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Se ti riferisci al fatto di darci del tu, qui lo facciamo tutti sul forum; gli utenti del forum sono tutti uguali; al massimo possono esserci diversità di competenze, ma tutti aumentiamo le nostre competenza man mano che “cresciamo”; solo alla mia età le competenze cominciano a diminuire…:sad:
18 Febbraio 2021 alle 16:32 in risposta a: [Risolto] Affiancare ad una tabella larga due immagini (landscape) #119606::
Benvenuto nel forum.Non so dove tu abbia trovato i comandi \landscape e \endlandscape; potrebero essere i comandi interni di un ambiente [tt]landscape[/tt], ma non conosco tutti i pacchetti che mettono in posizione panoramica qualcosa; qualche pacchetto ha la proprietà di girare la pagina di 90°, in modo che il visualizzatore PDF interpreta i comandi e mostra a schermo la pagina girata; non li ho mai usati, perché se non si dispone di stampanti adatte, possono succedere pasticci tali da rimpiangere qualla soluzione.
So che se si vuole girare una tabella con la sua didascalia di 90°, si usa il pacchetto lscape. Penso che mettere altra roba dentro l’ambiente che gira la tabella sia possibile; non ho mai provato, perché quandomi trovo in queste situazioni, preferisco riprogettare la tabella; di solito scambiare le righe con le colonne risolve il problema delle grandi tabelle; non sempre, s’intende, ma spesso succede.
Non so se hai notato che nella sezione Documentazione di questo forum c’è una guida tematica intitolata Tabelle. Potrebbe esserti utile.
Certamante l’opzione di allineamento [h] per minipage è una cosa sbagliata, perché minipage non accetta quel descrittore.
Nello stesso modo gli ambienti figure e tabledentro un ambiente landscape, che di per sé impegna un’intera pagina, è fuori luogo, ma può servire per ottenere che il titolino della didascalia sia corretto; con lscape non mi sembra che non sia necessario ricorrere all’ambiente figure o all’ambiente table.
Tuttavia devi leggerne la documentazione: texdoc lscape è il comando da dare dalla finestra comandi del tuo calcolatore.Ricorda inoltre quello che sta scritto qui sotto in rosso; senza Esempio Minimo Compilabile è difficile dare consigli senza vedere un minimo del resto che tu usi cominciando da \documentclass e finendo con \end{document}.
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Attualmente la versione di TOPtesi in TeX Live è la 6.4.06 — 2020-09-06; quindi direi che sia il caso di aggiornare. Usi direttamente TeX Live, o lo hai installato tramite MacTeX, Con MacTeX viene istallato, o meglio, viene detto come installare, l’app che si chiama TeX Live Utility.app, comodissima per mantenere aggiornata l’installazione di TeXLive.
Mi fa un certo effetto vedere il numero di matricola a sei cifre; il mio era a quattro cifre; mi da un’idea di quanto tempio sia passato da quando mi sono immatricolato. 🙂
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Grazie Matteo, sono riuscito a scaricarlo dal link che hai mandato.
Forse io non avevo notato niente di strano perché fino ad oggi avevo la versione 0.6.3 che apparentemente non aveva problemi.
Inoltre, lo confesso: sul Mac, TeXShop va talmente bene che uso un altro paio di editor solo per assistere gli OT di questo forum. Per lavorare sui miei documenti uso esclusivamente TeXShop.
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Grazie dell’informazione.
La versione per Mac a cui alludi non è ancora scaricabile se non tramite una linea di comando dal significato per me misterioso.Ma mi stupisce il fatto che dicevi che TeXworks non lavorasse se non con la versione 0.7.0; io ho una versione 0.6.3 e mi dunziona benissimo con Big Sur. o almeno, io non ho incontrato nessun malfunzionamento. Ora ho scaricato la versione 0.6.5, l’ultima scaricanile in modo semplice, tramito il solito file dmg, e mi aggiorno con questo, giusto per il piacere di farlo, ma non per necessità. La versione 0.6.5 è della fine del 2010, quando Big Sur era già in circolazione da almeno un anno.
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Tiro un orecchio a me e un orecchio a te.:)1) A me. Ti ho citato il comando a memoria, sebbene avessi appena aperto la pagina 139 che ti ho indicato. Chiedo scusa. Cercherò di evitare di dare risposte sul forum quando, passata mezzanotte, non sono più tanto attento.
2) A te. Ti ho dato l’indicazione di una pagina precisa che tu non hai letto: se l’avessi letta, ti saresti accorto del mio errore e non avresti usato il mio comando errato, senza, almeno, chiederti perché nella pagina 139 non si menzionava affatto il mio comando.
Ora avrai visto che il comando giusto è \NomeElaborato, ma se non leggi la documentazione, rischi che anche questo non funzioni.
Per altro, torno al logo del Poli: nella documentazione di toptesi-it, c’è scritto chiaramente che se il nome dell’ateneo è già contenuto nel logo (come lo è nel logo ufficiale del PoliTO, non bisogna usare il comando \ateneo, né col logo nella parte alta del frontespizio, né nella parte bassa.
Non vorrai mica farmi credere che sei tanto novizio di LaTeX non sai che la documentazione di ogni pacchetto si legge direttamente, senza andare in rete?
Basta aprire un terminale/prompt dei comandi/ finestra comandi/xterm/console, comunque si chiami con il tuo sistema operativo; ci scrivi dentro texdoc toptesi-it (tanto per fare un esempio, ma al posto di toptesi-it, puoi scrivere il nome di qualunque altro pacchetto per leggerne la documentazione); poi premi il tasto Invio/Enter/Return, comunque si chiami sulla tua tastiera; con questa semple operazione mandi in esecuzione il comando, e ti si apre la finestra del programma di default del tuo sistema operativo che ti mostra il contenuto del file in modo leggibile e spesso dotato di hyperlink, cliccando sui quali passi da una parte all’altra del documento, in modo che la ricerca delle informazioni che ti servono diventa molto più facile.Se invece ti servi di Overleaf, il sito per lavorare con LaTeX, senza dover caricare nulla sul tuo elaboratore, devi accontentarti di quello che ti offre quel servizio, cioè spesso pacchetti datati o incompleti; sarebbe una tua scelta a causa della quale qui sul forum puoi avere pochi aiuti, perché quasi tutti noi preferiamo impegnare un po’ i nostri dischi fissi, ma possiamo tenerci aggiornati quasi quotidianamente (con TeX Live, non con MiKTeX il cui unico curatore fa quel che può per mantenerlo aggiornabile abbastanza spesso, ma gli occorrono spesso un paio di mesi per farlo). Tieni presente che il sistema TeX consiste in un insieme modulare di circa 150.000 moduli; io aggiorno circa ad ogni settimana, e ogni volta ci trovo alcune decine di pacchetti aggiornati e una mezza dozzina di pacchetti nuovi. Né MiKTeX né Overlieaf riescono ad essere così aggiornati come può farlo ogni utente di TeX Live. TeX Live è la sorgente principale da cui tragono le informazioni i curatori delle altre distribuzioni o degli altri servizi pubblici; è gratuita; è disponibile per i tre principali sistemi operativi: Windows, Mac, Linux; ha il solo difetto di occupare più o meno 5 gibibyte (pignoleria: gibi non è un errore, ma indica la terza potenza di 2^{10}= 1024, e non la terza potenza di 1000) sul disco fisso, ma con i calcolatori di oggi non è un vero problema.
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Benvenuto nel forum.1) La prima cosa da fare è leggere la documentazione toptesi-it.pdf che fa già parte della distribuzione del sistema TeX completa ed aggiornata. L’ultima versione disponibile è la 6.4.06 del 2020-09-06. Se stai usando una versione precedente, aggiorna la tua installazione.
Nella pagine 139 c’è scritto come fare. Il comando da usare è \NomeCorsoDiLaurea; dettagli in quella pagina.
2) Il logo rettangolare viene fornito agli studenti dalla segreteria se lo si chiede, TopTesi non può distribuire se non loghi finti. Quindi stai molto attento di poter usare il logo con logotipo richiesto dal Poli, in una versione che sia usabile per il frontespizio delle tesi. Io non posso fornirlo, non ne sono autorizzato. Solo il Poli può fornirlo in modo legale con le necessarie clausole di uso corretto.
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@Stasy, siccome sei nuovo al sistema TeX, prendi familiarità con il sistema TeX, oltre che con Linux MX.b) prendere familiarità con Linux di qualunque varietà, richede sempre tempo, perché sembra che ne esistanocirca 200 varietà, forse di più; ora io no uso più Linux e, pur essendo convinto del free software, non sono rimasto convinto dai due o tre diversi sistemi Linux che ho usato in un assato non tanto recente; in particolare proprio dal numero enorme di varianti per le quali si presentano sempre in problemi che stai incontrando tu. Per giunta, avendo avuto occasione molti anni fa di usare un Mac con il sistema operativo Mac OSX (UNIX like), ho capito quanto fosse importante l’interfaccia grafica, non tanto per i colori e le forme, quanto dal dialogo che offre, e dai controlli che esegue e dai messaggio che ricevi quando fai un errore. Nemmeno il Mac OSX è perfetto e inoltre paghi un Mac tre o quattro volte quello che consta un normale PC su cui sia già installato uno dei Linux o nel quale esegui un’installazione locale come la tua variante MX. Certo il costo è uno svantaggio non da poco, ma visto che non sono più un giovanotto, preferisco avere una macchina più user-friendly. Certo anche Linux diventa user-friendly se ti ci alleni con sufficiente impegno, ma alla mia età queste doti mi mancano.
a) Prendere familiarità con il sistema TeX richede di capire che TeX fornisce un certo numero di compilatori; programmi che prendono in entrata certi tipi di file e li trasformano in altri tipi; tipicamente prendono un file con estensione .tex (e ovviamente scritto in una lingua che sia capace di interpretare, come il linguaggio LaTeX) e lo trasformano un un altro file, per esempio in formato .pdf, che contiene il documento composto in qualità tipografica. Te lo spiego, perché il tuo ultimo messaggio dove dici di aver dato il comando [tt]pdflatex
.tex[/tt] non ti ha dato nessun risultato e il tuo commento Immagino che al posto di debba inserire un comando che ne generi uno nuovo mi fa capire che o ti sei espresso male, o non sai che non è compito di pdflatex quello di creare unnuovo. Il file .tex su cui pdflatex può lavorare deve essere già esistente nella cartella che stai usando quando lavori con la finestra comandi, ed è compito dell’editor (TeXstudio, Texmaker, o altro editor) quello di crearne uno; pdflatex lavorandoci sopra , produce in uscita un alrofile in un altroformato, .pdf, che contiene il documento composto tipograficamente. «TeX non è Word», come sta scritto nella guida L’Arte di scrivere con LaTeX. Quidi questi due momenti (editing del file sorgente in formato .tex e la compilazione di pdflatex per interpretare quanto si trova scritto in modo testuale in formato .tex, al finde di produrre in uscita il documento composto, generalmente in formato .pdf.
In tuta la documentazione distribuita con il sistema TeX, insieme agli altri file che formano un sistema di più di 150.000 file, con la scrittura
, usa una forma della sintassi dei programmi del sistema TeX per distinguere le istruzioni dalle informazioni che l’utente deve scrivere al posto di , parentesi uncinate comprese (in codice ASCII, si indicano con < >; ma i testi pdf che formano la documentazione usano i simboli〈 〉che si chiamano parentesi uncinate). Scusami se ho ripetuto fino alla nausea questi concetti; ma leggendo il tuo ultimo messaggio ho avuto al sensazione di poterti essere utile spiegandoti queste cose.
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Non devi caricare nessun pacchetto, ma ti basta specificare la codifica T1 per i font; i comupermodern hanno solola codifica OT1, quindi non possono venire caricati in quel modo; semplicemente non caricare i Lain Modern.
Per quanto riguarda fix-cm, ti confesso di nonaverlomai usato e non ne sento la necessità, perché uso sempre i Latin Modern, e non uso mai il cirillico; l’unica volta che l’ho usato, per comporrre una breve frase come la tua, ho composto la breve frase conun file dove usavo solo il pacchetto cyrillic e la classe standalone, salvano il file in PDF; il risultato è un iccolissimo file che contiene la sola frase smarginata; Poi sono tornato al mio documento principale, dove compongo solo in italiano usando i font Latin Modern. e al momento giussto ho incluso il file della frase con \includegraphics.
In questo modo ho evitato tutti i problemi che ascono con le codifiche T2A, T2B, T2C del cirillico perché i font usati, che vanno bene per chi scrive prevalentemente in russo, contengono ilminimo di caratteri latini per inserire qualche nome proprio occidentale in lettere latine. Si presenta lo stesso problema che danno i font Computer Modern codificati OT1, quelli che usa ancora il papà di TeX, che non contengonole lettere accentate, ma gi accenti sono sovrapposti alle letere ramite opportune macor; ~uesto avviene solo al momento di spedire ciascuna pagina composta al file di uscita, quindi dopo aver composto i singoli capoversi e, quindi dopo aver introdotto le cesure in fin di riga dove fosse stato necessario dividere delle parole in sillabe. bene, o meglio, male! le macro per sovrapporre gli accenti sono ancora presenti nelle srtinghe di carattri che formano le parole da dividere in sillabe, e l’algoritmo di cesura del sistema TeX fa cilecca; in itallano i danni sono limitati, ma in francese succede un disastro. Non è che io scriva in francese spesso, ma mi capita e quindi per evitare i disastri prodotti dalla frequenza e varietà degli accenti francesi, evito accuratamente di usare in font Compuer Modern e qualunque altro font con le stesse limitazioni.Ovviamente con i font OpenType che si possono usare solo con XeLaTeX e LuaLaTeX, questi problemi sono totalmente assenti. Ecco perché @samiel ti suggerisce di usare LuaLaTeX che ha solo vantaggi rispetto a pdfLaTeX; bisogn farci solo l’abitudine, perché gestisce i font in modo suo particolare, e ogni volta che si aggiorna l’installazione del sistema TeX, ci mette un po a ricustruire la sua “cache” dei font, durante la quale operazione dà l’idea che il calcolatore si sia inchiodato. Bisogna avere fiducia, perché passato quel minuto o poco più di strano silenzio senza che cambi nulla nemmeno nella finestra della console/xterm/finestra comandi, la compilazione riprende normalmente. e tutto procede come deve procedere, forse un filino meno velocemente di quello che succede con pdfLaTeX, o forse è solo una mia sensazione di lentezza leggermente maggiore (in fondo che importa sapere che compilare un dato documento complesso richiede 10 secondi con pdfLaTeX, e che con LuaLaTeX richiede 11 secondi…)
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A me il codice che ti ha dato Ivan funziona benissimo.
Tieni presente che da un pio d’anni la codifica di default dei file sorgente .tex è la codifica utf8; l’editor col quale lavori deve quindi salvare con quella codifica; imposta l’editor in modo che funzioni come si deve.
Non ho la certezza di quello che ti ho deto, perché appunto non sto usando lo stesso software che stai usando tu; ma le parentesi uncinate della prima riga sono caratteri assenti da ogni alrta codifica tipo latin1, latin9, e simili. i segni di maggiore e minore invece lo sono e quelli non dovrebbero darti problemi.
In ogni caso vale la pena che tu controlli quello che ti ho detto a proposito delle codifiche.
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È una cosa difficile da fare, anche perché bisogna prendere delle decisioni preliminari; Il pacchetto todonotes potrrebbe essere un punto di partenza, ma bisogna che decidi come chiamare questi blocchi di testo evidenziate; se non altro per definire come si chiama e cosa fa il coando \listof…
Probabilmente devi numerare questi oggetti evidenziati con un loro contatore; Sicuramente devi preparare un ambient la la lista di questi oggetti che potrebbe avere un layout diverso da quello degli indici generali, e dalle list of figure e dalle list of tables; devi decidere quale titolo dare a queste liste; e via di questo passo,
Forse potresti trattare questi oggetti come paricolari oggetti degni di un glossario o di una nomenclatura; so che il pacchetto glossaried permette di creare nuovi elenchi di cose particolari , per giunta ipercollegate con opportuni “anchor” e ‘target”.Come vedi ci sarebbero diversi approcci e il mio elenco è decisamente riduttivo. Ma questo chiarisce anche che non hai spiegato bene che cosa vuoi fare e a che cosa ti serva farlo.
Credo che sarebbe un task molto delicato per chiunque, per me di sicuro, e quando in passato mi sono venture in mete idee di questo tipo,ho cercato di lavorarci su un po’ ma di solito ho gettato la spugna e ora evito di creare delle cose complicate di questo genere, che, te lo confesso, a me sembrano acrobazie inutili.Sapendo a cosa ti servono, potrei capire meglio e rivedere questo mio giudizio. MA conoscendo lo scopo, potrebbero venirmi in mente altre cose.
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Benvenuto nel forumNon è facile affiancare testo e immagini; wrapfig è una soluzione molto fragile e spesso no in grado di soddisfare l desideri del compositore. Ci si tribola quanto si vuole e magari anche di più. Prezioso con testo semplice, ma giè un’interruzione/sospensione del caporverso per inserire della matematica fuori testo (in display) manda in crisi il delicato algoritmo di wrapfig.
Secondo me la cosa migliore da fare sarebbe quella di “giocare con le scatole”; L’Arte e LaTeXpedia ne parlano poco o niente per scelta dell’autore. Ha ragione, perché si tratta di acrobazie spesso inutili, ma talvolta, come nel tuo caso, io non vedrei altre soluzioni.Cerco di spiegarti il procediento, perché riprendere la coa dal tu EMC, con figure eseguite con TikZ che non sono di sicuro le tue figure, vuol dire trovare una soluzione per l’EMC, ma non spiegare la “teoria” che c’è sotto.
Allora, fra le guide tematiche di questo forum c’è Il LaTeX Reference Manual commentato che ti suggerisco di scaricare e di tenere sempre a portata di mouse; sono 188 pagine (un’enormità) dove ho tradotto a modo mio il manuale di Leslie Lamport, e dove ho aggiunto i miei commenti, giustio sbagliati che siano, ma che derivano dai miei oltre 30 anni di us di LaTeX. Si possono prendere con le molle, ma permetono di guardare a quelllo che ci sta sotto il confano del motore di composizione con un occhio diverso.
Finito il pistolotto, veniamo al dunque. Tutto il sistema TeX è basato sul concetto di scatola, dal singolo carattere, alle parole, alle righe, ai capoversie, eccetera. Quindi capirle e saperle usare non guasta per niente. Per il tuo caso i mi rivolgerei alla scatola formata dlal’ambiente minipage; Cominci a creare una minipage non rientrata e larga [tt]\textwidth[/tt]; in questo modo quello che ci metti dentro resta compatto e non si spezza per un salto pagina; dentro questa scatola metti altre due minpage non necessariamente della stessa larghezza, ma la cui somma delle larghezze sia, diciamo, il 90% o 95% della larghezza totale della scatola esterna; fra le due scatole ci metti una “gomma”, o “molla”, o “larghezza elastica” [tt\hfill[/tt] che le allontana l’una dall’altra, spingendole verso i bordi destro e sinistro della scatola grande. Dentro la scatola di sinistra metti il testo, dentro la scatola di destra metti la figura fatta con TikZ (sono fatti tuoi, ma sei sicuro che i tuoi disegni siano così complessi che abbiano bisogno dell’artiglieria pesante di TikZ? Certo i disegnini che hai messo nell’EMC non richiederebbero TikZ, ma spesso si tende ad esagerare nell’uso di questo potentissimo mezzo, che obbliga il programma di compilazione a caricarsi decine di moduli per totali immensi di kibibyte, per non dire mibibyte, quando il nativo ambiente picture, nativamente arricchibile con il pacchetto di Lamport pict2e, permette di ottenere gli stessi risultati con una sintassi, forse un po’ più grossolana, ma efficace [vedi la guida tematica] con cui si possono fare cose anche estremamente complicate, certo non come le mappe mentali di TikZ, ma insomma…; io ci ho disegnato tutti i circuiti elettronici dei testi che ho scritto per i miei studenti).
Ricapitolando: (1) scatola esterna che deve contenere due scatole interne separate da [tt]\hfill[/tt]; (2) scatila di sinistra con il testo; (3) scatola di destra con il disegno. Le due scatole interne avranno l’altezza del loro contenuto, ma saranno affiancate allineando i loro assi mediani orizzontali.
Il risultato che otterrai soddisferà completamente il tuo desiderio, se e soltanto la scatola contente il testo avrà un’altezza maggiore o uguale della scatola contenente il disegno; bloccate entrambe dentro la scatola esterna potranno dari dei problemi con la formazione delle pagine, ma per fare acrobazie di questo genere devi pagare questo prezzo.
Ecco perché Lamport ha inventato gli oggetti mobili (floating objects): perché gli oggetti grandi vanno messi dove c’è posto senza rovinare la composizione della pagina dove vi compaiono. Uomo avvisato mezzo salvato.
PS: io uso abitualmente il metodo che ti ho descritto per inserire figure (indipendenti) affiancate, sono però floating objects, quindi non ho nessun problema.
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No, niente dizionari, altrimenti l’elaborazione diventerebbe troppo lenta. L’algoritmo di divisione in fin di riga è descritto in un capitolo della GuidaGuIT; Sezione Documentazione di questo forum: /wp-content/uploads/joomla-images/doc/guidaguit-b5.pdf. L’intero file è un grosso malloppo di più di 800 pagine, ma tra indiice generale e indice analitico le ricerche si fanno abbastanza in fretta. Comunque uno degli ultimi capitoli descrive il metodo usato epr la cesura. Per quel che riguarda l’italiano babel può attivare o disattivare il carattere ” per renderlo attivo o renderlo un normale carattere analfabetico; quando è attivo produce tanti effetti descritti nel file che si legge con texdoc babel-italian Per quel che riguarda polyglossia il carattere ” è disattivato di default; per attivarlo bisogna esprimere una specifica opzione con la sintassi giusta, descritta nella documentazione di polyglossia.Il concetto delicato da afferrare è come il compilatore interpreta una parola divisibile in fin di riga; lo fa solo nel momento di spedire un capoverso grezzo, non ancora diviso in righe verso il file di uscita; una parola è una sequenza di simboli, generalmente lettere, ma non solo, che hanno il codice di lettera minuscola diverso da 0; ma vedi che anche con queste poche parole la spiegazione diventa difficile. Ecco perché puoi approfondire sia leggendo il capitolo della GuidaGuIT sulla cesura, sia facendo esperimenti alla luce di quello che si impara leggendo quel capitolo. il processo è molto complicato e coinvolge, ovviamente anche il modo di dividere un capoverso in righe giustificate; se ti metti a leggere i capitoli sullla cesura e sulla divisione in righe del capoversi, vedi quanto c’è dietro.
Non hai bisogno di essere un matematico o un ingegnere per capire quei capitoli, sono alla portata di tutti, ma si parla di cose delicate.
Sono troppo vago? forse, ma non sono temi che si possono trattare in poche righe.
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@Iackobus-1983, Benvenuto nel Forum.Ogni lingua, compreso l’italiano, sia con babel sia con polyglossia, dispone di suio comandi specifici per consentire la cesura dopo un trattino; LaTeX, senza usare le funzionalità delle lingue, evita di dividere in fin di riga le parole composte legate dal trattinocopulativo, per il semplice motivo che non si riesce più a distinguere un trattino copulativo da un trattino di cesura (*). La cosa migliore per evitare queste cose non è tanto quella di riformulare la frase in modo tale che la parola composta legata da trattini NON si trovi vero un fine riga; Talvolta basta spostare un aggettivo o un avverbio, se il testo lo consente, talvolta basta usare alcuni trucchi come quello di allungare o accorciare di una riga l’intero capoverso; ma non c’è una regola generale.
A me non dispiace consentire la cesura a metà di una parola composta e legata col trattino, perché il contesto consente di disambiguare la funzione svolta da ciascun trattino; ma se la cosa può andare bene per l’italiano non necessariamente va ben per un’altra lingua; avrei grossi problemi con francese; in inglese il trattino copulativo è raro. in tedesco le parole si compongono senza trattino copulativo, ma i pattern di sillabazione per il tedesco sono circa molte più numerosi che per l’italiano, (l’ultima volta che ci ho dato un’occhiata i pattern di sillabazione per l’italiano sono meno di 400, mentre quelli per il tedesco sono più di 12000, grazie appunto alla frequenza di parole composte.
(*) Nel mondo del sistema TeX, specialmente da parte del Team che si occupa della cesura, si distingue fra syllabification e hyphenation; il primo termine, traducibile in sillabazione, riguarda la grammatica, il secondo riguarda la tipografia; è ovvio che la cesura in fin di riga deve rispettare la grammatica, ma non vale il viceversa: un esempio che porto sempre è quello della parola “idea; secondo la grammatica è divisibile in “i-de-a”; secondo la tipografia NON è divisibile in fin fin riga, perché la prima e l’ultima sillabe sono troppo corte; ma se ci metti l’articolo con elisione la tipografia consente “l’i-dea”.
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