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5 Gennaio 2012 alle 22:11 in risposta a: [dvipdf] caratteri mal visualizzati usando alcuni pdf reader #68441::
Hai ragione; evidentemente ho detto una fesseria, perché non solo dvipdfm e dvipdfmx non scrivono nessun log, ma anche non ho trovato nessuna opzione che permettesse di farlo.Quindi l’unica cosa che ti resta è la presenza di font Helvetica che non dovresti avere. Ma quelli sono sicuramente pstscript di quelli che potrebbero essere non caricati, e invece lo sono.
Non so cosa dirti. Anche perché non dispongo per ora di una macchina Linux (virtuale) sufficientemente affidabile e quindi non posso fare esperimenti. Okular ed Evince non hanno nessun mezzo per dire con che font ti mostrano il risultato?
Speriamo che qualcun altro ti possa spiegare il mistero.
::il percorso (relativo alla cartella dove si trova il file sorgente) dell’unica o delle varie cartelle dove si trovano le immagini mediante il comando \graphicspath
non è sufficiente?
Nella GuidaGuIT si parla anche dei link simbolici nella pagina 297s. (paragrafo 15.4); l’argomento è scorrelato, ma alcune delle motivazioni che portano ai link simbolici potrebbero essere valide anche per \graphicspath.
Infatti da quando il sistema TeX accetta una versione ridotta e protetta dell’esecuzione del comando \write18, per motivi di sicurezza validi specialmente per le piattaforme Windows, ma senza escludere Linux e Mac, ora i vari programmi non possono più usare gli indirizzi assoluti, a partire dalla radice del disco, ma solo percorsi relativi alla cartella dove risiede il main file del documento; questa cartella piò quindi contenerne altre che a loro volta potrebbero, eccetera, ma non si piò risalire l’albero delle cartelle a quelli che precedono quella del main file. Con i link simbolici si può eludere questo divieto, ma se non li si sa usare potrebbe un guaio (nello stesso tempo se ci si limita alle cartelle sottostanti si fa certamente una cosa giusta.
L’argomento è nel capitolo relativo alla bibliografia perché è più ragionevole; uno potrebbe essersi fatto dei grossi database bibliografici e sarebbe una vera noia spostarli o copiarli ogni volta nella cartella del proprio main file, con i relativi problemi di manutenzione e di aggiornamento. Con i database bibliografici la soluzione dli link simbolici è perfetta.
5 Gennaio 2012 alle 18:31 in risposta a: [dvipdf] caratteri mal visualizzati usando alcuni pdf reader #68439::
Mai predndere un template già fatto da latri e aggiungerci altra roba. infatti ci sono diverse cose che non vanno e indicano l’ingenuità di chi ha predisposto il template; spero non la tua.
Tu stai usando i font CM (computer modern) per il testo e la matematica, con l’aggiunta del calligrafico di Ralph Smith (mathrsfs) che invochi due volte e il calligrafico della serie euler (euscript). Per scrivere in inglese potrebbe essere sufficiente; specificare a babel solo l’ingles è una ingenuità, perché l’inglese è la lingua di default. Non vado oltre a commentare le ingenuità. che probabilmente sono abbastanza innocue.In ogni caso puoi sapere con quali font hai composto il documento in pdf se lo apri con Adobe Reader e dai il comando da tastiera ctrl+D (altrimenti dal menu File seleziona Document properties); nel pannello che si apre clicca sulla sezione fonts e avrai tutto l’elenco: se ce n’è qualcuno classificato come type 3, quello potrebbe essere uno dei font sostituiti; confrontalo allora con il log del dvipdfm, verso la fine ci dovrebbe essere la lista dei font caricati; se ce ne è qualcuno la cui estensione NON è pfb, ma è per esempio 300pk, allora quelli sono font Type 3 ( a matrici di punti, bitmapped, raster, che dir si voglia); vedi di farne a meno; dal nome prima dell’estensione dovresti capire di quali font si tratta.
5 Gennaio 2012 alle 15:23 in risposta a: [dvipdf] caratteri mal visualizzati usando alcuni pdf reader #68437::
Senza sapere che font hai usato nella tua tesi è difficile dire dove possa essere l’inghippo.Se hai usato pstricks tieni presente che le moderne distribuzioni del sistema TeX contengono anche pacchetti del tipo pdftricks e simili (cerca nella cartella …/textmf-dist/doc/latex/ andando a vedere le sotto cartelle che cominciano con le lettere pdf) con questi pacchetti puoi usare direttamente pdflatex; quando si incontrano le figure negli ambienti scritti per pstricks, questi pacchetti ne estraggono il contenuto, lo compilano a parte, lo trasformano in ps, poi in pdf, e infine lo importano in pdf nel documento originale; magari inizialmente il tutto sembra molto rallentato, ma in realtà le volte successive se quelle figure non sono state modificate, non dovrebbero manifestarsi rallentamenti perché le figure pdf necessarie ci sono già.
Questo te lo dico perché è possibile che con i font che hai usato i rispettivi glifi non siano stai incorporati perché non sempre lo sono tutti i font anche quelli che dovrebbero essere presenti su ogni macchina, quindi è possibile che Okular o Evince eseguano delle sostituzioni con font non conformi. Quando si usa pdflatex, invece tutti i font usati nel documento vengono incorporati,
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Non puoi creare un sistema in quel modo; l’ambiente split provvede lui stesso a creare l’ambiente matematico e quindi non lo puoi dare essendo già in ambiente matematico.Però puoi usare l’ambiente aligned che è fatto apposta per creare equazioni e pezzi di equazioni all’interno di una altro ambiente che provveda a numerare. Fra l’altro il tup problema si semplificherebbe moltissimo, senza definire nessun ambiente particolarecon
`
\begin{equation}
\left\{
\begin{aligned}
…
\end{aligned}
\right.
\label{…}
\end{equation}
`
dove hai lo spazio anche epr il \label da usare per l’intero sistema.Se vuoi numerare l’intero sistema e poi le singole equazioni devi usare l’abiente aligned dento all’ambiente subequations.
Documentazione: texdoc amsmath pagine 5 e 7.
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Be’, non è un mistero se funziona; Nel testo a due colonne, figure* è l’ambiente per comporre un figura a piena pagina, sopra el due colonne, se non ci metti dentro anche un \centering e la figura non è tanto larga, la figura sta a sinistra, ma la didascalia viene comunque centrata nella larghezza dell’ambiente figure*, che abbaraccia entrambe le colonne.L’ambiente figure senza asterisco, componendo a due colonne inserisce il suo materiale, didascalia compresa dentro alla singola colonna, quindi la didascalia è centrata nella colonna, ma se la figura è troppo larga esce dal margine della colonna e non è “bello” che succeda. Quindi la scelta di usare figure o figure* e tua, ma devi conoscerne la differenza intrinseca che è spiegata in qualunque guida (nell’Arte se ne parla di sfuggita solo nella pagina 133, ma se ne parla anche lì).
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Il medesimo comportamento si presenta con la classe report; entrambi leggono gli stessi file per l’opzione di corpo: size10.clo, size11.clo e size12.clo.Evidentemente c’è qualche errore, ma quelgi stessi file serovono per calcoalre i margini con il formato letter, quindi rimango perplesso. ma non ho voglia di andare a studiare il codice.
Invece con geometry va tutto bene. sempre. evidentemente i calcoli sono fatti meglio.
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Per la figura 1,1 succede la stessa cosa, come per tutte le altre figure, che sono state composte con software esterno e inglobate nel file di quella tesi; non c’è nessuna differenza con il logo.e con Preview posso sempre selezionare la figura, copiarla nel clipboard, incollarla in un altro file ed averla a mia disposizione per farne quel che più mi aggrada. Non credo che in realtà esistano mezzi veri e validi per evitare che una qualunque pagina PDF non possa essere staccata in tutto o in parte e inserita in un altro file pdf. Infatti, eccoti qui l’immagine della figura 1.1.
[attachment=125]Figura1.1.pdf[/attachment]
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Cona Adobe Reader X mi succede lo stesso: porto il curso sul logo dell’universià, doppio click e l’immagine diventa blu. premo cmd+C (Mac OS X), apro Preview (Anteprima), clicco su File, selziono New from Clipboard e l’immagine mi va a finire nel nuovo file che Preview crea.Cpn Preview, che è il visualizatore di default per il formato PDF sul mio sistema operativo, faccio click sopra il logo dell’università, viene selezionato e va in un sottofondo blu,clicco Copia oppure cmd+C, ma se apro File vedo che la voce del menu New from Clipboard non è attiva.
Invece se apro il file con Preview, imposto il cursore di selezione, seleziono un rettangolo che comprenda il logo dell’università, clicco cmd+C e poi apro il menu File, la voce New from Clipboard è attiva; posso incollare, scontornare e salvare con il nome che voglio.
Quest’ultima operazione è la mia preferita quando devo estrarre un’immagine dal un file PDF e finora non ho trovato nessun file PDF che si opponesse a questo trattamento.
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Secondo me hai sbagliato classe; voglio dire, stai usando una classe non adatta.
La classe article con l’opzione titlepage prende le informazioni scritte come argomenti di \title, \author e \date e li compone all’interno dell’ambiente titelepage, aggiungendovi varie spaziature e cose simili.
Se tu nell’argomento di \title metti tutta quella roba, non è escluso che fra spazi tuoi e spazi che ci mette \maketitle tu produca pagine troppo grandi e qundi ti escano quelle paigne bianche piene di spazi bianchi inseriti da \maketitle oltre ai tuoi.Secondo me hai due possibilità: o usi la classe report, o crei tu la pagina del titolo senza ricorrere a \maketittle, come ti ha già suggerito Enrico.
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Qualcuno dice che PDF e DVI sono dei Page Description Language diversi ma non tanto nella concezione del PDL6 usato dalle stampati HP.
Credo di avere letto queste cose nella descrizione del programma dvipdfm.Che quel che c’è in quei file sia una modo di scrivere che cosa mettere e dove mettere e come mettere degli oggestti sulla pagina non c’è dubbio. che siano dei traduttori o degli interpreti di LaTeX mi pare scambiare l’effetto con la causa.
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Antonio, sai che apprezzo molto quello che stai facendo. Per altro ricordati che un pt è circa un terzo di millimetro e quando specifichi quel che ti pare in millimetri con un solo decimale hai una precisione maggiore che specificando le dimensioni con valori interi di punti.
La trasformazione interna in punti è fatta da pdtex per sé stesso, e mantiene un precisione assoluta di 2^{-16}, in pratica l’errore di conversione avviene sulla 5 decimale dopo la virgola del valore in punti che, da ingegnere a ingegnere, sai bene che non conta niente.
Quando anche misuri la lunghezza dell’alfabeto in millimetri, quanto è davvero importante che le 26 lettere minuscole formino una stringa lunga 42,34567mm piuttosto che 43mm? e se decidi di moltiplicare quella lunghezza per 65/26 =2,5, per avere 65 caratteri in una riga, che importanza ha che questa sia lunga 107,5mm piuttosto che 108 mm? Tanto più trascurabile quando ci si ricorda che il numero di Bringhurst ha una tolleranza di ±10%.Certo, internamente per cose piccole come l’altezza ‘headhight e la distanza \headsep puoi ragionare in punti, ma a livello di gabbia tu stesso leggi meglio quello che fai se lavori in millimetri. Pensaci.
Aggiungo una stupidagine: i millimetri sono SI, i punti non lo sono 😀
Ciao
Claudio
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Scusa, ma chi ti ha passato quel modello per la tesi? Era sicuramente un troglodita! E questo è l’aggettivo più gentile che mi viene in mente; d’altra parte troglodita vuol dire abitante nelle grotte, cosa che sembrerebbe essere vera a cominciare dalla riga (per fortuna commentata) \documentstyle{book} seguita da un’altra riga (anch’essa commentata) \documentstyle[widelongpages]{reportita} — queste righe dimostrano una origine sicuramente precedente al 1994, ma lo stile di programmazione che viene nelle righe successive sembra farlo risalire al 1984, con rimasugli di approcci alla Plain TeX precedenti al 1984 🙄 😯 (non ho nulla contro Plain TeX, ma non lo si usa se si usa LaTeX).L’impostazione iniziale dei numeri cei comandi di sezionamento? 10 oggetti flottanti in testa alle pagine composte a due colonne? \dbltopfraction pari a 1? Le definizioni di \ltsim e \gtsim che riportano a reminiscenze di 30 anni fa, quando LaTeX non esisteva ancora. Le tolleranze poste a 10000? scherziamo? I margini superiore, destro e sinistro posti a quei valori? roba che non si faceva nemmeno nel 1984 quando LaTeX è apparso all’orizzonte.
Poi vengono alcune cose incomplete: l’encodong utf8 va bene se si è sicuri che l’editor è capace di gestirlo e di salvare i file con quella codifica; difficile dirlo se se non si sa che strumenti usi, su quale sistema operativo e che quale distribuzione di TeX Live; da quel che dici sembrerebbe che tu stia usando una versione Debian di TeX Live che non contiene ancora biblatex, e quindi non ne puoi fare uso (vedi più avanti); scegliere un encoding sofisticato come utf8, senza usare font corrispondentemente completi non serve a granché; bisognerebbe che almeno caricassi il pacchetto fontenc con l’opzione T1, e almeno, come minimo assolto, il pacchetto lmodern per usare i font vettoriali Latin Modern che vengono bene se compili con pdflatex.
\baselineskip = 4ex? Ma da dove salta fuori questa interlinea enorme? Per caso nella tua università vogliono la spaziatura 2? sono anche lì rimasti alla vecchia macchina da scrivere?
La ridefinizione di \@biblabel per non fagli fare niente è ridicola; usando lo stile bibliografico giusto si può ottenere la bibliografia come la vuoi tu, senza bisogno di mettere le mani dentro il codice che sicuramente rovina qualunque programma di composizione della bibliografia; se non riesci ad usare biblatex (vedi sotto) puoi sicuramente usare natbib (leggine la documentazione dando da terminale il comando texdoc natbib).
Poi per il resto è difficile dire quello che hai fatto, perché non lo alleghi, ma da quello che alleghi, sembrerebbe che tu sia usando un mezzo recuperato da qualche rottamaio. Sono sicuro che nessuno degli errori che ho indicato sopra l’hai fatto tu; ma è difficile, almeno per me, darti una mano quando bisognerebbe riscrivere tutto il preambolo (se basta).
Tra l’altro il file log c’è ancora: non confondere la console di Kile con il file log; quello si trova nella stessa cartella/folder/directory dove c’è il tuo file tesi.tex e si chiama tesi.log. è un file di puro testo e lo si può leggere con qualunque editor di testi da gedit a kedit, a Kate, eccetera. Lo puoi allegare nella stessa maniera con il quel hai allegato il file tex. Ma prima leggilo; troverai le spiegazioni agli errori che si sono manifestati durante al compilazione.
Intanto ti do’ un suggerimento; Sulle macchine Linux/Debian la distribuzione TeX Live/Debian è sempre indietro di due o tre anni; rispetto alla distribuzione ufficiale. Il sistema operativo Linux ne ha bisogno per soddisfare le dipendenze di altri programmi, ma non ha senso lavorare con un software vecchio specialmente si si desiderano usare pacchetti moderni come biblatex. Allora scaricati il file texliveubuntu.pdf da http://profs.sci.univr.it/~gregorio/texlive-ubuntu.pdf; leggilo e seguendo scrupolosamente quelle istruzioni (ci sono le varianti anche per una altro pio di versioni Linux/Debian, non solo per ubuntu) e ricordandoti di cambiare le date delle versioni di TeXLive aggiungendo un anno alle date indicate, puoi installare accanto alla tua TeX Lve/Debian e senza interferenze una versione di TeX Live 2011 aggiornata ad oggi, che se non altro ti permette di usare biblatex e lo stile di citazione autore anno nel modo descritto sull’Arte di scrivere con LaTeX.
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Per carità, non prendete quello che sto per dire per nient’altro che un’opinione personale, ma ci sono due o tre cose che si trascinano da tempo con la discussione su classic thesis e anthosthesis.Miede, Lorenzo, Antonio, e gli altri partecipanti a questa discussione, tutti sappiamo che la giustezza del testo principlae e della gabbia va scelto in modo che le righe normali di testo non siano né troppo lunghe né troppo corte; Bringhurst parala di 66±6 caratteri per riga; poi naturalmente è possibile qualche aggiustamento, ma senza andare troppo lontano da questi numeri magici. Poiché il sistema TeX è in grado di dare le proprie misure interne in punti tipografici inglesi (72,27pt al pollice di 25,4mm) spesso le giustezze e le altezze sono date in punti invece che in millimetri o altre unità più facilmente digeribili. è vero che approssimativamente tre punti fanno un millimetro (l’errore è del 5%) e leggere una misura in punti e dividerla mentalmente per tre non è un gran problema, ma è innaturale, specialmente quando dobbiamo mettere la gabbia sulla pagina,che di fatto è sempre una pagina A4, visto che la carta per el nostre stampanti ha quel formato e quelle dimensioni: 210mm per 297mm.
Allora quando leggo che Miede sembra tornato suo suoi passi con una gabbia uguale a quella di Lorenzo e questa misura 336pt per 750pt, mentalmente la trasformo in circa 112mm per 250mm e mi rendo conto di quanto spazio avanza per i margini superiore e inferiore, e di quanto spazio resti per i margini interno ed esterno. Finché ho le misure in punti non me ne rendo conto; la divisione per tre mi da una buona stima ma non è esatta. Tuttavia, volendo, ci si fa l’abitudine.
Trovo invece sbagliato concettualmente specificare la larghezza delle note marginali e la loro distanza dalla gabbai in em, che è una misura legata al font in uso e non alle dimensioni della pagina o dei margini. Questo significa che se uso il Times invece del Palatino le note marginali vengono più strette (per la comodità di lettura è più stretta anche la gabbia, ma quello è un altro discorso). Anche il rientro del capoverso è spesso specificato in 1,5em il che significa che due capoversi successivi, di cui il secondo costituisce una annotazione scritta in corpo minore, hanno rientri diversi. Questa non è buona tipografia, e diverse documentazioni fra quelle che sono nella distribuzione del sistema TeX stigmatizzano questo errore.
Volendo sembrare dei tipografi sarebbe meglio esprimere lunghezze in pica, visto che 1pc=12pt è una misura assoluta, e non relativa al corpo del font in uso; di fatto in copro 12pt 1pc =1em, ma scrivendo un capoverso in copro minore 1pc continua a valore 12pt mentre 1em cambia valore.
In altri termini, io per non copiare Miede e le sue idiosincrasie, specificherei:
`
\areaset[current]{118mm}{264mm}
\setlength{\marginparwidth}{25mm}
\setlength{\marginparsep}{7mm}%
`
Vedrei comunque che la la gabbia è più alta di un doppio quadro (suppongo che contenga anche almeno le testatine, se non anche il piedino) ; vedrei che devo ripartire i 33 mm restanti in verticale fra il margine superiore e quello inferiore; che in orizzontale ho 150mm complessivi fra gabba e note marginali e devo piazzarli in modo da ripartire i 60mm restanti fra margine interno ed esterno; potrei anche decidere che i 25mm per le note marginali, se proprio le voglio usare, sono allargabili anche a 30mm o a 35 mm, visto che lo spazio è abbondante.Ragionando in punti, io mi sento a disagio; chi si ricorda che la pagina A4 è larga 598pt e alta 845pt? Va bene, potrei arrotondare a 600pt per 850pt, ma perché dovrei farlo?
Allora queste sono idiosincrasie mie e non le voglio imporre a nessun;, però vorrei invitare tutti a ripensare onestamente quanto sia meglio se tutti ragionassimo in millimetri piuttosto che in punti, tranne, lo concedo, quando parliamo dei corpi dei font; la tradizione è troppo radicata, ma non la estenderei anche alle dimensioni della pagina, della gabbia, e delle altre grandi dimensioni che compaiono nella definizione della geometria della pagina. Se vogliamo capirci dare le misure in millimetri è immediato, darle in punti o in em o in pica o in cicero è un po’ esoterico, anche se sembra essere del mestiere.
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