Risposte nei forum create
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Io ti consiglierei al classe memoir; ti suggerirei di usare i comando \book (che gerarchicamente sta sopra a \part) ma di cuoi puoi personalizzare il comando \book por aggiungergli la funzionalità di caricare il nome dell’autore nell’indice degli autori; naturalmente userai imakeidx per gli indici.Leggi la parte sulle opere collettive nell’appendice sulle codifiche della GuidaGuIT.
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Non puoi scrivere [tt]\bottomrule[Nex][/tt] perché quell’opzione serve per modificare appunto la lunghezza del “rule”, del filetto.Se vuoi che ci sia unao spazio dopo un filetto devi usare \midrule; se vuoi spaziare due tabelle, allora chiudi la prima, metti lo spazio e apri la seconda. Non fare un’unica grandissima tabella che occupi più pagine; comunque per fare una cosa del genere dovresti usare l’ambiente longtable.
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Non dare \frontmatter dopo aver composto il colophon (che si chiama retrofrontespizio; il colophon era un;altra cosa, che si metteva alla fine del libro stamapato “a mano”)
Occhio che hai specificato due volte \makeindexPer una tesi sei sicuro che ci voglia davvero un indice analitico?
Se inoltre sicuro di voler inserire nell’indice generale anche i \paragraph (cioè i capoversi)? La tesi in quel caso conterrà più pagine di indice generale che pagine di testo…:wink: Lascia perdere le impostazioni di secnumdepth e specialmente tocdepth.
Stai scrivendo la tesi per tuo figlio? Spiegati meglio 🙄
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LEd ha un mucchio di pulsanti, è vero, ma ce ne ha un mucchio anche TeXstudio; LEd che io sappia non è sincronizzabile (come TeXworks lo è di nascita) con un visualizzatore PDF; TeXstudio à il suo visualizzatore interno.Secondo me per avere tanti pulsanti (tipica preferenza del tutto lecita per un utente alle prime armi) eper avere la visione quasi simultanea del documento composto in PDF, TeXstudio è l’ideale; è stato recentemente aggiornato e ha molte caratterisitche nuove, compresa la capacità di decifrare le righe magiche e di autoconfigurarsi la codifica come fa TeXworks (vedi la guida tematica, qui sopra nella sezione Documentazione, sulle codifiche).
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IL TRUCCO CHE IO USO DA SEMPRE È QUELLO DI USARE DA SEMPRE UNA TASTIERA USA. Sono quasi trent’anni che dispongo di calcolatori di varia marche, con vari sistemi operativi e anche con varie lingue; ho messo le mani su portatili Windows, italiani, francesi, tedeschi, svedesi, svizzeri, turchi, arabi e giapponesi; credo che l’inefficienza della tastiera italiana sia proverbiale; forse quella giapponese ricorre a maggiori compromessi, ma non è facile avere una sola tastiera per due distinti sistemi di scrittura.; la spesa di una sessantina di euro per una tastiera USA (magari extended) per il Mac valga tutte le fatiche che si fanno con una tastiera italiana; siccome si può acquistare on line per il Mac, paghi con la carta di credito e dopo qualche giorno hai la tastiera USA direttamente a casa.
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A me quella definizione funziona alla grande.Forse a te non funziona perché quei trattini fanno parte di argomenti di comandi, per cui quando vengonono scanditi dallo scanner di token, il trattino viene scandito come carattere di categoria 12, invece che 13 (active).
Mo spiace, ma a questo punto non saprei più cosa dirti.
10 Settembre 2012 alle 4:52 in risposta a: Comando per scrivere i pedici delle formule matematiche #78266::
I comandi \ped e \ap sono già disponibili se scrivi in italiano (texdoc italian).Se non scrivi in italiano forse puoi usare il file di estensione topcoman.sty (solito comando [[tt]\usepackage{topcoman}[/tt].
\textup lo puoi usare se hai caricato anche amsmath; \mathrm lo puoi usare sempre; con \ped e \ap viene usato sempre \mathrm in modo matematico e il font corrente in modo testo.
9 Settembre 2012 alle 21:36 in risposta a: Pagina bianca per stampare il capitolo sulla pagina destra #78254::
Sei proprio refrattario ad ogni consiglio; non leggi la documentazione dei pacchetti che ti vengono suggeriti e continui ad ignorare l’Arte. Il pacchetto emptypage, se avessi letto la breve documentazione, serve appunto per ridefinire \cleardoublepage per comporre in twoside con una pagina totalmente bianca prima di quella del capitolo.Poi vai a cercare in rete per scoprire l’acqua calda, consigliandola ai frequentati del forum; ci vuole una bella faccia!
No, Dr Reid, così non va; non segui nemmeno il mio consiglio di restare alla finestra per una decina di settimane.
Senza rancore
Claudio
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No, i pedici non vanno sempre in tondo, vanno in tondo quelli che non rappresentano grandezze misurabili o numerabili; di solito in elttronica di susa l’iniziale di un terminale raddoppiata per indicate la tensione continua di polarizzazione di quel terminale, ma esistono anche le tesioni efficaci le correnti di ingresso, eccetera; allora tutti questi pedici sono delle apposizioni che servono per distinguere due grandezze omonime a seconda del loro uso o della loro natura, Divero è indicare al i-esima tensione $V_i$ e la tensione di ingresso $V\ped{i}$.Se scrivi in italiano i comandi \ped{…} per i pedici in tondo e \ap{…} per gli apici in tondo sono già disponibili; funzionano sia in modo matematico sia in modo testo: texdoc italian.
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Il file topfront finisce con`\fi
\vfill\par\null
\if@twoside\cleardoublepage\else\clearpage\fi
\endgroup}`Se lo cambi così:`\fi
\vfill\par\null\clearpage
\colophon\par\clearpage
\endgroup}`
dovrebbe fare quello che chiedi;
Naturalmente prima di dare il comando \frontespizio inserirai:`\providecommand\colophon{\null}
\renewcommand\colophon[1]{%
}`Nel tuo caso [tt]
[/tt] potrebbe essere la frase che hai scirtto nel tuo main file, cioè `Questo elaborato è rilasciato sotto licenza Creative Commons License \vspace{3\baselineskip}
\noindent Versione finale: \today`
Sembra che nel colophon non ci voglia la punteggiatura finale; non me lo sono inventato, ma guardando il retrofrontespizio di molti dei libri che posseggo ho constatato che la pratica è proprio questa.
Warnig: non ho collaudato il codice che ti ho dato, ma credo che se deve essere corretto, la cosa sia particolarmente semplice.
A stretto rigore la pagina dietro il frontespizio (che in inglese si chiama “copyright page”) non si chiama colpohon; Tommaso la chiama abitualmente retrofrontespizio e mi sembra molto appropriato.
Il colophon era una blocco di testo che chiudeva i testi (relativamente) antichi; riportava le informazioni dello stampatore, al modo di stampa, ai caratteri usati, eccetera; spesso era terminato con un profilo del capoverso a trapezio rovesciato o a triangolo con la punta in basso; Quando lo si usa oggi, è quasi sempre un blocco rettangolare di testo a margini molto ristretti appoggiato al fondo della pagina, solitamente il verso dell’ultima pagina stampata, se è una pagina dispari.
::@OldClaudio, quel disegno non è realizzato con circuitikz: è il prototipo di ciò che Andrea vuole realizzare (è scritto in fondo al messaggio). In circuitikz i resistori hanno 3 creste, anche se l’inclinazione non rispetta né le norme ANSI IEEE, né le vecchie CEI.
Sì, lo so; ma non conosco abbastanza circuitikz perché non l’ho mai usato, quindi non ho la più vaga idea di come in effetti appaiano i resistori, se non per le immagini che ho visto nella documentazione. Se uno volesse i resistori con 4 cuspidi, invece che con 3, per esempio, non ho idea se sia fattibile. I realtà le norme sono una bellissima cosa, ma non sono sicuro che specificare l’angolo dei lati obliqui sia una di quelle prescrizioni da prendere sul serio; è un po’ come i caratteri: una a tanda minuscola può avere molti diversi aspetti, ma è sempre una a tonda minuscola; mentre scrivere squola o scuola può non rispettare o rispettare una norma, mentre scegliere una a di una forma invece che di un’altra non cambia nulla, se non lo stile. Io infatti preferisco il mio stile dove tutti i componenti sono decisamente “neri” rispetto ai collegamenti, ma non ho la più vaga idea se i miei resistori abbiano l’angolo giusto (hanno un angolo di 60° rispetto all’asse del resistore), ma sono gradevoli da vedere e facili da distinguere dai collegamenti.
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