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Cambia il nome ai file in modo che non abbiano spazi; se non ti piace, riempi lo spazio con un segno visibile; Genio.jpg non ha evidentemente problemi ” Sfida di Marsia.jpg” evidentemente sì; se vui lasciare la leggibilità senza passare alla scrittura continua, indicalo con “Sfida-di-Marsia.jpg” (le virgolette le ho messe io per evidenziare il nome, ma non ci vanno.
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Non è chiaro se ti riferisci a latex o a pdflatex (propendo per il secondo); comunuqe facendo girare latex le estensioni accessibili in modo automatico sono quelle indicate dal comando
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\def\Gin@extensions{.eps,.ps,.eps.gz,.ps.gz,.eps.Z}
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compreso nell’apposito driver invocato da graphicx quando si usa latex.
Invece per pdflatex la stringa delle estensioni è la seguente
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\def\Gin@extensions{.png,.pdf,.jpg,.mps,.jpeg,.PNG,.PDF,.JPG,.JPEG}
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definita nel driver chiamato da graphicx quando si usa pdflatex. Se la versione del driver è 6 o 7 viene accettata anche l’estensione .tif; se il driver ha una versione successiva alla 10.3 accetta anche .jb2 e .jbig2 (anche maiuscoli); se si opera in modo protetto così da poter gestire anche le immagini .eps fra le estensioni c’è anche l’estensione .eps. (questa però e definita in una altro file conservato dentro la cartella …/oberdiek/)Controlla bene se da te il file texmf-dist/tex/latex/pdftex-def/pdftex.def ha un numero di versione adeguato.
Il numero del “driver release (\driver@release) dipende dalla versione del compilatore contenuta in \pdftexversion che puoi conoscere aggiungendo ad un tuo file da compilare con pdf(la)tex:
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\showthe\pdftexversion
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Se li carichi nel tuo albero personale (~/texmf — se non ce l’hai, createne uno) Il sistema operativo non ha niente da ridire; ricordati di creare l’hash con texhash per disporre del databse dei nomi die file, altrimenti TeXLive non ti vede i file che installi nel tuo albero personale.Nel tuo albero personale devi replicare la stessa struttura di cartelle dell’albero ufficiale di texlive 2010 che hai sul tuo Linux (non tutto, per la verità, ma solo le parti di rami e le cartelle che ti servono davvero).
Se poi cerchi di installare in parallelo alla tua TeXLive/Debian un TeX Live vera, scaricata da CTAN, ti troverai molto meglio; per ora la TeX Live vera è alla versione 2011, ma mancano pochi mesi al rilascio della 2012. Non conosco chakra, ma non sarà terribilmente diverso come struttura di cartelle da Ubuntu; comunque leggiti il file texlive-ubuntu.pdf, si riferiva all’installazione della 2010, ma cambiando gli anni indicati in 2011 e 2012 dove occorre, e adattando i comandi di sistema al tuo chakra, dovresti essere in grado di installare la distribuzione aggiornata di CTAN con cui lavorare per davvero, lasciano la versione “Debian” per le dipendenze di quella distribuzione.
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Secondo me dipende da come è fatto dentro il file PDF. Anteprima non fa che staccare una pagina con tutti gli annessi e connessi di font e di pdfobject e altre diavolerie del genere, poi esegue quello che potremmo chiamare un trimming e un clipping; Il trimming cambia di fatto il bounding box della pagina per adattarlo a a quanto è stato selezionato, e il clipping rende invisibile quello che sta fuori dal bounding box. Tutto ciò non è molti diverso da quanto fa il comando \includegraphics con le sue opzioni, e il tutto viene realizzato dal driver che sarà quello del pdf o del dvips (a seconda che si stia lavorando con pdflatex o con latex) e quindi il tutto è demandato al linguaggio pdf o al linguaggio postscript.Se vi da fastidio il testo invisibile, come è probabile, o compilate a parte la roba da includere, in modo che quando sta fuori dalla parte selezionata non contenga niente; oppure usate Inkscape per cancellare le parti che stanno fuori e non volete mostrare; oppure usate Adobe Acrobat Professional, che a quanto mi risulta è capace di eliminare il testo invisibile (in realtà non ho mai provato questa funzionalità, ma riferisco solo quello che ho letto nei vari menù di AAP).
::Ho provato a risolvere così, usando il riferimento alla parte:
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\renewcommand{\thepage}{\partname~\ref{part:Generalità} – \arabic{page}}
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cambiando il nome ogni volta in base alla parte. Le pagine vengono così numerate: Parte 1 – 1, Parte 1 – 2, …, Parte 2 – 1, ecc.
ed è ciò che cercavo.E se invece facessi semplicemente cosi?
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\renewcommand{\thepage}{\partname~\thepart-\arabic{page}}
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e non devi compilare due volte né cambiare l’argomento di \ref ad ogni nuova parte.
::In pratica ora dovrei far capire al buon Latex che deve inserire il mio testo alla fine della successione “Immagini-Testo citato”.
Dopo la successione delle foto e delle loro spiegazioni e prima del testo che prosegue prova a metterci un \clearpage. Il testo dovrebbe riprendere sulla prima pagina disponibile in alto, non sotto all’ultima spiegazione dell’ultima immagine.
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È tipico! Quando la à ti appare coe una doppia croce, vuol dire che hai usato l’encoding applemac (da non usare mai, nemmeno se unsi un Mac) ma nel salvare il file non hai guardato come TeXShop lo salva, cioè con quale codifica lo salva.Allora imposta TeXShop perché usi la stessa codifca che hai usato per l’input anche per aprire il file; non cliccarci sopra, ma apri TeXShop facendo partire TeXShop.app, poi da File chiedi di aprire un file; nella finestra di dialogo prima scegli la codifica con cui hai scritto il tuo file, che dovrebbe essere MacRoman, poi seleziona il file e aprilo.
Se non andasse a posto così, imposta dentro il file la codicia utf8; imposta TeXShop perché usi utf8; apri il file con il find seleziona uno dei caratteri strani, per esempio la doppia croce, nella parte inferiore della finestra di dialogo destinata al replace mettici la à, poi clicca su replace all; ripeti per le altre 5 lettere italiane accentate è, é, ì, ò, ù.
E in futuro ricordati sempre non solo di mantenere TeXShop impostato su utf8, ma controlla sempre prima di salvare un file che la codifica di salvataggio sia sempre utf8; inoltre prendi l’abitudine di usare dal pannello Macro di TeXShop di selezionare Encoding, di scegliere utf8 e vedrai apparire una riga magica con la quale TeXShop, fosse anche configurato diversamente, si autoconfiguri per usare quella codifica. Quello stesso pannello ti ocnsente di cliccare su Engine per scegliere e autoconfigurare TeXShop il motore di composizione, che di default è pdflatex, ma potresti voler comporre qualche particolare file con altri motori, per esempio XeLaTeX oppure LuaLaTeX. Infine sempre dalla stessa finestra di dialogo di Macro usa Root, specialmente per i file subalterni al main file, se ne fai uso, in modo che quando clicchi Typeset nella finestra di editing secondario, TeXShop faccia partire la compilazione sul main file, quello che hai impostato con la Scelta Root.
Ci metterai 30 secondi a dir molto a fare queste tre impostazioni una volta sola per ogni nuovo file; non apprezzerai mai abbastanza l’utilità di queste righe magiche; poi ti diventerà naturale e ti domanderai come non averlo mai fatto prima.:wink:
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In ogni caso non devi modificare nessun pacchetto della distribuzione, al massimo ne puoi copiare un po’ di codice, quello che ti serve, nel tuo preambolo e poi modifichi quella parte di codice.
In questa parte copiata nel preambolo, eventualmente mettendoci un \makeatletter prima del tratto di codice e un \makeatother dopo, dovrebbe bastarti cambiare chapter con part. Stai attento a che non solo il contatore page sia riportato al valore 1 ad ogni nuova parte ma che il modo di scriverlo mediante il comando \thepage prevede qualcosa come “numero della parte”.”numero della pagina” con il punto in mezzo. È probabile che se usi hyperref tu possa incontrare problemi.Detto questo, ti consiglio non non numerare le pagine per parti; non che sia vietato, ma sarebbe molto insolito.
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A me con questo file minimale
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\documentclass{article}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[greek,italian]{babel}\usepackage{tgpagella}
\usepackage[scale]{tgadventor}
\renewcommand{\ttdefault}{tgcursor}
\usepackage{teubner}
\ifFamily{qag}{lmss}
\Lipsiantrue
\ifFamily{qpl}{lmr}\usepackage{microtype}
\begin{document}
Prova \textgreek{Prowa}\sffamily
Prova \textgreek{Prowa}
\end{document}
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funziona tutto come previsto sia con il Pagella, sia con l’Adventor e non ricevo errori di sorta.Tra l’altro ti consiglio di fare l’equivalenza con i font lmXXXX piuttosto che con i cmXXXX; il fot Latin Modern sono scalabili con continuità come lo sono i font della collezione TeX Gyre. I CM invece sono chiamato per valori discreti e quindi non si ottiene mai lo scalamento esatto voluto nel caso che si volesse, per esempio usare un font di 19pt per un titolo, visto che la serie dei font CM ha il copro 17 e qualcosa e il corpo 20 e qualcosa, ma non ha nessuna approssimazione del 19.
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Strano: quel messaggio d’errore riguarda il caricamento del font tgadventor le cui famiglie si chiamano tutte con qag, quindi è strano che ti dice che non trova (non esiste) il font T1/tgadventor/m/n/ visto che in nesusn punto il file tgadventor.sty usa quel nome come nome della famiglia e i vari file di descrizione dei font cominciano tutti con la codifica in minuscolo poi contengono qag quindi per esempio t1qag.ld oppure t1quagb.ld e simili.Tu stesso nell’usare \iffamily usi la sigla qag e non usi quella lunga stringa di cui pdtex si lamenta. In ogni caso non sembra avere nulla a che fare con l’impostazione del file sans serif greco associato al sans serif latino.
Voglio fare qualche prova. ma controlla anche tu di non aver usato quella lunga stringa in nessun altro punto.
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Nella documentazione di teubner (texdoc teubner-doc) fine pagina 7, inizio pagina 8, c’è descritta la probabile causa del fatto che non hai ottenuto il font sf. Bisogna in sostanza compilare due volte.Verifica però che nella tua cartella di lavoro ci sia davvero il file lgrqag.fd; e naturalmente in modo implicito (tramite l’uso di un apposito \usepackage) oppure esplicito mediante un \renewcoomand devi mettere la famiglia qag come la famiglia sf di default (texdoc fntguide).
Ma, domanda: va bene usare helvetica o Adventor per il testo latino: ma per il testo greco sotto pdfLaTeX non credo che vada bene.
Voglio dire: il testo latino ti viene di sicuro con il font sans serif che hai scelto, ma per il greco teubner lavora solo con i font codificato LGR e non mi risulta che ci siano altri font greci, tranne i timesg (mi pare) — che per altro sono piuttosto incompleti — da sostituire ai CBgreek font (dovrei saperlo, visto che li ho creati io…, ma spesso non controllo quello che hanno fatto altri).
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No, non puoi riportare un range di 6 decadi in scala lineare; pensaci su e ti accorgi che si tratta di una cosa impossibile; se ẁ veramente importante riportare il transitorio su 6 decadi (cosa di cui dubito altamente — non conosco il tuo problema, ma ho abbastanza esperienza per capire che ingegneristicamente parlando non ha nessun senso), allora dividi il transitorio in un primo tratto di variazioni rapide; su un range di 1, massimo due decadi; poi riprendi da dove avevi finito col primo disegno e su un range maggiore, e una scala diversa produci il disegno del transitorio lento. Ma anche spezzato in tre intervalli di scale diverse mi pare una cosa poco sensata; io personalmente non conosco nessun fenomeno fisico per il quale abbia senso riportare la forma d’onda in scala lineare su un range di tempo così grande. Certo un sistema fisico potrebbe avere dei modi propri di oscillazione che nel piano della pulsazione complessa sono raggruppati in due cluster, uno in un domino racchiuso da una circonferenza di piccolo raggio e uno esterno ad una circonferenza di grande raggio; ma in quel caso ci vogliono almeno due diagrammi per mostrare il transitorio iniziale, quello rapido prodotto dai modi propri con un grande modulo della pulsazione complessa, e il transitorio lento, quello prodotto dai modi proprio con un modulo piccolo della loro pulsazione complessa.Inoltre 29000 punti da riportare in grafico sono una schioppettata terribile, e, come dice @Liverpool, un non senso grafico.
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