Risposte nei forum create
-
AutoreRisposte
-
::
Per usare imakeidx con l’installazione TeXLive non è necessario specificare -shell-escape, perché makeidx è fra i programmi eseguibili consentiti. Con MiKTeX l’opzione dovrebbe essere –write18; non sono sicuro che MiKTeX abbia una lista di programmi consentiti, quindi l’opzione sarebbe necessaria.Il fatto che tu @Pas non specifichi nemmeno quale installazione del sistema TeX rende le cose ancora più difficili da indovinare.
::
@milo apri il tuo ultimo messaggio che contiene il tuo codice; poi sotto la sua finestra clicca il bottone EDIT; ti si riapre il tuo messaggio e vedi che cosa vuol dire mettere i tag del codice; @samiel non li può ripodurre bene nei suoi messaggio perché non cè modo di disabilitarli, e quaindi vengono interpretati dal browser.Un altro modo per non doversi disturbare con codici strani consiste nel falo fare al browser stesso; scrivi il tuo codice, poi lo selezioni; porti il pointer del mouse sulla barra di piccole icone che sono sppra le faccine, e clicchi sull’icona formata da un rettangolo bianco ricoperto in parte dei segni < e > colorati di celeste. Come clicchi, il tuo codece selezionato diventa immediatamente composto in carattere typewriter e appare racchuso dentro un riquadro.
Questo è il codice che chi vuole aiutarti può selezionare e copiare; solo che per essere in Esempio Minimo Compilabile (EMC) detto in inglese Minimum Working Example (MWE) il codice della finesr=tra deve cominciare quasi sempre con [tt]\documentclass[/tt] e finire con [tt]\end{document}[/tt] [Quel “quasi” significa che qualche volta bisogna far precedere la riga [tt]\documentclass[/tt] da uno o più ambienti filecontents* (con o senza asterisco a seconda del contenuto degli ambienti)].
Deve contenere nel preambolo solo i pacchetti che sono necessari per la compilazione dell’esempio, non tutti i pacchetti che hai messo nel preambolo del tuo documento; Inoltre tra [tt]\begin{document}[/tt] e [tt]\end{document[/tt] deve esserci il minimo necessario per replicare il tuo problema. Prima di allegare l’EMC devi collaudarlo sul tuo calcolatore per verificare che replichi il tuo problema, altrimenti chi lo riceve non se ne fa niente, in quanto non può indovinare nemmeno quale sia il problema perché questo non viene replicato.
Non prendertela se non capisci quello che ti si suggerisce di fare; la tua ultima risposta suonava un po’ “irritata” agli occhi di non cnosce il tuo problema.
Per tua comodità ti suggerisco di scaricare dalla sezione Documentazione di questo forum la guida tematica relativa agli esempi minimi compilabili; ci sono molte indicazioni anche per problemi veri (nel senso che sono ispirati a problemi sottoposti qui nel forum) semplici e complicati complicati.
Vedrai che con un EMC ci saranno diverse persone che si cimenteranno per darti una mano; se non ricevi aiuti i casi sono due: o il problema è troppo complicato per le conoscenze anche di alcuni vecchi utenti che frequentano questo forum con esperienze più che trentennali nell’uso di LaTeX, oppure il problema nasce dal fatto che non hai consultato attentamente la documentazione dei pacchetti dell’EMC, perché nella documentazione c’è scritto come fare, ma, evidentemente, ti è sfuggito.
Per tutti noi è un piacere dare una mano, ma lo facciamo molto malvolentieri quando chi chiede aiuto, in realtà chiede “non ho voglia di documentarmi, me lo fai tu quello che voglio ottenere?”
Non sto dicendo che sia il tuo caso, per carità. Dico solo che a nessuno piace tenere su i pantaloni a chi non ha voglia di tenerseli su da solo.:smile:
14 Ottobre 2018 alle 13:09 in risposta a: philosophy-modern – una domanda su Article e location #114168::
No, stavo dicendo che il campo location non è valido; anche se magari philosophy-verbose lo definisce, non è un campo standard; quindi in vista di un riuso del file .bib o di alcuni record per un’altra bibliografia, non è prodente usare un campo non standard.Invece è vero che usando address come campo valido per libro e per articolo si ottiene un risultato diverso. Se invece usi il campo Inproceedings (tipico volume formato da articoli) ti viene sia il luogo sia l’anno, come per il record book.
Speriamo che Ivan non ti dà delle dritte per il record article, perché io non saprei come fare.
::
Benvenuto nel forum.Quando alleghi codice, cerca di inserirlo fra i tag appositi; il modo più semplice è scriverlo come hai fatto tu, poi lo selezioni e infine clicchi sull’icona, che trovi in alto nella finestra in cui scrivi il messaggio, formata da un rettangolo bianco su cui suono sovrapposti i segni < e > in celeste.
Il tuo problema è quello che affligge tutti i neofiti, compresi noi stessi quando cominciavamo a usare LaTeX. Non sentirti quindi speciale nella sfortuna della tua immagine.
Il punto è che all’inizio non capiamo il discorso dei “floating bodies”, gli “oggetti galleggianti”. A differenza dei Word processor come Word, Writer, Pages, e tanti altri simili, che sono solo delle macchine dattilografiche un po’ più avanzate di quelle meccaniche di una volta, i programmi di compilazione del sistema TeX, fra i quali pdfLaTeX (che suppongo sia quello che stai usando) sono dei compositori tipografici che includono l’impaginazione tipografica professionale. Questa professionalità implica che glo oggetti di grandi dimensioni, come le figure e le tabelle, dotati d i una didascalia numerata a cui si può fare riferimento con il meccanismo di \label, \ref e \pageref, vengono fatti “flottare” lungo il testo fino a trovare un posto giusto per sistemarle senza lasciare pagine mozze o pagine che sbordano nel mergine inferiore, o addirittura fuori della pagina.
Ci sono delle regole per trovare questa posizione tipograficamente ottimale; sono abbastanza complesse e non scendo nei particolari; se vuoi una descrizione abbastanza completa, la trovi nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato, liberamente scaricabile dalla sezione Documentazione di questo forum.
Una delle regole è che un oggetto flottante non viene mai messo prima della pagina nella quale si trova il testo che circonda l’ambiente figure (o table). Poi per impostazione predefinita viene messo o in testa o in calce di una pagina che contenga anche testo oppure in una pagina di soli oggetti flottanti. Si potrebbe cercare di forzare la posizione specificando l’opzione h, così:`\begin{figure}[h]` ma è decisamente pericoloso (“h” sta per “here”, qui!); infatti se lì non c’è posto, la figura resta in coda e blocca tutta la coda degli oggetti flottanti fino alla fine del capitolo, e si rischia di perderne alcuni se sono troppi oggetti in coda.
Hai due possibilità:
1) prova a mettere [h] dove ti ho indicato; se ti va bene, e se va bene al prgramma, la figura ti va lì e sei a posto.
2) taglia il tuo codice e incollalo prima della sezione “Modello probit”, adeguatamante prima finché riesci ad ottenere che la figura si trovi almeno nella pagine dove è descritto.Detto questo, permettimi una osservazione: Il codice`\[ \begin{cases}
se\; p\to 1\Rightarrow probit(p)\to +\infty \\
se\; p\to 0\Rightarrow probit(p)\to -\infty
\end{cases} \].` è tutto sbagliato. Caso mai, forse, potrebbe essere questo`\begin{cases}
\mathrm{probit}(p)\to +\infty & \text{se } p\to 1\\
\mathrm{probit}(p) \to -\infty & \text{se } p\to 0
\end{cases}`
e senza il punto finale che ti verrebbe sulla riga successiva, non dopo la fine dei casi.Se scrivi probit in corsivo, tu indichi il prodotto delle variabili p, r, o, b, i, t, e non credo che questo sia il tuo scopo. Il resto riguarda la sintassi dell’ambiente cases.
La scrittura della matematica richiede l’osservanza di regole precise, sia che la tua matematica sia “pura”, sia che sia “applicata”. LA seconda è la matematica delle grandezze misurabili con tanto di unità di misura; la prima è quella dei matematici. Ora io non so se la tua tesi riguardi la statistica, o la fisica, o l’economia, o…. Quindi sta a te sapere a che categoria di matematica si riferiscano le tue formule. Ma è importante che tu legga con attenzione una buona guida che tratti della composizione della matematica; nella sezione Documentazione, indicata sopra, ce ne sono diverse. Nessuna può andare nei dettagli della disciplina su cui verte la tua tesi, ma ci sono regole generali che certamante sarebbe mglio che tu rispettassi adattandole all’ambito nel quale ti muovi.
13 Ottobre 2018 alle 19:17 in risposta a: philosophy-modern – una domanda su Article e location #11416613 Ottobre 2018 alle 15:17 in risposta a: philosophy-modern – una domanda su Article e location #114164::
Io direi che il tipo di pubblicazione article sia scorretto per una cosa che non è pubblicata in una rivista, nè in un volume di atti di congressi.
Cerca nella documentazione di philosophy-verbose, o nella documentazione di biblatex qualcosa di più consono per quel tipo di documento.Chissà che cosa dirà Ivan, ma penso che ti dirà la stessa cosa, magari suggerendoti il tipo di record più adatto.
::
La cosa più semplice da fare per sostituire see e seealso , che sono definiti per babel e per polyglossia dalla lista di definizioni contenuta in “captionsitalian} è quello di inserire, dopo \begin{document}, i comandi`\addto{\captionsitalian}{%
\renewcommand\seename{passim}
\renewcommand\seealsoname{…}% di nuovo passim?, comunque quel che ti pare.
}`Invece non capisco il problema del passim o vedi, che il lettore che consulta l’indice dei nomi non sa che troverebbe centinaia di volte.
Se il documento è stampato non ha da cliccare. Va a cercare l’indice e trova Tizio Caio una volta sola, purché tu nel testo principale abbia indicato `Tizio Caio\index[nomi]{Tizio Caio}`Alla peggio, se hai indicato Tizio caio in cento volte in cento pagine diverse, nell’indice troverai
Tizio Caio 5, 22, 31, 33, 40, 45, …, 273.
Siccome questa mi pare un’idea assurda, a meno che tu non voglia mandare il lettore a consultare 100 pagine diverse, io suggerirei di usare il comando \index una volta solo, presumibilmente quella dove hai scritto qualcosa di interessante su Tizio Caio.
In ogni caso un elenco di 100 numeri di pagina (indecenti, ma…) sarebbe meno indecente che il lettore trovasseTizio Caio 22
Tizio Caio passim
Tizio Caio passim
Tizio Caio passim
…
Tizio Caio passimcento volte.
In altre parole non mandare all’indice analitico informazioni che non servono a niente.
Tieni presente che l’indice analitico non è ordinato per pagine, ma per nomi; vicino ad ogni “lemma” (nome nel tuo caso) compaiono i numeri dele pagine, ma la difficoltà di fare un indice dei nomi non è tanto quella di mandare le informazioni al programma che lo crea, quanto scegliere le informazioni da mandargli. Tizio Caio è uno solo, e deve comparire una sola voce Tizio Caio nell’indice dei nomi; se esistessero due Tizi Cai omonimi ma corrispondenti a persone distinte, dovresti trovare il modo di distinguerli con un aggettivo (per esempio aggiungendo gli appellativi il giovane o il vecchio il vecchio, scritti senza lettere maiuscole, visto che non fanno parte del loro vero nome).
Se quel che ho detto non sta in piedi, vuol dire che non ho capito la tua necessità di usare passim. Tuttavia ti raccomando di ripensare bene a quello che vuoi fare con l’indice dei nomi.
::
Ho provato a scaricare OpenDyslexic dalla rete (non dal tuo link, che a me non funziona); appena ho visto gli esemplari nella pagina del sito, mi sono chiesto chi potrebbe avere inventato un font così brutto e poco leggibile. Non mi sono dato una risposta, perché so troppo poco sulla dislessia. Quindi la mia sensazione di bruttezza, esprime solo un giudizio personale.
Volevo però scaricarlo e installarlo, almeno provare a capire la serie di errori che ti sono arrivati da LuaLaTeX; salvo immaginare che non sia riuscito a ricreare la sua cache dei font, non ho altre idee.
Tuttavia ho rinunciato a scaricarlo, perché non voglio lasciare la mia mail in giro, visto che già ora ricevo quotidianamente in media 50 spam dalla Cina (ma sono arrivato anche a 400 in un giorno).
::
Il pacchetto imakeidx non c’entra niente, semplicemente si occupa di eseguire il comando del sistema TeX makeindiex, in mdo da avere l’indice analitico aggiornato sempre ad ogni compilazione del file sorgente, senza dovere rilanciare pdfLaTeX (o XeLaTeX o LuaLaTeX) almeno due volte, come succederebbe senza usare il pacchetto.Le opzioni che passi a imakeidx servono solo a svolgere il compito suddetto, anche se, gestendo contemporaneamente diversi indici analitici, consente un certo numero di opzioni che modificano cose come il titolo dell’indice, non come le voci vi vengono riportate.
So che fra le cose gestibili con gli indici analitici ci sono anche le parole chiave see e seealso che mi pare facciano al caso tuo, senza bisogno di ricorrere a passim.
Tuttavia mi domando perché vuoi avere link automatici ad ogni istanza di \index relativo ad un dato nome, che si mandi ad una voce, dove non c’è scritto niente, se non passim, cioè “guarda la prima voce di questa lunga lista di nomi uguali”… Non entro nel merito, perché non conosco i dettagli del tuo caso, ma ti suggerisco, oltre a documentarti meglio su come comporre gli indici analitici, di ripensare al tuo problema che forse non è affrontato nel modo corretto. Ripeto, posso sbagliarmi, ma questa è l’impressino che ho avuto.
Per documentarti ti suggerisco di dare da terminale il comando texdoc ind; ti si apre una finestra con un lungo documento scritto da diversi autori, il primo dei quali è Pehong Chen; il documento è stato aggiornato l’ultima volta nel 2014 da due altri autori molto competenti. Io lo considero un documento essenziale, non dico da conoscere a memoria, ma da tenere sempre presente e a portata di mouse ogni volta che si compone un indice analitico.
::Linpassion” post=114502Salve non so se è il posto giusto del forum per questo quesito, e cioè come adattare un testo latex per alunni DSA. Le uniche info che ho è allineamento a sinistra con font Arial (massimo size 16). Ho provato con il pacchetto helvet ma non funziona.
Per caso conoscete un altro modo o una guida specifica?La risposta che ti ha dato @samiel non fa un grinza. I font Arial e i font Helvetica sono i font senza grazie più diffusi e conosciuti, ma secondo me non sono adatti per gli allievi DSA. Le lettere non sono sufficientemente distinte, al punto che non si distingue una I maiuscola da una L minuscola.
In un passato meeting del GuIT (ottobre 2016, ArsTeXnica 22, vedi sezione ArsTeXnica di questo forum) erano presenti diversi insegnanti che avevano, appunto, problemi con allievi con certi tipi di disabilità (ipovedenti) e con allievi DSA in generale. Si rivolgevano a LaTeX per tanti motivi, non ultimo quello della leggibilità dei font. In quell’occasione ho sottolineato che LaTeX contiene già di suo dei font leggibilissimi, senza grazie, con un occhio particolarmente grande rispetto al corpo; erano i font predisposti per l’allora programma SliTeX (che oggi è sostituito dalla classe slides.
Erano solo font bitmapped perché LaTeX209 con il suo SliTeX lavorava inizialmente solo con quelli, ma erano eccellenti, anche se non erano ben conosciuti nemmeno dagli utenti di LaTeX. Oggi, poi, non ne parliamo nemmeno, con le varie classi per presentare diapositive con la lavagna luminosa che ci sono oggi; queste hanno reso assolutamente obsoleta la classe slides.Ma i font ci sono ancora; io li uso sempre con la classe beamer per le mie presentazioni; non ho mai provato ad usarli con gli allievi DSA, perché non ho mai a che fare con questo tipo di allievi (non che all’università non ci siano dislessici e disgrafici, ma da adulti non hanno o non credono di avere bisogno di attenzioni speciali). Però ho preso i fonto originali di Knuth, li ho completati alla codifica T1 per usarli bene con pdfLaTeX, ho aggiunto loro i font matematici corrispondenti, e, pensa un po’, gli ho aggiunto anche i font greci nello stesso stile.
In sostanza, se invece di usare il pacchetto helvetica, come ha correttamente suggerito @samile per rispondere alal tua domanda, usi il pacchetto lxfonts (specificando le opzioni che puoi trovare nella documentazione del pacchetto (leggila con texdoc lxfonts) hai un’alternativa e puoi tranquillamente fare esperimenti per vedere se gli Helvetica vanno meglio o peggio degli LXfonts.
Avendoli creati (anche se non sono perfetti) io tengo per gli LXfonts, ma la tua esperienza potrebbe essere diversa. Se dopo averli provati sul campo con i tuoi allievi DSA ci racconti la tua esperienza fai un piacere non solo a me ma anche agli altri insegnanti frequentatori del forum che hanno allievi DSA.
::
Secondo me, da quel che scrivi nel tuo codice, non compilabile quindi adatto solo a delle ipotesi, non a delle verifiche, tutto il documento ti viene senza testatine perché specifichi lo stile plain.No, secondo me, usando fancyhdr dovresti definirti un nuovo stile di pagina, diciamo primapagina, con il codice che hai mostrato, poi cominciare il documento con \thispagestyle{primapagina}, lasciando che le altre siano composte in stile fancy, la cui impostazione appariva nei tuoi messaggi passati, ma che non compare più nel codice di questo tuo ultimo messaggio.
Non so perché carichi il pacchetto latexsym, obsoleto e non raccomandabile per tantissimi motivi, specialmente se nel preambolo del tuo documento vero carichi amssymb. Latexsym è conservato solo per poter compilare vecchi documenti composti con il vecchio LaTeX209, defunto nel 1994…
::
@dele, vista l’immagine allegata al tuo messaggio, direi che un formato del tipo di quello che mostri lo puoi crare prendendo spunto dal pacchetto ISOdoc che serve per scrivere lettere con intestazioni della prima pagina diverse da quelle delle pagine successive, serve per scrivere fatture, eccetera.Per rapporti tecnici impaginati secodo un modello simile al tuo, puoi prendere ispirazione dal pacchetto ISO in generale, e dal pacchetto ISO10303 in particolare; quest’ultimo sembra fatto proprio per te, ma ovviamente lo schema va modificato.
::
Metti a 0pt lospessore delfiletto che fancyhdr metterebbe sotto al titolo e dentro i due \fancyhead metti una scatola sottolineata con \underline con \makebox [0.75\textwdth][r]{…} oppure \makebox[0.75\textwidth][l]{…}. \eventualmente aggiungi in ogni scatola un pilastrino di larghezza nulla ma profondità a tua scelta perché sa sottolineatura sia alla distanza che ti piace di piùUn po come le matrioske russe. Cambia il valore 0.75 come meglio credi.
Se non capisci bene l’uso di \makebox, e del pilastrino, la documentazione è in Il LaTeX Reference Manual commentato da scaricare, casomai non l’avessi ancora fatto, dalla sezione Documentazione di questo sito.
::
Intanto ti do il benvento nel forum.Per quel che riguarda la bibliografia hai commesso l’errore che abbiamo commesso tutti o quasi quando eravamo dei veri neofiti.
Tu hai letto il testo di Pantieri e Gordini e la guida di De marco, am sembra che ti sia sfuggito un punto importante. Infatti dopo aver compilato almeno una volta il tuo file .tex della tesi, avresti dovuto, con TeXstudio, cliccare l’icona della bibliografia in modo che TeXstudio lanciasse l’estrattore/generatore del file .bbl; dopo ricompilando una volta la tesi, vi appare la bibliografia, e ricompilando ancora almeno una volta, meglio due, tutti i collegamenti incrociati vengono risolti. L’altro possibile motivo, che tendo a escludere, ma conviene citarlo, è che non hai citato nellsuna delle opere che avevi inserito nell’ambiente thebibliography,ma al compilatore non interessava che fossero citate, perché le avrebbe composte in quanto già presenti nel file .tex. Oppure non ne hai citata nessuna, avedndo creato il file .bib ed avendo lanciato il programma estrattore/compositore della bibliogrfi, ma non avevi indicato di estrarre e comporre tutte le opere mediante il comando \nocite{*}.Riepiloghiamo spiegando quello che succede
1) Il file .tex contiene dell citazioni oppure \nocite{*}; compilando scrive nel file .aux tutte le etichette delle opere citate oppure un comando speciale per indicarle collettivamante “tutte”.
2) Lanci l’estrattore/compositore; questo legge nel file .aux le etichette indicate o il comando speciale per “tutte” ed estrae dal dabase .bib solo le informazioni che riguardano le opere citate o quelle di tutte le opere contenute nel database. Nel fare questo crea un file .bbl che contie informazioni varie, ma specialmente un ambiente thebibliography con le informazioni relative ad ogni opera adeguatamente composte secondo le loro nature (titilo, autori, genere di opera, eccetera). I programmi disponibili per fare questo lavoro sono bibtex e biber. Usando il pacchetto biblatex è meglio usare biber.
3) Ricompili il file .tex; quando il compilatore incontra il comando \printbibliography legge il file .bbl precedentemente composto dall’estrattore, e lo compila generando la bibliografia. I riferimenti incrociati sono ancora sotituiti da punti interrogativi o da altre cose, ma non puntano ancora ai singoli elementi della bibliografia. Tuttavia in questa fase l’associazione fra etichetta e opera citata viene trascritta nel file .aux
4) Rilanci il compositore il quale, ancor prima di mettersi a cmpilare il file .tex legge il file .aug creato al punto 3} e ora sa che cosa deve scrivere al posto dell’etichetta quando incontra un comando \cite. In questo modo i riferimenti incrociati sono a posto, ma la loro lunghezza potrebbe avere scompaginato un pochino la posizione di alcune righe, per cui qualche riferimento incrociato a figure, tabelle, equazioni potrebbe essere errato.
5) Rilanci ancora il compositore e questa volta tutte le etichette delle citazioni e tutte quelle dei riferimenti agli oggetti numerabili, compresi i numeri di pagina sono corretti.Spiegazione lunga? Si, ma se rilegi bene L’Arte vedi che lì forse è ancora più lunga. Il buono è che dopo che la bibliografia è stata usata dal programma bibtex o biber, e poi il database non è stato più modificato, non è più necessario ripetere le tre ultime compilazioni ogni volta che si apporta una modifica al file .tex della tesi. Cosa fatta capo ha, dice il proverbio, e non ci pensi più. Devi ripetere la trafila solo quando aggiungi n altro record al file .bib o vi apporti qualche modifica.
-
AutoreRisposte