OldClaudio

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  • in risposta a: Scrittura serie di passaggi matematici #117771
    OldClaudio
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      Benvenuto nel forum.

      Il tuo problema contiene passaggi banali, ma dipenda da chi deve leggerlo; tu invece metti delle fomrule in linea (non numerato, dentro un ambiente center con una riga bianca fra l’una e l’altra formula, e poi ci metti un \label.

      Inoltre le formule contengono delle cose che non sembrano essere delle gariabili matematiche che sono sempre formata da una sola lettera con quante apposizioni vuoi; così, accostate, non so che cos sia CF, ma la matematica dice che si tratta della variabile C moltiplicata per la variabile F..

      Ti suggerisco di aprire un terminale, di scriverci dentro il comando texdoc amsmath, di premere il tasto INVIO, e di leggere quello che ti appare sullo schermo. Li ci sono tanti modi per scrivere come si deve, numerati o non numerati, insieme di equazioni che possono anche rappresentare dei passaggio.

      Inoltre il \label permette di fare riferimenti incrociati a cose che sono numerate; nel tuo caso la tua etichetta funz;1.13 non si riferirà mai a quell’insieme di equazioni, ma all’ultimo paragrafo o capitolo che precede il comando \label, alla pagina in cui compare quell’insieme di cose, ammesso che non avvenga un salto pagina a metà.

      L’Arte di scrivere con LaTeX dice tante cose, ma non dice che la matematica si compone in quel modo e che le etichette (\label) si usano in quel modo.

      in risposta a: Quattro immagini affiancate #117767
      OldClaudio
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        Lo so, ma non puoi comporre una didascalia decente in una scatola che è larga meno di un quarto della larghezza della griglia di stampa.
        Prova a sostituire i vari $(a)$ e compagni con dei \caption{…} è vedrai che schifo.

        Oppure april la documentazione di ClassicThesis (texdoc classicthesis) e vai nella pagina 15; ClassicThesis è un pacchetto creato per fare della bella tipografia, non solo tesi, e si ispira a quanto dice il famoso book designer Robert Bringhurst, che, secondo me, è uno dei migliori al mondo.

        In quella pagina ci sono 4 immagini ben posizionate due sopra e due sotto; non sono troppo strette e le didascalie ci starebbero abbastanza bene.

        Ma come ti ho detto e ripetuto, quello che vuoi fare forse si può fare, ma non puoi avere la moglie ubriaca e la botte piena, come dice un vecchio proverbio (molto sessista); ma dice una cosa lapalissiana: non si possono avere il meglio di due cose che sono in antitesi l’una con l’altra; bisogna arrivare a un compromesso.

        in risposta a: Quattro immagini affiancate #117765
        OldClaudio
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          La pagina è una A4, d’accordo, ma la gabbia del testo è decisamente più piccola; dipende dalla classe che usi, ma dai 210mm di larghezza della carta togli le larghezze dei margini laterali e vedi che ti restano circa 160mm o anche meno.

          D’accordo, vui mostrare solo le copertine di quattro libri/manuali/pubblicazioni; quindi non ti importa che i titoli siano leggibili.
          Allora non vedo che problemi ci siano anche senza mettere una didascalia specifica, ma mettendo sotto a ciascuna immagine una lettera o un numero fra parentesi; puoi un.unica didascalia generale qualcosa come questo (è solo un abbozzo)`\begin{figure}
          \dimen0=\dimexpr(\textwidth-6\tabcolsep)/4\relax
          \begin{tabular}{*4{p{\dimen0}}}
          \includegraphics[width=\dimen0]{immagine1} &
          \includegraphics[width=\dimen0]{immagine2} &
          \includegraphics[width=\dimen0]{immagine3} &
          \includegraphics[width=\dimen0]{immagine4} \\[2ex]
          \hskip2.3em$(a)$ & \hskip2.3em$(b)$ & \hskip2.3em$(c)$ & \hskip2.3em$(d)$
          \end{tabular}
          \caption{Le copertine di quattro manuali. $(a)$ pubblicato da Pincopallo nel 1827;
          $(b)$ pubblicato Verona nel 1897; …}\label{fig:quattro-manuali}
          \end{figure}`Ovviamante hai già caricato il pacchetto graphics; Come figure io ho usato dei nomi simbolici, perché non so quali immagini inserisci/ L’aggiustatina del [tt]\hskip2.3em[/tt] può darsi che a te non vada bene, perché verosimilmente hai una classe, e quindi una larghezza della gabbia del testo, diverse dalla mia (io ho usato article). Ma in linea di massima il risultato è presentabile; non magnifico, ma non indecente.

          in risposta a: Quattro immagini affiancate #117763
          OldClaudio
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            La soluzione di @samiel funziona benissimo con due figure; è al limita con tre figure,ma con quattro figure…
            La stessa osservazione si può fare con il suggerimento di @n.barbieri.
            Perché?
            Fatti due conti sulle dita; se misuri la larghezza della griglia di stampa vedi che abitualmente è fra 16cm e 12cm (a spanne). se affianchi quattro figure di un quarto dello spazio disponibile ognuna vien (sempre a spanne) ogni figura è larga da 40mm a 30mm, se poi fra una figura e l’altra ci metti anche un piccolo spazio, la larghezza di ogi figura diventa ancora più piccola; la figura vera e propria può diventare veramente troppo piccola per poterne osservare le parti più fini, ma la didascalia vien malissimo, a meno che no sia formata solo dal titolino (Figura 12.3, per esempio).

            Con quattro figure, secondo me, puoi usare le quattro minipage, larghe un po’ meno di metà di \textwidth, e ne metti due sopra e due sotto distanziate fra loro sia in orizzontale, sia in verticale.
            Aggiungi questo fatto; perché la composizione stia bene, bisogna che almeno la prima riga di ogni didascalia sia allineata con quella della figura che l’affianca in orizzontale. La cosa diventa abbastanza delicata, ma non impossibile; certo per farlo devi usare con intelligenza e fantasia creativa i codici di allineamento delle minipage. Devi sapere in che cosa consistono i punti di riferimento delle scatole, e altri dettagli di questo genere; probabilmente con didascalie relativamente strette devi comporre le didascalie sbandierate con l’allineamento a sinistra. Ma, se vogliamo, queste sono tutte nozioni dell’ABC di LaTeX che trovi più o meno in qualsiasi guida da scaricare dalla sezione Documentazione di questo forum. Mi permetto di suggerirti, proprio per l’ABC di LaTeX, il Reference Manual tradotto in italiano e molto, forse troppo, commentato, scritto inizialmente in inglese da Leslie Lamport, il papà di LaTeX.

            in risposta a: Problema con la classe article #117746
            OldClaudio
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              Benvenuto nel forum

              hai due problemi:

              1) in questo periodo dell’anno, presumibilmente fino alla fine di aprile, anche se viene promesso per una data più vicina, TeXLive e le altre distribuzioni come MacTeX, basate su TeX Live sono bloccate, perché il Team di lavoro sta facendo le ultime prove di collaudo al fine di poter anche congelare il tutto per far stampare i CD della distribuzione per l’installazione dei vari utenti sparsi per il mondo.
              Però sono perplesso; che cose vuoi dire con “ho provato con tex live manager”? Vuoi dire che hai instalato TeXLive2019 in forma parziale?
              Mi sembra impossibile, perché la classe article è una parte basilare di qualunque instalalzione; capisco che potrebbe non trovare una classe per comporre in mongolo, ma article, report e book, fanno parte integrante dell’installazione di base; non per niente si trovano nella cartella…/texlive/2019/texmf-dist/tx/latex/base/; quindi non ho capito come sia possibile che non si trovi article .cls

              2) Il secondo problema nasce dall’uso di LyX; perché vuoi farti male? LyX non è un compositore di testi mediante il sistema TeX; è un editor intelligente che vorrebbe presentarti sulla schermata il risultato finale della composizione: si autoprocla un editor del tipo WYSIWYM (What You See Is What You Mean) ma spendendo sue risorse interne per mostrarti sullo schermo na (sperabilmente buona) approssimazione di quello che potrei ottenere stampando su carta, da una parte è limitato da questa performance grafica che non gli consente di fare tutto quello che il sistema TeX può fare; dall’altra ti distrae perché vedendo una paginata simile al risultato finale, si tende a ritoccare subito il risultato grafico con interventi che 99 volte su 100 non sono conformi alla buona tipografia. Non solo, maoltre a distrarre l’utente, questi non riuscirà mai a imparare ad usare bene il sistema TeX.

              Vediamo allora se riusciamo a vedere che cosa ti sta succedendo: cominciamo a togliere di mezzo LyX, dopo avergli detto di salvare il suo file interno in formato LaTeX. Supponiamo che questo file si chiami pippo.tex. Ora hai due vie:
              a) se hai installato su Windows o su Mac, dovresti disporre di un editor come TeXworks, oppure TeXstudio, oppure Texmaker. se non trovi niente del genere sul tuo disco, installa uno di quei tre programmi; Io preferire TeXstudio, ma anche TeXworks, per semplicissimo ed essenziale, andrebbe bene; Texmaker mi lascia un po’ interdetto, anche se è molto simile a TeXstudio. ma lasciamo perdere; installa quello che vuoi. Ora apri il file pippo.tex con l’editor di cui disponi; e clicca la voce di menu che permette di compilare; se compila e produce qualcosa il tuo sistema TeX è a posto e LyX evidentemente non è configurato bene per usare il sistema che hai installato.
              Se invice non vuoi o non sai come installare uno di quegli editor, allora apri un terminale, o finestra comandi, o prompt dei comandi, e digita il comando pdflatex pippo; manda in esecuzione il comando appena scritto mediante il tasto “Invio”; se compila, bene, se da larri errori dipende, se comunque non ti da l’errore che di viene con LyX, di nuovo la colpa è di LyX.
              b) Se sei suLinux poi seguire gli stessi passi, salvo usare l’editor Kile, o un altro editor che svolga funzioni simili.

              Se invece l’errore si presenta anche con i veri shell ediotr fatti apposta per lavorare con LaTeX, vuol dire che hai fatto qualche errore grossolano nell’uso di LyX per cui anche salvando il tuo lavoro in formato .tex, vi ha messo dentro delle cose che non vanno; per esempio nella prima riga del tuo messaggio dopo aver segnalto che non trova article.cls scrivi: “.. not found. \usepackage” Non è chiaro, ma mica per caso cerchi di caricare la classe con \usepackage? Se fosse così, allora devi studiarti un po’ di teoria: Nella sezione Documentazione di questo forum, ci sono diverse guide generiche o molte guide tematiche e con tutta questa documentazione in italiano non dovresti avere problemi a studiare l”ABC di LaTeX, senza il quale nemmeno LyX ti può aiutare; poi appena puoi lascia perdere LyX, se non per occasioni speciali o per scrivere testi senza pretese.

              in risposta a: Installazione pacchetto xypic #117741
              OldClaudio
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                Non c’è dubbio che xypic sia stato creato apposta per disegnare diagrammi di vario genere, compresi i diagrammi commutativi.
                L’interfaccia, cioè il linguaggio per disegnare tutto quanto si può disegnare con quel macro-pacchetto è pensato avendo in mente la stenografia; cioè, una scrittura di codice di difficile decifrazione, per cui se rileggi il tuo codice a distanza di una settimana tu stesso no ci capisci più niente.
                Con questo non voglio dire che non vada bene.
                Agli inizi degli anni ’90 ho disegnato un diagrama commutativo “tridimensionale” usando solo l’ambiente nativo di LaTeX picture. Quindi non è che per disegnare diagrammi commutativi ci vogliano cose strepitose; però si faticava; oggi si potrebbe faticare di meno, certo non con xypic, proprio a causa del suo linguaggio criptico.
                Poi non mi sono più occuapto di diagrami commutativi, quindi oggi non so che cosa ci sia di un po’ più avanzato di xypic.

                Ritengo però che l’uso di TikZ sia una strada da prendere in considerazione; ci si può disegnare di tutto, anche se la documentazione non mostra nulla che possa sembrare un diagramma commutativo; siccome si possono disegnare cose molto più complicate, non ho dubbi sul fato che TikZ possa disegnare anche diagrammi commutativi.

                In ogni caso non installare mai una versione di base o comunque incompleta del sistema TeX; quindi o installi MikTeX completa, o installi TeXLive completa (l’installazione di TL è completa per impostazione predefinita, ma è possibile configurare l’installatore in modo da non installare alcuni “Super-Macro-Pacchetti” in cui è suddiviso; nessuno che io conosca, si prende la briga di instalalre TL prendendosi la briga e la responsabilità di scegliere che cosa installare e che cosa lasciare al suo destino).

                Poi ricordati che comuque sia con TL sia con MikTeX puoi leggere la documentazione che accompagna ogni macro-pacchetto semplicemente dando il comando texdoc pacchetto in una finestra comandi. Con MikTeX devi sempre aggiornare il database dei nomi dei file; quindi è opportuno che tu non installi mai a mano, ma ti serva sempre del Package Wizard; Con TeXLive sei obbligato a usare il TeX Live Manger (tlmgr.exe) ma se vuoi installare qualcosa a mano lo puoi fare solo nel tuo albero personale, per il quale non sei tenuto a gestire il suo database dei nomi dei file (ovviamante devi sapere che cosa stai facendo,perché non conviene mai installare nell’albero personale cose che hanno gli stessi nomi dei file “ufficiali” [modifiche, personalizzazioni, e altre cose del genere]).

                Certo se ti accingi a lavorare con XYpic, devi conoscere bene la programmazione; quindi non ti sto a raccomandare nulla in merito; Con il sistema TeX, però, ti raccomando di leggere sempre la documentazione dei pacchetti che usi; è importatissimo, anche per conoscere gli eventuali limiti e le idiosincrasie dei vari pacchetti, che talvolta vanno installati con una sequenza particolare. Oppure vanno configurati con opzioni particolari. Esempio: circa 30 anni fa ho creato il pacchetto italian.ldf per lavorare in italiano gestendo la lingua con il pacchetto babel; come mi sono iscritto a questo gruppo, ho subito trovato un commento di una persona che si era già iscritta prima di me: dava dell’imbecille a quello scemo che aveva creato il modulo per l’italiano perché non gli permetteva, guarda caso, di usare xypic. Mi sono affrettato a togliere quella funzionalità per evitare incompatibilità, ridefinendola come facoltativa e impostandola con opportuni comandi per attivarla o deattivarla. Quindi per accontentare un utente, ne ho scontentati migliaia. Ma non me ne pento: infatti chi non legge la documentazione, si arrangi e affronti da solo le incompatibilità; Ora non dovrebbero essercene più con il modulo per l’italiano, ma se ne scoprono ad ogni piè sospinto con altri pacchetti e bisogna essere in grado di arrangiarsi da soli.

                in risposta a: caratteri unicode e pdflatex #117738
                OldClaudio
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                  Credo che sia proprio impossibile. Bisognerebbe Scomporre il font OpenType in tanti font Type1, uno per ogni pagina,polizze di soli 256 caratteri, dando a ciascuna un nome mnemonico tale da poter accedere al font giusto e al carattere giusto con pdflatex, che può maneggiare solo font di 256 caratteri. Ma esistono almeno altri due modi per risolvere il problema:

                  a) se la cosa riguarda un solo carattere, puoi fare un piccolo file ca compilare con xe- oppure lua-latex; carichi il font che contiene quella piccola g e componi una sola pagina con quel solo carattere, magari in formato \Huge, e con la classe standalone. Poi all’occorrenza ritalgi la pagina in modo da essere sicuro che contenga solo la g; infine la immetti in modo matematico (suppongo, visto che è una piccola g, che non compaia mai fra i pedici o gli apici) e, scalata opportunamente e alzata o ribassata opportunamente, la immetti come immagine con un \includegraphics; ovviamente ti conviene crearti una macro; l’ho fatto una volta per inserire una lettera greca diritta, senza caricare tutto l’armamentario della lingua greca; l’ho fatto per insereri il logo del GuIT in un documento che soddisfacesse alle norme ISO per l’archiviabilità, trasformandolo il puro disegno e scalato e ribassato opportunamente. Sembra artificioso; lo è, ma per una sola lettera non conviene appesantirsi il lavoro con la scomposizione di un OpenType in tanti Type1.

                  b) Compili tutto il documento con LuaLaTeX; sembra che ora LuaLaTeX gestisca le lingue con babel in modo adeguato, quindi non è più necessario usare polyglossia (io continuo ad usare polyglossia, perché lo trovo più versatile, ma ci sono molti guru che dicono che babel sia molto più efficace… boh, sarà…); per la scelta dei font carichi i sia quelli testuali e sia quelli matematici con le funzionalità del pacchetto fontspec come è necessario per quel programma; ricordati solo di togliere amssyb dalla lista dei pacchetti della AMS, ma puoi usare tutti gli altri ams*; leggiti con attenzione la documentazione di unicodemath, perché con un unica polizza di font matematico puoi fare tutto quello che vuoi, senza essere vincolato dal limite dei 16 math groups a cui è vincolato pdflatex.

                  in risposta a: Problema con \listoffigure #117731
                  OldClaudio
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                    Benvenuto nel forum.

                    Il tuo problema si risulve certamente con il pacchetto tocloft (dove toc si riferisce alla “table of contents”, cioè all’indice generale, loft si riferisce alle “list of figures” e “listoftables”). Leggine la documentazione aprendo un terminale o prompt dei comandi o finestra comandi, comunque si chiami con il tuo sistema operativo: ci scrivi dentro il comando texdoc tocloft e lo mandi in esecuzione premendo il tato “invio”; ti si apre una finestra con il file pdf già leggibile.

                    Se vuoi imparare di più, gli indici generale e delle tabelle e delle figure si ocmpongono secondo le indicazioni contenute nelle macro \l@chapter, \l@section, …, \l@figure, \l@table. Per impostazione predefinita sono congenti per comperre quelle liste con umenri dei capitoli, sezioni, eccetera formati da una cifra; inoltre figure e tabelle sono numerate per capitoli,non per sezioni come nel tuo caso.

                    Perciò, o hai impostato tu che il contatore delle figure sia subalterno a quello delle sezioni,o stai usando una classe che esegue questa impostazione. Questa è la vera origine iniziale del tuo problema a cui si aggiunge il numero del capitolo di due cifre e il numero della figura che verso il fondo è di due cifre anche quello.

                    Nn ti consiglio di ridefinire da solo queli comandi \l@…, perché è molto delicato da fare e bisogna essere ben addentro alla segrete cose di LaTeX per farlo; ma hai diverse strade per ottenre un risultato accettabile:

                    a) usi tocloft dopo averne letto la documentazione
                    b) togli l’impostazione che le figure siano numerate per sezioni
                    c) usi meno capitoli e sezioni meglio i capitoli con un compromesso fra numero di sezioni e numero di figure per ogni sezione
                    d) Se sai come fare e quello che stai facendo, puoi ridefinire il comandi \l@… in modo che epr ogni campo numerico sia assegnato un po’ più spazio; considera di assegnare 0.5em per ogni cifra che il campo può contenere. quindi se vui avere una campo che conenga un numero come 11.22.33, assegna 3em per lo spazio totale.
                    e) ridefinisci i comandi \l@… in modo che ricevano solo il numero che devono identificare (nell’esempio di sopra ricevano solo 33) ma che rientrino le righe di valori via via maggiori le righe che contengono informazioni relative a oggetti gerarchicamente subordinati.

                    Per le figure e le tabelle eviterei la soluzione e), che invece potrebbe essere accettabile per l’indice generale.

                    Come vedi hai solo l’imbarazzo della scelta.

                    PS: Ricordati di specificare sempre: il tuo sistema operativo, quale distribuzione del sistema TeX hai installato, se è completa o se è parziale, quale shell editor usi, quale classe, quelle o quali pacchetti hai caricato per ottenere l’effetto desiderato; non tutte le informazioni sono necessarie, tuttavia… Inoltre è sempre utile un esempio minimo compilabile (EMC) (vedi la sezione documentazione di questo forum, dove c’è una guida relativa alla costruzione dell’EMC); In parole poverissime; si tratta di costruire un file sorgente completo da \documentclass fino a \end{document} il cui preambolo contenga il minimo di pacchetti necessari per replicare iltuo problema e il copro del documento contenga anche lui il minimo necessario per replicare il problema; l’EMC non deve importare altri file, ne .tex né figure, tranne nel caso in cui il problema riguardi questi oggetti; se questo fosse il caso usa le figure fittizie del pacchetto mwe). Credo di averti detto tuttoil necessario, ma la lettura delle guide generali e tematiche è sempre utile e non smetterò mai di ripeterlo a tutti. Si fa molto prima a risolvere i problemi, che non ad aspettare che altri li risolvano per te. Nessuno nel forum è tenuto a rispondere, perché tutto è fatto su base volontaria; quindi se uno ha un problema che richiede una magia, è probabile che non riceva mai risposte. Il forum va benissimo per risolvere problemi difficili, ma l’EMC diventa un obbligo, altrimenti, di nuovo, è difficile ricevere risposte. 😉

                    in risposta a: Virgolette caporali annidate #117267
                    OldClaudio
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                      Secondo le norme ISO non è errato, perché si tratta di un titolo di una articolo/contributo all’interno di una raccolta/rivista; L’abitudine è di far risaltare i due titolo con forme diverse: per esempio, in corsivo il titolo del volume e fra virgolette il titolo del contributo;
                      Ripeto, però che “l’abitudine” non vuol dire “di norma”, in qualsiasi bibliografia.

                      Consiglio la lettura della guida tematica sulle bibliografie; è scritta da un bibliotecario sotto le cui mani passano moltissimi libri e quindi ne ha viste di tutti i colori. Cita diverse norme e elenca i diversi stili disponibili per l’uso con biber. Secondo me è una lettura molto istruttiva. Mi risulta che quella stessa persona stia preparando una versione del tutto nuova del capitolo sulle bibliografie che compare nella GuidaGuIT, frutto della collaborazione di molti utenti del sistema TeX.

                      in risposta a: Virgolette caporali annidate #117265
                      OldClaudio
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                        Per la verità JabRef non sa dove ci vogliano le virgolette: esso è un ottimo editor per database bibliografici; esso è multipiattaforma ed ha delle caratteristiche sue molto utili. Ma chi mette le virgolette è il file che gestisce la bibliografia attraverso l’uso dei programmi bibtex e biber che estraggono le informazioni sulle fonti da uno o più database bibliografici e che, attraverso i pacchetti di stile bibliografico, creano i file .bbl che LaTeX importa per comporre la o le bibliografie.

                        Comunque @heinrich ha ragione; nella bibliografia le virgolette andrebbero evitate; purtroppo ci sono case editrici e file di stile bibliografico consolidati che le mettono. Le norme ISO non ne specificano l’uso, ma negli esempi che propongono le virgolette (inglesi) ci sono.

                        in risposta a: Virgolette caporali annidate #117263
                        OldClaudio
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                          È un problema.
                          Tuttavia si tratta di cose che generalmente sono dettate dagli stili delle case editrici. Per una tesi non ci sono regole così ferree.
                          Tuttavia la regola di buon senso è quello di alternare i quattro tipi di virgolette: per esempio virgolette « «, “ ”, ‹ ›, ‘ ’.
                          In Italia di solito si usano i caporali per i dialoghi e le virgolette doppie alte per evidenziare delle parole; quelle semplici si usano raramente.
                          La sequenza che h indicato sopra si potrebbe usare per indicare dialoghi e/o pensieri annidati. Nella guida tematica tipocomporre in italiano c’è un intero paragrafo destina alle virgolette.
                          Nel tuo caso, io non userei mai i caporali per le citazioni (come non li userei nella bibliografia) tuttavia se devi citare qualcosa che usa i caporali, se citassi sempre mettendo in evidenza fuori testo, foss’anche fossero solo due righe, userei l’ambiente quote, fatto apposta per questo e non userei per niente le virgolette. Ma è una questione di gusti; quindi nonti dico di fare così, invece che in una altro modo. Ti raccomando solo la razionalità.
                          Ti ricordo che quello che citi da altri testi, scritto da altri, fossero anche solo due righe, messo in evidenza, di permette di chiudere la citazione cun una brevissima citazione in corpo più piccolo, sbandierata con l’asta a destra (flushright) o un riferimento della fonte del tipo da Dante (1301) o con una frase più descrittiva, sempre in corpo piccolo, del tipo dalla Divina Commedia, canto xxii, 17-23.

                          in risposta a: Tabella con immagini all’interno #117714
                          OldClaudio
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                            Be’. è logico che a @gilio venissero disallineati anche i titoli delle colonne; gli ho suggerito, senza dirgli come fare, di studiarsi la spaziatura delle tabelle e come usare \vspace, ma non l’ha fatto; lui prima aveva le colonne con il descrittore C e va bene, ma, ha lasciato il \vspace dentro la cella del titolo della terza colonna, senza usare i comandi giusti per spaziare le righe della tabella. Per cui il titolo della terza colonna gli diventa di due righe, mentre gli altri titolo sono di una riga.
                            Se vogliamo @gilio ha scoperto come allungare di una riga la colonna testuale con 5 righe, ma ha usato la sua scoperta nel posto sbagliato senza accorgersi del perché quel titolo della terza colonna risultava rialzato.
                            @gilio dice che non ha tempo di studiare approfonditamente LaTeX; ma continua, nonostante l’invito a documentasi, a non studiare i punti specifici; le guide, tute quelle della sezione documentazione, contengono abbondanti indici analitici, usando i quali non è necessario usare tutta la guida ma si può andare con un click direttamente al punto che interessa. E si fa molto prima che a consultare la rete.

                            OldClaudio
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                              Premetto che sul mio Mac uso TeXstudio molto sporadicamante; tuttavia Sono in grado di usarlo e di cliccare nella riga in alto Help (chedo che sia Aiuto in una versione localizzata in italiano) e li nel meno a discesa clisso User manual.
                              Leggendo il manuale vi si dice che TeXStudio è capace di riconoscere da solo quela sia il root file; ma dice anche che ci riesce sempre se si mette nei vari file inclusi la riga magica %! TEX root=… con il puntini sostituiti dal nome del file radice, il file principale.
                              L’Help dice anche che si può aprire anche un solo file diverso da quello principale; e dice che comunque è in gradi di eseguire qualunque operazione dal file principale in giù.
                              Preciso che non l’ho mai provato ad usare in questa modalità, perché lo uso molto raramante e per scopi precisi. Ma la mia preferenza per l’editor TeXShop specifico per il mac si basa su altre qualità che per me sono irrinunciabili; tuttavia TeXstudio è formidabile e per chi non usa un Mac è certamente l’unico shell editor “user friendly” che si possa usare.

                              @robytex è affezionato a Visual Studio; per il suo tipo di lavoro, dove usa molto il linguaggio Lua, certamente va meglio di TeXstudio.

                              Altrimenti molti utenti, specialmente di Linux, apprezzano in modo particolare Emacs, che è disponibile anche epr altre piattaforme oltre a Linux. Per me è troppo difficile da usare, ma chi lo usa con disinvoltura può agire su qualunque dispositivo che gli sia accessibile attraverso la rete locale, tnato che si dice che emacs possa anche farti il caffè (non ne ho dubbi; non è una barzelletta; semplicemente negli USA hanno dei percolator che possono essere messi in rete e fare il caffè all’americana — noi con le nostre moka o con le macchine a capsule, il caffè ce lo facciamo a mano; per noi il caffè non è una bevanda, ma “un piacere, e se non è buono che piacere è?” 😀

                              in risposta a: Tabella con immagini all’interno #117712
                              OldClaudio
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                                E anche tu @Samiel, hai la terza colonna con 5 righe con le righe non allineate con le 6 righe delle altre due colonne.
                                Semplicemente non si possono allineare le righe in verticale se i loro numeri in ogni colonna non sono con la stessa parità.
                                O meglio, si possono allineare aggiungendo una riga completamente vuota dove manca, ma a quel punto il contenuto delle celle non appare più centrato; invece cambiare lo scartamento della quantità giusta si potrebbe fare, anche se è difficile, ma poi si vede lontano un miglio che le righe sono spaziate diversamente.
                                Nemmeno un maestro tipografo di quando si componeva in piombo riuscirebbe a risolvere il problema.
                                Credo che la soluzione meno brutta sarebbe quella di inserire una scatola vuota con la larghezza giusta dopo l’ultima riga della colonne di 5 righe. IN questo modo le tre colonne testuali sono allineate in alto e l’immagine resta allineata con le altre sulla base dell’asse matematico.

                                in risposta a: Tabella con immagini all’interno #117710
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                                  Ora è molto meglio, ma non puoi avere allineata una scatola contenente 5 righe con due scatole contenti rispettivamente 6 e 8 righe. Le tre scatole co testo,per avere le righe allineate, devono anche avere i numeri delle righe o tutti pari o tutti dispari.

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