OldClaudio

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  • in risposta a: Longtable? #71991
    OldClaudio
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      ĕ’, certo; basta che non usi itemize oppure che usi uno dei pacchetti o classi che permette di definire il left margin pari a zero; naturalmente dopo il definiendum devi mettere ~\par altrimenti il primo item si allinea con il definiendum.

      in risposta a: Fonts/caratteri scoloriti nella visualizzazione in pdf #72026
      OldClaudio
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        Giusto per non lasciare nel lettore che i font CBgreek, nati bitmapped, siano ancora bitmapped, vorrei specificare che sono tutti vettoriali e inseriti di default in ogni distribuzione completa di TeX Live e di Mac TeX.

        Tutti i font che ho creato dopo i CBgreek, li posso aver fatti sempre con METAFONT, perché comunque è un linguaggio che conosco e dal quale con i programmi di tracing (io uso potrace, invece di autorace) si possono ottenere degli ottimi font Type 1; quelli che ho fatto successivamente e ho caricato su CTAN, li ho caricati solo in forma vettoriale, che io ricordi. Non è una cosa che faccio tutti i giorni e sono cose che si dimenticano facilmente.

        Buona Pasqua
        Claudio

        in risposta a: Preview Stili Biblatex #72036
        OldClaudio
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          Infatti “a mano” vuol dire “a mano”. Ma usando laTeX qualche cosa di predefinito si usa sempre; mi stupirei de “a mano” volesse dire “con piuma d’oca tratta dall’ala destra di un maschio e tagliata con un angolo di 60°, intinte in un atramentum composto pestando a mano certe polveri che..”:smile:

          Sto scherzando naturalmente. ma per comporre anche completamente a mano il testo avrai ben citato qualcosa, diciamo Dante, — dunque avrai scritto qualcosa nel file .tex; basterebbero quei pochi caratteri, quella stringa scritta completamente a mano per avere una idea dello stile della citazione;

          Così pure nell’elenco bibliografico che avrai realizzato con un ambiente enumerate, o itemize, o description o list, avrai ben scritto due o tre righe per il riferimento dell’opera citata di Dante.

          Se hai usato diverse tipologie di citazioni avrai tre o quattro stringhe da copiare, e tre o quattro riferimenti da copiare. Non è l’intero libro. 🙂

          Ma se preferisci usare uno stile che ti piaccia più o meno anche se è diverso da quello del primo volume, va bene lo stesso.Se va bene a te, va bene a tutti.:D

          Buona Pasqua

          Claudio

          in risposta a: Preview Stili Biblatex #72034
          OldClaudio
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            Ma per farlo a mano hai sicuramente scritto il contenuto di thebibliography in un certo modo e probabilmente hai ridefinto anche l’ambiente stesso, oltre a cambiare le definizioni di \bibitem e di \cite; se ce le facessi vedere forse riusciremmo ad aiutarti meglio.

            Buona Pasqua

            Claudio

            OldClaudio
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              Prova a mettere l’astrisco anche dentro l’argomento di \begin e di \end; in fondo nel preambolo hai definito il pseudo-ambiente namedthem* mentre quando lo usi invochi il pseudo-ambiente namedthm senza asterisco.

              Non si è risposto varie volte che l’asterisco toglie la numerazione?

              in risposta a: Preview Stili Biblatex #72030
              OldClaudio
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                Quegli esempi sono già tutti sul tuo PC senza bisogno di andare in rete, ma non sono accessibili direttamente con texdoc: si trovano in texmf-dist/doc/latex/biblatex/examples/ e ogni esempio ha anche il file .tex con il quel lo si prodduce.

                in risposta a: Fonts/caratteri scoloriti nella visualizzazione in pdf #72008
                OldClaudio
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                  Sì, ripristina l’encoding T1 per i font; serve per avere la sillabazione corretta, visto che con la vecchia codifica OT1, gli accenti impediscono la corretta sillabazione delle parole.

                  Dopo la chiamata a babel, metti pure la chiamata a lmodern o a quel pacchetto che ti permette di usare i font che preferisci.


                  @Lorenzo
                  dice “sbagliato” ma si riferisce ad altro.

                  Per altro @Lorenzo ha ragione: statisticamente ogni venti messaggi al forum ce ne è uno che chiede le cose che stai chiedendo tu. Finisci di leggere l’Arte e poi avrai le idee più chiare. Se ti sei stampato l’Arte, usa la copia cartacea per metterci tu le tue annotazioni e per evidenziare i punti che ti paiono più importanti.

                  Impara anche a sfruttare la funzionalità del forum per ricercare gli argomenti già trattati. Quando ti rivolgerei nuovamente al forum non sarai più imbarazzato perché starai chiedendo cose che non sono trattate nella documentazione o vi sono trattate male. A quel punto sarà anche più facile indicare che cosa ti sembra non trattato o trattato male cosicché i redattori di quelle guide potranno modificare, correggere, spiegare, o anche confutare; ma tutto questo su argomenti che non sono ripetuti all’infinito qui sul forum.

                  in risposta a: Longtable? #71986
                  OldClaudio
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                    Già; non avevo notato che la quarta colonna è lunghissima e interminabile. E 5 colonne di testo sono decisamente troppe per la larghezza della pagina.

                    Puoi provare a usare il pacchetto pdflscape che ti permette di creare al tua tabella lunga su più pagine e di traverso, così almeno la tabella può essere “larga” quanto textheight.

                    Poi cerca di andare a capo ad ogni capoverso o dopo ogni punto e virgola della quarta colonna, in modo che ci siano celle meno alte così che longtable possa fare meglio il suo lavoro.

                    Il risultato sarà una tabella trasversale che occupa più pagine a causa di un’unica colonna troppo lunga; direi che sarà una tabella orrenda.

                    Dovresti ripensarla; Io preferirei usare un paio di ambienti description annidati; le liste e le tabella hanno qualcosa in comune, entrambe riportano delle informazioni (diversamente) strutturate, ma sempre strutturate.
                    Prova questa struttura:
                    `
                    \begin{description}
                    \item[Struttura]~
                    \begin{itemize}
                    \item Segreteria alunni.
                    \end{itemize}
                    \item[Responsabile]~
                    \begin{itemize}
                    \item DSGA.
                    \end{itemize}
                    \item[Incaricato]~
                    \begin{itemize}
                    \item Assistenti amministrativi.
                    \end{itemize}
                    \item[Trattamenti della struttura]~
                    \begin{itemize}
                    \item Predisposizione, raccolta e gestione degli atti relativi all'iscrizione degli
                    alunni (verifica documentazione presentata, versamenti tasse e contributi
                    erariali);
                    \item Predisposizione elenchi per elezioni componenti OO.CC.
                    \item Gestione di tutte le procedure relative alle elezioni degli Organi Collegiali;
                    \item Gestione statistiche e procedure monitoraggi allievi MIUR e AROF;
                    \item Servizio di sportello;
                    \item Raccolta documentazione relativa alle operazioni svolte nell'anno scolastico
                    precedente, con eventuale rilegatura ove previsto, e sistemazione in archivio;
                    \item Gestione processo relativo agli infortuni degli allievi, tenuta costantemente
                    aggiornato del registro infortuni, denuncia assicurazione, denuncia INAIL,
                    denuncia autorità P.S. (nei casi previsti).
                    \item Estensione comunicazioni e circolari relativamente all'ufficio didattica;
                    \item Richieste e trasmissioni documenti alunni;
                    \item Gestione corrispondenza con le famiglie;
                    \item Gestione libri di testo;
                    \item Istruzione preliminare in collaborazione con il docente referente di tutta
                    l'attività attinente alle gite scolastiche e scambi culturali, attività
                    sportive, teatrali;
                    \item Gestione pratiche inerenti la Patente Europea;
                    \item Controlli collegati alle autocertificazioni;
                    \item Esecuzione procedure SIDI area rilevazioni alunni, esami stato, obbligo
                    formativo, organico.
                    \end{itemize}
                    \item[Compiti della struttura]~
                    \begin{itemize}
                    \item Acquisizione e caricamento dei dati, consultazione,
                    stampa, comunicazione a
                    terzi, manutenzione tecnica dei programmi utilizzati nel trattamento, gestione
                    tecnica operativa della base dati (salvataggi, ripristini, ecc.);
                    \item Segreteria Personale.
                    \end{itemize}
                    \end{description}
                    `

                    in risposta a: Fonts/caratteri scoloriti nella visualizzazione in pdf #72004
                    OldClaudio
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                      @dancko
                      ,
                      le informazioni che dai sono assolutamente insufficienti, ma provo ad indovinare.

                      Preparando il tuo file .tex tu cominci con un file che ha un preambolo, ciò che va da [tt]\documentclass[/tt] fino a [tt] \begin{document}[/tt].

                      In questo preambolo ha sicuramente scritto qualche cosa oltre ai due statement indicati sopra; Ipotizzo:
                      `
                      \documentclass[a4paper]{report}
                      \usepackage[T1]{fontenc}
                      \usepackage[utf8]{inputenc}
                      \usepackage[italian]{babel}
                      …
                      \begin{document}
                      `

                      Se la tua distribuzione MiKTeX 2.9 è la distribuzione basic o poco più, tu non disponi dei font adatti per produrre un file pdf usando la codifica T1. Prova innanzi tutto a commentare la riga relativa al pacchetto fontenc. Se i font non ti appaiono più così sbiaditi, vuol dire che ho indovinato la causa giusta. Altrimenti la causa è un’altra.

                      1) Senza la codifica T1 i font non sono più sbiaditi — Per non averli sbiaditi devi disporre di font vettoriali codificati T1; fra questi ci sono in CM-super e i latin Modern, oltre a tanti altri. ma MiKTeX 2.9 basic non carica tutti i pacchetti e li devi caricare tu attraverso Start | MiKTeX | 2.9 | MiKTeX Settings | eccetera…
                      Io ti consiglierei di caricare i font Latin Modern, e nel preambolo aggiungere lo statement [tt]\usepackage{lmodern}[/tt].

                      2) Anche senza T1 la pagina appare sbiadita — Allora questo vuol dire che non ti piace la finezza del disegno dei font Computer Modern nemmeno nella vecchia codifica OT1 (Old TeX 1 enconding) e non ti piacerebbe nemmeno usando i CM-super e nemmeno i Latin Modern. Se continui a leggere l’Arte, vedrai che Lorenzo e Tommaso hanno usato font diversi; i Palatino per il testo normale, gli Iwona per i font senza grazie, i Monaco per i font dei titolini delle sottosezioni, eccetera. Leggi bene nell’arte dove spiegano come hanno fatto, che pacchetti hanno invocato, come hanno ridefinito i comandi per i titolini, eccetera.
                      Ti suggerisco una scorciatoia che non ti porta al risultato dell’Arte ma probabilmente soddisfa il tuo desiderio di avere font più scuri; invoca il pacchetto txfonts
                      ([tt]\usepackage{txfonts}[/tt]) e userai i font Times extended sia per il testo sia per la matematica, gli Helvetica opportunamente scalati per i font senza grazie e i Courier per i font a spaziatura fissa. Ti sembrano troppo fitti? Sì, sono stati disegnati apposta così per comporre il giornale Times in colonne strette, ma sono abbastanza leggibili; a molto non piacciono perché ricordano i soliti Word processor troppo da vicino e probabilmente le realizzazioni di questi disegni non sono ben fatte come i caratteri metallici disegnati a suo tempo. Prova allora i Palatino extended ([tt]\usepackage{pxfonts}[/tt]) che usa i Palatino+Helvetica+Courier. L’aspetto assomiglierà di più a quello dell’Arte; ma non avrà certamente lo stesso stile generale, perché tutto il disegno dell’impaginazione dell’arte è fatto apposta, non è solo una questione di font.

                      in risposta a: Longtable? #71984
                      OldClaudio
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                        Se vuoi usare le finezze di array, lo puoi caricare.

                        Io ho messo *5{l} solo per mostrare che cosa manca, ma poi puoi usare i campi p (senza bisogno di array) oppure i campi b o m (ti occorre array); magari vuoi specificare che le celle il cui contenuto si sviluppa su più righe sia composto \raggedright (e ti serve array} ma alla fine del contenuto della 5.a colonna devi usare \tabularnewline invece di \\

                        Insomma longtable la usi esattamente come tabular, ricordando che non è flottante e che quindi la didascalia va messa nella prima riga della tabella e vanno specificati il primo header e gli header successivi, l’ultimo footer e i footer precedenti. Leggi tranquillamente con texdoc longtable come usare questo ambiente; molto comodo ma non bisogna abusarne.

                        in risposta a: Longtable? #71982
                        OldClaudio
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                          Eh, direi che hai scordato una cosa che non avresti certo scordato se avessi usato tabular; l’argomento obbligatorio che contiene i descrittori delle colonne, per esempio
                          `
                          \begin{longtable}{*5{l}}
                          `

                          in risposta a: [Risolto] – manuale pacchetto minitoc #71973
                          OldClaudio
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                            L’Arte, §3.12.2 😉

                            in risposta a: Accento grave texstudio texlive windows #71965
                            OldClaudio
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                              Dipende dalla macchina che usi, dalla tastiera che hai e dall’editor che usi.

                              Il suggerimento di Enrico implica l’uso di un Mac e di una tastiera qualsiasi, perché con l’uso del tasto alt(del Mac) si pososno scrivere una quantità di lettere accentate, anche se nessun tasto della tastiera riporta il segno È serigrafato sulla parte piatta del tasto.

                              Per inserire direttamente È con TeXstudio, dovresti aprire uno dei menu della barra laterale dove sono indicate le lettere accentate maiuscole e minuscole oltre a simboli diversi (analfabetici) che potrebbe essere necessario scrivere.

                              Puoi anche scrivere \`E, ma attento che si tratta del backtick, non dell’apostrofo o della virgoletta aperta. Nella tastiera italiana su Windows quel segno dovrebbe potersi ottenere con Alt+96 (96 scritto sul tastierino mentre si mantiene pigiato il tasto Alt — Alt sinistro non l’Alt destro che solitamente è etichettato con AltGr).

                              Oppure devi tenere aperto l’eseguibile Mappa dei Caratteri, e ogni volta che ti serve un carattere che non hai sulla tastiera puoi selezionarlo nella mappa dei caratteri, copiarlo e incollarlo dove ti serve.

                              Non ho Win7 (e nemmeno 8 ) quindi non ho la più vaga idea se ora con questi sistemi operativi si possano scrivere direttamente le maiuscole accentate.

                              Quando andavo avanti con il buon vecchio DOS, per non dover scrivere in continuazione la sequenza Alt+96 per inserire il backtick nella scrittura \`E avevo creato al macro:
                              `
                              \newcommand*\E{\`E\ }
                              `
                              che era utilissimo per scrivere la È all’inizio di un periodo, e questo, in pratica è l’unico uso che si fa della È, per cui nella macro ho messo dietro anche lo spazio dopo la \`E in modo che si possa scrivere semplicemente “\E naturale considerare il fenomeno…”

                              Se dà fastidio una cosa del genere, che per altro funziona benissimo, si può eseguire un “trova e sostituisci” globale che sostituisca tutte le istanze di \E con È, cosa che si fa una volta per tutte quando il documento è finito, ma è una perdita di tempo per uno scopo solamente estetico nel file sorgente.

                              Quello che hai copiato dall’Arte verosimilmente non funziona, perché nel file PDF spessissimo, a seconda del font usato, il backtick è sostituito con la virgoletta alta semplice ‘ che non è la stessa cosa del backtick.

                              in risposta a: Margini, interlinea, carattere #71476
                              OldClaudio
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                                Ciao Enzo, ti ringrazio per le tue gentili parole nei miei confronti, ma debbo correggere una cosetta.

                                in particolare sull’argomento che parla della bibliografia automatica e, anche essendo un neofita, mi sono accorto che ci sono errori riguardo alla sequenza corretta di compilazione dei file sorgenti per collegare il database bibliografico( file .bib) al file sorgente(file .tex). In particolare dice di lanciare bibtex da riga di comando dando in input il file sorgente .aux.

                                I comandi da dare da linea di comando richiedono, almeno per i programmi del sistema TeX, che non sia specificata l’estensione. Ogni programma si legge il file con l’estensione giusta — per BibTeX l’estensione giusta è .aux. 😯 Sì proprio .aux, ma non devi preoccupartene perché ci pensa lui.

                                Cercherò di spiegarmi meglio.

                                Come fa BibTeX ad estrarre le citazioni giuste dal database bibliografico? Uno potrebbe avere un database bibliografico unico, contenente migliaia di schede bibliografiche; sarebbe una follia mantenerlo, ma non impossibile; l’unico vantaggio potrebbe essere che sarebbe virtualmente impossibile assegnare la stessa chiave a due riferimenti diversi. Di solito gli autori hanno database distinti e di piccole dimensioni, raramente superano le 100 schede, e 100 sono già tante.

                                Bando alle chiacchiere: come fa BibTeX ad estrarre le citazioni necessarie per il documento il cui file principale è miofile.tex? Deve sapere quali citazioni vi sono state fatte. bisogna quindi eseguire la composizione con uno dei vari programmi del sistema TeX, diciamo pdflatex, ma potrebbe essere xelatex, lualatex, o altri. Questa prima esecuzione permette a pdflatex di raccogliere le citazioni fatte in questo main file (e nei file secondari introdotti con il comando \include) e di scriverne le chiavi nel suo file miofile.aux; in questo file scrive anche quale o quali database bibliografici (i file con estensione .bib e i nomi più vari) l’autore abbia informato di voler usare con l’apposito comando \bibliography{lista di nomi di database bibliografici}; pdflatex scrive anche nel file miofile.aux lo stile della bibliografia che vuole comporre, informazione ricevuta dal comando \bibliographystyle{…}.

                                Quindi tutta l’informazione contenuta nel file miofile.aux è tutta e sola l’informazione di cui BibTeX ha bisogno.

                                Lanciando allora il programma BibTeX su miofile senza estensione, BibTeX sa che le informazioni di cui esso ha bisogno si trovano dentro il file miofile.aux; lo apre, lo legge, apre i datile bibliografici, estrae dalle schede citate le informazioni che servono per comporre la bibliografia secondo lo stile prescelto, ordina le voci bibliografiche e le compone sotto forma di comandi con il markup di LaTeX nel file miofile.bbl.

                                Ora avviene la seconda indicazione di pdflatex sul file principale miofile; non c’è bisogno dell’estensione, perché pdflatex lavora solo sui file .tex (saranno poi questi file che eventualmente incorporeranno file di altro tipo). Con questa seconda esecuzione di pdflatex, il programma di composizione legge anche il file miofile.bbl e compone anche la bibliografia, specificando le chiavi di chiamata che l’autore aveva incorporato nel databse bibliografici e che aveva citato nel corpo del documento. Alla fine di questa seconda esecuzione di pdflatex viene scritto anche di nuovo il file miofile.aux dove ci sono anche i significati, le stringhe e il loro modo di comporle che devono andare a sostituire i comandi \cite del file miofile.tex. Ma durante questa seconda esecuzione il programma pdflatex non ha potuto inserire le citazioni vere, perché il file miofile.aux che ha letto all’inzio non le contenva ancora; ma le contiene il nuovo file miofile.aux che esso stesso pdflatex ha scritto alla fine della sua seconda esecuzione.

                                Ecco perché è necessaria un terza esecuzione di pdflatex; infatti questa volta ad ogni chiave corrisponde il riferimento vero come è stato richiesto per lo stile di composizione delle bibliografia prescelto dall’autore.

                                Se le citazioni sono del tipo autore-anno, esse occupano abbastanza spazio in ciascuna capoverso dove compaiono, quindi ciascun capoverso ora non sarà più uguale al corrispondente capoverso ottenuto con la prima o la seconda esecuzione, che non contenevano ancora le citazioni esplicite. Questo cambiamento può addirittura far aumentare il numero di pagine del documento; quindi sarebbe consigliabile una quarta esecuzione di pdflatex perché tutti i riferimenti incrociati vadano a posto senza che, questa volta, la forma dei capoversi venga cambiata.

                                Complicato? Sì, forse per un neofita la cosa può sembrare inutilmente complicata, ma è così che funziona ed è così che si possono comporre bibliografie perfette grazie a BiTeX, pacchetti che gestiscono la composizione stilistica della bibliografia (natbib, biblatex, jurabib, eccetera); con l’alfabetizzazione perfetta e automatica (immagina cosa succederebbe se scrivessi un libro per una casa editrice; questa ti chiede la bibliografia con le citazioni in ordine di apparizione e citate con dei numeri fra parentesi quadre) tu fai tutto per benino con un word processor qualsiasi; consegni il tutto alla casa editrice e dopo averla sottoposta al revisore editoriale, ti comunicano che la bibliografia va fatta col metodo autore-anno e in ordine alfabetico del cognome del primo o unico autore. Pensa solo se hai usato un word processor qualsiasi che lavoro immane dovresti fare per riordinare la lista dei riferimenti e per correggere tutte le citazioni 😡 ) Grazie a pdflatex invece ti basta cambiare la specificazione dello stile di citazione e fare eseguire pdflatex e bibtex nell’ordine giusto il numero giusto di volte e il giochetto è fatto in meno di un minuto 😎 😆 😉

                                La comprensione di questi meccanismi interni non è semplicissimo e le varie guide non insistono troppo su questi argomenti limitandosi ad indicare la sequenza di programmi da usare. Se poi, come fanno tutte le guide e come si abituano a fare tutti gli utenti, vengono usati degli editor LaTeX friendly (o LaTeX user friendly: facili da usare per l’utente di LaTeX), tutte queste operazioni possono essere automatizzate e spesso bassa un solo click di mouse per far eseguire ripetutamente pdflatex, biblatex, makeindex, nella sequenza giusta e il numero giusto di volte finché tutti i riferimenti incrociati, non solo le citazioni, corrispondono esattamente a quello a cui devono corrispondere.

                                Scusa la lunghezza del messaggio, ma ora sai esattamente come e perché le cose devono essere fatte in un certo modo.

                                in risposta a: curiosità Sillabazione #71942
                                OldClaudio
                                Partecipante
                                  Up
                                  0
                                  Down
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                                  La “parola- concetto” da non dividere in sillabe è un concetto strano.

                                  Certo puoi seguire le indicazioni di inserirla non divisa nell’argomento di \hyphenation, ma bisogna poi che la parola da non sillabare cada all’inizio o al centro di una riga, perché se è lunga e cade verso la fine di una riga potrebbe succedere che l’intero capoverso venga rivoluzionato con grandi spazi interparola, oppure che la parola sporga nel margine, oppure che solo la riga che precede la parola da non sillabare abbia degli spazi interparola immensi.

                                  Allora c’è da domandarsi se sia meglio sillabare al parola (che, ne convengo, sarebbe meglio non tagliare a fine riga), oppure se impedirne la sillabazione e ritrovrsi con un capoverso oscenamente composto.

                                  Io preferirei dividere in sillabe qualunque parola, evidenziando con \emph ciò che si deve evidenziare, come per esempio una parola-concetto, piuttosto che avere un capoverso mal composto; tuttavia credo che riformulare al frase o l’intero capoverso possa dare risultati migliori consentendo di non sillabare niente ma di avere un capoverso ben composto.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 8,881 al 8,895 (di 11,287 totali)

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