OldClaudio

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  • in risposta a: Spazio eccessivo tra subcaptions e captions in Subfig #48941
    OldClaudio
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      Ehi, 75pt sono una schioppettata! sono circa 15mm.

      Se sicuro di avere scontornato le immagini correttamente?

      in risposta a: libretto messa #44073
      OldClaudio
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        Non so se esistano delle norme ufficiali per le citazioni bibliche (le letture).
        Le ho viste in diversi formati e credo che varino assia da paese a paese e da confessione a confessione; certamente come le ho viste scritte sono diverse dalle bibbie “protestanti” alle bibbie “cattoliche”, anche se la numerazione dei titoli o capitoli e generalmente la stessa e i versetti sono divisi nello stesso modo.
        Una bibbia cattolica italiana può avere una marcatura diversa da una bibbia cattolica inglese, per esempio. spesso la sigla de libro (Genesi, Matteo, e simili) è abbastanza uniforme ed è composta da due lettere; per le lettere degli Apostoli bisogna talvolta specificare se si tratta delle prima o della seconda lettera ai… o alla prima o alla seconda lettera di…

        Non ho sottomano nessuna Bibbia (sono in vacanza) ma tu ne hai sicuramante ua a portata di mano; gurda se c’è un elenco delle sigle dei vari libri e/o lettere e prendi di lì; guarda i riferimenti incrociati nelle note in calce e vedi come la tua Bibbia usa l’interpunzione tra i vari elementi numerici che individuano i versetti precisi del testo preciso che vuoi citare. Quello che otterrai, non sarà la Norma, ma sarà coerente con almeno una norma, quella della tua Bibbia.

        in risposta a: Molte immagini: errore di troppi oggetti float… help!!! #48914
        OldClaudio
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          `
          \afterpage{\clearpage}
          [\code]
          svuota la coda esistente alla fine della pagina, non all'inizio; aggiungi altri \afterpage in posizioni precedenti a quella della riga 210 dove ricevi il messaggio.

          Controlla:
          1) non mettere troppi float uno di seguito all'altro
          2) piuttosto specifica [code]\begin{figure}[p]`
          3) devi essere certa che nessuna figura sia tanto grande da non stare in una pagina; non basta tenere conto del disegno o fotografia ma defi tenere conto anche della didascalia e dello spazio fra la didascalia e la figura
          4) troppe figure una di seguito all’altra, oltre a dare problemi a LaTeX, sono tipograficamente brutte; forse sono accettabili solo in una appendice, certamente non nel corpo del documento.
          5) pochi lo sanno, ma anche le note marginali occupano la coda degli oggetti flottanti; a maggior ragione non devi fare allungare la coda degli oggetti flottanti e devi abbondare con i \clearpage, che, appunto, rendono la composizione tipografica maldestra e malfatta, ma almeno permettono di vedere quello che si è fatto, permettendo di correggere le figure troppo grandi, di eliminare le note marginali meno importanti, eccetera.

          Non sconsolarti: tutti prima o poi abbiamo avuto quel messaggio e siamo stati presi dallo scoforto; 30 anni fa non c’erano i forum… e le RAM dei PC erano ridicole rispetto a quelle di oggi. Ce la siamo cavata seguendo uno dei consigli dello stesso Knuth, che ha ripreso una frase di Sherlok Holmes; procedere con metodo e deduzione escludendo un indizio alla volta.

          in risposta a: beamer: indentazione elenchi puntati e numerati #48814
          OldClaudio
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            La mia idea è che anche se una elencazione può essere continuata in slide/frame successive, non è una buona idea, specialmente se si vuole continuare una elencazione di secondo livello..
            Ogni slide contiene poco testo, e deve essere così perché una presentazione NON è un libro, un rapporto, un articolo, ma l’oratore sta accompagnando con una proiezione quello che sta dicendo.
            Con questo ben chiaro in mente non ha senso prolungare una enumerazione qualsiasi, benché sia “beamer-ariamente” possibile, oltre un singolo frame, massimo due, sicuramente non elencazioni annidate. L’ascoltatore non riuscirebbe a tenere a mente a che livello di annidamento ci si trova e non capirebbe completamente il messaggio.

            Quindi, secondo me, è meglio ripensare al piano della presentazione in modo da non prolungare le elencazioni oltre un solo frame. Se gli \item dell’elencazione sono brevi ce ne possono stare anche 4 o cinque in un frame; se li si espone incrementalmente con l’argomento fra parentesi acute del comando \item (vedi documentazione di beamer) quattro o cinque voci dell’elenco possono starci in un frame ma possono anche essere troppe per l’ascoltatore.

            Quindi il io consiglio è quello di non arrampicarsi su per i vetri a crcare di prolungare le elencazioni annidate su più frame, ma di usare solo elencazioni non annidate, di non superare un solo frame, di esporre le voci in modo incrementale, se i concetti da esporre lo richiedono, ma sempre avendo l’ascoltare in mente.

            in risposta a: Molte immagini: errore di troppi oggetti float… help!!! #48907
            OldClaudio
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              LaTeX può tenere in coda solo 18 elementi mobili, quindi la tua ventina di figure vale 18.

              Usa il pacchetto afterpage che ti definisce il comando \after page che tu userai prima di ogni paragrafo scrivendo

              `
              \afterpage{\clearpage}
              `

              Poi, volendo può aggiungere altre righe del genere dopo un certo numero di figure, diciamo una mezza dozzina, quindi non ti troverai mai con le cose piene e la perdita dei floating onjects che non trovano posto in coda.

              in risposta a: Programma per disegni o schemi #48835
              OldClaudio
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                Dai, gli schemi a blocchi con scatole rettangolari si fanno anche con l’ambiente picture, l’ambiente di default di LaTeX. con l’estensione descritta nel manuale di Lamport, che si chiama pict2e; scegli la versione prodotta dopo giugno 2009 con
                `
                \usepackage{pict2e}[2009/06/01]
                `
                non hai nessuna delle limitazioni sulle pendenze delle righe e su quelle delle frecce; puoi anche disegnare poligoni e spezzate a tuo piacimento oltre che cerchi di qualunque diametro.

                Altrimenti usa Tikz come ti è già stato suggerito, anche senza usare l’interfaccia grafica che non riesci ad installare.

                in risposta a: libretto messa #44067
                OldClaudio
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                  Dipende dai lettori presunti; d’altra parte nessuno ti vieta di aggiungere delle localizzazioni un po’ artigianali;
                  Puoi per esempio definire \def\priest{…} e poi produrre un alias \let\sacerdote\priest
                  cosicché con questa tecnica con un file di configurazione chiunque può aggiungersi le proprie equivalenze con altrettanti comandi \let.

                  Supponendo che il file di configurazione si chiami missa.cfg, userai il caricamento condizionale
                  `
                  \IfFileExists{missa.cfg}{\AtBeginDocument{\input{missa.cfg}}}{}
                  `
                  che ti assicura che se il file non c’è, non succede niente, a meno che tu non voglia mettere un warning dentro l’ultima coppia di graffe.

                  La configurazione per il francese potrebbe essere
                  `
                  \let\pretre\priest
                  \let\toutlemonde\all %verifica lo spelling francese
                  \letlecteur\reader
                  `

                  in risposta a: numero dell’equazione e ambiente split #48876
                  OldClaudio
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                    No, se amsmath mette il numero in una riga a se stante dopo l’equazione vuol dire che il posto non cè. Ma la soluzione sta nell’usare aligned, invece di split, sostanzialmente con la stessa sintassi; Infatti la differenza fra split e aligned è che il primo genera una o più righe con i monconi dell’equazione spezzata, ognuna delle quali occupa tutta la giustezza; invece aligned produce gli stessi monconi, ma ognuno occupa una riga larga quanto il suo contenuto. Quindi la riga lunga alla fine dell’equazione spezzata con aligned non impegna lo spazio per il numero dell’equazione; se amsmath lo mette los stesso nella riga successiva, vuol proprio dire che il numero e il suo spazio di separazione dalla fine dell’espressione matematica non ci stanno proprio.

                    in risposta a: libretto messa #44062
                    OldClaudio
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                      Stemby,
                      io cercavo di rispondere alla tua domanda se c’era un modo, una prassi, per il file di stile.

                      Non ho dubbi sul fatto che i tuoi file .tex e il tuo modo di leggerli funzionino, altrimenti non avresti concluso niente fino ad ora e non ti staresti divertendo nel lavoro certe volte complesso, ma ricco di soddisfazioni, di creare e usare una classe e i suoi pacchetti accessori.

                      Tuttavia lo stile corretto è quello di scrivere una classe .cls, che comincia con il suo breve preambolo, prosegue con la definizione delle opzioni e prima di usare le sue definizioni interne, carica i file di cui necessita con \RequirePackage, non con \input.

                      Il comando \input può leggere qualunque file, anche un file di definizioni, basta specificarne l’estensione, per esempio \input{t1enc.def}. Sembrerebbe che \input risolva tutto; perché allora sono state definiti dei comandi come \RequirePackage o \LoadClass? Questi alla fin fine eseguono il comando primitivo \input, ma prima che cosa fanno?

                      Ecco, questo è il punto importante che determina lo stile corretto per creare classi e gestire i “file di stile”; usando \input rinunci alla funzionalità in più che LaTeX ti consente di avere “gratis”.

                      Poi ci sono i file .def, .ld, .fd, e tanti altri che la classe può caricare ed usare.

                      .def sono file contenteneti delle definizioni; apri t1enc.def in …/tex/latex/base/ e vedrai che si tratta di definizioni eseguite con i comandi \def, \DeclareTextCommand, e simili.

                      .ld sono i file che descrivono e definiscono quello che è necessario attivare attraverso babel per getire una lingua specifica; per il messale babel legge certamente i file italian.ld e latin.ld

                      .fd sono i file che descrivono i font di ciascuna famiglia; apri per esempio t1cmr.fd in …/tex/latex/base/ troverai descritti tutti i font con l’encoding T1 della famiglia CMR nelle varie serie e forme per indicare a LaTeX che cosa fare per ottenere i corpi desiderati di ciascun font.

                      Però tutti questi file, mutatis mutandis, vengono scritti seguendo le regole indicate in clsguide.pdf e vengono letti con i comandi di livello superiore a \input proprio per sfruttare quanto i comandi a livello superiore fanno prima di aprire il file da leggere.

                      Se per la tua classe per il messale hai bisogno di avere dei file distinti da quello della classe che contengano definizioni specifiche e magari da leggere selettivamente a seconda delle opzioni fornite alla classe, leggile pure con il comando che preferisci, ma se non metti l’estensione, viene assunta l’estensione .tex. Per chiarezza sarebbe meglio che un file di definizioni abbia l’estensione .def, che però devi specificare nel comando di lettura.

                      Poi puoi usare anche comandi come \IfFileExists{file.ext}{vero}{falso} per eseguire vero se il file c’è, oppure falso se il file non c’è.
                      Puoi usare \InputIfFileExists{file.ext}{cosa fare prima]{cosa fare se non c’è}.
                      Eccetera…

                      Cerca di essere ordinato nella tua programmazione e correttamente spezza la tua classe in moduli parziali; non cadere nell’errore che ho commesso io di scrivere classi o pacchetti monolitici, non modulari, anche di 10 000 righe, magari senza un solo commento; tanta fatica sprecata, perché a distanza di poco tempo con file così grandi, non ci si ricorda più perché si sono fatte certe cose.

                      Inoltre da tempo ho imparato a scrivere i file .dtx (documented tex file); fallo anche tu, se puoi. Ora finisci la tua classe, ma poi mettiti lì e risistema tutto in ordine secondo la “best practice” che clsguide.pdf suggerisce e usando i file .dtx.

                      in risposta a: libretto messa #44060
                      OldClaudio
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                        Stemby,
                        tutti i file di stile NON hanno l’estensione .tex quando si usa LaTeX, ma hanno l’estensione .sty.

                        Sono quelli che vengono immessi con il comando \usepackage e sono particolari perché ammettono di default un namespace caratterizzato da un prefisso, a scelta dell’autore, che può contenere anche il segno @ senza bisogno di specificare \makeatletter e \makeatother. Il namespace è lo spazio dei nomi delle macro fatto in modo tale da evitare conflitti con le macro di altre classi e/o pacchetti; è un modo di definire le macro interne e possibilmente anche quelle esterne (quelle usabili dal compositore) in modo da evitare i conflitti. Inoltre la prassi vuole che ogni file .sty, .def, eccetera, sia caratterizzato da un breve preambolo dove si dice quale file di formato si deve usare, che tipo di contenuto il file contiene, a cosa serve (una brevissima frase) e, permettendo la chiamata tramite \usepackage (oppure fra una classe e un pacchetto e l’altro, con \RequirePackage) cosicché si evitano le chiamate ripetute e (si spera) involontarie dello stesso file.

                        La prassi è raccontata per filo e per segno nella documentazione di LaTeX in clsguide.pdf (nella cartella …/doc/latex/base/) che racconta come si scrivono sia le classi sia i pacchetti (i file .sty), sia come si passano le opzioni agli uni e agli altri, sia la differenza fra le opzioni globali delle classi e quelle locali dei pacchetti, e tante altre cose interessanti, che non escludono, ovviamente l’uso di kvalue e simili estensioni.

                        La lettura di questo file di documentazione è essenziale, illuminante, non difficile, veramente utile.

                        in risposta a: pstricks #48810
                        OldClaudio
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                          Le graffe sono sulle maiuscole delle quadre, anche se non sono serigrafate sui tasti; devi premere contemporaneamente AltGr+maius+[ per avere la graffa aperta e analogamente per la chiusa.
                          Altrimenti per l’accento grave e la tilde (legatura) leggi i recenti contributi al forum dove la cosa è stata dibattuta spesso.

                          in risposta a: LaTeX per “umanisti” o sedicenti tali: latino e gr #48721
                          OldClaudio
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                            Il vantaggio di usare il mark-up di LaTeX qual è?

                            Ne possiamo elencare centinaia a seconda del lavoro che si fa e delle preferenze che ciascuno di noi ha. Non vedo dove si assottigli qualunque dei vantaggi che mi vengano in mente.

                            Ma LaTeX, o meglio la composizione del file sorgente, soffre come qualunque altro software, dei problemi di hardware; per noi italiani che generalmente usiamo la tastiera italiana, questo pezzo di hardware ci mette in difficoltà; lo stesso vale per qualunque altro utente dell’Europa occidentale e delle Americhe. Un russo usa una tastiera su cui sono serigrafate sia le lettere cirilliche sia quelle latine e non ha bisogno di usare nessuno dei trucchi indicati da Enrico per scrivere in cirillico; a loro basta un click di mouse su una opportuna iconcina per cambiare funzionalità della tastiera. Lo stesso per i greci, lo stesso per gli arabi, lo stesso per i giapponesi (l’unico inconveniente della tastiera giapponese che ho incontrato è che per far posto a due nuovi tasti per cambiare “alfabeto, hanno accorciato la barra dello spazio, e chi non è abituato alla barra corta tocca spesso inavvertitamente uno di questi tasti e il suo testo in italiano diventa improvvisamente testo in kanji); lo stesso vale per tutti quelli che scrivono abitualmente in una lingua che non usi i caratteri latini.

                            L’esempio bellissimo che porta Ivan richiede certi pacchetti e encoding di entrata, ma il problema non sta lì; il problema è che nessuno di noi ha serigrafate sulla tastiera anche le lettere greche, o cirilliche, o arabe, o kanji/katakana, ecc., e i tasti di controllo per attivare i tasti morti; tocca arrangiarsi fino a quando non si sa usare la tastiera greca come se fosse una di quelle, senza nessun segno sui tasti, che venivano usate un tempo per insegnare ai dattilografi a “diteggiare” senza guardare la tastiera. E questo problema esiste sia che tu usi LaTeX, sia Word, sia Writer, sia qualunque editor con o senza word o text processor annesso.

                            in risposta a: Figura o figura #48783
                            OldClaudio
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                              Sono d’accordo per:

                              in figura
                              come da figura
                              vedasi figura

                              solo se inseriti in incisi parentetici.

                              D’altra parte lo stile tipografico (non la grammatica) non me li sono inventati io. In questo momento non sono in grado di citare il libro di tipografia autorevole dal quale ho tratto la regola per la quale si può essere più telegrafici negli incisi parentetici, nei quali sono accettate anche le abbreviazioni. Nel testo l’omissione degli articoli e le abbreviazioni e le espressioni burocratiche come “vedasi” (grammaticalmente corrette, ma stilisticamente di dubbio gusto) io non le userei nemmeno sotto minaccia delle armi.

                              Melissa, poi, sentite le nostre opinioni opposte, decide per conto suo che cosa usare 😉

                              in risposta a: cambiare temporaneamente font matematico #48751
                              OldClaudio
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                                I font matematici si selezionano con u meccanismo molto più complicato di quello che si usa per i font testuali, come per esempio \fontfamily{cmr}\selectfont.

                                Leggi fntguide.pdf fra la documentazione base di LaTeX; cercala sul tuo disco.

                                in risposta a: Numeri, capilettera, note a margine Plain TeX #48516
                                OldClaudio
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                                  Per carità, Ammonio, non voglio assolutamente dissuaderti; ti vorrei solo consigliare, possibilmente darti dei consigli utili.
                                  Per esempio: il mark-up di LaTeX (se vuoi: il linguaggio LaTeX, oppure i comandi LaTeX) sono una enorme sovrastruttura costruita sopra il linguaggio base dell’interprete TeX (i comandi primitivi) e su Plain TeX, di cui ridefinisce poche cose, a braccio direi praticamente solo i comandi per le note in calce e e comandi per comporre i sistemi di equazioni.

                                  \leftskip, \rightskip, \hsie, \font, (e te ne potrei citare tanti altri) sono perfettamente presenti in LaTeX, Basta usarli e basta non pretendere che funzionino come in LaTeX; [er esempio nessuno di impedisce di definire
                                  `
                                  \font\tenrm=ec-lmr10 scaled 1100
                                  `
                                  usando solo comandi primitivi; funziona benissimo, ma se usi \tenrm usi solo il tondo medio con grazie con il corpo di 11pt, e se lo vuoi di un altro corpo di 12pt devi dare un’altra definizione; se lo vuoi nero devi dare un’altra definizione, se lo vuoi corsivo devi dare un’altra definizione, eccetera; Tutte queste operazioni le fa anche LaTeX dietro le quinte, ma tu ti limiti solamente a specificare i comandi che scelgono la famiglia, la serie, la forma e il corpo in modo indipendente l’uno dall’altro, così che quando cambi solo una delle caratteristiche, LaTeX ti sceglie il font giusto conservando le specificazioni che non hai modificato. Questo è stato un cambiamento epocale nel passare dal vecchio LaTeX209 (defunto nel 1994) all’ormai non tanto più nuovo LaTeX2e. Quante acrobazie alla “Plain TeX’ facevamo fino al 1994 per modificare i font e abbiamo tirato un sospirone quando il LaTeX3 Team ha introdotto il New Font Selection Scheme (NFSS) con LaTeX2e.

                                  Ecco quindi che mi permetto di ripeterti l’invito ad approfondire il linguaggio base e il linguaggio Plain, ma solo per scriverti macro da usare con LaTeX; scriviti pacchetti nei quali inserisci le tue macro personali; ma usa un mark-up descrittivo, invece di un mark-up prescrittivo come quello di Plain TeX.

                                  Vuoi cambiare i margini, per esempio? Studiati bene il problema e decidi se vuoi avere rientri dei margini fissi o variabili, uguali o diversi a destra e a sinistra, se il blocco di testo composto quindi su una giustezza minore debba essere centrato oppure lasciato allineato a sinistra con il margine sinistro specificato; studia bene se i rientri debbano uniformarsi agli altri rientri specificati per gli altri blocchi di testo; non sarebbe tipograficamente accettabile che i margini siano assolutamente scorrelati da quelli del testo circostante. quando hai finito di analizzare il problema, scopri che quello che vuoi fare è semplicemente ottenibile con \parbox e/o con l’ambiente minpage; ma se vuoi proseguire quelle impostazioni dei margini su più pagine, il tuo prolema è già risolto dagli ambienti quote oppure quotation.

                                  Vuoi fare una tabella particolare? Certo puoi usare \halign, ma devi saperti destreggiare nella specificazione della “riga modello”; alla fine scopri che l’ambiente tabular fa le stesse cose in modo più semplice per te; scopri che vi sono diversi parametri che puoi aggiustare per personalizzare la tua tabella, che se carichi anche il pacchetto array e magari il pacchetto dcolumn, hai potenzialità che tu (o anche io) non riusciremmo mai ad ottenere usando \halign. Anche la semplice utilizzazione di filetti orizzontali come quelli offerti dal pacchetto booktab, sebbene non difficili da ottenere, fanno perdere un mucchio di tempo se li si vuole programmare per conto proprio.

                                  Ciao
                                  Claudio

                                  PS: se non sai cosa voglia indicare l’aggettivo booleano, credo che tu non abbia nessuna difficoltà a scoprirlo con Wikipedia e scoprirai che è un modo per qualificare una “cosa” che può assumere solo due valori, tipicamente “vero” oppure “falso”, e che su queste “cose” si può operare con una “aritmetica” diversa da quella dei numeri che abbiamo tutti conosciuto dai tempi delle scuole elementari, che, guarda caso, si chiama anche lei booleana (dal nome del signor Boole che la definì). Credo che oggi questi elementi di base di informatica vengano già insegnati nelle scuole secondarie, forse persino alle secondarie inferiori; non sono cose difficili, anzi; richiedono solo un minimo di adattamento.Noi che abbiamo una certa età le dobbiamo imparare dai nostri figli o dai nostri nipoti, se non abbiamo avuto la ventura di fare studi specifici in questi settori. 🙄

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