OldClaudio

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  • in risposta a: Convertire un documento da XeLaTeX in LuaLaTeX? Conviene? #86996
    OldClaudio
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      Esempio (minimo) compilabile, sia pure con errori e sforamenti?

      in risposta a: opposto di \notag #87010
      OldClaudio
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        Il comando opposto a \notag è evidentemente \tag; documentazione txdoc mdmath

        Ma qual è il problema?

        l’ambiente equation* produce equazioni non numerate, dove però si può usare \tag per especificare l’etichetta che si vuole, generalmente no numerica.

        l’ambiente equation produce equazioni nomerate dove però si può usare \notag (chissà perché si vorrebbe usare un eambiente numerato per non numerarlo) ma…

        ..\notag si usa specialmente negli allineamenti come per esempio align, dove ogni riga verrebbe numerata, ma in certe circostanze non si vorrebbe numerare un passaggio intermedio; ecco dove serve davvero \notag.

        in risposta a: Convertire un documento da XeLaTeX in LuaLaTeX? Conviene? #86993
        OldClaudio
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          Ho tuttavia notato che è saltata qualche sillabazione del greco (ho controllato pochissime pagine: potrebbe anche essere sistematico), che invece risulta perfetta su xelatex.

          Ringrazia microtype e l’espansione dei font; è giusto che sia così. Il compito dell’espansione/contrazione dei font è proprio quello di diminuire le cesure oltre ai ruscelli.

          in risposta a: Convertire un documento da XeLaTeX in LuaLaTeX? Conviene? #86991
          OldClaudio
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            non hai che da fare una prova: apri il terminale e dai a mano il comando lualatex e vedi che cosa succede, se tutto funziona come si deve, quello è quanto devi fare; il risultato lo vedi aprendo il file pdf prodotto che dovrebbe essere già a posto, senza bisogno di conversioni (come qualla che xelatex fa ditro le quinte, ma xelatex produce un file dvi esteso ad unicode, e poi lo trasforma in pdf mediante xdvipdfmx, mi pare)

            Farlo da terminale serve per bypassare eventuali righe magiche che dicono che i tuoi file debbono essere composti con xelatex.


            @nhcvi2
            : io uso spesso xelatex e uso la spazieggiatura/tracking, direttamente con le proprietà dei font OpenType; direi che xelatex non ci rimette molto da poter usare microtype, se non fosse per la espansione dei font; tutto il resto che microtype sa fare lo si può fare con le prerogative dei font OpenType (il manualetto introxelatex.pdf di Enrico insegna). Il motore luaTeX riesce anche a gestire l’espansione. Usare lualatex solo per questa possibilità in più rispetto a xelatex può essere una buona idea, ma è come ammazzare una zanzara con un cannone; il forte di lua(la)tex è la possibilità di usare il linguaggio lua non usare il linguaggio lua è non usare il forte del programma.

            OK, OK; anche il semplice pdflatex può fare tante cose che abitualmente non si fanno; quindi anche pdflatex è usato per una frazione delle sue possibilità. Quindi @Doc, prova ad usare lualatex come ti ho detto e vedrai che non dovrai fare praticamente nessun cambiamento, al massimo dovrai aggiustare qualche piccola impostazione dei font, perché anche se lualatex usa fontspec, il manuale di fontspec espone qualche piccola differenza rispetto alla gestione dei font fra lualatex e xelatex.

            in risposta a: frontespizio: piccoli “dettagli” #23950
            OldClaudio
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              Benvenuto Franceso.
              Premetto che non so rispondere alla tua domanda, anche se probabilmente riuscirei a cavarmela con una tabella che contenga le due informazioni che vuoi indicare:`\Piede{\begin{tabular}{c}Accademico 2012–2013 \\ Sessione I}\end{tabular}}`.

              Volevo pero segnalarti che nei titoli e sottotitoli non si mai a capo dopo una congiunzione o una preposizione o un breve avverbio come, per esempio, non; quindi il tuo titolo dovrebbe essere:`\Titolo{Image Processing Based Prediction \\ of Ovarian Cancer Sensitivity \\ to Platinum-Based Chemotherapic Treatments}`e lo stesso per il sottotitolo.

              Anzi, componendo con LaTeX, sarebbe il caso di legare queste brevi parole “deboli” con la parola che le segue mediante la tilde; siccome dividendo le righe come ti ho indicato le preposizioni sono all’inizio della riga, la tilde non è necessaria in questo caso, ma conviene sempre ricordarsi di usarla quando si vuole essere sicuri di non separare due cose che devono restare sempre unite.

              in risposta a: texlive 2013 ed ebgaramond #86976
              OldClaudio
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                samiel” post=86358l’ho installata su debian,
                non ho fatto tuttii link della guida di enrico
                ma funziona tutto regolarmente.

                però appunto ebgaramond non c’è….

                m

                Hai ricreato la cache dei font? è una delle operazioni necessarie per far vedere al sistema i font che ora, nella 2013, forse si trovano in una cartella diversa da dove si trovavano prima.

                in risposta a: Disattivare sillabazione per titolo capitolo #86827
                OldClaudio
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                  molti non conoscono le regole tipografiche, fosse per me farei come hai detto tu ma non riesco a convincere la maggioranza che sbaglia. O mi adeguo o è la fine …
                  Quei comandi sembrano non sbilanciare il testo, sto usando Droid Sans e non rilevo particolari allargamenti orribili all’occhio per il momento.

                  Allora puoi andare giù pesante e specificare che vuoi usare hyphenrules per la lingua nonhyphenation; se specifichi questo comando all’inizio del documento esso ha valore globale; se lo specifichi in un gruppo, rimane valido solo per il gruppo.
                  hypenrules è un ambiente, ma può venire usato anche come comando \hyphenrules; vedi la documentazione di babel 3.9 (distribuito con la versione 2013 di TeX Live, con texdoc babel nella pagina 6.

                  in questo modo nulla verrà diviso in sillabe, nè i titoli di capitoli e sezioni, né le didascalie, né il testo; proprio alla Word funzionante nel modo di default.

                  Ti ho detto come fare, ma ti supplico di non farlo; certo se usi Droid sans è difficile che tu disponga dei file di descrizione per l’uso corretto di microtype; quindi anche usando questo pacchetto non riusciresti a migliorare la situazione; se sei in vena di scriverti file criptici, puoi scriverti i file di descrizione per Droid Sans “copiandoli” da quelli per i Latin Modern sans serif e moficando nomi e misure, secondo quanto spiegato nella documentazione di microtype e facendo numerosi esperimenti per controllare l’effetto delle tue impostazioni.

                  Ma perché usi Droid Sans; i font senza grazie sembra che non siano adatti alla lettura continua; vanno bene per brevi testi, titoli, didascalie, ma di solito i testi bene composti usano i font con grazie per il testo principale; anche questa è una prescrizione dei tuoi competentissimi amanti di Word? Capisco che per un testo composto senza cesure perché il lettore si sentirebbe a disagio con le parole divise in fin di riga, non saprebbe nemmeno capire ciò di cui sto parlando. Se poi l’editor redazionale è anglo probabilmente ha addirittura difficoltà a leggere la sua lingua divisa in sillabe secondo regole che dovrebbero avere qualcosa a che vedere con la pronuncia, ma che sono piuttosto cervellotiche quando si considerino le infinite pronunce degli anglo. Non a caso esistono regole diverse per l’americano e il britannico…:shock:

                  in risposta a: pdflatex, due passaggi #86987
                  OldClaudio
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                    ugaciaka” post=86364Ho creato un piccolo script su linux che a fronte di più .tex in svariate sottodirectory ne compila il sorgente producendo i vari .pdf. Mi sono accorto però che, p. es, i riferimenti (immagini, tabelle, capitoli ecc..) mostrano ??? al posto del numero.

                    Mi sono ricordato che in alcuni casi si necessitano du due passaggi di pdflatex, non mi ricordo però il motivo e come uno dovrebbe accorgersene al momento della compilazione! 😕

                    PS domanda della domande: se pdflatex sa essere necessari due passaggi perché non se lo fa da solo? 😛

                    Perché non lo fa da solo? perché 9 volte su 10 sarebbe inutile e superfluo; ci sono alcuni shell editor (ricordo Kile, ma l’ultima volta che l’ho usato è stato 7-8 anni fa; oggi forse è cambiato) che compilava sempre almeno due volte; con documenti di grandi dimensioni la cosa era particolarmente fastidiosa. Credo che altri shell editor moderni abbiano la funzione build che fa tante compilazioni quanto bastano non solo per avere i riferimenti corretti, ma anche per ricomporre la bibliografia e gli indici analitici.

                    In ogni caso uno script che sappia esaminare il file log, può andare a cercare la stringa “Label may have changed” oppure “undefined references” (o stringhe simili, le leggo ma non me le ricordo a memoria) e se sono presenti quelle stringhe è necessario ripetere la compilazione.

                    Ricorda che i riferimenti incrociati sono recuperati dai file .aux prodotti nella compilazione precedente; sarebbe on disastro se dopo ogni compilazione i file ausiliari venissero cancellati, perché allora i testo per vedere se bisogna ricompilare darebbero luogo a un ciclo infinito.

                    Questo è il motovo per il quale io non uso mai nessuno script o makefile per compilare i miei documenti; voglio essere io quello che decide cosa fare e un clic in può sul bottone dello shell editor lo faccio io se e solo se io decido che è necessario. 9 volte su 10 non lo è; forse anche 99 volte su 100.

                    Anche latexmk talvolta funziona correttamenmtne se è stato adattato al documento specifico da compilare; non è detto che funzioni sempre in modo corretto; in ogni caso 9 volte su 10, o 99 su 100, fa del lavoro inutile.

                    in risposta a: Teoremi e formule #86970
                    OldClaudio
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                      È vero che qualunque enunciato può essere composto in evidenza mediante uno pseudoambiente creato con il comando \newtheroem, ma a stretto rigore la legge di Faraday non è un teorema ma, appunto, una legge; è la legge fondamentale dell’induzione magnetica.

                      Mettere la formula in linea con il testo oppure in evidenza fuori testo? Visto che la formula vera è piuttosto ingombrante io la metterei fuori testo
                      \[
                      E_{\mathrm{m}} = – \frac{\partial \Phi_S(B)}{\partial t}
                      \]
                      dove $E_{\mathrm{m}}$ indica la tensione indotta nella spira che delimita la superficie $S$ e $\Phi_S(B)$ indica il flusso del vettore induzione magnetica attraverso la superficie $S$.

                      Se il tuo studente non conosce le derivate parziali è probabile che le indichi con una altro simbolo, per esempio$\Delta$, ma l’ingombro della formula non cambia.

                      in risposta a: [RISOLTO] \zref@newlabel #86965
                      OldClaudio
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                        Ecco quanto ho trovato.

                        Normalmente e se l’utente non invoca esplicitamente il pacchetto bidi, \zref@newlabel e gli altri comandi \zref non appaiono nel file .log

                        l pacchetto bidi serve per mescolare la composizione da sinistra a a destra con quella da destra a sinistra; serve evidentemente per comporre brani di teso contenenti lingue con scrittura retrograda, come l’arabo, l’ebraico, il farsi eccetera.

                        Questo (apparentemente) non succedeva con la versione di polyglossia e con le lingue a scrittura retrograda con TL 21012.

                        IIo dunque, componendo con xelatex, avevo impostato anche la lingua hebrew con i comandi di polyglossia. ecco dunque che a mia insaputa (in realtà lo sapevo, ma non sapevo che bidi.sty carica molti altri pacchetti) l’invocazione del modulo per l’ebraico di polyglossia chiama bidi, e questo chiama zref-abspage che permette di fare tante cose, in particolare permette di avere riferimenti ai numeri assoluti delle pagiine, quando non coincidono con i numeri scritti in ogni pagina, perché, per esempio, la front matter è composta in numeri romani.

                        Perché poi xelatex, e quindi i vari pacchetti dipendenti dalla presenza di una lingua a scrittura retrograda emetta dei messaggi di undefined reference ogni volta che trova un nuovo label registrato nei file aux con il comando \zref@newlabel, lo sa solo xelatex e i pacchetti menzionati, ma non me la sento di andare a trovare il perché; ho ristretto il campo di ricerca, ma ricercherò il bachetto se ne avrò tempo e voglia.

                        A Enrico 😉 magari interesserebbe esaminare quel codice subito; siccome è scritto in linguaggio laTeX2e anche se le cose si potrebbero fare (probabilmente meglio) con le property list di l3exp, magari trova come rifare completamente i pacchetti di Oberdiek in pochissimo tempo e senza questo genere di bachetti. No lo sto invitando a farlo… semplicemente so che la cosa lo potrebbe attrarre.

                        Ciao e grazie
                        Claudio

                        in risposta a: [RISOLTO] \zref@newlabel #86964
                        OldClaudio
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                          Per ora non sono riuscito a replicare il fatto con un EMC.

                          Ci sto lavorando sopra; se per caso durante questo lavoro di analisi riesco a trovare il guasto, te lo faccio sapere; se invece non ci iresco, ma riesco a creare un EMC che replica il fattaccio, lo allego.

                          Intanto grazie mille
                          Claudio

                          in risposta a: [RISOLTO] Bad Box di acronimi e bibliografia #86871
                          OldClaudio
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                            Allora dacci un esempio minimo compilabile così possiamo fare delle prove; preambolo essenziale, ma che riporti esattamente quanto basta per replicare il problema. A forza di tirare a indovinare, come vedi, non arriviamo da nessuna parte, io, per lo meno, non ci riesco.

                            in risposta a: [RISOLTO] Bad Box di acronimi e bibliografia #86869
                            OldClaudio
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                              \newacronym{PFM}{\hskip0pt PFM}{\textit{\hskip0pt Pulse-Frequency Modulation}}
                              \newacronym{PAM}{\hskip0pt PAM}{\textit{\hskip0pt Pulse-Amplitude Modulation}}
                              \newacronym{PWM}{\hskip0pt PWM}{\textit{\hskip0pt Pulse-Width Modulation}}
                              \newacronym{PPM}{\hskip0pt PPM}{\textit{\hskip0pt Pulse-Position Modulation}}
                              `
                              Dopo il comando di cambiamento di font e prima del testo, non prima del comando di cambiamento di font.

                              in risposta a: TeX Live 2013 #86883
                              OldClaudio
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                                Anche MacTeX 2013 è disponibile MacTeX 2013

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                                OldClaudio
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                                  Claudio \hskip0pt devo metterlo nel testo prima di richiamare l’acronimo (riprendendo l’es. precedente: “[…] treni di impulsi (siano esse \hskip0pt \gls{PAM}, \hskip0pt \gls{PWM}, \hskip0pt \gls{PPM} etc.), bensì di legare in maniera più o meno lineare un valore analogico […]”) oppure nel file dove definisco gli acronimi (es: “\newacronym{PWM}{PWM}{\textit{\hskip0pt Pulse-Width modulation}}”)?

                                  La seconda.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 6,916 al 6,930 (di 11,287 totali)

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