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Secondo me dovresti spezzare l’attuale introduzione in una parte che si chiama Presentazione (oppure Prefazione, ma mi sembra un po’ aulico) e un’altra che si chiama Introduzione.La Presentazione nella \forntmatter presenta, appunto il lavoro, e costituisce un capitolo non numerato che introdurrai con \chapter{Presentazione}, senza asterisco, e non verrà numerato ma andrà nell’indice.
Poi passi alla \mainmatter e sempre con il comando \chapter{Introduzione} il capitolo sarà numerato 1 e potrai descrivere tutta la parte introduttiva, lo stato dell’arte, le motivazioni del tuo lavoro, eccetera.
È nella Presentazione dove presenti la struttura del testo dicendo “… nel capitolo 1 si introduce…. … Nel capitolo 2 si espone la teoria di Tizio…” eccetera.
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Diciamo che subfig è di Stephen Cochran ed è stato aggiornato l’ultima volta nel 2005; per funzionare bisogna che si carichi caption in modo esplicito; nella documentazione che accompagna il pacchetto vi si dice che delle varie opzioni di posizionamento delle didascalie solo top e bottom continuano a funzionare.Subcaption è di Axel Sommerfeldt ed è stato aggiornato nel 2011. Nella documentazione vi si dice esplicitamente che è incompatibile con subfigure e subfig; richiede caption e se lo carica da solo; sembra che sia completamente compatibile con caption e che tutte le funzionalità di caption siano mantenute.
Per dire quale dei due si migliore (subfig o subcaption) bisognerebbe fare delle prove estensive. Tuttavia quasi 7 anni di differenza di età mi lascerebbero propendere per la soluzione subcaption.
Parlo a vanvera, perché non ho mai usato nessuno di quei due pacchetti e tutte le volte che ho voluto mettere due o più figure nello stesso float ho risolto il miei problemi con i normali comandi di LaTeX; ho usato però caption che trovo utilissimo.
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@Toti85,
non fidarti dei colleghi, assolutamente; il tuo preambolo contiene delle case discordanti oltre agli errori palesi che ti sono stati segnalati; già l’idea che i colleghi ti pottessero passare delle cose dove carichi due pacchetti per le “sotto figure”, quando ne basta uno solo, possibilmente il più recente, è singolare; che ti consigliassero di impostare i margini in quel modo che non si usa più da circa 20 anni, perché oggi il pacchetto geometri fa quelle cose molto meglio, fa ben vedere come ripieghi che erano necessari con il vecchio LaTeX209 (ufficialmente defunto nel 1994) dimostrino un catena di trasmissioni di informazioni errate che si tramandano da moltissimo tempo.Avrai del resto notato che scrivendo “oneside” le pagine non usano mai \evensidemargin, ma solo \oddsidemargin; e che lo specchio di stampa è tutto spostato verso destra con margini piuttosto grandi, ma con quello di destra circa 6mm più piccolo di quello di sinistra; prova a mettere twoside al posto di oneside (poi puoi sempre ripristinare) poi imposta il tuo visualizzatore pdf in modo che sullo schermo tu possa vedere contemporaneamente due pagine affacciate e ti rendi conto della porcheria che viene fuori.
Usa geometry, come ti ho consigliato sopra.
Le immagini: gif e eps? gif mi stupisce; forse funziona perché ha una distribuzione non standard; comunque le immagini gif non sono compresse e se vuoi immagini di buona qualità, il file finale della tua tesi viene di dimensioni esagerate. il formato jpg per le foto e il formato png per i disegni al tratto vanno meglio; per questi ultimi andrebbero ancora meglio i formati vettoriali, ma perché usi epsfig? se compili con latex, non ha bisogno di epsfig, perché graphicx fa tutto da solo; se compili con pdflatex e ha una distribuzione almeno del 2010, possibilmente del 2011, anche in questo caso pdflatex fa tutto da solo e ingloba le immagini eps benissimo (in realtà se le trasforma in formato pdf conservandone la vettorialità)
Per le incongruenze controlla quello che hai specificato come opzioni al pacchetto caption e quello che hai scritto per personalizzare le didascalie. Sono palesemente in contrasto. togli la personalizzazione delle didascalia con il font di dimensione footnotesize che è troppo piccolo rispetto a quello del testo.
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Ah, si è quello.Tuttavia se hai prima installato TeX Live da ISO, e non ha seguito quanto descritto nel testo texlive-ubuntu.pdf è evidente che hai avuto problemi; se invece hai seguito le istruzioni di quella guida, farebbe molto piacere ad Enrico se segnalassi sul forum che cosa è successo affinché egli possa provvedere ad un aggiornamento di quel documento.
9 Gennaio 2012 alle 15:54 in risposta a: Pagine diverse con numero di pagina uguale nel file pdf #68540::
Se metti \frontmatter subito dopo \begin{document} e se metti \mainmatter prima del primo cpaitolo della parte centrale del tuo testo, se NON usi \pagenumbering, tutto funziona alla parefezione.Ricorda \page numbering rimette a 1 il contatore delle pagine poi stabilisce il modo di scriverel, quindi ogni volta che usi pagenumbering ricominci da 1 (o da i) e quindi per forza hai le pagine ripetute.
\frontmatter e \mainmatter fanno già quelle coso per lo conto, quindi evita di rifarle tu sconvolgendo quello che hanno fatto loro.
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Sai non è un caso che consigliamo di usare sempre le versioni complete; hai toccato con mano il perché.Allora con Synaptic o con Aptitude o con apt-get dovresti installare la particolare estensione linguistica della tua distribuzione basic/Debian relativa all’italiano e installandola va tutto a posto.
Capisco che se hai il disco un po’ pieno ti convenga alleggerire; tuttavia se accanto alla TeX Live/Debain basic installi la TeX Live vera, quella che si scarica da CTAN, magari non completa, ma sufficientemente ampia (il programma di installazione di default installa quella vera, ma consente si selzionare quali parti installare e quali no,; bisogna solo agire sui pulsantini a destra, prima di cliccare su installa. il documento texlive-ubuntu.pdf spiega l’installazione “parallela” per Ubuntu, ma aggiunge anche le varianti anche per Suse e per Fedora.
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Alla domanda 1) I pattern vengono caricati durante la creazione del formato; il formato è quel particolare file con estensione fmt che contiene il “dump” della memoria di pdftex vergine, e che viene automaticamente caricato quando si da (direttamente da terminale o indirettamente tramite il bottone dell’editor) il comando di eseguire latex oppure pdflatex; in effetti a livello di linea di comando dare il comando pdflatex myfile vuol dire dare il comando pdftex &pdflatex.fmt myfile (l’estensione non si scrive, io lho messa per mettere in evidenza chi è il file di formato.
I pattern scritti da me per l’italiano, da Knuth per l’inglese (americano) da Bernard Gaulle per il francese, eccetera sono scritti in chiaro e in ordine alfabetico per comodità di chi li scrive, ma non sono nell’ordine giusto per la struttura di ricerca del programma pdftex (o tex all’inizio della storia); la creazione del file di formato serve tra le altre cose per costruire l’hash (la struttura indicizzata con cui memorizzare i pattern) nel modo più efficace per minimizzare il tempo di accesso; nota che per l’italiano ci sono meno di 350 pattern, per l’inglese di Knuth ci sono quasi 5000 pattern; per il tedesco ci sono circa 12000 pattern, eccetera. Con numeri di pattern in generale molto grandi Frank Liang, colui che ha scritto per Knuth il programma di sillabazione, ha dovuto “inventare” un nuovo tipo di hash.Lavorando con più lingue ogni hash è identificato da un numero da 0 a 255; quello corrisponde la valore conservato nel contatore (TeX) delle lingue ae associato al nome di una lingua, serve a babel per selezionare l’hash da usare quando si specifica una data lingua, non per caricare i pattern.
Alla domanda 2)
Avevo letto male i valori di Reichert. In realtà mi era sfuggito che \hfuzz era già stato definito prima di porre \vfuzz \hfuzz; la seconda espressione significa \vfuzz=\hafuzz (in linguaggio TeX primitivo il segno di uguale, come operatore di assegnazione, è facoltativo).Ora devo correggere quello che ti ho scritto; \raggedbottom, confermo, non ha nessun significato per la sillabazione; per la sillabazione non servono nemmeno \vfuzz, né \widowpenalty, né (caso mai fossero indicati) \clubpenalty e \@clubpenalty, né \hbadness; per la sillabazione servono solo \tolerance, ed \emergencystretch.
\clubpenalty e \widowpenalty servono per minimizzare le righe ofane e le righe vedove (una riga orfana non ha un passato ma ha un futuro; è la prima riga di un capoverso se viene lasciata sola alla fine di una pagina; una riga vedova ha un passato ma non ha un futuro, è l’ultima riga di un capoverso se viene lasciata sola dopo la fine di una pagina all’inizio della pagina successiva. (\@clubpenalty è il vero valore per la penalità delle righe orfane mentre \clubpenalty viene reimpostato di tanto in tanto in certi comandi o in certi ambienti, ma poi viene ripristinato al valore contenuto in \@clubpenalty)
\hfuzz e \vfuzz servono per minimizzare i messaggi di errore per righe o per pagine troppo piene che sporgono dalla gabbia in orizzontale o in verticale.
\hbadness serve anch’esso per dare la possibilità TeX di dare messaggi in relazioni a righe troppo piene o troppo vuote, non solo in base alla loro lunghezza effettiva, quanto in relazione alla “badness” della riga (io nella GuidaGuIT ho tradotto “badness” con bruttezza).In sostanza la maggior parte delle impostazioni di Reichert servono per ridurre i warning che TeX emette quando le cose non sono perfette, ma solo\tolerance e \emergency stretch hanno qualche effetto sulla sillabazione.
A me pare che normalmente il pacchetto microtype sia molto più efficace di tutti quei parametri, e se uno si trovasse davanti ad un capoverso veramente impossibile da giustificare bene (per esempio quando si riproducono dei comandi scritti in carattere typewriter (ne hai visto gli effetti anche tu nella traduzione, perché con quel carattere non è possibile la divisione in sillabe) allora brutto per brutto o lo si sistema cambiando l’ordine delle parole o aggiungendo\togliendo un paio di parole, oppure tanto vale comporlo ragged right (ambiente flushleft) oppure aprendo un gruppo e impostando:
`
{\tolerance=9999
capoverso bruttissimo
\par}
`
9999 è una tolleranza altissima ma non infinita come la porrebbe l’ambiente sloppypar.Così credo di essermi espresso meglio e forse questo lungo messaggio sul forum potrebbe servire anche ad altri lettori per imparare quello che ho cercato di descrivere nella GuidaGuIT, ma che scoraggia i più dal leggerlo.
8 Gennaio 2012 alle 17:42 in risposta a: [Risolto] Errore nella compilazione con Classic Thesis #68520::
Apri il file aux e controlla quella riga per vedere se non sia stata tagliata e non abbia tutte le graffe al loro posto adeguatamente accoppiat.cancella il file aux e il file lof e riprova.
Non è escluso che la figura 16 abbai una didascalia troppo lunga; usa \caption con l’argomento facoltativo:
\caption[didascalia breve]{didascalia lunghiiiiiiisima}
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Aggiungo ancora qualche commento al fatto che il preambolo di Maurizio. È una raccolta di pacchetti obsoleti e di comandi sbagliati che si sono aggiunti negli anni.Mi spiego: ecco il tuo codice:
`
\documentclass[laurea,twoside,10pt]{uudtesi}
%
\usepackage{emlines2,bezier}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{textcomp}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{amsmath}
\usepackage{amssymb}
\usepackage{amsfonts}
\usepackage{latexsym}
\usepackage{graphicx}
\usepackage{rotating}
\usepackage{subfigure}
%
\topmargin=0.0cm
%
\pagestyle{headings} % VERY IMPORTANT
\begin{document} % To add correct headings to your pages
[/codice]Lascio perdere la classe uudtesi con le opzioni laurea, twoside e 10pt; non discuto laurea che non ho idea di come sia collegata a uudtesi; twoside va bene, 10pt è il corpo di default, sempre, in ogni caso, con qualunque classe, quindi non è necessario specificarlo.
Nella seconda riga si richiamano due pacchetti: bezier è inutile perché l'ambiente picture non ha bisogno di essere steso con quel pacchetto; piuttosto, se fosse davvero necessario, sarebbe meglio un pacchetto più moderno, pic2e, pubblicato nel 2003 in forma beta, nel 2004 in forma “definitiva” e aggiornato ed esteso fino al 2011. Oppure, meglio ancora, se fosse necessario fare disegni con LaTeX, sarebbe meglio il pacchetto tikz, con il quale si possono fare miracoli, come è evidente dai messaggi che popolano questo forum.
il pacchetto emlines2 serviva unicamente ai tempi del DOS (mi sbaglio o dal 1995 esiste Windows95? e comunque c'erano già in giro piattaforme Mac e Linux che non avevano nessun bisogno di quel pacchetto); serviva per poter inserire dei particolari comandi \special nei file DVI che permettevano alle stampanti ad aghi di allora e alle prime stampanti Laserjet o Deskjet con il page description language PCL di interpretare codice scritto con il pacchetto em e sue varianti successive. Credo di averlo usato anch'io alla fine degli anni 80 e inizio 90, ma da allora esistono mezzi più moderni, molto più moderni per disegnare con LaTeX.
[code]
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{textcomp}
\usepackage[T1]{fontenc}
`
Almeno questi sono comandi posteriori al 1994, ma sono messi giù disordinatamente; Babel con la sua opzione va messo dopo la scelta dei font, perché deve sapre se i font in uso dispongono delle virgolette uncinate; Prima va messa la chiamata al pacchetto inputenc con l’opzione giusta per essere gestita dal tuo TeXnicCenter che finora non mi sembra che possa gestire la transcodifica UTF-8 per i font UNICODE; se tu usassi un editor più moderno di TeXnicCenter sarebbe molto meglio, ma questo è un male minore. Probabilmente dovresti specificare la codifica ansinew oppure latin1, ma per questo non posso suggerirti ulla perché dipende dalle codifche che TeXnicCenter sa gestire.
Poi va bene la chiamata a fontenc con la codifica T1, ma se non specifichi quali font vuoi usare hai il solo vantaggio della sillabazione italiana non “impedita” da bastoni fra le ruote che nascono senza specificare la codifica T1. Se ti vanno bene i font di default, allora invoca il pacchetto lmodern, che però ti permette di usare i font Latin Modern solo se per compilare usi pdflatex.OK per textcomp, se ne hai veramente bisogno.
Andiamo avanti:
`
\usepackage{amsmath}
\usepackage{amssymb}
\usepackage{amsfonts}
\usepackage{latexsym}
`
Ti èr già stato detto che latexsym è obsoleto; in realtà potrebbe ancora essere usato, benché obsoleto, ma non chiamando anche amssymb che definisce gli stessi segni definiti da latexsym; amsfots è già caricato da amssymb; quindi quelle quattro righe possono essere sostituite dall’unica riga:
`
\usepackage{amsmath,amssymb}
`
Andiamo ancora avanti:
`
\usepackage{subfigure}
%
\topmargin=0.0cm
%
`
Ti è già stato detto che subfigure è obsoleto; ti è già stato detto che \topmargin=0.0cm non va bene; ci sono altri modi più corretti per muovere la gabbia di stampa sulla pagina, quindi non usarlo; usa piuttosto il pacchetto geometry, ma cambia la gabbia e la sua posizione solo se sai quello che stai facendo.
Che classe è una classe come uudtesi che non imposta da sola di default il \pagestyle{headings}… 🙄Veniamo ora al tuo logo che non va a finire dove ti aspetti. Il tuo codice è:
`
\begin{figure}
\centering
\includegraphics{Figure/uniud.jpg}
\label{fig:uniud}
\end{figure}
`
Si capisce che il logo si riferisce all’Università di Udine,e che quindi uudtesi possa essere una classe distribuita da quella università o scritta da studenti di quella università per le tesi da presentare lì.
però se devi mettere il logo di UniUdine sul frontespizio e usi (necessariamente, visto che è in formato jpg) pdflatex, allora dovresti sapere che non serve specificare l’estensione, ma essenzialmente che per usare una figura in una posizione fissa, non devi usare un ambiente per renderla mobile. Mi sembra una tautologia, ma non lo è. Basta che tu inserisca
`
\begin{center}
\includegraphics{Figure/uniud.jpg}
\end{center}
`
nel posto del frontespizio dove vuoi l’immagine.Ma… a che cosa ti serve \label? vuoi mettere una didascalia numerata sotto il logo dell’università? \label serve per recuperare il numero della didascalia a cui fare riferimento con \ref o \pageref; ma se poi la didascalia non la metti, che numero avrà mai? Inoltre hai mai visto un logo con sotto una didascalia?
A questo punto il logo se è adeguatamente scontornato va la posto giusto.
Già; se è adeguatamente scontornato! Per verificarlo apri il tuo file JPG con una qualunque programma di trattamento dell’immagine a matrici di punti, al limite con il semplicissimo Paint, ma ricordati di salvare nello stesso formato; controlla che il logo non abbia spazio bianco attorno; per meglio dire esso deve essere iscritto in un rettangolo i cui lati siano tangenti al disegno del logo; se così non fosse usa gli strumenti del software che stai usando per selezionare un rettangolo tangente al logo e poi clicca la voce di menù che ti permetta di conservare solo l’interno del rettangolo; questo significa “scontornare l’immagine”. Salva in jpg e compila con pdflatex avendo corretto tutto il preambolo, e specialmente dopo aver cambiato classe, visto che uudtesi non promette niente di buono.
Scusa se ti ho tagliato gli abiti addosso; non l’ho fatto per cattiveria, ma per segnalarti il cumulo di errori che nascono dal prendere il software dagli amici, i quali in questi casi hanno fatto pasticci per conto loro ma non ti hanno spiegato perché e per come. E che cosa accada a usare un classe non documentata come uudtesi (magari è documentata, ma tu non hai avuto dagli amici la documentazione; il fatto però di non essere su CTAN è decisamente un brutto segno!)
Sei nuovo a LaTeX, ma quello che si impara sul forum è proprio quello di ricorrere alla documentazione che accompagna ogni pacchetto della distribuzione completa di TeX live o di MiKTeX e sempre aggiornata (TeX Live 2011 o MiKTeX 2,9; io aggiorno circa ogni 10 giorni il mio software e lo considero un enorme vantaggio rispetto ai software che ti informano a distanza di mesi che esiste un aggiornamento e che se lo vuoi lo devi pagare 👿 ). La documentazione si legge aprendo una finestra comandi/terminale/prompt dei comandi, comunque si chiami nella tua macchina, e digitando il comando texdoc seguito dal nome del pacchetto o della classe per poi terminare il comando premendo il tasto “Invio”. Ti si apre il visualizzatore di file PDF con il quale leggi la documentazione senza dover andarla a cercare in rete.
::Eccomi!
Ho l’ultima versione di MacTeX 2010 (quella rilasciata il 30 luglio 2011) e uso TeXworks.Forse il 30 luglio 2011 esisteva ancora la distribuzione MacTeX 2010 ma certamente ad agosto io già usavo la distribuzione 2011. che ho aggiornato regolarmente con l’applicazione TeX Live Utility; con l’ultimo aggiornamento eseguito ieri.
Il tuo esempio sul mio Mac funziona alla perfezione e non c’è nessun warning relativo a \Finv e nessun altro messaggio, tranne il warning (ovvio) che nell’esempio minimo che hai allegato c’è ancora l’impostazione di \caption per le figure, ma di fatto non viene usato perché non ci sono figure.
::
Guarda che in inglese editor significa curatore, non editore (che si dice publisher). Non quando si tratta di documenti autoprodotti e con caratteristiche di guide, come quelle di Enrico manual va benissimo; all’occorrenza anche misc. Bisogna sempre guardare quali sono i campi obbligatori; se per book il campo publisher è obbligatorio, lo si capisce subito perché è in neretto nel programma BibDesk e mi pare di ricordare anche in Jabref; se non si dispone il nome della casa editrice vuol dire che il documento non è book. Questo vale anche per i libri antichi, perché in realtà non ci si riferisce mai al codice originale, che per altro è una copia del manoscritto originale, magari vergato su papiro, ma ci riferisce ad una particolare versinone pubblicate (magari con annotazioni critiche) in tempi recenti. se io dovessi citare Gli Elementi di Euclide io userei:
@book{book:ElementiEuclide,
title={Euclide — Tutte le opere},
editor={Fabio Acerbi},
publisher={Bompiani],
address={Milano},
year={2007},
series={Il pensiero occidentale},
edition={2},
note={Testo greco a fronte}}
::
È tutta sbagliata; va scritta così:
`
$c_{\mathrm{a}}=\dfrac{\ddot{y}_{\mathrm{max}}}{h/t_{\mathrm{s}}^2}$
`\ddots serve per comporre una “ellissi in diagonale’ e serve per omettere elementi in matrici di cui si specificano solo alcuni elementi.
I pedici non vanno scritti con il corsivo matematico a meno che non si tratti di simboli di variabili matematiche; non so di a n´di s, ma max sicuramente non rappresenta una variabile matematica. Se scrivi in italiano puoi usare il comando \ped (definito solo se specifichi italian a babel e se stai scrivendo matematica in italiano); la formaula diventerebbe allora:
`
$c\ped{a}=\dfrac{\ddot{y}\ped{max}}{h/t\ped{s}^2}$
`\ped sta per “pedice”, ed è facile da ricordare; c’è anche \ap, che sta per “apice”. entrambi si possono usare anche per inserire deponenti o esponenti in modo testo, per esempio 1\ap{a} per indicare l’ordinale femminile “prima”
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In effetti il provider gmail.it non esiste; esiste solo gmail.com; strano: quell’indirizzo sbagliato è li da alcuni anni e nessuno (nemmeno io) se ne è accorto.
Buon segno, per altro, perché vuol dire che nessuno ha lamentele da fare su come è congegnata la gestione dell’italiano con babel. 😉
6 Gennaio 2012 alle 10:31 in risposta a: [dvipdf] caratteri mal visualizzati usando alcuni pdf reader #68445::
Il problema delle versioni Debian è che il processo di “debianizzazione” è lungo, quindi le distribuzioni debianizzate di qualunque cosa, TeX Live compreso, sono sempre relativamente obsolete.Installa a fianco della tua distribuzione debianizzata di TeX Live (che serve per soddisfare le dipendenze Debian) la versione TeX Live 2011 come ti ha suggerito Enrico; io lo faccio sempre sulla mia Ubuntu virtuale e funziona benissimo.
La conversione automatica è che quando cono un sorgente da compilare con pdflatex inserisci una figura EPS con \includegraphics, lui, pdflatex, se la converte da solo in formato pdf e se la include come farebbe con le altre figure nei formati pdf, png, jpg. Manco te ne accorgi che pdflatex ha consumato alcuni millisecondi per convertire l’immagine in formato pdf; per altro è una cosa che fa solo una tantum, non è che ripeta inutilmente una conversione che ha già fatto.
Installando TeX Live 2011, esegui l’installazione completa, non stare a lesinare sullo spazio disco che consumi, a meno che tu non sia proprio alle strette (ti occorrono un po’ meno di 3 GiB di spazio su disco); a parte la possibilità di poter aggiornare la TeX Live 2011 con la frequenza che ti pare (per esempio ogni 10 giorni — impossibile da fare con la versione debianizzata) non ti pentirai mai di avere tutto quanto a tua disposizione, senza doverti preoccupare di installare nuovi pacchetti ogni tanto; ci pensa il TeX Live Manager a farlo per te ogni volta che esegui un aggiornamento generale.
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