OldClaudio

Risposte nei forum create

Stai visualizzando 15 risposte – dal 9,226 al 9,240 (di 11,287 totali)
  • Autore
    Risposte
  • in risposta a: Problema indici #69194
    OldClaudio
    Partecipante
      Up
      0
      Down
      ::


      No, appunto, la bellezza di imakeidx è che fa tutto da solo senza dover ripetere le compilazioni; ci pensa da sol a lanciare e ad eseguire il programma makeindex quante volte occorre. Sfrutta l’abilità dei moderni programmi della collezione TeX, da pdftex, a xetex a CmpTeXt, a luatex, eccetera di lanciare al sistema operativo un comando da eseguire, come se aprisse un terminal per poi dentro al terminal desse il comando da eseguire. Per motivi di sicurezza i programmi sono in grado di eseguire una piccola varietà di applicazioni/programmi della collezione TeX, tra i quali makeindex.

      Apprezza imakeindx come lo paprezzo io, ma sta attento a non mettere indici anlaitici a destra e a manca solo perché con imakeidx è facile oltre che possibile.

      in risposta a: [Risolto] TeXworks & makeindex #69254
      OldClaudio
      Partecipante
        Up
        0
        Down
        ::


        A me risulta che le opzioni vdano date prima del nome o della lista di nomi di file da elaborare.

        Mi stupisco che da terminael ti accetti le opzioni dopo l’input file.

        in risposta a: Margini e textheight #69237
        OldClaudio
        Partecipante
          Up
          0
          Down
          ::


          In ogni caso se il sommario non ti sta in una pagina e ti scappa fuori di 10 righe, vuol dire che il sommario è troppo lungo per stare in una pagina; si trattasse di un paio di righe, la soluzione di enrico andrebbe più che bene; e risolvi il problema allungando lo spazio per il testo di di 80 pt, sembrerebbe che componendo in corpo 10pt e con un avanzamento di riga 12pt, ti basti uno spazio di 6 righe, quindi anche le 4 righe di Enrico sembrerebbero più che sufficienti (\enlargethispage andrebbe sempre caricato in multipli dell’avanzamento di riga \baselineskip, non di un numero assoluto di unti o di millimetri: 80pt corrispndono a 6 righe e due terzi; i due terzi sono sprecati).

          Un’altra soluzione che non cambia l’equilibrio delle pagine sarebbe quello di scrivere in carattere \small; se il copo normale è di 10pt il copro \small corrisponde a 9pt e l’avanzamento di riga dovrebbe essere di 11pt; sebbene queste cose procedano per numeri interi e sillabe intere, riducendo del 10% il corpo dovresti impegnare il 10% in meno di righe, le quali occuperebbero il 20% in meno di spazio verticale; con due conti sulle dita se il tuo testo effettivo del sommario impegna 30 righe a 10 pt, esso ne impegna 27 a 9pt; ma essendo queste righe più accostate, è come lo spazio verticale di 30 righe per 12pt/riga = 360pt si riduce a 27 righe per 11pt/riga = 297pt. Questo vuol dire che nello stesso spazio verticale ci fai stare 5 righe in più. Non bastano? usa il comando \linespread(0.95)\small e guadangi un altro 5% di spazio.

          Non ti asta ancora? bè allora l’unica soluzione è ridurre il testo del sommario che non è abbastanza succinto, oppure lasciare che il sommario prosegua nella pagina successiva. Sempre meglio che cambiare la geometri dalla pagina.

          in risposta a: Creare un file di formato personalizzato #69219
          OldClaudio
          Partecipante
            Up
            0
            Down
            ::


            Sei stato bravissimo a sintetizzare la funzione del file di formato; ci sono alcun piccole imprecisioni, ma non è il caso di pignoleggiare per dare una idea generale del problema. Va bene così.

            Aggiungerei un paio di notizie;

            1) secondo quello che c’è scritto all’inizio del file latex.ltx sembrerebbe che l’ultima modifica sia stata eseguita nel 2009, non diversi lustri fa. Questo conferma che il nucleo di latex è piuttosto stabile, anche se non così immobile come il “diversi lustri fa’ lascerebbe pensare, ma un certo aggiornamento viene fatto sia pure non in modo frenetico.

            2) In realtà non ce ne accorgiamo, ma aggiorniamo e ricreiamo il formato ogni volta che facciamo l’upgrade con il TeX Live manager o con gli appositi strumenti di MiKTeX.

            3) come Enrico ci mostra abbastanza sovente, quello che viene fatto oggi è di modificare le classi in modo che carichino i pacchetti il cui nome comincia con l3, che sono i pacchetti più o meno stabili che vengono collaudati dall’utenza generale o da persone come Enrico che li studiano a fono e li imparano ad usare anticipando i tempi e focalizzando eventualmente alcune criticità. Sono quello che diventerà il LaTeX3 prossimo venturo.

            in risposta a: Problema indici #69191
            OldClaudio
            Partecipante
              Up
              0
              Down
              ::


              Suppongo che tu abbia letto la documentazione di imakeidx. Avrai quindi notato che nel preambolo devi specificare con le opzioni per \makeindex il titolo da dare all’indice particolare, il valore della etichetta particolare con ci identificare ogni indice, se il titolo dell’indice particolare va inserito nell’indice generale, quale file di stile devi usare, eccetera.
              Poi quando usi il comando \index devi specificare l’etichetta particolare che ti identifica l’indice nel quale vuoi inserire la particolare parola.

              Per esempio, nella GuidaGuIT ci sono sei indici analitici, uno general e 5 particolari; nel preambolo, quindi, ho messo sei dichiarazioni di \makeindex, delle quali una senza etichetta per l’indice generale.
              `
              \makeindex[options={-s GuidaGuIT.ist},intoc]
              \makeindex[options={-s GuidaGuIT.ist},intoc,name=GuidaGuITamb,title=Indice degli ambienti]
              \makeindex[options={-s GuidaGuITfiles.ist},intoc,name=GuidaGuITfile,title=Indice dei file]
              \makeindex[options={-s GuidaGuIT.ist},intoc,name=GuidaGuITclass,title=Indice delle classi]
              \makeindex[options={-s GuidaGuIT.ist},intoc,name=GuidaGuITpack,title=Indice dei pacchetti]
              \makeindex[options={-s GuidaGuIT.ist},intoc,name=GuidaGuITprog,title=Indice dei programmi e~delle distribuzioni]
              `
              Per tutti gli indici analitici passo al programma makeindex l’opzione per usare un particolare stile GuidaGuIT.ist di composizione dell’indice analitico diverso da quello di default; per l’indice dei file uso un altro stile ancora., ma trannee il primo indice di tipo generale, gli altri hanno la specificazione di un “name” e un “title”; il “name” è l’etichetta con cui identifico ciascun indice; quindi per mandare la locuzione “unità di misura” all’indice analitico generale scrivo semplicemente \index{unità di misura}, mentre per mandare nell’indice dei file il nome del file della classe book.cls, scrivo \index[GuidaGuITfile]{book.cls].

              Naturalmente in fondo al documento ci sono sei differenti comandi per stampare i sei indici:
              `
              \printindex
              \printindex[GuidGuITamb]

              \printindex[GuidaGuITprog]
              `

              Ci pens il pacchetto imakeidx a lanciare dietro el quinte il programma che separa gli indici (se ce ne fosse bisogno) e a lanciare sei volte il comando da terminale makeindex con tutti i parametri che occorrono per produrre i veri indici ordinati alfabeticamente e strutturalmente, in modo che i vari comandi printindex possano incorporare i vari file da comporre come LaTeX sa fare con il suo ambiente theindex.

              Sono contento che tu sia “incappato” in imakeindx; è talmente comodo che io non ne potrei più fare a meno e non risco a convincere il curatore della classe memoir che si tratta di una vera leccornia tipografica; e non lo dico perché sono stato io il primo ad averne l’idea, ma perché Enrico è stato bravissimo a crearne il codice avanzato con il quale, con una fatica minima, si ottiene un risultato che secondo i procedimenti tradizionali dovrebbe essere condotto a mano con spreco di tempo e con la possibilità di infiniti errori nello scrivere i comandi sul terminale.

              in risposta a: Problema indici #69189
              OldClaudio
              Partecipante
                Up
                0
                Down
                ::


                Che cosa c’è di complicato ad aprire un Terminale, usare c d per andare nella cartella dove ci sono i tuoi file, compreso quello ndx e poi scirvere nel terminale:
                `
                makeindex -o file.nnd -t file.nlg file.ndx
                `
                così com’è, senza parentesi, senza nient’altro di quello che c’è scritto lì sopra; cambiando solo in tutti e tre i punti la stringa file con la stringa che precede .ndx.

                -o serve per dire che il nome di file successivo sarà il nome del file di uscita con i nomi in ordine alfabetico; -t srve per specificare il nome del file log di quanto a fatto makeindex; con l’estensione diversa non si corre il pericolo di sovrascrivere il file log dell’esecuzione di LaTeX.

                Non per fare réclame ai membri del gruppo, ma se avessi usato il pacchettino imakeidx (documentazione texdoc imakeidx da terminale) avresti ottenuto il risultato direttamente e in sincronia con ogni esecuzione di LaTeX sul tuo file sorgente; l’unica cosa è che avresti dovuto indicizzare i nomi con una variabile opzionale per \index per separare le entry normali dalla entri dei nomi.

                in risposta a: come usare font ubuntu #69229
                OldClaudio
                Partecipante
                  Up
                  0
                  Down
                  ::


                  Intanto di esempi minimi ce ne sono molti nell’ottima introduzione di Enrico; cerca introxelatex con il tuo motore di ricerca e scarica il file pdf. Ottimo, decisamente ottimo.

                  in risposta a: Allegare PDF e inserirlo nei segnalibri #69179
                  OldClaudio
                  Partecipante
                    Up
                    0
                    Down
                    ::


                    Secondo me la cover letter ha in allegato il curriculum, non viceversa.

                    in risposta a: pgfplots e velocità di compilazione #69055
                    OldClaudio
                    Partecipante
                      Up
                      0
                      Down
                      ::


                      Usa \incldeonly e \include e compila un capitolo alla volta; il gioco di questi due comandi funziona solo se i relativi comandi sono inseriti tutti nel main file.

                      Quando ongi capitolo (o appendice) sarà a posto escludi \includeonly e fai andare un paio di volte per essere sicuro che tutti i riferimenti siano a posto; ma almeno non ci metti cinque minuti ogni volta, ma una decina di minuti “soltanto” quando compili la bella

                      in risposta a: Due dubbi sui font #69111
                      OldClaudio
                      Partecipante
                        Up
                        0
                        Down
                        ::


                        Cha sistema operativo e che distribuzione di texlive usi?

                        in risposta a: Configurazione TeXworks #66340
                        OldClaudio
                        Partecipante
                          Up
                          0
                          Down
                          ::


                          cerca profiquamente sul vocabolario 🙂

                          in risposta a: Posizione di \label #69171
                          OldClaudio
                          Partecipante
                            Up
                            0
                            Down
                            ::


                            tutte le volte che un contatore viene incrementato il suo valore con i prefissi viene assegnato ad una control sequence con una definizione locale; così l’ambiente equation incrementa il contatore equation quando si apre e ne mette il valore con i debiti prefissi dentro la suddetta control sequence; \label ne prende il contenuto e lo assegna ad un’altra control sequence che verrà scritta nel file aux al omento opportuno. alla chiusura dell’ambiente equation quella control sequence riprende il suo valore precedente; quindi il numero dell’equazione non è più accessibile; quindi mettere \label all’inizio o alla fine dell’equazione non cambia nulla purché sia sempre dentro all’ambiente. per gli allineamenti tipo align o gather che formano una tabella, il comando \lable deve essere messo alla fine della righe della espressione che si vuole etichettare

                            Per le sottofigure le cose vanno un po’ diversamente, perché il caption non viene effettivamente composto e sub-numerato finché la scatola nella quale è stato messo il testo della sotto-didascalia con il suo \label non viene usata..

                            in risposta a: Posizione di \label #69168
                            OldClaudio
                            Partecipante
                              Up
                              0
                              Down
                              ::


                              L’esempio del Linguista non funziona perché itemize non usa contatori e quindi label recupererebbe forse il numero del paragrafo dentro al quale si ritrova; funziona invece con l’ambiente enumerate e solo quando non viene usat l’argomento facoltativo di \item. (Vedi GuidaGuIT).

                              Per argomenti mobili, come l’argomento di \chapter, sarebbe meglio metterlo fuori, anche se non è vietato metterlo dentro; l’argomento infatti viene trascritti prima nel file aux poi nel file toc; è vero che LaTeX prvvede a disattivare il comando \label nell’argomento mobile, o meglio, lo rende equivalente a \@gobble, vale a dire che ne prende l’argomento e non ne fa nulla, ma questo solo nel processo di trascrizione verso il file ausiliario, non nel processo di composizione del titolo.

                              Come buona regola è meglio, quindi, metterlo fuori dell’argomento di \chapter e di qualunque altro comando di sezionamento, \caption compreso, anche se non ha tutte le caratteristiche di un comando di sezionamento.

                              L’unico caso in cui mi pare che \label debba essere messo dentro l’argomento di un comando è il caso di \footnote nella remota circostanza in cui si volesse fare riferimento ad una nota già scritta o che verrà più avanti. Le note, pur essendo mobili, non vengono trascritte in alri file, tranne le endnotes (che per altro sarebbe sepre meglio non usare — non è solo un parere mio, ma anche di altri famosi tipografi e book designers — io non lo sono affatto, ma quando lo dico alcuni sembrano cascare dalle nuvole…)

                              in risposta a: Due dubbi sui font #69108
                              OldClaudio
                              Partecipante
                                Up
                                0
                                Down
                                ::


                                Non so cosa dirti; io uso Mac e non ho esperienza con gli altri due sistemi operativi.

                                in risposta a: Due dubbi sui font #69105
                                OldClaudio
                                Partecipante
                                  Up
                                  0
                                  Down
                                  ::


                                  I font Type 1, TrueType e OpenType sono tutti font vettoriali che hanno la caratteristica di essere descritti mediante le equazioni dei loro contorni. Per questo sono scalabili con continuità a qualunque grandezza, perché il fattore di scala agisce sulle equazioni dei contorni e il font viene ridisegnato ogni volta (riempito di “nero” dentro il contorno).

                                  In alternativa esistono i font raster o bitmappaed, o a matrici di punti. Questi vanno benissimo per essere riprodotti alla stessa densità di pixel di quando sono state create le matrici di punti. Non sono scalabili bene, perché la loro rappresentazione non contiene abbastanza informazione.

                                  Tutti i font devono essere accomapgnati da informazioni metriche: quanto sono larghi, quanto profondi, quanto alti, quanto accostati a ciascun altro segno, a quali altri segni devono essere legati, eccetera.

                                  I font Type 1, sono descritti da due file, quello con estensione pfb e quello con estensione afm; il primo contiene le descrizioni matematiche dei contorni, il secondo le informazioni metriche. I Type 1 in senso stretto possono avere solo 256 segni; i loro contorni sono descritti da equazioni cubiche.

                                  I font TrueTipe son descritti da un solo file, che contiene sia la descrizione dei contorni sia le informazioni metriche. Il numero di segni che possono contenere non è limitato a 256. I contorni sono descritti da equazioni quadratiche.

                                  I font suddetti possono contenere segni di un solo disegno: solo tondo, o solo corsivo o…

                                  I font OpenType hanno molte delle caratteristiche dei TrueType, ma i contorni possono essere anche descritti da equazioni cubiche; inoltre possono contenere tanti segni quanti sono i segni codificati UNICODE (ma quasi sempre sono incompleti, pur contendo migliaia di segni) ma possono contenere diversi disegni, quindi un solo file otf può contenenere il tondo chiaro e nero e il corsivo chiaro e nero; talvolta sono presenti anche altri disegni, per esempio il maiuscoletto; i segni degli altri alfabeti sono di solito conformai a quelli dell’alfabeto latino.

                                  Per il sistema TeX è importante che le informazioni metriche siano contenute in un file tfm; il sistema TeX è dotato di programmi per convertire sia i file afm in file tfm, sia gli altri formati di fonto in font Type 1; in questo modo LaTeX e, oggigiorno, pdfLaTeX possono lavorare senza intoppi.

                                  Invece i programmi come ConTeXt-mkiv, XeLaTeX e LuaLaTeX possono lavorare anche con i font TrueType e OpenType.

                                  I font che tu citi, i Computer Modern e i Calligra. si trovano anche nella distribuzione TeX Live in formato OpenType (per i CM sono sicuro, per i calligra non lo sono altrettanto); se li installi (macchine Macintosh) o se rigeneri la cache dei font li puoi già usare per altre applicazioni. Sui Mac è particolarmente facile, nel sneso che l’installazione corrisponde a farne conoscere il nome al sistema operativo, dopo di che ogni applicazione, dalla posta elettronica ai programmi di disegno, li vedono direttamente nell’elenco dei font. Sulle altre macchine non saprei perché non ne faccio uso.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 9,226 al 9,240 (di 11,287 totali)

                                Go to top