OldClaudio

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  • in risposta a: Serio problema di sorting con imakeidx #69573
    OldClaudio
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      egreg9″ post=69011
      Per far andare Xindy con imakeidx da pdflatex, xelatex o lualatex occorre l’opzione –shell-escape.

      Lo so bene; se non ci sono riuscito dopo averle provate tutte è perché il problema è fuori della mia portata.

      Riassumo:
      1) pdflatex: l’opzione va messa nella configurazione della chiamanta da TeXShop e funziona benissimo; come ho detto sono anni cha vado avanti con questa impostanzione e non ho problemi.
      2) non so nulle delle impostazioni di Lualatex che non uso mai.
      3) xelatex lavora in modalità protetta anche se si specifica l’opzione –shell-escape; per lo meno, a meno di errori subdoli o cretini da parte mia, è quello che è successo a me.

      [ edit ] Ci sono riuscito: e siccome si trattava di un errore cretino da parte mia, mi vergogno a comunicarlo. 😳

      @TeodoroStudita; edita sul Mac (hai un Mac, non è così?) il file ~/Library/TeXShop/Engines/XeLaTeX.engine aggiungendo prima di -synctex=1 la stringa (senza virgolette) “-shell-escape” con una solo lineetta all’inizio. Poi edita Teobible.sty cancellando l’opzione “noautomatic,” dalla lista di pozioni per l’Incipitario. e il tutto dovrebbe funzionare che atteso in modo del tutto automatico.
      Se hai un’altra macchina e usi un altro editor, vedi di adattare quello che ti ho detto per TeXShop a quanto è valido per la tua macchina.

      Grazie Enrico

      Claudio

      in risposta a: Serio problema di sorting con imakeidx #69571
      OldClaudio
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        Nel frattempo io ho caricato su dropbox il mio lavoro:

        http://dl.dropbox.com/u/46128876/TeodoroStuditaXindy.zip

        dove ho fatto riferimento al tuo CitaTeo.sty, che funziona benissimo, anche se ho dovuto correggere un paio di cosette. In ogni caso il file zip contiene anche un file README.txt dove ci sono tutte le spiegazioni per l’uso.

        C’è un problmea, non insormontabile, spero, ma ci vuole l’aiuto di Enrico: il programma xelatex è compilato con l’impostazione di default che pone il contatore \shellescape al valore 2, cioè sono consentite solo le esecuzioni dei programmi “autorizzati” e fra questi xindy non compare. Potrebbe essere compilato direttamente mediante shell escape se si riuscisse a configurare xelatex con un valore di \shellescape=1 (esecuzione indiscriminata, non protetta), ma io non ci sono riuscito sul mio Mac nememno da linea di comando; nello stesso tempo, proprio per motivi di sicurezza, non sarebbe corretto togliere i test di imakeidx, che comunque non basterebbero, perché tanto xelatex è in modalità protetta. Nota che non ci sono riuscito nemmeno provando a modificare il file .ini con cui si genera il formato di xelatex; forse avrei dovuto creare il formato da termnale specificando tutti i parametri necessari, ma non ci ho provato. Enrico magari ci conferma che sarebbe l’unica strada da seguire.

        Con pdflatex io mi sono messo in modalità sprotetta e sto permanentemente in quello stato; non ho mai avuto problemi; la prima volta che manderò in esecuzione un programma “malicious” che mi pialla il disco, mi renderò conto dell’errore che ho fatto, ma per ora sono quattro anni che non ho avuto problemi di nessun genere.

        Direi che comunque, a parte l’operazione manuale che rimane su un indice su tre, dovresti essere a posto.

        in risposta a: Problema con le appendici! #69793
        OldClaudio
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          Se per sballato intendi che l’appendice è numerata “A” anche nell’indice, è così che deve essere. Altrimenti spiegati meglio e un esempio minimo compatibile non sarebbe fuori luogo.

          in risposta a: Serio problema di sorting con imakeidx #69568
          OldClaudio
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            egreg9″ post=68973
            Penso che non sia molto complicato inserire questa possibilità, come anche modificare l’opzione xindy in modo che faccia girare proprio xindy e non, come adesso, texindy. Sarebbe una modifica non retrocompatibile, ma non dovrebbe dare grossi problemi.

            No, infatti, è banale; ma effettivamente non è retrocompatibile; non ci avevo pensato, ma si può ovviare facilmente. Comunque sto lavorando su questo benedetto indice eortologico e sistemo questo; poi per il resto vedremo assieme.
            Una cosa alla volta, alla mia età devo starci attento, altrimenti i miei neuroni non sono più all’altezza per svolgere il multitasking. 🙁

            Ciao
            Claudio

            in risposta a: Scrivere numeri romani maiuscoli per averli in maiuscoletto #69786
            OldClaudio
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              In Italia, che io sappia non si usa mai il maiuscoletto per i numeri romani; Io lo uso per la numerazione delle pagine, perché il tondo minuscolo è una invenzione anglosassone, di almeno 5 secoli fa, che fa si che i numeri romani non sembrino più romani; per la numerazione delle pagine trovo il maiuscoletto decisamente gradevole, ma è una mia personale impressione, non dico che vada bene. Invece il maiuscoletto per scrivere testo va benissimo in molte circostanze, da lungo tempo per scrivere i nomi degli autori nelle bibliografie, ma anche per i titolini, le testatine, eccetera. Mettono in evidenza il testo senza esagerare con la nerezza.
              Poi sono stato segnato da piccolo, durante le scuole medie mio padre regalò a ciascuno di noi fratelli una macchina da scrivere Lettera 22; quella di mio fratello aveva i martelletti non standard per scrivere in una specie di tondo a spaziatura fissa con le aste più spesse dei tratti curvi; la mia, invece, scriveva in maiuscoletto. 🙂

              in risposta a: Serio problema di sorting con imakeidx #69566
              OldClaudio
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                Carissimo,
                ci sono quasi e forse domani ti do l’indirizzo del dropbox per scaricare il tutto, funzionante, almeno con gli esempi di cui dispongo. Nel frattempo ho scaricato la tua ultima modifica per i riferimenti alla bibbia dei LXX.

                Devo produrti una versione leggermente modificata di imakeidx perché deve lavorare con xindy e non con texindy. avrà un nome leggermente diverso, ma la sua funzionalità sarà sostanzialmente invariata rispetto a come lhai usato finora.
                Devo anche impacchettarti un file polytonic-utf8.xdy perché quello della distribuzione TeX Live va bene solo parzialmente per la grafia politonica, ma non riconosce moltissime lettere accentate. Non posso cambiargli il nome perché viene richiamato da un altro modulo della collezione xindy che lo chiama con quel nome, quindi, certamente dovrai conservarlo nella carella di lavoro oppure devi metterlo nel tuo albero personale; vedrò come si può fare.

                Intanto tu cancella dal file dei riferimenti tutte le stringhe di sorting che avevi scritto secondo il mio precedente messaggio di aggiungere la stringa di sorting in lettere latine secondo la codifica LGR. Non vanno bene per lavorare con xindy.

                Poi se la cosa funzionerà sul campo e non con gli esempi di cui dispongo, potrai pubblicare il tutto o comunque renderlo disponibile ad altri umanisti. Io mi incarico invece di far sapere a Joachim Schrod che il file della collezione xindy con lo stesso nome è bacato.

                Spero che non sorgano altri intoppi; comunque nel peggiore dei casi si può sempre specificare l’opzione noauto a imakeidx per questo indice e fare andare xindy a mano dal terminal; ho già predisposto lo script bash che permette di farlo e funziona senza intoppi. Preferirei, però, ovviamente che il tutto sia fatto come per gli altri indici dall’interno di imakeidx. Al più posso studiare un’altra piccola modifica, da incorporare in una versione nuova di imakeidx (da inserire in CTAN e quindi in un prossimo aggiornamento di TeX Live) dove opzionalmente si può scegliere un qualunque eseguibile, compreso uno script bash per macchine UNIX o bat per macchine Windows, il cui nome può venire scelto dall’utente che si può scrivere lo script che vuole, con le opzioni che vuole per scopi particolari.

                Vedrò con Enrico, coautore di imakeidx, che cosa sia più opportuno fare.

                A presto
                Claudio

                in risposta a: problema con i riferimenti incrociati #69761
                OldClaudio
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                  Dovresti inviare qualcosa che anche gli altri possano compilare; il tuo esempio non è compilabile dagli altri perché mancano i file delle figure. Certo gli altri potrrebbero sostituire il comando \includegraphics con i suoi argomenti con qualcosa d’altro, con immagini di cui dispongono già, ma capisci che cosi facendo li obblighi a consumare del tempo inutile per modificare il tuo codice per cose inessenziali, quando il baco non dipende dall’immagine da includere.

                  Ora se carichi subfig non caricare caption, perché se lo carica da solo e si carica la versione giusta; dopo, se vuoi può usar elo stesso impostazioni per il pacchetto caption per dare una forma non standard alle tue didascalie.

                  Il doppio ?? dipende dal fatto che non hai fatto girare pdflatex due volte. I riferimenti incrociati sono corretti solo dopo la seocnda compilazione; dopo la prima essi sono sempre sostituiti da punti interrogativi.

                  Con questo non dico che devi ignorare i warning, ma devi leggerli bene per riuscire a separare le cause dagli effetti; spesso il programma di compilazione si accorde di qualcosa che non va quando ormai l’errore o la causa vera delle sue lamentazioni è già passato; ti metto solo in guardia a maneggiare i warning con un po’ di astuzia, per non perdere troppo tempo in direzioni che non hanno nulla a che vedere con la causa vera del problema.

                  in risposta a: TIKZ manuale codice #69751
                  OldClaudio
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                    illinguista1972″ post=68926Mi inserisco in questo filone per chiedere, con una domanda da pigro, quali sono le vere differenze tra i vari sistemi di disegno con LaTeX. So che esistono (perdonate la scrittura sicuramente sbagliata): tikz, ps-tricks, pgf, e altri. Siccome la cosa mi interessa, ma so che ci vuole moltissimo tempo e moltissime prove, vorrei saperne qualcosa di più, in particolare perché dovrei preferire un sistema a un altro e, se possibile, qual è la strada da percorrere senz’altro. So che c’è anche picture2, del quale Claudio è un grande sostenitore.

                    Potete anche non rispondere, vista l’indolenza della domanda. Ultimamente si è parlato molto anche di interfacce grafiche per l’uno o l’altro sistema, ma a quanto pare su Mac non c’è ancora un granché.

                    Ciao
                    Tommaso

                    Sai, pict2e è solo una estensione promessa da Lamport e da lui mai realizzata; per fare cose molto semplici bastano quei “quattro” comandi definiti da Lamport nell’ambiente picture, ma senza le limitazioni del suo ambiente originale (per esempio i segmenti potevano avere nel primo quadrante le pendenze corrispondenti ai numeri interi compresi fra 0 6 purché primi fra loro; con l’estensione pict2e usi gli stessi comandi ma non hai più quelle limitazioni); i disegni della GuidaGuIT sono fatti quasi tutti con picture+pict2e, proprio perché si tratta di disegni semplici. Per fare cose più complesse i nuovi comandi aggiunti da pict2e sono utili, ma TiKZ offre molto di più, moltissimo di più… se mi passi l’espressione grammaticalmente e semanticamente un po’ estrema. Gli altri disegni della Guida, infatti sono fatti con TiKZ, anche se non ne ho sfruttato le enormi potenzialità.

                    Io ho dovuto usare un po’ PS-Tricks in passato, ma sono sempre stato un po’ prevenuto per la prolissità del codice postscript che mette nel file dvi e che obbliga ad usare poi dvips+ps2pdf oppure dvipdfm(x) che però fanno perdere un può delle funzioni del formato pdf.

                    Da quando esiste la possibilità di compilare direttamente con pdflatex, ho abbandonato totalmente PSTricks, anche se, lo si può vedere consultando la documentazione, PSTricks sembra offrire dei moduli che ancora TiKZ non ha, ma sono molto pochi. Tanto per citarne uno: ha un modulo per disegnare sistemi di lenti e dei relativi raggi rifratti, molto utile a chi si occupa di ottica, ma, appunto, molto specializzato. Credo che con TiKZ si possano fare gli stessi disegni come ha mostrato @cfandra , cioè definendo nuovi oggetti.

                    in risposta a: Problema bibliografia #69526
                    OldClaudio
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                      keplero” post=68918Vorrei uppare il topic perché ho un altro problema con la bibliografia: non si aggiorna più! Ho aggiunto delle opere al file .bib utilizzando BibDesk ed ho salvato il file, poi ho compilato tre volte il file .tex ma la bibliografia è sempre quella vecchia 🙁
                      Quale potrebbe essere il problema?

                      Che ti sei dimenticato di far girare BibTeX tra la prima e al seconda compilazione del file .tex.

                      in risposta a: Ho un problema con suftesi e biblatex #69158
                      OldClaudio
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                        Per rispondere a @zippo sulla numerazioni delle equazioni in un articolo con appendici, io le numererei subordinate al contatore section e se questo nelle appendici è una lettera maiuscola, non ha importanza, resta l’uniformità di rappresentazione fra la formula 3.12 della terza sezione e B.12 della seconda appendice.

                        Per i segni di “circa uguale” o “uguale per definizione”, i simboli riportati nella tabella G.8 della GuidaGuIT derivano dalle norme ISO e CNR-UNI citate nella premessa a quelle due tabelle. Non sono simboli “americani”; sono i simboli specificati dalle norme internazionali, e tutte le norme ISO, che vengono confezionate a Ginevra, sono pubblicate in inglese e in francese, e valgono per tutto il mondo, anche per noi. Naturalmente quelle norme valgono per la scrittura della matematica nella scienza (applicata) e nella tecnologia, come dice il loro titolo; questo non vuol dire che non si possano usare anche in matematica pura, ma spesso i matematici preferiscono essere più liberi nella loro scrittura anche perché solitamente maneggiano oggetti che fisici e ingegneri non sono soliti maneggiare.

                        in risposta a: Serio problema di sorting con imakeidx #69565
                        OldClaudio
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                          Non disperare e aspetta fiducioso, sono riuscito ad ottenere un indice in greco con xindy, ma ha ancora qualche difetto importante.
                          Se è tanto er fare un indice in greco, senza separare i gruppi di entries con il “titoletto’ della lettera che inizia il gruppo, ci sono quasi, ma se si tratta di mettere la lettera inzioale (come in qualunque grande indice che si rispetti, secondo la mia modestissima opinione) devo lavoraci ancora un poco perché alcune entries vanno in una sezione a se non preceduta dalla lettera iniziale.

                          in risposta a: Ho un problema con suftesi e biblatex #69155
                          OldClaudio
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                            Anche gli articoli hanno appendici, inserite apposta per allegerire il corpo principale dell’articolo dalle informazioni importanti ma che romperebbero il filo del discorso.

                            in risposta a: XeLaTeX e Microtype #64905
                            OldClaudio
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                              Certo, per prelevare e scaircara dall’esterno un pacchetto, bisogna sapre dove trovarlo; di solito tutto ciò che serve per davvero è già presente in TeX Live completo,, però pacchetti pserimentali come microtype beta non li si trova lì.

                              Allora una volta scaricato sul proprio PC il file zippato o compresso in formati tar,bz2 o in qualche altro formato più o meno esoterico, bisogna spostalo in una cartela di lavoro, decomprimerlo, leggere il README e agire di conseguenza. Se le cose non sono scriitte nel README c’è sicuramente aualche altro file di documentazione che dà le informazioni necessarie.

                              Ma il lavoro dell’albero personale (che NON È LA CARTELLA DI LAVORO, MA UN VERO ALBERO DA SISTEMA TeX, o il lavoro dell’albero locale sono cose diverse e più o meno complicate, non tanto da far tremare le vene e i polsi, erò.

                              Complicazioni:

                              1) albero locale; questo è un albero a cui possono accedere tutti gli utenti di una data macchina; se gli utenti che vi hanno accesso sono uno solo, non c’è differenza rispetto ad usare l’albero personale. Ma “machine wide” come è stato pensato, richiede le credenziali dell’amministratore, quindi richiede che si lavori dalla finestra comandi premettendo sudo (e dando la relativa parola chiave) ad ogni comando. Questa è una operazione che oggigiorno pochi utenti, abituati al sitema delle finestre e ai click del mouse, sono in grado di fare, non perché sia fuori del mondo, ma perché non c’è l’abitudine, e in particolare con i sistemi UNIX, potentissimi, le opzioni da specificare sono spesso tali e tante che ci si scoraggia.

                              2) albero personale: qui non ci sono le difficoltà elencate sopra, e il problema consiste nel fatto che spesso non esiste e bisogna crearselo; né TeX Live né MiKTeX creano un albero personale. Quando ne parlo dico sempre di crearne solo la radice e i pochi rami che servono a raggiungere l’estremità dell’ultimo rametto e non scendo nei dettagli. Ma non è complicato, anche perché le cose si possono fare per gradi. Infatti sulle macchine Linux esisterebbe un comando che permetterebbe di replicare una struttura di alberi TDS compliant (TeX Directory System compliant), ma è inutilmente complicato perché crea centinai di cartelle che non si useranno mai. Invece è semplicissimo studiarsi il documento texlive-en.pdf che si legge dando dal terminale il comando texdoc texlive; il capitolo 2 descrive dettagliatamente lo scopo di ogni albero, la sua struttura, se richiede un filename database, se richiede le credenziali di amministratore e quali sono i percorsi di ricerca predefiniti dal sistema kpathsea; bene i rami da creare sono gli stessi dei rami principali di ricerca; assicuro che non sono molti; tenete presente che alla fine di ogni path ricercato da kpathsea c’è un doppio slash che indica che da lì in poi si ricrcano anche tutte le sottocartelle, che quindi non è necessario creare esplicitamente.

                              Su Windows con MiKTeX bisogna leggere la documentazione di MiKTeX, ma sostanzialmente la situazione è la stessa anche se i nomi sono o possono essere diversi.

                              3) Naturalmente bisogna sapre dove radicare l’albero locale o l’albero personale. Con TeX Live l’albero locale comincia in …/texlive/texmf/ e non vi compoare l’anno. Con TeX Live l’albero personale è in ~\texmf\ (per Linux), ~\Library\texmf\ (per Mac) e in c:\Users\\texmf. Com MiKTeX l’albero personale può essre messo dovumque, basta che il suo prcorso sia ben indicatoo nella finestra di dialogo dei MiKTeX Settinga, nella sezione Roots. Queste cose per TeX Live sono spiegate nel documento indicato sopra. Per MiKTeX sono spiegate nella sua documentazione.

                              Non ditemi però che indirizzare un utente verso la documentazione non sia d’aiuto; anche questo lungo sproloquio è una documentazione, ed è lunga non solo perché io sono logorroico, ma anche perché ci sono molte cose da sapere.

                              Per installare microtype beta io farei così (sostituire lo slash con il bacjkslash per le macchine Windows):
                              1) creerei nel mio albero personale tre cartelle “nuove”:
                              …/texmf/tex/latex/microtype/
                              …/texmf/doc/latex/microtype/
                              ,,,/texmf/suorce/latex/microtype/

                              2) dopo aver scaricato dalla rete la versone beta di microtype sposteri quanto ho scaricato dalla cartella Downloads alla cartella nel ramo source;
                              3) decomprimerei il pacchetto compresso direttamente nella cartella di microtype del ramo source
                              4) lancerei pdflatex sul file microtype.dtx ottenendo microtype.pdf
                              5) se il pacchetto microtype non è “auto dezippante” allora la cartella contine anche un file microtype.ins; lancio pdflatex su questo file e ottengo gli sty, i def, e tutti gli altri file di lavoro
                              6)sposterei il file microtype.pdf nella sua cartella nel ramo doc
                              7) sposterei tutti gli altri file nella sua cartella nel ramo tex
                              8 ) nel ramo source cancellerie tutti i file aux e compagnia lasciando solo il file zippato, il file dtx e, se c’è, il file ins.
                              9) su TeX Live l’albero personale non ha bisogno di un dabase dei nomi dei file; su MiKTeX non lo so, ma nel caso non sarebbe un problema aprire MiKTeX Settings e nella sezione General cliccare sul grosso bototno rettangolare che espressamente “rinfresca il database dei nomi dei file” (Refresh filename dataabse)
                              10) FINE. Il tutto ha richiesto 9senza contare il tempo per leggere la documentazione) non più di un paio di minuti.

                              Queste sono le stesse operazioni da fare, in generale, per ogni altro pacchetto: per installare il pacchetto pippo eseguirei le stesse 10 fasi cambiano di nome microtype con il nome pippo.

                              Le cose diventano molto più complicate se il pacchetto compresso contiene anche dei font; in questo caso penso che sia meglio guardare nella GuidaGuIT.

                              Se qualcuno ha voglia di scrivere una guida tematica è il benvenuto; aspetti solo che @robitex abbia scritto e pubblicato la guida tematica sull’uso della finestra comandi/terminal.

                              in risposta a: XeLaTeX e Microtype #64902
                              OldClaudio
                              Partecipante
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                                La versione provvisoria di microtype la puoi installare nel tuo albero personale radicato in ~/Librart/texmf/…. Se non ce l’hai create uno con la stessa struttura degli alberi di sistema in /usr/local/texlive/2011/ (Usa Finder con il suo go to folder che ti permette di arrivare anche nei foolder normalmente non visibili.
                                Tieni presente che nel tuo albero personale puoi mettere e togliere file e TeX Live non ha bisogno di ricorrere a database di file dei nomi.

                                nei file di sistema non hai facoltà di aggiungere, togliere o modificare i file esistenti se non attraverso La TeX Live Utility che usi per aggiornare la distribuzione.

                                in risposta a: Licenza d’uso su elaborati universitari #64588
                                OldClaudio
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                                  Io credo che la licenza Creative Commons come ha detto Antonio sia la più adatta per una tesi; in fondo chiede che il nome dell’autore sia legato assolutamente al lavoro, anche se modificato, e non venga usato per fini commerciali.

                                  Ti posso dire di più: all’Università Politecnica delle marche le tesi devono essere stampate in modo tradizionale (su carta, voglio dire) ma devono essere consegnate anche in formato PDF/A-1b (PDF archiviabile secondo le norme ISO 19005-1:2005)per poter essere depositate a cura dell’Università stessa presso le biblioteche Nazionali. Questo è anche di più di una licenza Creative Commons che prevede solo di indicare la licenza sul documento, ma non richiede formalità burocratiche di nessun genere. Il deposito presso le Biblioteche Nazionali è un atto che ne qualifica la pubblicazione e quindi fa scattare il diritto di proprietà letteraria. Per ottenere il copyright bisogna invece fare delle operazioni burocratiche che non sono mai riuscito a capire quali siano, ma credo che abbiano a che fare in qualche modo con la SIAE.

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