OldClaudio

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  • in risposta a: ERRORE NELL’INSERIMENTO DI UNA FIGURA #74398
    OldClaudio
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      Non sono un esperto del formato .ps, ma mi pare di ricordare che sia fortemente sconsigliato per l’inclusione nei file compilati con i programmi della collezione TeX; questo, sempre se ricordo bene, perché (a) non contiene le dimensioni del bounding box, che invece sono caratterizzanti per il formato incapsulabile .eps, e (b) il file potrebbe contenere dei comandi postscritpt incompatibili con l’incapsualzione, per esempio un salto pagina o altre cose del genere.

      Infatti fra le funzionalità di gsview c’è anche la possibilità di convertire un file .ps in un file .eps e questa funzionalità consiste nell’aggiungere le informazioni del bounding box e di togliere, se ci sono, i comandi incompatibili con il formato .eps.

      Se usi XeLaTeX, questo è in grado di includere anche immagini .eps, ma lo devono essere per davvero, non solo di nome (o meglio, di estensione). Il fatto che pdfLaTeX e XeLaTeX ammettano fra le estensioni accettabili anche l’estensione .ps è una anomalia dovuta al fatto che talvota file con questa estensione, in realtà dovrebbero avere l’estensione .eps, perché il loro contenuto è davvero conforme alle specifiche del formato incapsulabile.

      Tuttavia, come ti è già stato detto da altri, sia pdflaTeX sia XeLaTeX possono includere file grafici nei formati bitmapped jpg (foto a tinte sfumate, formato compresso con perdite) e png (disegni al tratto, formato compresso senza perdite), oppure nei formati vettoriali pdf e mps. Con qualche trucco si riesce anche a far loro inglobare figure in altri formati, ma questi che si inglobano senza trucchi, sono più che sufficienti per la totalità dei lavori. Lavorare con il formato PostScript oggi è diventato piuttosto obsoleto, anche se c’è ancora qualche casa editrice che esige dagli autori i documenti pronti da stampare in formato PostScript.

      PS: in che formato era la figura prima di convertirla con ImageMagick? Su che macchina e con quale sistema operativo stai lavorando?

      in risposta a: Testatine ” in style Arte” #74330
      OldClaudio
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        Io ho letto la guida in italiano anche usando il comando texdoc itfancyhdr; però non mi piace, con tutto il rispetto per chi l’ha tradotta; per giunta si riferisce ad una vecchia versione di fancyhdr, perché è stata scritta nel 2001.

        In questa guida in fondo ala pagina 13 c’è quello che dovresti fare tu. Tieni presente che la testatina del Manuale di Lamport è molto piò larga del testo; invece di quei due \addtolength che sono lì indicati, potresti metterne uno solo specificando un aumento della larghezza della testata di, diciamo 3em, oppure 3.5em, direi non di più; comunque prova con diversi valori.
        Non fermarti alla pagina 13, leggi anche almeno fin dove c’è scritto: “Come secondo esempio…”

        Caro @repez, se sei un principiante, come dimostri di essere, e non conosci l’inglese, come sembrerebbe di capire dal fatto che vuoi la guida in italiano, non hai le basi necessarie per personalizzare “pesantemente” il layout della pagina. Se riesci a cavartela con le indicazioni che ti ho dato, bene, altrimenti rinuncia. Non lo dico né per offenderti, né per sminuirti; lo dico per il tuo bene, visto che stai facendo un lavoro importante per il quale non dovresti perdere tempo per fare cose che non riesci a fare. Il forum ti può aiutare, ma non può risolvere i problemi per te, quando sono già risolti nella documentazione; le regole di accesso a questo forum sono specifiche in questo senso; passano sotto lo strano nome di “netiquette”, parola nuova (non tanto) ottenuta dall’unione e fusione della parola net (rete informatica) con la parola étiquette, che in francese vuol dire educazione, cortesia, buon gusto, e simili. Una delle regole della netiquette di questo forum dice di non fare domande se la risposta è già nella documentazione; se non la si è trovata, la risposta non può essere altro che “vedi nella pagina xxx del documento yyy”.

        in risposta a: Testatine ” in style Arte” #74323
        OldClaudio
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          Il TeXbook è scritto in plain TeX; guarda caso usa \llap e \rlap come ti ha detto @Marco87; fancyhdr ti consente di farlo molto facilmente, ma ovviamante devi leggere la documentazione.

          Le macro che Donald e. Knuth, il padre di TeX, ha usato per comporre il TeXbook sono descritte tutte in una delle appendici; mi pare l’appendice H.
          Il file sorgente del TeXbook è texbook.tex e se lo cerchi con google lo trovi e lo puoi scaricare; non è compilabile e modificarlo per renderlo compilabile vuol dire infrangere la legge. Non è una lettura semplice, e per questo ti suggerisco di studiare attentamente la documentazione di fancyhdr e vedrai che si tratta di un giochetto da ragazzi.

          Ovviamente non ti dico come fare; se vuoi fare cose documentate, devi rivolgerti alla documentazione.

          in risposta a: ctable #74380
          OldClaudio
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            Non andrebbe mai fatto. Metti la nota nella didascalia (non come nota, ovviamente) oppure nel testo principale del tuo documento, là dove fai il rimando alla tabella.

            È una affermazione troppo forte; io direi “sarebbe meglio evitare le note nelle tabelle”. Ci sono delle volte in cui la didascalia diventerebbe illeggibile se le annotazioni venissero messe nella didascalia; ci sono delle volte in cui l’annotazione lontana dalla tabella (nel testo che richiama la tabella) diventano inefficaci. Ci sono delle annotazioni che “devono” essere scritte diversamente dalla didascalia, tipo: “Da Tetratricotomia applicata, con il permesso dell’autore”, che non è una citazione bibliografica, ma è una annotazione specifica per la tabella.

            La raccomandazione di evitare note nelle tabelle è una raccomandazione che va tenuta in seria considerazione; ma non è un divieto assoluto. Anche il tuo condizionale lo lascia intuire, ma non è così esplicito come una raccomandazione.

            in risposta a: Tipografia e virgolette: inglesi o francesi? #74390
            OldClaudio
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              Nella pagina 388 della GuidaGuIT ho cercato di indicare delle regole, specificando che non si tratta di regole generali, ma di regole coerenti.

              Il discorso virgolette (alte semplici o doppie, basse/uncinate/caporali semplici o doppie) è complesso in tutte le lingue; in inglese si usano solo le virgolette alte, ma le virgolette semplici sono prefierite rispetto a quelle doppie, che vengono usate solo nelle citazioni dentro ad altre citazioni. In americano è esattamente il contrario. I francesi usano solo le virgolette basse semplici o doppie, e quelle semplici molto raramente.
              Noi in Italia abbiamo più virgolette da usare e possiamo essere imbarazzati nella scelta; Sono d’accordo con Tommaso nella scelta delle virgolette basse doppie, per quelle alte semplici o doppie, e, non dimentichiamoci, del corsivo che serve per marcare parole non solo in lingua straniera, ma anche quando sono usate in senso non usuale.
              Confesso che il linea generale preferisco l’uso americano, ma quello di Tommaso è certamente coerente; lo uso raramente perché, benché la mia tastiera mi consenta di inserire le virgolette basse in modo molto semplice e LaTeX e i suoi font consentano di usare le legature << e >> per le virgolette basse dopie, non sono riuscito a prendere l’abitudine di usare le virgolette basse; le uso molto saltuariamente; ma quando le uso cerco di seguire una regola coerente; che è il principio generale che dovremmo usare sempre quando vogliamo scrivere tipograficamente bene.
              Le regole delle case editrici sono da seguire per le pubblicazioni di quelle case editrici; il fatto, però, che ogni casa edittrice possa stabilire le sue regole dimostra che di regole “ufficiali” non ne esistono.

              in risposta a: Errore da applemac a latin1 #74310
              OldClaudio
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                Fallo pure, ma a quel punto ricordati che applemac lo usano solo i Mac-isti che non vogliono scambiare i loro file con altri; la codifica applemac è solo per Mac; utf8 è per tutti. Ecco perché stiamo insistendo tutti affinché non si usino codifiche proprietarie e oggi si passi tutti a utf8.

                in risposta a: Testatine sporgenti in memoir #74375
                OldClaudio
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                  Non mi è chiaro il motivo per cui il numero di pag viene sporgente se non ho ridefinito la larghezza dell’header.

                  Ti viene sporgente perché “sporge” da una scatola di larghezza zero: \llap circa uguale a \makebox[0pt][r].
                  È uno dei vari “trucchi” di LaTeX quello delle scatole di larghezza nulla. \llap è l’equivalente di plain TeX, non di LaTeX, ma è definito anche in LaTeX, che fa sporgere a sinistra il suo contenuto che appare al motore di composizione come un oggetto di larghezza nulla; è quasi equivalente al comando laTeX \makebox al quale sia specificata un larghezza nulla; e ne differisce per il fatto che \makebox può fare molte altre cose, ma in particolare passa, se necessario, alla composizione in modo orizzontale (LR mode in gergo LaTeX); ma dentro la testina questa funzionalità non è necessaria.

                  in risposta a: Cambiare font in frontespizio #74386
                  OldClaudio
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                    Sbagli a voler usare un font che hai sul tuo calcolatore, ma non fa parte di quelli che può usare uno qualunque dei programmi di composizioen del sisteam TeX; forse XeLaTeX potrebbe usarlo, se la cache dei font è correttamente configurata.

                    Ma se usi il più comune pdfLaTeX, per usare un font questo deve essere presente nelle cartelle del sistema TeX o sotto forma di file sorgente per il programma METAFONT, oppure come file Type 1 elencato anche nel file pdftex.map; i font TrueType devono venire convertiti in font Type1 (o meglio, devono venire creati i font virtuali necessari per accedere a posizioni dei caratteri con indirizzi maggiori di 255) oppure in font bitmapped attraverso il programma ttf2pk.exe, il quale però deve saper trovare che cosa convertire. Per altro convertire i font vettoriali TrueType in font bitmapped è un’operazione molto discutibile e oggi completamente sorpassata.

                    È mai possibile che fra le centinai di font pre-instalalti che il sistema TeX può usare tu debba cercarne proprio di quelli che TeX non riesce ad usare?

                    Se usi texify per generare il tuo file di uscita non riesci certo a vedere che cosa succede nei vari file log dei vari programmi che texify usa. Non so che shell editor usi, ma se ne usi uno abbastanza user friendly, contiene certamente un bottone che lancia l’esecuzione di pdfLaTeX; usa quello e non usare texify. Forse il file log è più chiaro. In più di 25 anni che io uso LaTeX, io non ho mai avuto bisogno di usare texify.

                    in risposta a: Errore da applemac a latin1 #74307
                    OldClaudio
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                      Certo che no; e non c’è nemmeno una voce utf8. I nomi ufficiali delle codifiche sono diversi. Certamente la lista che ti offre charco contiene qualcosa come MacRoman, o Mac Western, o simili nomi contenti la parola Mac; così per utf8 il nome ufficiale dovrebbe essere UTF-8.

                      Devi ripetere la stessa operazione per tutti i file scritti usando la codifica applemac; ma anche l’editor che hai usato è impostato per una certa codifica che non è applemac, ma un nome diverso, generalmente quello ufficiale.

                      Ricordati, l’abbiamo detto molte volte: applemac è un nome interno del sistema TeX e serve per dire al programma di compilazione come deve interpretare i caratteri a 8 bit e quelli di due o più byte; non ha nulla a che vedere con l’impostazione della codifica dell’editor che usi per scrivere o modificare i file .tex, anche se alla fin fine l’informazione per configurare l’editor e quella per “configurare” pdflatex devono andare d’accordo. L’editor (per esempio TeXmakerX) e il programma di composizione (per esempio pdflatex) sono due programmi diversi che intervengono in tempi diversi e sono del tutto indipendenti l’uno dall’altro.

                      in risposta a: Testatine sporgenti in memoir #74373
                      OldClaudio
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                        Non può funzionare, perché \thepage, a seconda del numero di cifre occupa uno spazio variabile. Non allungare l’header, ma comicia subito cin un camando
                        `
                        \makeevenhead{companion}% certo che se usi lo stesso nome dell'esempio di memoir non è una bella idea…
                        `
                        ricominciamo:
                        `
                        \makeevenhead{DirkPitt}%
                        {\llap{\color{red}{\thepage}\hspace{1em}}\vrule\color{\blue}\leftmark}{}{}
                        `
                        hai il tuo numero di pagina sporgente con il numero della pagina distante 1em dal filettino verticale (\vline mi risulta che si usi solo nell’header dell’ambiente tabualr) qualunque sia il numero di cifre. Il comando \llap{…} (left overlap) è quasi equivalente a \makebox[0pt][r]{…}. Se vuoi anche il filettino verticale colorato come il numero della pagina, mettilo dentro l’argomento di \llap.

                        Poi pensaci bene se mettere il numero della pagina rosso e il mark corrente in blu; se hai esemplificato con quei due colori tanto per fare un esempio, va bene, ma se intendi usarli davvero, devi esserne veramente convinto e devi avere dei motivi molto seri per fare una “cosa” del genere. Parere personale, s’intende 🙂

                        in risposta a: Testatine sporgenti in memoir #74370
                        OldClaudio
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                          Manuale di memoir a pagina 126; The Companion pagestyle.

                          in risposta a: Errore da applemac a latin1 #74302
                          OldClaudio
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                            Ci mancherebbe altro che ci fossero due versioni dello stesso file, uno codificato applemac per gli utenti Mac e una codificato ansinew per gli utenti Winwods di qualche versione fa; poi ne mettiamo una terza codificata latin1 per gli utenti linux e una codificata utf8 per tutti. La manutenzione delle quattro versioni sarebbe tale da generare più confusione ed errori che altro. Per carità!

                            Invece…

                            In realtà Lorenzo ha un’altra possibilità, che potremmo usare tutti quanti noi/voi/coloro che scrivono pacchetti e classi; non usare altro che la codifica a 7 bit, usando le poche macro per gli accenti che fossero necessarie per le poche parole predisposte in qualche parte del pacchetto (per esempio [tt]Universit\`a[/tt], [tt]Facolt\`a[/tt], e pochissime altre) e la classe o il pacchetto funzionerebbero alla perfezione con qualunque codifica l’utente finale li volesse usare.

                            Scagli la prima pietra chi non ha mai violato la regola suddetta; siccome io l’ho violata abbastanza spesso, mi limito a ricordarla ma non scaglio pietre a nessuno.

                            in risposta a: L’arte di disegnare grafici con LaTeX #73906
                            OldClaudio
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                              OldClaudio wrote:
                              Le scale logaritmiche nella pagina 4 o usano come base dei logaritmi $10^{0,1}$ o $10^{0,2}$ oppure sono sbagliate. Tommaso, ho il sospetto che ti siano rimaste nel file delle cose che non c’entrano niente con il disegno da fare.

                              Utilizzano come base 10^0.2 (o sottomultiplo). Come darti torto? Il problema è che quando il riferimento è vuoto, oppure quando i punti sono molto più vicini di una decade, la base viene ridotta per evitare che sull’asse corrispondente appaia una sola tacca o che i punti si sovrappongano. La soluzione è definire a mano gli estremi degli assi, ad esempio in questo modo:

                              \begin{loglogaxis}[xmin=0.91, xmax=10.99, ymin=0.91, ymax=10.99]

                              Poiché il codice corrispondente non compare nell’articolo, forse sarebbe effettivamente il caso di cambiare le figure, anche se il comportamento naturale è quello lì.

                              Domanda: a che cosa serve una scala logaritmica? Ci sono molte possibili risposte, ma quella più importante è che serve a rappresentare in un grafico di dimensioni limitate un disegno che in ascisse e/o in ordinate presenti un dominio vastissimo, di diverse decadi; non ha quindi senso usarlo per una frazione di decade.

                              Ma allora se vuoi vedere un comportamento a potenza fissa riportato ad una retta? Questo è uno degli altri motivi, meno importante, secondo me. Ma, diamine, se si riporta in scala logaritmica qualcosa su un dominio che va da 10^0 a 10^0,4 (cioè da 1 a 2.512) non hai veramente bisogno di una scala logaritmica.

                              Ma allora come fai a rappresentare un insieme di misure su un dominio non vastissimo, ma dove l’incertezza relativa costante possa essere rappresentata con un segmento di larghezza o altezza costante? Questo è uno degli altri motivi per usare scale logaritmiche. E qui ritorno con un altro “diamine!”: su un intervallo ristretto a meno di mezza decade è veramente importante?

                              Ma se il tuo dominio va da 0,91 a 10,99? è un dominio di più di una decade, d’accordo, e va bene specificare gli estremei, ma non certo da 0.91 a 10,99, bensì da mezza decade prima di 1 a mezza decado dopo di 10; ciò il disegno avrebbe ugualmente l’ampiezza di due decadi intere e le tacche “1” e “10” non sarebbero agli estremi del disegno, la curva potrebbe estendersi sul suo dominio senza occupare tutto lo spazio del disegno e, non so se pgfplots lo faccia, ma non esistono solo le tacche “10^n” da usare per identificare le decadi ma esistono anche le tacche 2 e 5, oppure al tacca 3,16 (più precisamente la radice di 10, mezza decade); se il grafico è sufficientemente grande possono essere etichettate tutte le linee del grafico, che solitamente corrispondono ai valori 1, 1,5, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10. Si provi a leggere una qualunque coordinata su scala logaritmica se fossero etichettate solo le linee 1 e 10; sarebbe piuttosto difficile (provare per credere) a meno che le linee siano disegnate in modo tale da dare solamente l’idea di un disegno logaritmico senza problemi di precisione di lettura.

                              Insomma; Il diagramma deve convogliare informazione al lettore e lo deve fare nel modo più accurato possibile ma anche scevro da interpretazioni difficili o inusuali. Le norme UNI in merito danno poche prescrizioni, ma raccomandano sempre l’uniformità, la coerenza, la leggibilità, la semplicità. Una scala logaritmica in intervalli di 10^0,2 non dà queste informazioni; non corrisponde alle raccomandazioni delle norme UNI; non è vietato costruire un diagramma siffatto, ma devono esserci dei motivi molto forti per farlo ma a me sfuggono 🙁

                              in risposta a: L’arte di disegnare grafici con LaTeX #73903
                              OldClaudio
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                                Le scale logaritmiche nella pagina 4 o usano come base dei logaritmi $10^{0,1}$ o $10^{0,2}$ 🙄 😕 😯 ❓ oppure sono sbagliate. Tommaso, ho il sospetto che ti siano rimaste nel file delle cose che non c’entrano niente con il disegno da fare.

                                Le scale logaritmiche, anche se in linea di principio non è vietato fare diversamente, sono scale in cui viene riportato il logaritmo della misura ma di fianco alla tacca viene riportato il valore della misura; i soli logaritmi che io conosca sono quelli in base e, quelli in base 10 e quelli in base 2; dato lo scarso uso che si fa ingegneristicamente del logaritmi naturali le divisioni principali delle scale logaritmiche naturali non hanno un nome; quelli in base 10 dividono l’asse in decadi e quelli in base 2 dividono l’asse in ottave; non clicca qualcosa nella tua mente di musicista? È vero che non suoni il pianoforte, ma ne hai comunque dimestichezza; e hai notato certamente che i 12 tasti bianchi e neri si susseguono sulla tastiera sempre nello stesso ordine, per ottave, appunto; e due do successivi, indipendentemente dalla specifica ottava a cui appartengono hanno sempre il rapporto delle loro frequenze pari a 2 e lo stesso succede per qualunque coppia di note omonime ma appartenenti ad ottave adiacenti. I tasti rappresentano i tick di una scala logaritmica; se lo strumento è ben temperato, le 12 tacche si susseguono a distanza di un semitono e quindi le tacche secondarie delle ottave sono equamente spaziate, ma non le note ad essi corrispondenti le cui frequenze non sono proprio i rapporti pitagorici, ma quasi, tutt’altro che disposti linearmente sull’asse delle frequenze.

                                Dici di non conoscere la matematica, ma come musicista sai stimare i logaritmi in base due con l’orecchio; non è da poco, anzi 😎

                                in risposta a: Problemi \colortbl e \hhline #74207
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Il punto è che NON devi usare \hhline se vuoi fare una bella tabella; usa il pacchetto booktabs dove è spiegato come e perché si usano o non si usano i filetti nelle tabelle, e capirai perché non si debba usare \hhline.
                                  Devo anche dire che colortbl non fa un gran lavoro con la colorazione di celle, righe e coolonne; xcolor fa di meglio. Mi pare che anche Tikz gestisca questo problema. In ogni caso vacci piano con i colori; se fai un rapportino una tantom e lo stampi con al tua stampante a colori, spenderai un po’ in cartucce, ma non vai in rovina; se devi stampare un documento in centinaia o miglia di copie, allora la cosa ti costa un’ira di Dio. Per un documento da leggere solamente a schermo, la cosa è indolore.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 8,596 al 8,610 (di 11,287 totali)

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