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Devi solo usare l’ambiente verbatim, senza bisogno di chiamare nessun pacchetto esterno.
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\begin{verbatim}
lsnrctl start
export ORACLE_SID=PROD
sqlplus “/ as sysdba”
> startup nomount;
> alter database mount standby database;
exit
export ORACLE_SID=PROD32
sqlplus “/ as sysdba”
> startup nomount;
> alter database mount standby database;
\end{verbatim}
`
15 Gennaio 2012 alle 15:16 in risposta a: Bibliografia, edizioni originali, stile philosophy-modern #68670::Anche se la soluzione che indichi rimuove ogni ambiguità nel riferimento completo della pagina, non la userò, per due ragioni. In primo luogo, la bibliografia verrebbe ridondante, antiestetica:
Pascal, Blaise
1699 Pensées, Guillaume Desprez, Paris (tradotto in italiano come Pensieri, Einaudi, Torino 1962).
1962 Pensieri, Einaudi, Torino (è la traduzione di Pensées, Guillaume Desprez, Paris, 1699).Non era il mio pensiero; il mio era:
Pascal, Blaise
1699 Pensées, Guillaume Desprez, Paris. Vedi Pascal 1963.
1962 Pensieri, Einaudi, Torino. Vedi Pascal 1699.Comunque è irrilevante. I consigli che ti sono arrivati dagli umanisti sono molto meglio. 🙂
15 Gennaio 2012 alle 9:38 in risposta a: Bibliografia, edizioni originali, stile philosophy-modern #68663::
Ci sono due testi, certamente collegati l’uno all’altro; io farei due riferimenti distinti in ciascuno dei quali metterei anche la cross reference all’altro, e per la traduzione userei anche il campo note per indicare il nome del traduttore.
Poi non ci sarebbe nessun problema a citare solo la versione francese del 1699, o solo la versione italiana del 1963, o entrambe, e la pagina 100 riferita solo a richiamo dell’edizione italiana. Fraintendimenti? Nessuno, assolutamente nessuno. Spazio occupato? forse due righe in più nell’elenco bibliografico.Non farei così se indicassi l’esistenza di una traduzione, ma citassi frasi dell’edizione originale in lingua (ovviamente con una traduzione in nota) e la pagina originale tratta da una copia originale consultata in una qualche biblioteca pubblica (difficile possedere una copia originale, sia pure della fine del ‘600); l’indicazione della traduzione sarebbe a beneficio del lettore che non conoscesse la lingua o non avesse accesso ad una biblioteca pubblica che conservi una copia dell’originale.
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Mi pare che la Oxford Guide of Style sia la più equilibrata di tutte. Parla persino della matematica. L’unico appunto che farei è che in matematica non esistono solo gli esponenti numerici ma esistono anche apici e marcatori di diverso genere, per cui anche mettere dele nota con un richiamo ad asterisco potrebbero essere confuse con qualcos’altro.
Continuo a pensa che le formule in display debbano essere trattate come le citazioni i display. Per la matematica in linea non dovrebbe esserci nesusn problema ad attaccare il richiamo di nota al testo circostante.Comunque mi è piaciuto molto questo brain storming sulle note; molto bello. e costruttivo, capace di convincere sulla bontà di fare in un modo piuttosto che in un altro e di far cambiare opinione; a me è successo.
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Ruggero, non so proprio che cosa ti stia succedendo.Quello che ti posso consigliare a questo punto sul tuo Mac (non è quello di lavoro, no?) è quello di disinstallare completamente MacTeX che tanto è obsoleto, usando anche un programmino di pulizia dei residui per eliminarne ogni traccia. Io uso AppCleaner.app scaricabile dal rete e gratuito; facile e intuitivo da usare. Tra l’altro controlla di non avere anche caricato TeX Live con MacPorts; quella è una distribuzione Debian e averle tutte e due vuol dire fare casino (detto elegantemente) la roba di MacPorts e la roba che ha caricato si trova nella cartella di sistema /opt, che è invivisibile; ci arrivi lo stesso se aprendo Finder dal menù Go scegli Go to folder e nella finestrina che ti si apre (la barra c’è già, scrivi opt; dai enter e poi naviga dentro la cartella /opt; ti suggerisco di scendere a /opt/local/var/macports/ che contiene tutti i dati dei programmi caricati con MacPorts.
Io ho provveduto per tempo a scaricare TeX Live dai programmi importati con MacPorts,; feci l’errore quando avevo il MacBook da poco e mi c’è voluto un po’ per liberarmi da quella versione di TeX Live; non mi ricordo più come ho fatto, ma credo di avere semplicemente buttato tutto nel cestino.
Poi scarica di nuovo il pacchetto mactex.mpkg.zip dal suo sito: sul sito c’è scritto [ approximately 1.8G – 30 July 2011 ] ; installa e la prima cosa che devi fare è attivare TeX Live Utility.app e attivare il suo auto aggiornamento, perché quello di loglio scorso è vecchi di almeno due versioni; dovrebbe farlo da solo; ma dipende se gli dai l’OK o no. Poi aggiorna ad oggi; ti ci vorrà del tempo ma vale la pena.
Sulla partizione WindowsXP (partizione? non usi Paralles che ti consente di virtualizzare due o più sistemi? forse hai un hard disk piccolo e non alloca abbastanza spazio per i sistemi virtualizzati?) installa TeX Live 2011, scaricando l’installatore dal suo sito scarichi già software aggiornato; ma può darsi che anche in quel caso il tlmgr si volgia autoaggiornare; degli il consenso; non è necessario che butti via MiKTeX, anche se probabilmente, dopo aver provato TeX Live su Windows capirai eprché oggigiorno di solito sconsigliamo di usare MiKTeX che raramente è aggiornato, non perché Christian Schenk sia un incapace, perché Christian è bravissimo; il suo problema è che è da solo, e non riesce a reimpachettare i successivi aggiornamenti con la velocità con cui il Team di Tug riesce a produrli.
Non so perché sia il tuo Mac sia il tuo /Windows si siano incriccati; ma vale la pena ripulire e ricominciare.
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Non dico che il Dizionario di stile e di scrittura (Beltramo e Nesci, Zanichelli, Bologna, 2011) sia il Vangelo, ma esso alla voce Nota, paragrafo 3.2 specifica quanto segue (che è un pochino di più di quanto ha detto Ivan, che forse l’avrebbe detto se non avesse saltato il punto 3 del suo elenco):3.2 Posizione del richiamo
I richiami nel testo vengono di solito messi in formato apice, [omissis].
I richiami si possono inserire subito dopo l’espressione che contiene l’informazione da approfondire. Se in quel punto è presente un segno di punteggiatura, convenzionalmente il richiamo viene messo subito dopo (a meno che il segno sia la lineetta, nel qual caso il richiamo va messo subito prima); tuttavia ha anche una certa diffusione la convenzione di inserire la nota prima del segno:
[esempi omessi]Per ragioni di eleganza e di comodità di lettura, converrebbe però cercare di inserire la nota alla fine della frase dopo un punto fermo;
[omissis]Tra il richiamo e il segno che lo precede non vanno inseriti spazi.
[omissis]Di solito nei titoli non si inseriscono richiamo: se occorre un approfondimento per il titolo, si cerca di spostare il richiamo alla prima riga del testo che segue.
Il Chicago Manual of Style conferma quanto dice il Dzionario di stile e scrittura ma aggiunge dei dettagli.
15.8 Note reference numbers.The superior numerals used for note reference numbers in the text should follow any punctuation marls, except the dash, which they precede. The numbers should also be placed outside closing parentheses. [Visto che in America si usano le virgloette alte, i richiami di nota vanno posti all’esterno delle virgolette chiuse; direi che la regola americana si possa applicare anche alle virgolette uncinate]
15.9 Wherever possible a note number shuold come at the end of a sentence, or at least at the end of a clause. Numbers set between the subject and verb or between other related words in a sentence are distracting to the reader.
15.10 Preferably the note numebr follows a quotation, whether the quotation is short and run into the text or long and set off from the text. Occasionally it may be inserted after the author’s name or after the text introducing the quotation.
15.11 Placing note reference numbers at the end of, or whithin, a line of display type (such as a chapter title or a subheading) is discouraged, not only for aesthetic reasons, but also because it may suggest negligence in organization. [omissis]
15.12 The use of more than one note reference at a single text location (such as 5,6) [nel testo 5,6 sono a esponente] should be rigorously avoided. INstead the notes referred to should be combined into a single note. A change in subject matter within such note is sufficiently indicated by separate paragraphing.
NOTE NUMBERS
18.39 Numbers in the text referring to footnotes or endnotes are always superior numerals. Traditionally the corresponding numbers introducing each subnote were also superior numerals, a practice still followed by many designers. The University of Chicago Press prefers the more modern convenient practice of setting note numbers on the line, in the same type size as that of the notes, and followed by a period. The larger number is easier for the reader to identify.
Questo è quanto dicono in America e generalmente queste raccomandazioni vengono seguite scrupolosamente, perché il CMS è una autorità riconosciuta da tutti.
Il Serra, che potrebbe essere una autorità in Italia, se non fosse pieno di errori, afferma:
I richiami di nota nel testo debbono essere sempre accanto alla parola a cui si riferiscono e di seguito all’interpunzione (eccetto il numero di edizione accanto all’anno di pubblicazione [omissis; ma questo è un esponente, non un richiamo di nota; fa parte dei vari errori a cui alludevo]. Essi debbono essere preceuti da uno spazio fine di corpo 4 esponente. È errato porre tali richiami prima della punteggiatura per un fatto estetico tipografico e perché, filologicamente, la nota attiene quasi sempre al contesto della frase e non specificatamente all’ultima parola. Essi vanno altresì posti dopo l’interpunzione perché la frase si conclude proprio con questa.
Come si vede Serra (che per altro dà le norme editoriali per i libri da pubblicare presso le sue case editrici) dà una indicazione opposta a quella del CMS; Sera vuole uno spazio fine da corpo quattro; siccome con LaTeX lo spazio fine in corpo 10 è di 3pt, in corpo 4 dovrebbe essere di 1,2pt; praticamente trascurabile ma percepibile da un occhio esperto (uno spazio bianco non è tanto percepibile quanto uno spazio nero: un \rule verticale largo 1.2pt sembrerebbe una fascia a lutto — i filetti di LaTeX di default sono spessi 0,4pt — ma per gli spazi i 3pt — corrispondenti a 1mm — sono percepibili ma non sono convinto che una persona “normale” si possa accorgere di uno spazio di 1,2pt).
Questo è quanto sono riuscito a raccogliere fra i miei libri. Io finora mi sono sempre comportato in modo opposto.
Resto del parere che per la matematica in display non ci siano informazioni sufficienti; per analogia con le citazioni fuori testo date dal CMS, ritengo quindi che le note alle formule (se non possono essere evitate) debbano essere messe alla fine del testo introduttivo che precede l’espressione matematica, la quale non deve mai introdurre/cominciare un capoverso, quindi deve sempre esserci un testo che la precede.
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Non dico che il Dizionario di stile e di scrittura (Beltramo e Nesci, Zanichelli, Bologna, 2011) sia il Vangelo, ma esso alla voce Nota, paragrafo 3.2 specifica quanto segue (che è un pochino di più di quanto ha detto Ivan, che forse l’avrebbe detto se non avesse saltato il punto 3 del suo elenco):3.2 Posizione del richiamo
I richiami nel testo vengono di solito messi in formato apice, [omissis].
I richiami si possono inserire subito dopo l’espressione che contiene l’informazione da approfondire. Se in quel punto è presente un segno di punteggiatura, convenzionalmente il richiamo viene messo subito dopo (a meno che il segno sia la lineetta, nel qual caso il richiamo va messo subito prima); tuttavia ha anche una certa diffusione la convenzione di inserire la nota prima del segno:
[esempi omessi]Per ragioni di eleganza e di comodità di lettura, converrebbe però cercare di inserire la nota alla fine della frase dopo un punto fermo;
[omissis]Tra il richiamo e il carattere che lo precede non vanno inseriti spazi.
[omissis]Di solito nei titolo non si inseriscono richiami: se occorre un approfondimento per il titolo, si cerca di spostare il richiamo alla prima riga del testo che segue.
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In realtà \@ifnextchar può verificare che cosa sia qualunque token; l’esecuzione di \@ifnextchar implica sostanzialmente l’assegnazione mediante \futurelet il significato del secondo token alla control sequence \@let@token per poi controllare con altri comandi che cosa fare nell’esisto del confronto dei token, non necessariamente dei caratteri; un carattere è un token ma anche una control sequence è un token; quindi puoi verificare qualunque token anche macro definite con \newcommand o equivalenti, e basta confrontarli con \ifx che ne verifica, se sono sviluppabili, la consistenza del primo sviluppo, vale a dire al definizione. Che cosa faccia \ifx rispetto agli altri condi condizionali è ben spiegato nel TeXbook; gli altri sviluppano i token che seguono, \ifx non li sviluppa ma ne confronta lo sviluppo, se esiste, altrimenti ne confronta solo codice e categoria.Il nome giusto che dovrebbe avere \@ifnextchar dovrebbe essere \@ifnexttoken; ma il Grand Wizard DEK ha scelto quell’altro nome, anche perché viene quasi sempre usato per confrontare caratteri.
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Suppongo che tu abbia deciso per mettere i riferimenti ai paragrafi fra parentesi tonde a ragion veduta e che tu abbia un buon motivo per farlo. Per le equazioni c’è una tradizione consolidata, ma per i paragrafi non solo non c’è una tradizione in tal senso, ma sono sicuro di avere visto più di un libretto di istruzioni editoriali che esclude le parentesi in questo caso, e spesso le esclude anche per le equazioni. Tali libretti specificano quali parentesi usare per le equazioni e per le citazioni bibliografiche, ma mai per i paragrafi.Per le cifre minuscole se usi invece del pacchetto lmodern per scrivere con i caratteri di default (i Computer Modern riveduti e chiamati Latin Modern) puoi usare il pacchetto cfr-lm che usa i Latin Modern in modo piuttosto esteso e consente diverse scelte sia per le cifre sia per il carattere cosiddetto typewriter type; con questo pacchetto di default le cifre escono minuscole, e il carattere da macchina da scrivere esce con spaziatura proporzionale; leggi la documentazione del pacchetto con texdoc cfr-lm perché le opzioni che puoi specificare sono molte e i comandi per usare la varie forme(per esempio cifre maiuscole o minuscole) sono tanti.
Stai solo attento a NON usare le cifre minuscole in matematica; eleganti fin che vuoi, ma in matematica producono facilmente delle incomprensioni e dei fraintendimenti. Sono quasi sicuro che siano vietate dalle norme ISO, ma non potrei metterci le mani sul fuoco.
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Oltre a importi margini assurdamente grandi (e sbagliati; stampando oneside, il testo va centrato, non va con il margine sinistro maggiore di quello destro, tanto più quando è cosi grande; stampando twoside il margine interno deve essere decisamente più piccolo di quello esterno, per motivi che sono già stati esposti millanta volte nel forum) ti impongono anche un corpo grande per il testo?Se stai componendo a 12pt, scendi a 10pt e il problema si ridimensiona; inoltre scegli dei titoli più corti; i titoli devono sì dire di che cosa si parla, ma non devono necessariamente imitare la Wertmuller nei titoli dei suoi film.
Poi vedi se il tuo benedetto LyX ti lascia usare per i titoli dei capitoli e delle sezioni di ogni ordine e grado i due titoli, quello breve, per l’indice e le testatine, e quello lungo per il titolo vero e proprio. se è così aggiungi nel titolo vero e proprio il comando \raggedright e i titoli più lunghi di una riga ti verranno composti in bandiera allineati a sinistra, almeno così verranno nella bella copia composta con pdfLaTeX, non necessariamente nella schermata di LyX; NON mettere \raggedright anche nel titolo breve. Se questo con LyX non è possibile, allora inserisci direttamante i comandi LaTeX, per esempio:
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\chapter[Titolo breve]{\raggedright Titolo molto lungo eccessivamente descrittivo e narrativo}
`
D’altra parte con i titoli lunghi e la giustezza (larghezza del testo) piccola anche le testatine sono corte e i i titoli lunghi sforano e ricoprono il numero della pagina o vanno addirittura fuori della carta…:shock:
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Io ho compilato benissimo sul Mac; da me il file expl3.sty che si trova in /usr/local/texlive/2011/texmf-dist/tex/latex/l3kernel porta la versione 3109 del 2011/12/29.Sei sicuro di avere la distribuzione 2011 di MacTeX e che sia davvero aggiornato? Aggiorni con TeX Live Utility? hai aggiornato questa TeX Live Utilty?
Tra l’altro hai notato che ora expl3.sty sta su un percorso diverso da quello che appare sul tuo Mac? Con la nuova versione non sembra avere nessun bisogno di xsparse, tnt’è che non si trova più in una sottocartella di xsparse; nel codice del nuovo expl3.sty non vedo nessun riferimento a xsparse.
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Purtroppo non serve piangerci addosso se gli idraulici e i tubisti non si sono ancora aggiornati all’SI; tra l’altro usano ancora le filettature anglosassoni oltre che pollici convenzionali che in sostanza hanno poco a che vedere con i 25,4mm ufficiali.Il problema di @GTK è più complesso; non può usare i decimali ma deve usare le frazioni binarie, quindi i suoi 2,5 pollici devono essere resi con 2”1/2 con l”unità di misura dopo la parte intera e la frazione in base 2, 4, 8, 16, ecc. scritta subito dopo. Non credo che per lui sia un problema scrivere la frazione con la barra diagonale e con i numeri più piccolini; forse una macro del tipo.
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\newcommand\tubo[3]{\ensuremath{#1''\^{#2}\!/\!_{#3}}}
`
potrebbe essergli può utile e potrebbe scrivere “una serpentina da \tubo{1}{3}{8}” per indicare un tubo da 1”3/8.
Non ho idea di dove si mettano abitualmente i due apici (attenzione: due apici/apostrofi, non un doppio apice diritto) quando la parte intera è nulla e non credo che voglia scrivere \tubo{0}{3}{8} per un tubo da 3/8 di pollice.
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