OldClaudio

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  • OldClaudio
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      Ecco dici che hai una installazione completa ed esclusiva di TeX Live. Scaricata dal sito Debian o scaricata dal sito TUG?

      Se è una installazione esclusiva tratta dal TUG, LuaLaTeX dovrebbe essere capace di usare qualunque font presente nel disco.

      Posso avere dei dubbi sul significato di “qualunque”, nel senso che oltre ai nomi qualunque mi posso domandare se qualunque si applichi anche alle cartelle e agli albero di cartelle. Io avrei il sospetto che LuaLaTeX cerchi solo nelle cartelle ufficali del sistema operativo e ho il sospetto che /usr/local/share/fonts non sia una delle cartelle valide; sul MAc le cartelle valide sono certamente la cartella Fonts del sistema operativo, la cartella fonts con le sottocartelle truetype e opentype dell’albero del sistema TeX e l’albero personale radicato nella propria home, ~/Library/
      Questo albero che ha la stessa struttura dell’albero di sistema, anche se non possiede tutti i rami. So che su Linux la home si indica solo con ~, ma tu lo sai meglio di me.

      OldClaudio
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        @samiel
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        le versioni gratuite e quelle Debian sulle piatteforme Windos (sulle piatteforme Mac direi che siano del tutto inutili, perché Linux s Mac sono entrambi di tipo UNIX) sono o incomplete o “particolari”.

        Per questo motivo Enrico Gregorio ha caricato nella sezione Documentazione del foru la guida UBUNTU.pdf (il nome contiene anche una data, ma quello che c’è scritto dovrebbe valere per qualsiasi versione di Ubuntu, per Suse, e per un’altra versione di Linux). Questo permette di far coesistere la versione Debian di Ubuntu con la versione TeX Live per Windows. La prima versione a serve per i programmi che ne fanno uso, la seconda serve per lavorare per comporre documenti.
        Prova a seguire le istruzioni di Enrico; se riesci sulla tua macchina e con la tua versione a far convivere le due versioni, sei a cavallo, perché Lua(La)TeX ufficiale, cioè quella che arriva con l’installazione della distribuzione TeX Live è capace di trovare da solo tutti i font che si trovano sulla macchina; Io ho dovuto installare i font OpenType disribuiti con TeX Live in modo che si trovino nella cartella Fonts del sistema operativo, solo per renderli accessibili a XeLaTeX.
        Ti ricordo che LuaLaTeX ricostruisce la sua mappa dei font all’inizio dl ogni suo lavoro; se guardi che cosa succede nella console, (o comunque se leggi il file .log) vedi che talvolta il lieve rallentamento del programma all’inizio, prima di segnalare le pagine prodotte, corrisponde all’esecuzione di una app del sistema TeX che rinfresca la mappa dei font disponibili.
        A parte questi pochi secondi di rallentamento, LuaLaTeX funziona talmente bene e, anche se non usi le funzionalità dello script Lua, funziona benissimo sostanzialmente producendo gli stessi file che potresti produrre con pdfLaTeX usando gli stessi font di questo programma più semplice ma usa generalmene la bellezza dei font Opentype.
        Adesso al prossimo Meeting mostrerò un programmino semplicissimo che serve per comporre certe poesie in originale con le traduzioni a fianco e con le strofe composte in parallelo in ciascuna lingua; nella presentazione beamer presenterò solo l’esempio di un poema greco in parallelo con la traduzione italiana, ma non potrò farlo per una poesia in rumeno “classico” e un’altra in russo di prima delle riforme dell’inizio ‘900, semplicemente perché in beamer voglio sempre usare i font che ho disegnato apposta, ma che contengono solo l’alfabeto latino, quello greco classico, e quello “matematico”, tutti font Type1, e non ho ancora trovato il modo e il tempo di arricchirlo con i font cirillici e altri font latini adatti alle lingue dei paesi dell’Europa orientale.

        in risposta a: Gestione degli oggetti flottanti in latex #122483
        OldClaudio
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          Sì, non solo, ma se anche nella prima figura stabilisci un altezza della riga nera di solo 0.4\textheight, le due immagini vanno a finire nell’unica pagina ddi sole figure perché insieme superano il il valore minimo di 0.5\textheight.

          in risposta a: Gestione degli oggetti flottanti in latex #122481
          OldClaudio
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            Infatti.
            Nel primo caso il MINIMO spazio destinato alle figure da stare in una pagina di sole figure vale 0.5 e la figura è alta o.6, poi viene del testo nella pagina successiva, seguita prima o poi da una figura in testa (parametro t).
            Nel secondo caso il MINIMO spazio destinato alle figure vale 0.7 ma la figura da mettere in testa è alta solo 0.6, quindi resta in coda bloccandola fino alla fine del documento. Certo più piccolo è il valore di \floatpagefraction, più facilmenmte escono dalla coda le figure col solo parametro p. L’importate è che le gure col parametro p siano di altessa superiore a quel fattore dell’altezza della gabbia del testo, cioè altezza della figura >= \floatpagefraction*\textheight.

            in risposta a: Gestione degli oggetti flottanti in latex #122479
            OldClaudio
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              Dunque, la domanda di @mattiaca non mi è chiara, ma mi pare che egli faccia un po di confusione sul significato fel fattore floatpagefraction; la definizione che appare nella guida tematica Le Figure Fisse e Mobili definisce questo fattore come:

              \floatpagefraction Per le pagine contenenti solo oggetti mobili è la
              minima frazione di pagina da riempire con oggetti mobili.

              Dunque per consentire ad una figura non tanto grande di occupare da sola una intera facciata con adeguati spazi sopra e sotto, basterebbe diminuire \floatpagefraction, dopo di che se c’è altra roba in coda questa viene messa nello spazio restante, sempre che sia inserita con l’opzione p nel comando \begin{figure}.
              Se si vuole lasciare quella sola figura non tanto grande da sola nela pagina, si potrebbe usare \clearpage, come suggerisce @schwarz89it, ma questa operazione funziona bene solo se la figura non tanto grande è da sola nella coda degli oggetti flottanti. se la coda non contiene solo quella figura, \clearpage svuota la coda e compaiono tutti gli oggetti in coda, comprese le eventuali tabelle e gli altri oggetti flottanti definiti mediante le funzionalità del pacchetto float.

              Se io mi trovassi in questa situazione, preferirei racchiudere il comando \includegraphics, che mi inserirebbe la figura non tanto grande, dentro una scatola verticale tale da riepire ben bene la pagina. Il comando di bassisimo livello sarebbe \vbox to \textheight{…}, ma penso che sarebbe più comaodo usare il comando esteso \parbox; la sintassi completa di questo comando è;`\parbox[allineamento][altezza][posizione]{giustezza}{testo}`
              Di solito si usa solo l’opzione allineamento che colloca la scatola con la sua prima riga, o la sua mezzeria verticale o la sua ultima riga allineate con la riga del testo circostante. Ma gli altri due parametri facoltativi, altezza e posizione specificano l’altezza della scatoa e in che posizione vine messo verticalmente il testo dentro la scatola. Quindi, indipendentemente da come è allineata l’intera scatola col testo che la circonda, il testo che essa contiene può essere in alto, al centro o in basso.

              Ecco allora che se la figura contiene un’immagine non tanto grande ma corredata dalla sua didascalia, basta mettere queste due cose dento la parbix alla quale sia stata assenato un allineamento qualsisi, che però deve essere specificato, altrimenti non si possono inserire gli altri due paramenti facoltativi: in sostanza, senza modificare \floatpagefraction, io userei il seguente codice`\begin{figure}[p]
              \parbox[c][0.9\textheight][c]{\textwidth}{\includegraphics{…}\caption{…}}
              \end{figure}`L’eventuale \label con la sua etichetta può stare dopo l’egomento di \caption, oppure dopo ;a chiusura dell’ultimo argomento di \parbox. Così facendo la figura non tanto grande viene fatta apparire alta quanto 0.9\textheight, quindi piuttosto grande, ma il tutto verrà composto con la figura al centro della pagina insieme alla sua didascalia.
              Complicato? forse un pochino, anche perché non siamo abituati ad usare \parbox in quel modo.
              Se non ti piace usare \parbox, \uoi usare al suo posto l’ambiente minipage con la sintassi `\begin{minipage}[allineamento][altezza][posizione]{giustezza}
              testo
              \end{minipage}`I parametri facoltativi e la giustezza hanno gli stessi significati che ho descritto per \parbox, ma ora il testo da inserire non costituisce l’oltimo argomento obbligatorio di \parbox, ma è solo il contenuto dell’ambiente quindi per esempio potresti usare`\begin[figure}[p]
              \begin{minipage}[c][0.9\textheight][c]{\textwidth}
              \includegraphics[opzioni]{file della figura}
              \caption[didascalia breve]{didascalia lunga}
              \label{fig:nome-della-figura}
              \end{minipage}
              `

              Non ho fatto delle prove, ma io userei la soluzione con minipage perché le cose sono più chiare e più facili da correggere se fosse eventualmente necessario; meno graffe, meno possibilità di dimenticarne qualcune.

              in risposta a: Temi Beamer e ambiente block #122472
              OldClaudio
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                Aggiungo; A me risulta che l’installazione di ghostscript permette di editare qualsiasi file in formato .ps ed .eps. Questo file viene aggiornato con regolarità. Non è un programma storico com psfrag.
                Installare ghostscript su una macchina Linux non dovrebbe essere particolarmente difficile, anzi; in fondo è stato creato per lavorare con Linux.

                Ma l’installazione contiene un secondo programma che su certe piattaforme si chia gsview, che consente non solo di vedere una di queste immagini, ma anche di “cropparla”, di modificarla e anche di salvarla in formato .pdf.

                Non posso essere più preciso, perché sono anni che non lo uso più ne sui miei vecchi Linux, ne sui miei vecchi Windows; ma a suo tempo ne facevo un grande uso; oggi preferisco usare imoduli della Adobe (acrobat e reader) il secondo limitato a poche operazioni, ma che consente di formare documenti PDF, il primo che consente di editarli in ogni aspetto e in particolare col suo modulo Preflight, permette di verificare il rispetto delle norme ISO per l’archiviabilità che a me interessano di più dei disegni PostScript; Ne ho fatti molti in passato, ma ora da persona very old, non me ne occupo più.

                in risposta a: Temi Beamer e ambiente block #122470
                OldClaudio
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                  Ma se hai riletto il tuo messaggio, nessuna delle due figure è arrivata.

                  in risposta a: Temi Beamer e ambiente block #122468
                  OldClaudio
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                    Per quanto mi sforzi, non riesco a capire il problema di sostituire i font. Mi piacerebbe, ma non sei tenuto a farlo, che allegassi uno dei tuoi file .eps, afficnhe io mi cimenti sul suo trattamento.
                    Grazie mille.

                    in risposta a: Temi Beamer e ambiente block #122466
                    OldClaudio
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                      Ti consiglio due letture, che ti permettono di evitare di convertire manualmente tutti i tuoi file .eps.

                      1) nella sezione Documentazione di questo forum c’è la guida tematica TigureFisse-Mobili.pdf liberamente scaricabile. Forse il paragrafo più interessante per te è quello numerato 1.1, perché descrive tutti i tipi di imagini che pdflatex (e compagnia) possono gestire.

                      2) Nella guida suddetta non sono descritte tutta le opzioni usabili con il pacchetto graphicx. Ma nella tua installazione completa Ubuntu dovrebbe esserci la documentazione completa del pacchetto; non ricordo se Ubuntu permetta di usare il comando da linea di comando texdoc; ma sullle installlazioni MikTeX. TeX Live e MacTeX funziona sempre; se quindi da linea di comando dai il comando [tt]texdoc graphicx[/tt] dovrebbe aprirsi la finestra di visualizzazione dei file .pdf (programma che ha nomi diversi con i vari sistemi operativi) che ti permette di leggere la documentazione di qualsiasi pacchetto del sistema TeX. Nel caso specifico vedi che il comando \includegraphics accetta opzioni che ti permettono di imporare immagini .eps, e di dimensionare come preferisci qualsiasi siano i formati dei file da includere; Puoi specificare le dimensioni del rettangolo circoscritto all’immagine, al fine di includere nel documento solo una parte dell’immagine; puoi usare l’opzione clip, per ritagliare l’immagine in modo da escludere la parte esterna al rettangolo circoscritto. Insomma puoi fare tutte le cose che facevi con psfrag e che puoi fare con pdfcrop consigliatoti da mcl962.
                      Sarei molto stupito se facendo due prove tanto per vedere come funziona, i programmi di Ubuntu non fossero capaci di fare ciò che ti ho descritto. Secondo la mia esperienza (con altri sistemi operativi, compresa una vecchia versione di Ubuntu) non hai bisogno di rimettere mano su nessun file delle centinaia di file .eps di cui disponi.

                      in risposta a: Temi Beamer e ambiente block #122463
                      OldClaudio
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                        Premetto che io ho abbandonato Linux, e in particolare Ubuntu, una ventina di anni fa. Allora ne ero pienamente soddisfatto, ma poi sono passato ad un’altra piattaforma e mi sono trovato molto meglio.
                        Quindi quanto segue non è una critica verso Linux né in generale né nel caso particolare; mostra semplicemente la mia ignoranza di come si sono sviluppate le cose negli ultimi 27 anni.

                        Perche dico 27 anni? perché psfrag ha la sua documentazione datata 1998. Decisamente molto datato! Questo non vuol dire chenon serva più, ma che probabilmente in questi 27 anni sono state sviluppate molte altre cose più attuali.

                        In questo lungo periodo di tempo sono cambiate moltissime cose e il nucleo di LaTeX è quasi irriconoscibile rispetto a quello del secolo scorso 😀 . Allora pdflatex era incompatibile con file Encapsulated PostScript; oggi graphicx li importa tranquillamente. Allora PSTricks o non esisteva ancora o era alle origini, quindi i file .ps ed .eps si potevano usare solo con software basato su UNIX, come Linux, e non su altre piattaforme, nemmeno sulla potentissima macchina della Apple che oggi dispone del sistema operativo Mac OS X, che risale all’inizio di questo millennio.

                        Oggi esistono programmi di disegno, gestiti da TeX Live che producono risultati in tanti formati, compreso il formato .pdf, e non hanno nulla da far rimpiangere quelli che usano il linguaggio PostScript. Lo stesso PSTrikcs, potentissimo, può produrre file .eps e TeX Live contiene applicativi automatici in grado di trasformare al volo qualunque disegno fatto con PSTricks in un formato gestibile da pdflatex, xelatex, lualatex, eccetera, senza bisogno di lanciare dalla finestra comandi i quattro comandi che hai elencato nel tuo messaggio.

                        Capisco che se avevi dei vecchi file beamer che incorporavano dei disegni creati con psfrag, dovresti rifare i disegni con il software moderno.
                        Tuttavia mi sembrerebbe che varrebbe la pena, se i tuoi disegni sono in formato .eps, provare ad immetterli con le funzionalità di graphicx, semplicemente specificando al comando \includegraphics il nome del file completo con la sua estensione .eps.

                        Non avendo materiale vero o dummy che abbia le caratteristiche dei tuoi file prodotti con psfrag, non sono in grado di dirti se il mio suggerimento funzioni o faccia cilecca. Tocca a te provare.
                        Facci sapere. Grazie

                        in risposta a: Compilazione #122457
                        OldClaudio
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                          Nel frattempo, scusate per la confusione tra TeXShop e compositore. Nella prima riga del file .log c’è scritto: This is pdfTeX, Version 3.141592653-2.6-1.40.24 (TeX Live 2022) (preloaded format=pdflatex 2022.12.31) 16 JUL 2025 19:11

                          Come vedi questa prima riga dice che stai usando il motore pdftex facendo uso del file di formato pdflatex. Ma…

                          La data di TeX Live è del 2022; oggi siamo nel 2025; stai lavorando conm una versione obsoleta di TeX Live. Il mio MacTeX che usa TeX Live per il Mac, recita invece

                          This is pdfTeX, Version 3.141592653-2.6-1.40.28 (TeX Live 2025) (preloaded format=pdflatex 2025.7.4) 15 JUL 2025 11:30

                          come vedi è aggiornato al 4 luglio ultimo scorso: ha solo 13 giorni di età.

                          Come fare per aggiornare? Probabilmente quello che stai facendo manualmente. Ma ricordati che circa nel mese di marzo di ogni anno esce una versione nuova di MacTeX, con l’ultimo aggiornamento di TeX Live e di TeX Live Utility.app. Dopo aver installato la nuova versione devi usare TeX Live Utility, ed eventualmente rimuovere dal disco la versione precedente. Questa rimozione dipendo dalla dimensione del tuo disco fisso; tieni presente che fino a qualche anno fa disponevo di un Mac con “solo 250giga byte” di capacita, e mi si è saturato il disco tanto da rendere inutilizzabile il mio Mac.

                          Ne ho dovuto comprare un altro con 500 giga byte per il disco fisso, ma ci lavoro usando anche un disco esterno di 2 tera byte. In più sto attento a liberare sia il disco fisso sia il disco esterno di tutto ciò che ritengo obsoleto. Non voglio più cadere un questo errore di lavorare con dischi quasi pieni, perché poi l’acquisto di un nuovo Mac, oltre ai vari inconvenienti che puoi immaginare, mi alleggerisce il portagli in modo non trascurabile 🙁

                          L’aggiornamento del software è una cosa da curare con attenzione; di solito gli aggiornamti sono retro-compatibili, ma talvolta occorre rimettere le mani su file che prima funzionavano benissimo. Il linguaggio LaTeX vine modernizzato almeno 4 volte all’anno, quindi…

                          Coraggio, non perdere fiduca in questo meraviglioso software gratuito e potentissimo.

                          in risposta a: Compilazione #122453
                          OldClaudio
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                            Sono contento che i suggerimenti di Enrico e di Matteo ri siano serviti, anche se ancora non risolvono i tuoi problemi.
                            Siamo stati tutti principiantim anche se alcuni di noi erano principianti quando Windows, Mac e Linux non esistevano ancora e LaTeX era solo agli inizi.
                            Ma da principiante devi distinguere tra TeXShop e uno dei tre motori di composizione pedLaTeX, LuaLaTeX e XeLaTeX. E devi saper distingure tra pdfTeX e pdfLaTeX e fre le analoghe altre due coppie: pdfTeX è il programma nudo e crudo che esegue al compilazione, mentre pdfLaTeX usa è un programma che usa pdfTeX e il codice del mark-up scritto in Linguaggio LaTeX, già trasformato in linguaggio macchina. Complicato? Sì, un po’, ma l’utente in generale non deve occuparsio di questi dettagli.

                            Piuttosto, sei al corrente che MacTeX ti installa anche una app che si chiama TeX Live Utility? Questa app usata una prima volta e bloccata nella barra inferiore del DeskTop, va usata circa ogni dieci giorni per aggiornare il sistema TeX; quando io lo faccio, ci trovo alcune decine di pacchetti da aggiornare e una mezza dozzina di pacchetti nuovi. I pacchetti nuovo sono spesso poco interessanti, perché servono per comporre tesi nelle università cinesi, e le loro documentazioni sono scritte in cinese (:shock: ), ma talvolta ci sono pacchetti interessanti. Quello che importa di più sono i pacchetti aggiornati; di solito contengono ulteriori funzionalità e in ogni caso contengono documentazioni scritte meglio. Ricordati di usare TeX Live Utility spesso.

                            Chi trasforma il tuo file .tex in un file .pdf è uno dei tre motori di composizione, quello che imposti come predefinito su TeXShop, o che selezioni dal secondo menù a discesa che ottieni cliccando, appunto, sul rettangolino a destra del bottone Typeset che si trova nell’angolo in alto a sinistra della schermata di TeXShop.
                            TeXShop è solo un editor che ti permette di scrivere il file sorgente .tex. TeXShop è abbastanza intelligente da disporre di pulsanti che dicono al sistema operativo che programma usare per la composizione.
                            Siccome le possibilità sono tante, è importante che il tuo main file sorgente contenga le righe di autoconfigurazione, dette anche righe magiche, che iniziano il file .tex. Nella barra superiore di TeXShop c;è il menu a tendina intestato Macro. cliccandoci sopra ti scende il menù dove puoi selezionare la codifica del file .tex che vuoi creare, il motore di composizione che vuoi usare, eventualmente l’estrattore bibliografico biber o bibtex che vuoi usare quando clicchi su Typeset. Per i file secondari puoi anche scrivere una riga magica col nome del main file, quello principale.

                            Un esempio minimo di righe magiche è qui di seguito.
                            `% !TEX TS-program = pdflatex
                            % !TEX encoding = UTF-8 Unicode
                            `Come vedi sono commenti che non servono al compositore, ma che TeXShop riesce a leggere in modo da comportarsi come indicato. TeXShop è stato il primo editor intelligente che ha introdotto le righe magiche; questa funzionalità è stata poi introdotta negli editor TeXworks, TeXstudio ed altri editor che io non uso più da tempo. Disponendo di un Mac, e avendo installato come te MacTeX sul mio Mac, sono perfettamente soddisfatto di usare TeXShop, e mi rivolgo ad uno degli altri due solo quando per qualche motivo strano TeXShop non fa quello che mi aspetterei che faccia: evento rarissimo!
                            Tornando a noi, il tuo codice UNICODE non gestibile potrebbe esssere dovuto al fatto che usi font sbagliati, o meglio al fatto che componi con il compositore di default pdfLaTeX, invece di usare un compositore come LuaLaTeX che lavora di default con font UNICODE.
                            Ecco, quindi, che se usi file .bib codificati UNICODE, dovresti impostare dei font nel preambolo con pacchetti e comandi diversi da quelli codificati Type1, che servono per essere gestiti da pdfLaTeX. Quindi controlla quale compositore usi (c’è scritto nella prima riga del file .log) ed eventualmente cambia compositore e carica col pacchetto fontspec i font UNICODE che preferisci (di default fontspec imposta i font Latin Modern OpenType (codifica UNICODE)); e se devi comporre un po’ di matematica usa il pacchetto unicode-math e i font Latin Modern Math (OpenType anche questi). Se hai bisogno di usare alfabeti diversi da quello latino, LuaLaTeX e i font OpenType fanno al caso tuo; ne hai a bordo del tuo Mac alcune centinaia; usa LibroFont.app (io ce l’ho in inglese e da me si chiama FontBook.app); scoprirai una miriade di possibilità, anche se non avrai bisogno di scrivere in giapponese o in coreano.
                            Buon lavoro con LaTeX

                            in risposta a: Natbib #122437
                            OldClaudio
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                              Infatti ha esplicitamente impostato con \bibliographystyle lo stile unsrtnat che fa proprio quello che lamenti.
                              Se NON stai usando Overleaf, che non ho mai usato e quindi non so come funzioni per la documentazione, ti suggerisco di aprire una finestra comandi o un terminal o uan console, comunque si chiami il pannello del tuo calcolatore per dare dei comandi a mano, e ci scrivi dentro `texdoc natbib`Come premi il tasto Enter/Invio/Return, comunque si chiami nella tua tastiera, ti si apre la documentazione di natbib che hai già nella tua installazione di TeX Live o di MikTeX. Vai alla pagina 21 dove c’e la sezione relativa alle opzioni che si possono usare con naltbib. Scoprirai che senza specificare nessuna opzione lo stile preimpostato dei riferimenti è del tipo autore-anno ordinato alfabeticamente. Lo stile usorted di natbib lascia i riferimenti nell’ordine in cui li hai scritti nella bibliografia. Tuttavia puoi scegliere fra moltissimi stile sia per i riferimenti sia per le citazioni. Se leggi tutta la documentazione tocchi con mano la potenza di questo pacchetto.
                              Ovviamente LaTeX ti consente di usare sia bibtex per estrarre i riferimenti dal databse bibliografico, si biblatex)biber per fare la stessa cos on funzionalità ancora maggiori. Ma tutto dipende da come hai creato il database bibliografico (quello con estensione .bib). Ma se hai già una certa familiarità con natbib, puoi continuare così.

                              in risposta a: Natbib #122434
                              OldClaudio
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                                Buonasera a te.
                                La tua richiesta è finita nella sezione sbagliata, Gestione del GuIT. Ripresentala nella sezione TeX e LaTeX.
                                E, per favore, mostra un esempio minimo compilable (EMC), perché senza vedere come hai gestito natbib è difficile darti una risposta. Di solito è facilissimo impostare le opzioni giuste, ma potrebbero andare in collisione con altre opzioni. Quindi chiunque voglia darti una mano ha bisogno di saperne di più.
                                Grazie per esserti rivolta a questo forum.

                                in risposta a: problemi nel creare immagine iso in windows #122419
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Davide, Edit di Microsoft serve solo per scrivere puro tersto, ma non serve assolutamente per lavorare con LaTeX. Non è un editor “LaTeX friendly”, come si dice fra utenti di LaTeX.

                                  Gli editro consigliati per gli utenti di windows sono TeXworks e TeXstudio; entrambi permettono di evitare la riga di comando ed entrambi hanno la finestra col codive sorgente e la finestra col documento composto e che è possibile passare con un click di mouse da un punto di una finestra al pounto corrispondente dell’altra;
                                  TeXworks è molto sobrio e sembra disporre di pochi comndai; ma la sua riga con le cose disponibili mostra menù a tendina dove si possono fare molte scelte decisamante utili; TeXstudio ha diverse righe di comandi e menù a tendina, ma ha anche una barra laterale con short cut molto comodi; Tuttte queste righe di menù e di short cut occupano spazio che viene sottratto alla finestra del codice a spese della larghezza di tale finestra. Benché sia più versatile di TeXworks, personalemente preferivo usare TeXorks quando avevo dei problemi di aggiornamento con l’editor del mio Mac. Sono una ventina d’anni che non uso più Windows, ma l’ho usato moltissimo prima di disporre di un Mac. Quei programmi che ti ho suggerito esistevano anche prima di 20 anni fa e oggi sono molto migliorati, non dono affatto obsoleti, anzi progrediscono ad ogni nuova versione.
                                  Se non li trovi sul disco ISO è facilissimo scaricarli dalla rete.

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