OldClaudio

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  • in risposta a: Aneddoto. Cosa ne pensate? #86757
    OldClaudio
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      Esatto.

      Ma per un testo contenente solo testo va bene anche LaTeX da soo; al massimo ci sono da regolare un pochino gli spazi delle intestazioni dei capitoli, ma poi tutto fila liscio.Kaveh Bazargan stesso ha detto che il problema è difficilissimo se non impossibile da risolvere con il solo uso dei motori di composizione discendenti di TeX; credo che alludesse specialmente a pdftex; non ricordo di avergli sentito parlare di xetex; lualtex forse quando aveva presentao il suo lavoro ad un metting del GuIT forse non era ancora di pubblico dominio.

      Il pacchetto non a caso si chiama grid.sty; l’inizio della documentazione (texdoc grid) dice:

      1. About this package
      grid.sty is a LATEX package which helps to enable grid typesetting in double column documents. Grid typesetting is a difficult task in LATEX, this is only a humble attempt to help users to achieve it in a limited way. This document has been typeset making use of grid.sty. The package needs a lot of improvements, this is only a beginning.

      E se lo dice Kaveh, non c’è da avere dubbi.

      in risposta a: [RISOLTO] Bad Box di acronimi e bibliografia #86864
      OldClaudio
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        La sillabazione degli acronimi che sono composti dentro un gruppo con un font diverso e specificato dentro il gruppo (vale sia per la sigla sia per il suo significato esteso) soffrono dello stesso inconveniente che si manifesta i diverse altre circostanze dopo un cambiamento di font; vale a dire che la prima prola dopo il cambiamento di font non può essere divisa in sillabe, perché non è delimitata da uno spazio o una “gomma” (che sarebbe uno spazio allungabile e accorciabile) a sinistra, in quanto lo spazio che la separa dalla macro che cambia il font è funzionale al riconoscimento della stringa come nome di macro; bisognerebbe mettere dopo il cambiamento di font uno spazio nullo mediante uno dei comandi appositi; che sia 0pt, 1pt oppure 1sp, non ha importanza, è importante che ci sia uno sapazio fra la macro che cambia il font e il testo che deve essere composto con quel font.

        Il problema si presenta raramente, tuttavia si presenta anche in altri casi. prova ad insrerire prima della prima parola qualcosa com \hskip0pt (lasciando uno psazio dopo la “t”) e vedi se cambia qualcosa.

        in risposta a: Cambiare il titolo “Oggetto” nella classe letteracdp #86874
        OldClaudio
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          viso che il nome Oggetto è definito nella classe, basta esplorare la classe (orribile) e quindi ridefinire:`\renewcommand*\subjectname{Subject:}`nel tuo preambolo.

          La documentazione di quella classe lascia molto a desiderare; la classe è scritta raffazzonando alcune cose scritte in plain TeX, altre in LaTeX; mi sembra che le cose scritte meglio abbiano una mano “moderna” (l’autore Mezzetti?); ma, visto che c’era, poteva anche mettere in ordine tutto il resto, eliminando le cose eliminabili, perché già contenute in altri pacchetti che sarebbe bastato caricare, e scrivendo il file di documentazione .dtx in modo corretto, come si fa da parecchi anni, ormai.
          Questo non vuol dire che la classe non produca un risultato finale che ha ottenuto molti apprezzamenti anche su questo forum.

          in risposta a: immagini in pdf #86724
          OldClaudio
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            Per quanto possa essere noiosa la lettura del file .log, bisogna leggerlo, specialmente quando l;’output non è quello desiderato.

            Direi che i messaggi di “float too large” dovrebbero insospettirti; ti dice anche di quanto sborano dalla pagina, di solito da 250pt a 320pt; non si tratta di bazzecole, perché a spanne 3pt sono 1mm; quindi stai sforando alla grande da 80mm a 1010mm circa.

            Questo vuol dire che non stai usando le tue figure in modo corretto; probabilmente non sono scontrnnate, cioè contengono vasti margini bianchi che le fanno apparire più grandi di quel che ti interessa, ma quei margini potrebbero essere i responsabili di quel che ti succede.

            Oppure le figure sono davvero grandi; tieni presente che su carta UNI A4, la solita carta da stampanti, il rettangolo che contiene il testo è di circa 160 mm di base e di circa 240mm di altezza; se qualcoda di dimensioni maggiori deve essere inserito, provoca danni e LaTeX fa quello che può. La soluzione è quella di usare le opzioni che \includegraphics è in grado di usare; naturalmente dopo aver scontornato le immagini da inutili margini bianci. Il programmini pdfcrop è in grado di farlo e ce l’hai anche con la disrtibuzione MiKTeX.

            Se vuoi mettere in evidenza i margini bianchi, includi le tue figure come argomento del comando \frame, così:`\gtame{\includegraphics[opzioni]{figura}}`; se dopo aver compilato il disegno contenuto nella figura non è tangente su tutti e quattro lati del rettangolo creato da \frame,, vuol dire che devi togliere quei bordi bianchi.

            in risposta a: Installazione pacchetto beamer su miKteX 2.8????? #86834
            OldClaudio
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              Non mi stupisce che beamer non ti funzioni; non è cosi che si installano i pacchetti in MiKTeX, e non era così nemmeno nel 2007 quando quel testo inglese è stato scritto.
              Inoltre disponi di MiKTeX 2.8 che è obsoletissima, da anni essite ala versione 2.9, non saprei dirti qualnti ma almeno 5.

              Se vuoi continuare ad usare MiKTeX sua, come ti è stato detto una versione completa (full) e visto che ci sei installa la versione 2.9 scaricandone l’installatore dal sito miktex.org.

              Meglio ancora installa la distribuzione completa TeX Live 2012, l’unica oggi scaricabile dal suo sito Web (cerca con google o con il tuo motore preferito); ma i primi di luglio esce TeX Live 2013, quindi installare oggi la versione 2012 potrebbe sembrare una perdita di tempo; non lo è: se devi presentare la tua tesi nelle sedute di laurea di luglio, devi poter usare anche questo mezzo mese di giungo che ti resta; poi eventualmente quando all’inzio di luglio scaricherai al versione 2013 quello che avrai intanto fatto sulla tua presentazione sar`(presumibilmente) compatibile anche con la nuova versione. Se non vuoi correre rischi (presumibili, ma rari) continua con al versione 2012 fino alla seduta di laurea, poi aggiornati alla 2013.

              in risposta a: Disattivare sillabazione per titolo capitolo #86824
              OldClaudio
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                …in my opinion its always better to have the text justified without any hyphenation. Atleast, its better for the readers (I received this comment from many of my readers). So, I am for the MS Word style justification rather than latex-style hyphenation.

                Questa opinione è quella di uno che non capisce niente di tipografia e non conosce bene nemmeno Word; di default Word non usa la sillabazione; bisogna attivarla cliccando una apposita scatolina da marcare; l’impostazione non è permanente e va eventualmente reimpostata ad ogni documento.
                Detto questo, Word sillaba solo le parole composte da lettere anche accentate, ma non riconosce una parola come tale se si tratta della giunzione di una parola preceduta da un articolo o una preposizione articolata elisa; quindi “dell’università” non viene diviso a causa dell’apostrofo presente nella stringa.

                Siccome Word di default non usa la sillabazione le paigne composte con questo programma nelle sue impostazioni di default, risultano giustificate a spese di spazi disomogenei e spesso terribilmente grandi fra le parole; cosa che permette di riconoscere ad occhio nudo una pagina Word composta nella modalità di default.

                Usando LaTeX con font vettoriali e il pacchetto microtype la sillabazione viene eliminata quasi del tutto con risultati estetici tangibili. e non ci sarebbe nessun lettore che potrebbe lamentarsi della presenza talvolta di una sola cesura in un’intera pagina.

                Quindi, ti prego, non disabilitare la cesura e all’occorrenza componi in bandiera giustificata a sinistra, ma se non stai componendo in colonne di soli 50mm, non farlo, lascia attiva la sillabazione e vedrai che non ci sarà nessuna cesura nemmeno nei titoli dei capitoli, anche se non prendi nessuna precauzione oltre a quella di scegliere dei titoli sintetici e non dei titoli romanzati come i titoli di certi file di una nota regista.

                in risposta a: immagini in pdf #86718
                OldClaudio
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                  Solo ora leggo i tuoi ultimi messaggi e quelli di @cfiandra.

                  C’è un indizio nel file log che dice che mancano le informazioni per l’uso di microtipe con in font cmss nella codifica OT1; invece nel preambolo specifichi di voler usare i font con codifica T1, ma non carichi nessuna font che disponga di font Type 1 di tipo scalabile e che permettano a microtype di fare il suo lavoro; senza specificare nulla i font che pdflatex potrebbe usare sarebbero i cm-super; ma se usi i font non scalabili, come dice il messaggio d’errore, non hai nemmeno quelli

                  Dunque hai certamante una distribuzione di MiKTeX poco completa; usa il package manager di MiKTeX per installare tutti i font Type 1 di cui dispone quella distribuzione; ci saranno sia i cm-super (un malloppo da una 60 MiB circa) e ci saranno anche i font Latin Modern; usa il pacchetto lmodern così:`\usepackage[T1]{fontenc}
                  \usepackage{lmodern}
                  \usepackage[utf8]{inputenc}%lettere accentate da tastiera
                  \usepackage[italian]{babel}`e vedrai che tutto funzionerà come previsto.

                  in risposta a: immagini in pdf #86712
                  OldClaudio
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                    Ho l’impresiso che il tratto di codice del file log che hai inserito non sia sufficiente; hai tagliato troppe righe prima e dopo; invede che fare copia e incolla dalla console, apri il file .log (che si trova nella stessa cartella del tuo file da compilare, e ha lo stesso nome del file .tex che stavi compiiando. copiano una ventina di righe a cavallo dell’errore che ci mostri, incollalo fra i tag [code ] e [ /code ] dentro il tuo prossimo messaggio. (non mettere gli spazi dentro le parentesi quadre)

                    Ti posso dire che il primo errore di cui hai solo il messaggio esplicativo è più un warning che un errore; probabilmente hai caricato microtype e hai usato font per i quali non esistono i file descrittivi per l’espansione o la contrazione dei glifi; puoi ingorarlo visto che dovrebbe trattarsi di un warning.

                    Il secondo errore sembra più serio, ma non c’è abbastanza materiale per dirlo. A prima vista direi che non puoi cominciare un \item con una espressione matematica in linea; ma ho letto nella sfera di cristallo, che però risulta un po’ appannata…:eek:

                    in risposta a: Aneddoto. Cosa ne pensate? #86749
                    OldClaudio
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                      Otacon, hai ragione su x e y; io forse non mi ero spiegato bene dicendo composizione a griglia; per altro è la mia traduzione di grid typesertting.
                      Per capirlo meglio, immagina che la griglia sia costituita dalle righe della cartab protcollo bollata; le righe di questa carta sono alla distanza di 10mm l’una dall’altra; le due righe verticali ai lati e le prima e ultima rigà definiscono il rettangolo in cui scrivere, ma le singole righe scritte a mano, o a macchina, o con computer sono appoggiata alle righe orizzontali; i discendenti scendono sotto a tali righe, mentre gli ascendenti e le maiuscole di solito non arrivano a interferire con i discendenti della riga precedente.

                      Ora se tu metti ina tabellina con sopra la sua didascalia, spesso scritta in corpo minore rispetto al testo, non puoi assicurare che la tabellina più la didascalia piò lo spazio di separazione fra questi due oggetti sia un multiplo intero di 10 mm, nè puoi assicurare che gli spazi prima della didascalia e dopo la tabella siano esatti per portare l’intero blocco, adeguatamente spaziato dal testo sovrastante e sottostante, in modo che la riga di testo sotto la tabella giaccia con la sua riga di base esattamante sun una riga della carta protocollo.

                      Questo dipende anche da come LaTeX gestisce le scatole che formano le righe, che sono collocate in posizione in base al loro punto di riferimento, senza tenere conto dei discendenti (se non a posteriori, quando deve metterci sotto un’altra scatola/riga); inoltre gli spazi espliciti (rigidi o elastici) vengono collocati fra le scatole righe in quanto tali, quindi tenendo conto dei loro discendenti e ascendenti. Knuth ha studiato benissimo questo algoritmo di collocazione delle righe, quindi di composizione della pagina, e ha usato le lunghezze elastiche che riescono in qualche modo a compensare certe manchevolezze di uniformità modulare (modulo 10 mm per la carta protocollo e modulo \baselineskip nella composizione di testo “comune”) degli oggetti da inserire nel testo; riesce a comporre le pagine in modalità \flushbottom, ma talvolta il risultato non è buono e bisogna ritoccare il testo per aggiungere o togliere alcune parole affinché i capoversi della pagina risultino di qualche riga in più o in meno; sorprendentemente talvolta basta spostare un inciso, o invertire un nome e un suo aggettivo o invertire due aggettivi relativi allo stesso nome, o simili trucchetti, per scoprire che l’algoritmo di composizione dei capoversi produce una riga in più o in meno senza che le parole nel capoverso siano cambiate.

                      Spesso un occhio inesperto non nota lo spostamento rispetto alla griglia ideale, ma talvolta si vedono spazi enormi fra i capoversi oppure fra il materiale in display e il testo circostante. Talvolta la pagina risulta meno brutta se per quella pagina si inserisce un \newpage o se si usa il comando \enlargethispage (con o sens=za asterisco), ma si tratta di aggiustamanti penosi da fare e comunque solo in fase finale di revisione.

                      Se componi a due colonne con multicols vedi che le colonne sono pareggiate in basso, ma spesso le righe delle due colonne appaiono assai disallineate rispetto a quelle della colonna adiacente.

                      Ecco perché in questo senso LaTeX e gli altri programmi del sistema TeX (forse ConTeXt, che ha un mark-up diverso da LaTeX, e forse lualatex possono fare meglio) possono talvolta comporre meno bene di certi programmi commerciali, un apio dei quali sono stati elencati in un altro messaggio di questo filone.

                      Se vuoi cimentarti con un impaginatore gratuito, installati Scribus; se ne parla anche un poco nella Guida GuIT, scaricabile dal settore Documentazione di questo sito). Scribus esiste per tutte le piattaforme principali. Permette di agire sul testo nella paigna e nelle colonne mantenendo la griglia e aggiusta le colonne più lunghe o più corte per evitari righe orfane e vedove eseguendo anche operazioni di spazieggiatura oppure di font contraction o font expansion. Sono trucchi che possono venire usati in modo manuale, quindi il compositore che assembla un libro, un articolo di una rivista, eccetera, deve agire in modo manuale essendo ben cosciente che qualunque modifica che apporta al “disegno del testo” si riflette senz’altro su tutto il testo successivo, almeno fino alla fine di ciascun capitolo e forse di più in alcuni casi. Deve essere ben consocio che devi ricomporre il testo più e più volte pagina per pagina, oggetto fuori testo uno dopo l’altro e che spesso la cosa costa più tempo che non scrivere/creare il testo da comporre.

                      In sostanza LaTeX con il mark-up e la sua dotazioni di pacchetti di estensione fa cose mirabili, ma spesso lasciano fortemente a desiderare se non ci si spreme tanto olio di gomito per convincerlo a fare la composizione in un certo modo, pur rispettando i sui algoritmi di ottimizzazione per la composizione dei capoversi e la composizione delle pagine.

                      Attento: se un documento contiene solo testo, poco strutturato e senza nessun oggetto in display, la composizione con pdflatex è altrettanto buona che con XQuark o InDesing; al massimo ci possono essere dei problemini con le righe orfane o vedove, ma si tratta di piccole cose. Ma se il testo è fortemente strutturato, con espressioni matematiche in display, con figure, tabelle e altri oggetti flottanti, allora ci possono essere problemi seri; non è detto che si manifestino, ma se si manifestano ci vuole olio di gomito per sistemarli.

                      Ciò nonostante LATeX nelle sue varie incarnazioni continua ad essere il mio preferito.

                      in risposta a: immagini in pdf #86710
                      OldClaudio
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                        Togli l’opzione daft dalla dichiarazione della calsse, e vedrai che tutto funziona;

                        l’opzione draft non mette solo un rettangolino nero a finaco delle righe di testo che sporgono nel margine sinistro, ma, appunto, per el immagini, le sostituisce con un rettangolo delle stesse dimensioni, ,a con il nome del percorso del file dell’immagine.

                        Non dipende da TeX Live o da MiKTeX aggironate o vecchie; è sempre stato cosi; se vuoi approfondire le origini di LaTeX (in realta le chiamo origini, perché oggi, con la moltitudine di pacchetti disponibili i comandi originali di LaTeX sono quasi tutti personalizzabili) leggiti la guida tematica LaTeX Reference Manual commentato (e liberamente tradotto in italiano) dalla sottosezione gide tematice dalla sezione Documentazione di questo sito.

                        in risposta a: Riscrivere il .bst o no? #86778
                        OldClaudio
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                          Per scendere nei dettagli dei comandi LaTeX, parli del modi ci citare con comandi del tipo \cite, oppure del modo di riportare gli estremi del riferimento nella bibliografia finale?

                          Te lo chiedo, perché dallo spoiler che alleghi non si capisce — detto megglio — io non capisco. Infatti le prime righe dicono:

                          NORME DI ADEGUAMENTO REDAZIONALE
                          Modo di citare
                          OPERE
                          Seguente ordine: nome[puntato] e cognome dell’Autore (tutto in maiuscoletto), titolo dell’opera (in corsivo), segue in tondo: tomo, collana tra (), luogo, editrice, data di edizione, pagine (se necessario). Indicare con p. (pagina), pp. (pagine) se è da distinguere cap. (capitolo), p.(pagina), n. (nota), n° (numero); oppure se bisogna dire che si tratta di col. (colonna), coll. (colonne).
                          La citazione è conclusa sempre da punto fermo. Se vi sono più citazioni, saranno distinte da punto e virgola (. Inserire p./pp. quando vi può essere pericolo di fraintendimento.
                          G. MICCOLI, La cucina medioevale. Realtà antica e moderna, (Arte culinaria, 23), Roma, Città Futura, 2001, 34-70.
                          C. DEL ZOTTO, La saga germanica, I. Pars biographica, Copenhagen 2000, 2; A. FEDERICUS, La furia delle donne in Bertoldo, Bononiae 1786, cap. II, p. 23, n. 55, n° 2.

                          e quel citare mi fa pensare che si stia parlando dei riferimenti nella bibliografia finale; l’esempio sottostante mi conferma questo modo di intendere.

                          Se per caso, invece, quel “Modo di citare” si riferisce a ciò che viene prodotto usando il comando \cite (o uno dei suoi consimili), mi domando davvero se l’editore non stia esagerando…:-(

                          Creare un file .bst personalizzato è relativamente semplice e molto complicato; esiste un file che si chiama makebst.tex e che pone una serie di domande a schermo mentre lo si compila, e quando termina, ci si ritrova con il file .bst bello e fatto. Tutto sta nel rispondere giusto alle domande ed è difficile riuscirci al primo colpo. Sulla Guida GuIT è raccontato in breve come fare; la documentazione ufficiale è così, così.
                          Ma una volta che il file .bst è scritto, basta cambiargli il nome e invocare quello con bibtex, senza biblatex; generalmente il risultato va bene anche per natbib, jusabib e simili, ma non credo che vada bene per biblatex che non usa un file .bst personalizzabile, ma usa certe sue cose non modificabili.

                          Mettere le mani direttamante dentro il file .bst è difficilissimo, perché è scritto in un linguaggio strano, di cui non ho trovato nessuna documentazione; qualche piccola correzione con un po’ di esperienza si può fare, ma proprio piccola piccola.

                          Ripeto, però, che il file .bst servono per comporre la bibliografia finale, non il modo di citare, anche se contengono le informazioni che qualche altro pacchetto, come natbib, riesce ad estrarre per poi usare certi sui comandi “\cite & friends” che ne fanno buon uso.

                          in risposta a: Aneddoto. Cosa ne pensate? #86738
                          OldClaudio
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                            Non conosco nessun software gratuito che sia in grado di fare altrettanto bene dei programmi del sistema TeX e l’output di questi programmi spesso è superiore a quello di programmi commerciali, almeno di quelli che non hanno incorporato le idee del sistema TeX; mi pare, per esempio, che l’algoritmo di “line breaking” che considera l’intero capoverso invece delle singole righe sia stato adottato da alcuni altri programmi di tipocomposizione.

                            Non voglio entrare in questi dettagli; e non voglio commentare sull’uscita del fisico che ne sa (evidentemente non abbastanza o che, come dice Enrico, è rimasto agli output delle stampanti ad aghi che al massimo potevano stampare a 300 dpi, ma sempre con puntini piuttosto grossi, quindi sempre con un aspetto di glifi dai contorni non nitidi).

                            Vorrei portare però a conoscenza dei frequentatori del forum una analisi dettagliata dei pregi e dei difetti dei compositori del sistema TeX scritta da Frank Mittelbach in E-TeX: Guidelines for Future TeX Extensions — revisited suTUGboat, vol. 34, (2013), N. 1, pagine 47–63.

                            Vi è esposta una analisi approfondita del leader del LaTeX3 Team dove, oltre ai pregi, si elencano e descrivono tutti o quasi tutti i difetti dei sistemi di composizione attuali; ne emerge una situazione in cui LuaTeX appare la via più disponibile oggi e vincente per domani per superare i difetti, ma molti di questi sono comuni a tutti i motori di ricerca. Un difetto a cui un certo pacchetto dovrebbe aver posto rimedio, ma non garantisce niente, è quello di comporre a griglia, in mdo che le linee di testo giacciano tutte su una griglia regolare (invisibile) in modo che indipendentemente dal numero delle colonne, dagli oggetti che vi compiono oltre al testo (figure, tabelle, equazioni, eccetera) le righe di testo restino sempre collocate su questa griglia invisibile. Con il solo testo i nostri motori di composizione fanno un buon lavoro, ma se la pagna contiene altro, è difficilissimo mantenere le righe suall griglia, per non dire impossibile. Se il nostro fisico che ne sa si riferisce a questo difetto, ha ragione. Non è giustificato, invece, ad estendere questo giudizio al modo di comporre in generale che caratterizza i nostri programmi preferiti.

                            Ora, visto che siamo “tifosi” di LaTeX nelle sue varie incarnazioni (latex, pdflatex, xelatex, lualatex,…) è evidente e giusto che continuiamo a sostenere il nostro beniamino, senza però esibire comportamenti intolleranti come spesso succede fra i tifosi di altre cose; non per neiente si usa la parola tifoso, cioè una persona che da in escandescenze come un ammalato di tifo.

                            Dobbiamo essere abbastanza umili per sapere che il nostro beniamino non è perfetto; la lettura di quell’articolo ci conforta per tutti i pregi che vi vengono elencati, ma ci mantiene con i piedi per terra per i difetti che purtroppo sono ancora presenti, e alcuni sembrano di rimozione difficilissima, se non impossibile, con la attuale architettura del sistema TeX.

                            in risposta a: [GuIT TL Installer] Progetto #86698
                            OldClaudio
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                              Bravo Roberto; il progetto è molto ambizioso ma sono contento che tu abbia voglia di buttartici a capofitto.
                              I problemi che vedo sono che per fare la scelta dei pacchetti e il loro impacchettamento devi disporre di una bella area di lavoro sulla macchina del server che farà queste cose, e certamente il server non può essere una delle macchine usate dal TL Team.
                              Una parte che non ho visto esplicitamente è il controllo delle dipendenze, che è una delle parti che rallenta di più il lavoro del TL Team, come ha scritto Norbert nella comunicazione linkata in un messaggio di due o tre giorni fa; l’hai sicuramente letta, perché riguardava appunto le lamntele per il periodo di congelamento che erano state messe, in questo link
                              da Sam Qasbah.

                              in risposta a: numerazione latina maiuscola di capitolo #86681
                              OldClaudio
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                                Il pacchetto di Enrico è xpatch; ne fa degli esempi d’uso spesso nel forum per risolvere problemi di diversi utenti.

                                Documentazione: texdoc xpatch

                                Naturalmente per modificare un qualunque comando, come per esempio \chapter, bisogna averlo sott’occhio per poter dire a xpatch dove e come crearne una versione modificata per i propri scopi.

                                Confesso di non averlo mai usato, anche se mi rendo conto benissimo che è la via più corretta per fare le modifiche di cui si ha bisogno, piuttosto che clonare il comando originale e modificare il clone.

                                in risposta a: numerazione latina maiuscola di capitolo #86679
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Invece, tornando al mio problema, una ventina di righe di codice
                                  per produrre due modifiche in fondo semplici alle impostazioni standard…
                                  Gli espertissimi del forum ritengono che servano tutte,
                                  oppure che sia realizzabile una soluzione maggiormente economica?

                                  Io sono sempre in contrasto con l;uso dei pacchetti preconfezionati, perché ho imparato a usare LaTeX quando in pacchetti virtualmente non esistevano; eravamo ancoa ai tempi di LaTeX209. Per questo ho acquisito delle cattiva abitudini…:wink:

                                  Cpme avrei fatto io a realizzare i dettami della prof.? Avrei clonato la definizione di \chapter e la’vrei modificata, lasciando intatte tutte le definizioni di \thechapter, \thesection, eccetera, ma cambiando solo il modo di scrivere il contatore LaTeX chapter (o il contatore TeX \c@chapter) solo nella creazione dell’intestazione del capitolo. All’occorrenza avrei fatto qualcosa di simile per inviare l’informazione coerente per l’indice. le righe coinvolte sarebbero state forse le stesse ma le modifiche sarebbero state solo due piccole sostituzioni.

                                  Enrico potrebbe dire che invece di clonare e modificare si possono rattoppare i comandi per mezzo di un unico pacchetto, quello che egli ha scritto apposta per questo scopo; e ha ragione.

                                  È per questa cattiva abitudine che spesso, più spesso di quanto si immagini, io preferisco scrivermi una classe costruendola su una classe esistente, piuttosto che usare pacchetti. Ma so che questo non è l’approccio giusto; per lo meno non è l’approccio consigliabile ai neofiti. Sono d’accordo. Ma per chi non è neofita…:smile:

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