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Suppongo che non vada bene perché non esistono i caratteri greci minuscoli diritti quindi \mathrm non funziona sui caratteri greci minuscoli.Vedo due strade:
1) usare un pacchetto di font che contenga i caratteri greci diritti; ci sono i pacchetti fourier, kpfonts, newtxmath, newpxmath, in qualche modo si trovano con il pacchetto iso. Bisogna leggerne la documentazione, ovviamente, perché per caricare i caratteri matematici diritti in alcuni casi su usano comandi del tipo \uppsi, in altri bisogna specificare opzioni quando si carica il pacchetto.2) si può specificare la lingua greca come lingua secondaria, e poi caricare il pacchetto teubner (sprecato per questa applicazione) che contiene macro che consentono di mettere qualunque segno sopra qualunque altro segno, anche accenti greci su lettere latine e accenti latini su lettere testuali greche. La documentazione credo che sia troppo pesante per una applicazione così banale.
Io propenderei per la strada 1).
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Non voglio mettere TOPtesi in competizione con suftesi, per carità, ma almeno il frontespizio, meno elegante di quello che potresti fare con suftesi se non avessi una tesi congiunta, lo si può fare con anche 4 loghi e quattro nomi di università. Puoi comporlo con TOPtesi, solo quella pagina, per poi immetterla nella tesi composta con suftesi usando pdfpages; devi solo importare una pagina, quindi è facilissimo farlo.
Se sei curioso apri un terminale, scrivici dentro il comando texdoc toptesi-it, eseguilo e leggi; vai al paragrafo 3.3 e leggiti quello e il successivo 3.4. Vi sono molte idee per creare frontespizi. TOPtesi non serve solo per il Politecnico di Torino (TOP -> TOrino Politecnico) da cui prende il prefisso, ma da “sempre” quella classe è servita per tesi congiunte per programmi di doppia laurea e persino per Erasmus Mundus, quindi…
La classe è nata nel ’91; è praticamente 25 anni che viene usata per tesi di doppia laurea che in quel Politecnico sono cominciate prima dei programmi Erasmus, sulla base di accordi bilaterali Pertini-Mitterand fra il Polito e La Scuola Nazionale Superiore di Grénoble.
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Vedi anche la pubblicazione del National Intitute for Science and Technology: Guidelines for Evaluating and Expressing the Uncertainty of NIST Measurement ResultsLo puoi cercare on line, e scaricare il relativo file PDF che si chiama tn1297s.pdf
Il NIST è estremamente autorevole e siccome si occupa di metrologia, quello che dice il NIST riflette quanto è stati stabilito sia dall’ISO sia dal CIPM (International Standars Organisation e, rispettivamente, Comité International des Pois et Mésures, i massimi organismi del settore).
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In particolare non caricare mai il pacchetto type1ec; la sua utilità si riferisce solo ai font EC e CM, che spero tu non stia usando nemeno con pdfLaTeX, in compenso quel pacchetto distrugge la funzionalità di quei font che dispongono di copri ottici come i Latin Modern e alcuni altri. Suftesi carica di default i Latin Modern, oppure altri font senza corpi ottici, quindi type1ec non serve proprio a nulla.Ovviamente usando XeLaTeX o LuaLaTeX segui quanto ti ha detto @Ivan; con questi programmi si lavora con font OpenType che non vengono gestiti da fontenc ma con fontspec (che mi pare sia già gestito da suftesi stesso).
Io personalmente per usare le funzionalità dei font OpenType e la migliore gestione delle lingue userei sempre la procedura indicata da @Ivan: la lavorazione con XeLaTeX e le versioni finali con LuaLaTeX. LuaLaTeX ancora ha qualche spigolo da smussare, ma lavora molto bene; XeLaTeX è ormai stabile e quando sarà stabile anche LuaLaTeX ho la sensazione che XeLaTeX potrebbe essere mantenuto in vita solo per retrocompatibilità.
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La compatibilità assoluta non dipende dai caratteri ASCII ma dalle classi e dai pacchetti usati.Anche babel, benché sia sulla scena da circa circa 25 anni (prima non c’era, quindi la compatibilità dove sarebbe stata?) si aggiorna e oggi è irriconoscibile rispetto a 25 anni fa.
La compatibilità con il passato può essere una palla al piede; certo quando ho riscritto/aggiornato il modulo per l’italiano per babel avrei potuto metterci uno switch per selezionare le funzionalità precedenti, ma lo stesso switch non presente prima, sarebbe stato una rottura con la retrocompatibilità.
Invece c’è uno switch \setISOcompliance che ti restituisce la funzionalità del comando \unit e non hai da cambiare niente del tuo vecchio documento; hai letto la documentazione che ti ho detto di leggere? Se sì, hai sicuramente già inserito \setISOcompliance nel tuo documento e non hai avuto più problemi di retrocompatibilità.
Se hai letto la documentazione hai sicuramente anche capito quali siano state le motivazioni per definire \unit, ma renderlo usabile solo se esplicitamente attivato; non è che io mi sia svegliato una mattina mettendo giù il piede sbagliato e abbia deciso di rompere le scatole agli utenti che ne avevano fatto uso e che avrebbero voluto continuare a farlo.
Come hai visto anche il doppio apice attivo ” ora non è più attivo per impostazione predefinita e bisogna attivarlo esplicitamente. Perché ho deciso in questo senso? Perché ero stanco di ricevere insulti perché qualche str… aveva reso attivo il doppio apice. Ce ne è uno anche in un vecchio messaggio qui sul forum, ma non era l’unico. Benissimo; ora il doppio apice fa quel che deve fare, ma lo fa solo se chi lo vuole usare lo rende attivo con \setactivedoublequote.
Ora, specialmente si si riprendono in mano vecchi documenti è normale aspettarsi che qualcosa possa essere cambiato; quindi la prima cosa da fare è farsi un elenco di tutti i pacchetti caricati e leggersi la documentazione delle nuove versioni; dopo di che la retrocompatibilità esiste ancora, magari con qualche semplice “aiutino” 🙂
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Semplice: non usare le righe verticali; le tabelle professionali contengono solo righe orizzontali e in numeri limitatissimo, di solito solo 3 da inserire con \toprule, \midrule e \bottomrule che, se presenti, interrompono le righe verticali.
Se la tabella è concepita bene non ha bisogno di filetti verticali e nemmeno di scatole che si sviluppano su più righe (multirow).
I filetti orizzontali tra ogni riga e verticali fra ogni colonna sono una eredità dei Word processor che hanno poco a vedere con la tipografia professionale.
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Ciao @roby0311 e BENVENUTO NEL FORUM.Il tuo codice sembra preso in prestito da qualcuno che non sapeva quello che faceva; forse non è del tutto sbagliato, ma certamente a cominciare dalla prima riga, molte delle opzioni che vengono specificate alla classe sono “anomale”; forse vengono pi usate da alcuni pacchetti, ma non è così che si procede normalmente.
Questa non è una critica nei tuoi confronti, sia ben chiaro; se ti sei servito di un codice che ti ha passato qualche compagno o dal prof stesso, devi prendere l’abitudine di controllare che ogni pacchetto caricato sia veramente utile, che le opzioni passate alla classe o ai singoli pacchetti siano veramente le opzioni giuste, e che non ci sia nemmeno un pacchetto delle cui funzionalità non ti servi.
L’idea, quindi, è di leggersi una buona guida, come L’Arte di scrivere con LaTeX, liberamente scaricabile dalla sezione Documentazione di questo forum; bastano i primi pochi capitoli, tanto per entrare nell’atmosfera, e poiuna rapida sfogliata al resto tanto per avere un’idea di quel che la guida contenga; poi leggerai i singoli capitoli se e quando ne avrai bisogno, ma intanto sai dove trovare le informazioni necessarie.Se avessi letto quella guida sapresti che i comandi di sezionamento come \chapter, \section e gli altri non scrivono niente né nell’indice, né nelle testatine, se sono asteriscati; se invece sono senza asterisco mettono le informazioni suddette in file ausiliari che vengono letti e usasti in una seconda compilazione. Quindi ogni volta che compili il tuo documento, l’indice generale contiene le informazioni della compilazione precedente.
Veniamo al tuo problema.
1) carichi alcuni pacchetti due volte; stai attento perché potresti andare incontro a messaggi d’errore poco comprensibili. Controlla e cancella le seconde chiamate.
2) Quando alleghi del codice mettilo far agli appositi tag come ti ho modificato io nel tuo messaggio; clicca edit e riguarda ciò che ho aggiunto al tuo messaggio.
3) Quando hai un problema fai benissimo ad allegare il codice, ma sarebbe meglio che inviassi un esempio minimo compilabile; un breve file che comincia con \documentclass e finisce con \end{document}; deve contenere il minimo indispensabile per replicare il problema, non necessariamente tutto il tuo preambolo, ma solo il minimo indispensabile. Se togliendo i pacchetti che non servono il problema sparisce hai già trovato al causa dell’errore, quindi preparare un esempio kinimo compilabile non è tempo perso, ma è utilissimo prima per te, poi per noi; Per noi infatti è utile poter copiare il codice “taggato” dal tuo messaggio, incollarlo in un nuovo documento da compilare e vedere subito gli errori e come fare per “riparare” in codice che ci hai inviato.
4) se poi togli \nofiles inserito poco prima di \begin{document} vedi che tutto funziona come previsto.
5) Se pensi di scrivere tutto il tuo documento (la tesi?) in carattere sans serif, sbagli approccio; non è che non ti esca la compilazione in sans serif, è che il font senza grazie sembra che sia più faticoso da leggere in lettura continua, mentre esso è più facilmente leggibile per titoli, indicazioni stradali, e “bugiardini” brevi e scritti con un corpo molto piccolo. Inoltre se il tuo documento contiene della matematica, come parrebbe, visto che carichi amsmath e amssymb, il tutto ti verrebbe molto male.
Non caricare nemmeno il pacchetto multirow; per usarlo bene devono esserci seri motivi per farlo, altrimenti dà solo problemi.
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Se il testo è poco rispetto alle figure, tabelle, equazioni e simili grandi oggetti, microtype non aiuta per niente; microtype aiuta nel senso che gestisce il capoverso in modo più professionale, ma se il testo è poco, non può riempirti gli spazi bianchi sopra e sotto ai capoversi, alle figure, alle tabelle e compagnia.
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La modifica ha avuto luogo nel modulo italian di babel; per impostazione predefinita il comando \unit è definito ma è disabilitato; siccome sono passati quasi sei anni da allora ti suggerisco di leggere la documentazione di italian ( terminale; texdoc babel-italian; invio; lettura); sono cambiate diverse cose. Ne ho dato annuncio anche qui sul forum, ma purtroppo ci sono tanti messaggi e se se ne perde uno poi non lo si vede più.
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1) non devi inserirle; ti vengono composte automaticamente quando componi il testo seguendo la procedura riportata in ogni guida. Sicoome sei nuovo, oltre al doveroso BENVENUTO, ti suggerisco di scaricare la guida L’Arte di scrivere con LaTeX dalla sezione Documentazione di questo sito. Ovviamente devi “popolare” i due file bib con i riferimenti bibliografici e sitografici (sconsigliati, perché i siti nascono e muoiono con frequenza molto alta e finiscono con il perdere ogni utilità come riferimenti) che vuoi citare.2) … ma ci sono dei problemini nel codice che ti ha dato il tuo prof che evidentemente non è aggiornato né frequenta il forum. Al volo:
a) l’opzione italian specificata sia alla classe sia a babel rischia di produrre degli errori; l’opzione si specifica una volta sola quasi mai alla classe tranne nei casi in cui la si voglia rendere una opzione globale, utile a diversi pacchetti.
b) l’opzione latin1 oggi non si dovrebbe usare più; non è sbagliata, ma da qualche anno, da quando tutti i calcolatori usano i font OpenType e tutti dispongono di editor che gestiscono la codifica UNICODE, si preferisce usare la “transcodifica” utf8. Tu, se hai già scritto qualcosa, non cambiare niente a meno che tu non sappia come fare per cambiare la codifica ai tuoi file sorgente.
c) Non si deve mai caricare il pacchetto latexsym, meno che mai dopo aver caricato il pacchetto amssymb.
d) Non bisogna ASSOLUTAMENTE specificare l’opzione epr il driver al pacchetto graphicx, perché lui sa benissimo come caricarsi quello giusto da solo; impostando [dvips] puoi compilare solo con il vecchio LaTeX e non con pdflatex; togli subito quell’opzione, parentesi quadre comprese, perché è un errore grave.
e) graphicx carica graphics da solo; togli il riferimento a graphics e lascia solo color; per una gestione più avanzata dei colori suggerirei di sostituire color con xcolor. D’altronde qualche riga più in basso color è caricato di nuovo; è un rischio grosso caricare un pacchetto più di una volta, si rischiano delle incompatibilità. Anche graphicx è caricato più di una volta.
f) togli la chiamata a epsfig; non ti serve se lavori con una versione moderna di TeXLive (su MiKTeX non saprei dirti, ma credo che valga anche per MiKTeX). dal 2010, se non vado errato, pdfLaTeX incorpora direttamente anche i file in formato .eps quindi non c’è nessun bisogno di ricorrere a quale pacchetto necessario solo quando si compila con LaTeX.
g) perché usare PSTricks? Certo ci sono alcune (pochissime) cose che si possono fare solo con PSTricks, ma oggi il pacchetto migliore per fare disegni specifici è TikZ e per grafici bi- e tri- dimensionali è pgfplots perfettamante compatibile con pdfLaTeX. Dovendo per forza usare PSTriks, in quei rarissimi casi in cui TikZ e pgfplots non ce la fanno, esiste al possibilità di usare dei pacchetti di interfaccia che consentono l’uso diretto di PSTriks dentro a un sorgente da compilare con pdfLaTeX
h) lo scartamento (così si chiama, non interlinea) ampliato del 69% è un crimine tipografico; ma è anche frutto di scarsa auto documentazione quella di ripetere le dimensione della carta e, peggio ancora, quella di impostare i parametri della pagina ricorrendo a \textheght, \textwidth, \oddsidemargin, \hoffset, e simili. Infatti, non sapendo che cosa significhino quelle cose, ci sono delle incongruenze: la pagina A4 larga 210 mm è suddivisa in una gabbia di testo di 14cm e in due margini laterali specificati in 4 centimetri ciascuno; si noti che \oddsidemargin e \evensidemargine sono i margini sinistri delle pagine dispari e pari rispettivamente. Ma c’è un grosso errore: l’offset orizzontale di un pollice (che è quello preimpostato e che viene aggiunto automaticamente in fase di stampa o di visualizzazione su schermo) fa sì che i margini sinistri effettivi siano di 65.4mm e non di 40mm. Se l’aritmetica non è un’opinione 140mm + 65,4mm = 205,4mm per cui i margini destri effettivi restano di solo 6mm. Tipograficamente parlando è un orrore. La strada giusta per ottenere una pagina ben disegnata è quella di usare il pacchetto geometry che tiene conto da solo dei vari offset e non richiede di ricordarsi di quel pollice di differenza di cui tiene conto da solo.
i) La numerazione dele pagine è tutto un programma; si cominica con la numerazione araba e i ringraziamanti hanno la numerazione in cifre arabe. Poi prima di comporre l’indice si imposta la numerazione romana, che riporta a 1 il contatore delle pagine e riparte numerando i, ii, iii, iv,… poi si definisce la macro \thepageno (che contenga il numero arabo 1) che non si sa bene a che cosa serva perché LaTeX non ne fa uso, ma si reimposta la numerazione araba che riparte da 1; in sostanza i ringraziamenti sono in cifre arabe, l’indice in cifre romane minuscole che ripartono da i, poi il rsto della tesi in cifre arabe che ripartono da 1. Magnifica confusione dovuta al fatto che non si sa che cosa esegua il comando \pagenumbering.
j) ripetere \fancyhead per cambiare le testine, singifica non sapere che cosa facciano i comandi \chapter e \chapter*, \section e \section*. Inoltre {\bfseries{…}} contiene almeno un a coppia di graffe di troppo, come se \bfseries fosse un comando che agisce su un argomento: non \bfseries è una dichiarazione e non accetta argomenti. La scrittura giusta casomai sarebbe {\bfseries …} con le parentesi esterne che delimitano l’effetto della dichiarazione; per giunta in una testatina anche queste graffe residue sono inessenziali.
Eccetera
Scusa se mi sono permesso di criticare pesantemente il codice che hai allegato (e che ti ho inserto negli appositi tag, per evidenziarlo come codice). Ma l’ho fatto per dimostrarti che non bisogna mai prendere ed usare alla cieca qualunque codice scritto da compagni o professori, i quali, anche loro, purtroppo, sono soggetti a fare errori anche gravi come ti ho mostrato. La via maestra consiste nel leggere una buona guida (quella che ti ho segnalato è ottima) e crearsi il proprio file sorgente della tesi in modo corretto, non ridondante (meno pacchetti si caricano con la scusa del non si sa mai, potrebbero servire, può dare luogo ad incompatibilità) e ben fatto.
Non ti scoraggiare; lavora con la tua testa e vedrai che farai molto meglio; ti ci vorrà un paio d’ore a leggere alcuni (5 o 6) capitoli dell’Arte, e per fogliare il resto, tanto per sapere di che cosa parla; il resto lo leggerai con attenzione quando ne avrai bisogno, ma intanto saprai dove trovarlo.
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Se TeXstudio ti apre una finestra con il file pgflibraryfadings.code.tex, il file c’è, non è che TikZ non lo trovi; probabilmente non richiami quella libreria in modo corretto.
Soluzione: non usare le sfumature (fadings) se il baco fosse davvero lì; siccome nessuno finora si è lamentato di un baco del genere, è ragionevole pensare che stai caricando quel pacchetto in modo improprio.
Rileggi la guida di TikZ dove si parla di flowchart: ricordi? terminale: texdoc tikz; invio; lettura.
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Visto che usi amsmath puoi spezzare la lunga formula fra più pagine; leggi la documentazione di amsmath; hai la scelta fra \displaybreak e \allowdisplaybreaks; il secondo è globale, il primo è locale alla singola formula in dispplay.Ricorda che LaTeX taglia le pagine in modo da avitare le righe orfane e le righe vedove e che un titolo di sezione di qualunque livello non sia seguito da almeno due righe del contenuto della sezione (due, perché se fosse una sarebbe orfana).
Ricorda anche di usare \newpage; tagli ala pagina in quel punto, ma almeno anche se la pagina è mozza, non ha il testo così lontano dal titolo della sezione.
Lascia flottare le figure; non usare mai il codice di posizione H; usa invece il pacchetto afterpage che definisce il comando \afterpage, così che tu possa inserire un \clearpage alla fine dei una pagina, senza lasciare la pagina mozza (sempre che quel che viene docpo lo consenta) — direi che se hai tante figure non grandi, mettere un \afterpage{\clearpage} ogni due o tre figure non faccia male.
Ma quello che ottieni con il tuo testo con poche parole, molte immagini e molte formule lunghe spezzate su più righe sarebbe difficile anche da comporre a mano; LaTeX fa quel che può, ma non può aggiungere del testo di testa sua; un buon rimedio sarebbe quello di aggiungere testo; ma ovviamente dipende dal contenuto della tesi, perché talvolta il contenuto non permette di divagare con frasi di riempitivo, o per lo meno non si riescono a trovare frasi che non siano palesemente dei riempitivi, ma dicano veramente qualcosa di utile al lettore.
I rimedi che ti ho detto talvolta salvano delle situazioni difficili, ma ho impressione che la tua richieda molto olio di gomito per essere sistemata, con pazienza e con molte prove, fino ad ottenere qualcosa di passabile.
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@Tode, non è la prima volta che scrivi al forum, quindi hai già letto le risposte anche ad altri.
Sai quindi che a tutti i neofiti viene consigliato di leggersi (non tutta subito, ma via via che ne sorge la necessità) la guida L’Arte di scrivere con LaTeX; ora poi nella sezione documentazione dovrebbe esserci anche al guida L’Arte di scrivere in diverse lingue con (Xe)LaTeX. La parentesi attorno a Xe vuol significare che si parla di comporre con pdfLaTeX e con XeLaTeX e con LuaLaTeX, insomma con LaTeX, ma anche, quando fosse necessario, con quelle piccole o grandi differenze che caratterizzano Xe- e LuaLaTeX.Perciò sei in grado di imparare a scrivere la tua tesi in francese senza doverti preoccupare dell’ortografia; la sillabazione (la cesura in fin di riga) e la spaziatura dei segni di interpunzione sono già gestiti da LaTeX: basta solo dirgli che stai componendo in francese; come glielo dici? dipende se usi pdfLaTeX e babel oppure Xe- o LAuaLaTeX e polyglossia; quindi devi leggere al documentazione.
Per il dizionario ortografico per TeXworks devi fare quello che hai già fatto, ma quando ti dice che una parola è errata, devi cliccarci sopra con il tasto destro del mouse e il vocabolario ti suggerisce una o più parole ortograficamente corrette tra e quali scegliele cliccando copra col mouse.
Per i sinonimi non sono sicuro che TeXworks sia in grado di gestirli. Ho i miei dubbi; e in base alla mia esperienza posso assicurarti che i software che lo fanno prendono lucciole per lanterne più spesso di quanto sarebbe desiderabile; sta quindi a te conoscere la lingua sufficientemente bene per usare i sinonimi giusti e/o per consultare un vocabolario monolingue cartaceo ben fatto che ti dia ogni nuance di ogni lemma anche quando ha significati metaforici e spesso te li distingue dalle nuances di alcuni sinonimi in modo da poter usare il sinonimo giusto.
Scrivere bene in una lingua qualsiasi, francese, italiano, tedesco o cinese, non è una cosa da lasciare a un elenco di presunti sinonimi.
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Di errori ne hai fatti abbastanza; quello che ti ha detto @gup è corretto; quello che ti ha detto @GoldenBoy è di vario genere, ma è in parte opinabile per non dire che rappresenta solo sue opinioni personali.Allora perché hai commesso errori?
1) Se tu metti l’ambiente figure dentro un altro ambiente, sempre che non ti vengano segnalati errori (tipo: “Not in outer mode”), via incontro a problemi. In ogni caso non suare mai il codice di posizionamento H anche quando l’ambiente è fuori da un altro ambiente; rischi delle pagine orrende.
2) I comandi \title{…}, \author{…} e \date{…} sivano i loro argomenti in macro di servizio che vengono successivamente usate da \maketitle per metterle in certe posizioni dentro un ambiente (un altro, non il tuo).Se vuoi usare l’ambiente titlepage, la cosa è semplice: ci metti dentro quello che ti pare, dove ti pare, della grandezza che ti pare, del colore che ti pare… non so se vuoi di più.; per esempio:`\begin{titlepage}
\centering\includegraphics{height=30mm]{Logo_poli_Mi}
\vspace{\stretch{1}}{\LARGE\color{blue} Il mio bel titolo\par}
\vspace{\stretch{0.5}}{\large\color{red} Il mio nome prima del cognome\par}
\vspace{\stretch{2}}{Anno accademico 2015 — 2016}
\end{titlepage}`
Naturalmente non è necessario usare il colore (meno che mai i colori che ho indicato a titolo di esempio); nel caso bisogna caricare il pacchetto xcolor, leggerne la documentazione e usare i colori come miscele del tipo yellow!60!black per ottenere un giallo scuro composto del 60% di giallo e del restante (40%) nero (sempre come esempio; perché il colore non è necessario se non in certi documenti).
Invece di centering potresti usare \raggedright; oppure potresti mettere certe informazioni al centro, certe a sinistra certe altre a destra. Le spaziature indicate con \stretch sono spaziature elastiche che permettono di spingere verticalmente i vari oggetti in proporzione al valore del suo argomento. Sono tutti comandi spiegati nella guida [/b]L’Arte di scrivere con LaTeX[/b] e nell’ABC di LaTeX costituito dalla guida del suo papà, Leslie Lamport tradotta in italiano e commentata nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato
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