Risposte nei forum create
-
AutoreRisposte
-
14 Settembre 2012 alle 15:41 in risposta a: Impostare la larghezza delle colonne di una tabella #78583::
Definisci un nuovo tipo di colonna con [tt]\necolumntype[/tt] (comando fornito dal pacchetti array di cui è bene leggere al documentazione prima di usare nuovo comandi).Supponiamo che tu abbia defnito la nuova colonna di larghezza specificata identificandola con la lettera C allora il tuo preambolo diventerà [tt]\begin{tabular}{CC}[/tt].
Tra l’altro, come vedi non ho inserto i filetti verticali; usa booktabs che definisce gli unici filetti orizzontali che si possono usare in una tabella professionale e dimentica l’esistenza dei filetti verticali. I filetti orizzontali vanno messi prima della riga dei titolo delle colonne, dopo al riga dei suddetti titoli, alla fine della tabella. Nessun altro filetto, solo talvolta un filetto parziale alla fine della tabella, invece di un filetto completo, quando si debbano mostrare dei totali di certe colonne.
::
In ogni caso la documentazione dei pacchetti ce l’hai già a bordo del tuo mac; basta che tu apra un terminale e dia il comando texdoc seguito dal nome del pacchetto di cui vuoi esaminare la documentazione.
Poi qui sopra nel forun, nella sezione Documentazione ci trovi molte guide generiche o tematiche dove puoi approfondire..
Nel tuo messaggio non si capisce che cosa intendi per font diverso e per uniformare i font; la parola “font” può essere usata con significati diversi, talvolta al posto di collezione di font (per esempio i font Computer Modern), oppure di ona specifica codifica (OT1 — a 128 caratteri; T1 — a256 caratteri; OpenType con centinaia di migliaia di caratteri;…) oppure di una specifica famiglia (con grazie, senza grazie, monospaziato,…), di una specifica serie ( media, nera, nera estesa) oppure di una specifica forma (tondo, corsivo, inclinato, maiuscoletto, corsivo non inclinato, eccetera), oppure come corpo il font Computer Modern di serie media, e di forma tonda può essere di corpo 10pt o di corpo 12pt o di corpo…Quindi vedi che non si capisce bene che cosa vuoi. Io so che rispetto al corpo per il testo normale, la classe book scrive i titoli delle sezioni di vario rango con la stessa famiglia con grazie, la serie nera estesa e il corpo via via crescente man mano che la sezione è di rango maggiore, ma non cambia collezione, codifica e forma. Quindi cosa vuol dire “uniformare” riportare allo stesso corpo del testo”, riportare alla stessa serie? entrambi”.
Il pacchetto titlesec ti permette di gestire tutto quanto, certamente non come fai tu dove addirittura cambi famiglia. E quali sarebbero i titolini in cui specifichi un font small? I titolini più piccoli del testo non vanno proprio bene. Titolino e testo possono essere small nelle didascalie, ma quelle sono sono sezioni.
::
Sicuramente carichi più pacchetti di quelli che effettivamente di fatto usi, e questo in generale è un male.Se sei su un Mac, come mi pare di avere capito e usi TeXshop TeXworks non avresti bisogno di specificare pdflatex come motore di composizione perché è di default, ma comunque è sempre meglio che niente. Se lavori con TeXstudio verisone 2.4, per mia esperienza capisce la specificazione della codifica, ma non la specificazione del programma da eseguire; può darsi che io non abbai fatto gli esperimenti giusti, ma ti ho detto quale sia la mia esperienza; se però usi TeXstudio o TeXmaker e clicchi sul bottne build, controlla, ma mi sembra che lanci latex+dvips+ps2pdf, il che spiegherebbe sia la presenza del dvi, sia il fatto che non ti include il frontespizio. Se lavori con TeXstudio o TeXmaker controlla come sono definiti i motori corrispondenti ai pulsanti, eventualmente configurali in modo diverso, oppure agisci da linea di comando; è noioso, ma non è difficile:
`pdflatex -synctex=1 tesi
pdflatex -synctex=1 tesi-fnt
pdflatex -synctex=1 tesi`
Se la finestra comandi è attiva, anche su Windows, premendo la freccia in alto viene richiamato l’ultimo comando dato che puoi modificare semplicemente senza riscriverlo tutto; la terza volta premi due volte il tasto freccia in su e richiami nella finestra il primo comando.Invece ti suggerirei di sostituore
\usepackage{makeidx}
\makeindex
con`\usepackageimakeidx}
\makeindex[intoc]`
e al posto di:\clearpage
\phantomsection
\addcontentsline{toc}{chapter}{\indexname}
\printindexmetti soltanto`\printindex`
Leggi la documentazione di imakeidx prima di seguire il mio suggerimento; scoprirai che imakeidx ti permette di costruire diversi indici analitici e di compilarli in diretta senza bisogno di lanciare il programma makeindex (tante volte quanto sono gli indici analitici), ti consente di metterne le indicazioni nell’indice generale, di attribuire loro nomi diversi da quello di default, eccetera. Lanci una volta pdflatex sulla tua tesi e il/gli indice/i analitico/i sono fatti direttamente e aggiornati all’ultima modifica dei file sorgente, senza bisogno di fare altro.
::
Nel file fontspec.pdf al §4.1 c’è scritto quel che ti serve, se il font lo possiede quando dai il comando \textit{…} o specifichi la dichiarazione \itshape il font corsivo viene trovato immediatamente; è una specialità dei font OpenType. Se vuoi delle caratterisitche speciali per il corsivo, puoi per esempio averlo sempre verde se specifichi ItalicShape=… — vedi §7.4. Se vuoi usare un certo font, per esempio Linux Libertine O in generale, ma per la forma corsiva ne vuoi usare un altro font §6.1.La feature “Style” riguarda varianti dello stesso font che può darti glifi diversi a seconda dello stile scelto, si tratta degli “stylistic sets; vedi esempio 28 e non si invoca con il nme Style, ma con “CharacterVariant”.
Il tuo file .log è molto lungo perché è così sempre, quando usi xelatex. C’è un solo errore/warning che corrisponde all’uso della paola Style. Cancella quella specificazione con \addfontfeatures e tutto va a posto.
::Marco87″ post=77610Ciao Tommaso,
[…] TeXstudio riconosce la sola riga magica della codifica […]
A me non pare proprio che riconosca soltanto quella. Io uso TeXstudio, e come compilatore di default vi è pdfLaTeX, ma usando la riga magica per il compilatore premo come farei con pdfLaTeX il tasto “f6” e la compilazione viene effettivamente fatta con XeLaTeX al posto che con pdfLaTeX. O non era questo quello che intendevi? Invece TeXstudio non riconosce la riga magica relativa al file “master”, questo sì.
Ciao e buona giornata,
Marco.Io ho provato con TeXstudio 2.4 ad aprire un file con righe magiche per la codifica e il motore xelatex come le accetta TW; premo F6 e non compila. ma produce una serie di errori tale da riempire completamente di righe rosse la console. Scelgo dal menu a tendina XeLaTeX e compila benissimo.
No, secondo me c’è qualcosa che sfugge a me e forse ad altri; ma effettivamente in questo filone il resto delle discussioni, tranne questa in risposta a quella di @Marco87, riguarda TeXworks e TeXshop, non TeXstudio.
Secondo la mia esperienza le cose sono quasi identiche in TW e in TS; TS obbedisce alla riga magica concernente il programma, solo per i programmi di composizione e, sempre secondo la mia esperienza TW fa lo stesso; in entrambi i casi per fare andare BibTeX, per esempio, bisogna sceglierlo dal menù a tendina, ma BibTeX non è un motore di composizione ed è giusto che sia così.
Per il motore di composizione il comportamento apparentemente è diverso: in TS la presenza della riga magica nel file da comporre non modifica nulla nel menù a tendina che se aveva latex nella finestrella continua ad avere latex, anche se la riga magica diceva xelatex, però viene eseguito xelatex, quindi la riga magica sembra avere il sopravvento.
In TW, invece la riga magica modifica il contenuto della finestrella corrispondentemente al motore indicato nella riga magica; se poi il compositore interviene sulla finestrella per scegliere un altro motore, TW usa il motore scelto ignorando la riga magica già letta e interpretata. Ma non saprei classificare se questo comportamento sia meno razionale di quello di TS, visto che nel frattempo è intervenuto l’operatore che ha commesso, secondo me, un errore.
::
Secondo me non ha senso; in ogni caso alle sotto figure senza etichetta non puoi fare riferimento mediante \label, \ref, \vref e simili.Io saprei come fare e non mettere la sotto didascalia o a metterci qualcosa che piaccia a me, ma, ripeto, sarebbe antiestetico, incongruente, non gestibile con i riferimenti incrociati, e quindi non ci provo nemmeno a vedere se l’idea che ho in testa potrebbe funzionare. Mi spiace.
::Spike” post=77588Come suggerito da Elrond ho eliminato il file di documentazione e il file della libreria dal repository. Per generare questi file si possono seguire le istruzioni nel file README, cioè:
– libreria: compilare con latex il file tikz-mec.ins (latex tikz-mec.ins)
– documentazione: compilare (2 volte) con pdflatex il file tikz-mec.dtx (pdflatex tikz-mec.dtx)
Ciao a tutti
FraSai che puoi evitare questa complicazione? Poi congegnare il file .dtc in modo che un’unica passata attraverso pdflatex produca simultaneamente sia la documentazione sia la libreria; è raccontato nella guida tematica introclassi.pdf nella sezione Documentazione qui sopra.
Io mi sono deciso a seguire questa strada perché avendo la posta su @gmail.com, i service provider non consente di mandare, nemmeno zippati, i file con estensione .ins; mi sono stancato di dover fare accrocchi strani per riuscire a spedire i due file.ins e .dtx, e ho visto che la cosa è documentata anche in dtxtut.pdf (texdoc dtxtut). invece texdoc doc insegna come estrarre direttamente i file i cartelle che rispettino la struttura TDS (TeX Directory System). Io non uso quest’ultima variante, perché lasci fare ai manager di CTAN, comunque è possibile farlo e non c’è bisogno di script per fare quello che @ansys ha così brillantemente scritto; tra l’altro semplicissimo, ma la maggior parte degli utenti di macchine Windows non sanno nemmeno che hanno il linguaggio batch a disposizione e quindi non sanno come usarlo.
Ciao
Claudio
::
Secondo me la riga magica dell’encodng ha lla sintassi di TeXworks, non quella di TeXshop; TeXworks capisce anche la sintassi di TeXshop, ma non è vero il viceversa.Scrivi la riga magica cliccando su Macros, poi su encoding poi scegli UTF-* nel menù che ti si apre; vedrai che la riga magica è diversa; infatti è: [tt]% !TEX encoding = UTF-8 Unicode[/tt].
Ne abbiamo discusso già tanto con Antonio Macrì, qui sul forum, quando si dava da fare per lo script per TeXworks che permette di impostare codifica, motore, main file e vocabolario di verifica ortografica. E siccome le sintassi sono diverse, Antonio ha poi deciso di inserire un check box da marcare per avere la sintassi di TeXshop
::lorenzo.pantieri” post=77523
Basta smettere di usare quella codifica e lasciarla solo per i documenti vecchi.
Non è comodo. Se apro un documento codificato con Unicode con TeXShop (impostato per applemac), nell’editor appaiono i caratteri illeggibili (anche se il documento viene perfettamente compilato). Dovrei modificare ogni volta le preferenze dell’editor: non molto comodo.
Ho “risolto” usando TeXworks impostato con Unicode per i pochi documenti codificati utf8; mentre continuo a usare il mio preferito TeXShop per tutti gli altri documenti.
In ogni caso, resta aperto il problema di fondo del topic.
Ma le righe magiche non le usi mai?
Anch’io prima usavo latin1 e ora utf8; ma in testa ad ongi file o cominicio subito per un file nuovo a metterci al riga magica della codifica, o se riapro un file vecchioe e gli manca la riga magica gliela metto (con un altro editor o gliela metto e specifico nel dialogo di uscita la codifica ocn cui il documento era stato inzialmente scritto, ovviamante congruente con l’informazione contunea nella riga magica.
Sono un paio d’anni che non ho problemi usando sistematicamente le righe magiche e TeXshop e TeXworks; ora anche TeXstudio interpreta le righe magiche della codifica, (dico “a;meno” perché ho controllato solo quella non ho controllato le altre righe magiche). Le righe magiche sono una vera benedizione e sistemano alla perfezione anche il passato. Come dice Enrico, imposta TeXshop per utf8, dopo aver messo le righe magiche in tutti i tuoi vecchi documenti, oppure aggiungendo nei vecchi documenti la riga magica della codifica specificando la stessa codifica nel momento in cui salvi il file.
Con utf8, per il quale io nutrivo forti sospetti quando anche qui sul frum si è cominciato a consigliarlo, non ho più avuto problemi di sorta, anche scambiando i miei file sulle tre macchine (una reale e due virtuali, una Windows e una Ubuntu) che ho sullo stesso iMac.
::
Perché continui ad usare la codifica applemac? non avevi detto che l’avresti eliminata dai tuoi contributi da scaricare?Per \spacedlowsmallcaps credo che basti inserirlo di default nelle macro che provvedono alla stampa; se l’utente vuole un font diverso può sempre esplicitarlo così:`\begin{cvlist}{\normalfont\sffamily\bfseries{Dati anagrafici}}`
Per il comando dell’utente le graffe attorno a Dati anagrafici non servono, ma se volesse dare indicazioni diverse, magari con i comandi del tipo \textbf potrebbe sostituire per esempio con:`\begin{cvlist}{\normalfont\textbf{\sffamily Dati anagrafici}}`
::
Nell’appendice sulle codifiche della GuidaGuIT si parla di codifiche, certamante, ma tanto tu userai certamante utf8, quindi da quel punto di vista sei a posto.Se ti arrivano contributi in Word, non ci sono problemi come puoi leggere nel paragrafo D.4, ma anche all’inzio dell’appendice si paral del problema di cambiare codifica ai file esterni.
In realtà i problemi sono minori di quel che potrebbe sembrare quando si devono incorporare contributi in Word, specialmente se sono stati composti con qualche versione recente di Word. Infatti ciò che contengono dovrebbe già essere unicode o utf8; basta copiarlo dalla finestra Word e incollarlo nella finestra del file sorgente .tex; poi si aggiunge il markup, come racchiudere i titolo come argomenti di \chapter, \section, eccetera; ci sarà da fare qualcosa per le figure incorporate, ma quello ci sarebbe lo stesso; fatti consegnare il materiale grafico dagli altri autori in modo che tu possa lavorare sugli originali, invece di doverli copiare dal file Word (necessariamente con risoluzione insufficiente) per poi salvarli in un formato gestibile da xe- o pdf-latex.
Se non ci sono formule sei a cavallo, perché il lavoro è veramente poco rispetto a quello che dovresti fare se usassi, per esempio, la codifica latin1.Ci sarebbe il plug-in writer2latex per Open/LibreOffice per trasformare un documento Word in un Documento LaTeX; il risultato non è male, ma la conversione è fatta per mantenerne la forma, non per marcare il contenuto, quindi il mark-up LaTeX inserito da questo plug-in talvolta/spesso è inutilmente complicato. Secondo me fai prima con il copia e incolla, rispetto a ripulire il codice generato da questo plug-in delle cose inutili e, talvolta, delle cose indesiderate.
11 Settembre 2012 alle 20:28 in risposta a: Comando per scrivere i pedici delle formule matematiche #78271::
Non direi proprio.Io ho definito i comandi \ped e \ap da usarsi in italiano (solo in italiano) e ci hai gia scritto alcuni libri, non solo una tesi; diciamo complessivamente un 1500 pagine (0 forse anche 2500, ma non ho mai fatto la somma; direi che l’ordine di grandezza sia abbastanza sufficiente), e non ho avuto affatto l’impressione che la maggior parte die pedici sia in tondo; dipende da cosa scrivi, ma nelle scienze sottoposte alla norma ISO, direi che siamo al 50% circa fra pedici in corsivo matematici e perdici in tondo.
-
AutoreRisposte