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Certo che è possibile farlo, ma non penserai mica che ci possa essere un pacchetto che lo fa in automatico partendo da una serie di aforismi qualsiasi?
Quel manifesto è frutto di un accurato disegno grafico (il nome del disegnatore è riportato in calce) ed è adattato alle precise parole che ne fanno parte, così come gli enunciati che lo compongono sono scelti in modo da stare negli spazi che i font richiedono e gli spazi interparola consentono.Stampati il manifesto e leggi ogni enunciato; disegna un contorno attorno ad ogni enunciato; vedrai che non ce ne sono due delle stesse dimensioni e che spesso le varie righe dello stesso enunciato sono di copri diversi.
A quel punto ti rendi conto che in automatico con enunciati qualunque non è possibile farlo. Ci sono troppe decisioni estetiche sotto e ci sono troppi vincoli costituiti dai singoli caratteri dei vari corpi dei singoli enunciati.
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La risposta che ti ha dato Enrica non fa una grinza, ci mancherebbe altro, ma secondo me non risponde alla tua domanda, ma alla domanda: Quanto vale l’accostamento fra due lettere dello stesso font?La scatola di ogni lettera (come anche il supporto metallico dei vecchi caratteri mobili) non contiene solo la lettera ma anche le spalle, cioè gli spazi bianchi minimi a destra e a sinistra.
Il tuo coalcolo non può misurare questo spazio, perché, senza crenatura, tra la s e la a dello stesso font lo psazio fra le due lettere non è inserito da qualche programma, ma fa parte della scatola che contiene ciscuna lettera.
Ora se tu vuoi disegnare un logo accostando una grande maiuscola, tratta da un certo font, ad altre lettere di copro minore tratte da un altro font, non puoi nemmeno misurare la crenatura, perché fa lettere di font diversi pdftex, xetex, luatex non inseriscono nessun accostamento.
Risultato: devi procedere per tentativi finché l’occhio non ti dice che va bene. Se devi accostare una Q da 20pt a una A del maiuscoletto del corpo a 10pt (solo per esempio, perché un logo con queste due lettere di dimensioni così diverse farebbe semplicemente pena) allora cominci a mettere una accanto all’altra separate da \kern 0pt; poi metti successivamente dei valori negativi di punto in punto poi in seconda approssimazione di decimo di punto in decimo di punto, finché la forma concava della grande Q e la forma “convessa” (invece di sporgere in fuori si ritrae verso il centro, ma non si tratta di un profilo geometricamente convesso) della piccola A maiuscoletta non stano bene assieme, nel senso che non sono né troppo distanti né troppo vicine. Ma solo l’occhio ti può dire quando va bene.
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Ho scaricato il pacchetto che porta la data di settembre 2011. Funziona con XeLaTeX e i font Linux Libertine O, (cito solo questi perché il mio documento di prova usa quelli, ma non ho fatto prove con altri font) e la protrusione funziona egregiamente; rispetto a prima, quando microtype non era invocato, c’è una visibile riorganizzazione delle righe e una diminuzione delle cesure in fin di riga.Complessivamente la pagina risulta di un “colore” più uniforme; direi che raggiunge lo scopo come promesso.
Per la font expansion la vedo più difficile (comunque con il motore xetex non è ancora disponibile), perché per ogni font da espandere o da comprimere ci vuole un file di descrizione che dica come minimo quali caratteri sono modificabili, come lo dice per quelli, usati frequentemente con pdf(La)TeX, che ne dispongono.
In sostanza con questa versione microtype si comporta come si comporterebbe con LaTeX quando compone un file DVI. Ricordiamo che ancora il motore xetex produce un file di uscita in formato XDV (eXtebded DeVice indpendent) che poi converte in formato PDF mediante xdvipdfmx; se il file XDV non poteva avere la espansione/contrazione dei font, chiaramente non la può avere nemmeno il file finale trasformato.
Per avere microtype funzionate a pieno volume anche con XeLaTeX dobbiamo spettare che venga modificato il motore xetex afinché usi direttamente il linguaggio pdf di livello almeno uguale a quello che usa pdftex.
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Guarda questo messaggio: http://www.guitex.org/home/index.php?option=com_kunena&func=view&catid=6&id=63721&Itemid=60&lang=en#63736Il thread era cominciato con una domanda su Mathematica, ma il problema era lo stesso; in questa risposta dico alla signorina richiedente come fare con Mathematica, ma buona parte della risposta riguarda LaTeX e riguarda anche te.
Poi la signorina mi ha detto che non sapeva come fare con Mathematica la parte precedente a LaTeX, allora le ho detto come fare con Excel.
Il tuo problema, visto che i dati sono tanti, potrebbe richiedere ulteriori provvedimenti; non dici quante colonne occupano i tuoi dati; quindi non è possibile dirti se per caso devi mettere la longtable dentro un ambiente sidewaystable da proseguire su più pagine (cosa che riesce meglio usando il pacchetto ctable, invece di rotating). Ma sostanzialmente le risposte che hi già ricevuto sono risolutive. Al massimo devi mettere ancora le mani sul codice prodotto in automatico per adattarlo alle tue esigenze.
::A parte che mi sfuggono ancora le differenze, mi chiedo se questa seconda definizione può andar bene per tutte le lingue: nella guida, dunque, per il latino e l’inglese. Vale la pena di sostituire le attuali definizioni ingenue?
Già che ci sono, cade a fagiuolo (notate il trittongo) un’altra curiosità: spesso ho visto che, parlando di babel, le lingue (che di fatto si caricano come opzioni del pacchetto) vengono anche chiamate “moduli”. Perciò si trova scritto:
il modulo latin di babel permette di ottenere eccetera eccetera
Posto che a me piace questo “modulo” (che userei soltanto per babel, non certo per altri pacchetti), chiedo: soltanto le opzioni che si esprimono con il nome di una lingua si possono chiamare anche “moduli”? È corretto usare questa parola? Qualcuno saprebbe dare una definizione breve di “modulo” in questo senso?
Io direi in modo equivalente a quanto ha già detto Enrico; una opzione è una opzione, non un modulo, se la sue specificazione implica alcune operazioni facoltative o in alternativa che si esplicitano in istruzioni interne al file di estensione che riceve quella opzione; ogni opzione implica un modulo se ordina la lettura di un altro file (questo sì che è il modulo) che contiene tutte le ulteriori funzionalità richieste con quell’opzione.
L’opzione italian non è un modulo, ma il file italian.ldf è il modulo associato a quella opzione.
L’opzione 11pt non è un modulo, ma bk11.clo è il modulo che corrisponde al quella opzione.Anche la classe beamer è fortemente modulare; così tikz e pgf, e così lo sono tante altre classi e pacchetti
Per varioref l’opzione italian, per esempio, secondo me non corrisponde a un modulo, perché le ulteriori funzionalità sono esplicitate in poche righe di definizioni all’interno di varioref.sty (ridefinizioni di alcune stringhe).
Il nucleo di LaTeX è modulare, perché consente all’utente di richiedere ulteriori pacchetti di estensione, ognuno di quelli si occupa di una classe ben definita di ulteriori funzionalità; volendo, ciascun file .sty potrebbe essere chiamato modulo; anche ogni classe potrebbe essere considerata un modulo; i file .def sono tutti moduli; eccetera.
Naturalmente è solo questione di intendersi, perché le parole non hanno mai un solo significato, ma per me, “modulo” è qualcosa di intercambiabile ma avente le sue “giunzioni” corrispondenti a precisi standard in modo da poterne eseguire l’innesto o il disinnesto.
::grazie per la risposta, ma:
Il primo metodo non funziona: la l di tabular va fra {} per essere compilato (così non si blocca)
anche facendo così i nomi sono rientrati rispetto alla dicitura “Studente”Il secondo l’ho adottato!!!
Gli errori di battitura capitano a tutti, 🙁 , purtroppo. È ovvio che vanno fra graffe. ma se vuoi evitare la rientranza devi anche annullare lo spazio a inizio tabella (e magari anche alla fine):
`
…\tabular{@{}l@{}}
…
`
L’idea era di suggerire l’uso di tabular, invece di usare \candidato, \secondocandidato, ecc.La seconda soluzione che hai adottato va benissimo e hai fatto bene ad adottarla.
Mi spiace che te la sia presa per i miei commenti sul codice ridondante.
Ci sono alcuni punti da notare:
1) Caricare pacchetti di cui non si usano le funzionalità.
Certo i PC di oggi fanno miracoli, ma il linguaggio di TeX è un linguaggio interpretato, poco strutturato, scritto a molte mani da una miriade di persone che hanno fornito i pacchetti che, non a caso, sono raccolti nell’archivio CTAN dentro una cartella che si chiama contrib/
Le abilità di programmazione di questa miriade di persone non è eccelsa, nemmeno le mie capacità sono eccelse, e quindi, in mancanza di “name spaces” adatti, sono possibili interazioni indesiderate e conflitti fra pacchetti, al punto che bisogna anche stare attenti all’ordine con cui li si invoca. Se si invocano pacchetti che non si usano si aumenta inutilmente la possibilità di conflitti. Mi ci sono trovato diverse volte a combattere contro questi conflitti. Ed è per questo che suggerisco di caricare i pacchetti che servono per davvero via via che se ne sente la necessità, e non di crearli in anticipo con il criterio del “non si sa mai”. Poi lanci la prima pietra chi non l’ha mai fatto, quindi dovrei stare zitto anch’io.2) Caricare i pacchetti più volte.
Caricando i pacchetti con \usepackage, Latex si protegge da solo (almeno con molti pacchetti, anche se non tutti) ricordandone il nome in modo da non ricaricarli. Altri pacchetti non hanno questa protezione; per cui se si carica due volte lo stesso pacchetto con opzioni diverse si incontra un errore “fatale” e la compilazione termina immediatamente. Fra questi pacchetti c’è babel; se lo carichi due volte con una lista di lingue diversa hai l’errore fatale. Quindi la regola è non caricare mai due volte lo stesso pacchetto, perché con opzioni diverse produce un errore fatale e con le stesse opzioni produce una perdita di tempo all’utente per scrivere una cosa inutile. In questo caso la documentazione di toptesi-doc suggerisce di inserire ulteriori lingue, oltre alle due precaricate, inserendole fra le opzioni della classe, non invocando di nuovo babel, e spiega il perché bisogna fare così.3) Nel caso specifico del file trieste (commentato, quindi un semplice residuo della tesi precedente) forse non funzionava granché nemmeno con la tesi precedente, perché le sue funzionalità erano attivate solo dalla opzione classica; caricare il pacchetto senza specificare l’opzione non avrebbe dovuto servire e niente; specificare l’opzione senza caricare il pacchetto sarebbe stato corretto, perché ci pensava l’opzione a caricare quel pacchetto. Ora, dalla versione 5.5 di toptesi il pacchetto trieste non c’è più e le sue funzionalità sono presenti ancora nel copro della classe, ma vengono attivate solo dall’opzione classica.
4) Accolgo volentieri il suggerimento delle pagine bianche completamente vuote; ma preferisco realizzarlo in un altro modo, cioè ridefinendo il comando \cleardoublepage (che sarebbe poi quello che fa anche il pacchetto emptypage) ma definendolo in modo che accetti un parametro facoltativo così da lasciare l’utente libero di impostare uno stile di default (per esempio plain) o di fissare lui stesso con il parametro facoltativo quale stile voglia di volta in volta.
Capisco perfettamente che scrivere la documentazione meglio che si può non è mai sufficiente e qualunque documentazione è sempre incompleta; quindi questa nostra conversazione mi da lo spunto per rivedere la documentazione appena possibile, ma senza fretta. 🙂
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`in teoria bitex dovrebbe funzionare correttamente solo con file i cui dati sono inASCII a 7 bit; l’encoding latin1 prevede l’uso anche dei caratteri in cui l’ottavo bit è “on”. Quindi, sempre in teoria sarebbe decisamente sconsigliabile usare bintex per dati codificati in Latin1.In pratica io non ho mai notato difetti particolari. Per stare dalla parte della ragione si potrebbe prendere sul serio quell’avviso (è un semplice warning — un semplice avviso/avvertimento), puoi impostare il tuto editor in modo che quando esegui l’estrazione dei dati per la bibliografia dal data base bibliografico usi bibtex8 oppure biber. Bibtex8 gestisce le codifiche a 8 bit (importanti specialmente per mettere in ordine alfabetico quello che deve venire ordinato); biber gestisce la codifica utf8 che permette di accedere a tutti i caratteri con codifica UNICODE. Se dovessi riportare dei dati bibliografico in greco, o in cirillico, o in…:wink:
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Se stai scrivendo in greco seguendo le indicazioni trovate nell’Arte, allora avrai visto che vi si fa riferimento a un pacchetto teubner che serve per scrivere il greco politonico nei testi che richiedono anche una notazione filologica; però usando teubner, la tilde che tu digiti nel file sorgente rappresenta sempre il circonflesso e per usare lo spazio insecabile devi usare \nobreakspace quando l’ambiente di scrittura è quello greco. Per altro anche nell’Arte si dice di specificare l’attributo polutoniko per scrivere in greco classico, anche senza usare teubner; con quella specifica la tilde viene gestita in modo leggermente diverso rispetto a quando quell’attributo non è specificato. Non ci piglia sempre, ma il più delle volte funziona. Con teubner, volendo, si può cominciare a scrivere i diacritici con la tilde preceduta da un backslash, per esempio \~::
Pagina 43 della documentazione toptesi-doc.pdf: \CandodateName definisce una stringa equivalente a “Candidato”; […]Ma per più candidati non funziona, perché ci vorrebbero anche i corrispondenti comandi per sostituire Candadata, Candidati, Candidate. Allora, visto che apparentemente siete in tre, Io, Mio Nonno e Peano, e state scrivendo in italiano, topfront riconosce la lingua italiana e una pluralità di candidati/autori del rapporto che state scrivendo; avete due possibilità:
a) o mettete tre nomi dentro all’argomento di \candidato, del tipo:
`
\candidato{\tabular[l] Io\\Mio Nonno\\Peano\endtabular}
`
oppure
b) ridefinite la stringa \Candidati
`
\def\Candidati{Studenti}
`
Prima di invocare topfront.Tra l’altro, sempre leggendo la documentazione, sapreste che NON bisogna caricare il pacchetto toptesi, usando la classe toptesi (ci pensa la classe a farlo e chiamare due volte lo stesso pacchetto è come minimo una perdita di tempo, una cosa superflua, ecc.); sapreste anche che le lingue english e italian sono già chiamate dalla classe, e chiamare due volte il pacchetto babel con le stesse opzioni è controproducente per gli stessi motivi.
La moltitudine di chiamate di altri pacchetti mi dà l’idea che abbiate copiato un preambolo che si tramanda di padre in figlio (la presenza della chiamata al pacchetto trieste, per fortuna commentata, nelle vecchie edizioni veniva eseguita solo se si chiedeva l’opzione classica; e se la si chiedeva, l’invocazione di trieste sarebbe stata la terza chiamata doppia controproducente). Chiamare troppi pacchetti che poi magari non si usano può produrre inconvenienti di incompatibilità; lo sconsiglio vivamente e consiglio di caricare solo i pacchetti le cui funzionalità vengono effettivamente sfruttate.Buon lavoro 😉
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Siamo nel 2011 e TeX Live del 2011 è lì pronta per essere installata.Se lavori su un PC Windows vai al sito giusto e scarica installtl.zip (url: http://mirror.ctan.org/systems/texlive/tlnet/install-tl.zip); dezippa, leggi le istruzioni e agisci. Tieni presente che il programma incorporato tlmgr (TeX Live manager) ti permette di aggiornare la distribuzione, sempre gratuitamente, se vuoi quotidianamente, sebbene settimanalmente sia una già sufficientemente frequente. Non resterai mai 4 anni indietro come con PCtex.
Non comperare più sistemi a pagamento che, come vedi, non ti danno niente di più di una distribuzione gratuita e l’assistenza, che io sappia, non esiste più.
La distribuzione di Te Live gratuita contiene già l’editor TeXworks, ma ovviamente sei liberissimo di scaricarti dalla rete gli editor gratuiti Texmaker o TeXstudio (fra questi due, io preferisco quest’ultimo, ma fra i tre preferisco TeXworks, senza tanti fronzoli e molto efficace); questi tre editor multipiattaforma hanno il visualizzatore di file PDF incorporato che permette di passare dalla finestra di composizione al punto corrispondente della finestra pdf e viceversa, cosa che è estremamente utile.
Le versioni di TeXlive forse dalla 2008, ma certamente dalla 2009, permettono di eseguire dei programmi del sistema TeX differenti dal programma di composizione; ciò significa che puoi compilare un documento, e mentre lo compili, gli fai anche creare l’indice analitico, che poi il programma di composizione incorpora e con una sola passata hai già l’indice analitito fatto, composto e aggiornato.
Per gli indici analitici multipli la TeX Live 2011 contiene (da alcuni anni) un pacchetto imakeidx in grado di creare indici multipli. come serve a te, e di comporli al volo senza che tu debba lanciare makeindex con le varie opzioni; tu imposti tutto nel preambolo, indicando anche il titolo che vuoi dare a ciascun indice analitico. La raccolta delle voci da indicizzare avviene in modo simile — non necessariamente identico — a quello che hai già fatto, quindi se ci sono delle modifiche da fare sono molto semplici ed eseguibili con poca fatica con delle sostituzioni globali sui vari file sorgente che formano il tuo documento. Puoi leggere la documentazione, dopo avere Installato TeX Live, dando da terminale il comando texdoc imakeidx, così come puoi fare con qualunque altro pacchetto.
Con TeX Live disponi di moltissimi pacchetti per i font anche con la codifica della Y&Y, che produceva PCtex; però la codifica T1, se usi pdfLaTeX, è decisamente più conosciuta che non la codifica LY1, e quindi praticamente tutti i font delle centinaia distribuiti con TeX Live, sono usabili con la codifica T1, mentre sono pochi quelli che si possono usare con la codifica LY1; fra questi c’è la collezione Latin Modern, che contiene font vettoriali (outline, Type 1) che vanno benissimo, ma se vuoi usare altri font, sarebbe meglio che usassi la codifica T1.
In sostanza il passaggio a TeX Live 2011, senza l’interfaccia della Y&Y PCtex, è praticamente indolore, anche se qualcosa cambia. Per non dover perdere tempo ad aggiornare i file “vecchi” puoi tenere sul PC entrambe le distribuzioni, stando attento a come configurare gli editor per usare o l’una o l’altra.
Qui sopra, cliccando sulla linguetta “Documentazione” puoi scaricare la GuidaGuiT.pdf (Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX); esso ha sei indici analitici e sono stati creati sincronicamente con il pacchetto imakeidx.
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