OldClaudio

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  • in risposta a: File .tex bianco #107842
    OldClaudio
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      @Jager
      , ho rivistoil messaggio dove diccevi che cliccando inavvertitamente la tastiera si ripresentava la schermata PDF, ecc,ecc.

      La sincronizzazione del file sorgente con il file composto quando si compila con pdflatex, ottenendo in uscita un file PDF, era recente una decina di anni fa. Ora gli shell editor moderni PDF. Ma che sia il visualizzatore integrato all’editor (come nel tuo TeXstudio) non c’è mai bisogno di chiudere la schermata PDF.
      ALmeno non c’è questa necessità se la macchina su cui si lavora ha abbastanza RAM; di solito oggi tutti i PC di ogni marca vengono venduto con na RAM di almeno 4GiB; in offerte stracciate è possibile che vengano venduti apparecchi riciclati con RAm molto più modeste, assolutamente insufficienti per lavorare in modo conveniente con i sistemi operativi moderni.
      Se questo è il tuo caso, cerca di rivolgerti a chi può metterci le mani dentro ed installa altri moduli di memoria. Io lavoro con 16GiB e non ho problemi. Probabilmente anche 8GiB sono sufficienti. Comunque più RAM hai, meno problemi hai.

      Le righe magiche; dài, ogni guida presente in questo sito ne parla. Che io sappia i più diffusi Editor che sanno interpretarle sono TeXShop (solo per Mac; questo programma le ha inventate per primo); TeXworks e TeXstudio, forse anche Teamaker (ma non lo uso, quindi sono male informato); un paio di shell editor per Mac, poco diffusi. Anche l’onnipotente emacs con il plugin auctex ne può usare, ma con una sintassi diversa.

      Nella guida tematica sulle codifiche presente nella sezione Documentazione/Guide tematiche di questo sito, se ne parla diffusamente perché sono essenziali per un buon funzionamento dello shell editor.

      Esiste anche uno script arara, facente parte almeno della distribuzione TeX Live, che usa altre sue righe magiche nel preambolo del documento, righe magiche che permettono di fare ben di più di semplici auto configurazioni dell’editor, ma anche di svolgere sequenze di operazioni che interessano la compilazione stessa. Ci sono persone che non potrebbero vivere senza le funzionalità di arara.

      Infine, dici che hai analizzato al documentazione su CTAN. Perché? Tutti i documenti che trovi su CTAN sono già nel tuo disco fisso e non hai nessun bisogno di intasare la rete, rallentando la tua lettura, quando hai già tutto a bordo. Basta che tu apra un terminale e che ci scriva dentro il comando texdoc seguito dal nome del pacchetto che ti interessa, così che quando esegui il comando premendo il tasto invio, ti si pare una finestra nella quale leggi direttamente la documentazione anche quando non sei in rete.

      in risposta a: errore di \usepackage[italian]{babel} #107970
      OldClaudio
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        Giusto, grazie mille. Stupidamente avevo eseguito il comando [tt]kpsewhich cmbr.fd[/tt], dimenticandomi che tutti i nomi dei file .fd cominciano con il nome della codifica. Però sono stupitissimo che quel file faccia i nomi di font che alla fin fine fanno parte della collezione CM-Super pur descrivendo nel preambolo che il file è collegato ai cmbright. Evidentemente la collezione CM-Super è più ricca di quanto immaginassi.

        Ma il problema di @Testificatore non cambia. Se il suo sistema non trova quel file, vuol dire che non ce l’ha. In altre parole ha una installazione parziale del sistema TeX, cosa che succede frequentissimamente con chi installa MiKTeX, perché di solito installa la versione basic invece della versione full.

        in risposta a: Tabella #107992
        OldClaudio
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          C’è solo un piccolo dettaglio da curare: le tabelle ben composte in tipografia non contengono filetti verticali (toglili tutti per favore). Contengono pochissimi filetti orizzontali, che si iinsericono con i comandi \toprule, \midrule e \bottomrule definiti dal pacchetto booktabs. Questi tre comandi vanno a sostituire il primo, il secondo e l’ultimo \hline che hai usato nella tua tua tabella, come modificata da @marluxia.

          in risposta a: comando per osservazioni numerate #107997
          OldClaudio
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            Benvenuta nel forum.
            Dunque vuoi inserire un’osservazione relativa a quanto scritto immediatamente prima. Fin qui la cosa è banale; con la classe book puoi semplicemente usare il comando \paragraph{Osservazione}. Poi se non ti piace quel che viene composto, puoi provvedere con macro personali.

            M se vuoi le osservazioni numerate, come sembrerebbe dal titolo della tua richiesta, allora dovresti usare il comando \newtheorem e definire un nuovo ambiente Osservazione, simile a quello per definire l’analogo oggetto per la Definizione. Per i dettagli puoi esaminare il comando originale presente in LaTeX (leggendo la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato e tradotto in italiano che trovi nella sezione Documentazione –> Guide tematiche di questo forum) oppure qualunque guida per neofiti, quali trovi sempre nella sezione Documentazione di questo forum.

            Se le Osservazioni sono numerate, avendole definite con il comando \newtheorem, vi puoi mettere l’etichetta con \label, e vi puoi fare riferimento con \ref e \pageref. Se questi comandi ti sono oscuri, riprendi la guida tematica che ti ho indicato o la gida per neofiti che hai scaricato.

            in risposta a: Aggiunta di voci all’indice mediante \addcontentsline #107882
            OldClaudio
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              Purtroppo in queste circostanze bisogna comunque mettere \phantomsection tuttele volte che un titolo di sezione ha l’asterisco.

              Quindi se scrivi `\newpage
              \phantomsection
              \chapter*{bibliografia}
              \addcontentsline{toc}{chapter}{Bibliografia}` la voce agginta all’indice è si la stirnaga “Bibliografia”, ma l’ancora e il bersaglio del collegamanto ipertestuale fanno riferimento alla posizione del segnaposto \phantomsection e il link è corretto.

              Tinei presente che di default, con la classe book, sia l’indice general, sia la bibliografia sono intestati con \chapter*.

              Per l’indice, poco male, perché l’indice non dovrebbe indicare na voce che lo rimandi a se stesso; l’indice serve per sapere a che pagine si trovano gli altri elementi del testo, non certo l’indice, che, se lo stai consultando, sai perfettamente dov’è. Non serve per indicare l’elenco dei contenuti. Sebbene sia ridicolo, non è vietato farlo.

              Perla bibliografia è tutta un’altra storia. Quindi la Bibliografia nell’indice ci sta a pieno diritto. Se la stai componendo usando il pacchetto biblatex, consultane la documentazione per vedere come configurare biblatex e \prntbibliography per avere la Bibliografia inserita nell’indice, senza bisogno di fare nessuna acrobazia con \phantomsection e con \addcontentsline.

              in risposta a: Spazio tra elenchi puntati #107981
              OldClaudio
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                Appunto: le cose che riesci a fare con i comandi del pacchetto enumitem includono anche questa tua seocnda necessità.

                Pensa che io, invece, uso enumitem per togliere ogni spazio fra ogni item, perché mi basta che le enumerazioni interne siano rientrate rispetto alle enumerazioni esterne; e mi sembra che l’etichetta numerica o simbolica che precede ogni item sia più che sufficiente ad individuare l’iniizo di ogni item. Le necessità delle persone talvolta sono proprio opposte. 🙂

                in risposta a: errore di \usepackage[italian]{babel} #107968
                OldClaudio
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                  In effetti il file di descrizione dei font (Computer modern Bright forse?) cmbr.fd non esiste in una installazione completa del sistema TeX.
                  E quando componevi in inglese lo trovava?
                  Forse manca sul PC dell’università, ma te l’eri caricato sul tuo PC a casa?

                  in risposta a: Presentazione articolata con Beamer #107878
                  OldClaudio
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                    Se ho capito vorresti rimpicciolire il font della finestra principale del tema, la finestra dove compare il testo della tua presentazione.

                    NON FARLO!

                    una presentazione deve contenere poco testo in ogni frame; e questa è la strategia generale per fare un buona presentazione. L’uditorio deve poter leggere quello che viene presentato e non cavarsi gli occhi perché non riesce a leggere caratteri troppo piccoli. Sarebbe un errore imperdonabile e la presentazione diventerebbe un flop.
                    Eccezionalmente potresti dover fare entrare una riga in più in un frame specifico; in questo caso, iltre ad usare i soliti \small, \footnotesize, che ti sconsiglio caldamente per quel che ho scritto sopra, puoi ridurre lo scartamento mettendo a inizio frame qualcosa come [tt]\linespread{0.9}\selectfont[/tt]; liducendo lo scartamento del 10% potresti riuscire a fare stare 11 righe dove prima ce ne stavano 10. Ma ricordati che è u espediente, che dovresti cercare di evitare organizzando meglio il testo della particolare slide.
                    Nella documentazione di Beamer c’è anche un paragrafo che descrive un comando che può usare l’utente per impacchettare qualcosa di più in un singolo frame, ma anche l`ʼsi raccomanda di non usare quell’espediente. In compenso La documentazione di Beamer riporta delle indicazioni o regole di principo che Tantau mi ha permesso di tradurre in italiano; questo testo italiano è nel capitolo sulle Presentazione della cosiddetta GuidaGuIT, scaricabile come monovolume o come tre tomi distinti (più adatti alla stampa, mentre il monovolume è più adatto alla lettura a schermo), dalla sezione Documentazione di questo forum

                    in risposta a: File .tex bianco #107839
                    OldClaudio
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                      @Jager
                      , purtroppo se un file sparice dal disco o viene corrotto per qualche motivo che non si riesce a capire, non c’è altro da fare se non riscrivere l’intero capitolo che hai perso.
                      Anch’io ho provato ad aprire i file che avevi allegato e che ammontava a circa 50 KiB e conteneva solo degli zeri.

                      Non so come Win10 salvi i file su disco, ma una volta mi era successo di perdere dei file e di recuperarli, perché erano ancora sul disco ma li avevo stati cancellati per sbaglio. Allora c’era NTFS che permetteva una certa dose di recupero della versione precedente mediante i soliti word processor, prima ancore c’erano la FAT16 e la FAT32 che invece di cancellare mettevano un punto interrogativo al posto della prima lettera del nome del file; non erano proprio cancellati, ma non erano più accessibili e diventavano spazio disco utilizzabile per altri scopi; allora di tanto in tanto era anche necessario compattare il disco in modo da diminuire il frazionamento dei fai in settori discontinui del disco. Con i dischetti di Norton Doctor era possibile leggere i dischi settore per settore ef eventualmente si riuscivano a ritrovare i settori di quei file “cancellati”; rimettendo la lettera iniziale al suo valore nel nome del file, il file risultava completamente recuperato, sempre che nel frattempo i suoi settori non fossero stati nel frattempo occupati da altro materiale, magari a causa di una deframmentazione eseguita sul disco.

                      Oggi i sistemi operativi provvedono alla garbage collection in modo autonomo, per cui quando un file vien cancellato, è sostanzialmente perso perché il suo spazio viene occupato da altro materiale.

                      Piuttosto nel tuo ultimo messaggio sono rimasto colpito dal numero di pacchetti che carici. Parto dal presupposto che tu sappia che cosa fa ciscun pacchetto e che quindi tu l’abba caricato a ragion veduta; comunque ci sono alcuni errori, alcuni grossolani, come per esempio quello di NON caricare hyperref per ultimo, perché caricato a metà può succedere che gli hyperlink non funzionino. Ma ci sono altri pacchetti che vengono sconsigliati vivamente in tutte le guide disponibili, per esempio type1ec; ce ne sono altri che sono già caricati da altri pacchetti (amsfonts è già caricato da amssymb), eccetera. Evidentemente al lettura della documentazione non è il tuo forte, oppure ti sfuggono delle raccomandazioni molto importanti.

                      Non dico che la perdita del file dipenda dai pacchetti inutili o sbagliati, ma quando si vede un preambolo di quel genere vengono dei sospetti.

                      Coraggio, non perderti d’animo.

                      in risposta a: Pacchetti Chimica Latex #107941
                      OldClaudio
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                        Gli articoli di ArsTeXnica sono leggibili da tutti solo dopo un anno dalla loro pubblicazione; entro l’anno sono riservati ai soci del GuIT. Questa è la prassi usata da tutti i gruppi di utenti del sistema TeX di tutto il mondo per quel che riguarda le riviste pubblicate da quei gruppi. Il GuIT non fa eccezione.

                        in risposta a: Installazione pacchetto Fontin curriculum Plasmati #107936
                        OldClaudio
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                          Be’, sono contento che sei riuscito a scaricare il font OpenType Fontin e ad usare il template.

                          Devo dire che il template è talmente semplice che non c’è quasi bisogno di avere un modello da seguire.

                          Però mi pare di osservare che il template è della primavera del 2013, quindi doveva funzionare con TeXLive2012, perché quello del 2013 non era ancora uscito. Oggi il preambolo di un file da compilare con XeLaTeX non richiede più di caricare derti pacchetti. Se stai usando XeLaTeX, sia pure su un modello scritto da altri, non avresti nessun problema ad usare un font diverso, invece di Fontin, da scaricare dalla rete e installare. Non ha niente di speciale quel font, e quel poco che ha nel corpo di 10pt non si vede nemmeno. Se vuoi un corpo leggermente più scuro di quelli di default, ci sono alcuni font della collezione TeX Gyre che potrebbero fare al caso tuo meglio di Fontin. I font TeX Gyre sono già installati, insieme al sistema TeX, quindi non hai nemmeno il problema di “come faccio ad installarli”.

                          Ti dico questo non per farti qualche appunto, ci mancherebbe altro; è solo un invito a conoscere meglio ciò che hai sotto il cofano del sistema TeX.

                          in risposta a: Pacchetti Chimica Latex #107939
                          OldClaudio
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                            Se sei soco del GuIT puoi scaricare e leggere l’articolo

                            La chimica con LaTeX2ε. Un esame dei pacchetti esistenti e delle possibilità
                            (Clemens Niederberger)

                            pubblicato su ArsTeXnica ad aprile 2016. Vedi sezione ArsTeXnica di questo sito.

                            in risposta a: Centrare verticalmente un simbolo #107924
                            OldClaudio
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                              @LaTeXCat
                              , la risposta che ti ha dato Gustavo è perfetta.
                              Tuttavia vorrei segnalarti che esistono comandi LaTeX costruiti apposta per lo scopo che chiedi e ti permettono di spostare verticalmente quello che ti pare quanto ti pare. Nel caso specifico l’allineamento all’asse matematico dei font esterni con l’asse matematico della scatola \vcenter, sembra/è la soluzione migliore, ma è una soluzione fissa, non regolabile; ma ripeto: ottima per il tuo caso.

                              LaTeX, oltre ai comandi dell’ambiente picture, ti fornisce il comando \raisebox; la sua sintassi normale è la seguente (*):

                              [tt]\raisebox{[/tt]innalzamento[tt]}{[/tt]oggetto[tt]}[/tt]

                              dove innalzamento e oggetto si spiegano da soli. La sintassi con argomenti facoltativi permette di azzerare l’alteza e la profondità dell’oggetto sollevato in modo che non disturbi il funzionamanto di LaTeX quando deve allineare verticalmente righe di testo o righe di formule formanti, per esempio, sistemi matematici. Nel tuo caso questo comando avrebbe potuto essere usato come nella terza riga di questo documento:`\documentclass{article}
                              \usepackage{bbding}
                              \begin{document}
                              \Huge
                              a \ArrowBoldRightStrobe\space c

                              a $\vcenter{\hbox{\ArrowBoldRightStrobe}}$ c

                              a \raisebox{-0.7ex}{\ArrowBoldRightStrobe} c
                              \end{document}`
                              Il codice a me sembra più facilmente comprensibile, ma il valore dell’innalzamento negativo (ribassamento) deve essere scelto per successivi tentativi; è vero che lo puoi aggiustare come ti pare, ma la soluzione del tuo problema che ti ha dato Gustavo non richiede nessun tentativo.

                              Attenzione: i font bbding non sono vettoriali, quindi l’esecuzione di pdflatex richiede che essi siano creati in forma bitmapped da METAFONT, a partire dai file sorgente con estensione .mf. Essendo a matrici di punti non possono essere usati che alla loro dimensione di disegno, altrimenti si sgranano. Per verificare, dopo aver compilato con pdflatex, nel visualizzatore PDF ingrandisci l’immagine di 10 volte ed osserva la parte curva della freccia; vedrai che è tutta una scalinata con scalini ben visibili. Su due piedi non saprei che cosa consigliarti per usare un altro font che sia vettoriale e che contenga lo stesso segno.

                              (*) La guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato e tradotto in italiano della guida di Leslie Lamport, il papà di LaTeX, si trova nella sezione Documentazione di questo forum.

                              in risposta a: Problema con le testatine nella classe book #107919
                              OldClaudio
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                                OldClaudio wrote:
                                […] se hai TeXLive/Debian di base o MiKTeX basic è possibile che i font di default codificati T1 siano solo gli European Modern bitmapped […]

                                No, non ci credo! Davvero? A quel che ricordo, nemmeno OzTeX versione 5 era così antiquato!

                                No, Gustavo, non è una questione di obsolescenza o antichità; è che le versioni basic di TeXLive/Debian e di MiKTeX, contengono veramente il minimo indispensabile e i circa 60 MiB necessari per installare i font CM-Super, che forniscono i font CM in codifica T1 e in forma vettoriale, non fanno parte delle loro installazioni basic. Le loro installazioni full, invece li contengono.

                                Per @Albert_91:
                                Invece dei CM-Super, io preferisco di gran lunga usare i Latin Modern si usano invocando o il pacchetto lmodern oppure il pacchetto lm-cfr.
                                Entrambi usano i font Latin Modern, definendoli però in modo che siano scalabili con continuità a tratti. Il pacchetto lm-cfr oltre a questo usa dei font virtuali tali da poter accedere ai font Latin Modern, specificando alcune opzioni (assenti dal pacchetto più semplice lmodern) che permettono di usare famiglie, serie e forme che fanno parte della collezione, ma che non sono accessibili con il pacchetto più semplice. Grazie alla scalabilità continua, sia pure a tratti, nel file pdf compilato i font occupano meno spazio, perché se ne caricano di meno.

                                Alcuni di noi, non io, non apprezzano la scalabilità continua, sia pure a tratti, ed è possibile che tu riceva su questo filone risposte a questo mio messaggio che ti spiegano perché e percome la scalabilità continua sia da evitare.

                                Gustavo: tacón è veneto; il veneto fa parte delle lingue con substrato celtico come il piemontese, in cui si scrive tacon, ma si pronuncia più chiuso, come tacùn. Il significato è il medesimo. ma credo che entrambi siano capiti nello stesso modo da tutti coloro che parlano italiano.

                                @Albert_91:
                                Se scrivi in italiano, a che cosa ti serve invocare fra le opzioni di babel l’inglese, ma soprattutto il greco? Chiamare questa lingua, senza averne bisogno, vuol dire creare delle possibili noie al funzionamento di hyperref; io ci sono passato e ho risolto il problema, ma non si tratta di una operazione semplice per niente. Se ti è necessario scrivere qualche parola in greco, usa il pacchetto textalpha adatto allo scopo, ma che non invoca la lingua greca, ma solo l’alfabeto greco con le rispettive LICR (LaTeX Internal Character Representation) per gestire i diacritici.

                                in risposta a: Problema con le testatine nella classe book #107914
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Il tuo problema sembra dipendere dal fatto che hai definito un comando \fancyblank che azzera tutte le specificazioni per le testatine.
                                  Avresti dovuto definirlo come uno stile di pagina, per esempio \pagestyle{fancyblank}{…}. Del resto questa nuova definizione è solo una duplicazione dello stile empty, già definito da latex+book.

                                  Con questa definizione potresti definire l’ambiente abstract con un codice più chiaro`\newenvironment{abstract}{% Apertura
                                  \cleardoublepage
                                  \pagestyle{plain}
                                  \thispagestyle(empty}
                                  \vspace*{\stretch{0.5}}
                                  \begin{center}\bfseries\abstractname\end{center}%
                                  }{% Chiusura
                                  \vspace*{\stretch{1}\newpage
                                  }`
                                  Se l’abstract è più lungo di una pagina, la prima non ha né testatina né piedino, ma le pagine successive hanno il numero di pagina nel piedino, con la testatina vuota (stile plain), finito l’abstract lo stile delle pagine ridiventa quello che hai definito tu, cioè lo stile fancy (che d’altra parte avresti potuto ignorare, visto che quella è la definizione equivalente a quella di book con lo stile di pagina headings). Il comando \stretch{valore} serve per mettere uno spazio elastico infinito di “forza” pari al numero specificato \vspace*{\stretch{1}} fa quello che fai tu con \null\vfill, ma se vuoi collocare un breve abstract non al centro della pagina, ma un poco più in alto, allora giocando con i “valori” puoi spostare l’abstract più in alto o più in basso, come ho fatto io. Se l’abstarct dura più pagine, nella prima pagina esso comincia in alto mentre nell’ultima pagina lo spazio rimanente dopo la sua ultima riga viene riempito di spazio elastico.

                                  Ma è difficile dirti di più, perché non mostri come inserisci i capitoli, come specifichi lo stile delle pagine dopo \begin{document} eccetera.

                                  Poi riguarda il tuo preambolo; ci sono troppi pacchetti, alcuni dei quali spesso sconsigliati in questo forum; prendi l’abitudine di caricare solo i pacchetti che ti sono veramente necessari, non caricare pacchetti perché “non si sa mai, potrebbe servire”; meno pacchetti carichi, minori probabilità hai di scontrarti con incompatibilità fra pacchetti. Tra l’altro specifichi la codifica dei font con T1, e questo va bene, ma non specifichi quali font vettoriali vuoi usare se hai una installazione completa, per esmepio TeXLive, non dovresti avere problemi, ma se hai TeXLive/Debian di base o MiKTeX basic è possibile che i font di default codificati T1 siano solo gli European Modern bitmapped, e il risultato della composizione sarebbe un po’ scadente; Nel visulaizzatore del file composto ingrandisci di 10 volte: se i contorni dei font sono pesantemente seghettati, non stai usando font vettoriali, ma font bitmapped — no good, no good.

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