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3 Settembre 2011 alle 20:30 in risposta a: Iniziali come titolo delle “sezioni” di un glossario #63271::
Sì, si può fare; guarda sull’Arte l’esempio di classic.ist, lo stile da usare per il glossario e/o per l’indice analitico per creare le “iniziali” e scriverle al posto giusto.Siccome il glossario, così come l’indice analitico quando si usa uno stile diverso da quello di default, deve essere lanciato a mano per la alfabetizzazione delle voci, devi ricordarti di inserire o classic.ist o qualunque altro stile simile con quelle prime righe che servono per creare e scrivere le “iniziali”.
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Allora @elrond ha ragione a dire che doveva essere echo $HOME. Il fatto è che cat risponde lamentandosi ma dando ugualmente la risposta; invece echo da la risposta senza lamentele.Lorenzo, sì sbagli: l’altra cartella /Library/ è una cartella di sistema il cui contenuto è accessibile a tutti gli utenti della macchina; tu magari sei l’unico utente della tuta macchina, ma in altre macchine potrebbero esserci più utenti e magari anche se condividi l’hardware, puoi non avere piacere di condividere il software. Invece la cartella ~/Library/ ( /Users/Lorenzo/Library/) è proprio la tua personale e quindi l’albero texmf che innesti lì è davvero un albero personale.
Invece la cartella locale /usr/local/texlive/texmf-local/ è davvero locale, indipendente dall’annata di TeX Live, ed è accessibile a tutti gli utenti della macchina in solooa lettura, e in scrittura al solo amministratore, che comunque deve autenticarsi Se tu fossi l’amministratore del Mac che condividi con altre persone, dubito che sveleresti loro la tua password; nella stessa maniera si distinguono gli alberi personali e quelli locali.Sarebbe una albero locale anche se fosse innestato in /Library/, locale alla macchina e disponibile per tutti gli utenti, ma non vi pasticcerei dentro per motivi di sicurezza, ma anche perché TeX Live non ha nesuna nozione di un albro locale innstato lì, mentre ha nozione dell’albero innestato dentro /usr/local/texlive/.
Consiglio ancora una attenta lettura della documentazione su TeX Live: texdoc texlive
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OK, il problema non è così complicato come potresti temere. devi usare il comando completo minipage, se vuio assegnargli una altezza specifica e centrarne veritcalmente il contenuto, oppure usare quattro minipage, con le loro altezze naturali ma con i coldici di allineamento della minipage, [t] per top, per bottom;
allora il tuo codice potrebbe diventare:
`
\begin{figure}
\null\hfill
\begin{minipage}{5.8cm}{%
\begin{minipage{\textwidth}
\includegraphics[width=5.8cm]{Inclinometro}
\end{minpage}
\begin{minpage}[t]{\textwidth}
\caption{Sensore inclinometrico 0703-0703-99 TrueTilt}
\label{fig:incl}}
\end{minipage}
\end{minipage}
\hfill
\begin{minipage}{5.8cm}{%
\begin{minipage{\textwidth}
\includegraphics[width=5.8cm]{100_2133}
\end{minpage}
\begin{minpage}[t]{\textwidth}
\caption{Schermata software di acquisizione}
\label{fig:acq}}
\end{minipage}
\end{minpage}
\hfill\null
\end{figure}
`I giochetti con \hfill e con \null servono per centrare a uguale distanza nella giustezza della gabbia del testo le due minipage che avevi etichettato con il codice di posizione dentro alle tue minipage ci sono due minipage una sopra l’altra; quella di sopra è allineata in basso, quella di sotto è allineata in alto; il risultato è che la scatola minipage che contiene le due scatole minipage interne dovrebbe avere un punto di riferimento corrispondente pressappoco a quello della didascalia contenuta nella scatola inferiore; questo avviene per entrambe le scatole esterne, per cui dovrebbero risultare con le didascalie allineate, indipendentemente dalla loro profondità e o dall’altezza delle scatole superiori.
Nota che dentro alle scatole esterne le scatole interne hanno larghezza \textwidth, che però per il gioco degli ambienti dovrebbe coincidere con i 58 mm che hai specificato per le scatole esterne. se non ti va o non ti funzoona sostituisci quei \textwidth con \hsize.
Infine una annotazione: ti suggerisco di non usare mai delle misure assolute come quei 58mm; cerca di usare grandezze proporzionali alla larghezza della pagina; io per esempio sostituirei quei 58mm con qualcosa come 0.45\textwidth, per cui la larghezza delle due figure affiancate è certamente all’interno della mezza giustezza; lo stesso vale per la frase width=58mm dove quei millimetri così precisi possono essere sostituiti, visto che sei all’interno di altre scatole, con il valore \textwidth (o \hsize) della scatola che contiene la figura.
Perché usi i centimetri? certo non è vietato ma tu leggi meglio 5.8cm o 58mm; io leggo meglio (e scrivo di meno) se mi esprimo in millimetri. Poi si sa i gusti sono gusti e la sensazione delle dimensioni che si ha leggendo una misura può essere più facile da immaginare, senza disporre di un righello, con l’una piuttosto che con l’altra unità di misura.
Beneinteso, invece di specificare tutte quelle scatole, puoi sempre scriverti una amcro e usare la macro; le macro servono apposta per quello.
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Scusa una domanda; dici di avere installato TeX Live 2010, che è già obsoleta, visto che si può installare la 2011.Perché?
Forse hai una piattaforma Linux Debian compatibile e hai installato al versione TeC Live/Debian?
Allora va bene; mantienila nella tua struttura, perché serve per soddisfare le dipendenze degli altri programmi Debian, ma fa conto di non disporne. Installati la versione completa, che contiene assolutamente tutto, anche se non contiene espressamente xymtex, anche se non è così obsoleto come qualcuno ha detto. Non è più distribuito con TeX Live perché la sua licenza non è compatibile con la licenza di TeX Live.
Ecco perché lo devi caricare a mano. Ma in generale non è così difficile, visto che i pacchetti che si trovano su CTAN sono forniti di un file di testo README che spesso contiene anche istruzioni per l’installazione; un file manifest.txt che potrebbe contenere delle istruzioni epr l’installazione; o un file
.txt che contiene istruzioni dettagliate sull’installazione. Scarica il file .zip, decomprimilo cerca i due o tre file suddetti, leggili e provvedi corrispondentemente. Ci metterai diciamo 3 minuti se si tratta di pochi file che vanno in poche cartelle; 10 minuti se si tratta di molti file che vanno in molte cartelle, un mucchio di tempo se devi installare anche eventuali font vettoriali. Se ti trovi in questa condizione, consulta l’apposito capitolo dell’Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX, e casomai ritorna sul forum che volentieri ti daremo tutti una mano.
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Sai bene che tempo fa ti ho già detto la mia su queste cose e quanto scrivi riflette quello che ci eravamo detti.Ora forse vale la pena di puntualizzare un dettaglio che io non sono in grado di verificare direttamente sulle macchine Windows. Fono a WinXPSP3 ci arrivo e ho una macchina virtuale installata suo mio Mac con questo sistema operativo; Ho anche una macchina virtuale Win7, ma non funziona bene, in particolare non va in rete, quindi se volessi installare TeX Live, dovrei farlo da DVD (che per il 2010 non mi è ancora arrivato, e per il 2011 non esiste ancora).
Fino a WinXP le macchine Windowws non hanno il concetto di HOME; da WinVista in poi sembrerebbe che anche i sistemi operativi dello zio Bill abbiano acquisito questo concetto. Non so però se la HOME si continui ad indicare con la “scorciatoia” ~, o se sia necessario specificare una variabile di environment o che cosa; è questo che non posso verificare.
~ nelle macchine UNIX o UNIX-like è una scorciatoia per indicare tutto il percorso dalla radice del disco fisso fino alla radice della tua area personale; da me ~ sta per /Users/claudio (attento alle maiuscole minuscole); se nel tuo Mac apri Finder e clicchi sull’icona/scritta Macintosh HD, il Finder si posiziona alla radice del disco; se guardi nella prima colonna trovi la carella Users (il solito disegnino celeste, ma con una silhouette di una persona nel centro); se clicchi su questa icona, nella colonna accanto trovi la cartella con il tuo nome, e la carella Shared (che io non ho mai usato) c’è anche un file nascosto .localized, che probabilmente non ti si mostra, proprio perché è nascosto; se clicchi sull’icona corrispondente al tuo nome, e che ha la forma di una casetta bianca con porta rossa e tetto rosso, comignolo sulla destra e due finestrine (la casetta che disegnavamo all’asilo), ti ritrovi con la stessa distribuzione di file e di cartelle che avresti se nella prima colonna di Finder avessi cliccato sul tuo nome. Ecco, la tilde, in certo senso, sostituisce il disegno della casetta. e quindi corrisponde al percorso dalla radice del disco alla radice della tua area.
Per altro ti suggerisco di dare una occhiata alla documentazione di TeXLive (texdoc texlive da terminale); nel paragrafo 3.2.3 in fondo alla pagina c’è una descrizione precisa di che cosa vuol dire ~ nelle macchine Linux e Windows (il significato di HOME per Mac è lo stesso, solo che TeX Live si aspetta che l’albero locale non sia radicato nella Home, ma in $HOME/Library il che è la stessa cosa che scrivere ~/Library). Ora se sul tuo Mac, aprendo una finestra terminal digiti:
cat $HOME
nella riga successiva ti appare il tuo percorso alla tua home, qualcosa come /Users/tommaso.
Sulle machcine windos la propria home sembra essee contenut nella variabile di environment USERPROFILE. Se apri una finestra prompt dei comandi, forse, scrivendo
echo %USERPROFILE%
potrebbe succedere che ti stampa il percorso della tua Home con quel sistema operativo; forse, e ripeto forse, in WinVista e Win7 quella variabile di environment può essere sostituita con la tilde, ma in un certo senso, a parte la comodità, la cosa non è molto importante. In effetti è così: echo %USERPROFILE% da proprio il percorso alla radice del proprio albero personale che sembra essere costituita da (nella mia macchina virtuale XPSP3, dove sono amministratore) c:\Documents and Settings\Administrator.
Devo fare una aggiunta importante; con la distribuzione del sistema operativo Mac OS Lion, la cartella ~/Library è diventata invisibile. Questo è comprensibile se si considera che Library contiene cose importanti, ma a noi utenti di TeX Live pone un problemino, cioè che non riusciamo più a vedere il nostro albero personale. Ci sono due modi per aggirare il problema, uno è quello di rendere visibile questa cartella Library: su Internet ci sono diversi siti dove vengono dati consigli in merito e io ho seguito questi consigli per scoprire poi che non riuscivo ad allegare alla posta elettronica nessun file contenuto sotto /Library, perché nella finestra di dialogo per “attaccare” l’allegato, la cartella Library continua ad essere invisibile.
L’altro metodo, che consiglio vivamente è quello di creare un link simbolico: si apre un terminale che di defautl usa come cartella di default la propria HOME; vi si scrive dentro il comandoln -s ~/Library ./Libreria
e poi si da invia. Nella propria cartella ora appare la nuova cartella “fittizia” Libreria, con la sua icona formata da una cartella celesta, nell’angolo in basso a sinistra della quale appare una piccola freccia, quasi impercettibile, ma che ricorda trattarsi di in link simbolico, che è perfettamente visibile sia nel Finder, sia nel dialogo della posta elettronica e sostituisce perfettamente la cartella invisibile Library. Se poi uno combina pasticci in Libreria, be’, chi è causa del suo mal pianga se stesso.
Ecco, questa è la situazione complicata della HOME come la vedo io, nel senso che non ne ho una visione completa, perché mi mancano i sistemi operativi Windows più recenti.
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Da quello che descrivi, mi pare di capire che ci sia qualcosa che non va nei file ausiliari, Quando tu compili un file latex fresco fresco, la compilazione va a buon fine perché non ci sono i file ausiliari; dalla seconda compilazione in pi invece ti da quegli errori.Allora apri via via con texworks o con qualunque altro editor ascii via via tutti i file ausiliari, .aux, .toc, .lof. lot, collegati al tuo file latex e guarda quello che presenta dentro uno dei suoi argomenti o una graffa mancante, o un riga vuota, o simili stranezze. quando lo trovi, torna la file sorgente cercando quale sia quella cosa che spedisce al file ausiliario quella strana cosa e correggilo.
Poi per carità cambia le impostazioni per la numerazione delle varie sezioni e di quali vanno a finire nell’indice (contatori secnumdepth e tocdepth) perché non vorrai mica che nell’indice siano elencati non solo i capoversi ma anche i sotto capoversi? Inoltre perché usi un sezionamento così profondo? Sei sicuro di quello che stai facendo?
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Non ha nulla a che vedere con il tuo problema di bibliografia, ma se avessi letto la documentazione di toptesi sapresti che non devi ricaricare babel con nessuna opzione, perché babel è già caricato con le opzioni italian e english e babel da errore se viene caricato una seconda volta con ona lista di opzioni diversa da quella con cui è già stato caricato.
Se poi quel caricamento indebito è in qualche modo legato al tuo problema non lo so, ma quando si usa qualcosa per prima cosa bisogna leggere la documentazione.
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Visto che sono immagini grandi, metti un \clearpage all’inizio della definizione di \paziente, subito prima si \subsection*,
non usare \afterpage e metti un \clearpage, dopo aver inserito ogni immagine.
Controlla che nessuna immagine, didascalia inclusa, superi \textheight.Le figure con il codice di posizionamento [p] risultano centrate verticalmente di default, quindi togli tutti quegli inutili \null\vspace*{…}
Incrocio le dita 🙂
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Ti sei scritto un file di “stile” per makeindex adatto alla tua nomenclatura? Questo file prsonale si chiama provatex.ist? Questo file si trova nella tua cartella di lavoro o in una cartella dove makeindex può trovalo?In ogni caso non puoi usare il bottone di Kile, perché quel bototne assume che i dati epr la nomenclatura siano sati messi nel file provatex.idx, invece sono nel file provatex.nlo (apparentemente), quindi la generazione del file di nomenclatura in uscita provatex.nls dovrai semrpe farla a mano. a meno che tu no ti definisca un nuovo bottone per Kile e una nuova oprazione da fargli fare per elaborare il file con estensione .nlo al fine di produrre il file di uscita .nls.
Piuttosto io creerei una breve procedura bash sul tuo ubuntu per eseguire il comando senza doverlo digitare con tutte le opzioni e gli argomenti necessari.
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Sei un altro che usa la distribuzione Debian di TeX Live; suppongo che tu sia su Ubuntu.Allora la tua distribuzione, oltre ad essere abbondantemente incompleta (dovrai lavorare spesso con sudo apt-get ecc ecc per montare l’infinità di pacchetti mancanti) è obsoleta (del 2009), mentre ora è disponibile la versione del 2011 che ha già ricevuto diversi aggiornamenti, diciamo un 200 pacchetti aggiornati.
Procurati il testo texlive-ubuntu.pdf, segui le istruzioni per montare al versione “vera” del 2011 e per poterla aggiornare quando vuoi; leggendo il testo, scritto per installare la versione del 2010, mentalmente e sulla tastiera pensa sempre e scrivi sempre 2011 al posto di 2010. Seguendo quelle istruzioni puoi avere la TeX Live vera e non obsoleta, ma essa pu`ø convivere con al versione Debian, in modo che quest’ultima può servire per le dipendenze degli altri pacchetti, mentre quella vera ti serve per lavorare sul serio (e senza LyX:) )
::
A me sembra molto semplice da fare:
`
\documentclass{book}
\usepackage{amsmath, amsthm}
\newtheorem{definizione}{Definizione}\begin{document}
\begin{definizione}
La trasformata di Fourier di un segnale TC $x(t)$ è definita dalle equazioni:
\begin{align}
X(f) &= \int_{-\infty}^{+\infty} x(t) e^{-j2\pi ft}\,\mathrm{d}t &&{}\textup{(equazione di analisi)}\\
x(t)&= \int_{-\infty}^{+\infty} X(f) e^{j2\pi ft}\,\mathrm{d}f &&{}\textup{(equazione di sintesi)}
\end{align}
\end{definizione}
\end{document}`
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Se si trattasse di un file LaTeX da elaborare con LaTeX o pdfLaTeX, direi che l’opzione italian fra quelle globali della classe e lo \usepackage{babel} di LyX dovrebbero essere sufficienti a comporre in italiano, compresa la sillabazione SE E SOLO SE i pattern dell’italiano sono stati caricati nel formato di LaTeX.Allora, se disponi di un file .log della compilazione del tuo documento, aprilo con un editor ASCII (un editor che non aggiunga nessuna formattazione) e leggi le prime, diciamo, 20 righe; lì c’è l’elenco delle lingue per le quali sono stati caricati i pattern; se l’italiano c’è, LyX o non LyX la sillabazione deve risultare corretta.
Quando poi lascerai stare LyX, per usarlo solo in certe rarissime circostanze che non capitano quasi mai nella vita, e userai un editor decente, come per esempio TeXworks, o TeXmaker o TeXstudio (tutti multipiattaforma e con TeXworks già installato con TeX Live sia su Windows sia su Mac; per i vari Linux bisogna provvedere esplicitamente a mano), sarai sicuro che ogni problema che potrai incontrare sarà un problema dei tuoi file .tex e non un problema generato da LyX.
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Confermo. Ma se vuoi esagerare con WinEdt puoi attivare diversi dizionari contemporaneamente; non so se il gioco valga la candela; quando usavo WinEdt per un po’ l’avevo fatto, poi mi accettava come corrette parole che erano corrette in un’altra lingua e il risultato era un gran confusione.Per altro @egreg9, a me risulta che TeXShop corregga automaticamente in diverse lingue contemporaneamente, cercando di individuare la lingua dal contesto nella quale si trova; è abbastanza comodo, ma se si cambia lingua spesso capita di trovare che le prime due o tre parole dopo un cambiamento di lingua sono segnate errate. Trovo che questa funzionalità sia piuttosto comoda, ma bisogna adattarsi a vedere qualche parola segnata errata mentre è ortograficamente corretta.
Anche @Tom, se non carica i dizionari per il francese e per il latino (cosa che gli sconsiglio di fare) dove adattarsi a vedere sottolineate in rosso raison e être come le vedo io in questo momento, mentre sto componendo questo messaggio, visto che il dizionario di default è quello italiano.
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