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Per “fungere”, “funge” benissimo, ma è l’idea stessa di prescrivere una posizione h con l’ordine esplicito di violare le norme tipografiche (mediante !) eliminando ogni altra possibilità di posizionamento che è una idea “strana” e non deve essere seguita.Voler porre una figura “qui e solo qui” è una cosa da Word, non da composizione tipografica. Se la figura ti va nella pagina dopo, che male c’è? mica vi fai riferimento dicendo “… la seguente figura”. La didascalia non è un ornamento e il titolino della didascalia serve appunto per identificare la figura dovunque essa sia. Se proprio ti da fastidio che la figura o la tabella non sia “qui e solo qui”, usa il pacchetto varioref e usa il comando \vref, invece di \ref; grazie a questo pacchetto il testo diventerà “..la figura 2.4 nella pagina 215′ oppure “…la figura 2.4 nella pagina a fronte” oppure “…la figura 2.4 in questa pagina” oppure “…la figura 2.4 nella prossima pagina” eccetera. Io lo trovo fastidiosissimo, ma molti lo apprezzano moltissimo; Lorenzo e Tommaso, nell’Arte, usano questo procedimento sistematicamente.
::Se il problema è risparmiare denaro che si paga per del software proprietario, l’alternativa è OpenOffice, assolutamente freeware.
Meglio LibreOffice (sito: http://www.libreoffice.org/), il destino del progetto OpenOffice.org è quantomai dubbio e nebuloso dopo che la Oracle l’ha scaricato ed è stato preso dalla Apache Foundation. Ah, non confondiamo, è “software libero“, non un volgare “freeware” 😉
Sì, l’ho capito dall’elogio della flip chart; io invece volevo sottolineare al contrario l’importanza di strutturare bene una presentazione, cosa che con una flip chart è difficile da fare, molto difficile. Era difficile farla anche con i cosiddetti lucidi di metacrilato per l’epidiascopio (lavagna luminosa); ci si perdeva un tempo enorme con i pennarelli indelebili e ogni lucido doveva essere fatto almeno due volte. Quindi la perdita di tempo (o il consumo di tempo) era enorme, credo molto maggiore che con qualunque programma, PP compreso.
Quindi se stesse in me sarei del tutto contrario ad una iniziativa tipo partito politico contro l’uso di un software o una categoria di software.
Vada per il software libero, distinto dal freeware; conosco la differenza, ma preferirei delle locuzioni più esplicite.
Non ero invece affatto a conoscenza di quello che stava dietro a OpenOffice e libreOffice. Se ne impara una tutti i giorni.
Ciao
Claudio
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Il codice che ti ho inviato serve solo per l’intestazione delle colonne, che sono invece descritte dal descrittore c. Per poi mettere le corocette o i pallini fai come hai sempre fatto.Dove vorresti mettere il significato dei simboli? certo se dai una informazione alla volta una cosa che potrebbe risolvere un certo problema neon serve per una altro problema; manda, sia pure formattata male una tabella che contenga almeno un esemplare di ogni tipo di informazione che vorresti inserire nella tabella.
Per il significato delle crocette e dei pallini metti un breve capoverso sotto alla tabella prima della didascalia, oppure usa il comando \caption con uan didascalia corta fra parentis quadre e una didascalia lunga fra prenteis graffe, e in questa didascalia lunga ci scrivi anche il significato delle crocette e dei pallini.
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Meglio ancora; disinstalla MiKTeX con ogni suo residuo e installa TeXLive; se non hai fretta aspetta ancora qualche settimana, così installi la versione 2011.Il fatto che il tuo MiKTeX non trovi pdflatex.fmt vuol dire che l’installazione non è stata fatta correttamente, oppure che l’installazione non prevedeva la predisposizione dei file di formato;; può essere che le variabili di environment puntino ancora alal precedente versione. Insomma le cause possono essere molte; posso sbagliarmi, ma queste cose con TeXLive non succedono.
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Mi pare un po’ esagerato.Se il problema è risparmiare denaro che si paga per del software proprietario, l’alternativa è OpenOffice, assolutamente freeware. Poi, naturalmente, ci sono i vari programmi, classi, pacchetti del sistema TeX.
Se si parte dal presupposto che si spreca tempo a preparare una presentazione (con qualunque mezzo, comprese le flip chart) non sono d’accordo; quando fai una presentazione devi concentrarti e mettere in ordine le idee, tanto se non di più di quello che devi fare per preparare una lezione con lavagna di lavagna e gesso di solfato di calcio; la lunghezza della lezione ti consente anche degli escursus e di ripetere correggendosi alcune cose che il visi degli allievi ti dimostrano che non hai spiegato bene. Con una presentazione ppt fatta con MSOffice o OpenOficce o una presentazione beamer (che io uso da quando esiste beamer; mai preparata una presentazione ppt) hai poco tempo, quando hai 20 minuti è una lunga presentazione e in quel tempo devi spiegare una ricerca, uno studio, un progetto, una analisi economica, che magari ti ha richiesto mesi di lavoro; devi metterci di tutto, ma devi essere stringatissimo e chiarissimo; ogni virgola ha il suo peso; ogni immagine ha il suo peso, anche il disegno più semplice. E devi prepararla bene, essere chiarissimo, progettare anche pochi secondi per deviare dal tracciato per esporre qualche ulteriore delucidazione che non appare sulle slide. Insomma Preparare buone presentazioni è un’arte che richiede tempo, ma non è tempo sprecato; fa bene anche a te che che ti concentri per prepararla al meglio.
Poi se usi beamer non hai problemi di perdere tempo con animazioni inutili, inutili ricerche di immagini di sfondo che servono solo a distrarre l’uditorio; non perdi tempo con la mateamtica, come sappiamo tutti noi, vista la facilità con cui si compone la matematica con i programmi del sistema TeX; la presentazione risulta più efficace perché hanche chi la preparata non si è perso dietro a cose futili.
Evviva beamer!
7 Luglio 2011 alle 21:40 in risposta a: Problema con figure a margine (orid. errato nell’indice) #60421::
Esiste un pacchetto marginfix, che crea un’altra categoria di oggetti flottanti coni quali gestire meglio gli oggetti a margine. Non so se vada bene per le figure.Se il problema di avere un’unica coda, un unico contatore, un unico stile di didascalia per le figure a margine, wrapfig dovrebbe riuscirci, ma l’autore ammette che talvolta non ci riesce; infatti il comando per inserire le figure a margine prevede dei codici di posizionamento in merito al margine e se possono flottare o se devono restare fisse.
Ma, se il problema è l’indice delle figure, allora devi scegliere: o l’indice delle figure e nessuna figura a margine, o figure a margine, senza didascalia e quindi non elencate nella lista delle figure.L’indice delle figure l’hanno Messo Lorenzo e Tommaso nell’Arte di scrivere con LaTeX; l’ho messo io nell’Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX; c’è in molti altri testi di consultazione, ed è utile che ci sia per agevolare la consultazione, non la lettura; in quei testi poi quelle liste avevano anche un valore didattico per mostrare che cosa si può fare. Ma onestamente un rapporto tecnico potrebbe essere usato come documento di consultazione, ma una tesi no. Nell’improbabile caso che la tesi venga letta da altri oltre allo scrivente e al relatore, forse dal controrelatore, la tesi viene letta dalla prima all’ultima pagine, ma non viene consultata. Quindi, mentre un indice generale è sempre utile, la lista delle figure e la lista delle tabelle non servono proprio a niente in una tesi.
Ovviamente questa è la mia opinione personale e nessuno è obbligato ad essere dello stesso parere; ma almeno sentendo chi è di parere opposto permette di esaminare il problema nella propria situazione con spirito critico e poi quelle liste verranno adottate o verranno escluse a ragion veduta, dopo aver ben valutato i pro e i contro.
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No, l’ordine random ti viene fuori perché usi \nocite{*} che serve per mettere in bibliografia tutto il contenuto del database bibliografico, anche i riferimenti che non sono citati nel testo; come vuoi che li metta in ordine di apparizione nel testo se non li hai mai citati?
Togli \nocite e vedi che cosa succede.
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Carica il pacchetto array, se non l’hai già caricato; usa il descrittore di colonna m{…} specificando una larghezza che possa contenere le parole più lunghe di ogni cella e aggiusta queste larghezze adeguatamente, del tipo (vado ad occhio):
`\begin{tabular}{cccc}
\multicolumn1{m{5em}}{\centering FUNZIONI \newline DI HILBERT} &
\multicolumn1{m{6em}}{\centering FUNZIONI\newline DI CHEBISHEV} &
\multicolumn1{m{4em]}{\centering FUNZIONI} &
\multicolumn1{m{5em}}{\centering VARIABILI\newline AGGIUNTIVE} \\
…
\end{tabular}`
Il descrittore m centra verticalmente e la dichiarazione \centeitng centra orizzontalmente on ciascuna cella dove compare.
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A questo punto ti conviene aggiornare texlive-ubuntu.pdf, visto che lì hai scritto un indirizzo diverso, che finora ha funzionato benissimo, ma non è quello che compare nel http://mirror.ctan.org
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Sì, quello di usare titoli più corti 🙂Non è una battuta; tu puoi avere titoli lunghi (poco professionali, ma “quanno ce vo’, ce vo’”, e usare un titolo abbreviato in modo sostanziale nell’argomento facoltativo del comando \chapter, così:
`
\chpater[Titolo breve]{Titolo chilometrico}
`In ogni caso ripensa ai titoli lunghissimi; non è il caso di raccontare tutto il capitolo riassumendolo nel suo titolo 😉
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Non perché li abbia fatti io, perché tutto sommato ho solo esteso quanto esisteva già, ma io uso quasi solamente i font lxfonts, specificando a beameamer le due righe seguenti:
`
\usefonttheme{professionalfonts}
\usepackage{lxfonts}
`Il primo comando informa beamer che il font serve per tutto, ache per la matematica, glifi pseudo msam e msbm inclusi e anche pseudo texcomp; per cui non necessiti di usare nient’altro.
Se però vuoi i font con le grazie, puoi usare più o meno gli stessi font usati nella tesi, purché tu specifichi a beamer
`
\usepackage{lmodern}
\usefonttheme{serif}
`
Il secondo statement informa beamer che per il testo deve usare i font con grazie che userà poi anche come famiglia matematica numero 0 per gli operatori e per diversi simboli.
Così facendo hai anche il maisucoletto.Però onestamente, benché le slide di beamer siano composte in corpo “normale” a 10pt ma su un foglietto di “carta” di 127mm di base e 96mm di altezza, e quando vengono proiettate la slide viene ingrandita alla larghezza dello schermo su cui si proietta, i font con grazie sono scarsamente indicati per le slide; i font con grazie sono indicati per una lettura continua, sostanzialmente ininterrotta; mentre le slide più che essere lette vengono ascoltate mentre l’oratore spiega quello che c’è sulla slide; per una lettura veloce e poi interrotta di ogni slide, i font senza grazie sono più indicati e consentono di scorrere meglio il testo. I font LX, pi, hanno le minuscole relativamante grandi rispetto alle maiuscole (a pari corpo) quindi si leggono ancora meglio.
Tieni presente che i font LX derivano da quelli che ha disegnato Knuth in persona per creare le epigrafi di fine capitolo sul TeXbook, e che Lamport ha usato di default per la vecchia classe slides, ora superata, grazie ai videoproiettori, ma scelti apposta per la loro grandissima leggibilità.
Ripeto, non voglio reclamizzare il mio lavoro, ma ritengo che i font LX dovrebbero essere usati sempre nelle slide, anche se non sono esenti da difetti.
Ciao
Claudio
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Vedi che se avessi letto bene il file .tex avresti anche capito perché la numerazione ricomaincia da uno dopo l’indice generale:
`
% the pages of the TOC is numbered roman
% and a pdf-bookmark for the TOC is added
\let\myTOC\tableofcontents
\renewcommand\tableofcontents{%
\frontmatter
\pdfbookmark[1]{\contentsname}{}
\myTOC
\mainmatter }
`
e probabilmente nel file indici.tex letto più avanti \listoffigures e \listoftables sono rideifniti in maniera analoga.Infatti \mainmatter emette il comando \pagenumbering{arabic} che a sua volta reimposta il contatore di pagina.
Suppongo che con la revisione di ivan ora le cose ti vadano correttamente,
ma certamente dopo aver apportato quelle modifiche devi ottenere il file pdf attraverso il bottone verde di TeXworks, non più attraverso LyX.
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alt+9 inserisce un combining accent.Quindi o metti solamente alt+9 e per avere direttamente è, oppure batti \ alt+shift+9 e per avere \`e. shift è il tasto per le maiuscole.
Questo discorso diventa molto più semplice se prima di avere imparato tutte le cose automatiche direttamente da tastiera, avendo la disgrazia di avere una tastiera italiana, prendi l’abitudine di tenere aperti la finestrina del Keyboard Viewer, che puoi attivare cliccando sulla riga Show Keyboard Viewer del menù a discesa che ottieni cliccando sulla bandierina italiana in alto a destra dello schermo.
Se lì non ci fosse quella voce, apri l’applicazione delle System Preferences (icona con ingranaggi nella barra inferiore dello schermo del Mac, scegli Language & Text, poi la sotto finestra Input Sources e lì spunta il quadratino a sinistra di Keyboard & Character Viewer.
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AutoreRisposte