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Textures forse non è così obsoleto, ma certo non è aggiornato come TeXLive e MacTeX, che può, volendo, venire aggiornato giornalmente non solo da parte del team che esegue il lavoro attivo, ma anche dal più remoto utente che esegue l’aggiornamento passivo.Per i formati direi che non c’è storia: MacTeX sa benissimo dove metterli, ma ti concede anche la possibilità di creare dei formati personali (non credo che ci sia molta gente che lo faccia) e sa dove mettere anche quelli senza bisogno di dirglielo.
Per i font, la distribuzione ufficiale consente di usare molte centinaia di font diversi; non li ho mai contati; oggi lo faccio e ti dico che sono esattamente 7879; non credevo nemmeno io che fossero così numerosi. 🙂
I font commerciali vanno installati a mano per poterli usare con latex/pdflatex (in minuscolo scrivo i nomi die programmi); ma, come ho detto nel post precedente, xetex/xelatex possono usare anche i font di sistema, come poteva farlo Textures; e il procedimento è piuttosto semplice come hai letto nel link che ti ho inviato. Textures, con le sue particolarità molto specializzate nel Mac, rendeva i file praticamente non esportabili se non ad altri utenti che disponevano dello stesso software, specifico della macchina e piuttosto oneroso in termini di $$$
Davvero, non scherzo: se hai davvero bisogno di usare Garamond e ti accontenti di una versione non libera ma free, leggi puoi usare tranquillamente i font del sistema Mac con XeLaTeX e il file che devi scrivere non ha un preambolo di impostazioni molto diverso da quello che dovresti dare se tu componessi i tuoi documenti pdflatex attraverso un editor intelligente, per esempio TeXShop.
Ricordo 20 anni fa quando ho dovuto assistere un collega che doveva scrivere un libro con Textures e si rivolgeva a me per gli aspetti compositivi matematici che non gli erano famigliari (sebbene fosse un tecnologo/ingegnere — a saper comporre la matematica non ha nulla a che vedere con il saperla usare, e lui in questo era un maestro). Dovetti comprare una versione di Textures e farmi prestare un po’ di spazio su un Mac di allora; fu una esperienza terribile e non mi sono comperato un Mac finché la Apple non ha messo sotto il cofano un motore UNiX e finché non è stata disponibili una versione del sistema TeX libera e gratuita quale era fino a qualche anno fa GWTeX e da un quattro anni MacTeX. Capisco che a suo tempo ho buttato via circa 500$ nell’acquisto di TeXtures, che ho poi regalato a colui che mi aveva prestato spazio sulla sua macchina; non mi risulta che l’abbia usato molto, ma un pochino l’ha usato. Per me è stata una esperienza terribile, senza togliere nulla al merito di chi l’aveva concepito, e prodotto; semplicemente non faceva per me.
Certo, ogni volta che si cambia sistema bisogna adattarsi un po’; ma per esperienza ho trovato molto più semplice passare dal TeX-VAX al TeXas-DOS, poi a MiKTeX 1.0 fino a MiKTeX 2.7 (il 2,8 e il 2.9 li ho installati e poi li ho definitivamente abbandonati) infine GWTeX e MacTeX sul mio Mac, e TeXLive-Windows sulle macchine delle persone a me vicine: familiari, amici, collaboratori, colleghi, che ancora sono legati a Windows.
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I comandi che hai indicato funzionano con il greco monotonico; se specifichi l’attributo polutonilo alla lingua greek, la tilde consente la legatura con il carattere accentato con il circonflesso, e perde il suo significato di spazio insecabiile.Se hai la tua distribuzione aggiornata, dovresti disporre anche del file
lgraccents-glyphs.def;
se esegui l’input di questo file nel preambolo puoi usare le sequenze \>~ \~> e simili per usare gli accenti in modo che poi facciano riferimento al glifo specifico, legature e crenature comprese,per usare non solo il circonflesso, ma anche le combinazioni di tutti gli accenti con tutti gli spiriti e dieresi; solo lo iota sottoscritto continua a essere indicato dopo, senza bisogno di un comando. In realtà quelle sequenze sono utili/necessarie per il circonflesso da solo e per il circonflesso con spiriti o dieresi; invece le altre sequenze sono utili solo quando c’è qualche problema di crenature.
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Specialmente per un principiante, ma anche per una persona mediamente esperta è difficile installare un font vettoriale in aggiunta a quelli preinstallati. Se vuoi usare il times, questo è reelativamante facile da usare perché è preinstallato. Con il file seguente:
`
% !TEX TS-program = pdflatex
% !TEX encoding = IsoLatin\documentclass{article}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{lmodern}
\usepackage[latin1]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}\begin{document}\pagestyle{empty}
{\fontfamily{ptm}\selectfont % Font Times
La città è più bella perché così ciò che vedi è più pulito.
}
% Font Latin Modern di default
La città è più bella perché così ciò che vedi è più pulito.
\end{document}
`
hai la possibilità di usare contemporaneamente i font latin Modern di default e i Times; se vuoi puoi definirti un comando per sostituire l’impostazione della famiglia ptm, ma devi sempre ricordarti di usare la corrispondente dichiarazione dentro un ambinete, altrimenti ti resta per sempre.Se vuoi usare il Times come font di default puoi usare il pacchetto mathptmx oppure il pacchetto txfonts.
Il font Garamond non è preinstallato; la sua installazione, come ti ha già detto Enrico non è facile, ma se vuoi provare segui l’indicazione che ti ha dato Enrico.
Se tu usassi XeLaTeX, allora potresti usare qualunque font del sistema che stai usando, cioè del tuo Mac, e fra questi troveresti sicuramente i font più strani e anche tipograficamente poco raccomandabili (adatti cioè a creare poster, non testi dalla lettura continua), ma avresti solo l’imbarazzo della scelta; per usare questo programma di composizione (anche attraverso l’editor TeXShop} leggiti il manualetto scritto da Enrico
e scaricabile da questo link: http://profs.sci.univr.it/~gregorio/introxelatex.pdf
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Ciao Enrico, vedo che il cambio di anno non ha diminuito la tua solerzia a rispondere ai frequentatori del Forum. I quattro giorni di Basket ti hanno rinvigorito!Vorrei tornare su XeLaTeX e in particolare sulla matematica con il pacchetto unicode-math. Penso però che il tutto valga abbastanza anche senza questo pacchetto.
Nell’introxelatex,pdf descrivi abbastanza diffusamente l’uso della matematica unicode con i due font XITS Math e Asana Math. Li ho provati entrambi ed entrambi danno dei risultati notevoli, nonostante siano (forse) ancora allo stato beta.
Per quanto riguarda l’annerimento di alcuni o di tutti i simboli dici alcuni cose, ma secondo me andrebbe spiegato più diffusamente, magari con qualche esempio.
con questi acchetti non si devono più caricare amssymb, amsfonts e bm. D’accordo; e mi sembra piuttosto logico.Il comando \mathbf si comporta diversamente come i vari nuovi comandi \mathbfit eccetera, Ma la sostanza è che ora non funzionano più \boldmath e il suo opposto \unboldmath. Va beme, si usano poco anche con pdfLaTeX e casomai servono per mettere un breve formula nel titolo di un paragrafo, stando attenti a non mandare anche \boldmath nell’indice. Io non ne sento la mancanza, ma probabilmete varrebbe la pena di segnalarlo.
Nello stesso modo con \amsmath non funziona più il comando \boldsymbol: d’accodo con i nuovo comandi non serve più, ma andrebbe segnalato.
Come andrebbe segnalato che tutti i nuovo comandi rendono in neretto i simboli letterali ma non gli operatori, come + -, \times, e compagnia. Non credo che sia importante annerire anche quelli, ma non sono riuscito a trovare come.
Segnalerei anche che i nomi degli operatori funzionali, come sin, cos, log, eccetera vengono scritti con il tondo del font matematico; mi pare correttissimo, ma l’utente che usa per il testo un font diverso deve esserne cosciente. Basta provare usando come main font per il testo un qualcosa come TeX Gyre Schola per rendersi conto che il testo è marginalmente più scuro della matematica; non parliamo se per il testo si usasse un font senza grazie: gli operatori funzionali striderebbero visibilmente essendo con le grazie. Non dico che sia bene o male; come al solito dipende dai gusti; ma penso che valga la pena segnalarlo. Se non altro per il beneficio di coloro che cercano di trasformare file preesistenti scritti per pdfLaTeX e che vogliono ricomporre con XeLaTeX. In generale la composizione con XeLaTeX di un file preesistente non pone problemi, ma potrebbe richiedere non pochi aggiustamenti con la matematica.
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Enrico, quello che tu descrivi è il comportamento che mi aspettavo e ti assicuro che le ho provate tutte.Fra, ho cancellato tutti i file che hai indicato più la cartella ~/Library/TeXShop/ per essere sicuro che non ci fissero altre tracce evidenti di un collegamanto a me stesso. L’unico file che non ho trovato è stato TeXShop.LSShaderFileList.plist.
In effetti tutte le impostazioni iniziali di TeX Shop erano sparite e ho riconfigurato tutto ex-novo.
Ho assunto che cancellando anche tutti i file *.texshop avrei ottenuto il risultato aspettato e ottenuto da Enrico, ma non è cambiato nulla. Non ne vuole sapere di leggere il nome del root file dalla roga di commento speciale, che per altro è scritta con la sintassi giusta visto che l’ho introdotta con l’entry Root (short version) file del menù Macros.
Però ho visto che (prima non compariva) ora ci sono due entries nel menù Macros, una definita short version che ti scrive in testa al file solo la stringa “% !TEX root = ” e un’altra che ti offre la possibilità di scegliere il nome dl root file da una finestra e alla fine scrive tutto il necessario, si suppone correttamente in testa al file secondario.
Bene, qui ho trovato il mio errore: Siccome gli altri comandi relativi all’encoding a al TS-program sono scritti senza spazio fra il segno % e il punto esclamativo, io avevo precedentemente scritto a mano tutti quei commenti speciali senza spazio anche nel comando per specificare il root file. ERRORE! quello spazio ci vuole e funziona tutto benissimo.
Grazie a entrambi. Ho cominciato bene l’anno con una mia stupidaggine prontamente affrontata con il vostro aiuto.
Grazie mille e ora non mi resta che augurarvi BUONA EPIFANIA!
Claudio
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Sì e no.
Quel comando dice a pdflatex: “Questo file è stato composto con un editor che usa come encoding la codifica UTF-8”Ma TeXShop di nascita non ha utf8 come codifca predefinita; controlla nelle preferenze. Mi per di ricordare che la codifica predefinita sia MacRoman.
Se è così, come credo, allora è evidente che come inconta la e accentata in
`
Latex è il miglior programma
`si arrabbia perché non è codificata in utf8.
Hai due possibilità:
1) Configuri TeXShop (usando Preferences) per usare la codifica utf8; butti via il file di prova; chiudi TeXShop e lo riapri e ci scrivi di dana pianta il file di prova.
2) Verifichi con Preferences quale sia l’encoding predefinito; se è MacRoman come credo, allora nel file di prova, da non cancellare, sostituisci utf8 con applemac.
Però se segui questa seconda strada, seguila solo per questo file poi configura TeXShop con utf8 e lascia la stringa utf8 nei futuri file.
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Ciao Salvatore, benvenuto.
Un consiglio; come principiante usa TeXShop; è meno dotato di “bell and whistles” (ornamenti accattivanti) degli altri due programmi, ma funziona benissimo e tutto sommato epr un principiante è la cosa migliore.
TeXmaker e TeXmakerX richiedono, prima di essere usati, una completa configurazione; il pn=anllo di configurazione offre diversi bottoni per eseguire la configurazione in automatico, ma poi bisogna talvolta intervenire a mano, per esempio per aggiungere ai comandi l’opzione -synctex=1 in modo da consentire la sincronizzazione del visualizzatore PDF con l’edior e viceversa.TeXShop e TeXworks, installati di default con MacTeX, (file .app cliccabili nella cartella ~\Applications\TeX\ — aprili poi clicca sull’icona nella barra in basso e seleziona Keep in dock; prima l’uno e poi l’altro — TeXworks è il figlio povero di TeXShop, e i due sono più o meno reciprocamente compatibili, ma talvolta è conveniente avere due programmi simili ma distinti da usare l;uno in alternativa dell’altro — io per esempio ne ho uno configurato di default ad usare l’encoding d’entrata IsoLatin (Latin 1, ISO 8859-1) e l’altro per usare l’encoding d’entrata utf-8; così posso trattare i file .tex scritti indifferentemente nell’una o nell’altra codifica senza bisogno di riconfigurare l’unico editor a disposizione) sono particolarmente adatti per i neofiti, perché non sono confusi da una miriade di iconcine nelle molteplici barre di comandi che compaiono nei due TeXmaker(X).
Piuttosto ricordati sempre (e TeXShp o fa da solo) che il programma con cui compilare i tuoi file “deve” essere sempre pdflatex, mai latex. Sul Mac il formato di default (almeno quello principale) è il formato pdf; quando sarai più esperto capirai anche i numerosi vantaggi e i pochi svantaggi di questo formato.
Buon anno!
31 Dicembre 2010 alle 12:17 in risposta a: Problema: multirow non allinea verticalmente il testo #54123::
Sorpassato da diversi altri messaggi rispondo alla tua domanda. La documentazione di multirow dice espressamente che il file e il comando \multirow sono un po’ inaffidabili in merito alla precisione di posizionamento del contenuto. Enrica fa bene a evitare di girare delle scritte e a usare multirow. Anch’io non ricordo l’ultima volta che l’ho usato e ho rotto la tradizione sperimentando ieri con il tuo file 🙂Ma la soluzione è proprio quella di andare ad occhio quando non si sa bene come regolare il numero di righe da gestire; ma è altrettanto certo che quando nella tabella compaiono celle di altezza diversa dal normale, la necessità di arrivare alla specificazione di un numero di righe maggiore di quello logico diventa impellente; infatti ieri, quando ho sperimentato con la tua tabella è stata prima cosa che mi è venuta in mente ed ha funzionato subito. Non c’è santo che faccia il miracolo di centrare verticalmente con le altezze disuniformi delle righe adiacenti.
31 Dicembre 2010 alle 0:29 in risposta a: Problema: multirow non allinea verticalmente il testo #54119::
Così funziona:
`
\documentclass{report}\usepackage{graphicx}
\usepackage{amsmath}
\usepackage{booktabs}
\usepackage{multirow}\begin{document}
\centering
\begin{tabular}{*{4}{c}}
\toprule
& Segmento & Fase & Frazione\\
\midrule
\multirow{6}*{\rotatebox[origin=c]{90}{Tratta}} & 1-2 & warm-up e decollo & 0.97\\[1ex]
& 2-3 & salita & 0.985\\[1ex]
& 3-4 & crociera & $\exp\left({-\dfrac{R\cdot SFC}{V\cdotp E}}\right)$\\[1ex]
& 4-5 & discesa ed atterraggio & 0.995\\[1ex]
\midrule
\multirow{7}*{\rotatebox[origin=c]{90}{Diversione}} & 5-6 & attesa & 1\\[1ex]
& 6-7 & salita & 1\\[1ex]
& 7-8 & crociera & $\exp\left({-\dfrac{R\cdot SFC}{V\cdot E}}\right)$\\[1ex]
& 8-9 & diversione & 1\\[1ex]
& 9-10 & attesa & $\exp\left({-\dfrac{t_{loi}\cdot SFC}{E}}\right)$\\[1ex]
\bottomrule
\end{tabular}
\end{document}
`\multirow fa quel che può quando le righe della tabella sono tutte della stessa altezza; nel tuo caso bisogna aiutarlo un po’ imbrogliandolo sul numero di righe.
30 Dicembre 2010 alle 12:27 in risposta a: nohyphenation in Miktex 2.9 [era Problemi con biblatex] #54030::
Magari hai spuntato la lingua nohyphenation nell’elenco delle lingue, ma non hai ricostruito i formati; tab General, bottone Rebuild all fomat files.Magari l’hai fatto da utente e non da amministratore; magari non hai configurato a MiKTeX l’albero o gli alberi personali. Questi sono i problemi di MiKTeX, perché non è chiaro se certe cose richiedono alcuni privilegi oppure no. Con TeX Live tutto è più chiaro e non c’è da scoraggiarsi; le lunghe istruzioni raccontate sul forum, nell’articolo di Enrico e nell’Arte si riferiscono prevalentemente all’installazione sulle versioni Debian/Linux come Ubuntu. Installare TeX Live su Windows non è più complicato che installare MiKTeX, ma è più completo e non pone problemi su chi può fare che cosa.
29 Dicembre 2010 alle 0:51 in risposta a: nohyphenation in Miktex 2.9 [era Problemi con biblatex] #54027::
Certo, i caratteri matematici sono sempre “corsivati”; il greco sans serif non è tanto bello, perché il greco minuscolo senza grazie non esiste, quasi; ma se proprio vuoi mantenere lo stile dei font circostanti, non ti resta che usare i font LatinModern epr il testo in caratteri latini e i font BGgreek (di default con babel) per il greco, e poi devi definirti dei comandi semplici da usare per fare il cambiamento di lingue; tuttavia i CBgreek sono sempre in accordo con i font latini, perché le sue famiglie hanno lo stesso nome. Cambiare in greco consiste nel cambiare solo la codifica; al limite se ti servono solo quelle tre lettere puoi scirvere qualcosa come:
`
\newcommand\myalpha{{\fontencoding{LGR}\selectfont a}}
\newcommand\mybeta{{\fontencoding{LGR}\selectfont b}}
\newcommand\mygamma{{\fontencoding{LGR}\selectfont g}}
`
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Infatti non sono errori, sono warning generati dal pacchetto hyperref.No preoccuparti troppo, ma cerca di togliere dai titolo di capitoli, sezioni, sottosezioni, didascalie, eccetera, ogni possibile macro. Se fosse necessario mantenere alcune di queste macro usa i due argomenti di \textorpdf (vedi documentazione di hyperref).
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Certo che wrapfloat dentro una scatola perde tutto il suo valore.wrapfloat prende le misure del suo contenuto e poi configura il capoverso adiacente affinché un certo numero di righe rientri in modo da lasciare posto alla figura. Se è dentro una scatola come fa a vedere il capoverso adiacente?
Inoltre quell’ a capo indicato con
`
\\
\vfill
`
grida vendetta \vfill, ammesso che lo esegua a che cosa serve? per riempire di colla verticale infinitamente estensibile uno spazio “illimitato”, che poi comprende tutta la pagina?Nella prima versione che cosa fa quel \parbox indicato con
`
\parbox[t][][t]{0.7\textwidth}{%
{\large\textsc{\titolo}}\\ \normalsize
`
dove il terzo codice facoltativo serve per centrare il suo contenuto nell’altezza non specificata della scatola generata da \parbox? (bisognerebbe specificarla con il secondo argomento facoltativo).D’accordo, il primo esempio non poteva fare quello che volevi, se non per comporre quelle piccole cose dove l’immagine è affiancata da poche righe e poi a piena pagina seguirà la trama composta fuori da ogni scatola ma come capoverso normale, Il secondo esempio non può funzionare a causa di \makebox.
Un’altra domanda: a cosa serve la dichiarazione \normalsize, quanto l’effetto di \large è già terminato dentro il suo gruppo nella riga precedente?
Ovviamente nessuno ti vieta di scrivere costruzioni complesse, anzi, è un bene saperle scrivere; le si mette dentro certe macro e poi non ci si pensa più, perché si usa solo la macro; ma per scrivere costruzioni complesse bisogna sapere quello che si fa e che cosa fa ogni comando che si usa, quindi bisogna leggere nel dettaglio la documentazione, e all’occorrenza bisogna cercare di scoprirne i misteri reconditi andandone a esaminare il codice nel nucleo di LaTeX o nei pacchetti che definiscono quei comandi.
Bisogna anche sapere analizzare il problema di programmazione da affrontare, sapendo che non esiste mai una sola soluzione; bisogna esaminarne diverse, analizzarne pregi e difetti, versatilità, possibilità di essere usate i situazioni analoghe ma diverse.
Prova a prendere l’abitudine di commentarti il codice con brevi frasi che ti descrivono quello che subito dopo rendi un forma di codice; non avere paura a interrompere il codice con frasi di commento; ogni volta che scrivi i commenti ti rendi conto se quello che scrivi ha senso, se quello che stai per codificare corrisponde a quello che hai scritto, eccetera. Vedrai che questo ti aiuta a evitare gli errori che hai commesso, ma, più costruttivamente, ti aiuta a scrivere codice più pulito, probabilmente più efficiente e, specialmente, corretto.
Non avvilirti: riprovaci!
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