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Mi domandavo perché ti interessa solo la protrusione e non l’espansione di microtype. Volendo microtype fa anche il tracking, cioè inserisce spazietto (kerning ?) fra i caratteri per allontanarli un poco; questo serve in generale solo per il maiuscoletto e titoli in tutto maiuscolo.
La protrusione si fa solo con le grazie e con pochi segni di interpunzione: il punto, la virgola e in parte il trattino di “a capo”. La prorusione, specialmente delle grazie, si fa anche al lato sinistro della riga.
L’espansione serve per omogeneizzare gli spazi interparola; non funziona con xelatex; il programma procede per piccolissimi passi sia per espandere la riga, sia per restringerla; in modo da recuperare piccole percentuali di riga troppo lunga o riga troppo corta; di fatto, tranne casi eccezionalissimi, come epr esempio quando si usano parole scritte in teletype, o quando si usano paroloni stranieri, le overfull hbox non ci sono più; spariscono i ruscelli fra le righe; e la maggior parte delle pagine non contengono nemmeno na cesura; a occhio nudo non riesci a distinguere le righe con i caratteri espansi rispetto alle righe normali. Nella GuidaGuit c’è un capitolo intero sulla microgiustificazione; in una pagina c’è lo stesso testo composto a due colonne (apposta per richiedere delle cesure ai fini della giustificazione) in re modi diversi: 1) senza protrusione e senza espansione; 2) con la sola protrusione; 3) con entrambe protrusione ed espansione; vedi la differenza. Le righe sono diverse ma risulta difficilissimo vedere perché anche con la sola protrusione il risultato è diverso e con meno, pochissimo meno, spazio fra le parole.
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Mah, io ho sempre gestito l’espansine e la protrusione usando il pacchetto microtype e le sue opzioni; funziona benissimo anche con lulatex e probabilmente quando siusa quell’interete, ci pensa lui a fare le giuste impostazioni dietro le quinte.
Darei un’occhiata anche al documentazione di microtype.
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Nella documentazione di luatex (texdoc luatex) si parla del meccanismo complicato che usa quel compilatore per usare kerning e c=hyphenation con caratteri particolari. Leggendo quella cosa ho avuto la conferma che se si lascia stare kerning=off, lualatex funziona solo con le proprietà del font in uso e non ci aggiunge niente di suo. Posso avere capito male, perché quel testo è scritto per persone addentro alle segrete cose del codice macchina di Lua.
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Il carattere @, che in inglese si chiama “at sign”) non è una lettera (codice di categoria 11), ma un altro segno (codice di categoria 12); i nomi delle macro che l’utente può usare devono essere composti con stringhe di sole lettere, oppure da un solo segno “altro”.
All’interno del nucleo di LaTeX e della quasi totalità dei pacchetti, il segno @ ha il codice di categoria 11, cioè è trattato come se fosse una lettera dell’alfabeto; in questo modo, visto che per l’utente quel segno ha categoria 12, è quasi impossibile che le macro del nucleo di LaTeX possano essere ridefinite dall’utente. È una forma di protezione dei comandi interni di LaTeX.Però qualche volta un utente, che sappia quello che sta facendo, può ridefinire queste macro protette; basta che prima del codice di ridefinizione ci metta il comando \makeatletter (make at letter -> rendi il segno @ una lettera) che cambia il codice di categoria di @ da 12 a 11; e dopo la sua ridefinizione usi il comando \makeatother (make at other -> rendi il segno @ un segno “altro”) che rispristina il codice di categoria degli “altri” segni.
Tanto epr intenderci gli “altri segni” sono tutti i caratteri stampabili diversi dalle 52 lettere dell’alfabeto latino puro, maiuscolo e minuscolo; se si usa \l’input encoding UTF-8 e si usano font che contengono caratteri accentati, sono lettere anche tutte le lettere latine accentate, e con i font OpenType tutti i caratteri alfabetici di alfabeti diversi da quello latino.
Come hai visto sopra ho scritto in rosso che sappia quello che sta facendo per avvisarti che non è il caso di mettersi a giocare con questo tipo di ridefinizioni se non si sa quello che si sta facendo; si rischia di danneggiare il nucleo di \LaTeX e di ritrovarsi con una installazione non funzionante. Mi è capitato di dover mettere le mani su un PC di un’altra persona che aveva pasticciato con queste cose; è stato necessario disinstallare completamente il sistema TeX da quel PC e re-installare da capo e aggiornare i pacchetti dell’intero sistema TeX.
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Racchiudi la frazione nell’argomento del comando \smash`\documentclass[a4paper,10pt]{article}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian,english]{babel}
\usepackage{amsmath}
\usepackage{amssymb}
\usepackage{braket}\begin{document}
\begin{equation}
\begin{split}
&\ket{a+\smash{\frac{1}{2}}}_I \\ %PRIMO CASO
&\ket{a}_I %SECONDO CASO
\end{split}
\end{equation}\end{document}` Naturalmente schiacciando la frazione, l’altezza apparente della riga diminuisce, per cui dopo l’a capo devi metterci uno spazio adeguato, magari qualcosa come [tt]\\[2ex][/tt], aggiustando il valore come ti sembra meglio.
Si potrebbe rendere la cosa anche automatica ma bisogna definire un nuovo comando un po’ “acrobatico”O meglio, è un po’ acrobatico, ma poco poco; puoi aggiungre un pilastrino matematico invisibile:`\documentclass[a4paper,10pt]{article}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian,english]{babel}
\usepackage{amsmath}
\usepackage{amssymb}
\usepackage{braket}\begin{document}
\begin{equation}
\begin{split}
&\ket{a+{\frac{1}{2}}}\mathstrut_I \\ %PRIMO CASO
&\ket{a}_I %SECONDO CASO
\end{split}
\end{equation}\end{document}`
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Si vede che hai letto la documentazione, ma non hai ben compreso il meccanismo che usa LaTeX per riempire le testatine; le due ridefinizioni di \chaptermark una con markboth e l’atra con \mark right ridefiniscono la stessa cosa, quindi l’ultima è quella che conta, invece tu vuoi ridefinire entrambe le testatine nello stesso modo.
Il comando \markboth definisce il contenuto di \leftmark, il marchio della pagina di sinistra e il contenuto di \rightmark, il marchio della pagina di destra; non è un caso che il comando \markboth richieda due argomenti.
Il comando \markright, invece, definisce il contenuto solo di \rightmark, e non è un caso che richeda un solo argomento (tu ne hai messi due, di cui il secondo vuoto; piccolo errore di sintassi.
Tipicamente \markboth è usato dal comando \chapter che aziona \chaptermark ,e \markright è usato dal comando \section che aziona \sectionmark.
Per aggiustare il tuo codice bisognerebbe dunque fare una cosa del genere:`\pagegestyle{fancy}\fancyhf{}
\renewcommand\headrulewidth{0.4pt}
\fancyfoot[C]{\thepage}
\renewcommand\chaptermark[1]{\gdef\ChaperTitle{#1}%
\markboth{\MakeUppercase{\chaptername\ \thechapter}}{\Makeuppercase{\ChapterTitle}}}
\renewcommand\sectionmark[1]{\Makeuppercase{\ChapterTitle}}}`Per quel che riguarda la tua spiegazione circa l’opportunità di indicare nelle testatine solo informazioni relative al capitolo, ho dei dubbi, ovviamente si tratta solo di una opinione del tutto personale. Se stampi solo fronte le cose come sono indicate sopra non funzionano bene, perché in tutte le testine apparirebbe solo il numero del capitolo senza il suo titolo (o viceversa). Stampando fronte-retro il numero del capitolo apparirebbe a sinistra, come hai indicato nel tuo primo messaggio e il titolo del capitolo solo a destra. I nome di paragrafi non comparirebbero mai. La navigazione sarebbe ottenuta solo con il nome del capitolo. Secondo me non va, anche se dentro ciascun capitolo tutti i paragrafi sono contenuti nello stesso ordine e con lo stesso titolo. La presenza, quindi del nome del paragrafo a destra sembrerebbe inutile. Se ci pensi ben non è inutile in un testo stampato fronte retro, perché a sinistra, di default appare nome e titolo del capitolo e a destra il titolo del paragrafo; Se il lettore cerca qualcosa corca il paragrafo Tizio che si trova nel capitolo Caio; quindi sfogli il libro guardando le testatine di sinistra per essere sicuro di essere dentoril capitolo Caio poi sfoglia solo le pagien di quel capitolo per trovare il paragrafo Tizio; La cosa è importante, specialmente se ogni paragrafo contiene diverse figure e tabelle, oltre a del testo, che occupano più di una pagina; quindi il titolo del paragrafo comparirebbe solo nella sua prima pagina e non comparirebbe mai nelle pagine succesive dello stesso paragrafo, nemmeno nelle testatine. Ecco perché penso che una intestazione dele pagine come l’hai specificata nel tuo primo messaggio è accettabile in un romanzo con i capitoli non strutturati, e non in na tesi come la tua con i capitoli strutturati.
Ovviamente la scelta finaleè tutta tua.
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Benvenuto nel forumQuello che vuoi fare si ottiene facilmente usando le funzionalità del pacchetto fancyhdr; leggine con attenziona la documentazione perché le funzionalità sono molte e il neofita spesso combina pasticci e ulteriore aiuto.
Tuttavia quello che vuoi fare mi lascia perplesso, non tanto per il numero di pagina al piede, centrato o a lato, quanto per l’uso delle testatine; Queste infatti non sono una decorazione della pagina, ma servono al lettore per navigare nel testo; e se i capitoli sono strutturati, cioè divisi in paragrafi (section), sottoparagrafi (subsection) eccetera; il minimo necessario, che puoi sperimentare tu stesso sfogliando un tuo libro di testo vero, pubblicato da una casa editrice seria (non delle dispense fatte in modo casalingo con un qualsiasi Word Processor), si ottiene mettendo il numero e il titolo del capitolo nella testatina di sinistra e il numero e il titolo del paragrafo nella testatina di destra.
Naturalmente se i tuoi capitoli non sono strutturati potrebbe anche andare bene quello che vorresti fare, ma la tesi, di solito, è di tipo argomentativo, quindi è bene che i capitoli siano strutturati.
Se esplori s=la sezione Documentazione di questo forum trovi guide generali, guide tematiche e testi di vario genere e di varia levaura che ti pososno essere molto utili; esplora questa sezione del Forum e non è necessario che tu legga tutto e subito; ma tine presenti gli argomenti che vi sono trattati, così quando ti vengono delle idee particolari come questa, o altre che ti verranno in mente col procedere della scrittura della tesi,avrai di che soddisfare la tua curiosità, fromo restando il fatto che questo forum è sempre disponibile.
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Benvenuto nel forumPurtroppo non si vede nemmeno il file di cui hai inviato l’URL
Quindi è difficile capire quello che ti succede e che cosa vorresti ottenere.
Sarebbe utile se allegassi un esempio minimo compilabile (EMC), cioè un breve file sorgente che contiene la tua stessa riga [tt]\documentclass[…]{…}[/tt], il minimo di pacchetti necessari per replicare il problema, e un corpo di documento minimale compreso fra [tt]\begin{document}[/tt] e [tt]\end{document}[/tt]. Ptresti aggiungere se ti fa comodo il pacchettino mwe, la cui sigla sta per Minimum Working Example (dopo averne letto la documentazione (terminale: comando texdoc mwe)). Potrebbe fare al caso tuo.
Un EMC aiuta sempre chi ti vuol dare una mano; includine il codice nel messaggio, che ci invii poi evidenziane le righe e infine clicca sulla piccola icona qui sopra che sembra un foglio bianco su cui sono sovrapposti due segni < > colorati in blu, come li ho disegnati io. Quando la punta del cursore del mouse arriva sopra quell’icona si apre un rettangolino con “Code” scritto dentro; quindi sei sicuro che è l’icona giusta.
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LaTeX ha le sue egole; sono complicate da descrivere in uno spazio piccolo come questo offerto dal forum; ti ho suggerito, però, di scaricarti dalla sezione Documentazione la guida tematica [bIl LaTeX Reference Manual commentato[/b] e tradotto in italiano, dove la cosa è spiegata meglio e più approfonditamente di come te l’ho descritta nel mio precedente messaggio. Se ti domandi perché LaTeX fa così, leggi su quella guida la risposta e se hai cuore forte, cimentati con la modifica dei parametri; vedrai che la cosa è veramante intricata.
Guarda che quelle regole non sono cervellotiche, sono molto ben pensate, ma i valori numerici inseriti in quelle regole possono essere modificate, con prudenza, molta prudenza, perché si rischia di fare pasticci grossolani.
Nella classe TOPtesi ho cambiato quei parametri e vanno in generale abbastanza bene per il material iconografico che generalmente si mette nelle tesi, ma non ne farei una regola generale.
Inoltre non confondere lo spazio occupato dalla figura con quello che vedi sualla pagina composta; lo spazio verticale occupato da na figura (smaringata, quindi senza spazi bianchi inutili attorno) non è dato dalla solaimmagine, ma anche dalla didascalia e dallo spazio che compare fra la didascalia e la figur, Inoltre bisogna tenere conto anche dello spazio di separazione fra duce figure verticalmente adiacenti o fra l’unica figura e il testo che la precede e/o la segue; in queste cose l’occhio non vle: ci vuole un righello graduato per vedere bene che cosa succede.
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LaTeX sposta gli oggetti flottanti dove c’è abbastanza posto per metterceli; ha le sue regole sulle quali non ti consiglio di mettere le mani; nella guida tematica “Il LaTeX Reference Manual commentato” c’è una discreta descrizione dei fatti e dei parametri che influenzano le decisioni di \LaTeX.Tuttavia la cosa che ti consiglio è quella di mettere fra le opzioni di posizionamento la stringa [tt][!htb][/tt] con il punto esclamativo e il posizionatore b.
In questo modo aumenti le possibilità di riuscire nel tuo intento.Tuttavia le figure possono stare davvero dove LaTeX le mette perché nel testo vi si fa riferimento mediante la tecnica dei riferimenti incrociati; Invece di dire “come si vede nella figura seguente” si dice “come si vede nella figura 3.4”. Per non dover mettere esplicitamente i numeri si mette \label subito dopo il comando \caption e nel testo si usa il comando \ref dandogli la stessa etichetta specificata con il comando \label. Nella guida tematica che ho indicato (che altro non è che quanto ha scritto il papà di LaTeX, Leslie Lamport – da cui il nome LaTeX – a cui sono stati aggiunti molti commenti per adattare il contenuto a quanto è disponibile nel 2019, rispetto a quanto era disponibile nel 1994 – 25 anni fa) è spiegato tutto quello che serve epr usare i rifermenti incrociati.
Tra le cose che prima non c’erano e ora ci sono, per esempio, c’è il pacchetto varioref che chiami nel preambolo con `\usepackage[italian]{varioref}`che ti mette a disposizione il comando \vref; si usa nello stesso modo di \ref; ma nel testo ti scrive “la figura 3.4 in questa pagina” oppure “lafigura 3.4 nella prossima pagina”, oppure “la figura 3.4 nella pagina 52” (evidentemente a seconda dei casi) e sia il numero sia la pagina, se usi il pacchetto hyperfef, sono iperlinkati (collegamenti ipertestuali), molto comodi; Nella guida “L’Arte di scrivere con LaTeX” il pacchetto varioref è usato e ne riconosci la presenza proprio dal testo che accompagna i riferimenti alle figure e alle tabelle.
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Non so risponderti. Spero che qualche esperto ti sappia rispondere.
Anche perché beamer crea dei freme ognuno dei quali è composto da una o da diverse slide; ogni slide è una pagina PDF; il numero delle slide non coincide con il numero dei frame. Probabilmente con Lua ci si riesce, ma credo che sia molto difficile comunque. Il problema è difficile. Non sono pdfLaTeX o LuaLaTeX quelli che sono insufficienti.
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@robytex aveva cminciato a scrivere una guida temaitca per neofiti; poi ha mollato a metà; recentemente ha cominciato a riparlarne. Ma chissà se trova il tempo per andare avanti.D’altra parte se non usi l’interprete del linguaggio Lua incorporato in LuaLaTeX, non è molto diverso da XeLaTeX, salvo il fatto che lavora meglio di XeLaTeX.
Ma se apri il solito terminale e dai il comando texdoc luatex puoi già avere un’idea molto approfondita del linguaggio; purtroppo non credo che esista altro che il documento in inglese, forse c’è anche nelle lingue madri dei due maggiori esponenti del progetto LuaTeX.
Io lo uso molto superficialmente, con le stesse impostazioni per i font e le lingue che uso per XeLaTeX; con LuaLaTeX tutto il resto funziona come in pdfLaTeX, solo che quest’ultimo è limitato ai font con soli 256 caratteri, mentre Xe e Lua possono lavorare con fiont che ne contengono anche diverse decine di migliaia (per esempio gli ideogrammi cinesi).
Io lo trovo molto utile per generare quasi senza sforzo i file PDF archiviabili secondo le norme ISO; @robitex lousa per il suo lavoro professionale e crea in continuazione nuovi moduli che consentono a lui, ma anche a chiunque ne abbia bisogno, di lavorare in modo molto professionale.
Per il resto io continuo ad usare pdfLaTeX.
27 Novembre 2019 alle 8:51 in risposta a: Suftesi: spazio superfluo prima del comando \greco{} #116726::
Il kern negativo può aggiustare le cose, ma è permanente; un domani che Catalina non faccia più questi errori, dove è stato messo questo kern l’arretramento rimane, e tocca andare a correggere le definizioni dovunque siano state messe.
Invece il comando \unskip dovrebbe poter agire meglio; toglie gli spazi se ci sono e non fa nulla se non ci sono. Siccome non posso replicare il bug di @gregorius, tocca a lui controllare che \unskip sia efficace (magari confermandocelo, se la cosa riesce).Più efficace ancora potrebbe essere il comando [tt]\@killglue[/tt] che si basa su \unskip, ma non rimuove solo uno spazio me ne rimuove anche una sfilza. La sua definizione appartiene al nuclo di LaTeX e si trova nel file latex.ltx dell’albero principale di TeXLive …/texmfdist/tex/latex/base/:
`\def\@killglue{\unskip\@whiledim \lastskip >\z@\do{\unskip}}`Siccome i comandi contengono il carattere @, se lo si volesse ridefinire o creare un altro comando dello stesso genere, bisogna inserire la (ri)definizione fra \makeatletter e \makeatother.
Prova eprò questo codice:`\newcommand{\greco}[1]{%
\begin{otherlanguage*}{greek}\csname @killglue\endcsname#1\end{otherlanguage*}}`Con \csname…\endcsname si riesce ad eseguire un comando che contiene qualunque carattere nel suo nome, compreso il segno @.
26 Novembre 2019 alle 6:52 in risposta a: Suftesi: spazio superfluo prima del comando \greco{} #116724::
Non lo so come si faccia a tornare indietro alla precedente versione.
Ho visto in rete che ci sono molti siti che descrivono i problemi di Catalina, e sembra che Apple li stia risolvendo.
Nello stesso tempo forse non guasterebbe un messaggio al curatore di MacTeX (contatti su http://www.tug.org) per segnalare il problema legato a Catalina ma connesso con l’uso di MacTeX; può darsi che ne sia già al corrente, come può darsi che non ne sappia niente. Ma il/i curatore/i di MacTeX hanno un file diretto con la Apple, quindi…
È importante segnalargli che il minimum working example (ridotto veramente al minimo, senza tutto il tuo preambolo e con la classe book) funzionava perfettamente con Mojave, mentre non funziona più con Catalina.
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