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Certo che puoi continuare a usare WinEdt.
L’editor e il sistema TeX sono due cose distinte e indipendenti.
Dopo aver installato TExLive ed averlo aggiornato, contorlla le impostazini di WinEdt, che ha le debite voci di menu per farlo.
WinEdt è il miglior editor che io abbia mai usato, ed è l’unica cosa che rimpiango da quando ho lasciato Windows e sono passato al Mac. Ho anche dato alcuni minimi contributi alle funzionalità di WinEdit e Alexander le ha implementate con sua ed evidicentemente anche mia soddisfazione. Ormai non lo uso più da 10 anni perché funziona solo su piattaforme Windows.
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Be’, io scriverei semplicemente così:`
\begin{description}
\item[ACN] acetonitrile
\item[\boldmath$K\ped{i}$} acetonitirile
…
\end{description}`
Il comando \ped scrivendo in italiano è definito dal modulo italian per babel. Nell’argomento di \item non hai bisogno di specificare \unboldmath perché ogni dichiarazione fatta entro il suo argomento ha come raggio di azione solo quell’argomento.Se scrivi in inglese o in un’altra lingua non è un problema definire \ped in modo corretto perché sistemi il pedice in tondo.
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Hai perfettamente ragione che nei bookmarks si possono avere sorprese.Infatti la codifica dei font usati per il bookmarks usati/creati da hyperref NON è la codifica T1 specificata per il testo del documento.
Non è un caso che hyperref definisca un comando \texorpdfstring{…}{…} dove il primo argomento vale per il testo e il secondo vale per i bookmark.In sostanza hyperref riesce a interpretare alcuni (pochi) comandi LaTeX per ciò che deve essere messo nei bookmarks, e nient’altro deve finire nei bookmarks, altrimenti succedono pasticci.
Certo usando la codifica utf8 e i codepoint dei caratteri UNICODE, oppure le macro che mappano certi simboli ai rispettivi codepoint (LICR), si risolve il problema; prima di tutto, però, bisogna sapere e ricordare che i bookmark SONO un problema.
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Poffarre!
Quando le doppe virgolette diritte erano un carattere attivo c’era chi protestava; da quando le ho disettivate, ma per usare attive bisogna dare il comando \setactivedoublequotes, nessuno, tranne @matteo.I, legge la documentazione e le sa attivare.Gustavo ha ragione a dire che i caratteri ascii “ e ‘ ‘ fanno quello che devono fare perché queste legatura sono valide anche con la codifica OT1, che è quella minimale e di default con ogni classe,
Ma se uno scrive in italiano e usa una tastiera italiana ha difficoltà ad introdurre il segno ` detto anche backtick.
Se uno usa un Mac con il sistema operativo OS X, non ha problemi perché dispone di scorcatoie di sistema che valgono con qualunque programma; ma anche gli utenti dei Mac hanno spesso difficoltà a esplorare il loro sistema e ad attivare le opportune voci di menu per avere disponibile sia il visualizzatore della tastiera, sia la tabella dei caratteri UNICODE.
Con le macchine Windows credo che solo dalla versione Win8 sia disponibile il visualizzatore della tastiera. Per le macchine Linux non saprei se sia disponibile un visualizzatore attivo, tale da poterlo usare con il mouse e le dita dell’altra mano sui tasti di controllo.
L’informazione di @dearik iniziale era giusta, ma come al solito raccolta chissà dove, e senza leggere la documentazione con texdoc babel-italian.
Ve ne aggiungo un’altra; per scrivere “virgolette” si può scrivere (con qualunque tastiera [tt]\lq\lq virgolette\rq\rq[/tt] — funziona con qualunque codifica, anche se oggi la codifica utf8 dovrebbe essere l’unica ad essere usata. D’accordo, ci ho messo del tempo anch’io per abituarmici, ma oramai sono anni che ne sono convinto al 100%; presenta solo vantaggi e nessuno degli svantaggi che molti anni fa credevo che fossero presenti nell’usare quella codifica.
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Se l’hai installato dai repositories Debian hai una versione Debian, Comunque c’è scritto nella prima riga del file .log di un qualunque documento che hai composto sul tuo Ubuntu.Sono anni che invitiamo i Debianisti utenti di quelle versioni di Linux che si affidano alle specifiche del consorzio Debian, in primis Ubuntu, di lasciare pure la installazione Debian, ma di installarvi accanto la versione scaricata dai siti CTAN, secondo le istruzioni contenute nel documento texliveubuntu.pdf, che puoi facilmente trovare cercando in rete. E se il nostro Wizard ha scritto quel documento, ha le sue buone ragioni; fidati.
Non ho niente contro il consorzio Debian, ma direi che malgrado le garanzie che dà sulla sicurezza e la stabilità, presenta più inconvenienti che vantaggi per quel che riguarda il sistema TeX. Ti sei scontrato con uno degli inconvenienti. Non sono nemmeno sicuro che ,se anche installasi i moduli Debian che non hai ancora installato, i tuoi problemi possano sparire. Invece con la versione di CTAN, non avresti problemi, certo non di più dei problemi che potrebbero hanno tutti gli utenti di TeXLive/CTAN e tutti gli utanti di MacTeX,i quali se ci fossero problemi potrebbero alzare una bandierina rossa (segnalre un bug) e vederlo risolto nel tempo minimo necessario, ma che può venire corretto con gli aggiornamenti (volendo esagerare, giornalieri) mediante il TeXLive Manager.
Per installare TeXLive/CTAN sul tuo Ubuntu, segui alla lettera le indicazioni di quel documento; fra i vari metodi che il documento suggerisce c’è anche quello che si rifà all’immagine ISO.
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Se hai installato MiKTeX, prova a disistntallarlo e a installare la sua versione full.Se nemmeno questo funziona e continui ad avere un mucchio di problemi, disinstalla MiKTeX del tutto, e installa TeXLive. In ogni guida c’è scritto come fare, e dei due o tre modi che sono descritti, ti suggerisco di scaricare la versione ISO, immagine del disco di installazione. Su Win10 ti pasta doppio-cliccare il nome dell’ISO appena scaricata, e ti si apre come se avessi inserito il disco nel dvd player del tuo portatile o del tuo desktop. Se non parte da solo apri con Esplora File questo “disco” e clicca la procedura di autoesecuzione, oppure leggi i file di descrizione d’uso. Comunque qualche settimana fa c’è stato un lungo filone in cui Illinguista1972 ha ri-descritto step by step che cosa fare su una piattaforma Win10.
Dopo ave installato il sistema dall’ISO, ricordati di aggiornarlo subito mediante il TeXLive Manager (tlmgr.exe) perché quell’ISO risale alla fine di maggio 2016, e nel frattempo ci sono stati due o trecento moduli aggiornati. In seguito ricordati di aggironare ogni 7-10 giorni se vuoi avere sempre il TeXLive aggiornato e scintillante come nuovo. Questo è uno dei vantaggi rispetto a MiKTeX (per altro ottimo, ma decisamente per quei principianti che si mantengono lontano da minimo indispensabile. L’installazione di TeXLive è full per impostazione predefinita; noi sconsigliamo sempre di eseguire una installazione parziale.
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@Peppo, i pedici sono le letterinne o simbolini che si mettono in matematica al piede dei simboli matematici. Non hanno nulla a che vedere con le note al piede. In questo caso il piede è quello della pagina, o meglio, quello della gabbia del testo.A parte le pignolerie, tinei presente che la classe suftesi è costruita sulla classe book.
All’inteno di suftesi il ocmando \footnoterule è reso equivalente a \relax, quini non fa nulla, anche se la macro imposta le note al piede della pagna, riducendo corrispondentemente l’altezza a disposizione del testo (si tratta del “page builder”, che quando a finito di costruire la pagne la appaende al file di uscita; fa perte della roine di uscita dove nessuno deve mettere se mani se non è un guru o unwizard, meglio ancora il Grand Wizard, cioè Donald Knuth, il creatore di tex).Però la definizione di \footnoterule non è difficile da fare; leggitela nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato dove noe vari pnti si parla di \footnoterule, a cominciare dalla pagina 21 dove è commentata la strana definizione che deve produrre un oggetto visibile sulla pagina, che deve avere altezza complessiva nulla. Già, nulla; come vedi dalla guida si tratta di un trucchetto banale.
Tuttavia se la classe suftesi prevede uno spazio ridotto (\footnoteskip, fra la linea di base dell’ultima riga del testo e la linea di base della prima riga della prima nota al piede), può essere che anche un oggetto di altezza complessiva nula ci stia male. In questo caso o chiedi il permesso all’utore di apportare questa piccola modifica, o ti astieni dall’apportare la modifica e rinunci al filetto.Hai ben letto l’avviso minaccioso nella documentazione di suftesi, dove è espressamente vietato apportare qualunque modifica al layout delle pagine. Qull’avviso no ti impedisce però con certi obblighi da parte tua, di modificare una copia di suftesi, cambiandole nome, e con il divieto di distribuirla ad altri. Se ti piace suftesi, sono sicuro che non faresti mai un dispetto al suo autore.
Ahimè, o meglio ahitè, anche un semplice \renewcommand{\footnoterule}{…} o un semplice \setlength{\footskip}{…} nel tuo preambolo senza modificare la classe originale, implica la modifica del layout, e quindi significa violare la licenza d’uso.
Magari l’autore ti scrive qui sul forum come fare esattamente per salvare capra e cavoli…;-)
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Devi usare il pacchetto hyperef e usare il comando \hhyperref.
In sostanza devi mettere un \label nella pagina delle istruzioni, per esempio [tt]\abel{pag:istruzioni}[/tt], e poi usare nella casella della tabella dove apparirebbe la parola “istruzioni” il seguente comando`\hypererf{pag:istruzioni}{istruzioni}`Il primo argomento è la stessa etichetta che useresti nel comando \pageref per indicare la pagina delle istruzioni; usato dentro l’argomento di \hyperref in dica la destinazione del link, che nel gergo dei link si chiama target (in italiano sarebbe il “bersaglio”). mentre il secondo argomento di \hyperref è la parola attiva (che nel gergo dei link si chiamerebbe anchor, cioè la stringa attiva a cui è ancorato il bersaglio). È più lungo da raccontare che da fare.
D’altra parte con l’esempio che ti ho messo sopra dovresti avere le idee (più) chiare.
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Premetto che io preferisco costruirmi i miei glossari usando semplicemente un ambiente description, magari un po’ personalizzato mediante l’uso del pacchetto enumitem, se non altro per mettere la vice da definire in sans serif nero.è un metodo un po’ più ruspante e non offre i benefici di glossaries.
Tuttavia
1) Se vuoi tutta la formula in neretto probabilmente dovresti usare qualcosa come`name={\boldmath\ensuremath{K_{\mathrm{i}}}\unboldmath},%`2) mi stupisco che glossaries non usi la chiave di alfabetizzazione, o che tu involontariamente abbia impostato qualcosa che la impedisce. Ma Glossaried dovrebbe funzinare come makeindex, e partire da un file glo per arrivare ad un file gls (non sono sicuro delle estensioni). Dovrebbe usare lo stesso programma per l’indicizzazione delle voci degli indici analitici, ma usando un file di stile diverso e specifico per i glossari.
makeindex, la cui documentazione si legge con texdoc makeindex, in fondo alla pagina 4 dice come fare per inserire una chiave di indicizzazione.Se questo funzioni anche con i glossari gestiti dal pacchetto glossaries non saprei dirtelo — sono pigro per inventarmi degli esempi di porva e di leggere tutta la documentazione di glossaries, sapendo che preferisco crearmi i glossari in un modo diverso. 🙁
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1) Sì basta specificare \onecolumn prima di comporre l’indice e \twocolum dopo averlo composto; Tieni presente che ciascuno di questi due comndi comincia sempre una nuova pagina.
2) la classe article mette il titolo in testa alla prima pagina del documento. A te non lo fa?
3) Nella classe article l’indice è composto con un comando \section*. Se tu ridefinisci il section font, è evidente che l’indice venga in blu.
Se lo vuoi in nero prova a rideifnire il comando \contensname con`\renewcommand*\contentsname{{\color{black}Indice}}`e vedi che cosa succede.
4) lo potrebbe fare se disponessi già di una immagine di una pagina “bianca” (senza testo) dell’originale da tradurre, da usare come sfondo di utte le pagine; il pacchetto da usare sarebbe eso-pic. Fare un disegno che riproduca la vecchia pagina pergamenata e lisa non è cosa semplice, e comunque non si può fare con LaTeX. Se il tuo originale avesse una pagina senza testo, ma con il contorno come piace a te, puoi sempre scandirla e usarne l’immagine.
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Sì, devi rassegnarti; i numeri romani non dovrebbero essere usati mai, specialmente se devono figurare anche negli indici o nelle liste di…
Certo si può ovviare cambiando lo stile di composizione degli indici e delle liste, ma non riuscirai mai ad ottenere un buon risultato perché passi da numeri come 88, a 89, poi a 90, che valgono LXXXVIII, a LXXXIX, a XC; le diverse lunghezze di questi numeri rispetto a quelli in cifre indoarabe è talmente evidente, che non permette di comporre nulla di giustificato e contemporaneamente decente.No, i numeri romani usati sporadicamente per indicare il numero d’ordine di un papa, di un re, di un anno, come si fa solitamente, vanno bene, ma qui numeri non vanno a finire incolonnati negli indici.
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Usa il pacchetto listings; leggine la documentazione da terminale con il comando texdoc listings, perché da un lato non è necessario usare i font cambria per replicare lo stile di un documento probabilmente scritto con Word, ma è necessario usare uno stile di colorazione dei comandi, e la scelta della serie e della forma (conservando almeno la collezione dei font che usi per l’intero documento) di font che usi per il codice R impostando uno stile che rispetti le convenzioni normalmente usate nei manuali di R.
Infatti, a parte il cambria che non è obbligatorio, se read.table è un comando potrebbe richiedere il neretto; se Dati.txt è un argomento del comando, potrebbe richiedere il corsivo; se header è una parola chiave, potrebbe richiedere il sans serif; se T è un valore assegnabile alla parola chiave potrebbe volere il typewriter. Insomma LaTeX consente di descrivere i codici di programmazione di qualunque linguaggio in modo molto più espressivo, che non con la scelta di un particolare font, come il cambria, o qualunque altro font.
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Sì, quello che dici qui è sostanzialmente correttoPer le righe magiche approfondirò sicuramente, ma mi sembra che siano cose simili alle opzioni di configurazione interne a TeXstudio, solo messe nel file di testo, ma devo studiare e capire! Io ho iniziato studiando la bellissima guida di Pantieri, ma non mi sembra di averle trovate… ora prenderò anche le guide di qua
con una piccola differenza, ma estremamente importante.
Di solito TeXstudio nasce configurato epr salvare i file con al codifica UTF-8, credo che sia anche configurato per compilare di default con pdflatex, o meglio con latexmk (uno script che gestisce le varie compilazioni per completare un documento con le solite 4 o 5 compilazioni per avere tutto a posto, la bibliografia, gli indici analitici, i riferimenti incrociati, eccetera); nasce configurato per compilare la bibliografia con bitex, tanto che per fargli usare biber, bisogna cambiare le impostazioni di fabbrica, eccetera.
Con le righe magiche si ha un’autoconfigurazione specifica per un dato documento; volendo con una riga magica si può anche scegliere il corretotre ortografico di default, in modo che se uno specifico documento è scritto in italiano, usi il dizionario otografico per l’italiano, se è scritto in inglese usi il dizionario inglese. Sì, e sempre l’utente che lo dice, ma lo dice a livello di documento singolo.Utilissimo, specialmente per le codifiche, perché se ricevi un documento o scarichi un template codificato in applemac, basta che tu aggiunga la riga magica della codifica e il tuo documento viene compilato correttamente, senza bisogno di impostare a mano TeXstudio, e di reimpostarlo per riportalo alla situazione di default.
Sono impressionato con gli oltre 70 MiB del tuo documento; [OT: mb è sempre usato scorrettamente, perché non vuol dire niente; le norme ISO richiedono che le informazione in base binaria relative alle dimensioni dei file o alle capacità di memorizzazione dei dispositivi di memoria di massa, siano indicati in KiB, MiB, GiB, TiB, eccetera; si leggono rispettivamente chibibyte, mibibyte, gibibytem tibibyte,…; le differenza è minima quando pensi che 1kB sono 1000 byte, mentre 1KiB sono 1024 byte; in sostanza la sequenza de prefissi Ki, Mi, Gi, Ti, indica le successive terze potenze di 1024; quindi 10241, 10246, 10249, 102412 e la differenza i questa progressione geometrica aumenta progressivamente rispetto ai multipli indicati con k (minuscolo), M, G, T, eccetera.]
Capisco che le tue immagini siano ad alta definizione, ma per la lettura a schermo che ha un massimo di 100 pixel al pollice, le dimensioni naturali di 16cm per 12cm con 300 pixel al pollice sono decisamente troppi; per una stampa potrebbero anche andare bene, ma spesso 150 sono più che sufficienti anche a stampa. Tieni presente che il numero totale di byte occupati da un’immagine dipende quadraticamente dalla densità lineare dei pixel, e dipende fortemente se hai i colori codificati a 6bit al colore o con più bit. Se il tuo testo non è un libro d’arte di grandi dimensioni da stampare su carta patinata, la scelta di codificare i colori con un totale di 256 sfumature è più che sufficiente; Se leggi la documentazione del pacchetto xcolor, hai una prima parte che ti dice molto, se non tutto, sulla codifica dei colori.
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