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Certo che con subequations ti esce 41, 4b, 4c, eccetera; La documentazione di amsmath lo spiega correttamente.1) Di solito non si mette il contatore a zero prima di ogni esercizio; piuttosto si assoggetta il contantore al contatore degli esercizi per cui per l’esercizio 1 avrai le equazioni 1.1, 1.2, 1.3, eccetera. C’è un comando per agginungere un dato contatore alla reset listi di un altro contatore; mi pare che sia descritto proprio in amsmath.
2) Non c’è nulla che non vada in fleqn; semplicemente non lo si usa spesso, anche perché sarebbe utile usalre anche leqn ma necessario modificare lo spazio a sinistra delle equazioni per lasciare sufficiente spazio per il numero dell’equazione.
3) La correttezza formale di cui fai un esempio, non è correttezza formale, è un modo di scrivere il file sorgente che ti può aiutare a leggere quanto vi scrivi, ma non modifica sasolutamante l’equazione composta; sono i comandi espliciti di spaziatura che modificano il modo di comporre l’equazione. Le norme che ti ho citato in una altro messaggio riguardano il modo di scrivere la matematica delle scienze sperimentali, quelle che si riferiscono a ralazioni fra grandezze, non fra numeri o variabili matematiche. Per quelle norme ISO puoi riferirti alla Guida GuIT, oltre che all’Arte; Ma LaTeX compone da solo la matematica come sono abituati a fare i matematici; quindi per il tuo Documento non devi preoccuparti a meno che tu non debba comporra anche al parte che riguarda la fisica e la chimica.
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Guarda, ci ho messo più tempo a copiare e incollare il documento in un nuovo file che a scopre l’errore; infatti prima viene stampato l’errore, poi viene rimessa nella console la riga che contiene l’errore , ma viene stampata spezzata: il primo momcone arriva fino alla riga, il secondo moncone compiecia esattamente sotto, come se fosse semplicemente spostata in verticale e il primo carattere che compare in questo secondo spezzone non è ancora stato letto; dunque l’errore è alla fine della parola stalking.
Il messaggio d’errore dice che cè un carattere (che non si vede nella console) e che segue stalking. Perciò bisogna cancellare qualunque cosa ci sia prima dei due punti e riscriverlo. Cosa che ha risolto il problema a me, ma ovviamente quanto ti ho scritto è stato solo un pensiero, non mi è occorso il tempo che ho usato per scriverlo.Per carità: quando si incontrano errori se si ha esperienza spesso si risolve subito il problema, se si manca di esperienza il problema rimane un mistero; ma l’esperienza si ottiene leggendo i messaggi d’errore e prendere familiarità con l’output; la riga spezzata, preceduta dal messaggio e seguita dal punto interrogativo, il prompt dei programmi di composizione che informa l’utente che il programma è in attesa di un input da parte di chi sta usando il programma.
Il messaggio che it ha scritto @matteo.I ” (unicode U+200B, Spazio a larghezza zero),” spiega anche il fatto tecnico; spiega che hai copiato e incollato il testo da un testo presumibilmnete in rete; e questo testo contien quello che con i programmi del sistema TeX si otterebbe con [tt]\hskip 0pt[/tt] cioè mettendo un grumetto di spazio di larghezza nulla; ma in TeX questo è un comando che riguarda TeX, non riguarda i font usati; invece la specifica utf8 al pacchetto inputenc permette di avere solo le codifiche dei vari font che hai usato, specificatamente la codifica T1 data a fontenc. Ora la codifica T1 contiene solo 256 caratteri e fra questi non ce ne è nessuno di larghezza nulla; 256 sono talmente pochi che non è il caso di sprecarne uno per una cosa banale come lo spazio nullo.
Invece i font OpenType possono contenere centinaia di migliaia di segni, quindi uno più o uno meno non cambiano gl’occupazione della memoria o l’esaurimento degli indirizzi per recuperarli dal file che li contiene; inoltre essi servono molto per i linguaggi come HTML e simili, che non sono “Page description language” e quindi bisogn sostituire con caratteri ciò che un vero page description language sa fare da solo, indipendentemente dai caratteri usati.
Scusa se mi sono dilungato, ma spiegando il perché si capisce anche come evitare in futuro situazioni apparentemente strane come questa che ti è capitata.
Claudio
PS: ricorda inoltre che quando specifichi più lingue a babel, l’ultima è quella di default; quindicaso mai nel tuo testo bisognerebbe scrivere `\usepackage[english,italian]{babel}`
Inoltre puoi evitare di usare [tt]\selectlanguage{italian}[/tt] oppure [tt]\selectlanguage{english}[/tt] ogni volta che cambi lingua. ci sono i comandi \foreignalnguage con o senza asterisco e c’è l’ambiente otherlanguage con o senza asterisco; Infine c’è la possibilità di definirsi un comando per scrivere qualcosa di più di una semplice parola, per esempio, nel tuo caso, se volessi evitare che termini tecnici in inglese risultino divisi in fiin di riga con le regole dell’italiano, potresti definirti il comando [tt]\inglese[/tt] cosi:`\newcommand{\inglese}[1]{\begin{otherlanguage*}#1\end{otherlanguage*}}` e poi usare questo comando per scrivere una parola, una frase, un periodo, più periodi un capoverso, più capoversi in inglese mettendoli semplicemente come argomento del tuo nuovo comando; perciò è vero che devi ogni volta specificare la lingua (puoi scegliere fra una ottantina di lingue) ma non devi tornare all’italiano, perché l’italiano torna ad essere la lingua con cui comporre quando il comando ha esaurito il suo lavoro.
Apri un terminale e scrivici dentro texdoc babel; dopo aver premuto il tasto
, ti si apre una finestra con tutta la documentazione di babel e della selezione delle lingue, delle regole di sillabazione e via di questo passo; La prima volta che lo leggi, fermati alle prime pagine, perché è un testo da assorbire a piccole dosi. Ma dopo sapri tutto sulla selezione delle lingue. PPS: che io sappia non esiste nessun software che selezione la lingua con cui comporre in modo automatico; anche con MS Word o con LibreOffice Writer, devi specificare la lingua con cui comporre, per esempio selezionando il tratto scritto in inglese, e poi selezionando nell’apposito menù la lingua inglese; se non applichi la scelta della lingua ad un testo selezionato, la lingua specificata ti resta in vigore finché non ne specifichi un’altra. Il funzionamento è simile a quello di babel, ma quest’ultimo accetta molte più possibilità.
PPPS: stai attento agli spazi prima delle virgole, perché sono sbagliati, non ci vogliono. In italiano non ci vogliono spazi prima di nessun segno di interpunzione.
::scroll86″ post=93778io credo che invece quel “per” stia ad indicare il settore delle circonferenza goniometrica su cui risolvere l’equazione, ma una scrittura del tipo \frac{\pi}{2}<\pi non ha senso proprio matematicamente, semmai \frac{\pi}{2}<\alpha allora potrebbe avere un senso; scritta cosi no! altra cosa, \frac{3}{2}\pi è preferibile a \frac{3\pi}{2} anche se formalmente sono la stessa cosa. nel primo caso quando usi align hai quel comportamento perché le & non sono casuali e servono proprio a latex a fargli capire dove incolonnare; prova con `\begin{align} \sin\alpha &= -\frac{7}{12} \text{ per } \frac{3}{2}\pi \\ \cos\alpha &= -\frac{3}{5} \text{ per } \pi<\frac{3}{2}\pi \\ \tan\alpha &= -\frac{12}{5} \text{ per } \frac{\pi}{2}<\pi \end{align}` anche se ribadisco scritte così secondo me hanno poco senso matematicamente. In risposta al tratto più spesso ti chiedo che visualizzatore usi? Io scrivo con texmaker che si porta YAP dietro come visualizzatore e secondo me lascia un po' a desiderare sulla grafica delle equazioni... apri con acrobat reader il pdf che crei (perchè compili in pdflatex vero?) e vdei se hai lo stesso problema.
OK, grazie @scroll86 a specificare che quel “per” rappresenta la parola che introduce la condizione che vi è scritta a destra, ma:
— la prima riga non contiene una disuguaglianza nella parte a destra, contiene solo una frazione; forse deve essere [tt]\frac{\pi}{2} < \alpha < \frac{3}{2}\pi[/tt] -- la seconda contiene una condizione nella quale di specifica che pgreco sia minore di 1,5 p greco, il che è ovvio, quindi se deve essere una condizione per risolvere l'equazione a primo membro si tratta di una condizione spagliata. forse dovrebbe essere [tt] \pi < \alpha < \frac{3}{2}\pi[/tt] -- per la terza vale la stessa osservazione per cui la condizione dovrebbe essere qualcosa come [tt]\frac{\pi}{2} < \alpha < \pi[/tt] Se poi gli studenti del classico sono tenuti a risolvere equazioni goniometriche con quei valori numerici, be', bravi; io non saprei da che parte cominciare se non usando una calcolatrice tascabile. Probabilmente prima del sistema di equazioni ci sono dei valori numerici specificati, altrimenti nessuna di quelle equazioni ha una soluzione con un numero intero di gradi o con una frazione semplice di p greco. Oppure la domanda del problema richiede di rispondere, per esempio, \alpha = \arcsin|7\pi/12|+ \pi lasciando indicato il valore principale dell'arcoseno senza calcolarlo.2 Maggio 2014 alle 6:57 in risposta a: Navigare tra i placeholder autocompletamento di TeXworks #94175::Sostenitore Apple” post=93776Certamente, hai perfettamente ragione.
Il MacBook Air che ho è decisamente un prodotto di cui sono contento.
Nonostante tutto, però, penso proprio che
con il mignolo destro + con il mignolo sinistro sarebbe decisamente più comodo della combinazione attuale, ossia + , proprio non è personalizzabile? Grazie.
Se vuoi usare i mignoli o dita delel due mani conteporaneamente, allora guarda bene la tastiera; di tasti alt ce ne sono due uno a sinistra della barra spaziatrice e uno a destra.
La tastiera compatta ha la prima righa di tasti in basso che segue la sequenza: fn ctrl alt cmd spazio cmd alt, quidndi…
O forse tu hai fatto l’errore di compre un Air con la tastiera italiana?
È la tastiera meno indicata per usare LaTeX; nella tastiera English extended o USA international, le due più consigliate, mancano i tasti con gli accenti? Sì, è vero, ma come vedi io scrivo con gli accenti senza incrociare le dita anche se devo premere una combinazione di tasti; certo anche con la tastiera italiana riesci a mettere gli accenti che non compaiono sui tasti, ma per il backtick, la tilde e le graffe devi usare combinazioni di tasti; scrivendo con LaTeX usi le combinazioni di tasti meno frequentemente se usi una tastiera English extended o USA international. Le tastiera che ti ho indicato contengono sui tasti tutti i segni ASCII, quelli di default per scrivere con LaTeX; il fatto che siano extended o international implica che possono inserire una moltitudine di segni non ASCII e entrambe (anche la tastiera italiana) possono mostrare la tastiera virtuale impostando opportunamente il menu corrispondente alla bandierina; io con la mia tastiera sono configurato per scrivere anche in greco, in cirillico, in ebraico e in giapponese.
In ogni caso con le tastiere indicate l’alt di destra è equivalente all’alt di sinistra, non è un AltGr come sulla tastiera italiana. Purtroppo i negozi Apple in Italia vendono solo portatili e fissi con tastiere italiane, e non c’è verso che tengano in negozio qualche esemplare con la tastiera USA; chi programma molto o chi usa LaTeX (e le due cose non sono mutuamente esclusive) è costretto a comprare il suo portatile o il suo all-in-one ricorrendo alla rete. Costa uguale al prezzo del negozio, e te lo consegnano a casa gratuitamente, ma non hai l’immediatezza dell’acquisto: ci vuole una buona settimana.
A me è capitato di distruggere la tastiera wireless del mio iMac; per non stare fermo una settimana, mentre ordinavo in rete una nuova tastiera English extended, mi sono dovuto comprare una tastiera in negozio, purtroppo, italiana; sapessi che sospiro di sollievo ho tirato appena mi è arrivata la tastiera extended! Vabbe’, ora ho una tastiera (italiana) di riserva, ma sono due anni che si trova nel cassetto, e da due anni non ho avuto nessun problema.
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@samiel, la lettura di tutta la documentazione di amsmath (texdoc amsmath) non farebbe male, perché lì s’è scritto tutto quello che ti serve.La tua ultima soluzione non va male, anche se forse alinghat sembra un poco eccessivo, ma se ti sta bene, lascialo; invece non mettere gli spazi matematici fuori di \text{…} ma metti spazi testuali dentro, [tt]\text{ per }[/tt].
Per il segno meno di spessore diverso da quello della linea della frazione dipende dai font che usi; in ogni caso il segno meno è un simbolo particolare, mentre la riga di frazione non è un simbolo, ma appunto un segno di frazione. Non me ne preoccuperei più di tanto, a meno che tali spessori siano “smisuratamente” diversi.
Infine ho il sospetto che quel “per”, che i tuoi colleghi hanno scritto sotto forma di lettere, stia per “moltiplicato per”; dunque sarebbe errato scriverlo con una parola; puoi sostituire [tt]\text{ per }[/tt] completamente con [tt]\times[/tt] che rappresenta il solito segno di moltiplicazione x che noi leggiamo “moltiplicato per”;LaTeX ci pensa da solo ad inserire gli spazi corretti fra questo segno e le frazioni adiacenti.
Invece di [tt]\times[/tt] potresti usare [tt]\cdot[/tt] che sostituisce il tradizionale segno a forma di x con un punto a mezza altezza, un punto centrato sull’asse matematico dell’espressione, adeguatamente distanziato dalla due frazioni adiacenti; per studenti di liceo la cosa dovrebbe essere adeguata, perché le norme vorrebbero che il segno x sia usato solo fra numeri, mentre — tipograficamente parlando — due frazioni, sia pure numeriche, non sono dei semplici numeri, sono, appunto, delle frazioni numeriche. Scrivendo matematica vera per lettori più adulti, non sarebbe nemmeno necessario mettere nessun segno fra le due frazioni, al massimo un solo [tt]\,[/tt] per distanziarle con uno spazio sottile matematico; ricorda, però, il consiglio generale sarebbe quello di non mettere nessuno spazio in prima battuta e poi, eventualmente, durante la revisione delle bozze inserire spazi sottili in quei rarissimi casi in cui la spaziatura di LaTeX (sempre ottima nel 99% dei casi) si rendesse necessaria per una lettura meno ambigua di certi simboli o perché la forma di certi simboli affiancati con la spaziatura di default non richieda spazi leggermente aumentati o diminuiti.
1 Maggio 2014 alle 20:49 in risposta a: Navigare tra i placeholder autocompletamento di TeXworks #94173::
Guarda che la tastiera di un Macintosh Air non è diversa, sostanzialmente, dalla tastiera di un MacBookPro o da quella wireless per gli all-in-one come l’iMac.I tasti Shift e Tab sono distanziati dal ShiftLock mentre i tasti Alt e Tab sono entrambi abbastanza a sinistra e possono essere premuti usando le stesse dita della mano sinistra, devono essere solo un po’ più divaricate; io lo faccio con il pollice sull’Alt e l’indice sul Tab ed à comodissimo. È solo una questione di abitudine, non c’è maggiore o minore comodità.
Magari su una tastiera col file, il tastierino numerico separato e i tasti di controllo con le frecce è più comodo, ma questa tastiera è decisamente ingombrante. Pur lavorando su una scrivania con in iMac, preferisco di gran lunga la tastiera più piccola, quella wireless, che almeno ha i tati al centro della tastiera, senza il tastierino che sporge; oppure se tieni la tastiera grande al centro, devi stare in posizione non ergonomica perché devi stare leggermente asimmetrico a sinistra.
Quindi sii ben contento di avere un Air, e abituati tranquillamente alla sua tastiere centrale.
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Mettere una firma sopra o sotto un’altra scritta non è così complicato; se poi il tutto deve essere riquadrato non è complicato per niente:prova con questo codice
`\begin{flushright}
\fbox{\begin{minipage}{60mm}\vspace*{3mm}\centering
\includegraphiscs[width=45mm]{immagini/timbro-MMB}\\[2mm]
\textbf{Il responsabile tecnico dell'impresa\\[3mm]
ing. xxxxxxxxx}
\vspace*{3mm}\end{minipage}}
\end{flushright}`Aggiusta gli spazi a tuo piacimento, così come puoi aggiustare la larghezza della minipage a tuo gradimento.
\Il comando \fbox il cui argomento è costituito adlla minipage mette una cornice attorno al tutto. l’ambiente flushright non è indispensabile, ma sposta la scatola a filo del margine destro.Il fatto che tu disponga di una immagine della tua firma con lo sfondo trasparente è del tutto irrilevante, ma se mai dovessi applicare la tua firma su una pagina colorata, rimarrebbe il colore, invece di una firma dentro un rettangolo bianco che giace sul colore. Ma se firmi su carta bianca, la firma con lo sfondo trasparente non dà né problemi né vantaggi.
Io ho usato epr anni la mia firma senza sfondo trasparente e nessuno se ne è mai accorto; poi ho dovuto applicare la mia firma su una pagina con sfondo colorato e allora, con grande tribolazione, sono riuscito ad aggiungere all’immagine il canale alpha per rendere traprente lo sfondo, ma questo era un lavoro da fare solo sull’immagine, con software di foto ritocco, non ara da fare con pdflatex.
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Hai provato a farlo? pdflatex incorpora tranquillamente le immagini PNG; le trasparenze evidentemente sono sono un problema perché TikZ le usa.
Io non ho mai provato a farlo perché il probkema non sono le funzionalità di pdflatex, ma la difficoltà di disporre di immagini senza sfondo (sfondo traparente e incolre).Prova; sovrapponi la tua immagine in una scatola con lo sfondo colorato (pacchetto color o xcolor)e vedi che cosa succede.
Facci anche sapere come è andata.
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Lo sapevo quando lo suavo; riuscivo ad usarlo anche sul Mac, ma ora mi è rimasto solo il collegamanto, ma il programma non c’è più. dovo scoprire che cosa ho fatto da doverlo togliere.Comunque sono sicuro che fra le opzioni o preferenze, comunque si chiamino ci sono le impostazioni delle unità di misura; io inserivo sempre il millimetri e la paoszione dela punta del pointer indicava la coppia di coordinate in millimetri; molto comoda.
Sul mac il righello non mi serve molto; basta che io apra una finestra per visualizzare il PDF, ne cambio l’ingrandimento per portarlo alle dimensioni vere (so a memoria che devo mettere un fattore di scala pari a 143 per avere le dimensioni reali sullo schermo) e poi misuro con il tipometro trasparente del GuIT, che tutti i soci hanno con la loro iscrizione. Lo schermo del mio Mac è assolutamente piatto e non ci sono bordi sporgenti, per cui faccio molto prima ad usare il tipometro piuttosto che cercare di far funzionare un software che non è fatto epr il Mac e che non mi dà molto di più del tipometro appoggiato allo schermo.
Sul portatile Mac che ha uno schermo un po’ più piccolo, il fattore di scala vale 200, e misoro nello stesso modo , con il tipometro; me lo porto semrpe com me anche quando sono in viaggio.
quando usavo PC con il bordo sopraelevato rispetto allo schermo, o PC col tubo a raggi catodici, il timpmetro o un righello trasparente di plastica non funzionavano bene e gv era utilissimo.
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Be’, la pagina PDF, la pagina 29 dell’ArteLaTeX è identica all’originale, col margine esterno molto più largo del margine interno e con un rapporto di forma dalla gabbia di stampa quale viene dalle impostazioni di arsclassica.sty.Qual è dunque il problema? Non l’ho capito.
Certo sono al corrente che le impostazioni di stampa del programma che manda in stampa il file, e quelle del driver della stampante interagiscono in modi talvolta strani, ma con qualche prova si arriva sempre al risultato voluto. Siccome non uso Evince, non ho idea di che cosa impostare nel suo dialogo per inviare la pagina al driver di stampa, ma, ripeto, con qualche prova, da annotare altrimenti ci si dimentica sempre quel che si era impostato, ci si arriva.
::Doc” post=93752
Sono anche io curioso! 😀
A parte le battute, io non ho fatto niente di particolare, se non crearmi il solito dummy package con equivs.È proprio a quegli equivs che mi riferivo; ma siccome io sono un utente occasionale di Linux, ricordo di averne preso nota, ma di non averli usati quegli equivs; ora non so più dove ne presi nota. Però ne avevi dato comunicazione qui sul forum (magari la vecchia versione del forum) quindi con un cerca si dovrebbe trovare quel messaggio.
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Non ho installato Ubuntu 14.04 come macchina virtuale; ci avevo provato con il package Manager, ma come mi succede sempre, la procedura si è incasinate e ho smontato la macchina virtuale; ho usato le funzionalità del mio software per le macchine virtuali, che installa una sua versione di Ubuntu, più adatta al mio Mac a 64 bit, ed è la versione 13.04, che funziona piuttosto bene e non sento nessuna necessità di passare alla 14.04; questo è successo circa una settimana fa; vi ho installato la TeXLive con la procedura di Enrico, che funziona alla perfezione; evidentemente l’ultima versione di TeXLive è la 2013 e quando uscirà la 2014, la smonterò e installerò la 2014, ma sempre seguendo la procedura di Enrico. Uso la procedura di Enrico dal 2010, quindi sono 4 anni anni, sempre la stessa, solo cambiando l’anno nei comandi che lo richiedono, e la uso sempre con soddisfazione.Vorrei però ricordare che esiste una procedura di @Doc che imbroglia apt-get facendogli credere che la TeXLive/CTAN sia la TeXLive/Debian; usando questa procedura tutte le dipendenze da TeXlive che possono avere gli altri pacchetti che ne hanno bisogno sono assolte dalla versine “vera” aggiornata e aggiornabile (volendo anche quotidianamente, anche se è una esagerazione — ogni 10 giorni è più che sufficiente). Confesso che non ho usato la serie di comandi di @Doc, perché in realtà per me Ubuntu mi serve abbastanza raramente, come anche Windows, visto che uso un Mac; il sistema operativo del MAc è una versione du UNIX e mi sta bene; prima di disporre di un Mac, usavo Ubuntu epr avere alcune delle facilities di UNIX, ma col Mac dispongo sostanzialmente delle stesse facilities, quelle che mi interessano e che uso piuttosto spesso. Questo non lo dico per fare réclame ai Mac, ma per spiegare perché uso poco Ubuntu.
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Il problema dell’interlinea fra capoversi, prodotto dall’elasticità di \parskip, si rende visibile quando verso la fine dalla pagina c’è l’inizio di una nuova sezione di qualunque livello o una equazione, che è di grandi dimensioni, ma non è mobile, non è un oggetto flottante.Dunque il titolo del sezionamento deve andare nella pagina successiva perché non può avvenire un salto pagina a metà di un titolo (di più di una riga) né può avere luogo, per esempio, a metà di un sistema di equazioni racchiuso da una graffa a sinistra. Titolo o equazione devono andare nella pagina successiva e la pagina precedente risulterebbe mozza o con gli spazi verticali elastici adeguatamente allargati. Nelle tue immagini allegate mostri solo l’interlinea allargato, ma non mostri che cosa contiene l’inizio della pagina successiva. Quindi la mia è una delle possibili ipotesi. Non è detto che sia giusta. Il suggerimento di Enrico parte dal presupposto che la tua \textheight non corrisponda a un numero intero di righe, cioè di \baselineskip, sommato a \topskip, l’altezza della prima riga della pagina. Può darsi che il suo suggerimento risolva il tuo problema, ma può darsi quello che sto per darti non sia completamente fuori luogo; non lo è se la mia ipotesi è valida.
Definisciti un comando \goodpagebreak così:`\newcommand*\goodpagebreak[1][4]{\par
\unless\ifnum\numexpr(\pagegoal-\pagetotal)/\baselineskip >#1 \newpage\fi}`Inserisci questo comando prima di ogni comando di sezione che nella pagina precedente produca l’allargamento dell’interlinea e prima di ogni equazione di grandi dimensioni che produca lo stesso effetto, anche se in questo caso questo comando termina il capoverso corrente.Funziona così: \pagegoal è una lunghezza interna del programma di composizione che normalmente vale \textheight, ma via via viene diminuito dei valori di altezza legati a oggetti mobili di vario genere (per esempio anche le note); \pagetotal è il totale di questa altezza già usato dal testo che si trova nel buffer di uscita, nella famosa scatola 255 che l’utente può esaminare, ma che deve lasciare stare a tutti i costi e non può memorizzarci niente dentro per nessun motivo; questa scatola è al servizio esclusivo della routine di uscita. Il meccanismo di formazione dei capoversi ci mette dentro della roba alla fine di ogni capoverso. Bene: il comando \goodpagepreak interviene proprio alla fine di un capoverso, se si usa il comando prima che il capoverso sia terminato ci pensa \goodpagebreak a terminarlo, altrimenti il suo primo comando, \par, risulta inerte. Fatto questo, esso verifica quante righe alte \baselineskip misura (facendo i calcoli arrotondati, non troncati) la differenza fra \pagegoal e \pagetotal; se questo numero di righe è maggiore del numero di default 4, o del numero (intero) espresso come argomento facoltativo al comando \goodpagebreak, allora non fa niente ma se è minore o uguale emette un comando \newpage. In sostanza se mancano meno di 5 righe alla fine della pagina, produce un fine pagina lasciando la pagina corrente leggermente mozza, altrimenti non succede nulla.
Ti garantisco che è decisamente meglio una pagina leggermente mozza piuttosto che una pagina con i capoversi spaziati.
Se fosse vera la mia ipotesi, il tuo problema si presenterebbe più facilmente con pagine piccole rispetto a quando si usa carta di formato A4;, se usassi geometry e specificassi carta di formato A6, anche usando l’opzione heightrounded, il problema ti si presenterebbe spessissimo. Il problema si presenta anche con pagine grandi e capoversi lunghissimi; meno capoversi ci sono in una pagina, più visibili sono le spaziature fra capoversi nel caso che non si usi \goodpagebreak.
Sono sicuro che Enrico saprebbe definire una macro equivalente più funzionale della mia usando il linguaggio L3.
Vorrei sottolineare che la mia ipotesi potrebbe essere totalmente falsa, ma a me queste cose capitano spesso e quindi mi fido del mio fiuto; se oggi il mio fiuto non funziona, be’, pazienza.
Claudio
PS I gruppi espliciti sono delimitati da una coppia di graffe {…} o da una coppia di comandi \begingroup …\endgroup o da una coppia di comandi \bgroup …\egroup (hanno funzionalità diverse); i gruppi impliciti sono costituiti dagli ambienti [tt]\begin {ambiente}…\end {ambiente}[/tt], qualunque ambiente. Nella sezione ArsTeXnica di questo sito ci sono le varie edizioni della rivista del gruppo; cerca fra quelle annate della rivista; potresti trovarci un mio articolo intitolato “I gruppi, questi sconosciuti”, che forse fa al caso tuo, visto che ti sono sconosciuti.:wink:
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Non so come si possa fare con biblatex, ma senza biblatex con lo stile uns.bst ottieni di ordinare le citazioni per ordine di citazione, quindi se ben capisco, proprio come vuoi tu; chi comanda, insomma non è né il file bib, nè biblatex con il suo ordinamento alfabetico, molto più elegante, ma in base alla successione dei comandi \cite;
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Se un’equazione è troppo lunga er stare nella pagina, la soluzione di ridurre il corpo non è quella giusta, specialmente se devi usare font coì piccoli da rendere il tutto praticamante illeggibile; Poi avere il tutto in dimensioni diverse, equazione e numero, non va assolutamante bene.D’altronde è da molti anni che esiste il pacchetto amsmath che definisce alcuni ambineti per spezzare equazioni troppo lunghe fra più righe; quale ambiente usare dipende dall’equazione specifica, quindi l’uica cosa che ti posso consigliare è quella di aprire la documentazione di amsamath (apri un terminale e scrivici dentro texdoc amasmath; premi invio e ti leggi la documentazione. puoi vartela almeno con tre ambienti: multline, split e aligned; poi con qualche manovra giusta con \notag, puoi usare anche altri ambienti.
Nelle varie guide presenti nella sezione Documentazione di questo sito ci sono svariate indicazioni per descrivere i modi per spezzare equazioni troppo lughe, in paricolare dove mettere le “cesure”, che in matematica non possono riferirsi alle sillabe, ma a pezzi di equazione che solo chi la scrive sa come separare..
In ogni coaso, se ridurre il font a \small potesse bastare, sarebbe accettabile, ma certamente \scriptsize non lo è.
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