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Però se la ruoti i 25.5 cm di altezza ci stanno e le 35 righe sono alte meno di quanto siano larghe le cellette, direi un 350-400 pt; quindi ruotata ci starebbe e ci starebbe probabilmente anche la didascalis, purché sia abbastanza breve.Solo che una tabella scritta in corpo 6(\tiny) risulterbbe praticamente illeggibile.
Prova a suddividere al tabella in due (con longtable) per farla stare su due pagine; poi se le vuoi comporre su due pagine affacciate vai a vedere nella Guida GuIT (link qui sopra in Documentazione) come è stato definito il comando \supaginapari; ti ritarda la composizione della tabella fino a che non comincia una pagina pari. Il comando non è molto affidabile, ma funziona abbastanza bene se tra quando dai il comando e quando la doppia tabella viene emessa nel file di uscita non sono intervenuti comandi di sezionamento o l’aggiunta in coda di altri oggetti flottanti. Non è granché, ma è meglio che niente.
::claudio” post=65908grazie
gentile come al solito
il problema di non usare suftesi
è che l’ho scoperta dopo aver scritto qualche pagina e non so se affrontare la conversione…ps ho dovuto togliere titlepage perché sto creando un pdf e non un libro e salta la sincronizzazione delle pagine
saluti
claudioVisto che usi la classe book (e con suftesi sarebbe lo stesso) basta dare \frontmatter dopo la fine di titlepage e non ti sballa niente. Poi darai \mainmatter dopo le pagine inziali, dopo gli indici e quel genere di coase, e darai \backmatter prima della bibliografia che chiude il testo o casomai è seguita dall’indice analitico.
::illinguista1972″ post=65873
Riscrivere classicthesis.sty per trasformarlo in classicthesis.cls? Potrebbe essere effettivamente un buon banco di prova per imparare a scrivere una classe, senz’altro, ma se ne fossi capace io mi appoggerei a book e book modificherei, lasciando memoir a un parto più originale. Se invece la strada di memoir è quella giusta, allora chiedo perdono, ma non ho capito il perché, se non quello di imparare contemporaneamente a scrivere una classe e a usare memoir. Ma, ripeto, io non sono capace di produrre un pacchetto o una classe (vi anticipo che ne ho in mente una in collaborazione con l’autore di un articolo sulla classe exam nel numero 12 di ArsTeXnica), e la letteratura non abbonda in questo senso. Ecco di cosa ci sarebbe bisogno! 😉La letteratura non abbonda, ma un piccolo passo l’ho fatto in questo senso inviando una guida tematica al Gruppo che forse sarà disponibile fra non molto, questione di ore o di giorni.
Claudio
::claudio” post=65875sfogliando la documentazione di suftesi ho trovato il comando
\colophon
come emularlo nella classe book standard?
saluti
claudioPenso che Ivan non avrebbe niente in contrario se tu copiassi il codice da suftesi.cls e lo inserissi nel preambolo del tuo documento da scrivre con book e poi usassi \bookcolophon come spiegato nella documentazione di suftesi.
@Ivan, contrlla verso la fine della apgina 6 della documentazione dove hai scritto “cass” invece di “class” 😉Per altro dipende da cosa intendi per colophon; certo puoi mettere delle informazioni del tipo di quelle che suggerisce Ivan nell’esempio d’uso di \bookcolophon nel verso del frontespizio, ma non hai bisogno di comandi appositi per farlo, se hai voglia di fare qualcosa che ti interessi particolarmente. Per esempio usa l’ambiente titlepage per scrivere non solo la paigna del titolo, ma anche il suo verso, tipo:
`
\begin{titlepage}
\centering
{\large\scshape Autore\par}
\vspace{\stretch{1}}{\Large\scshape Titolo\par}
\vspace{\stretch{2}}
Luogo, o altre informazioni come il nome della casa editirce o la versione, o la data.
\par\newpage
\thispagestyle{empty}
\small
\copyright \the\year\qquad Autore
\vspace{0.2\textheight}Informazioni legali, tipo Licenza o simili cose\par
\vfill
Programma di composizione, classe di composizione, font usati, trademark da rispettare e simili cose\clearpage
\end{titlepage}
`Usando titlepage sei completamente libero di comporre la paigna del titolo e il suo verso nel modo che più ti piace e non sei vincolato a nessun comando preconfigurato; quindi sei libero di fare meglio oppure peggio di quello che si potrebbe fare con comandi preconfigurati come il comando \colophon di suftesi.
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Concordo pienamente, visto che avevo già detto queste cose nel mio messaggio precedente, ma tu l’hai detto molto meglio.Se non ricordo male la licenza LPPL parla del fatto che si può fare sul file di un altro quello che si vuole, ma bisogna cambiargli nome e informazioni del prologo, dove deve essere riconosciuto l’autore originale, ma non deve indurre gli utenti del nuovo software a richiedere assistenza all’autore precedente.
Secondo me cambiare nome NON vuol dire cambiare estensione e le motivazioni esposte da Lorenzo spiegano bene il perché.
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Si tratta di due cose diverse; se \diag serve per essere usato per rappresentare l’operatore informatico che fa costruire a matlab una matrice diagonale metterei il tt. se \diag serve per descrivere in matematica una matrice diagonale userei il tondo, comunque lo stesso carattere usato per le matrici, spesso il corsivo nero, ma le norme non lo richiedono, si accontentano di un carattere come quello degli operatori o del corsivo; non ho le norme sotto mano, ma ho il documento pdf sp811.pdf emesso dal NIST, National Institute of Science and Technology (l’ex National Bureau of Standards degli USA) che userebbe il corsivo per le matrici e il corsivo nero per i vettori (mah… (come se le matrici non potessero essere considerate colonne di vettori, insiemi di vettori; chissà cosa dice Enrico a questo proposito 🙂 )
::Filo” post=65856Ciao a tutti,
ho iniziato ad usare texstudio e mi da il seguente errore:
could not start the command: pdflatex – syncitec=1 interaction nonstoppmode “notation.tex”
suppongo di dover cambiare qualcosa nelle opzioni ma non so cosa
Aiuto
GrazieIn realtà da me il comando è configurato così
`
“/usr/local/texlive/2010/bin/x86_64-darwin/pdflatex” -synctex=1 -interaction=errorstopmode %.tex
`
(non preoccuparti della parte x86_64-darwin, perché rigurada il Mac; guarda solo le opzioni ed eventualmente rigurada la configurazione di TeXstudio aprendo Options, poi cliccando nella finestra di dialogo l’icona con la chiave inglese; eventualmente a destra di ogni motore c’è un bototne da cliccare che permette a TeXstudio di cercarsi il motore e la forma giusta di invocazione del programma.
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Be’, casomai:
`
\newcommand{\diag}{\mathtt{diag}}
`Per la scelta del font dipende da come lo usi; se descrivi Matlab e come si costruiscono le matrici diagonali con Matlab usa lo stesso carattere che usi per gli altri comandi di Matlab. In matematica preferirei il tondo, ma lo userei così:
`
A= \diag{a_1, a_2, a_3, \dots, a_n}
`
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Ho suggerito le macro per gli accenti, perché mi pare sia utile conoscerle; certo uno che sappia usare la sua macchina e la sua tastiera non ha problemi di sorta, né ha bisogno di installare abctajpu (con le istruzioni in esperanto 🙂 ).Con Windows, Linux e Mac non ho mai avuto difficoltà a scoprire come si fa a scrivere le maiuscole accentate; in ogni caso non ho mai usato tastiere italiane, quindi ho sempre dovuto arrangiarmi anche per le minuscole. Ora col Mac e la tastiera USA International (credo però che sia Irish international — la differenza è minima) ho talmente la mano che quando scrivo su altre macchine mi viene sempre spontaneo alt+tasto accento, lettera.
Comunque quel sito che hai linkato è molto divertente!
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Eccoti il file modificato:
`
% !TEX TS-program = XeLaTeX
% !TEX encoding = UTF-8 Unicode\documentclass[a4paper]{article}
%\usepackage[T1]{fontenc}
%\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage{fontspec}
\setmainfont{Baskerville}
\usepackage[italian]{babel}
\begin{document}Questa è una prova di Baskerville.
\end{document}
`Le prime due righe magiche le ho riscritte con la sintassi di TeXShop, quello che uso io, e che sono capite anche da TeXworks.
Quando usi XeLaTeX, in generale NON devi usare inputenc, perché l’input deve essere eseguito con questa codifica, che è quella di default per XeLaTeX — naturalmente devi slavare i tuoi file con questa codifica, cosa che con TeXShop è possibile, perché nella finestra di dialogo viene chiesto anche con quale codifica si vuole salvare il file.; con TeXworks dovrebbe essere automatico se TeXworks è configurato con la codifica utf8 di default.. In genale non devi specificare fontenc che serve solo per i font bitmapped e Type1 con le codifiche di TeX, ma devi certamente caricare il pacchetto fontspec per poter accedere ai font OpenType; è \fontspec che definisce \setmainfont.
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