OldClaudio

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  • in risposta a: Integrare diversi file stili su un file pdf unico #108851
    OldClaudio
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      ! LaTeX Error: Cannot determine size of graphic in me.jpg (no BoundingBox).

      È quella in rosso l’immagine priva di bounding box.
      Quella non è la pagina PDF che vuoi includere, ma verosimilmente la tua foto.

      Se quella immagine non è correttamente configurata hai due possibilità:
      1) la butti via e ne crei un’altra, oppure
      2) la correggi con un programma di fotoritocco, per esempio GIMP (GNU Image Managment Program) gratuito e disponibile per tutte le piattaforme; con questo tipo di programmi puoi definire o ridefinire le dimensioni, quindi il bounding box; come minimo puoi leggere le dimensioni nella scheda informativa dell’immagine, e usarle per specificarle a mano fra le opzioni di \includegraphics con la parola chiave bb= quattro numeri separati da spazi e chiusi con una virgola (per esempio bb = 0 0 275 180, width=…)

      in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX: nuova edizione #108714
      OldClaudio
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        2. Scrivere bene il capitolo 2 (“Installare e aggiornare”). Non posso farcela da solo, anche tenendo conto che sono coinvolti più sistemi operativi. Per esempio, vi riporto una mail che ho ricevuto qualche tempo fa:
        La procedura di installazione [di TeX Live] su Ubuntu a cura del Professor Gregorio, a cui la sua guida rimanda, a mio avviso è utile per l’utente più esperto ed esigente, ma non spiega la procedura più semplice, utilizzando i soli strumenti di sistema, che potrebbe tornare utile all’utente comune, o comunque a chi è alle prime armi.

        In sostanza, leggendo le sue indicazioni e quelle del Professor Gregorio, si ha l’impressione che l’installazione di TeX Live su distribuzioni GNU/Linux sia possibile solo con una procedura molto complessa. Ma, per quanto ho potuto sperimentare, esiste una procedura molto più semplice ed ugualmente valida.

        Le suggerirei dunque di rivedere questa sezione della sua guida, quantomeno per accennare anche alla procedura di installazione mediante gli strumenti di gestione dei pacchetti, che risulta molto più semplice. A tale procedura si fa già accenno nella GuidaGuIT, ma trovo che alcune indicazioni possano essere arricchite e aggiornate.

        No, quello che scrivi sia ne L’Arte, sia In LaTeX per l’impazionte a proposito di Linux è corretto: l’installazione su Linux, a causa di limitazioni degli sviluppatori, è più complessa.
        Se l’utente Linux si trova su una macchina che rispetta i dettami stabiliti dal Consorzio Debian, per esempio Ubuntu, ma non è l’unico Linux conforme ai dettami di Debian, può scaricare e installare TeXLive usando i comandi di sistema; se non sta attento a che cosa scarica, e in particolare se non scarica tutti i diversi pacchetti, si ritrova ocn una installazione monca, in passato vecchia di un paio d’anni, ma oggi meno “polverosa”, incompleta, non aggiornabile con la frequenza desiderata come succede sulle macchine Window, e Mac, presumibilmente adatta a comporre solo in inglese, solo con i font in codifica OT1, senza lettere accentate; probabilmente non può eseguire in shell escape certi programmi che i TeXLive su altre macchine possono fare liberamente, e via di questo passo.
        Quindi la procedura molto più semplice a cui si riferisce il tuo corrispondente, non è assolutamente altrettanto valida. Se fosse così perché Enrico avrebbe perso tempo a scrivere e descrivere una procedura complessa che sarebbe altrettanto valida di una procedura nativa che si risolve in pochi click?
        Ecco, quando spiegherai come installare TeXLive su Linux, analogamente a come hai già fatto per Windows e Mac, dovrai spiegare perché la procedura standard eseguita, per esempio, con Sinaptic, o più artigianalmente con apt-get, non è assolutamente altrettanto efficace della procedura che descriverai, o del perché rinvii il lettore alla consultazione di texlive-YEAR=ubuntu.pdf.

        in risposta a: Una domanda sul font helvet #108702
        OldClaudio
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          zippo” post=1089231) Qual è un font matematico compatibile con helvet.

          2) In questo momento il mio preambolo è:

          \usepackage{helvet}
          \renewcommand{\familydefault}{\sfdefault}

          Come devo modificarlo?

          Grazie

          Dipende dal genere di testo che devi scrivere. Se riguarda una scienza sperimentale che faccia uso di grandezze, sei tenuto a seguire lenorme ISO, quindi un font senza grazie è assolutamente escluso. Se il tuo documento non riguarda la matematica delle grandezze, non sei costretto a rispettare le norme ISO.
          Ma ti porto un esempio. La classe beamer per le presentazioni usa per il testo dei font senza grazie, che potrebbe essere Helvetica o Arial, non saprei di preciso, ma è senza grazie.
          La matematica nei quadri composti con beamer usa in font CM matematici per tutto tranne che per gli operatori letterali, che come sempre vengono presi dal font di testo; Risultato: la matematica è impresentabile con i vari cos, sin, tan, log exp, eccetera scritti senza grazie e con un font più “nero” dei font CM matematici, e con i simboli matematici latini greci, e con gli operatori resi con segni analfabetici più chiari.

          Credo che il pacchetto mathdesign permetta di affiancare almeno certi font testuali senza grazie con dei font matematici adeguati. Se non lo fa, puoi vedere la cartella psfonts.
          Ma tranne i font LXfonts, che sistemano testo e matematica in beamer, non sono al corrente di nessuna buona accoppiata fra font testuali e font matematici.

          Farei un altro appunto: se il tuo testo non è un dépliant di al massimo un paio di pagine, il font Helvetica e in font senza grazie in generale sono sconvenienti per la lettura continua, mentre vanno benissimo per scrivere singole parole (vedi cartelli stradali) e brevi testi come i bugiardini contenuti nelle scatole dei medicinali o nei contratti di assicurazione.

          Spero vivamente che il tuo documento non riguardi questa tipologia di documenti; quindi non avere paura ad usare i font con grazie per il testo. Oltre i Latin Modern, scalabili con continuità pur disponendo di font ottici, ci sono diversi alri font, come quelli che si ottengono usando il pacchetto kpfonts o il pacchetto fourier; con questi esci dalla routine dei font della “casa madre”, e disponi di font testuali e matematici accoppiati benissimo; Anche i pacchetti epr usare i newtxfonts (Times eXtended) e i newpxfonts (Palatino eXtended) testuali e matematici ti danno delle ottime accoppiate testuali-matematici. Ma si tratta sempre di collezioni complete la cui famiglia di default per il testo è con grazie.

          in risposta a: Problemi con il font in fase di stampa #108693
          OldClaudio
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            Perfetto, allora non hai nessun problema.

            in risposta a: Problemi con il font in fase di stampa #108691
            OldClaudio
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              Dici molto ma non dici tutto; usi TeXstudio, su Win10 con MiKTeX full. Bene.
              Ma compili scegliendo LaTeX, pdflatex, o quale altro programma?
              Avendo specificato la codifica T1 per i ofnt, il compilatore pdflatex carica i CM-Super che sono vettoriali e non dovrebbero esserci problemi con la resa a schermo, e nemmeno a stampa.
              Certo, sono d’accordo con Roberto, i Latin Modern sono meglio. tuttavia…

              Invece non capisco eprché usi Acrobat DC per visualizzare il tuo scritto, quando TeXstudio ha il suo visualizzatore PDF integrato e perfettamante sincronizzato con il file sorgente; sincronizzato vuol dire che cliccando in un punto della finestra del sorgente, kla vista si sposta su quella del PDF nel punto più o meno corrsipondente; altrettanto fa se clicchi su una parola del PDF e la vista si sposta più o meno sulla parola del sorgente. Questa funzionalità è utilissima durante la lavorazione di qualunque documento, specialmente per correggere i rfusi, ma anche per molte altre cose.

              Visto che usi anche Acrobato DC, aprendo il file clicca CTRL+D; ti si apre una cartella di dialogo con diverse linguette, una delle quali è intitolata Fonts; seleziona quella linguetta e leggi i nomi dei font contenuti nel file PDF; se ce n’è qualcuno etichettato F3, vuol dire che il file non è stato composto con font vettoriali, ma con font bitmapped. Se fosse così, allora è comprensibile quello che ti succede a schermo, perché Acrobat non funziona al meglio con i font bitmapped, che non dovrebbero mai essere usati oggigiorno per una quantità di motivi.

              in risposta a: Inserire numero pagina #108680
              OldClaudio
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                Togliere ogni cesura in fin di riga è una fesseria, scusa la parola, ma si può limitare il numero di cesure in diversi modi.

                1) Drastico, anzi più drastico di quanto ti ha suggerito Gustavo è quello di impostare la lingua nohyphenation
                2) Un po meno drastico è quello di impostare una penalità non infinita (10000 per TeX vuol dire infinito) ma superiore al centinaio, magari soltanto 1000, ma comunque altina.
                3) Un terzo è quello di usare il pacchetto microtype che giustifica le righe con altre tecniche per cui è abbastanza frequente che intere pagine siano senza cesure, e che le pagine che ne hanno qualcuna ne abbiano solo una e talvolta due. Ti consiglio fortemente questa soluzione.
                4) Imposti subito dopo \begin{document} la dichiarazione \raggedright; con questo elimini la giustificazione del margine destro, ma non hai nessuna cesura. La composizione è brutta, per un testo con righe relativamente lunghe, come quelle di un libro o di una tesi, ma è accettabile componendo con una giustezza di mezza pagina coma quando si compone con l’opzione twocolumn.

                I comunque ti consiglio il metodo 3, come ho scritto sopra.

                La cesura, avendo stabilito la lingua italiana, se scrivi in italiano, funziona benissimo, non disturba e mantiene la composizione ben giustificata senza ruscelli bianchi che scendono fra le righe attraverso gli spazi interparola, come succede con Word, tanto per non fare esempi. Ma Word, Writer, Pages, e simili non sono compositori tipografici come pdflatex, ma sono dei semplici word processor che non hanno nessuna pretesa di produrre delle belle impaginazioni (e infatti non lo fanno).

                in risposta a: Siriaco: non si finisce mai… #108650
                OldClaudio
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                  Se mi mandi il link da cui scaricare estrangelo.mf, posso provarci io, ma poi devi darmi una mano per collaudare il risultato; Io non so nulla di siriaco, quindi non poso certo fare i test.

                  Il resto, quello di creare i font Type1 del font e di far sì che il programma di composizione li veda , non dovrebbe pormi delle difficoltà; l’ho già fatto per due versioni di copto. Quello che sicuramente non potrei fare è convincere l’editor a mostrarti i font siriaci, ma dovresti accedervi con una traslitterazione in caratteri latini; se ne esistesse già una, sarebbe meglio, in modo che non si debba reinventare da zero e per giunta con l’altissima probabilità di qualcosa che esiste già.

                  Ho una certa esperienza con la creazione di font, ma non sono un informatico capace di mettere le mani dentro un editor.

                  in risposta a: PSTricks: come funziona?! #108673
                  OldClaudio
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                    pslatex non accetta codice postscript. Forse nemmeno xelatex, ma non te lo so dire, perché non uso mai pstricks.

                    Tuttavia dopo aver compilato con latex, devi far girare anche dvips e ps2pdf, oppure dvipdfm sul file dvi che latex ti ha prodotto.

                    Oppure fra i pacchetti c’è anche pdftricks che fa da interfaccia fra pdflatex e il codice postscript generato da pstricks. Leggi la documentazione dando da terminale il comando texdoc pdftricks

                    in risposta a: sapthesis: una classe per le tesi della Sapienza #28152
                    OldClaudio
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                      Potresti scriverci il nome del tuo corso di laurea molto lungo?

                      in risposta a: sapthesis: una classe per le tesi della Sapienza #28148
                      OldClaudio
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                        Non si tratta di una piccolissima modifica.
                        Bisognerebbe mettere le mani dentro il codice di frontespizio, cosa che è ovviamente vietata.

                        Si potrebbe usare il pacchetto etoolbox e usare il suo comando \patchcmd, ma questo significa sapere quale sia il comando da modificare e che cosa modificare.
                        Credo che solo l’autore del pacchetto possa dirti come fare.

                        Io posso solo suggerirti non non farlo; se il professore universitario che ha scritto il pacchetto e che è riconosciuto come il Grand TeX Wizard italiano (non solo per la sua perfetta conoscenza dei codici, ma anche per la cultura tipografica che ha) ha fatto quelle scelte, vuol dire che vanno bene così.

                        Vedi, usando un word processor qualsiasi (MS Word, OpenOffice Writer, LibreOffice Writer, Pages, eccetera) ci si abitua a evidenziare una qualunque stringa, andare nel menù dei caratteri e scegliere il corpo che si vuole, del font che si vuole, del colore che si vuole, eccetera, facendo in genere cose che in tipografia non si fanno, ma sono considerate dei grossolani errori; è vero che la tipografia è un’arte, ed è vero che in arte è bello ciò che piace, quando non se ne conosce niente (storia, stile, corrente artistica, epoca, mezzi tecnici, eccetera); quando ci si è fatti una certa cultura si capisce l’arte molto meglio e il metro per decidere se una cosa sia bella cambia abbastanza radicalmente. Lo stesso succede in tipografia.

                        in risposta a: sapthesis: una classe per le tesi della Sapienza #28145
                        OldClaudio
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                          Suona come na bestemmia.
                          Ma con LaTeX tutto è possibile (quasi tutto), solo che bisogna saper maneggiare bene il codice di basso livello; Se tu aprissi il file sapthesis.cls, vedresti che il codice del frontespizio è molto elaborato e metterci le mani sarebbe difficilissimo.
                          Se desideri usare la classe book, sei padronissimo di farlo e maneggiando codice di medio livello ti potresti costruire il frontespizio che ti pare, mettendo quel che ti pare dove ti pare, con i font che preferisci, i colori che preferisci, i copri che preferisci, eccetera. Non avresti bisogno di scomodare la classe sapthesis che è eccellente ed è costruita su misura per il tuo ateneo. D’altra parte la documentazione di sapthesis dice espressamente che è assolutamente vietato non solo modificare la classe ma anche usare pacchetti con i quali sia possibile modificare l’aspetto grafico del documento che si produce con sapthesis; se non ti piace questa classe, ne scegli un’altra o te ne crei una personale. Usare il frontespizio di sapthesis con la classe book sarebbe la stessa cosa che modificare la classe sapthesis, ed è vietato.

                          Ora è vero che la classe book è generica ed è fatta apposta perché la si possa configurare in modo quasi illimitato mediante altri pacchetti. Bisogna lavoraci sopra non poco per ottenere quello che si vuole,ma si può fare.

                          Tuttavia con una classe come sapthesis, cucita su misura per i requisiti della Sapienza, tenendo conto delle indicazioni dei più noti artisti del disegno grafico editoriale, cercare di adattare il frontespizio di sapthesis alla classe book è un po come adattare il frontale di una Rolls Royce ad una 500. Questa sì che è una bestemmia tipografica 😆

                          in risposta a: sapthesis: una classe per le tesi della Sapienza #28142
                          OldClaudio
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                            Questa non l’avevo ancora sentita; le cattedre non esistono più da almeno una ventina d’anni; ora i prof universitari non hanno più una cattedra, ma sono inquadrati in gruppi scientifico-disciplinari e possono insegnare le discipline elencate in questi gruppi.

                            Se quella richiesta di inserire al cattedra e un modo di dire per riferirsi al corso di Storia delle lingue antiche, non si chiama cattedra, ma corso.
                            È sicuro che quella prescrizione della facoltà di Economia (per la verità la stragrande maggioranza delle università oggi non ha nemmeno le facoltà) sia sufficientemente aggiornato?

                            Chi eventualmente può o vuole rispondere al tuo quesito è solo l’autore della classe Sapthesis

                            in risposta a: Suftesi – problema file di circa un anno fa #108663
                            OldClaudio
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                              LuaLaTeX, o meglio il suo interprete LuaTeX, ha subito molti aggiornamenti.
                              In particolare ora \pdfpageheight si chiama \pageheight. Lo stesso avviene per diverse altre macro.
                              Non so indicarti un file di documentazione, ma so che esiste un pacchetto di interfaccia che ho usato epr un po’ di tempo, e poi ho scoperto che non era più necessario e l’ho dimenticato.

                              [EDIT]
                              Trovato: il pacchetto si chiama luatex85.sty; si carica con \usepackage{luatex85} possibilmente all’inizio del preambolo.

                              in risposta a: didascalie per grafici #108584
                              OldClaudio
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                                Visto che la lista delle figure e quella delle tabelle non vanno a finire automaticamente nell’indice generale, come hai fatto per metterne l’indicazione nell’indice generale? Fai nello stesso modo per la lista dei grafici.

                                in risposta a: Problemi maiuscoletto nella citazioni #108657
                                OldClaudio
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                                  devi usare [tt]\footcite[…]{…}[/tt] invece di [tt]\footnote{\cite[…]{…}}[/tt]

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