OldClaudio

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  • in risposta a: misurare dimensioni su un pdf viewer #64598
    OldClaudio
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      Ora che lo nomini, mi pare di avere visto che Kile è legato a Okular. Io non l’ho mai usato, ma non escludo che abbia i suoi meriti.

      Tuttavia ho usato molti visualizzatori di file PDF ma nessuno aveva un righello virtuale, in particolare nemmeno i programmi che hanno i righelli verticali e orizzontali come i word processor permettono di far misure in diagonale.

      Adobe Acrobat aveva/ha il pannello per regolare la la regione da smarginale che permetteva di leggere le distanze orizzontali.

      Essite gview, legato a ghostscript; gview è l’interfaccia grafica di ghostscript e permette di visualizzare anche i file PDF; quando muovi il cursore a croce sulla pagina nell’apposita finestrine ne misure le coordinate rispetto allo spigolo nord-ovest del foglio; è chiaro che quando hai le coordinate puoi farci sopra tutte le operazioni che vuoi, ma sono sempre coordinate cartesiane, e quindi in diagonale devi attaccarti a Pitagora.

      Io uso semrpe il righello fisico sullo schermo (piatto, altrimenti su un video a raggi catodici che ha lo schermo curvo non si combina niente).

      in risposta a: misurare dimensioni su un pdf viewer #64596
      OldClaudio
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        Kile non c’entra niente con il PDF prodotto al sistema TeX.
        Di quale pdfviewer si serve Kile per vedere il risultato composto? allora deviconcentrare la tua attenzione su quel visualizzatore.

        Per altro se usi un visualizzatore PDF decente, anche diverso da quello che usa Kile, poi fissare l’ingrandimento a schermo e misurare con un righello che il foglio A4 misuri sullo schermo esattamente 210 mm. A quel punto col tuo righello o la tua squadretta puoi misurare quello che vuoi e, incredibile ma vero, le misure, nonostante l’approccio manuale, sono piuttosto precise. Non aspettarti però di misurare con tutta la precisione necessaria l’altezza di una lettera; al massimo ingrandiscila ulteriormente* di 10 volte (1000%) e poi dividi la misura fatta con il righello per 10.

        Se il tuo visualizzatore PDF non è decente, ingrandisce di passi finiti e non puoi regorare in modo fine l’ingrandimento; allora ingrandisci la paginata di quanto ti pare comodo, per esempio potesti vedere tutta la pagina fisica e in scala 1:1 non ti ci sta nell’altezza dello schermo scegli la scala che ti permette di vederla: sempre supponendo che la carta specificata a pdfLaTeX sia a4paper, misura col righello la larghezza che riesci a mostrare, e dividi 210m per quella larghezza misurata; dopo di che ogni misura che fai col righello sullo schermo va moltiplicata per quel fattore di scala che hai determinato; usa l’applicazione “calcolatrice” del tuo sistema Linux, e metti in memoria quel fattore di scala, così non lo devi più reimpostare.

        *Se per avere il foglio A4 largo 210 mm sullo schermo hai dovuto usare un fattore di ingrandimento di 127, allor portati ad un valore 10 volte più grande, 1270, e così ottieni l’ulteriore 10 volte.

        in risposta a: Font matematici su XeLaTeX #64614
        OldClaudio
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          La sequenza giusta è:
          `

          \usepackage{fontspec}
          \uspacakge{amsmath} % senza caricare amssymb né amsfonts
          \usepackage[math-style=TeX]{unicode-math}

          \setmathfont{Latin Modern Math}

          `
          unocode-math non carica nessun font matematico, ma specifica i comandi per definire i caratteri matematici in diversi stili, presi sempre dalla sola polizza UNICODE Latin Modern Math che racchiude in sé sia i font latini sia quelli greci in diversi stili (neretto, eccetera), sia i vari operatori di realzione, binari, e i segni ingrandibili come gli integrali e le sommatorie. C’è qualche problema con i segni espandibili orizzontalmente, ma recentemente Will Robertson ha aggiustato queste cose con macro che gli ho suggerito. Quindi non dovrebbero più esserci problemi con comandi del tipo \underbrace e simili.

          Se poi i caratteri Latin Modern matematici greci neretti non ti piacciono, è un peccato, ma sono gli stessi che avresti con il comando \bm che useresti con pdfLaTeX.

          Come sarebbe che le lettere corsive sono orrende con Latin Modern? e le blackboard che cosa hanno che non va, visto che sono gli stessi glifi dei font Type 1 che usi con pdfLaTeX.

          Il tuo desiderio di usare i caratteri greci dei vecchi libri è forse realizzabile, e sottolineo forse, se invii al forum almeno un file jpg dove ci sia una pagina con una buona scelta dei caratteri a cui alludi.

          Il problema non è semplice per niente perché una polizza di font matematici da usare con il sistema TeX (e non ha importanza se è pdfLaTeX, XeLaTeX, LuaLaTeX, o altro) non è semplicemente una raccolta di simboli in una tabella, ma è un “programma” che prevede aggiustamenti di corpo e di posizione orizzontale e verticale per ogni segno a seconda del ruolo che svolge e a seconda che l’espressione matematica sia composta in linea oppure in display.

          I vecchi font dei vecchi libri di matematica erano composti con caratteri (metallici) mobili e ogni segno veniva scelto e messo in posizione a mano da tipografi che si supponeva che fossero esperti — e un volta lo erano. Il Matematico Knuth si è deciso a creare il sistema TeX per poter comporre i suoi libri di matematica, visto che di compositori esperti alla fine degli anni ’70 non ce ne erano più (almeno secondo Knuth).

          Per il testo è molto più facile; ecco perché per il testo ahi un’ampia scelta fra caratteri delle forme più disparate; ogni font UNICODE per la matematica che viene prodotto on formato OpenType richiede alcuni abbi del lavoro di una squadra di persone per poter essere completato. I font UNICODE per la matematica sono cominciati ad uscire da poco. Persino la grandissima azienda Microsoft, nonostante migliaia di dipendenti e moltissime società consociate,è riuscita solo a produrre il Cambria, ma l’ho provato e non regge il confronto con i font del sistema TeX.

          Ciao
          Claudio

          in risposta a: Licenza d’uso su elaborati universitari #64583
          OldClaudio
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            Concordo assolutamente con Antonio.

            in risposta a: Preambolo unico per pdflatex, xelatex e lualatex #64574
            OldClaudio
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              Hai aggiornato ad oggi? Polyglossia oggi è stato aggiornato e non ha piì bisogno di xkeyval.
              Ho il sospetto che richieda anche la ricreazione dei formati.
              Aprendo il nuovo file polyglossia.sty ho visto che quella macro viene usata proprio all’inizio, ma, sebbene abbia il prefisso xpg come le altre macro di polyglossia, non sembra definita da polyglosssia.

              Dopo che il test \ifcsundef{…} la usa, una decina di righe dopo essa viene definita mediante \providecommand; siccome l’errore ti viene segnalato col numero di riga 14 (di polyglossia.sty) si tratta proprio del suo primo uso.

              A me funziona, ma ho aggiornato tutto quanto oggi.

              Nota che quell’\if suona proprio così:
              `
              \ifcsundef{newXeTeXintercharclass}{%
              \xpg@error{Your~ xelatex~ format~ appears~ to~ be~ outdated!^^J
              ~~~~Please~ update~ your~ system~ and~ recreate~ it~ with~ fmtutil.}
              }{}
              `

              e la seconda riga raccomanda di aggiornare il sistema e di ricreare i formati (non farlo con fmtutil ma con fmutil-sys che li ricrea per tutta la macchina, quindi per tutti gli utenti — devi dare il comando sudo fmtutil-sys -all da terminale)

              in risposta a: aligned beamer #64535
              OldClaudio
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                Prendi la tua equazione e scrivila in un documento a parte, per esempio anche con la classe beamer, ma senza mettere l’immagine e le colonne.
                Poi constati che dopo aver eliminato tutti gli errori di sintassi (\left e \right devon far aprte della stessa espressione, alla fine di ongi riga di un allineamento ci vuolo\\; non ci vogliono righe bianche/vuote dentro un ambiente matematico), scoprirai che la sola formula da sola non sta nella larghezza della slide; figuriamoci con la figura.

                Senza figura puoi provare questo codice:
                `
                \begin{frame}
                \begin{multline*}
                \min_{u_{t}, \dots, u_{t+N-1}} \Biggl( \sum_{k = 0}^{N-1} \|y_{t+k} – r(t) \|^2 +
                \rho \|u_{t+k} – u_{r}(t) \|^2 \Biggr) \\
                \text{ subject to:\qquad }\left\{\begin{aligned}[c]
                &x_{t+k+1} = f(x_{t+k}, u_{t+k})\\
                &x_{t+k+1} = g(x_{t+k}, u_{t+k})\\
                &u_{min} \leq u_{t+k} \leq u_{max}\\
                &y_{min} \leq y_{t+k} \leq y_{max}\\
                &x_{t} = x(t), k = 0, \dots, N-1
                \end{aligned}\right.
                \end{multline*}
                \end{frame}
                `
                Non sarà bellissimo, ma almeno ti sta nella slide.

                in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX — nuova edizione #47585
                OldClaudio
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                  Questa è una buona notizia per Lorenzo e Tommaso; Per me è fonte di una escalmazione forte, visto che ieri sera ho eseguito l’upload di toptesi (che da un po’ di tempo può funzionare anche con XeLaTeX) per caricare una versione che gestisce l’invocazione a poliglossia, per fortuna in modo subordinato all’esito di un if. Ora guardo se devo ulteriormente e nuovamente modificare toptesi.

                  in risposta a: texlive e apalike #64563
                  OldClaudio
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                    apalike 2 è dell’88 😮

                    Segui il consiglio di Enrico

                    in risposta a: texlive e apalike #64560
                    OldClaudio
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                      Mi hai incuriosito e sono andato a leggere la documentazione in …/texmf-ditr/doc/bibtex/germanbib/

                      Accipicchia! Esiste ancora della documentazione scritta con estensione .doc, che in realtà è puro testo, e le parti scritte in TeX vanno compilate con (pdf)tex!

                      È roba del 1990 (in realtà la prima versione è del 1986 — 25 anni fa — LaTeX aveva 2 anni), fatta per essere usata con plain TeX e LaTeX 209.

                      Se sei davvero sicuro/a di volerla usare, allora devi sudare per trovare qualche informazione utile in quella documentazione.

                      Ma sono altrettanto sicuro che fra gli stili di biblatex c’è qualcosa di “moderno”. @Ivan ti può indicare quale.

                      Nota che lo stile è caratterizzato da:
                      `
                      % apalike.sty style, used in conjunction with apalike.bst,
                      % will produce an apa-like bibliography style:
                      %
                      % 1) Bibliography entries formatted alphabetically, last name
                      % first, each entry having a hanging indentation and no label.
                      % 2) References in the following formats:
                      % (Author, 1986)
                      % (Author and Author, 1986)
                      % (Author et al., 1986).
                      % 3) Multiple references in the form (Author1, 1986; Author2, 1987)
                      %
                      % To be used as an optional argument to the \documentstyle command; for example
                      % \documentstyle[11pt,apalike]{book}
                      `
                      Aggiungici che le citazioni vanno fatte nella forma \cite{(pippo)}, e non riesco a capire il perché delle parentesi tonde dentro la citazione.

                      Pensaci bene prima di usare questo “ferro vecchio” (con tutto il rispetto per chi 25 anni fa l’ha creato)

                      in risposta a: Problema con file bib realizzato con makebst #64538
                      OldClaudio
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                        Ma se ti andava bene lo stile ieeetr.bst e ti ho detto come fare per togliere le parentesi e mettere il punto, perché ti imbarchi nella creazione di un nuovo stile? Non è mai una cosa prudente da fare quando la tesi è quasi pronta.

                        Non ci si riesce mai al primo colpo a creare un nuovo stile; se poi vuoi usare biblatex, come suggerisce @Ivan, va benissimo, ma… Ti ricordi il file Fantasia di Walt Disney? Ti ricordi il brano con Topolino come primo attore?

                        in risposta a: aligned beamer #64533
                        OldClaudio
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                          Hai caricato nel preambolo il pacchetto amsmath?

                          in risposta a: classicthesis+Adobe Garamond Pro? #64501
                          OldClaudio
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                            se hai i file .fd, c’è scritto lì che cosa devi fare. Nel senso che il file .fd definisce encoding, famiglia, serie e forma e dice quali size siano disponibili ai vari comandi \small, \large eccetera.

                            il nome stesso di ogni file .fd è formato dall’agglutinazione dell’encoding (scritto in lettere minuscole, per esempio t1, al posto di T1) e del nome della famiglia. Sem supponiamo, i font per scrivere in tondo con le sue varianti sono descritti dal file t1mnrm.fd, allora puoi ridefinire \rmdefault in modo che sia \renewcommand\rmdefaultP\fontfamily{mnrm}\selectfont}.

                            Leggiti la guida fntguide.pdf (texdoc fntguide) per maggiori dettagli sull’uso dei font e dei loro comandi con LaTeX.

                            in risposta a: plain, XeTeX, opentype, optical sizes fonts #64525
                            OldClaudio
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                              Esiste il file opentype-info.tex scritto da Kew in plain XeTeX; si trova in …/textmf-distr/tex/xetex/xetexfontinfo/

                              Conviene copiarlo in una propria cartella per poterlo modificare, se non altro per cambiare il nome del file di cui estrarre le informazioni. Sono in realtà le informazioni che si possono ottenere con otfinfo dato da terminale come raccontato da Enrico nel suo documento introxelatex.pdf, di cui abbiamo già parlato nel forum all’inizio dell’anno.

                              Secondo me quel file è interessante perché usa i font Latin Modern nella loro forma otf, e quei font sono dotati di optical sizes; dal file sorgente si possono trarre delle idee per come caricarli.

                              Poi c’è anche il XeTeX Companion (http://xml.web.cern.ch/XML/lgc2/xetexmain.pdf) che dice molte cose interessanti sui font tutto in chiave xetex, non xelatex. Sembra, ma non ho approfondito) che si possa usare anche il file fontspec, il che rende molto più facile la specificazione per i font otf.

                              in risposta a: classicthesis+Adobe Garamond Pro? #64499
                              OldClaudio
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                                Suppongo che il font Adobe Garamaond Pro lo devi comperare, poi lo installi come tutti gli altri font OTF nella cartella giusta non tanto di TeX Live, questa volta, ma dove stanno gli altri font otf del tuo sistema operativo; il modo di renderli accessibili al sistema operativo dipende da sistema operativo stesso. Ma una volta che il SO lo vede, per usarlo con XeLaTeX (non con pdfLaTeX che non gestisce i font otf) devi comunque leggerne le proprietà usando il programma otfinfo che ti avevo già segnalato. Ti può essere utile, forse, la breve guida di Enrico intitolata introxelatex.pdf (link: http://profs.sci.univr.it/~gregorio/introxelatex.pdf)

                                in risposta a: Beamer2Thesis: un tema per realizzare presentazioni di tesi #63849
                                OldClaudio
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                                  Non mi sembra un grosso problema testare con ‘ifx se il titolo corto è uguale a \empty, oppure no. Non vedo la difficoltà della gestione; l’importante è mettere questo \ifx al posto giusto in un unico tema.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 9,736 al 9,750 (di 11,287 totali)

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