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Comunque tabularx ricompone la tabella tre volte; questo implica che memorizzi tutto il contenuto dell’ambiente in una macro o in un registro token, e usi questo contenuto memorizzato epr calcolare la larghezza della tabella con due valori prefissati della colonna X; in base alla larghezze ottenute determina per estrapolazione lineare la larghezza giusta e la terza volta ottiene il risultato.È chiaro che l’oggetto mobile costituito dal contenuto della tabella viene ben sbatacchiato fra un comando e l’altro, per cui può darsi benissimo che l’impostazione \obeyspaces si rompa stra facendo e non sia più efficace come nei primi due casi dove la tabella viene composta more solito una volta sola.
Però ho ridefinito localmente la tilde e funziona:
`
\documentclass[10pt,a4paper]{article}\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{tabularx}\newcommand\thinspaces{%
\obeyspaces
\begingroup\lccode`\~=`\ \lowercase{\endgroup\def~}{\hskip.16667em}}\begin{document}
{\thinspaces
23 A6 FE 90 E3 D9 BB 30 69 CF 43 2C FD 4B CF 67 D7 3C 46 22 %
9A 08 DB 05 1D 45 DC 07 F3 1E 4D 1F 4B 11 23 5B 42 91 14 95 %
25 88 1F BD 60 E5 6F 84 44 70 7A 95 EC 30 E4 46 4F 37 87 F1 %
B2 FA 45 04 6F 7C BE 97 25 C7 20 E7 F3 90 55 51 99 3A 72 35 %
40 F2 E8 E3 36 3A 7D 58 61 9C 91 D6 AC 34 E7 E8 09 27 64 4F %
2C 4C C2 D2 A3 32 DB 2B 7E F0 B6 F3 69 96 E4 2B C3 2B 42 ED %
CA 2C 3C C8 F5 AA E6 71}
\bigskip
\begin{tabular}{l>\ttfamily p{7.5cm}}
Public key algorithm: & sha1WithRSAEncryption \\
&
\thinspaces
23 A6 FE 90 E3 D9 BB 30 69 CF 43 2C FD 4B CF 67 D7 3C 46 22 %
9A 08 DB 05 1D 45 DC 07 F3 1E 4D 1F 4B 11 23 5B 42 91 14 95 %
25 88 1F BD 60 E5 6F 84 44 70 7A 95 EC 30 E4 46 4F 37 87 F1 %
B2 FA 45 04 6F 7C BE 97 25 C7 20 E7 F3 90 55 51 99 3A 72 35 %
40 F2 E8 E3 36 3A 7D 58 61 9C 91 D6 AC 34 E7 E8 09 27 64 4F %
2C 4C C2 D2 A3 32 DB 2B 7E F0 B6 F3 69 96 E4 2B C3 2B 42 ED %
CA 2C 3C C8 F5 AA E6 71
\end{tabular}\bigskip
\begin{tabularx}{\textwidth}{l>\ttfamily X}
Public key algorithm: & sha1WithRSAEncryption \\
&
\def~{\hskip.16667em}%
23~A6~FE~90~E3~D9~BB~30~69~CF~43~2C~FD~4B~CF~67~D7~3C~46~22~%
9A~08~DB~05~1D~45~DC~07~F3~1E~4D~1F~4B~11~23~5B~42~91~14~95~%
25~88~1F~BD~60~E5~6F~84~44~70~7A~95~EC~30~E4~46~4F~37~87~F1~%
B2~FA~45~04~6F~7C~BE~97~25~C7~20~E7~F3~90~55~51~99~3A~72~35~%
40~F2~E8~E3~36~3A~7D~58~61~9C~91~D6~AC~34~E7~E8~09~27~64~4F~%
2C~4C~C2~D2~A3~32~DB~2B~7E~F0~B6~F3~69~96~E4~2B~C3~2B~42~ED~%
CA~2C~3C~C8~F5~AA~E6~71
\end{tabularx}\end{document}
`la definizione con \def resta locale; dentro ad una cella di una tabella qualunque comando o qualunque definizione si esaurisce dentro la cella (la cella funziona in certo senso da gruppo); definendo la tiled ecome uno spazio da 1/6em direttamente dentro alla cella e sostituendo tutti gli spazi con una tilde con un “Replace all” esteso all’intera selezione (il contenuto della cella, cioè la sequenza di byte esadecimali che hai scritto, cosa che richiede una frazione di secondo) ho ottenuto il nuovo contenuto dell’ambiente tabularx e come puoi constatare funziona perfettamente.
Perché non funziona con una definizione esterna alla cella? non lo so, e i tentativi di tracing che ho fatto non me l’hanno spiegato;
ho il sospetto che ci siano degli inconvenienti fra il codice attivo dello spazio e il codice lc della tilde quando il comando \thinspaces è sviluppato dentro l’argomento del corpo della tabella espandibile. Con \def si ha una definizione fresca ognuna delle tre volte che si ricompila la tabella.
22 Gennaio 2012 alle 12:04 in risposta a: Libri tradotti: nell’originale ci vanno tutti i campi? #68814::lorenzo.pantieri” post=68006
Allora, aggiungo un altro off topic: se Aristotele ha scritto Il suo testo sull’anima, perché continuiamo a citarne il titolo in latino? Il suo titolo, ammasso che ne avesse uno dovrebbe essere Περί ψυχῆς.
Un’obiezione che si può sollevare è che è eccessivo supporre che il lettore, non solo il lettore medio, ma anche quello interessato a leggere un lavoro che abbia in bibliografia un testo di Aristotele, sappia il greco. Il greco in Italia si studia solo al liceo classico: la maggioranza dei lettori non saprebbe nemmeno come pronunciare quel titolo.
Di più. Per coerenza, dovremmo citare ogni lavoro nella lingua originale. Francamente, però, troverei eccessiva ed “eccentrica” una voce bibliografia del tipo
Фёдор Михайлович Достоевский, Братья Карамазовы,
per indicare i Fratellli Karamazov di Dostoevskij…
Ciao,
L.Concordo, pienamente, ma almeno usiamo l’italiano, non il latino 🙂
22 Gennaio 2012 alle 8:05 in risposta a: Libri tradotti: nell’originale ci vanno tutti i campi? #68811::
I problemi sollevati da Lorenzo e ampiamente dibattuti da Ivan e Pietro sono interessantissimi, e sono tutt’altro che OT, visto che le citazioni fanno parte delle tipografia e vanno fatto correttamente.Allora, aggiungo un altro off topic: se Aristotele ha scritto Il suo testo sull’anima, perché continuiamo a citarne il titolo in latino? Il suo titolo, ammasso che ne avesse uno dovrebbe essere Περί ψυχῆς. Quindi se nella bibliografia mettiamo come autore Aristotele, dovremmo a rigore mettere il titolo in greco; mentre se come autore mettiamo il curatore come indica Pietro, allora possiamo usare il titolo latino che il curatore ha dato alla sua edizione critica.
Notate che io non so niente di filologia di opere antiche; quindi è ovvio che sto parlando a braccio, ma anche agli scienziati e ai tecnologi capita di citare traduzioni e magari anche pubblicazioni critiche di opere un po’ meno antiche, come per esempio l’opera già citata di Galileo Galilei.
Ma sempre parlando un po’ off-topic e un po’ in-topic; Jean Michel Hufflen ha presentato ai meeting diversi contributi sulla composizione delle bibliografia e mi pare che abbia anche affrontato il problema delle traduzioni. Ma J.M. Hufflen è la persona meno citata sul forum, benché sia un frequentatore assiduo del GuIT Meeting e abbia contribuito molto al problema bibliografia.
Per finire sorridendo: se gli italiani sono 60 milioni e i parlanti italiano non cittadini italiano sono 10 milioni, (cifra tonda forse un po’ sovrastimata, ma non lontana dal vero) per un totale di 70 milioni di parlanti, e se la popolazione mondiale è di 7 miliardi di individui, a me risulta che la percentuale di parlanti italiano sia circa dell’1%. non dello 0,01%. La stima di Lorenzo è lontana dal vero di circa due ordini di grandezza. Perché vogliamo sempre buttarci giù? Questo sì che è veramente OT 😉
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Secondo me stiamo confondendo due concetti importanti (tranne Enrico, che però è stato telegrafico).Una cosa è dire che l’oggetto mobile è largo \columnwidth oppure \textwidth; un’altra è dire che l’immagine che è stata inserita delntro l’oggetto mobile ha ampiezza \columnwidth o \textwidth.
Lamport nella sua spiegazione dice che figure* e table* sono composti dentro una scatola \parbox larga \textwidth; ta parlando di oggetto mobile, non dell’immagine che vi è contenuta. e volendo si potrebbe scalare questi’ultimo a una frazione di \hsize, che è la giustezza dentro la scatola che forma l’oggetto mobile.
Componendo a due colonne gli oggetti obili senza asterisco sono inseriti nella colonna come oggetti mobili inscatolati dentro delle \parbox larghe \columnwidth, mentre quelli asteriscati sono formati da scatole larghe quanto \textwidth; in entrambi i casi si potrebbe poi scalare l’immagine ad una frazione di \hsize.
Naturalmente è sempre meglio non pasticciare con i parametri interni come \hsize !
Ha ragione Lorenzo quando sottolinea che se venisse in mente di cambiare impaginazione da una colonna a due colonne bisogna comunque rivedere tutto quanto per essere sicuri dhe le immagini rimpicciolite a causa del fattore di scala rispetto a \columnwidth siano ancora leggibili. Ma questo è un altro punto.
L’idea principale è che il layout di pagina deve essere scelto in anticipo e non a “metà dell’opra”, poi riferirsi a \columnwidth o a \textwidth potrebbe non avere più una grande rilevanza, se non a due colonne.
Con multicolumn le cose sono diverse, perché in realtà non sono concessi oggetti mobili in colonna, ma solo in testa. Per mettere con multicolum oggetti in colonna bisogna tenerli fissi, oppure interrompere le due colonne e metterli a piena pagina dove si vuole (in testa, al piede, al centro), ma cadono dove le due colonne sono interrotte e l’interruzione non è mobile. In sostanza l’ambiente multicolumn non è adatto per gestire figure e tabelle mobili. Va benissimo per indici generali e analitici, e per pochi altri casi isolati, ma non per comporre un testo in generale; il suo unico vantaggio è quello di pareggiare le colonne quando viene terminato.
Per pareggiare le colonne in composizione twocolumn bisogna agire a mano nella versione finale e definitiva, perché qualunque correzione del testo che vari il numero di righe dell’ultima pagina implica che bisogna spostare il “fine colonna”. Nella classe arstexnica c’è un comando (\balance o \pareggia) che lo fa; ovviamente non è documentato, perché lo usa solo l’editor di ogni fascicolo di AT. Il trucco è quello di inserire un “whatsit”, un altro degli oggetti sconosciuti del nucleo di TeX.
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Premetto che il preambolo contiene alcune cose che preferirei non avere visto, compresa la specificazione dei margini senza tenere conto del displacement diverso e l’aver specificato un valor a \voffset, cosa che NON SI DEVE FARE MAI.Siccome ho appena scirtto una guida tematica sul disegno della pagina, ti rimando a quel testo e forse cpisci che cosa volevo dire quando ho detto che i margini non si psecificano come hai fatto tut e \voffset NON SI TOCCA.
Ma veniamo alle tue richieste, sempre che abbia capito bene:
1)nel preambolo del libro ho inserito la numerazione romana, ma nell’indice i numeri romani non sono affiancati dai puntini. Tra l’altro anche l’appendice non lo è
Prefazione I
Introduzione II
Capitolo 1………………………….1
Capitolo 2………………………….23
Appendice 324Quel tipo di indice non è quello che book farebbe da solo se I a fianco di Prefazione rappresentasse la pagine a II a fianco di Introduzione rappresentasse la pagina, vorrebbe dire che hai composto Prefazione e Introduzione scrivendo qualcosa come \chapter*{Prefazione}\addtocontents{toc}{part}{Prefazione}; doco questo perché lo stile di quelle due righe appartiene alle parti, non ai capitoli, ma forse nemmeno alle parti.
L’editore mi chiede di inserire il numero nella riga, la qual cosa non vedo molto di buon occhio anche perchè comunque mi esce nell’indice
1.2……………1
1.3…………..15Per scrivere Sezione o paragrafo prima del numero devi modificare un comando del nucleo di LaTeX che si chiama \l@section; cercalo in latex.ltx, copialo, incollalo nel tuo preamblo dopo aver scritto \makeatletter e modificalo come meglio credi. Usa tranquillamente \section{} senza argomento come ti ha chiesto l’editote (editore che sembra non capire molto di tipografia automatizzata…, ma anche di tipografia in generale)
P.S. tanto per aggiungere un carico a briscola… Secondo voi sarebbe possibile ottenereche alcune tabelle abbiano l’etichetta “tabella” ed altre “table”?
prima di dare il comando \caption dentro all’ambente table, scrivici \renewcommand{\tablename}{Table}, se la lingua di default del tuo libro è l’italiano.
`
\clearpage{\pagestyle{empty}\cleardoublepage}
`
è un pungo nell’occhio epr due motivi: primo \clearpage NON è un comando che accetti argomenti, quindi quelle graffe che lo seguono sono inutili; al più per limitare l’effetto dello stile empty a questi pochi comandi usa \thispagestyle{empty} e non ha bisogno delle parentesi di gruppo; secondo questo alvoro, fatto meglio è quello che fa il pacchetto emptypage, per cui ti basta chiamarlo nel preambolo e poi usare semplicemente \cleadoublepage; meglio ancora: non hai bisogno di dare nessun comando perché sia \part, sia \chapter (con o senza asterisco) cominciano una pagina di destra emettendo da soli il comando \cleardoublepage.Poi può darsi che il tuo problema esposto in modo così confuso io l’abbia capito a metà, e forse non l’ho capito per niente; ma se cominci a fare le cose che che ho suggerito può darsi che metà delle tue domande abbiano ricevuto una risposta.
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L’ambiente lstlisting non è un ambente verbatim quindi i caratteri speciali di LaTeX conservano più o meno il lro valore, Scrivendo in italiano, poi, le doppie virgolette hanno il significato speciale che permette di dividere le parole in modo etimologico invece che in modo fonetico. È cioè un carattere attivo che svolge diverse funzioni, ignote ai più che non si preoccupano di leggere la descrizione della lingua italiana nella documentazione di babel (texdoc babel da terminale)Allora per singolo caratteri come il dollaro o o il doppio apice puoi premettere al carattere il comando primitivo \string, per esempio \string& \string”;
Per altri caratteri come il bachslash da rappresentare come tale devi usare \textbackslash, per la tilde o usi \string oppure \textasciitildeLeggendo la documentazione di listings (texdoc listings puoi anche trovare come convincere lstlisting a interpretare le lettere accentate.
Poi c’è anche una guida di Lorenzo Pantieri in merito all’uso di listings, ma non ho il link, benché sia apparso recentemente in uno dei filoni di domande e risposte qui sul forum.
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Il tuo preambolo contiene cose strane, frutto di copia e incolla di cose che derivano dal passato remoto e da tentativi maldestri, oltre che da mancanza di documentazione.Se leggi l’Arte (link qui sopra nella sezione Documentazione) almeno tu, se no i possibili predecessori puoi documentarti.
Comincio con il rabbrividire a vedere scritto \mainmatter Seguito da \Pagenumbering{Roman}; Nella main matter di un testo (libro, visto che stai usando la classe book) la numerazione delle pagine è sempre con cifre arabe; Qui sul forum abbiamo discusso psesso se la front matter possa vere la numerazione romana minuscola o se sia meglio che tutto il testo sia composto con numerazione araba. Comunuqe quel \main matter va sostituito con \frontmatter e quel \pagenumbering va eliminato. Inoltre nella front matter i capitoli senza asterisco non vengono numerati ma vanno nell’indice quelli con l’asterisco non vanno nemmeno nell’indice. Però mettere nell’indice i ringraziamenti e i sommari in italiano e in inglese (l’inglese è la lingua di default, ricordalo, se vuoi avere l’italiano di default devi elencarlo per ultimo fra le opzioni a babel) mi sembra una cosa assurda.
Veniamo al codice:
`
PREAMBOLO
————————————————————————————–
\documentclass[a4paper,12pt,openright]{book}
`
L’opzione openright è inutile perché è il valore di default.
`
\usepackage[italian,english]{babel}
`
L’inglese è la lingua di default? è così che vuoi scrivere la tesi? Dopo supporrò che tu abbia scambiato queste due opzioni.
`
\usepackage{graphicx}
\DeclareGraphicsExtensions{.png,.jpg}
`
Le estensioni di default per pdflatex sono pdf, jpg,png; non serve specificarle; se invece le specifichi a latex, questo programma non è in grado di gestirle; vedi anche più sotto a proposito di epsfig.
`
\usepackage{indentfirst}
\usepackage{epsfig,longtable,amsmath}
`
epsfig è un vecchio wrapper per inserire le figure eps; pdflatex, versione dal 2010 in poi le importa senza colpo ferire, ma comunque non sarebbe merito di epsfig, che è solo una interfaccia per rendere compatibili vecchi documenti; in realtà epsfig usa graphicx.
`
%\usepackage{frontespizio}
\usepackage{setspace}
\usepackage{fancyhdr}
\usepackage{enumitem}
%\usepackage[alwaysadjust]{paralist}
\usepackage{emptypage}
`
Se usi il pacchetto emptypage, non hai bisogno di fare gli accrocchi che hai fatto sotto prima di \mainmatter.
`
\usepackage{tocloft}
\usepackage{subfig}
`
subfig funziona ma è fuori manutenzione da 7 anni; oggi si preferirebbe usare i pacchetti caption e subcaption; quest’ultimo consente di fare le stesse cose che faceva subfig ma con un mark-up più facile da interpretare e quindi più facile da gestire.
`
\usepackage{caption}
\usepackage{textcomp}
%\usepackage{tgchorus}
%\usepackage[T1]{fontenc}
%\usepackage{literat}
%\usepackage[T1]{fontenc}
`
Qualunque font usi, tieni presente che per l’italiano è sempre bene usare la codifica T1, sempre e senza discussioni.
`
\usepackage{calligra}
\captionsetup{tableposition=top,figureposition=bottom,margin=20pt,font=small}
———————————————————————————————————————TRATTO PROBLEMATICO
—————————————————————————————————-
\clearpage{\pagestyle{empty}\cleardoublepage}
`
il pacchetto emptypage fa tutto da solo; basta dire \cleardoublepage e basta; inoltre le graffe che racchiudono uno pseudoargomento a \clerapage possono essere dannose; \clearpage è un comando senza argomenti.
`
\mainmatter
\pagenumbering{Roman}
\chapter*{Ringraziamenti}
\addcontentsline{toc}{section}{\vspace{2mm}\textbf{Ringraziamenti}}Ringrazio!
\newpage
\begin {abstract}
\addcontentsline{toc}{section}{\vspace{2mm}\textbf{Sommario}}
… versione del sommario in italiano …\end {abstract}
\newpage
\selectlanguage {english}%
\begin {abstract}
\addcontentsline{toc}{section}{\vspace{2mm}\textbf{Abstract}}… English version of the abstract …
\end{abstract}
\selectlanguage {italian}%———————————————————————————————————–
`Quest’ultima parte va completamente sostituita (supponendo che la lingua di default sia correttamente impostata all’italiano nella chiamata a babel) con:
`
\frontmatter\chapter*{Ringraziamenti}
\markboth{Ringraziamenti}{Ringraziamenti} %solo se durano più di due pagine
Ringrazio!\newpage
\begin {abstract}
\markboth{\abstractname}{\abstractname} % solo se il sommario italiano dura più di due pagine
… versione del sommario in italiano …\end {abstract}
\newpage
\begin {abstract}
\selectlanguage {english}%
\markboth{\abstractname}{\abstractname} % solo se il sommario inglese dura più di due pagine
… English version of the abstract …
\end{abstract}\mainmatter
\chapter{Introduzione}% capitolo numerato
…
`
::Sam Qasbah” post=67886Lorenzo, nel post su iCreate hai scritto:
… Oggigiorno quasi nessuno scrive più in TeX: di regola si scrive in LaTeX …
Non direi, credo sia soprattutto un problema di visibilità: la mia sensazione è che LaTeX è una fonte inesauribile di problemi, per cui chi lo usa frequenta molto e spesso forums e liste in cerca di aiuto. Chi usa TeX invece ha problemi solo nella prima fase di apprendimento, poi quasi più, per cui non li si trova quasi mai in giro sulla rete. Poi, è ovvio, ci sono tanti altri fattori, ma in generale non credo affatto che i TeXnici siano ridotti a “quasi più nessuno”.
Ciao.
Non credo che sia vera nè una affermazine né l’altra. I TeXnici ci sono ancora, ma spesso non usano plain tex per comporre testi; in questo ha ragione Lorenzo.
Ma Lorenzo anche rifugge dall’usare i linguaggio di basso livello, che è fatto di comandi primitivi, di comandi di plain (che ameno sono documentati nel TeXbook) di comandi di servizio di LaTeX che spesso sono talmente mal documentati che se ne capisce qualcosa soltanto guardandoli al rallentatore con le operazioni di tracing. Lo capisco; ma se devi scrivere file di classe o file di estensione, o macro un po’ complesse, oppure se vuoi capire come modificare macro complesse per modificarne il comportamento, allora devi essere un TeXnico e con i baffi a manubrio (espressione gergale degli operai della F..T, che indicano con questo nome i veciòt che ne sanno una più del diavolo). I “baffi a manubrio” ti crescono in fretta se usi questi comandi di basso livello abbastanza spesso.
Per raggiungere i livelli del superTeXnico Enrico, non solo devi aver cominciato da giovane, me devi essertici dedicato con particolare impegno, perché se lasci perdere per un po’ dimentichi tutto., almeno a me succede così.TeX non è morto affatto, ma Oggi è decisamente più facile usare i pacchetti giusti per ottenere le cose che si vogliono ottenere, piuttosto che ammattirsi nel codice primitivo. Io ho i baffetti che non hanno ancora preso la piega del manubrio, ma anch’io ricorro a forum per avere degli aiuti su questioni TeXniche; per le questioni LaTeXiane di solito me la cavo da solo. In ogni caso, una volta scritte le macro per quel che voglio fare, non mi passa nemmeno per la mente di usare il mark-up di plain TeX per comporre un testo per davvero.
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Grazie mille, Enrico; la tua soluzione va oltre a quello che a me servirebbe; nello stesso tempo può essere adattata per saper se un dato carattere implicito cade in un certo range di cui si conoscono gli estremi.Quello che avrei voluto fare sarebbe stato realizzare quello che Knuth afferma nel secondo capoverso dell’appendice C del TeXbook: “… the fact that `b always denotes that the integer 98 means that we can write machine-independent macros that decide, for instance, whether a given charachter is a digit between 0 and 9.”
Se il given character è un implicit character, la cosa è molto difficile; se è l’argomento di una macro non sembra così difficile. Infatti la tua soluzione è lunga, ma può funzionare; bisogna solo ripetere la definizione per il centinaio di caratteri ASCII che TeX può usare, come gli spazi, il ^^M, il ^^I e simili.
Per quel che riguarda “macro”, lo so che indica qualcosa frutto di una definizione, quindi espandibile; ma Knuth chiama “control sequence” ogni cosa che cominci con un backslash; onestamente in italiano sarebbe farraginoso; non sono mai riuscito a trovare un altro nome né a creare un neologismo (pratica da evitare, ma talvolta necessaria) per indicare con una parola semplice l’equivalente di “sequenza di controllo” ; anche “token complesso” è troppo lungo e si può riferire a molte cose.
Ciao e grazie
Claudio
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Come si faccia in LyX non lo so e non ci penso nemmeno, perché questi editor alla LyX sono più delle palle al piede che altro.Lavorando con un editor qualsiasi fra quelli che vengono consigliati sempre qui sul forum, si gestisce ogni dettaglio di composizione in ogni minimo dettagli, senza enormi pallae da carcerato ad entrambi i piedi; per esempio uno sceglierebbe di usare il pacchetto natbib, uno stile di citazione (anche se non lo usa) del tipo author year, e potrebbe scegliere un qualsiasi stile bibliografico che poi natbib gestisce adeguatamente; ovviamente bisogna leggere la documentazione di natbib che anche voi LyXiani potete leggere da terminale dando il comando texdoc natbib. Poi come inserire con LyX i comandi LaTeX per usare natbib e specificare le altre impostazioni è un affare vostro.
Scusate, non voglio né insultavi perché usate LyX, né meno che mai deridervi; vi ricordo solo che quando salta fuori la parola LyX qui sul forum, la prima cosa che si dice è sempre:
prima lasci perdere LyX, prima vivi felice.
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Non c’è dibbio che sia un @book;I dati completi sono:
CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA
Testo integrale e commento teologicoPIEMME Edizioni (Gruppo Mondadori)
Milano
Aprile 1993
Rilegatura in brossura
Pagine 1280
ISBN: 978-88-384-1926-XSiccome non sono indicati né l’autore né il curatore, devi usare la chiave KEY, che insieme all’anno ti permette la citazione autore,anno. Per Key, puoi sempre mettere qualcosa come CEI (se fossi sicuro che è frutto della Conferenza Episcopale Italiana) oppure {Chiesa Cattolica} che è un po’ lungo, ma sicuramente non è sbagliato.
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