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L’errore sta nel fatto che cerchi di modificare l’ \oddsidemargin e l’ \evensidemargin, senza sapere che cosa sono e che cosa rappresentano.Ora @skevin ti ha detto giustamente di usare il pacchetto geometry; segui il suo consiglio.
Ma giusto per chi legge e non capisce perché il tuo codice non funzioni spiego quanto dovrebbe essere scritto sin ogni guida; nella Guida GuIT c’è scritto; c’è scritto anche nella guida tematica Introduzione al page design.
Comunque…
Entrambi i parametri che cerchi di modificare rappresentano i margini sinistri delle pagine dispari e di quelle pari; odd e even si riferiscono al numero della pagina, non ad altro, ma in entrambi i casi non sono il margine interno e quello esterno di una pagina o cose simili.
Inoltre rappresentano quei margini a meno di un pollice, ciò a meno di 72,27pt; diciamo 72 pt per usare cifre tonde: con i tuoi numeri, quindi, il margine sinistro delle pagine dispari risulta ampio 34pt + 72pt = 106pt, cioè 37 mm; non so quanto sia la tua larghezza dello specchio di stampa, a certo questo margine sinistro è piuttosto ampio. Il margine sinistro della pagina pari è ampio 50pt + 72pt = 126pt, cioè circa 44mm.
Allora va bene che il margine esterno della pagina pari sia maggiore del margine interno della pagina dispari; siccome i margini interni ed esterni devono essere uguali ne deduco che la larghezza delle pagina A4, di 210 mm pari a 597 pt, tolti i margini interni ed esterni lascia uno spazio per lo specchio di stampa di 365pt pari a 128mm.
Ma se il tuo specchio di stampa ha la larghezza, data da \texwidth maggiore di quei circa 13 cm che risulta dai calcoli appena fatti, allora entrambi i tuoi specchi sono spostati verso destra.
Conclusione:
1) usa geometry;
2) non scegliere giustezze (\textwidth} troppo ampie;
3) come regola generale non modificare la geometria della pagina, ma se lo vuoi fare devi sapere quello che stai facendo; detto in altri termini, prima di toccare queste cose delicate documentati come si deve, ma senza limitarti ai quattro calcoli che io ho fatto sopra, c bensi cercando di capire a che cosa servano el proporzioni dello specchio di stampa e la sua collocazione sulla pagina. i punti 1) 2) sono irrilevanti rispetto al punto 3), anche se indicano la strada da seguire.Non perché l’ho scritta io, ma ti consiglio vivamente di scaricare dalla sottosezione delle Guide tematiche nella sezione Documentazione di questo sito la guida al disegno della geometria della pagina; è ben lontano dall’essere un mini manuale di tipografia, ma ci sono molte cose che ti potrebbero aiutare a capire il problema.
Inoltr
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Il pacchetto enotez è scritto in linguaggio L3, quindi sono pochi quelli che lo conoscono; io non lo conosco; direi però che se dopo aver caricato quel pacchetto scrivi:
`\DeclareTranslation { Italian } { enotez-title } { }
\DeclareTranslation { Italian } { enotez-splitted-title } { Note~al~~ }`
dovresti risolvere due dei tuoi problemi.Non sono riuscito a trovare nel codice sorgente dove entri quel \quad che vorresti ridurre.
Detto questo, ti pongo una domanda. Le note in qualunque tipo di testo sono utili, ammesso che siano necessarie, se e solo se sono sufficientemente vicine al punto a cui si riferiscono. Non ne abbiamo l’abitudine, ma ritengo che in certi testi potremmo sostituire una gran quantità di citazioni i nota al piede, con le stesse citazioni composte nel margine. Le note esplicative come gli apparati prodotti da eledmac, è meglio che stiano in calce, purché si sia sicuri che non siano troppo numerose o troppo lunghe da finire nella pagina successiva. Ma le note di fine capitolo o di fine libro non servono davvero a niente; certo se te le impongono le devi fare, ma se è una tua scelta, ripensaci; una nota lontana dal punto dove si trova il testo da annotare non viene letta, perché obbliga il lettore a tenere due segni nel testo che sta sfogliando, uno dove sta il testo e uno dove stanno le note: estremamente scomodo.
Ho testi che contengono end notes; nonio personalmente non le ho mai lette per la scomodità della faccenda. Personalmente trovo insensata questa tradizione delle note finali, perché il loro scopo si perde, Naturalmente sono considerazioni personali, che non devono necessariamente essere condivise, ma ci farei un pensierino sopra in ogni caso, magari per concludere a favore delle note terminali, ma ragionarci sopra un attimo non guasta.
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In che formato erano le immagini prima che le convertissi in eps? se erano jpg o png potevi lasciarle stare senza convertirle.Perché, visto che c’eri, non le hai convertite direttamente in pdf? Forse il tuo software di disegno non te lo consentiva?
Bene, ora che il “danno” è fatto, che macchina hai? che sistema operativo hai; che versione del sistema TeX usi (MiKTeX o TeXLive)? quanto sono vecchie queste distribuzioni?
Non so per MiKTeX, che non uso più da 8 anni, ma TeXLive è capace di gestire da solo le figure in formato eps da almeno 5 anni se si attiva una particolare opzione. Da almeno 2 anni TeXLive è capace di gestire le immagini eps senza bisogno di nessuna operazione particolare.
Con una vecchia versione di TeXLive si può attivare questa funzionalità specificando l’opzione -shell-escape nel comando che si può dare a mano dalla finestra comandi`pdflatex -shell-escape miofileda compilare`
Credo che con MiKTeX si possa fare una cosa simile:`pdflatex –enable-write18 miofiledacompilare`.
Ma, ovviamente la cosa migliore è quella di installare una versione moderna e completa di TeXLive anche sulle macchine Windows; sulle macchine Linux conformi alle prescrizioni del consorzio Debian, conviene installare una versione di TeXLive “non conforme” ma perfettamente compatibile, seguendo le istruzioni del documento che trovi in rete texlive-ubuntu.pdf, istruzioni che non vagono solo per il sistema operativo Linux che si chiama Ubuntu, ma anche epr altre versioni.Se nella stessa cartella hai le immagini prima della trasformazione e dopo la trasformazione in formato eps, quando specifichi il nome del file da includere con \includegraphics, scrivi anche l’estensione .eps, che non occorre specificare per le altre estensioni “lecite” ,pdf, ,png, .jpg e .mps.
::alfling” post=92030Sostanzialmente devo fare un semplice elenco di simboli matematici e lettere con indicato di fianco a quale grandezza fisica si riferiscono, ma senza inoltrarmi in definizioni, formule o quant’altro (che metto nel corpo del testo), magari (se possibile) suddividendoli in lettere greche, caratteri latini, simboli matematici, acronimi..
Non voglio fare invece un glossario di definizioni, lo troverei più utile per un libro vero e proprio piuttosto che per una semplice tesi di laurea.Be’, gli acronimi in una lista di simboli sono un po’ perci fur d’acqua.
Per il resto ti suggerirei una longtable, specialmente se di ogni simbolo non dai solo il simbolo, ma la spiegazione e un esempio d’uso. Potrebbero essere tre tabelle una sola longtable con le varie parti separate da appositi filetti orizzontali. A parte i filetti orizzontali mancanti, la tabella sui simboli matematici, che compare nel capitolo 24, tabella 24.8 della Guida GuIT, potrebbe fare al caso tuo.
Come poi tu separi i simboli latini dai simboli greci, dai simboli matematici che usi dipende da te. Non affidarti a glossaries che richiede l’uso di makeindex per mettere in ordine alfabetico le varie voci dell’elenco e specialmente se vuoi usare simboli non latini, perché makeindex non è capace di farlo; potresti usare xindy, ma mi sembra voler ammazzare una zanzara con un cannone.
Se ti crei la tabella lunga o le tabelle separate con tabular e usi l’estensione del pacchetto array per caratterizzare le colonne che contengono testo dalle colonne che contengono solo matematica, la cosa non è difficile; l’uso di queste personalizzazioni e descritto nel capitolo sulle tabelle della stessa Guida GuIT, scaricabile dalla sezione Documentazione di questo sito. Be’, ovviamente è anche descritta nella documentazione dei pacchetti longtable ed array.
::Sì ci sono delle guide mal fatte; si ci sono delle guide troppo lunghe e prolisse (non ultime quelle che scrivo io); è per questo che le leggo sempre in inglese; quando conosco la lingua originale e le guide esistono in lingua originale, le leggo anche in francese, spagnolo e portoghese, perché prefrisco sempre, potendo, non leggere le imprecisioni delle traduzioni.
Non ho mai trovato guide lughe che mi allontanassero dalla lettura anche su argomenti a me totalmente ignoti; ho trovato invece delle guide brevi incomprensibili e se ero veramente interessato alla cosa, mi leggevo il codice TeX piuttosto di sforzarmi di capire l’incomprensibile; ho imparato molto lo stesso (dalla lettura del codice). Comunque hai ragione a dire che la comprensibilità di una guida dipende da chi scrive e da chi legge. ma nel caso di LaTeX e dei suoi pacchetti di estensione, il divario non è tanto fra chi sa e chi non sa, quando dal fatto che il marj up di LaTeX è non solo vastissimo e nessuno lo conosce completamente, ma essendo scritto in un linguaggio che permette di eseguire delle definizioni di altro mark up e questo si è tradotto in circa 2800 pacchetti aggiuntivi al nucleo di LaTeX, sfido a trovare il Pico della Mirandola del caso che conosca il mark up completo ed esteso. Nessuno è in gradi di conoscere tutta questa montagna di cose; tuttavia bisogna sapersi barcamanare con la lettura della documentazione e saper mandare giù l’ostacolo di una lettura difficile.
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Per quanto mi riguarda la compilazione di un glossario di nomenclatura o di una lista di simboli si fanno molto semplicemente con due ambienti di tipo description, che sembrano fatti apposta epr queste cose; si tratta solo, magari, di personalizzarli per l’uso specifico e metterli ciascuno nella sua “appendice” o nella sua “sezione”. Quello che glossaries fa di più è che permette di marcare la definizione di certi nomi composta in modo “informale” nel testo, e riportando nome o simbolo in appositi file da gestire poi con makeindex e file di stile apposito, per avere in più nei rispettivi elenchi anche la pagina in cui è ripetuta quell’indicazione. Non risparmi niente come lavoro, e aggiunge solo il numero di pagina, informazione che io a torto o a ragione considero inutile.Per configurare come si deve l’ambiente description basta usare il pacchetto enumitem, che non serve solo per quello, ma permette di configurare e definire nuovi ambienti di tipo enumerate o itemize, oltre che nuovi ambienti di tipo description. A me sembra la via più semplice e diretta che giunge allo scopo preciso di dare una spiegazione a un nome o a un simbolo.
Quello che ti consiglio di fre è di tenere separati i nomi dai simboli; se devi definire il significato di trictetratomia lo fai in un elenco di nomo, scrivendolo magari in sans serif, e con la spiegazione rientrata come in una normale elencazione descrittiva.
Se devi spiegare un simbolo usato in fisica, in chimica, in tecnologia, e simili, devi fare un’altra lista, composta in modo completamente diverso, magari è preferibile una longtable rispetto a una description, dove il simbolo da spiegare è scritto in modo matematico e la spiegazione può essere sia una frase sia una formula. Se sia meglio una longtable rispetto a una description dipende dal genere di spiegazioni o definizioni che devi dare. Vale la pena di leggere la documentazione di enumitem con texdoc enumitem.
Se vuoi fare anche una lista di acronimi, la puoi fare sia con una terza lista descrittiva, sia mescolandoli alla nomenclatura, visto che gli acronimi spesso vengo pronunciati come singole parole; certo quando parlando o leggendo vedi scritto CNR leggi “ci enne erre”, non leggi per disteso “Consiglio Nazionale delle Ricerche”; e se vedi scritto radar, non sai nemmeno più di che cosa sia l’acronimo (radio detection and ranging), ma pronunci “radar” come se fosse una parola “vera” (di fatto lo è diventato). Quindi mi parrebbe giusto elencarla in una lista di nomi, ma non è certo vietato inserirla in una lista di acronimi.
::illinguista1972″ post=92014
Nuovo aggiornamento.
Il LaTeX Reference Manual commentato raggiunge la versione 2.0 🙂Vi riporto il link pronto da visitare… /wp-content/uploads/joomla-images/doc/GuideGuIT/latexhandbookcommentato.pdf
Non so se augurarvi buona lettura o piuttosto buono studio.
Comunque sia… buon, buona serata ecco.
R.Grazie Claudio 🙂
È possibile sapere il changelog?
Ciao
TommasoTommaso, non ho l’abitudine di segnare in \changes come nei file dtx; se trovo un refuso lo correggo, se ne introduco un altro, non me ne accorgo; se sposto del materiale da una parte all’altra, o se faccio una miriade di piccole aggiunte, non ne tengo nota. se la versione precedente era di circa 135 pagine e questa è di circa 155 ci sarà ben qualcosa di cambiato, visto che non ci sono pagine bianche. Tra l’altro sto scoprendo già degli erroretti che balzano agli occhi solo quando è trascorso un po’ di tempo dall’ultima lettura, e continuo a non tenerne conto. La tua domanda, assolutamente legittima, per testi come questa traduzione commentata o come nell’Arte lasciano un po’ il tempo che trovano, secondo me: se c’è una nuova edizione e ci sono dei cambiamenti radicali forse merita citare questi ultimi, ma se c’è una nuova edizione di un libro e uno è interessato, se lo procura; se fosse solo una ristampa, non ne varrebbe la pena, ma una edizone riveduta e corretta vale sempre la pena, specialmente poi se costa solo un minuto per scaricarlo dalla rete e non costa nemmeno un c€!
Poi si fa fatica a vedere che cosa è cambiato? può darsi, ma il change log farebbe perdere ancora più tempo, almeno a me quando mi capita di scaricare una qualunque edizione riveduta e corretta; Lo sai benissimo: con l’Arte ho spesso inviato i miei elenchi di errori o di cose che ritenevo non azzeccate. secondo il mio parere. Ho sempre riletto tutto dalla prima di copertina alla fine del documento per fare un lavoro decente; ogni volta ho imparato qualcosa di nuovo, anche solo per domandare o dire Tutto ciò mi ha sempre aiutato moltissimo. a me stesso: ma questo è giusto? ma davvero si potrebbe fare così? Accipicchia, ma guarda che bella idea!
::pbiffis” post=92017
Pensavo di orientare gli studenti verso Latex, obiettivo che perseguo da anni con scarso successo, avvalendomi di classicthesis, ma non sapevo di infilarmi in un ginepraio; ovviamente mi sono fidato della versione di Pantieri e non sono andato a leggere il doc che mi hai consigliato. Ho cercato di installare il pacchetto ma la mia TeXLive2013 mi segnala che è già stato installato anche se poi non lo vede.
Quello che dici mi stupisce; se hai seguito i consigli che si danno qui sul forum, sai che viene sempre consigliato di installare TeXLive nella versione completa ed aggiornata. sia che tu sia su Windows, sia sul Mac (facilissimo, perché la versione per Mac di TeXLive si chiama MacTeX e si installa sempre completa; inoltre ha una bella interfaccia grafica per l’aggiornamento che si chiama TeX Live Utility.app); sia si Linux e per gli utenti Linux il documento texlive-ubuntu.pdf che ha scritto Enrico si trova facilmente in rete; non serve solo per Ubuntu, ma per tutte le versioni Linux/Debian.
Bene; tutte le verisoni di TeXLive, hanno un TeXLive Manager che si attiva con l’apposita app sul Mac, ma che si attiva in Windows e in Linux con tlmgr –gui, comando che va dato in una finestra comandi; Questo Manager può essere usato anche quotidianamente (ma settimanalmente basta) e aggiorna e installa tutto quello che si vuole e lascia il computer pronto per usare tutto, assolutamente tutto; non è che questo lo vede e quello non lo vede. Se la cosa programma, classe, pacchetto, script viene installata da tlmgr, viene sempre instalalta correttamente e in modo da essere veduta. Se uno prova ad installare a mano è quasi certo che finisce per combinare qualcosa che non va.
Quindi non provare mai a installare qualcosa a mano; serviti sempre di tlmgr o TeXLive Utility.
Ciao
Claudio
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Non ho letto il file tex che hai allegato, perché mi pareva che ti avessero già dato molti consigli.Ora permettimi di dirti qualcosa che non hanno detto gli altri.
Non entro in merito al fatto che tu usi ClassicThesis, che è uno dei pacchetti più “criticati” qui sil forum; ricordo delle discussioni lunghissime sul fatto che ci volesse o non ci volesse il pacchetto classichethis-ldpkg. Io credo di averlo usato solo una volta per dare una mano a un laureando che non riusciva a usarlo ben; e o docuto modificare alcuni comandi di scrreprt per adattarlo alle sue esigenze motivate e rese necessarie dalle richieste delle sau università.
Supponiamo che tu ti sia documentato a questo proposito, ma non vado nemmeno a leggere la documentazione in merito, perché penso (e spero) che tu l’abbia già fatto aprendo una finestra comandi, scrivendoci dentro texdoc classicthesis, poi premendo il tasto invio, e poi leggendo quello che ti appare sullo schermo; l’hai fatto, vero?
Vedo cdunque che carichi i pacchetti seguenti:
1) varioref; alcuni lo ritengono utile, altri un po’ meno, ma l’avrai certamente caricato a ragion veduta.
2) booktabs: utilissimo ma va usato assolutamente senza mettere filetti verticali nelle tabelle.
3) geometry: ho il sospetto che sia già stato caricato da classicthesis. controlla.
3a) se usi \geometry per cambiare il layout della pagina, cosa che l’autore di ClassicThes priobisce strenuamente, anche se non lo impdisce, rovini tutta la bellezza del risultato.
4) guit: sie sicuro che in una tesi per Ca’ Foscari serva davvero? Cero non è vietato usarlo, ma anche lui carica graphics, e quindi potrebbero sal tar fuori degli errori “Option clash”.
5)cclicenses: OK
6)pstriks: mmmm…; questo ti obbliga a compilare con latex invece che con pdflatex; quindi ti obbliga poi a eseguire trasformazioni varie del risultato per arrivare alal forma finale in formato PDF; forse ti basta fermarti allo stadio di trasformare il fileDVI prodotto da latex in un file PS ottenuto trasformandolo con dvips. Ma Certamante perdi qualche funzionalità, visto che il formato DVI non può contenere alcune cose, e quindi le trasformazioni eseguibili non possono inserire informazioni che non ci sono nel file da trasformare. Il pacchetto TikZ è compatibile con il compilatore pdflatex; credo che @cfiandra, consigliandoti changes, implicitamente ti fornisse la stessa informazione/
7) fancyhdr: se lo usi, cambi il look di classicthesis, e l’autore non lo vuolo. Inoltre \scritpsize per il corpo delle testatine è ridicolmente piccolo, ed equivale a testatine illeggibili.
7a) le impostazioni di fancyhdr sono piuttosto insolite; di \scriptsize ho già detto; poi la testatina alta (\headheight} 0.5pt, cio`circa un sesto di millimetro è semplicemente ridicola.
8 ) alltt: sei sicuro che ti serva” io in circa trent’anni che uso il sistema TeX non ne ho mai sentito il bisogno.
9) indentfirst: OK
10) graphics: già caricato almeno dal pacchetto guit.
11) pstriks: già caricato; i commenti li ho scritti al punto6).
12) footnote: la documentazione afferma che:”This package provides some commands for handling footnotes slightly better than LATEX usually does; there are several commands and environments (notably \parbox, minipage and tabular1) which ‘trap’ footnotes so that they can’t escape and appear at the bottom of the page.” LaTeX, anche quando era in versione 2.09 era capace di fare quelle cose senza bisogno di ricorrere a pacchetti aggiuntivi; questo poi non è più aggiornato dal 1997, cioè da 17 anni; o è talmente perfetto, che non ha bisogno di revisioni, o rimane per compatibilità col passato al fine di rendere compilabili vecchi documenti. Inoltre abbbiamo detto qui sul forum diverse volte che ne note nelle figure e nelle tabelel non si mettono, sia perché sono oggetti flottanti, sia perché, all’occorrenza possono essere messe nelle rispettive didascalie, ricorrendo all’uso dell’argomento facoltativo del comando \caption, che accetta una didascalia breve (per la lista delel figure o tabelle) e una didascalia lunga che può contenere quello che si vuole.
13) hyperref: sei sicuro che non sia già stato caricato dalla classe o da classicthesis? Prova a toglierne la chiamata ma lascia \hypersetup; se ti da errore allora caricalo pure; ma sposta entrambi i comandi alla fine del preambolo.
14) fncychap: a tutti coloro che hanno caricato questo pacchetto, sia pure con l’opzione normal, abbiamo sempre consigliato di astenersene. Se vuoi personalizzare lo stile dei capitolo usa pacchetti appropriati, ricordando che l’autore di classicthesis non vuole che si apportino modifiche al suo book design.
15) makeidx; oggi si usa imakeidx che compone l’indice analitico in simultanea con il documento. Ma sei sicuro che la tua tesi abbia bisogno di un indice analitico?Poi cominci il documento.
16) i bookmark servono per qualcosa di difficile da trovare, non per la prima pagina di un documento; non è vietato usarlo, ma…
17) Ch.mo Prof.: Ch.mo non si usa più da un pezzo, ma se proprio lo vuoi usare, il successivo appellativo Prof. va minuscolo. Il tutto, però va nella stessa riga del nome in grassetto.
18) Laureando/a: sappia bene se Desiré è maschile o femminile: perché sei incerto?
19) anche il pdfbookmark mi sembra del tutto sprecato.
20) \frontmatter è al posto sbagliato esso deve stare appena dopo \begin{document}, perché la numerazione dele pagine ricomincia da 1 (o da i con i numeri romani), mentre anche il frontespizio e l’indice fanno parte della front matter, anche se le rispettive pagine eventualmente no riportano il numero della pagina o in calce o nella testatina.
21) mmm…; hai un file che contiene i capitoli della tesi: un file che contiene le tabelle e le figure? scherziamo? Poi un file che contiene la miscellanea; cosa sarebbe questa miscellanea?
22) e le conclusioni della tesi nella backmatter? schrziamo?
23) Quel pezzo di codica per rendere completamente bianca la pagina pari eventualmente appesa alla fine di un capitolo che termina con una pagina dispari lì dove l’hai messo, cioè alla fine del documento, non serve assolutamente a niente; a quel punto ormai è troppo tardi, se doveva servire a qualcosa doveva stare nel preambolo; ti risprmi ogni fastidio se nel preambolo carichi il pacchetto emptypage che fa le stesse cose e le fa meglio.
24) \maetitle alla fine del documento? a cosa serve il titolo come ultima pagina?
25) l’impostazione del contatore tocdepth al valore 4, messo lì in fondo quando le informazioni per comporre l’indice generale (TOC: table of contents) sono già state raccolte e scritte nei file ausiliari non serve a granché, anzi a niente. Se prprio vuoi lo metti nel preambolo, oppure subito dopo \begin{document}, ma… sei sicuro che vuoi avere un indice generale che assomigli ad un elenco telefonico? il valore 4 significa che l’ultimo comando di sezionamento che metti nell’indice è il capoverso con titolino (quello prodotto con il comando di sezionamento \paragra[h, tanto epr intenederci: i numeri che si mettono in quel contatore rappresentano il livelli dei comandi di sezionamento e vengono posti nell’indice tutti i titoli dei comandi di sezionamento file al livello corrispondente a quel numero:Livello comando significato in italiano
-1 \part parte
0 \chapter capitolo
1 \section paragrafo
2 \subsection sottoparagrafo
3 \subsubsection sotto sottoparagrafo
4 \paragraph capoverso
5 \subparagraph commaTutto ciò è spiegato in qualunque guida; ti sto svelando dei segreti di Pulcinella visto che tutto ciò è spiegato dalla guide che questo sito mette a disposizione dei suoi frequentatori nella sezione Documentazione e nelle sue sottosezioni; ti suggerisco L’Arte di scrivere con LaTeX e il LaTeX Reference Manual commentato
e tradotto in italiano; anzi, di quest’ultima guida tematica è stata presentata propio ieri una nuova edizione arricchita di altri commenti.Se le personalizzazione che vuoi fare non sono fattibili sulla versione di ClassicThesis, ritorna a book (e non a scrbook), ma sta attento ai pacchetti che carichi, perché li carichi, e a non commettere gli errori che ti ho segnalato, decidendo in anticipo se ti servono la funzionalità di pdflatex (e quinidi senza usare pstriks) oppure se ne puoi fare a meno (e quindi usando pstriks). Io ti sconsiglio di usare pstriks, ma è solo un consiglio dovuto a preferenze personali, perché io preferisco disporre della piena potenza del linguaggio PDF originale.
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Il punto 1 si risolverebbe meglio se componessi gli indici con lo stile di pagina plain; tuttavia TesiModerna è così e credo che Lorenzo non apprezzi modifiche a questo stile. Ma tu puoi correggere quell’intestazione nelle testatine di destra, che conserva le intestazioni dell’ultimo capitolo che hai scritto, cioè l’Elenco delle tabelle,. quindi devi azzerare quell’informazione; perciò nel file che contiene l’Introduzione prima di ‘chaper inserisci [tt]\markright{}[/tt]; questo dovrebbe svuotarti il mark di destra, quindi la prima pagina dispari(quindi la terza pagina del capitolo Introduzione} avrà la testatina vuota. Allora, se non ti piace (a me non piace} dopo il comando \chapter{Introduzione} inserisci il comando \markright{Introduzione} o qualunque altra frase che ti permetta di replicare la testina di sinistra, quella della seconda pagina del capitolo introduzione.Variante; per evitare queste cose ricorrenti almeno nelle classi non standard sarebbe desiderabile che gli autori ridefinissero \mainmatter, oppure ridefinissero \chapter (meglio) in modo che azzeri la testatina di destra, e, ancor meglio, inserisca anche a destra il titolo del capitolo; ala prima sezione che viene composta quel mark viene aggiornato e tutto funziona a dovere. In un capitolo come l’introduzione, che di solito non è strutturato in sezioni, la cosa che propongo aggiusterebbe le testatine e non nuocerebbe ai capitoli “normali” ben strutturati.
Il secondo punto, quello relativo allo spazio sopra l’intestazione del capitolo (e sotto al testaina? ma la prima pagina di un capitolo non ha mai avuto una testatina, è sempre stata composta in stile plain o addirittura in stile empty) non c’è niente da fare (o meglio…); se non ti piace cambi classe. Chi scrive classi per tesi, epr libri per documenti di ogni genere, ha piacere che lo stile che ha creato sia mantenuto senza correzioni e modifiche; l’ho fatto io, l’ha fatto Lorenzo, l’ha fatto Ivan, l’ha fatto Francesco,… insomma di classi per tesi ce ne sono tante, perché uno si prende la briga di scriverne un’altra; perché deve affrontare un problema o delle prescrizioni particolari; se uno non ha lo stesso problema o le stesse prescrizioni, usa un’altra classe. Non ti pare? 🙂
Non prendertela; ho solo cercato di spiegare perché quello che chiedi, pur essendo possibile, sarebbe sgradito a chi ha disegnato quella classe o quel pacchetto.
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A parte aggiustare al bibliografia, le note quando si scrive in francese devono avere il punto. quello è lo sitle delle note così come le vedo descritte nel manuale de l’Imprimerie Francaise. Ecco le norme dell’Imprimerie Nationale:Numérotage
Notes et renvois se numéroten a la suite soit pour page, soit par chapitre, soit encore par volume.
Le numéro del la note:
— reflète l’apel de note (toutefois, le chifre supérieur est remplacé, pour une meilleure lisibilité, par un chifre di corps suivi d’un point);
— n’est jamais accompagné d’un point s’il est «supérieur» ou entre prent“eses;
— se place immédiatement après le bland regulier d’alinéa… et y reste, même s’il introduit un titre centré ou un verse «renforcé»;– hormis ce cas, est toujours suivi d’un demi-cadratin.Se ben ricordo il demi-cadratin rappresenta quello che LaTeX chiama \enspace, o 0.5em.
Che piaccia o non piaccia queste sono le regole francesi.
Volendo si può mantenere anche nel richiamo nel numero di nota la composizione a esponente, e quindi non ci si mette il punto, lo si mettette dopo il solito rientro del capoverso, e lo si stacca dal testo con uno spazio di 0.5em (che poi, sostanzialmente è uno spazio fisso, ma è praticamanete uguale allo spazio interpaola quando il testo non è terribilmente stretto.
12 Febbraio 2014 alle 17:12 in risposta a: Due A5 in A4 Fronte retro e con impilamento diverso pagine! #92373::
Dipende da come la copisteria “cuce” i fogli, se con filo o graffette, oppure tagliando il dorso bne rifilato con una taglierina seria da legatoria e incollando il tutto.Nel primo caso puoi fare delle segnature anche di 5 fogli che contengono fronte/retro 20 pagine già impaginate giuste in modo che prendi il blocchetto dei cinque fogli A4, li pieghi a metà, e hai il formato A5, ma le pagine son già in ordine: dietro alla pagina 1, c’è la paigna 2, ma a sinistra della paigna 1, sulla stessa facciata del foglio A4 c’è la paigna 20; questo si può fare sia con pdfpages (che preferisco) sia con booklet.
Se invece tagli e incolli puoi fare così come per le segnature da 20 facciate, ma forse è più comdo fare delle segnaure da quatro facciate, piegarle tutte a meta, impilarle e tagliare tutte le costole in un colpo solo. Puoi continuare a farlo ma con pdfpages (e probabilmente anche con booklet) devi specificare che la segnaura ha 4 facciate invece di 20.
Davvero vuoi fare una tesi di formato così piccolo? Il fomarto A4 forse è grande; il fomrato B5 andrebbe benissimo; nel formato A5 devi stare attento a non ottenerlo per riduzione ottica del formato A4, altrimenti il copro 10 diventa un corpo 7 e il tutto diventa praticamante illeggibile senza una lente di ingrandimento; quindi per fare il tutto in A5 devi davvero comporlo specificando qel formato sia a pdflatex, sia, attento, al compilatore pPDF., altrimenti pdfLaTeX ti stampa la paigna A5 su una pagina vistuale A4, che è quella di default.
Non so se usi geometry, casomai usalo anche fosse soltanto per specificargli l’opzione a5paper, che quel pacchetto passa anche al compilatore PDF.
::Stasy” post=91970Salve,
sono nuovo sul pianeta Latex, ma pian piano spero di imparare meglio. Su consiglio degli utenti di Guitex sto usufruendo di Texworks. Per capirci qualcosa ho sbirciato la pagina di Wikipedia che spiego cos’è Latex: http://it.wikipedia.org/wiki/LaTeX .
Qui è pubblicato un codice esemplare con il quale sto facendo qualche prova iniziale per muovere i primi passi, con l’aiuto di alcune guide sul web.Ma… se applico questo codice: \documentclass[a4paper,12pt]{article} il PDF viene normalmente pubblicato.
Se invece scrivo \documentclass[a4paper,12pt]{koma-script} mi da errore! Eppure è una classe che ho installato con MiikTek 2.9! Questo vale anche per alcune ulteriori classi di documento.Come mai non viene riconosciuta questa classe documento? Dov’è il mio errore?
Grazie.
Se però non vai in giro per il Web, a vai nella sezione Documentazione di questo sito trovi tutto quello che ti occorre, per esempio la guida L’Arte di scrivere con LaTeX che è certamente meglio della pagina Wiki. Non devi leggerla tutta all’inizio, ma devi sapre che cosa contiene almeno i titoli dei capitoli per poter poi trovare più rapidamente quel che ti serve per i particolari compiti che via via dovrai affrontare. Poi ci sono molte guide tematiche. Poi c’è la conoscenza del tuo PC: se infatti avessi saputo che i file di classe hanno l’estensione .cls,, se avessi usato la funzione Cerca del tuo sistema operativo e avessi specificato di cercare koma-script.cls, il sistema ti avrebbe scandito tutto il disco per poi concludere che quel file non esiste; quindi avresti capito da solo che quello non è il nome di una classe; non te ne faccio colpa, visto che sei agli inizi, ma il trucco di usare Cerca ti permette di evitare tue perdite di tempo in moltissime circostanze, non solo in merito a LaTeX.
Leggi la documentazione e, per tua curiosità, leggi la frase di Leonardo da Vinci che uso sotto la mia firma.
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