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Il piccolo aiuto che ti posso dare è il seguente; in un numero non troppo lontano della rivista ArsTeXnica(numero che puoi rovare facilmente nella sezione ArsTeXnica di questo forum) c’è un mio articolo che spiega come e qualmente la composizione in griglia con testi strutturati (quindi non romanzi, ma capitoli sezionati) si difficilissima da fare non solo con LaTeX, ma anche con altri programmi di impaginazione, dove solo un operatore specializzato con una pazienza certosina può modificare a mano tutto quel che vuole per mettere in griglia il testo, comprese le note. I risultati che si ottengono con questi metodi implicano sempre un grosso lavoro manuale e spesso risultati insoddisfacenti. Pensa anche soltanto ad un titolo di paragrafo che sia di due o più righe e sia composto in corpo maggiore di quello del testo ordinario; Semplicemente non puoi mettere quelle linee in griglia.Quell’articolo mostra qualche piccolo trucco per riuscire a stare in griglia; ma “imita”, per così dire, il procedimento manuale che usano i compositori che si servono di impaginatori professionali e costosi. Io l’ho trovato usabile, anche se sono il primo a dire che non si tratta della cura di tutti i mali.
Posso solo augurarti buona fortuna. 🙂
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Vedi, @Zippo, non è facile dire che cosa ci sia di meglio, perché la valutazione del meglio o del peggio dipende dai gusti personali; oltre che dalla esigenze eprsonali.
Per esempio il disegno grafico di ClassicThesis è molto bello, ma lascia dei margini piuttosto abbondanti che contribuiscono alla bellezza della pagina; tuttavia in molti casi, specialmente nei rapporti tecnici, sebra che sia meglio un disegno meno elegante, ma più “risparmioso” in termini di carta da stampare.Personalmente a me Classichesis non piace, anche se il suo aspetto è molto bello; non mi piace perché è molto difficile personalizzare i dettagli; l’autore dice: «non modificate niente; se avete bisogno di modifiche, allora scegliete un altro pacchetto.» Infatti non è ClassicThesis che fa acqua, ma sono le classi KomaScript che fanno troppe cose e la loro documentazione è tradotta in un inglese, che vorrei definire maccheronico, se non fosse che è stata tradotta dal tedesco da dei tedeschi; caso mai “wüstelliano”. 🙂
A me piacciono di più i formati che si possono ottenere con la classe suftesi, ma ripeto è solo un gusto personale. Di fatto poi la maggior parte delle volte mi costruisco da solo la classe per comporre come piace a me.
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@Fede95,
Non devi comunque più usare l’ambiente [tt]filecontents*[/tt] che funziona ancora (male) per poter ricompilare documenti obsoleti. Se il file esiste già nella stessa cartella non lo sovrascrive; quindi per tuo uso e consumo non chiamare il fuo file biblio.bib, ma chiamalo sempre con quella estensione, con il nome del tuo file principale. Per l’esempio minimo, questa volta ci sei, ma, ripeto, può darsi benissimo che quei riferimenti non siano stati aggiunti al tuo vero database bibliografico, perché quella forma di filecontents8 NON sovrascrive file già esistenti e con lo stesso nome.Per il resto, vediamo se @samiel trova che cosa c’è che non va. Io uso poco biblatex con biber, quindi non ho la competenza per dirti che cosa succede con le tue aggiunte.
Comunque, anche con la mia inesperienza vedo che manca la graffa chiusa per il record weng2011style.
::Serve tempo, hai ragione; nella fretta deve anche essermi sfuggita la regola del forum secondo la quale una guida debba essere obbligatoriamente seguita.
Se invece volessi attenermi a quanto spiegato nella guida su GUT, ma non mi sono chiari dei passaggi, sto forse commettendo un reato?
Non esageriamo con gli obblighi e con i reati:smile:
Le guide ci sono per aiutare; leggere le guide è conveniente oltre che raccomandato e se un frequentatore chiede un’informazione su un argomento spiegato nelle guide, potrebbe non averle lette o potrebbe essergli sfuggito il dettaglio; ma dopo l’ennesima domanda di cose spiegate nelle guide, i moderatori potrebbero decidere di “cancellarlo”.
Ci sono alcuni personaggi che approfittano del forum per non leggere le guide; ormai sono diventati proverbiali. Dimostrano la loro mancanza di uso della propria intelligenza; non capiscono che studiare permette di capire le cose; farsi dire come fare non li aiuta a capire e non saranno mai autonomi.
È per questo che alcuni di noi vecchi partecipanti al forum ci siamo messi la scritta rossa in fondo ai nostri messaggi. Inoltre, io da sempre ho la frase di Leonardo da Vinci; quanto diceva lui verso la fine del XV secolo, vale ancora oggi nel XXI secolo. Quindi non prendertela se ti ho invitato a leggere la guida di Enrico. Serve per tutti gli utenti di Linux, specialmente per coloro che non sono ancora diventati utenti esperti, come @samiel, che usa Linux da decenni e ne conosce ogni dettaglio. Io non sono mai arrivato a padroneggiare Linux come @samiel; e in effetti sono passato al Mac, che usa anche questo un sistema operativo di tipo UNIX, come Linux, e su cui con una piccola interfaccia Mac, si possono usare anche i programmi scritti per Linux. Ma dopo aver usato teTeX (predisposto per Linux molti anni fa) sul Mac, è diventato disponibile sia TeX Live, discendente di teTeX, sia MacTeX, la versione di TeX Live confezionata per il Mac, e da allora, circa 15 anni fa, non ho più usato Linux. Non sto facendo la réclame al Mac; questo ha un grosso difetto: i suoi elaboratori sono carissimi :sad:. Tuttavia funzionano molto bene e rarissimamente si inceppano. Se non avessi un Mac, certamente sarei anch’io un utente di Linux. Ma avrei bisogno della guida di Enrico…
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Non sei al primo messaggio, ma non hai ancora la dimestichezza dei frequentatori abituali; sì certo ci vuole un po’ di tempo.
Ma se clicchi sulla linguestta Documentazione qui in alto, vedi che in questa sezione del forum ci osno una moltitudione di gide, compresa una che rigurada l’installazione di TeX Live su Ubuntu (che è uuba macchna cnforme alle direttive del consorzio Debian. Scaricatela e leggitela; Io non uso più Linux da moltotempo,ma qando l’usavo seguivo quella procedura e nonhi maiavuto problemi.
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Valerio, ti ho detto di prepare un EMC, ma non hai certamante letto la guida che ti hi indicato, perché altrimenti non avresti inviato un file intitolato EMC.tex che è tutto fuorché un esempio minimo compilabile’ certo è compilabile, ma certamante non è minimo.Il tuo problema è che non leggi la documentazione; se la leggessi,per esempio aprendo un terminale, scrivendoci il comando texdoc inconsolata e mandando in esecuzione il comando premendo il tasto Invio/Enter/Return comunque sia etichettato sulla tua tastiera, avrst letto che epr usare inconsolata come testo teletype non si deve usare il comando \renewcommand{\ttfefault}{inconsolata} perché lo fa da solo; in ogni caso se lo si volesse fare non bisognerebbe specificare la stringa “inconsolata”, ma la stringa misteriosa zi4 che è il nome interno della famiglia di font inconsolata, Perché la famiglia si chiami così, dipende da un fatto storico, di retrocompatibilità.
Ora ito ti allego con i debiti tag come avresti dovuto fare tu, il file di prova che ti hi ocnfezionato usando e modificando il tuo EMC.tex:`\documentclass[a4paper,11pt,oneside,notitlepage,reqno]{book}
%**************************
% PREAMBOLO
%**************************
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[english,italian]{babel}
\usepackage{microtype,indentfirst,geometry}
%**************************
% Font
%**************************
\usepackage{amsmath,amsthm,amssymb}
\usepackage[theoremfont,largesc]{newpxtext}\usepackage{newpxmath}
\usepackage[light]{iwona}
\usepackage{inconsolata}
%**************************
\usepackage[autostyle]{csquotes}\usepackage[style=numeric,backend=biber,hyperref]{biblatex}
\usepackage[format=plain, labelformat=simple, labelfont={sf,bf}, font=small, labelsep=endash, justification=justified]{caption}
\usepackage{subfig}
\usepackage[italian]{varioref}
\usepackage[sf,sc]{titlesec}
\usepackage[dvipsnames, usenames]{color}\usepackage{appendix}
\usepackage{titletoc}
\usepackage{graphicx}
\usepackage[usexcolor = false]{svg}
\usepackage[colorlinks=true,linkcolor = RoyalBlue,citecolor = OliveGreen,linktocpage]{hyperref}
%**************************
% Stile pagine
%**************************
\geometry{a4paper,top=3cm,bottom=3cm,left=3cm,right=3cm,bindingoffset=5mm}
\pagestyle{plain}%\renewcommand{\sfdefault}{iwona}
%**************************
% Enunciati e Dim
%**************************
\theoremstyle{plain}
\newtheorem{defin}{Definizione}
\newtheorem{thm}{Teorema}
\begin{document}
\textnormal{Ciao \showthe\font}\textsf{CIAO \showthe\font}
\texttt{ciaoooo \showthe\font}
\end{document}
`Come vedi ho spastato alcuni comandi in modo che siano dati nell’ordinde giusto; nel cospo del documento ho aggiunto i [tt]\comandi\showthe\font[/tt] che durante la compilazione si fermano per mostrarti sulla console i fotn in uso dentro ciascuno dei comandi; il font in uso è descritto con un comando strano, formato mettendo insieme le 5 caratteristiche di ogni font: codifica, famiglia, serie, forma, corpo; quando t si mostra il significato di [tt\font[/tt] scrivendo in teletype il tuo ciaoooo, vedi che il font usato è il \T1/zi4/m/n/10.95, cioè il font con codifica T1, famiglia zi4, serie media, forma normale, copro 10.95pt. la famiglia zi4, come ti ho detto è il nome in codice della famiglia del font Inconsolata; il copro di 10.95pt corrispondente all’opzione 11pt che hai dato alla classe. Se guardi il font usato per scrivere Ciao col font senza grazie Iwona, vedi che la sigla interna è \T1/qhv/m/n/10.95, e il nome in codice della famiglia dei font Iwona è qhv. Andando ulteriormente all’indietro e guardando il codice del font usato per scrivere CIAO col font normale è \T1/zpltlf/m/n/10.95 dove zpltlf è il nome in codice della famiglia dei font Newpxtext con le opzioni che hai specificato per invocarlo.Mi dirai, ma come facevo a sapere che esiste la scrittura [tt]\showthe\font[/tt]? Non potevi saperlo, e queste cose sono piccoli trucchi di chi ha un filo di esperienza in più.
Non è importante per usare LaTeX conoscere questi piccoli trucchi del mestiere. L’importante è leggere sempre la documentazione dei pacchetti che si usano nel preambolo. Con l’andar del tempo si imparano per ripetizioni e ripetizioni delle stesse letture le specifiche dei pacchetti più usati e diventa meno importante leggere sempre tutto quanto. ma almeno si sa come farlo e, specialmente, come farlo alla svelta.
Tieni presente che io uso LaTeX da più di 30 anni, ma mi tengo sempre a portata di mouse la documentazione anche dei pacchetti che ho scritto io stesso, non solo quelli degli altri; e la cosa è facilissima: basta tenere sempre aperta una finestra “terminal” o “prompt dei comandi”, comunque si chiami con il sistema operativo in uso, e saperci scrivere dentro il comando texdoc seguito dal nome del pacchetto di cui interessa la documentazione; eseguendo il comando il sistema operativo apre il file di documentazione e basta leggerlo; spesso sono dotati di indici generali e di indici analitici, per cui diventa semplice trovare quello che interessa; come sempre bisogna sviluppare e acquisire qualche trucco personale per sveltire le ricerche, ma vale la pena farlo.
LaTeX, o meglio, il sistema TeX fa millanta cose e nessuno può impararle tutte e siccome nessuno “nasce imparato”, e bene saper imparare da soli e con l’aiuto del forum, ma prima bisogna sempre documentarsi, non in rete, ma qui sul nostro forum; solo che, appunto, non bisogna fare domande su cose che sono abbondantemente descritte nelle numerose guide, per principianti o per utenti avanzati, di tipo generale o specifiche su particolari temi che si trovano nella sezione Documentazione di questo forum; non guasta nemmeno leggere i fascicoli di ArsTeXnica che si possono scaricare dalla sezione ArsTeXnica di questo forum. Anch’io, vecchi utente, leggo queste cose, perché c’è sempre qualcosa da imparare.
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Valerio benvenuto sul forum.Guarda la mia firma alla fine di questo mio messaggio, le ultime due righe, di cui la penultima rossa.
L’esempio minimo compilabile è essenziale per rispondere alla tua richiesta.
Dal tuo messaggio si capisce solo che inconsolata il tuo compilatore non lo vede; ma senza vedere come lo chiami e come lo usi, è difficile dirti il perché e il percome. Ho dei sospetti, ma non mi piace tirare ad indovinare.
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No, non c’entra Big Sur; già l’anno scorso con Catalina un certo numero di file non potevano più girare sul Mac o non potevano più girare. Invece nella cartella Applicazioni/TeX/ ci sono dei file .pdf in uno dei quali si spiega perché LaTeXit.app e TeX Live Utility.app non possono più essere distribuiti con MacTeX. In quel file c’è però anche scritto da dove scaricarli; ti garantisco che ho seguito quelle indicazioni e funzionano perfettamente; e Tex Live Utility.app è essenziale. LaTeXit.app non mi sembra che abbia molti usi utili, ma è sicuramente piacevole da mostrare agli utenti convinti della validità dei word processor e non si rendono conto che gli equation editor dei lroo programmi lasciano molto a desiderare.
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A ma non risulta che sia difficile comporre formule con beamer, qualsiasi sia lo stile/template scelto per la presentazione; bisogna solo ricordare che non ha senso usare \begin{equation}…\end{equation} che compone equazioni numerate, perché con le presentazioni non si possono eseguire riferimenti incrociati; quindi quando componi un’equazione, lo fai solo con` \[…\]`Piuttosto, tieni presente che il font di default usato da beamer è un font senza grazie; ma la matematica si scrive con font graziati o quasi, ma comunque qualsiasi font di testo non graziato dà luogo a risultati inaccettabili quando pensi che i nomi delle funzioni (cos, sin, e compagnia) vengono composti con il font Computer Modern usato come “operator font”; il risultato non è bello e diventa ancor ameno bello se si usano anche le frecce lunghe semplici o doppie, perché il prolungamento viene eseguito con i font testuali, e non con i font matematici.
Mi permetto di consigliasti il pacchetto lxfonts che usa speciali font per le slide; per vedere che cosa ottieni/puoi ottenere guardane la dimostrazione dando ed eseguendo da un terminale il comando texdoc lxfonts-demo; il file di documentazione dimostrativa (demo) è scritto con beamer e con i font particolari di cui ti sto parlando; non voglio farmi réclame, perché quei font li ho prodottoti io, ma tutte le volte che presento qualcosa usandoli, tutti si stupiscono del loro aspetto e mi chiedono che font ho usato; anche se si tratta di font del sistema TeX alla portata di tutti, non sono granché conosciuti, ma credo che siano gli unici font che permettono di inserire in beamer anche le lettere greche nello stesso stile delle lettere latine; ovviamente io uso solo questi miei font, e l’unica presentazione che ho composto senza usarli era sull’uso di lingue esotiche, perché questi font non contengono i segni delle lingue cinese, giapponese, coreano, arabo, ebraico, cirillico, e compagnia bella 🙁
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Sì è brutto.
Siccomeè difficile avere in automatico conle classi stadard alcuni capoversi rientrati ed altri non rientrati, bisogna operare a mano, o definirsi un’apposita macro.Per fare a mano si può lasciare la solita riga vuota e poi comiciare la riga del dialogo con \noindent, oppure
non si lascia nessuna riga vuota,ma si va a capo con \\Per fare in automatico si defisce una macro corta e comoda da scrivere, ma non coincidente con qualche alrra macro che faccia una delel due cose suddette. È chiaro che la soluzione più veloce è la seocnda che ti ho indicato: niente riga vuota e a capo con \\
Io però avrei qualche dubbio su un dialogo che precede un capoverso facendone parte ma riempiendo completamente la sua riga. e ne segue un altro, se non si sta attenti alla punteggiatura e alle maiuscole.Credo che con un po’ di accortezza sia possibilissimo farlo.
Nella guida tematica sulla composizione in italiano (Vedi la sezione documentazione); si parla dei dialoghi e si propongono alcune soluzioni; direi che seguirei comunque i consigli di quella guida: usare la linea lunga per introdurre e terminare il dialogo solo se questo è all’interno di un capoverso; se è l’ultima cosa del capoverso, il punto fermo e l’a-capo rientrato del capoverso successivo indicano chiaramente che il capoverso precedente è terminato. Non esistono però delle regole precise, se non quelle editoriali; ogni casa editrice ha piacere che queste cose, che non sono standardizzate, formino lo stile editoriale.
Non ho mai scritto romanzi; né drammi; nè copioni di cose teatrali; tuttavia mi piace molto lo stile editoriale dei libri di Camilleri, e della casa editrice con cui li pubblicava ().che non cito ma che tutti conoscono); le rare volte che devo riportare o citare un dialogo, cerco di seguire quello stile.
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@SARUBBO, non mi intendo di bibliografie umanistiche, quindi aspetta una risposta competente da Ivan.
Tuttavia vorrei segnalarti, da ignorante quale sono, che il numero è un elemento della grammatica che svolge una moltitudine di funzioni, tant’è che in certe grammatiche straniere viene classificato a sé; una funzione è quella di identificatore (per esempio il chilometro 125 dell’autostrada A1); un’altra è quella di quantificatore (per esempio 12 nipoti); e diverse altre.
A parte i raddoppiamenti per i plurali delle abbreviazioni (sulle quali non commento, visto che si tratta di burocratese stretto e non ha nulla a che vedere con il concetto di abbreviazione; mi stupisco che in campo umanistico si seguano queste cattive abitudini), penso che sia chiaro che “vol. 1” si riferisce al primo volume di un’opera composta da più volumi, mentre “4 vol.” informa che l’opera è composta di 4 volumi. La posizione del numero prima o dopo l’abbreviazione di “volume” o “volumi”, cambia la funzione del “numerale”.
Sempre in questa linea di significato differente, si spiega perché biblattex interpreta in modo diverso le parole chiave “volume” e “volumes” e ne tratta l’informazione in modo diverso, componendola in posti diversi della composizione della bibliografia.
Ora sono certo che conosci la grammatica e la funzione dei “numerali” meglio di me, quindi non prendertela se ho scritto lo spiegone precedente. Ma vorrei anche esortarti a non cercare di modificare lo stile di scrittura della bibliografia al di là di quello che i moduli philosophy-*** possono fare, altrimenti per sottigliezze di nessun conto ti dovresti editare a mano il file .bbl con il rischio di combinare pasticci da apprendista stregone: ricordi il film animato di Walt Disney “Fantasia”? Ricordi il modulo sull’apprendista stregone interpretato da Topolino? Le sue intenzioni erano buone, ma la sua magia lasciava a desiderare…
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Scusami, io uso big Sur, come sistema operativo del mio Mac.
Non so che versione tu abbia, ma sicuramente o hai qualche alternativa espressa con parole diverse per fare quello che ti ho detto, oppure hai ina versione del Mac particolarmente datata..
Per parlare la stessa lingua bisognerebbe che si sapessi che versione del sistema operativo tu usi.
Dai messaggi di errore che hai cincollato nel tuo precedente messaggio, effetivamante non hai niente dopo la tilde, ma il discorso non cambia granché. fa finta che invece di prima di % io abbia scritto al posto della tilde.Con tutto il rispetto, non usare il terminale è una cosa che si può fre, ma che non è opportuno fare; come fai a leggere la documentazione dei tuoi pacchetti quando devi scrivere il comando texdoc segito dal nome del pacchetto? dove scrivi quel comando? come lo mandi in esecuzione? guarda che se impari a usare il terminale, hai tutta la documentazione a portata di una semplice istruzione nel terminale; per esempio scrivi nel terminale il comando texdoc memoir, mandalo in esecuzione premendo il tasto return, e ti si apre Anteprima con la prima pagina della documentazione della classe memoir È talmente importante saper usare il terminale, che io ne conservo l’icona stabilmente nel lounchpad, cioè nella riga in basso o di lato, dove compaionole icone delle app presenti in memoria pronti per l’uso; e io uso terminal anche per leggere la documentazione dei pacchetti che uso, anche se sono più di 30 anni che uso LaTeX.
Non gettare la spunga; se non sai usare completamente il tuo Mac, fatti ocnsigliare da qualcuno che lo usi abitualmente; perché rinuciare alle funzionalità del terminale solo per l’inerzia a voler imparare ad usare la tua macchina formidabile.
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Vedo che usi un Mac.
Quindi sai come aprire un terminale, cioè attivare l’app terminal.app. Se non lo sai, apri Finder, nel menù di sinistra clicca du Applications; nella lista di cartelle e file che Finder ti mostra clicca la cartella Utilities; qui cerca terminal.app e cliccaci sopra; ti si apre una finestra di solito nera con scritte in biano oviceversa, bianca con scritte in nero.
Spostati nella cartella del tuo file .lytex vuol dire che nella riga del terminale dove sta scritto il tuo nome e il nome del Mac, ci vedi una tilde e un segno di percento %. Bene qualla tilde dice che la cartella di default è la tua Home. Devi scendere giù fino alla cartella del tuo file; ci sono due modi:a) scrivi cd seguito da uno spazio e poi dal percorso completo dalla tua Home a fino alla cartella del tuo file, terminando la scritta con la barra / poi premi return; la scritta prima del percento deve cambiare con il percorso completo che hai impostato; se non succede ma ti arriva un messaggio, e devi ripetere il processo senza commettere errori. Oppure
b) nel Finder clicca sui nomo delle successive cartelle che ti portano a quella del tuo file; porta il cursore sul nome di questa cartella e cliccaci sopra con due dita sul rack pad del tuo Mac Portatile o clicca col destro se usi un mouse; si si apre un menù; scegli Services; ti si apre un altro menu; scegli New Terminal at Folder oppure New Termina Tab at Folder; cliccaci sopra. Ti si apre un’altra finestra Terminal in cui la stringa che precede il segno % contiene il nome della cartella desiderata. Ora quella cartella è la cartella di default e in quella cartella puoi dare il comando Lylipond esempio.lytex. Se ti desse il messaggio che non hai l’autorizzazione ad eseguire i programma fai precedere sudo al comando Lilipond; il sistema ti chiederà la tua parola chiave che usi quando accendi il Mac (sudo è una parola chiave che sta per “Super User Do” e ti permette di eseguire qualsiasi comando, compresi quelli che ti distruggono il sistema operativo; quindi stai attento a non sbagliarti a scrivere comandi pericolosi; Il mac è protetto in quel modo da sbagli occasionali dell’utente anche se è l’unico utente della particolare macchina o crede di essere l’amministratore. Certo l’utente che ha montato il sistema ha più diritti di un utente qualsisasi o di un utente Guest, ma non ha tutti i possibili diritti. Solo da super user ha la licenza di uccidere (uccidere il sistema operativo, se non ha una buona mira).Usando Mac e probabilmente l’editor TeXShop, avresti anche la possibilità di modificare il menu dei compilatori/programmi disponibili sul Mac per eseguire le cose del Sistema TeX; ma per farlo e aggiungere un nuovo Engine devi non solo leggere le istruzioni di TeXShop, ma anche agire su un file che si trova in una cartella dentro l’albero radicato in ~/Library/TeXShop.
Complicato? forse, ma noi utenti di MAc abbiamo moltissime cose più semplici degli utenti di Windows e di Linux, ma siamo un pochino più protetti per evitare di combinare pasticci fatali.
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Sì, con LaTeX e i suoi pacchetti di estensione si può fare quasi d tutto.
Ma numerare le equazioni in linea col testo rende il risultato ambiguo e comunque privo di senso; tanto vale ripetere la formuletta dove la si richiamerebbe per numero. Per una formula grande che merita lo spazio fuori testo, vale la pena, ma pensa un po’ a richiamare la formuletta due o tre pagine dopo, con un “vedi l’equazione~\eref{equ:formuletta}, quando, essendo annegata nel testo insieme al suo numero, non riesci a trovarla perché, appunto, piccola e in linea col testo e con il numero che non è in evidenza. Se ti metti nei panni del lettore vedi che numerare le formule in linea serve per rendere complicate le cose semplici.
Sarò impallinato con le “mie” regole, ma non credo che siano solo mie.
Per lo stesso motivo sono contrario alle enumerazioni in linea col testo se si dovessero richiamare con \label, \ref, \pageref uno o più termini dell’enumerazione.
Quindi continuo a sconsigliare di numerare le formule in linea col testo.
@Silvio ha avuto l’idea e la soluzione e dei consigli; sta a lui decidere che cosa fare.
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Sai che i riferimenti incrociati funzionanano alla seconda compilazione?
All prima viene assegnato il numero e vene scritto nel file .aux insieme all’etichetta associata; alla seconda compilazione viene letto il file aux e allora e solo allora \eqref sa che cosa vuol dire l’etichetta che contiene.
Infatti il tuo esempio minimo funziona perfettamente alla seconda compilazione.
La seconda compilazione vale epr tutti i riferimenti e tutte el citazioni, che siano equazioni, pagine, teromi, paragrafi capitoli, rifermienti bibliografici, sempre alla seconda compilazione.No, non è peossibile numerare le equazioni in line; se ci pensi bene, non ha senso, perché in line l’equazione fa parte del integrante del capoverso; solo fuori test è necessario interrompere il capoverso e riprenderlo dopo l’equazione; questa deve essere sufficientemente importante e “ingombrante” per meritare il privilegio di interrompere temporaneamente un capoverso.
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