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29 Novembre 2011 alle 16:07 in risposta a: Numero pagina solo su pagine dispari: accidentale. #67001::
Nel qual caso:
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\fancyhead[RE]{\leftmark}\fancyfoot[CE]{\thepage}
\fancyhead[LO]{\nouppercase{\rightmark}}\fancyfoot[CO]{\thepage}
`
Nota che io non ho mai usato fancyhdr per i miei documenti; l’ho usato solo per rispondere a quesiti come il tuo.
Come ho fatto? Ho semplicemente letto la documentazione con texdoc fancyhdrIl forum non sostituisce le guide 🙂 😉
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No, direi che il codice dovrebbe essere questo:\`
\begin{tabularx}{\columnwidth}{X|X}
\multicolumn{2}{c}{\bf Prima classe} \\
\hline
\hline
\begin{itemize}[leftmargin=0.5cm]
\item[-] Contare e mette in sequenza
\end{itemize} &
\begin{itemize}[leftmargin=0.5cm]
\item[-] Utilizzo elementare di un computer: accendere, spegnere, uso di tastiera, mouse e monitor per svolgere semplici attività
\end{itemize} \\
\begin{itemize}[leftmargin=0.5cm]
\item[-] Semplici pianificazioni
\item[-] Descrizione esplicita di una pianificazione
\item[-] Discussione e pianificazione dell'ordine con cui svolgere le singole azioni
\end{itemize} &
\begin{itemize}[leftmargin=0.5cm]
\item[-] Utilizzo elementare di un computer: accendere, spegnere, uso di tastiera, mouse e monitor per svolgere semplici attività
\item[-] Avviamento e chiusura di un programma con esempi
\end{itemize}
\end{tabularx}
`
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Se lasci lo stesso font, lascia anche la stessa interlinea, se vuoi la citazione più compatta e in inglese, fai così:
`
\begin{quotation}\small\selectlanguage{english}Blah blah blah…
\end{quotation}
`
La citazione verrà fra margini ristretti rispetto al testo principale, in corpo più piccolo e con righe ravvicinale della stessa proporzione, in inglese, cioè con le cesure in fin di riga corrette secondo la grammatica inglese (americana). Non ai i realtà bisogno di pacchetti esterni per le citazioni. e quel pacchetto “quotating” era un errore di stampa che gli autori dell’arte ha fatto apposta per vedere chi se sarebbe accorto 😉Volendo, vista la lingua straniera, potresti mettere il corsivo con \itshape all’inizio dell’ambiente.
Per la traduzione? dipende da chi sono i tuoi lettori; se sono persone tenute a conoscere l’inglese, direiche non dovrebbe essere necessaria, ma se pensi che almeno un lettore non abbia dimestichezza con la lingua di Albione, puoi tradurre il brano, ma anche se lungo, solo in nota il cui richiamo (il cui comando \footnote) io metterei alla fine della frase che precede la citazione.
29 Novembre 2011 alle 15:43 in risposta a: Numero pagina solo su pagine dispari: accidentale. #66999::
Mi fa piacere che tu abbia risolto, ma algorithm non compare nemmeno nell’archivio CTAN; l’ho voluto verificare, perché il fatto che non comparisse nella mai distribuzione completa di TeX Live non è decisivo; vagamente mi pare di ricordare che sia stato rimosso dall’archivio dei file installati e sostituito con qualcosa d’altro, ma il mio ricodo è troppo vago perché io possa essere sicuro di quell’affermazione.Per tua e mia curiosità che versione del sistema TeX usi? È per caso una versione Debian/Tex Live (nota per essere i ritardo di due o tre anni rispetto alla versione ufficiale)? Quando l’hai aggiornato l’ultima volta? Quale data compare nelle prime poche righe del file algorithm.sty?
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Senti, l’ho appena fatto e ho usato anche hyperref che è molto sofistico con la numerazione delle pagIne.
Nel mio file ho `
\documentclass[…]{book}…
\begin{document}\begin{titlepage}
…
\end{titlepage}\fonrmatter
\tableofcontents\chapter{Introduzione}
…\mainmatter\pagestyle{headings}
\chapter{…}
…
\chapter{…}
…
\chapter{…}\backmatter
\nocite{*}
\bibliography{…}
\end{document}
`
e dopo la chiusura del frontespizio è numerata i (numeri romani); certo se guardo nel visualizzatore del file PDF quello mi indica 2, perché è noto che la maggior parte dei visualizzatori indicano il numero progressivo della pagina fisica e non quanto c’è scritto sulla pagina. ma questo non è il pdf sfasato, è il visualizzatore che sembra sfasato perché non indica la pagina logica ma la pagina fisica.L’unico visualizzatore che indichi la pagina logica è Skim che funziona solo sul Mac.
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Le immagini vanno comunque dove LaTeX trova posto per metterle, indipendentemente da article, report o book. Gli ambienti figure e table servono apposta per quello; e dentro a quegli ambienti ci vuole una didascalia numerata (\cpation}e un label (‘label) ed esistono i comandi \ref e \pageref per indicare simbolicamente al programma il numero e la pagina dove si trova la figura o la tabella e no testo non si scrive mai “… come mostrato nella seguente figura…” ma “…come mostrato nella figura~\ref{figura} della pagina~\pageref{figura}…”. Ci pensa LaTeX a sostituire le indicazioni simboliche con i valori effetivi, ma bisogna eseguire due volte il programma, almeno al prima volta.L’Arte di scrivere con LaTeX: link qui sopra nella “Documentazione”.
29 Novembre 2011 alle 11:17 in risposta a: Citare wikipedia nella bibliografia – gli url non compaiono #66981::
Dipende da quale file di stile di bibliografia usi. con i file .bst di default (unsrt, alpha,plain, eccetera) gli url compiono solo con certi tipi di documemti e magari non con il tipo “@misc”. Tu che file di stile bibliografco usi? Che cosa hai scelto come argomento del comando \bibliographystyle?
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1) LaTeX usa diverse codifiche per i font con cui comporre un documento; se scrivi in italiano usi i caratteri latini: ciascuno carattere una sua posizione nella tabella dei caratteri, per esempio “A” usa la posizione 65. Nella tabella dei caratteri greci la posizione 65 è occupata da un altro segno, nella tabella dei caratteri cirillici quella casella è occupata da un altro segno ancora; questa corrispondenza fra “indirizzi’ (come l’indirizzo 65 dell’esempio di sopr) e il particolare segno che viene collocato sulla pagine si chiama codifica. Per i caratteri latini LaTeX può usare due codifiche: la T1 contiene anche le lettere accentate, le lettere con la cediglia sotto o la tilde sopra, mentre la OT1 non contiene le lettere con gli accenti e quando bisogna comporre in una lingua che contiene lettere accentate il programma ricorre a procedure di sovrapposizione dell’accento alla lettera nella posizione giusta, ma queste procedure rovinano un poco l’algoritmo di divisione in sillabe.
2) A pari codifica LaTeX può usare diverse famiglie di caratteri, per esempio la famiglia di font con grazie, quella di font senza grazie, quella con i font monospaziati; queste famiglie di solito sono indicate con le sigle cm, cmsf, cmtt, per i font usati di default, ma altre collezioni di font hanno nomi diversi.
3) A pari famiglia si possono avere caratteri diversamente neri; questa caratteristica si chiama serie e c’è la serie media, quella nera, quella nera estesa.
4) A pari serie si possono avere diversi disegni dei caratteri; questa caratteristiche si chiama forma; si possono avere caratteri diritti, inclinati, corsivi, maiuscoletti, eccetera.
5) A pari forma si pososno avere diverse grandezze; questa caratteristica si chiama corpo; LaTeX di default lavora con il corpo di 10 punti tipografici (un punto tipografico è circa un terzo di millimetro), ma si possono scegliere diversi corpi sia per comporre il testo oronario, sia per i titolo di vario rango, sia per i testi di minori importanza che possono essere composti con corpi minori del normale.
6) A pari corpo le righe di testo possono essere composte con un diverso avanzamento di riga, impropriamente chiamato interlinea; normalmente l’avanzamento di linea è del 20% maggiore rispetto al copro, ma può essere anche di più o di meno.Bene con qualsiasi codifica e con qualunque famiglia, la serie media contiene la forma maiuscoletta, mentre le serie nera e e=nera estesa non contengono quella foram, I font monospaziati con qualunque codifca non hanno la serie nera per niente; i font sena grazie non hanno la forma corsiva.
Quindi non sono presenti tutte le possibili combinazioni di codifica/famiglia/serie/forma/corpo ma ce ne sono molte.
Tornando al tuo caso se vuoi usare il maiuscoletto va benissimo, ma non ottieni nulla se cerchi di renderlo nero con \textbf{…} oppure con l dichiarazione \bfserie, perché la serie nera maiuscoletta non esiste.
So che ci sono dei font che la contengono, ma non so quali siano e in ogni caso bisogna disporre delle loro versioni vettoriali per comporre il file PDF, e devono essere installati nella macchina (operazione spesso difficile se i font sono stati scaricati da siti che non hanno nulla a che vedddere con il sistema TeX). Insomma bisogna che ti accontenti della serie media.
Aggiungo un’altra considerazione: La forma maiuscoletta è già di per sé un modo per mettere in evidenza le parole, metterle anche in nero (se fosse possibile) sarebbe come evidenziarle due volte; questa è una pratica discussa e genralmente non raccomandata in tipografia ben fatta.
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dipende dalla distribuzione che hai e in quale cartella hai messoil tuo file.Se usi MiKTeX e apri i MiKTeX Settings c’è un bottone etichettato “Refresh file name data base” (se ben ricordo)
Con TeX Live devi farlo con tlmgr se hai messo i file a mano nelle cartelle del sistema (su Windows si può fare, su Linux e Mac non si può fare se non come amministratore/root/superuser) e dvi leggerti la documentazione di tlngr; io non l’ho mai letta (perché ho un Mac) ma so che si può fare.
Oppure si può usare dalla finestra comandi/prompt dei comandi/terminal spostandosi nella radice dell’albero dove c’è il file e dando il comando texhash.Se però hai messo il file nel tuo albero personale (che se non esiste, ti crei apposta con la struttura identica a quella degli alberi del sistema TeX) allora TeX Live non richiede l’aggiornamento del databse dei nomi dei file. MiKTeX invece lo richiede lo stesso anche se l’hai messo nel tuo albero personale.
Se invece hai messo il file nella stessa cartella del documento da comporre non hai bisogno di aggiornare il suddetto database con nessuna distribuzione e su nesun tipo di macchina e sistema operativo, ma se il file ti serve per altri documenti o lo ricopi ogni volta nella cartella dove c’è il main file del tuo documento, oppure lo metti in una cartella del tuo albero personale (nota bene: personale, non locale) dove i programmi di composizione lo troveranno sempre se il database è aggiornato.
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Il pacchetto algorithm non esiste; esistono algorithm2e, algorithms e algorithmicxCon il pacchetto algorithms basta leggere la documentazione con texdoc algorithms alla pagina 15, sezione 4.4C
Con algorithms2e vedi documentazione con texdoc algorithm2e sezione 5 pagina 9
Con algorithmicx non c’è storia, perché non definisce nuovi floata per contenre algoritmi, ma scrive algoritmi nel corpo del testo andando a capoa o a pagina nuova quando occorre.
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@Ivan ha scritto:Oltre a questo io sto già facendo una crociata: giovedì prossimo verrà discussa una tesi (triennale), impaginata con suftesi compact e, soprattutto, ritagliata in formato 16X24. Quindi tra la commissione girerà un bel libretto, dalle sembianze di uno di quegli estratti che le rilegatorie di qualità producevano e producono tuttora. Vi assicuro che si nota già abbastanza, anche senza i capitoli alla Bringhurst.
Sono d’accordo con te e anche con Tommaso che ha già espresso il suo pensiero su questa cosa che il formato 160mm per 240mm sia più gradevole del formato A4; anche il formato 170mm per 240mm è molto gradevole, e devo dire che nella mia libreria si sono più libri da “17” che da “16”.
Il “16” è un formato più slanciato con un rapporto base/altezza di 0,667, più vicino la rapporto magico 0,618 (sezione aurea) del rapporto 0,708 del formato “17”.Tuttavia… le stampanti che riescano a stampare su B4 e le risme di carta B$ sono rare e care; le poche esistenti non sono certo strumenti da tenere in casa, a meno che uno non lo faccia quasi di professione. Se si stampa su B4 2up in fronte e retro, o se si usa pdfpages per fare delle segnature di 16 o di 20 facciate, si possono fare libri di quei formati ritagliando con pochissimo sfrido le segnature in B5 che ne risultano e senza sprecare troppa carta.
Purtroppo le nostre stampanti, e quelle dei laureandi in particolare (a meno che non vadano in una copisteria molto bene attrezzata), lavorano quasi sempre in A4 e raramente in A3; ridurre i formati al “16” o al “17” vuol dire buttare via quasi la metà della carta usata {be’, non proprio ma più del 30%); non mi pare un consiglio da dare ai laureandi a meno che non siano disposti a sborsare €€€ per lo sfrido e per una legatura fatta apposta, mentre per le legature delle tesi A4 le copisterie/legatorie sono attrezzati e le fanno in serie.
Ciò non toglie che non sarebbe male che oltre all’opzione b5paper (che porta praticamente alla soluzione “17”: 176mm per 250mm e lo sfrido è minimo) non sia raccomandabile; solo che se si propone b5paper alla classe book la giustezza non cambia rispetto al formato a4paper, diminuiscono solo le righe; ci vorrebbe invece un layout adatto a quel formato di carta.
Ecco quindi delle nuove opzioni per Antonio da realizzare nella nuova anthosnthesis.cls; questo sì che sarebbe quel non so che di valore aggiunto, oltre agli altri benefici già esaminati e dibattuti, per la sua nuova classe 🙂
Anche se inspirata a classicthesis ci sarebbero delle funzionalità nuove.
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