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La soluzione trovata, lo dico per chiudere questo filone, è la seguente:`
\setmainfont{Garamond Premier Pro}`nel senso che bisogna specifica il nome della famiglia di ofnt, non il nome di un font aprticolare.
È dificile trovare questa informazione, sebbene esista un comando da terminale che mi pare si chiami otfinfo, ma come al solito è un comando molto rudimentale se non lo si sa usare bene perché bisogna specificare delle opzioni e il nome fisico di un font, spesso completo di percorso. Comunque esiste.Con il Mac e l’applicazione FontBook.app (oppure LibroFont.app) diventa un gioco da ragazzi.
Infatti con questo strumento posso dire che si tratta non di font ttf, ma di un font OpenType con le spline dei contorni di terzo grado. Non contiene solo gli alfabeti latino e cirillico, ma anche l’alfabeto greco completo.
8 Febbraio 2016 alle 18:16 in risposta a: Una pagina A4 divisibile in due pagine A5 uguali/congruenti #104993::
Certamente; perché se leggi la documentazione di pdfpages vedi che ci sono comandi per spostare la pagina importata con offset che, almeno per tentativi, puoi specificare tu. La documentazione (terminale: texdoc pdfpages; tasto invio; leggere) contiene delel figure molto istruttive per mostrare l’effetto degli offset.Oppure quando fai andare il file con pdfpages, puoi definirti con geometry un formato di carta personalizzato dalle dimensioni un po’ più piccole, in modo che quando lo stampi appare davvero in formati 1:1, così dovresti poter tagliare a metà senza problemi.
Tuttavia mi rendo conto che non c’è modo di automatizzare la cosa; Quando avrai risolto, facci sapere quanti millimetri ti spreca la stampante e quanto hai ridotto la “carta” PDF per ottenere il risultato. Sarebbe un feedback utile per molti.
8 Febbraio 2016 alle 14:48 in risposta a: Intorno ad arsclassica e altre classi di documento #1049548 Febbraio 2016 alle 14:42 in risposta a: Intorno ad arsclassica e altre classi di documento #104952::lorenzo.pantieri” post=105035
I font Euler sono stati commissionati dalla American Mathematical Society e disegnati da Hermann Zapf con l’assistenza di Donald Knuth. Direi che come biglietto da visita non è male… Non sono corsivi, è vero, ma questa è una loro caratteristica, con tutti i pro e i contro.
Te l’ho già spiegato, e visto che siamo in tema, lo rispiego di nuovo; il font Euler disegnato da Zapf è molto bello; l’ho gia detto molte volte; ma non è adatto a comporre matematica per le discipline scientifiche che fanno uso di grandezze fisiche, e non solo di grandezze matematiche; Non è un caso che gli Euler stiano benissimo nel testi di Knuth Concrete Mathematics, per il quelle Knuth ha ottenuto la collaborazione di Zapf apposta, ma quel libro contiete solo matematica pura; se trattasse di fisica, di elettronica, di meccanica o di chimica non andrebbe bene. Non è un ncaso che le norme ISO riguardano le scienze (applicate) e la tecnologia, ma non sono cogenti per la matematica pura.
lorenzo.pantieri” post=105035
In ogni caso, lascerei da parte la disputa umanistico/scientifico (fra l’altro, ho sempre pensato che un documento umanistico vada scritto con spirito scientifico, e viceversa…): ArsClassica è lo stille dell’Arte, e può essere usato per scrivere libri o tesi di argomenti più disparati.Vedi sopra.
lorenzo.pantieri” post=105035
In altre parole, per me il problema non è “per quali documenti è consigliabile usare ArsClassica?”, ma “riusciamo a scrivere una classe Arsclassica, che non poggi sulle sabbie mobili di ClassicThesis?”.Ci sto lavorando. Ma sarebbe bello se ci si cimentassero più persone; alla fine chi ne ha azzeccata perfettamente una, che ne ha azzeccata un’altra, s può mettere tutto insieme e ottenere quella famosa classe, o meglio, quel famoso pacchetto che immesso dopo \documentclass produce quel che si desidera ottenere senza appoggiarsi sulle sabbie mobili.
Non è una questione di chi ci arriva per primo; tutti abbiamo anche altre cose da fare. Ma sarebbe bello confrontare approcci diversi.
8 Febbraio 2016 alle 14:23 in risposta a: Una pagina A4 divisibile in due pagine A5 uguali/congruenti #104991::
Non è quello il punto; i millimetri sono trasformati in input in scaled points con una precisione di un bit, perché nelle trasformazioni di base, che siano troncamenti o arrotondamenti, si scarta sempre qualcosa della conversione teorica della conversione. Uno scaled point è un 2^{16}esimo di un punto che a sua volta è circa un terzo di millimetro; se fai i conti ti vengono alcuni nanometri…No, il problema è che la stampante di solito riduce l’area di stampa di un paio di millimetri sui quattro lati del foglio; quindi dopo la stampa e il taglio in due, le due metà hanno un bordo virtuale di un paio di millimetri su tre dei quattro lati, e quindi non sono identiche; O ocnvinci la tua stampante a coprire tutta l’area della carta, o devi andare a cercare qualcuno che abbia una stampante in grado di coprire tutto il foglio senza lasciare bordi nemmeno minimi, come i famosi due millimetri.
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La domanda “quale parole chiave” e d’obbligo.
Nel frontespizio non si mettono parole chiave, direi mai e poi mai., magari nel retro forntespizio, ma certo non nel frontespizio.
La tesi è un rapporto molto particolare, che spesso viene composto con classi tipo book o simili. Io ho scritto toptesi perché fin dall’inizio, quasi 25 anni fa, ritenevo che la tesi fosse da classificarsi come un rapporto tecnico scientifico. Ma ho dovuto ricredermi e per compatibilità ho creato al classe toptesi che richiama la classe report e poi sopra ci costruisce il grosso con un pacchetto che si chiama toptesi.sty, il quale, però si può usare anche con book o altre classi equivalenti a book. Questo pacchetto toglie ogni limitazione della classe report rispetto alla classe book e aggiunge tutto quello che è necessario per il frontespizio e per il corpo della tesi.
Naturalmente non aggiunge tutto per qualsiasi tesi; ongi laureando deve aggiungere pi i pacchetti che gli servono per il contenuto della sua tesi,,Ma la segreteria dell’ateneo con cui è stato concordato lo stile di toptesi non ha mai parlato di parole chiave; ogni frontespizio è già di per se fin troppo pieno di informazioni, quindi una paio di righe di parole chiave non servrebbero ad altro che ingombrare il frontespizio con informazioni estranee al frontespizio.
Se il tuo Ateneo ti richiede le parole chiave, poi arrangiarti aggiungendo al sottotitolo una spaziatura del tipo \vspace*{3\baselineskip}\par seguito da un \normalfont e la tua lista di parole chiave. Non lamentarti e i tuo ateneo non si lamenti della “bruttezza” del tuo frontespizio.
Non prendertela se sono duro; non sono duro con te ma con il tuo ateneo.
7 Febbraio 2016 alle 10:19 in risposta a: Intorno ad arsclassica e altre classi di documento #104926::
Ogni similitudine ha dei vantaggi e degli svantaggi, ma anche le lastre forate sono un paragone.
Lamport stesso parlando del suo LaTeX, dice che (plain) tex è una macchina utensile tutto fare, mentre LaTeX è paragonabile ad una comoda vettura per famiglia. Lorenzo conosce la mia similitudine con una Ferrari.Io ho scritto molti testi didattici e ogni volta, avendo cominciato a usare LaTeX quando LaTeX2e non esisteva ancora, mi sono scritto tutto il codice necessario che poi, arrivato LaTeX2e, ho trasformato in file di classe e poi, avendone presa l’abitudine, ho continuato così usando poco i pacchetti esterni (vantaggio: non ci sono conflitti fra pacchetti) ma appoggiandomi a classi esistenti.
La classe memoir è configurabile sotto ogni aspetto; il suo unico svantaggio è che il manuale, scritto molto bene, è immenso perché le cose che si possono fare con quella classe sono sterminate. L’ho usata molto spesso come classe d’appoggio, ma confermo che non è uno strumento facile proprio perché consente di fare “troppe” cose.
Le classi KOMA sono anch’esse completamente configurabili e Markus Kohm ha associato alla sua distribuzione dei moduli e degli script utilissimi, ma la sua documentazione scritta in tedesco è forse scritta bene e comprensibile da chi conosce il tedesco; la traduzione in inglese lascia a desiderare, non so se a causa dei traduttori o se costoro hanno tradotto bene un sorgente in tedesco male organizzato; siccome non conosco il tedesco, non sono in grado di dire nulla in merito, ma ho trovato le mie esperienze con le classi KOMA frustranti per il lavoro defatigante per capire qualcosa tra documentazione e codice.
Quindi l’accoppiata KOMA+ClassicThesis+ArsClassica soffre i suoi mali cominciando con le classi KOMA, proseguendo con le incompatibilità di ClassicThesis e, anche se ArtClassica è scritta bene, è impiantata sulle sabbie mobili.
Le caratteristiche che Lorenzo vorrebbe ottenere si ottengono benissimo con altri mezzi; Enrico aveva cominciato a mettere insieme una cosa modulare chiamata ClassicLatex? certo, ma non ne ho visto i risultati da nessuna parte, e se Enrico non l’ha resa pubblica vuol dire che non aveva senso farlo. Perché? non lo so; ma se Enrico rinuncia, ci sarà ben un motivo e non credo che sia una atteggiamento del tipo: “Io lo so fare e voi no! trallalero trallallà…” come farebbero i bambini dell’asilo. Se avesse ottenuto qualcosa di buono l’avrebbe sicuramente reso pubblico, come ha reso pubblici molti altri suoi contributi che si trovano sia nel suo sito sia su CTAN e quindi in TeXLive e MiKTeX.
Personalmente penso che una classe con moduli attivabili mediante opzioni, come chiederebbe Lorenzo, sia fattibile, ma la cosa sarebbe solo superficialmente diversa da chiamare pacchetti esterni invece di specificare opzioni, ma di fatto non farebbe cose diverse da quelle che si possono fare con book | report | article con i pacchetti dei font, più geometry, fancyhdr e hyperref, magari usando anche uno dei vari pacchetti per gestire indici e le intestazioni dei sezionamenti; una mezza dozzina di pacchetti più un file di impostazioni personali, come ha sempre fatto anche Lorenzo, ma si dimentica di citarlo. Il pacchetto delle impostazioni personali è quello che chiede più fatica, non è il disegno della pagina, il font Iwona per i titoli dei sezionamenti, e il colore grigio delle testatine, e quello azzurrino dei numeri di pagina negli indici, e i numeri dei capitoli in Euler nel margine esterno. Quelle sono sciocchezze, facilissime da ottenere, anche con codice di bassissimo livello, senza usare pacchetti; è tutto il resto finalizzato al documento specifico che richiede molto più lavoro.
Questa discussione vede pochi partecipanti, ma ognuno con idee non banali, molto interessanti; mi piace.
6 Febbraio 2016 alle 21:56 in risposta a: Intorno ad arsclassica e altre classi di documento #104917::
Lorenzo,
io ho faticato sette camicie per creare una classe da usare con XeLaTX che imitasse il più vicino possibile lo stile di ArteLaTeX; ho misurato tutto su ArteLaTeX e ho impostato lo specchio di stampa con geometry.
Ho scelto altri font perché per scrivere in diverse lingie con XeLaTeX, quindi con font OpenType, ho dovuto scegliere e tutto sommato non ho scelto male. Ho dovuto quasi abbandonare listings, perché non accetta i font utf8 al di la di qualche impostazione elementare per i pochi caratteri nazionali che si usano in una data lingua; ho dovuto perciò ricreare gli ambienti per mostrare il codice e il risultato del codice in blocchi affiancati e allineati.
La maggior parte della fatica è stata proprio quella di creare le macro per conservare le strutture di ArteLatex, ma ho usato la classe memoir.
Non è una classe facile da usare, ma permette di fare tutto.
Le sette camicie si riducono moltissimo se si possono evitare le macro personali, specialmente se queste macro personali devono imitare un modello predefinito; Direi che se avessi volto creare qualcosa di simile a quello che si ottiene con ClssicThesis+Arsclassica ci avrei messo mezzora al massimo.
D’atra parte sai benissimo che con Tommaso abbiamo riscritto la classe e il Modello TesiClassic, che ai caricato sul tuo sito; abbiamo anche ridefinito TesiModerna, che non vedo nel tuo sito. Male, male. Almeno quegli esmpi permetto di vedree come come fare per creare classi nuove adatte ad uno specifico scopo. In TesiCls abbiamo mantenuto ClassicThesis+ArsClassica, adattando i comandi secondari alla versione di ClassicThesis di quell’anno; non sono sicuro che funzioni coma prima perché ClassicThesis è cambiata in modo non compatibile con il passato. Il nostro lavoro è sostanzialmente vanificato, non certo per colpa tua ma grazie a Miede.Ecco perché ho detto sempre, e lo ripeto, il layout di CT è bellissimo, ma lo si può replicare facilissimamente con geometry.
Ti dirò di più; le classi KOMA dividono la pagina in strisce verticali e orizzontali, ciascuna serie di uguale larghezza; ne assegna sempre due la margine esterno e una al margine interno, e due al margine inferiore e una al margine superiore; geometry permette di fissare il rapporto 1:2 ai margini ma permette di fissare qualunque altro rapporto; geometry permette di adattare la larghezza dello specchi di stampa in modo da soddisfare il criterio ottimale di Bringhurst in base alle metriche del font normale usato, ma permette di fissare praticamente qualunque rapporto fra altezza e larghezza dello specchio di stampa ed è in grado di risolvere le equazioni per determinare le dimensioni non esplicitate.
Insomma geometry è la vera soluzione per creare qualunque bellissimo layout a partire dalla classe book, ma anche a partire da qualunque altra classe. La scelta dei font è l’altra chiave per il ottenere un layout perfetto e bellissimo. Poi i gusti sono gusti, quindi un font che va bene per me non necessariamanre deve andar bene per te, ma i consigli di Illinguista1972 sono ottimi.Con suftesi non hai nemmeno da fare niente; ma visto che Ivan non permette modifiche ai suoi circa 10.000 stili ottenibili con suftesi, direi che prima di avere necessità di cambiare qualcosa bisogna proprio avere dei gusti molto difficili. Con suftesi puoi anche creare il book design del libro di Brinhurst, che è poi quello che Miede cercava di ottenere con CT. Cosa vuoi di più. Lo so, vorresti qualcosa di meno; vorresti qualcosa di bello che non ti obblighi a studiare e imparare un manuale che si legge in mezz’ora al massimo per esaminare tutte le possibili combinazioni di stili diversi.
Come ti ho già detto, non condivido il tuo attaccamento ad una sola impostazione: classe KOMA+CT+AT. Tant’è che per le tue dispense di matematica hai dovuto apportare modifiche al layout per adattarle alle esigenze dei tuoi lettori.
::Frankie-1962″ post=104966Salve a tutti.
Ho necessità , in una pubblicazione formato articolo, di scrivere alcune parti del testo su due ( o più ) colonne. Tali colonne dovranno contenere degli elenchi ( non numerati e con simboli matematici). Potete darmi qualche dritta, grazie.
🙂Non è chiaro quello che vorresti ottenere.
1) vuoi scrivere testo su due o più colonne in un documento composto con la classe article? In queste colonne dovrebbero apparire degli elenchi non numerati? Oppure
2) Vuoi scrivere degli elenchi non numerati con diverse informazioni in ogni elenco incolonnate adeguatamente?Per scrivere testo su puoi colonne esiste il pacchetto multicol; leggi la documentazione prima di usarlo; l’unica sua grossa limitazione è che non puoi inserirvi dentro degli oggetti flottanti (figure e tabelle).
Per scrivere elenchi con certe informazioni incolonnate hai due strade:
1) l’ambiente tabularx con l’elenco limitato ad una sola pagina, quindi probabilmente necessita dell’ambiente table er farlo flottare. Oppure l’ambiente longtable che fa tabelle che possono svilupparsi su più pagine, leggi la documentazione di tabularx e di longtable prima di usarli.
2) l’ambiente tabbing; se ne parla poco nelle guide perché di solito si ottengono risultati migliori con le tabelle; tuttavia è descritto in Il LaTeX Reference Manual commentato scaricabile dalla sezione Documentazione Guide tematiche del GuIT di questo forum. Ha qualche limitazione, e richiede di usare anche il comando \parbox se qualche informazione dell’elenco richiede più di una riga nella colonna che le compete, ma con un po’ di pazienza, a seconda dell’elenco che devi compilare, puoi avere tutto incolonnato e senza preoccuparti troppo dei salti di pagina.Esisterebbe anche una terza strada; un ambiente description in cui ogni descrizione/spiegazione è descritta mediante tabularx con una sola riga di celle.
Personalmente io userei longtable, ma ovviamente questo dipende da quello che si deve comporre perché, a seconda del contenuto, potrebbe essere la scelta peggiore.
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Non è opportuno mettere il proprio indirizzo e-mail sul forum, ma il mio indirizzo lo trovi sia nel retrofrontespizio dell’Arte di scrivere in diverse lingue con (Xe)LaTeX, sezione Documentazione del forum, sia nei numerosi contributi che ho dato alla comunità degli utenti di TeX, nell’archivio CTAN.
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Allora se non trovi direttamente le proprietà di quel font, nessun altro può spiegarti l’arcano.Però credo che se quel Garamond Premier pro contiene così poco per davvero, tieni presente che la distribuzione TeXLive dispone del EBGaramond che è fortemente apprezzato dagli amatori dei font classici.
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Benvenuta/o nel forum. Spero che non sia il tuo primo lavoro con il sistema TeX, perché GregorioTeX è un osso duro, molto duro…Se riconosce il font ma non trova le varianti, vuol dire che quel font non le contiene; Leggi bene la documentazione del pacchetto fontspec che spiega anche come fare per sapere che cosa contengo un font OpenType, ma talvolta alcuni OpenType hanno l’estensione .ttf (TrueTypeFont).
Forse ti occorrono anche i file con le altre forme e serie; nel qual caso fontspec ti dice come specificare font diversi per il corsivo e per la serie nera esplicitamente con i nomi dei rispettivi file.Se ci dici da dove hai scaricato quei font si può vedere di scaricarlo e di analizzarlo in profondità e di confermarti quello che ti ho detto o di smntire me stesso, se ti ho detto delle cose, così a naso.
Cero Il Garamond è sempre il Garamond, ma non è detto che quel file sia davvero completo; GregorioTeX viene regolarmente collaudato con Linux Libertine O e con quello funziona benissimo anche per quel che riguarda i simboli liturgici speciali.
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Andrea, hai reinstallato tutto, d’accordo, ma se non trova quel file sorgente .mf, vuol dire che
1) o non hai installato la versione completa, oppure
b) la versione completa di MiKTeX non contiene quel file sorgente.Soluzioni possibili, non mutuamente esclusivi:
A) disinstalla MiKTeX e installa TeXLive; configura il tuo editor per usare gli eseguibili e le cartelle di TeXLive; per il resto non noterai nessuna differenza, salvo che con TeXLive funziona; non solo TeXLive è facilmente aggiornalibile, esagerando ogni giorno; senza esagerare ogni 7-10 giorni; MiKTeX viene aggiornata più raramente.
B) Conservando MiKTeX, ti troverai sempre nei guai con questo tuo documento; Se stai compilando con latex.exe lui ha bisogno dei font bimapped e ne genera le immagini raster al volo. Ma se anche avessi fil file sorgente epr METAFONT, che il messaggio dice che non hai, ti ritorveresti con un file che a schemro appare nebuloso anche se poi stampato può apparire bene. La soluzione sarebbe quella di usare font vettoriali fin dall’inizio; quindi dovresti compilare con pdflatex.exe che usa i font vettoriali; di default usa i CM-Super, che soddifano alla codifica T1, quella dei font EC. Ma se non disponi dei file dei font vettoriali CM-Super, pdflatex e cerca i bitmapped, ma sappiamo che ti manca almeno un file sorgente. Questo potrebbe confermare che hai una installazione incompleta.Ecco quindi che ho scopri di installare una versione mIKTeX completa, oppure lasic perdere MiKTeX.
Sull’Arte di scrivere con LaTeX c’è scritto in dettaglio come fare per installare TeXLive
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@Martina, vediamo se ho capito.Dopo la bibliografia le testatine continuano a contenere il titolo Bibliografia invece di Ringraziamenti.
Allora, in prima battuta sistema le testatine spostando il comando \patchcmd con i suoi argomenti prima di \begin{document}. Poi nelle definizioni eseguite con fancy delle testatine sostituisci \em coni \scshape per il numero della pagina.
Infine come ti ha detto Ivan, dopo \chapter*{Ringraziamenti} \metti \markboth{Ringraziamenti}{Ringraziamenti}.
Se ho capito il tuo problema queste piccole cose lo risolvono.
Spiegazione:
1) \patchcmd funziona solo nel preambolo.
2) \em dichiara il corsivo se e solo se l’impostazione circostante è il tondo; \schape dichiara il mauscoletto: i jumeri delle pagine escono in maiuscoletto se sono lettere, ed escono con i numeri se sono numeri.
3) è scritto su ogni guida che \chapter* crea un capitolo non numeroto, non mette niente nell’indice e non mette niente nelle testatine
4) per mettere qualcosa nelle testatine \chapter usa \markboth; \chapter non lo usa, ma lo può usare l’utente.Se non ho capito il tuo problema, e ti ho scritto cose che sapevi benissimo, scusami, ma questo è quello che succede quando non si capisce…
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Ivan, lo so che sono decine di volte che inviti a non usare la numerazione romana nella front matter. Ma…Il comando \frontmatter come i comandi \manmatter e \backmatter non hanno SOLO il compito di impostare o disimpostare la numerazione delle pagine.
Ridefinire questi comandi per mantenere le altre funzionalità ma eliminare la numerazione romana senza ricomoinciare da 1 con la main matter non è complicato, ma non è alla portata di tutti.
Tu ed io lo sappiamo fare, ma @Martina lo sa fare? Se la risposta è sì, allora @Martina può seguire il tuo invito e ridefinire quei tre comandi; se non ne è capace, deve conservare la numerazione romana se vuole conservare le altre funzionalità.
Tanto per essere precisi, una delle altre funzionalità che io apprezzo moltissimo, è che solo \mainmatter numera i comandi di sezionamento mettendone i titoli nell’indice e nelle testatine. \backmatter non numera e non mette niente nell’indice a meno che non glielo si ordini esplicitamente, ma mette qualcosa nelle testatine. \front non numera i comandi di sezionamento non asteriscati, ma ne mette il titolo nell’indice e nelle testatine. Tutto questo lo si ottiene lavorando su certi contatori e questo è delicato, perché sono descritti solo nel LaTeX Reference Manual commentato e nella GuidaGuit, ma non mi pare che se ne parli nell’Arte.
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