OldClaudio

Risposte nei forum create

Stai visualizzando 15 risposte – dal 706 al 720 (di 11,287 totali)
  • Autore
    Risposte
  • in risposta a: [RISOLTO]File impostazione .sty e \graphicspath #119346
    OldClaudio
    Partecipante
      Up
      0
      Down
      ::

      L’interlinea non ha senso di esistere in Latex, messaggio ricevuto, quella che in word e compagnia bella è “interlinea” in Latex è base line skip

      Visto che non capisci la differenza fra \baselineskip, \lineskip e \lineskiplimit, che LaTeX usa, eccome se li usa! passo e chiudo.

      in risposta a: [RISOLTO]File impostazione .sty e \graphicspath #119343
      OldClaudio
      Partecipante
        Up
        0
        Down
        ::


        Caro @cccp-annarella,
        non voglio insinuare che tu faccia apposta a non capire,ma qualche volta mi dai questa impressione; esempio: dopo averti spiegato che lo scartamento e l’interlinea sono cose diverse, tu annoti il pacchetto setspace come “pacchetto per l’interlinea”…;-) Per favore, abituati a non usare mai più la parola interlinea; Per tua informazione, anche a costo di essere pedante, ti ripeto che in TeX lo scartamento si chiama base line skip, l’interlinea si chiama line skip, e questa viene aggiunta solo se cambiando font, la distanza fra le parti sporgenti in basso di una riga e le parti sporgenti in alto della riga successiva diventa inferiore a line skip limit. Tex come vedi fa differenza fra queste cose, perché sono cose diverse; Chi ha tradotto dall’inglese le istruzioni e i testi dei pannelli di dialogo di Word e degli altri word processor, ha sbagliato parola; so che i testi dei dialoghi di MS Word sono stati tradotti in India, dove MS ha interesse a farsi fare lì certe cose che comportano per la casa madre un costo inferiore. Quindi mettiamo una pietra sopra questa questione, ma non mi parlare più di intelrinea.

        Le istruzioni sono di comporre la tesi in Arial? Per i word processor moderni, MS Word, Libre Office swriter, Mac Pages, Arial è usabile semplicemente selezionando quel font da un menu a discesa. Può andar bene per un lavoro di dattilografia commerciale, per una raccolta di brevi storielle, e altre cose del genere; l’Helvetica, che tu consideri equivalente a quello di Arial; è un altro font senza grazie, ed Arial ed Helvetica sono font diversi e li puoi confrontare selezionando quei font per esempiocon Word e provando a scrivere la stessa frase con l’uno e con l’alro; entrambi possono essere adatti in una tesi per scrivere i titoli o qualche breve informazione nella pagina dietro il frontespizio, ma non sono adatti per una lettura continuativa, come lo sono i font con grazie; chi ti ha dato quelle prescrizioni non capisce niente di tipografia. Non solo ma la matematica con i word processor di solito la scrivi molto male, Word non fa eccezione; Se con un word processore usi Helvetica o Arial per comporre un testo che contenga formule ti viene di solito una schifezza. Se non trovi un font per LaTeX che si accoppi bene ad Arial o ad Helvetica (e io non ne conosco) la matematica ti viene composta con i font matematici di LaTeX e l’accoppiata è pessima.

        Allora, vuoi scrivere una bella tesi che sia bella da vedere, e agevole da leggere, al di là del contenuto che, oltre ad essere scritto bene, e deve anche essere interessante? Se rispondi di si, dimentica quelle prescrizioni assurde; piuttosto scrivi in corpo 12, invece che in corpo 10 (default) ma assolutamente non ti “prostituire” alle prescrizioni di chi non ha la minima idea della tipografia, in particolare della tipografia della matematica. L’alternativa è comporre la tua tesi con un word processor a tua scelta, ma non chiedere al forum di TeX e LaTeX come si fa una porcheria con i word processor. [sia chiaro i word processor servono benissimo per il lavoro burocratico e commerciale, non per scrivere saggi — so che molte persone, molto preparate nelle loro scienze, continuano imperterrite ad usare i word processor, solo per la pigrizia mentale di non voler imparare qualcosa che è perfettamente alla portata delle loro facoltà cognitive e intellettive; da universitario mi viene una stretta al cuore quando incontro queste persone…)

        Informati meglio su quello che fanno i vari pacchetti; leggine la documentazione e capisci che makeindex non serve per comporre gli indici generali, ma serve per comporre gli indici analitici, i glossari, le liste degli acronimi,le liste di termini di nomenclatura. Non credo che una tesi trovi utilità in un indice analitico, ma di una lista di termini di nomenclatura o degli acronimi è probabile di si. Quindi non hai bisogno del pacchetto makeindex a meno che tu non ti componga una nomenclatura, Se invece tu volessi comporre un indice analitico, non è makeindex che dovesti usare ma imakeidx; del quale, prima di usarlo, devi leggere la documentazione.

        Comunque, bene; sei sulla buona strada per lavorare con LaTeX. Avanti così.

        in risposta a: [RISOLTO]File impostazione .sty e \graphicspath #119340
        OldClaudio
        Partecipante
          Up
          0
          Down
          ::


          Le spiegazioni a prova di tonto, ciò in 4 parole, molto alla svelta, sono tonte, perché lavorare con i font è difficile e si possono fare scelte improponibili.

          1) spiegazione: carica solo per i font il pacchetto lmodern, che ti permette di usare i font Latin Modern, fatti apposta per lavorare con i programmi del sistema TeX. se non carichi questo pacchetto i font di default non vanno bene — o vanno bene solo per l’inglese, ma non ottimamente quando si scrive in lingue che usano gli accenti, come l’italiano. I font Latin Modern vanno bene per una miriade di lingue; LaTeX e gli atri programmi sono attrezzati per comporre in un centinaio di lingue, alcune delle quali non abbiamo mai sentito nominare — io non sapevo nemmeno che esistessero. Lasciando perdere quelle che si scrivono con segni diversi da quello che conosciamo come latino, LaTeX può comporre in un centinaio di lingue. Allora, parole povere: caricati prima di babel i pacchetti epr la codifica d’entrata (quello che scrivi con la tastiera deve essere salvato codificando i vari segni con certe codifiche; LaTeX ne capisce tante, ma tu usa solo la codifica /opzione di inputenc utf8); la codifica di uscita (i font che si usano per comporre il documento usano un’altra codifica per trasformare i caratteri codificati nel file .tex nei caratteri dei font in uso), Per l’italiano e con pdfLaTeX l’unica codifica accettabile è la codifica T1, per i caratteri latini, quindi tu specifichi solo T1 come opzione al pacchetto fontenc.

          2) scegliere altri font dà l’idea di essere più creativi,ma senza una preparazione adeguata, la scelta di font che funzionino bene assieme e non facciano a pugni, e un’operazione difficile e siccome c’è l’estetica di mezzo i pareri di 10 persone possono essere 10 volte differenti. Anche tecnicamente la cosa non è semplicissima; ogni set di caratteri è caratterizzato da 6 parametri diversi: La codifica, la famiglia, la serie, la forma, il corpo, lo scartamento;
          a) Per pdfLaTeX la codifca deifont latini può essere OT1, T1, LY, ecceera; ho già detto che per noi si deve usare solo la codifica T1.
          b) di famiglie ce ne sono migliaia, per non dire milioni; non tutte sono usabili con il sistema TeX, in particolare con pdfLaTeX; quelle famiglie che sono nate con il sistema TeX, ti posso citare i Computer Modern (codificati OT1, senza lettere accentate); i Latin Modern (codificati T1, con lettere accentate); i Super Computer Modern che contengono sia i caratteri latini sia quelli cirillici, ma per questa funzionalità devono venire usati attraverso i cosiddetti font virtuali; non preoccupartene; se specifichi solo la codifica T1 e non specifichi alro sono quelli che vengono usati di default come se avessi scelto i font Latin Modern ma le due famiglie non sono proprio identiche. Poi con pacchetti particolari puoi scegliere i Times, i Palatino, gli Utopia, e molte altre famiglie; ma se devi scrivere matematica le famiglie nate con e per TeX sono le migliori. Normalmente LATeX usa tre famiglie: i caratteri con grazie (come il Times, per gli aficionados a Word), i caratteri senza grazie (come l’Arial, sempre per i suddetti aficionados), i caratteri monospaziati (come il Courier, per i suddetti aficionados).
          c) la serie; normalmente si distinguono la serie nera estesa e la serie mdia; si riferiscono alla nerezza del got; quando a parole diciamo “neretto” ci riferiamo alla serie nera estesa, e quando diciamo “normale” ci riferiamo alla serie media; esistono famiglie di font che forniscono le serie chiarissimo, chiaro, medio, nero, nero esteso, nerissimo, e via di questo passo. Non è il caso di cimentarsi con queste infinite varianti.
          d) la forma: si riferisce alla forma dei caratteri il tondo o romano è quello che si usa più spesso, il corsivo o italico che, oltre all’inclinazione, ha notoriamente forma diversa specialmente per certe lettere. Esistono altre forme come il tondo inclinato o il corsivo diritto, per esempio, ma anche se sono disponibili pdfLaTeX sono di uso meno frequente.
          e) il corpo era un concetto ben chiaro quando si componeva in tondo, perché i blocchetti di metallo da allineare sul compositori dovevano avere la stessa altezza; con i font elettronici il corpo è una informazione un po’ vaga; ma in linea di principio ti dice quanto sia grande quello che si stampa con i font di un dato corpo; spezzo puoi assimilare il copro con l’altezza complessiva delle parenesi tonde; è un criterio che funziona con quasi tutte le famiglie di font.
          f) lo scartamento o avanzamento di riga, erroneamente chiamato interlinea, è la distanza delle linee di base di due righe consecutive di testo composto con lo stesso font. L’interlinea è lo spazio, sottile, che rimane fra una riga e la successiva e lo dice la parola inter=fra + (due) linee.
          Insomma vale la relazione: scartamento= corpo + interlinea. Generalmente l’interlineà è il 20% del copro, ma più essere di meno o di più, epr cui lo scartamento è grande 1,2 volte il corpo; LaTeX assume questo valore di default; io ho composto anche con un coefficiente di 1,15 e ho ottenuto risultati accettabili; nei titoll in lettere maiuscole è lecito usare un coefficiente pari a 1, ma in linea generale non è opportuno modificare sensibilmente lo scartamento se non si sa esattamente quali siano le regole della tipografia. Quando si legge nelle regole di redazione delel tesi che è richiesta un’interlinea pari a 2, chi ha dato quelle regole ha dimostrato la sua ignoranza; aia perché ha usato la prola interlinea al posto di scartamento, sia perché uno scartamento pari a 2 volte il copro è eccessivo per qualsiasi font si usi. Tu hai caricato il pacchetto soul-qualcosa che eprmetterebbe di usare uno scartamento di defaut maggiore, tant’è che specifichi \onehalfspacing, che vuol dire di prendere in fattore moltiplicativo di 1,5, invece di 1,2. Hai bisogno di allargare lo scartamento per aumentare il numero delle pagine? Temi che la tua tesi sia striminzita? Non temere ,nessuna tesi è striminzita a meno che non si riduca a 10 pagine (a me è capitato di vederne una per una laurea in medicina…) ma dipende da cosa contiene; quella esi di 10 pagine in medicina conteneva pochissimo testo e una sequenza di fotografie che descrivevano un’operazione chirurgica nelle sue diverse fasi e che mostravano un accorgimento speciale sviluppato dal laureando. Il contenuto era pregevole, eccome. In ingegneria il Teorema di Castigliano, fondamentale per tutti gli ingegneri civili e dedili e per gli architetti era introdotto e dimostrato in una tesi di 30 pagine. Sempre in ingegneria La teoria delle volte sottili è stata esposta in una tesi di una trentina di pagine; il laureando è diventato professore universitario e i suoi allievi e assistenti ci stanno ancora lavorando sopra oggi dopo quasi un secolo da quando la tesi è stata discussa. Io non sono ingegnere civile o edile né architetto, ma l’ho avuto come docente e me lo ricordo con piacere per la sua concisione anche nel parlare e nello scrivere; evidentemente non ho preso da lui visto che ti sto scrivendo un romanzo.

          Nonostante le mie digressioni, credo di averti dato una certa idea dei font. Se vuoi approfondire, come al solito, nella sezione Documentazione di questo forum ci sono ben due guide tematiche che parlano di font e di codifiche.

          in risposta a: [RISOLTO]File impostazione .sty e \graphicspath #119332
          OldClaudio
          Partecipante
            Up
            0
            Down
            ::


            Ti sbagli a dire che era compilabile. Non lo era, per il semplice motovo che non erano allegati i file che inserivi con \input.
            In ogni caso le istruzioni per creare un esempio minimo compilabile consistono nel creare un UNICO file che qui nel forum possa copia-incollare dalla schermata ad un proprio nuovo file a cui può dare il nome che preferisce, e che può compilare; il file quindi comincia con \documentclass e finisce con \end{document}; se bisogna allegare qualche file, come nel tuo caso impostazioni.sty, lo si fa con l’ambiente filecontents inserito nel preambolo del documento ( senza bisogno di caricare il pacchetto filecontents e non più prima di \documentclass, come era stato prima del 2018).


            @samiel
            ti ha consigliato bene e anche @illingusta1972; se i pacchetti da invocare sono pochi, va benissimo invocarli nel preambolo; se i pacchetti sono tanti e/o le definizioni personali sono tante, un pacchetto di impostazioni personali ci sta benissimo; se poi queste impostazioni si usano spesso anche per altri documenti, questo pacchetto personale, messo in una cartella dove LaTeX possa trovarlo senza bisogno di specificare indirizzi di nessun genere, va ancora meglio; non so se quest’ultimo consiglio sia applicabile se si ricorre a Overleaf, perché non ho mai usato Overleaf, e non intendo usarlo; come spiego sempre, a me piace avere il pieno controllo del software che uso, del sistema TeX in particolare.

            Ciò premesso, ripeto che senza la compilabilità di un esempio compilabile, possibilmente minimo (vedi guida tematica su questo argomento nella sezione Documentazione) nessuno è in grado di vedere gli errori che ottieni; se si tratta di errori veri e propri o solo di warning (avvisi) di cose che potrebbero essere imperfezioni della composizione, ma non errori di programmazione.

            Dici che non hai 20 anni di esperienza, ma forse solo 20 giorni; Tutti noi ci siamo trovati in questa situazione all’inizio della nostra esperienza con LaTeX, quindi ti capiamo benissimo. Ma per usare un software complesso occorre esperienza; il forum ti aiuta a fartela se ci metti la buona volontà non solo di leggere le nostre risposte, ma anche di capire il senso, non solo la lettera delle nostre parole; certo, forse usiamo un gergo da vecchi utenti e diamo troppo per scontato, che questo gergosia comprensibile da chiunque; ma l’acquisizione del gergo è proprio la caratteristica dell’esperienza. Per esempio, @samiel di ha scritto “impostazioni[.sty]”, che è un esempio di gergo; infatti chi ha esperienza sa che ciò che si mette fra parentesi quadre è facoltativo; la sua frase in sostanza voleva dire che puoi immettere il tuo file personale usando a tua scelta la sintassi [tt]\input{impostazioni}[/tt] oppure [tt]\input{impostazioni.sty}[/tt].

            Ora stai ripulendo il tuo file di impostazioni; riordina il pacchetti a seconda delle loro funzioni; per esempio prima le codifiche e i font, poi le lingue, poi ciò che riguarda la bibliografia, poi ciò che riguarda l’eventuale indice analitico, poi cio che riguarda l’aspetto di certe composizioni (per esempio paralist e enumitem in teoria fanno le stesse cose ma si mettono i bastoni fra le ruote a vicenda), e infine hyperref, seguito dalle sue impostazioni specifiche; se carichi il pacchetto url, che dà qualche funzionalità in più rispetto al comando \url definiti da hyperref, leggine la documentazione per sapere se lo devi caricare prima o dopo hyperref, se le sue opzioni sono compatibili con quelle di hyperref, eccetera; se non sei convinto, non caricarlo. Non caricare mai nessun pacchetto che tu non usi per davvero con la scusa che ” casomai potrebbe essere utile”, di solito non è così, specialmente per i neofiti, perché si corre il rischio di ricevere dei segnali di errore classificati come “Option clash” (“scontro fra opzioni”, cioè opzioni non compatibili).

            in risposta a: [RISOLTO]File impostazione .sty e \graphicspath #119321
            OldClaudio
            Partecipante
              Up
              0
              Down
              ::


              Infatti la sintassi giusta di graphicspath ha ogni path racchouso a sua volta fra graffe`\graphicspath{{immagini/}}`ma, attenzione, immagini/ deve essere una sottocartela del file principale, quello del punto 1).

              Poi c’è la questione di \input vs. la coppia di \includeonly e \include

              La differenza è sottile, e i risultati sono diversi; tuttavia io preferisco usare \includeonly+\include per i capitoli, mentre uso include solo per pezzi di codice che richiedono na messa a punto separata, oppure pezzi di codice che ho usato per altri documenti e che posso riciclare; ovviamente non si tratta di capitoli interi, ma generalmente si tratta di tabelle o di disegni creati con in vari programmi che si possono usare con LaTeX.

              Ne Il LaTeX Reference Manual commentato, che ti ho già consigliato, c’è la spiegazione nella pagina 113.
              Ti garantisco che quando impari ad usare la coppia \includenly+\include non riesci più a farne a meno.

              Se non ti piace scaricare file da questo sito, puoi sempre usare La (mica tanto) breve introduzione a LaTeX se hai una installazione del sistema TeX sufficientmenete aggiornata, e se esegui da terminale il comando [texdoc it-lshort[/b]. Anche lì è spiegato come gestire documenti strutturati in molti capitoli, siano essi libri, tesi di laurea, rapporti dettagliati, e simili altri documenti la cui complessità sia superiore ad un documento non strutturato di una decina/ventina di pagine.

              in risposta a: conflitto pacchetti #119313
              OldClaudio
              Partecipante
                Up
                0
                Down
                ::


                Mi sono occupato molto delle funzionalità per la lingua greca; in questo momento so autore e curatore di teubner, mentre alphabeta è stato creato ed è curato da un’altra persona.
                Ora so perfettamente che teubner ha dei problemi a convivere con altri pacchetti, ma il suo scopo era preciso: dare uno strumento agli ellenisti del mondo occidentale che scrivono con l’alfabeto latino.
                Sicuramente teubner non funziona con xelatex e lualatex.

                Invece lavorando con quei due programmi e polyglossia come gestore epr le lingue, oltre che con fontspec come gestore dei font OpenType, non vorrebbe essere difficile usare il font OpenType CMU (vedi istruzioni nella documentazione di fontspec) che contiene anche i segni dello stigma, del sampi e del coppa classico.

                Con Xe- o Lua-LaTeX io ho avuto problemi solo a far convivere l’ebraico con l’arabo; siccome non sono un linguista, e non conosco né l’una né l’altra lingua, può darsi che i miei problemi sia nati dalla mia incompetenza. Ma non vedo incompatibilità gre la scrittura RL dell’ebraico con la scrittura LR con i caratteri latini, greci o cirillici, specialmente se si usano quei due programmi che gestiscono nativamente o font OpenType. Certo, senza usare teubner, che è incompatibile con i font OpeType (per ora almeno – sto lavorando su una versione xteubner che possa lavorare con gli OpenType, masto andando troppo lentamente e credo che se arrivero a completare questo progetto, dovranno passare ancora alcuni anni.

                OldClaudio
                Partecipante
                  Up
                  0
                  Down
                  ::


                  Ecco, Federica, questa visione non l’avevo percepita completamente.
                  Ovviamente dipende dal browser che usi.
                  Io ho fatto una casa del genere durante una mia presentazione, che ho fatto con il mio Mac. prima di cominciare la conferenza ho attivato i programmi che volevo mostrare e li ho messi nella barra inferiore che ora è presente anche in WIndows10. Poi inizio col debito programma la mia presentazione beamer a schermo pieno; durante la presentazione cliccavo la piccola icona per abbattere il pannello di beamer alla barra inferiore, e cliccavo sull’icona del programma già attivato e funzionante che volevo mostrare; sempre a schermo pieno; operazione inversa per tornare a beamer; solo due click per fare il passaggio. Mi sono trovato benissimo e credo che l’uditorio abbia apprezzato la velocità con la quale passavo da una schermata all’altra, sempre restando a schermo pieno, tranne quella frazione di secondo fra i due click.
                  Prova col tuo sistema operativo e con i tuoi programmi sia per mostrare i quadri (frame) di beamer, sia per mostrare il tuo file excel con le operazioni che vi puoi fare sopra (ricorda di farne una copia prima della conferenza, in modo da on “rovinarlo” eseguendo involontariamernte delle operazioni che ne modificano il contenuto).

                  OldClaudio
                  Partecipante
                    Up
                    0
                    Down
                    ::


                    Benvenuta nel forum

                    Leggi la documentazione del pacchetto url. L’indicazione dell’indirizzo completo del file che vuoi indicare viene di solito indicata nella bibliografia, non nel testo. Ma non è un problema; il comando \url funziona comunque anche fuori dalla bibliografia.

                    Il problema è un altro: non dipende da te, ma dalla “inaffidabilità” della rete. Se inserisci un collegamento a un file che si trova in rete, devi specificare l’a ultima data che hai usato quell’url, perché oggi è valido e domani non si sa; quindi è pericolosissimo fare riferimento a file in rete se non si è assolutamente sicuri che il sito sia affidabile; e anche in quel caso…

                    Se invece vuoi fare riferimento ad un ffile esterno al documento, ma presente sul tuo calcolatore, la cosa non funziona; a che cosa serve un’indicazione di quel genere, visto che un altro non può acccedere al tuo calcolatore?

                    Altra visione del tuo problema, visto che “file esterno” vuol dire tante cose. Vorresti comunicare al lettore il contenuto di quel file o consentire allo spettatore della tua presentazione con beamer di far girare quel file excel. Dimenticatene; una presentazione con beamer è una presentazione essenzialmente visiva, che non richiede nessuna interazione di esecuzione da parte dell’uditorio; se fornisci agli spettatori un handout, come beamer ti permette di fare, si tratta di un documento scritto su carta, quindi senza nessun collegamento ipertestuale attivo; chi legge l’handout potrebbe copiarsi l’url e andare a scaricare col il suo browser, se è davvero accessibile dall’esterno, il file corrispondente all’indirizzo. Nella presentazione, secondo me, puoi solo dire qualcosa come “i risultati dell’indagine statistica sono contenuti nel file pincopallo.xlm, scaricabile dal sito http://www.taldeitali.dominio”, ma certamente non puoi consentire allospettatore di allungere una mano sullo schermo come se fosse un touchscrean per far girare quel file exel. Scusami se mi sono espresso in modo troppo sarcastico a proposito di queste cose; ma, mettendola sul ridere, penso che sia la cosa migliore per spiegare il problema.

                    Se invece le varie visoni che ho avuto del tuo problema non sono corrette, ti pregherei di spiegarti meglio.

                    OldClaudio
                    Partecipante
                      Up
                      0
                      Down
                      ::


                      Dentro \vbox sei in textmode; se volessi usare sempre \gamma matematico, ti basterebbe mettere i due dollari dentro la definizione, uno prima e uno dopo il segnaposto dell’argomento #1.

                      Pero \kern non si adatta ai quattro stili matematici; invece di \kern0.2em che fa benissimo in modo testo, potresti mettere \mkern3mu usando l’unità di misura degli spazi nel modo matematico e che hanno il valore giusta anche epr i pedici primi e i pedici secondi, oltre che per la matematica in display e la matematica in linea col testo. I due dollari dovrebbero stare prima di #1, ma dopo il primo dollaro.

                      Ti conviene studiare un po’ di linguaggio TeX; ti suggerisco la guida di egreg, Enrico Gregorio, Appunti di programmazione in TeX e LaTeX che trovi nella sezione Documentazione di questo Forum.

                      OldClaudio
                      Partecipante
                        Up
                        0
                        Down
                        ::


                        Ora ho provato e ovviamente i puntini non sono centrati come non lo sono quando si usa un solo punitno; Ho creato il file con le modifiche che ti ho suggerito: o copiato da stackexchange il codice che ha suggerito egreg; ho replicato quel codice per definire la macro \grddot usando \” invece di \., come ti avevo suggerito; ho aggiunto una riga per confrontare \grddot{\textgamma} con $\ddot{\gamma}$, e funziona come previsto.`\documentclass{article}
                        \usepackage{textgreek}

                        \DeclareRobustCommand\grdot[1]{%
                        \leavevmode
                        \vbox{
                        \offinterlineskip
                        \ialign{%
                        ##\cr
                        \hidewidth\.{}\hidewidth\cr
                        \noalign{\kern-1ex}
                        #1\cr
                        }
                        }%
                        }

                        \DeclareRobustCommand\grddot[1]{%
                        \leavevmode
                        \vbox{
                        \offinterlineskip
                        \ialign{%
                        ##\cr
                        \hidewidth\”{}\hidewidth\cr
                        \noalign{\kern-1ex}
                        #1\cr
                        }
                        }%
                        }

                        \begin{document}
                        I would like this \grdot{\textgamma}, and not
                        $\dot{\gamma}$ this.

                        \grdot{\textbeta}\grdot{\textGamma}\grdot{\textdelta}%
                        \grdot{\textepsilon}

                        I would like this \grddot{\textgamma}, and not $\ddot{\gamma}$.

                        \end{document}`Va da se che se provi a rendere obliqua la lettera gamma anche con \grddot, i due puntini non stanno sul centro; per ottenere lo spostamento dei due puntini, bisognerebbe aggiungere altro codice che tenga cono del parametro “slant per point” del font in uso che renderebbe le due definizioni (quella con una sola d e quella con due d) assai più complessa; non impossibile ma più complessa. Il fatto che egreg non abbia indicato la soluzione più complessa, credo che dipendesse da come il richiedente aiuto si era spiegato nella sua domanda su stackexchange.

                        OldClaudio
                        Partecipante
                          Up
                          0
                          Down
                          ::


                          Prova a ricopiare la definizione di egreg, cambia il nome da \grdot a \grddot; sotituisci \” a \.
                          Io ci proverei, ma non l’ho fatto, quindi non garantisco che funzioni.

                          in risposta a: [RISOLTO] Unità di misura – chiarimenti #119290
                          OldClaudio
                          Partecipante
                            Up
                            0
                            Down
                            ::


                            No, non è affatto banale.

                            Tuttavia l’osservazione di Gustavo non riguarda l’informatica, ma l’ortografia italiana.:shock:

                            Gustavo ha ragione quando segnala queste piccole sviste: in una tesi di laurea non fanno una bella impressione agli occhi dei membri della commissione di laurea. Quindi la sua raccomandazione implicita è “fai attenzione anche alla grammatica” 🙂

                            in risposta a: [RISOLTO] Unità di misura – chiarimenti #119287
                            OldClaudio
                            Partecipante
                              Up
                              0
                              Down
                              ::


                              La differenza fra split e aligned è piccola e riguarda lo sspazio virtuale che la cosa occupa in orizzontale; può avere un’influenza sul collocamento del numero dell’equazione o dell’allineamento suddivido; è tutto spiegato nella documentazione di amsmath (texdoc amsmath); io preferisco usare aligned, ma puoi vederlo come una scelta personale.

                              \left e \right servono per modificare la grandezza il successivo delimitatore di sinistra o di destra; sostituiscono i vari \big…, \Big…, \bigg… \Bigg… (che vanno sempre modificati aggiungendo l o r al posto dei puntini; alcuni dicono che i vari comandi della collezione \big… fanno un lavoro migliore di \left e \right; altri preferiscono usare \left e \right, eventualmente correggendo le spaziature orizzontali a mano se lo ritenessi necessario; \left e \right oltre a gestire la successiva parentesi o altro delimitatore, calcolano da soli la grandezza di quanto racchiudono e adattano l’altezza del delimitatore a quello del contenuto; hanno il difetto che devono stare dentro la stessa riga di una espressione matematica e non possono stare in righe diverse di un allineamento del tipo split o aligned, o gli altri allineamenti (ovviamente esistono degli “sporchi trucchi” per superare questi scogli). in sostanza \left sostituisce tutti e quattro i \bigl, \Bigl, \biggl, e \Biggl, e \right gli altri quattro con la r. Vedi la breve descrizione nella pagina 13 della guida tematica sulla composizione della matematica, dove è anche descritto perché alcuni utenti preferiscono continuare ad usare \la collezione dei \big… invece di \left e \right. D’altronde se confronti i il risultato del mio esempio che usa \left e \right, con il tuo precedente codice che usava alcuni dei \big, oltretutto senza che fossero seguiti dalla lettera l o dalla r. Quelli senza la r o la l sono comandi nativi di TeX, non di LaTeX e come al solito se vengono usati devono essere usati con cognizione di causa; ecco perché conviene rimanere aderenti al linguaggio LaTeX se non si ha una grande esperienza con il TeX nativo.

                              in risposta a: [RISOLTO] Unità di misura – chiarimenti #119283
                              OldClaudio
                              Partecipante
                                Up
                                0
                                Down
                                ::


                                Con questo codice io non ho problemi, ma è molto modificato rispetto al tuo codice, c’erano alcuni errori e diverse omissioni. In più non vuoi accettare il consiglio di non usare \over, e non hai colto nelmio precedente messaggio l’uso di \left e \right, per cui le parentesi ti vengono a casaccio. Infine, per favore, quando mandi richieste di aiuto cerca di mandare un esempio minimo compilabile; il codice che ti invio corrisponde ad un esempio minimo compilabile.`\documentclass[12pt]{article}

                                \usepackage{amsmath}

                                \begin{document}
                                \begin{equation}
                                \begin{aligned}
                                \breve{V} &=\breve{V}_0\left[1-C\ln{\left(1+\frac{P}{B}\right)}\right]+
                                \breve{V}_t\\
                                \breve{V}_0 &=
                                \begin{cases}
                                b_{1s}+b_{2s}\bar{T} &\text{se $T\leq T_t$}\\
                                b_{1l}+b_{2l}\bar{T} &\text{se $T>T_t$}
                                \end{cases}\\
                                B &=
                                \begin{cases}
                                b_{3s}\exp{(-b_{4s}\bar{T})} &\text{se $T\leq T_t$}\\
                                b_{3l}\exp{(-b_{4l}\bar{T})} &\text{se $T>T_t$}
                                \end{cases}\\
                                \breve{V_t} &=
                                \begin{cases}
                                b_{7}\exp{(-b_{8}-\bar{T}-b_9P} &\text{se $T\leq T_t$}\\
                                0 &\text{se $T>T_t$}
                                \end{cases}
                                \end{aligned}
                                \end{equation}
                                \end{document}
                                `

                                in risposta a: [RISOLTO] Unità di misura – chiarimenti #119281
                                OldClaudio
                                Partecipante
                                  Up
                                  0
                                  Down
                                  ::


                                  Ti può essere d’aiuto la guida tematica sulla composizione della matematica per le “scienze naturali”, quelle che fanno uso della matematica delle grandezze. Vai nella sezione Documentazione di questo, scarica la guida, e studiatela bene perché ti garantisco che è utile e importante, vorrei dire, specialmente epr ingegneri e fisici i cui documenti (perizie, capitolati, e simili) devono avere valore legale e quindi devono rispettare scrupolosamente le norme ISO EN, UNI che si applicano a queste cose.

                                  Venendo alle tue domande:

                                  1) Non devi mai affiancare le unità di misura ad una formula fra grandezze;al massimo devi specificare le unità di misura in qualche costante, e per esempio se devi specificare il calore massico a pressione costante di un materiale lo scriveri nella forma`C\ped{p,rame}= 3,25\si{J/(kg K}` (i numeri sono di fantasia) senza commettere errori nelle unità e nella forma dei pedici come hai fatto nel tuo post. Questo perché le formule devono essere coerenti e non devono mai comparirvi esplicitamente le unità di misura, che sono implicite nei simboli delle grandezze usate.
                                  2) nel testo usi la stessa forma racchiusa fra \( e \): ` …il calore massico \(C\ped{p} = (\diff Q/\diff T)\ped{p}\) si ricava …` e nella formula di display \scrivi invece` \begin{equation} \label{equ:C-P}
                                  C\ped{p} = \Bigl( \frac{\diff Q}{\diff T}\bigr)\ped{p}
                                  \end{equation}`Per i comadndi \ped, diff vedi la guida; per \frac vedi qualunque guida su LaTeX o la documentazione del pacchetto amsmath, la formula con \over è scritta in TeX e non è sempre compatibile con la matematica di LaTeX.
                                  3) vedi la risposta 1). per altro kilo si simboleggia con la k minuscola, perché quella maiuscola vuol dire kelvin; i kelvin, invece, non vogliono il segno di grado: la temperatura assoluta si misura in kelvin e non in “gradi kelvin”. Il pallino dei gradi si usa solo per i gradi celsius e i gradi farenheit, che, d’altronde, sono vietati dalle norme ISO, EN, UNI, eccetera.

                                  Per alri consigli sulle unità di misura, leggiti la guida tematica che ti ho indicato sopra, oppure la documentazione del pacchetto siunitx: apri un terminale, ci scrivi dentro ed esegui il comando texdoc siunitx e leggi la documentazione che ti si apre in una finestra del tuo visualizzatore di file PDF.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 706 al 720 (di 11,287 totali)

                                Go to top