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Non sono un fanatico di subfig, subcaptiom floatrow e simili pacchetti che rendono più o meno automatica l’operazione di allineare diverse figure, ciascuna con una propria etichetta/didascalia e inserite dentro un ambiente figure o table generale che permette di attribuire on didascalia collettiva.I trucchetti indicati in ciascuno di questi pacchetti e codificati dentro opportuni ambienti possono essere comodi, non lo nego, ma si riferiscono sempre a casi standard.
Nella realtà capita più spesso di dover affiancare due foto di dimensioni diverse o con coefficiente di forma diverso; affiancarle è un problema, come lo è affiancare due soottofigure o sottotabelle con didascalie di lunghezze diverse.
È per questo che io preferisco sempre procedere caso per caso sfruttando gli ambienti standard di LaTeX, magari usando per il posizionamento il comandi fini che posso ottenere con l’ambiente picture.
Se a scopo di puro “intrattenimento” dovessi esprimere un giudizio, preferirei floatrow, e in subordine subcaption. Ma è un giudizio a pelle, di uno che ha messo spesso figure affiancate o comunque allineate ma quasi mai ricorrendo a questi pacchetti.
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E se vuoi due didascalie con numeri distinti, non come farebbe subfig, basta che metti le due immagini ciascuna dentro una minipage larga 0.49\textwidth; poi affianchi le due minipage come ti ha indicato Enrico per affiancare le due immagini senza didascalia personale; dentro ciascuna minipage, dopo aver incluso l’immagine, metti la didascalia che viene composta dentro la minpage, con la giustezza della minipage.Purtroppo sull’Arte non si menziona mai la minipage. Trovi questo ambiente descritto sulla Guida il cui link è qui sopra se clicchi nella linguetta “Documentazione”.
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Tutto dipende da quanto al tua stampante sia precisa nel caricare la carta. Se la stampante non è precisa, l’estrema precisione con cui puoi collocare qualunque cosa su un foglio di carta virtuale con TeX, può vanificarsi quando il foglio di carta è reale.Prese le misure da un bollettino postale vero, io ti indicherei una strada diversa. Creati pure il programma LaTeX per scrivere quello che devi nei campi giusti, ma prendi il bollettino in bianco, lo scandisci, ne elabori l’immagine per esempio con GIMP, per ruotarla nel senso giusto per raddrizzarla e toglierle i margini, dopo con il tuo file .tex importi quella figura in una posizione precisa, eventualmente riducendo i margini della pagina a zero, cioè da poter collocare l’immagine del bollettino a filo della carta fisica, e poi li stesso programma di composizione ti permette di sovrascrivere l’immagine collocando le informazioni nel punto giusto con estrema precisione e con l’orientamento giusto; comunque puoi sempre controllare a video eseguendo la composizione pdfLaTeX l’esattezza e la precisione della compilazione del bollettino. Poi puoi stampare e ritagliare via la carta bianca ai bordi del bollettino compilato.
Scoprirai ben presto che il gioco non vale la candela; ma se ci provi, impari un mucchio di cose relative al sistema TeX e ai suoi programmi, che non ti serviranno granché per compilare i bollettini postali, ma ti serviranno senz’altro in altre circostanze di compilazione di documenti con oggetti e grafici strani da collocare con precisione. Come esercizio per impratichirsi è ottimo!
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Non sono sicuro che ognuno possa predisporsi i propri bollettini postali senza autorizzazione delle Poste. Infatti oltre ai vari campi, nella parte inferiore ci sono codici di vario genere sia in chiaro sia codificati che servono alle poste per identificare il particolare bollettino, qualora il cliente si presenti ad un uffico postale e voglia sapere che ne è del suo pagamento. Anche i moduli in bianco che distribuiscono agli sportelli contengono questi numeri, e, sebbene io non abbia mai avuto l’idea di stamparmi in casa i bollettini postali e non abbia fatto grande attenzione a che cosa contengano, ho il sospetto che si tratti di numeri univoci; Ho anche il sospetto che le aziende che inviano i bollettini precompilati o ricevono dalle poste un serie di numeri da poter usare, oppure debbano sovrastampare bollettini speciali forniti dalle poste.Naturalmente può darsi che io mio sbagli, ma ho sempre visto dei numeri nella parte bassa del bollettino e ricordo di avere letto di non scrivere e di non macchiare sotto a una certa linea riservata all’ufficio.
Meglio chiedere prima in Posta come stanno le cose; forse in rete c’è anche qualcosa, ma non mi butterei a fare una cosa del genere col rischio di passare per falsario. 😥 🙄 🙁
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Certo me ne rendo conto. Non volevo sgridarti per niente.Volevo solo lanciare un sasso nello stagno, sperando che fosse letto da molti, senza critiche per chi come te ha il relatore che interviene al momento sbagliato. O forse perché non si pensa mai di fare vedere al relatore una bozza della tesi quando la si comincia a scrivere, in modo da averne il beneplacito stilistico. In certo senso preferisco le università che danno delle specifiche scritte, magari cervellotiche, come spesso succede, ma cervellotiche lo stesso. In quel caso si parte sapendo di che morte si deve morire, ma non ci sono discussione in extremis.
Le varie classi a disposizione per fare tesi consentono di fare dei lavori decorosi e che accettano modifiche stilisticamente non così distruttive come nello stile di Miede. È uno stile troppo particolare che perde l’eleganza iniziale e in un certo senso viola le prescrizioni di Miede; non apportate modifiche al layout di questa classe!
Ecco perché suggerirei a coloro che stanno per cominciare a scrivere al tesi, e non hanno prescrizioni scritte dalla facoltà, di non scegliere lo stile classicthesis; o almeno, di scrivere alcune parti con classicthesis, se vogliono, di farle vedere al relatore, e non procedere oltre se il relatore fa anche la minima osservazione. Si cambia classe e si fa una cosa tranquilla, meno artistica, anche se decisamente bella, ma che sia approvata dalla facoltà o dal relatore. Non sarebbe male chiedere al relatore una prescrizione scritta, in modo da potergli dire sempre che la classe e il alyout scelti e realizzati sono perfettamente coerenti con le sue prescrizioni.
Credo di essere stato chiaro; con te non ho nulla da dire, sei una vittima del tuo relatore.
12 Ottobre 2011 alle 14:29 in risposta a: problema numerazione pagina della bibliografia nell’indice #64764::
Ti ricordi che per avere l’indice aggiornato devi eseguire due volte pdfLaTeX?Non ho mica capito perché hai incrementato il numero di pagina di -1 e poi dai un \cleardoublepage che ovviamente si fermerà su una pagina dispari, ma fuori ordine visto che hai decrementato il contatore delle pagine; il comando \chapter* contenuto dentro l’ambiente thebibliography (quello che viene effettivamente eseguito quando dai il comando \bibliography} esegue un altro \cleardoublepage e dopo che hai mandato nell’indice l’indicazione per la bibliografia.
Per la paigna bianca usa il pacchetto emptypage e dopo aver messo nel preambolo quella chiamata a quel pacchetto scrivi:
`
% Una pagina bianca
% \newpage
% \thispagestyle{empty}
% \addtocounter{page}{-1}% Personalizza bibliografia
\renewcommand{\bibname}{\bfseries\Large REFERENCES\par\vspace{-20pt}}
\makeatletter\def\@biblabel#1{#1.}\makeatother
\bibliographystyle{phd}\begin{flushleft}
\cleardoublepage
\phantomsection
\addcontentsline{toc}{chapter}{REFERENCES}
\bibliography{References}
\end{flushleft}
`Cerca di non fare questi pasticcetti; e non usare \bf, ma \bfseries; \bf è un comando di LaTeX209, vecchio di almeno 16 anni, conservato da alcune classi per compatibilità con il passato e non presente in altre classi; è incompatibile con il New Font Selection Scheme usato da pdfLaTeX, almeno in certe circostanze, perché reimposta tutte le caratteristiche dei font (encoding, famiglia, serie e forma) a quelle del font normale, quello predefinito. In sostanza equivale a scrivere \normalfont\bfseries, e quel \normalfont potrebbe rovinarti la composizione.
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Che ne diresti di un nuovo ambiente fatto così?
`
% Definizione dell'ambiente “opzione” uguale a “description” ma con un label diverso
%
\newenvironment{opzione}
{\list{}{%
\labelwidth\z@ \itemindent-\leftmargin
\let\makelabel\optionlabel}}
{\endlist}
\newcommand\optionlabel[1]{\hspace\labelsep
\normalfont\fontfamily{lmtt}\selectfont #1}}
`
Così evidenzi il nome dell’opzione nell’etichetta della descrizione, ma non cambi nulla per il modo di scrivere l’opzione nel corso del testo.
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Il visualizzatore di TeXShop non mostra le transizioni. In ogni caso, su qualunque macchina bisogna usare Adobe Reader per vedere le transizioni. Certo ci sono altri visualizzatori che permettono di vederle, ma l’unico funzionante su tutte le piattaforme è Adobe Reader.Ho creato decine di presentazioni con beamer; non ho mai usato transizioni, che ritengo elementi di distrazione. Ma questa mia posizione non esclude che ci siano dei casi in cui una transizione possa marcare lo stacco fra un argomento e un altro.
Ricordiamoci dell’italico difetto “Se lo si può fare, allora lo si deve fare” e cerchiamo di non abusare.
PS: la negazione italica di quell’affermazione dimostra trattarsi di un difetto: ” Se non lo si deve fare, allora lo si può fare lo stesso” — alla base di numerose barzellette etniche 😀
11 Ottobre 2011 alle 20:29 in risposta a: [RISOLTO] classicthesis: mancata compilazione bibliografia #64755::
Anche sulla guida di Lorenzo che hai comprato in libreria c’è scritto che bisogna fare andare latex almeno due volte dopo aver fatto andare bibtex.
Talvolta infatti bisogna fare andare tre volte per sistemare tutti i riferimenti incrociati, compresi i backlink dalla bibliografia al testo, perché certe citazioni che vanno a sostituire il punto interrogativo possono essere lunghe. Con la citazione numerica spesso il posto della citazione si allunga rispetto al punto interrogativo di 5pt o di 10pt circa, ma on la citazione del tipo Autore, anno, o (Autore, anno) o Autore(anno), la citazione può diventare ingombrante e può richiedere una pesante ricomposizione dei capoversi, con dislocazioni di punti di citazione o di riferimento da una pagina all’altra, con la conseguenza che alle fine della compilazione può trovarsi scritto: Labels may have changed, e quindi bisogna ricompilare ancora. Questa ricomposizione può dislocare gli oggetti mobili e fare rifluire tutti il testo, ma questo implica anche che dopo aver sistemato la bibliografia e le citazioni ben composte, bisogna rivedere il testo con cura per aggiustare quelle eventuali dislocazioni che potrebbero aver causato “danni” compositivi di vario genere: pagine stiracchiate nelle parti bianche fra un capoverso e l’altro e prima o dopo gli oggetti fuori testo, figure e tabelle che sono migrate troppo lontano o che vengono composte in buona parte alla fine di un capitolo, con la possibilità che la memoria per gli oggetti mobili si sia saturata e alcuni oggetti siano stati persi. Non capita spesso, ma capita.
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Ehi, Tommaso, io non ho detto niente di diverso rispetto a quello che ha detto Enrico; ho solo detto che è più essenziale e questo non è un giudizio di valore, ma un giudizio estetico.
Siamo d’accordo tutti che i pulsanti erano comodi; ora che non ci sono più ci abitueremo.
Nello stesso tempo c’è la barra dei menù e quella nell versione fino alla 0.92 non c’era o era meno dotata, per esempio non c’era Manage Mirrors 🙂Mi dicono che anche su tlmgr dovrebbe esserci qualcosa per gestire i mirror, ma io non l’ho mai trovato. D’altra parte tlmgr è ancora più minimalista. In un certo senso è anche angosciante. quando nelle due colonne a sinistra il tempo complessivo previsto per completare l’installazione o l’aggiornamento non diminuisce mai, o quasi mai, ma è tendenzialmente monotono crescente. 🙁
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Tornando alla tipografia, ci sono diverse unità di misura “adimensionate” oltre al pH (che non vuol dire picohenry, come il SI vorrebbe; infatti non è una unità SI); invece il decibel e il neper sono ugualmente logaritmiche e adimensionate e l’SI ne prescrive la scrittura in carattere diritto; dunque perché non anche il pH? Per un musicista c’è anche l’ottava, oct, che rappresenta il logaritmo in base 2 del rapporto di due frequenze, mentre per gli ingegneri c’è la decade , dec, per indicare il logaritmo in base 10 del rapporto di due frequenze. Forse l’SI non ne parla, ma la gente li usa tranquillamente e li scrive con font diritto. Ci sono ancora il phon, il sone, Bd (baud) bit (bit), erlang {E), hartley (Hart), shannon (Sh), tutte più o meno adimensionate e accettate dall’SI in particolari domini della tecnica.Nel linguaggio comune invece il pH non viene usato come se fosse una unità di misura, perché abitualmente lo si scrive prima del valore numerico (Sulphuric acid has a pH of about -3, oppure un acido con pH -3), quindi usare i comandi per le unità di misura di siunitx non serve a niente, perché sono fatte per scrivere l’unità dopo la misura, come prescrive l’SI.
Stando alla normativa SI, il pH, che rappresenta l’opposto del logartimo di una concentrazione, non dovrebbe essere espresso come logaritmo, ma come semplice rapport eventualmente espresso con i debiti prefissi decimali, tenendo conto che è legale l’unità di misura 1, che però non viene mai scritta. In sostanza se l’acido ha un pH pari a -3 (Se la definizione del pH è: Aqueous solutions at 25°C with a pH less than seven are acidic, while those with a pH greater than seven are basic or alkaline. A pH level of is 7.0 at 25°C is defined as ‘neutral’ because the concentration of HO+ equals the concentration of OH− in pure water. dunque l’acido solforico deve avere un pH minore di 7 per essere acido) Ciò vuol dire che gli ioni H+ sono 10^{10} volte più numerosi che nell’acqua distillata che ha pH 7. Certo 10^{10} è piuttosto complesso da scrivere, ma lo si può scrivere come 10G1 (dove 1 è l’unità adimensionata), quindi usare il pH è perfettamente inutile, anche se largamente accettato e usato dai chimici e non solo da loro. Un po’ come il mmHg (millimetro di mercurio) abbondantemente inaccettabile dal SI, ma largamante usato da medici italiani in modo, direi, assolutamente generalizzato -in Francia invece usano tranquillamente i pascal , non solo perché Pascal era dei loro, ma anche perché in Francia tutti sono più aperti e disponibili ad accettare i cambiamenti razionali, specialmente tenendo conto che per gli strumenti medicali il mercurio oggi sta per essere bandito, compreso il buon vecchio termometro della nonna.
Scusate l’OT, ma è sempre divertente parlare di unità di misura e delle papere che tutti ci facciamo nel loro uso scorretto.
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Molto più essenziale, ma le azioni da fare sono da scegliere direttamente dalla barra su in alto, dove c’è anche scritto il nome dell’applicazione e le varie voci dei vari menù che si possono attivare con quella applicazione.; prima i bottoni potevano essere comodi e non si usava mai la barra in alto,
Ma la barra in alto offre più possibilità.Ciao
Claudio
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