna, ma fosse introdotto con il comando \paragraph; volendo esiste anche \subparagraph per eliminare un altrolivello.

        Non me ne intendo di legalese, ma ti suggerisco di provare almeno in un capitolo, in modo che se ti piace puoi estendere facilmente, ma se non ti piace, puoi ripristinare facilmente.

        in risposta a: Nuovo laptop [risolto] #118467
        OldClaudio
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          Tastiera tedesca? benissimo; anche se alcune lettere sono in posti diversi rispetto alla tastiera standrd QWERTY, almeno non devi incrociare le diata per premere contemporaneamente tre o quattro tasti per inserire caratteri ASCII. Se poi sei abituato al tedesco, tanto meglio.

          Il Chicago Manual of Style è un libro importante, specialmente per gli anglosassoni e per tutti quelli che scrivono in inglese. Poi, in realtà, è difficile distinguere ciò che sono consigli da ciò che sono prescrizioni. ma queso succede sempre nel mondo della linguistica.

          Be Voß scrive bene; magari ricicla molto; ma se uno non ha solo libri di Voß, ma ne ha anche altri, se la può cavare alla grande. D’altra parte non solo la matematica, ma tutto nel mondo di LaTeX è in continua evoluzione; e oggi in evoluzione ancora più rapida. Sono ancora un modestissimo principiante con il linguaggio L3, ma quel pochissimo che riesco a fare mi soddisfa molto;alla fine, però, non saranno molti quelli che useranno esplicitamente LaTeX3, perché non è un linguaggio per l’utente generico, ma è destinato specialmente agli sviluppatori. Tuttavia con le interfacce utente come xparse.sty e xfp.sty si possono fare cose inimmaginabili fino a pochi anni fa.

          Non è vero che il tuo sia un ferro vecchio; non sarà l’ultimo grido, ma fa quello che ti serve fare; allora che cosa importa se i giocatori a schermo lo considerano un ferro vecchio? Io non gioco a schermo e a me andrebbe bene (salvo il fatto che preferisco usare un Mac, e quando mi devo muovere sul Windows Win10 di mia moglie, di solito mi impasticcio).

          in risposta a: Nuovo laptop [risolto] #118465
          OldClaudio
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            Suppongo che tu ti voglia orientare su un laptop con sistema operativo Windows. I MacBook Pro non costano meno di 1000€, e a seconda delle caratteristiche di hardware poi anche superare il doppio.

            Allora, non ti so dire marche e modelli di nessun genere; quello che ti posso raccomandare è un SSD (Solid State Drive) cioà uno pseudo disco interno, che abbia le stesse caratteristiche di una chiavetta di alto contenuto; funzionano altrettanto bene dei dischi elettromeccanici, ma sono enormemente più veloci (e silenziosi). Controlla bene la capacità di memorizzazione 250GiB sono il minimo indispensabile, ma molto presto ti trovi con il disco quasi pieno; 500MiB va già bene; 1TiB sarebbe il meglio.

            Ti raccomando una RAM di minimo 8GiB ma meglio se di 16GiB, ancora meglio se più grande.

            Non do invece importanza alla qualità e alla velocità di rendering dello schermo; se non giochi col calcolatore, ma ci lavori soltato, qualsiasi schermo va ben, maggiore la densità di pixel al pollice meglio è ma superare il 100 — 120 pixel al pollice serve sostanzialmente per i giochi.
            Camerina incorporata e sistema audio e microfono funzionanti, ma non necessariamente eccelsi; se ti piace sentire della musica di qualità mentre lavori, sono meglio una coppia di cassettine acustiche esterne collegate con i debiti connettori alle porte laterali; quindi eventualmente considera quali porte sono disponibili e quali sono i connettori dei sistemini audio esterni.

            Se ti serve per lavoro e lo devi trasportare di qua e di là tieni d’occhio il peso.

            Se ti serve una tastiera diversa da quella italiana, col laptop sei nelle canne; i negozi in Italia tengono solo materiale con tastiera italiana; Io per disporre di una tastiera USA extended ho dovuto comprarmi il mio Mac on line; mi è arrivato a casa in tre giorni, alla perfezione, ma è seccante andare in un negozio, chiedere una tastiera diversa da quella italiana e sentirsi osservato come un extra comunitario clandestino 👿 Però lavorando tanto con LATeX ho tutti i caratteri ASCII sui tasti e non devo fare grovigli di dita per inserire tildi o backtick. Se no bastasse sia il mio Mac, sia i Laptop Windows hanno modi dper installare diversi driver di tastiere, e indipendentemente da ciò che è disegnato sui tasti, io posso scrivere anche in giapponese (se lo conoscessi, ma lo consce mia nuora giapponese a cui lo faccio usare quando viene in visita a casa mia). MAalmeno, anche se si tratta di una tastira italina che abbi almento le graffe de scrivere tenendo premuto AltGr e siano disegnate sui tasti;se poi ci sono anche il backtick e la tilde, tanto meglio.

            Ricorda anche che quasi tutti i laptop moderni sono prividi gira CD/DVD incorporato. Io col mio Mac mi sono comperato il dispositivo esterno che costa poco, ma ovviamente devi ricordarti di portatelo nella borsa se rienti di averne bisogno in trasferta. Io in questo momento sono a 500 km da casa, e ho dimenticato l’accessorio a casa; per fortuna ho con me una chiavetta da 32 GiB che non mi fa prorpio le sesse cose, ma è meglio di niente. Ed è sicuramante meglio che farsi 500km andare e 500km tornare per andarmi a prendere il mio giraDVD dimenticato a casa.

            Come vedi ho dei gusti personali un po’ particolari in merito di laptop; dipende oltre che dalle mie abitudini, da quello che faccio con il mio laptop Mac. In 5 anni che ne dispongo non ho mai fatto un gioco. Talvolta vedo dei film registrati in DVD (in questo momento ne faccio a meno).

            Tu sicuramente ha altre esigenze, diverse dalle mie; aggiungile alla mia lista e togline di mie; poi vai con la tua lista in un negozio, grande magazzino di materiale informatico (non ti faccio nomi, ma sai benissimo a quali mi riferisc) e confronta i tuoi dati con quelli che sono riassunti nella scheda tecnica accanto ai laptop in mostra. Così puoi fare una scelta ragionata guardando il costo e guardando le caratteristiche.

            in risposta a: Problemi nella compilazione presentazione in latex #118463
            OldClaudio
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              Benvenuta nel forum

              @Vale_6991, controlla il tuo codice; è possibile che tu abbia usato codice altrui, che specifica un’opzione dvips nella chiamata a hyperref. Non bisogna specificare nessuna opzione, perché hyperref sa scoprire da solo con quale compilatore stai compilando la tua presentazione.

              Tuttavia ti è stato già segnalato che ci vorrebbe un esempio minimo compilabile; un esempio di codice sorgente che comincia con \documentclass e finisce con \end{document}. Fra [tt]\documentclass[/tt] e [tt]\begin{document}[/tt] ci devono essere il minimo di pacchetti necessari per replicare il tuo problema e fra [tt]\begin{document}[/tt] ed [tt]\end{document}[/tt] deve esserci il minimo necessario per replicare il tuo problema. Se vuoi c’è nella sezione Documentazione di questo forum una guida tematica che spiega come creare un esempio minimo compilabile. Te la suggerisco caldamente.

              in risposta a: creazione operatore simil sommatoria produttoria #118449
              OldClaudio
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                @cramer
                , come vedi @egreg9 ti ha fornito la soluzione, molto migliore di quella che avrei saputo fare io, ma che esibisce tutta la magia che un vero guru sa fare. Speravo che @egreg9 ti rispondesse, proprio perché lui è in grado di implementare tutti gli spetti che avevo descritto.

                in risposta a: Call for review (per modo di dire) #118452
                OldClaudio
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                  Grazie mille. Ho scricato il file .zip e domani lo guardo con duplice interesse, LaTeX e 110% 🙂
                  Ciao
                  OldClaudio

                  in risposta a: creazione operatore simil sommatoria produttoria #118444
                  OldClaudio
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                    Il problema che poni è di difficile soluzione per molti motivi; te ne elenco alcuni.
                    a) il pacchetto relsize ti mette a disposizione comandi testuali e matematici per cambiare corpo selezionando il precedente o il seguente di questi comandi ordinati: \tiny, \scriptsize, \footnotesize, \small, ]normalsize, \large, \Large, \LARGE, \huge, \Huge; analogamante per i corpi matematici; Questo ti permette di usare solo corpi predefinite, e non qualsiasi corpo.
                    b) i font matematici delle collezioni Computer Modern e Latin Modern, e di tutti gli alti le cui caratteristiche sono modellate su quelle dei font Computer Modern, non sono scalabili con continuita assoluta e nemmeno con continuità a tratti. Solo i font Libertinus e Libertinust1math sono scalabili ocn continuità.
                    c) i grandi operati coma \sum e \prod, non sono allineati sulla linea di base ma sull’asse matematico; questa è la linea ideale che passa a metà fra i due tratti di un segno di uguale =. Quindi la linea mediana del simbolo \sum è alla stessa altezza della linea mediana dell’uguale; non parliamo poi dei grandi delimitatori; come da un’occhiata alle figure 1.7 e 1.8 della guida tematica sulla composizione della matematica per renderti conto visivamante di quanto ho appena detto.
                    d) \DeclareOperatorName lavora componendo nuovi nomi, non nuovi simboli, di operatori e normalmente lavora con caratteri latini il cui aasse matematico è ben diverso dall’asse matematico della sommatoria, quindi la lettera Φ viene completamente disallineata rispetto all’asse matemaco della sommatoria; e lo verrebbe anche se invece di usare tre volte \mathlarger, usassi direttamante \huge p \Huge, prima di compoore la lettera greca dentro una scatola dove esplicitamente dichiari di voler usare quel corpo prima di entrare in modo matematico in modalità \displystyle.

                    Dovresti quindi liberarti dalla schiavitù dei corpi predefiniti usando font continuamente scalabili, dovresti definirti un comando che riesca ad ingrandire o rimpicciolire un font a qualunque valore di copro; dovresti aggiustare l’asse matematico in modo da mantenere ben allineati tutti gli elementi di una formula. Ci vuole molta sperimentazione e tanta pazienza. Ma i principi su cui basarsi sono quelli che ti ho appena detto. Se riesci ad ottenere il risultato che volevi, pubblicalo qui sul forum, perché potrebbe interessare altri frequentatori del forum.

                    in risposta a: Problemi nel passaggio da oneside a twoside #118440
                    OldClaudio
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                      Dunque, in mancnza di un EMC compilabile che ripsoduca il tuo esito, ho provato a creare io un esempio minimo compilabile “bifronte”; nel senso che ci sono due righe \documentclass: una è commentata; lavora quella che non è commentata. Ecco il mio EMC`%\documentclass[12pt,a4paper,oneside]{report}
                      \documentclass[12pt,a4paper,twoside]{report}
                      \usepackage[utf8]{inputenc}
                      \usepackage[T1]{fontenc}
                      \usepackage[italian]{babel}
                      \usepackage{lmodern}

                      \usepackage{fancyhdr}

                      \pagestyle{fancy}
                      \renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{#1}{}}
                      \renewcommand{\sectionmark}[1]{\markright{#1}{}}
                      \fancyhf{}
                      \fancyhead[RE,RO]{\textbf{\thepage}}
                      \fancyhead[LE,LO]{\nouppercase{\leftmark}}
                      \fancypagestyle{plain}{
                      \fancyhf{}
                      \renewcommand{\headrulewidth}{0pt}
                      \renewcommand{\footrulewidth}{0pt}}

                      \usepackage{showframe,mwe}

                      \begin{document}
                      \chapter{Capitolo unico}
                      \begin{blindtext}
                      \begin{itemize}
                      \item Primo item
                      \item Secondo item
                      \end{itemize}
                      \includegraphics[width=0.5\textwidth]{example-image-a}
                      \end{blindtext}
                      \end{document}`Vediamo dunque le variani rispeto al tuo codice.
                      a) ho tolto l’opzione openright, perché con oneside è priva di senso e viene ingorata, mentre con twoside è l’impostazione di default.
                      b) ho usato i pacchetti showframe e mwe; il primo serve per evidenziare con gli opportuni rettangoli lo specchio di stampa, compresa la testatina e il piedino, giusto per vedere se lo scritto e le figure vengono composti dove si suppone che siano. il pacchetto mwe serve non solo per generare testo di riempimento, ma anche per mettere a disposizione figure di riempimento.

                      Dunque se fai girare due volte questo EMC, una volta così com’è, e una volta spostando il segno di commento dall’attuale \documentclass all’altro \documenclas, passi dalla composizione two side a quella oneside; si vede chiaramante la differenza, grazie a alle corpici della varie parti della pagina; ti suggerisco di stampare entrambe le pagine. Se le sovrapponi vedi chiarissimanante che con l’impostazione oneside lo specchio di stama è al centro della pagina e il retangolo che segna lo spazio per le note a margine è dif=dotto a una strisciolina probabilmente non utile per nessuan nota marginale, essendo troppo stretta. Nella stampa dell’esempio twoside il rettangolo delle note marignali è decisamante più ampio e quel tipo di note ha abbastanza spazio per essere composto decentemente.
                      Perché succede queso “fenomeno”? non è assolutamente un fenomeno strano, è voluto; nella stampa twoside il margine interno è solitamente molto minore del margine esterno; con alcune classi standard, fra cui report, esso è circa la metà di quello esterno; nelle classi della collezione KomaScript è esattamente la metà; con l’uso del pacchetto geometry, le dimensioni dei due margini di default stanno nel rapporto 2:3.
                      Puoi giustamente domandarti: perché?

                      Questo è il tormentone dei marigni; i wordprocessor di solitoli mantengono unguali e impostare le differenze fra one oppure two side non è banale. Con latex, invece, basta specificare l’opportuan opzione nell’istruzione \documentclass. Ma, appunto, perché di default LaTeX, almeno con le classi standard, mantien i margini diversi quando si compone twoside?
                      È molto semplice; comporre une side si usa solo epr distribuire su carta i documenti pinzati, oppure forati per metterli in raccoglitori; i punti di cucitura o i fori per gli anelli occupano spazio nel marigne di sinistra quindi gli specchi di stampa sono spostati adeguatamente verso l’esterno.
                      Invece stampando su entrambi i lati del foglio di carta, si suppone che il documento venga stampato su carta per essere distribuito in mdo da consentire di aprire il “fascicolo” in modo da mostrare simultaneamente due facciate affacciate; quella di sinistra, una pagina numerata con un numero pari, e quella destra, numerata con un numero dispari, se gli specchi di stampa delle pagine pari e dispari fossero stamapte con i margini ughuali a destra e a sinistra, in mezzo alla due facciate affacciate ci sarebbe troppo spazio bianco; quindi la tipografi, l’arte tipograafica, richiede di rendere questo spazio bianco in mezzo alal due pagine un poco inferiore.
                      Anticamente si usava il metodo delle nove strisce; cioè si divideva lo spazio della pagina rificlata in nove strisce sia verticalmente sia orizzontalmente’ in ciascuna delle due direzioni, si lasciava una striscia per il margine interno o superiore; due strisce per il margine esterno o inferirore e le sei strisce restanti per la griglia di stampa; così Gutenberg creò il primo liboro a stamap, la sua famosa bibbia; così è stato fatto foni ai tempi del gradne tipografo italiano Bodoni; poi nell’800 le cose cominciarono a cambiare, e ora si usano criteri anche diversi, con strisce di larghezze diverse, tali da non poter dire quanto siano destinate al margine interno o superiore, e quante a quello esterno o inferiore.
                      L’arte della tipografia evolve quanto evolve il genere umano, le lingue che si parlano, le scale di valori della vita in generale.
                      Ma finché usi LaTeX sai che puoi fare di tutto, ma che se scegli le impostazioni di default per il disegno della pagina, stai sempre nel solco della tipografia tradizionale.

                      Scusami semi sono dilungato. Nonostante io abbia preso sputnodal mio EMC bifronte, e ti abbia spiegato come mai i marigini sono diversi, non sono riuscito a spegati eprché le tue due pagine impostate con le due opposte opzioni siano così diverse nella spaziatura verticale. Quindi se tu stesso invii un esempio minimo compilabile che produca l’effetto strano che ottieni, nè io né @letteracpd siamo in gradi di dirti di più.

                      in risposta a: Problemi nel passaggio da oneside a twoside #118438
                      OldClaudio
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                        Quando mandi del codice da verificare, non basta mandare l’immagine della differenza che ottieni cono i due preamboli parziali, ma dovresti mandare (due) esempi minimi compilabili (EMC). Per darti una mano devo inventarmi un corpo del documento, che non necessariamente replic la tua immagine. Quello che mi pare di capire guardando la tua immagine allegata, è che nell’esempio oneside laviri con \raggedbottom, e in quello twoside lavori con \flushbottom. Naturalmente si tratta solo di una impressione, non è verificabile se non con i (due) esempi minimi compilabili.
                        Ti ricordo che un EMC comincia con \documentclass e finisce con \end{document}; sia il preambolo sia il copro del documento contengono solo il mimimo indispensabile per replicare una “stranezza” o un errore che non si riesce a vedere a prima vista.

                        in risposta a: Undefined control sequence. \datalist #118435
                        OldClaudio
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                          E hai aggiornato anche MacTeX?

                          in risposta a: Indice e margini #118431
                          OldClaudio
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                            Quello che tu ottieni è quanto si ottiene dlla quasi generalità delle classi. in particolare dalla classe scrartcl che fa parte della collezione KomaScript.
                            a) in modalità twoside con qualunque classe ottieni un margine esterno maggiore di quello interno; è voluto affinché stampando il testo fronte retro, quando si apre uno spread (due pagine consecutive, quella paria sinistra e quella dispari a destra, lo spazio interno non sia sgradevolmente troppo grande rispetto a quello esterno; con le classi di quella collezione, l’autore ha deciso di impostare sempre la griglia di stampa con i suoi margini, in modo che quello esterno sia in rapporto 3:2 con quello interno; usa il metodo delle strisce; se le strisce fossero 9, sia in verticale sia in orizzontale, si avrebbe l’impaginazione usata da Gutenberg per le sue bibbie e usata dei tipografi per diversi secoli. solo recentemente si sono usate impaginazioni più “riempienti”; ma anche con le classi KomaScript si possono impostare i numeri di strisce. La lettura della documentazione si ottiene con texdoc scrguien in inglese o texdoc scrguide in tedesco. Se vuoi leggere qualcosa di più stringato in italiano, fra le guide tematiche nella sezione Documentazione di questo forum, ce ne è una che riguarda il “Pagedesign”. Una lettura più professionale è scritta da un tipografo che usa anche LaTeX e ne ha scritto la bellissima classe memoir; li documento sulla storia dell.impaginazione si legge con texdoc memdesign; contiene molte illustrazioni con la forma della pagina e quella della griglia di stampa per un gran numero di spread di cui ha tratto le misure direttamente sugli originali; vedi come si evolve nel tempo l’artte del book design. Se vuoi personalizzare il tuo rapporto nel sneso di adottare una geometria della pagina diversa, non usare scrartcl, ma usa semplicemente article, oppure report, o meglio book, e invoca tutti i pacchetti necessari per ottenere il risultato che vorresti ottenere. Stai attento, però: l’arte del book design è un’arte che va studiata e imparata; altrimenti vengono fuori pagine illeggibili, come succede regolarmente con le impaginazioni ottenute con i noti word processor in mano a inesperti.

                            b) i puntini nell’indice generale sono sempre presenti solo nei sezionamenti di rango inferirore a quelli principali; nelle classi di tipo book e report i capitoli non hanno i puntisni e i paragrafi hanno i puntini; nelle classi di tipo article, dove \chapter non è definito, i paragrafi non hanno i punti e i sottoparagrafi hanno i puntini; in compenso i capitoli, dove sono definiti, o i paragrafi dove i capitoli non sono definiti, sono stamapti in neretto, mentre gli altri sezionamenti di rango inferiore sono in carattere normale ma hanno i puntini guida. Certo puoi modificare anche queste cose; se dalla sezione documentazione scarichi LaTeXpedia, lo trovi impaginato benissimo, ma negli indici non compare nesun puntino, bensì i numeri di pagina sono direttamente a fianco dell’ultima parola del titolo inserito nell’indice. Come sempre il book design è un’arte che va studiata e imparata, non è una cosa da inesperti.

                            Ci siamo passati tutti per la fase di inesperienza; ai tempi miei si imparava sbagliando, perché la documentazione era praticamente inesistente; anche internet si chiamava ancora arpanet e serviva solo per mettere in collegamento fra di loro solo i centri di ricerca statali e universitari. Oggi la documentazione non manca assolutamente; anzi forse ce ne è fin troppo, salvo che manca la voglia di documentari; oggi dovrebbe essere tutto facile e alla portata di un click (vedi i word processor); LaTeX non è un word processor e a maggior ragione non si può andare a intuito; non serve nemmeno andare a cercare in internet, dove se trovi un link, può darsi, anzi generalmente succede, che fornisca fesserie belle e buone. Escludi da questa affermazione solo i siti nazionali o internazionali gestiti dagli utenti del sistema TeX; GuIT è uno dei siti affidabili, specialmente per la massa di documentazione che fornisce ai suoi frequentatori; le risposte, o meglio, i dialoghi del forum sono interessanti epr problemi specifici, ma raramente, secondo me, forniscono informazioni di carattere generale, anche se spesso ci sono soluzioni creativi a problemi specifici.

                            in risposta a: chicago style #118425
                            OldClaudio
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                              Davide, non sono un mago delle bibliografie, ma cerco di cavarmela. In merito alle norme del Chicago manual of style e alle bibliografie composte nello stile raccomandato dal CMS, ti suggerisco di leggerti con attenzione la guida tematica Comporre la bibliografia in LaTeX, predisposta da Fillpo Vomiero, bibliotecario di professione; gli esempi che riporta nela guida tematica sono tutti ispirati allo stile del CMS. Sono sicuro che poi trovarci dele indicazioni migliori, oltre al suo indirizzo di email 😉

                              OldClaudio
                              Partecipante
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                                Infatti, non sono dell’idea di disperdere il denaro in cose tutto sommato non essenziali. Quelle primarie vengono prima, e un PC nuovo costa eccome, specialmente se ha funzionalità superiori al minimo indispensabile.
                                Ma il discorso di arara serve appunto per non digitare sempre gli stessi comandi; devo dire che con TeXShop, basta cliccare sempre una freccina a fianco di una finestrella. Quindi arara è meno necessario che con altri shell editor. Ma ci sono situazioni in cui diventa utile; nel mio caso, con un unico masterfile ero in grado di comporre in tre formati diversi lo stesso documento A4, B5 e A5 e lo potevo ottenere in sostanza senza riscrivere niente.

                                in risposta a: Lavorare da due pc differenti sullo stesso file #118419
                                OldClaudio
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                                  Per quel che i risulta, nessun metodo è sicuro; tuttavia il metododella chiavetta l’ho usato, perché ero in viaggio con un netbook Windows, e ho lasciato il mio grande Mac all in one a casa. Ho potuto tranquillamente lavorare sulla chiavetta usando MiKTeX (perché allora non credo che TeXLive fosse ancora disponibile per Win in generale e per WinXP in particolare) e comunque, anche se l’estrazione delle chiavette in modo corretto è sempre stato un problema, avevo imparato a smontare esplicitamente la chiavetta, sempre e comunque, aspettando ancora un minuto dopo che sia era spento il lampeggiatore della chiavetta e fosse sparito il nome del dispositivo dall’explorer.

                                  Non so se frontespizio si possa usare con la classe article, certamente si può usare con book e anche con report. D’altra parte, basta leggere la documentazione in italiano di frontespizio, e alla peggio provare, se funziona bene, altrimenti scegli un’altra classe dedicata.

                                  Suppongo che la tua tesi compilativa sia una triennale. Le (ex) facoltà in generale fanno ogni possibile sforzo per dare limiti inutili ai laureandi triennali, magistrali e dottorali. Perché? una tesina da 40 pagine è accettabile e una da 42, no? Nel numero delle pagine contano il frontespizio e il suo retro? Stampate solo fronte (40 fogli) o stampate fronte retro (20 fogli)? Pagine di 2000 battute su 30 righe? Consegna su carta in segreteria, oppure su file? file composto in formato .docx, odt, o simili, o in PDF? PDf normale o PFD archiviabile secondo le norme ISO? A che livello di conformità con le norme? Verificata la conformità con quale programma? La mancanza di precisione quando le segreterie danno questi limiti dimostrano di non aver capito niente di come si scrivono le tesi oggi. Piusttosto che questa sciatteria sarebbe meglio non prescrivere niente. Con questo non voglio dire che una tesi triennale possa essere arbitrariamente lunga, se vale 30 CFU, corrispondenti in totale a 180 ore di lavoro, 45 ore la settimana per 4 settimane. 🙂

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