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Il trucco del \markboth inserito dopi i rispettivi \chapter nella \backmatter sia subito dopo il “capitolo” della lista dei simboli sia subito dopo il “capitolo” della lista degli acronimi, ovviamente con argomenti adeguati nei due casi, risolve il problema.È noto, almeno con le classi standard (il modello di Pantieri non si basa su classi standard, ma dovrebbe funzionare nello stesso modo), che nella \backmatter (come anche nella \frontmatter) i capitoli non vengono numerati ma se indicati senza asterisco possono andare nell’indice, ma per le testatine bisogna agire espressamente con \markboth, in quanto in quelle parti del documento l’intestazione delle testatine non è garantita; per lo meno non si ha di sicuro con \chapter*, mentre con \chapter non dovrebbe essere necessario. È invece consigliabile usarlo lo stesso, perché il comando \markboth implicitamante chiamato da \chapter imposta solo la testatina di sinistra.
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Benvenuto/a nel forum.Ci credo che tu non ci riesca! Come fai a citare qualcosa che non c’è? A che serve citare qualcosa che non c’è?
Se il tuo problema è che in realtà le figure ci saranno, ma saranno composte a parte, magari su fogli A3, da inserire ripiegati secondo le norme nel fascicolo stampato, allora la situazione non cambia; non usare \ref ma scrivi esplicitamente (per esempio): “Allegato 1: Planimetria della sala d’aspetto”, e nello stampare gli allegati abbi cura di scrivere da qualche parte la stessa frase, in modo che chi consulta gli allegati non debba impazzire a contarli se sono numerosi.
Se non ho capito il tuo problema, allora o io non capisco bene, o tu ti sei spiegato/a male; bisogna che ci veniamo incontro…:smile:
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Benvenuto in questo forum e complimenti per come ti sei documentato in anticipo. Bravo, è così che bisogna fare.Non saprei rispondere alla tua ultima domanda, né saprei come modificare la collocazione degli elementi che cisti: le poche volte che mi sono azzardato a mettere il naso dentro moderncv l’ho trovato farraginoso e mal scritto, quindi difficile da seguire e da capire. Naturalmente che ha scritto inizialmente quella classe potrebbe dire altrettanto di ciò che scrivo io. Ma è il solito problema che ognuno si abitua con le sua cose, e diventa poco elastico.
Ti posso dire però che i due numeri che si danno al comando fontsize rappresentano il corpo dei font e lo scartamento di due righe contigue scritte con il font di quel corpo; Generalmente lo scartamento è maggiore del corpo del 20%, ma nel caso dei titoli scritti in sole lettere maiuscole di solito non solo si tiene una proporzione minore rispetto al coefficiente di scala, ma talvolta si una anche un valore minore.
Vediamo ti specifichi \fontsize{26}{34}; quindi usi per lo scartamento un rapporto rispetto al corpo pari a 34/26=1.31 quindi del 31% maggiore del corpo; è decisamente troppo. Nota iche l’impostazione di default è \fontsize{34}{36}, che corrisponde al rapporto 36/34=1.06, cioè con un aumento del 6% rispetto al corpo. Chi ha fissato un valore così piccolo ha notato che le lettere maiuscole sono sostanzialmente prive di discendenti, quindi due righe consecutive scritte in maiuscolo sarebbero troppo distanziate e ha giustamente ridotto lo scartamento ad un valore poco più che unitario rispetto al corpo. probabilmente avrebbe potuto scegliere il valore 1, o forse anche 0.97.Scusami queste pignolerie,ma dopo un po’ che usi LaTeX impari che i valori metrici non sono delle cose che si mettono a caso, ma ci vuole un certo occhio per valutarne l’estetica. Ti verrà con il tempo; dopo sarai forse un po’ infelice nel constatare che anche alcuni professionisti di oggi hanno dei criteri estetici che si possono chiamare “non criteri”; con LaTeX anche noi dilettanti possiamo fare cose belle; ne abbiamo gli strumenti e sta a noi usarli bene.
30 Marzo 2016 alle 16:41 in risposta a: Problemi da principiante con i disegni .dvi usando tikz #105884::
I messaggi d’errore dicono esattamente la realtà: non stai ocmpilando con pdflatex; il formato dvi potrebbe essere trasformato nel formato pdf, ma richede del lavoro inutile. Oggi latex.exe (per intenderci con i nomi di Windows) non si usa più se non in circostranze estreme e poco probabili; oggi si usa pdflatex.exe che produce diretamente il file pdf con tutti i disegni che fai con tikz.
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Usare la classe book senza usare i capitoli è sbagliato, perché le sezioni vengono numerate 0.1, 0.2, eccetera, e le sotto sezioni 0.1.1, 0.1.2, eccetera.Per quel che riguarda la bibliografia leggiti il capitolo apposito nella guida per neofiti L’Arte di scrivere con LaTeX che puoi scaricare liberamente dal link che si trova nella sezione Documentazione di questo sito.
Avere i numeri neri per le sezioni e normali per le sottosezioni si può fare (ma è bruttissimo), ma prima o scegli un’altra classe come article, dove i capitoli non sono definiti, oppure o usi i capitoli.
Tornado a L’Arte, se hai pazienza di leggere i primi pochi capitoli prima di andare al capitolo dove si spiega come fare una bibliografia, capisci che LaTeX non è un comune word processor, e che certi pasticcetti che si possono fare con quei programmi non si fanno facilmente con LaTeX, perché LaTeX compone tipograficamente, non si limita a mettere le parole o certi simboli nella pagina.
E la tipografia è un arte che si può imparare anche da dilettanti (come sono io e molti altri in questo forum).
Sei alle prime armi e sei perfettamente giustificato nel chiedere come si fanno certe cose che tipograficamente non si devono fare; via via che usi LaTeX impari anche ad apprezzare i testi composti bene, come abbiamo fatto tutti noi dopo un po’ di esperienza, e ti cimenti in code, magari difficili, ma che sono tipograficamente corrette e in definitiva “belle”, come è nello spirito di qualunque arte.Coraggio! La strada può essere lunga, ma se leggi L’Arte, la abbrevi moltissimo.
29 Marzo 2016 alle 15:48 in risposta a: intropagedesign: programma per disegnare il layout: error #105674::
Come ti ho detto il mio file è artigianale ed è fatto apposta per metterci le mini dentro, non tanto nella parte che fa i disegni, quanto nell’impostazione della classe di lavoro e nei parametri che si passano via geometry e/o via \showlayout; poi si valuta esteticamente il risultato.
Non è che con il mio file si possa considerare finito un determinato disegno della pagina; per esempio quel 3:7 l’ho determinato valutandone l’effetto estetico, non perché ci sia una regola scolpita nella pietra.
Ma come ho sempre detto, i gusti sono gusti e non si discutono; fai bene a provare altri layout, finché ne trovi uno che ti soddisfi completamente.
Il mio era solo un esempio delle possibilità che hai.Ma eccoti un consiglio non richiesto: come classe del mio modello usa una classe assolutamante generica; non usare tufte o suftesi, o saptesi o toptesi, o quel che è. usa book; poi specifica con geometry o con \showlayout, che non modifica niente ma si limita ad eseguire il disegno; usane anche gli argomenti facoltativi, in modo che puoi vedere, per esempio, come viene la pagina 170mm per 240mm su una pagina A4; te lo disegna lui con parametri coerenti. Continua a specificare quello che ti pare in modo da essere libero di fissare quello che vuoi; con tufte, evidentemente non puoi fissare quello che vuoi; ecco perché non ti vengono le cose come vorresti.
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Quello che vuoi fare è piuttosto complesso; ci vorrebbe una spiegazione di molte pagine e sarebbe necessario usare pacchetti di estensione in modalità molto avanzata.C’è però un’altra soluzione, forse, nel senso che non so bene che cosa vuoi fare, in particolare se vuoi stampare o se vuoi solo vedere a schermo.
Si tratta di usare i collegamanti ipertestuali con il pacchetto hyperref; naturalmente devi leggerne la documentazione, ma i comandi \ref e \label normali di LaTeX diventano anchor e target per i diferimenti ipertestuali; ti basta assegnare un \label univoco ad ogni soluzione e nell’esercizio specifico basta mettere un \ref alla stessa “etichetta”. quando leggi a schermo l’esercizio 3 e poi clicchi sulla parola usata come anchor, la schermata passa alla soluzione. Conviene ovviamente mettere ogni soluzione in una pagina a se stante, ma la cosa diventa molto comoda da usare.
Invece riordinare le soluzioni nella stessa maniera in cui riordini gli esercizi è molto difficile.
28 Marzo 2016 alle 6:16 in risposta a: intropagedesign: programma per disegnare il layout: error #105670::
Prova con questo codice, quello messo fra le lunghe righe commentate:`\usepackage[utf8]{inputenc}%%%%%%%%%%%%%%%%%%%%% inizio codice
\normalfont
\usepackage{geometry}
\geometry{papersize={170mm,240mm},
total={100mm,\dimexpr41\baselineskip+10pt},
hmarginratio={3:7},
vmarginratio={1:1},
headheight=14pt,
headsep=15pt,
footskip=30pt,
marginparwidth=35mm,
marginparsep=5mm,
heightrounded,
twoside,
bindingoffset=3mm
}
%%%%%%%%%%%%%%%%%%%% fine codice
\pdfpagewidth=\paperwidth
\pdfpageheight=\paperheight`Devi solo aggiunegrlo fra le righe del modello che sono indicate esternamente ai lunghi commenti.Compila e vedi che cosa ti disegna il comando \drawclasslayout già presente nel modello.
Nota che nello specificare le dimensioni delle parti del testo ho usato i millimetri; nella prima pagina del testo compilato compaiono tutti i pparametri sia in punti sia in milllimetri; le discrepanze (minime) fra i millimetri impostati e quelli ricalcolati ti danno anche un’idea del perché non è mai il caso di specificare le cose con troppe cifre decimali.In ogni caso se quello che ottieni non ti piace, cambia i parametri inseriti tramite le opzioni del comando \geometry; e lascia fare a pdflatex il compito di ricalcolare il tutto e di disegnare i layout; poi se vuoi vedere coma la pagina 170mm X 240mm sta in posizione su un foglio A4 puoi sepre copiare i parametri ottenuti nella prima pagina e ricopiarli dentro un comando \showlayout specificando sia il formato della pagina fisica sia gli offset che ti interessano. Ma ai fini del disegno della pagina rifilata, cioè del testo finale, il primo disegno ottenuto con \drawclasslayout è quello che interessa di più.
Per le figure che sbordano dal lato giusto fino ad occupare lo spazio per le note marginali, apri eventualmente un altro topic, perché con questo titolo non si avrebbe idea di ciò di cui si parla.
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Per le lettere uso una classe personalizzata basata su article.
Per i testi didattici uso na classe che ho creato apposta e non si appoggia su nessuna altra classe.
Per toptesi e la sua documentazione uso evidentemente toptesi
Per teubner e gli altri pacchetti che carico su CTAN uso la classe ltxdoc
Per la guida collettiva Introduzione all’arte tipografica con LaTeX ho scelto la classe book quasi senza alcuna personalizzazione proprio per mostrare che cosa si può ottenere con la classe standard (l’unica cosa che ho personalizzato sono i numeri rimapi della parte iniziale composti in maiuscoletto, invece che in tondo minuscolo).
Per le guide tematiche e per la guida L’Arte di scrivere in diverse lingue con (Xe)LaTeX uso classi appositamente create basate su memoir
Saltuariamente uso suftesi e mi rammarico di non usarla più spesso.
Per libretti di piccole dimensioni uso octavo.
Ma per i documenti da leggere a schermo di un tablet o di uno smartphone ho creato con classi diverse dei formati adatti ad alcuni formati di schermo. Ne sono soddisfatto per avere creato qualcosa di fattibile e di usabile, ma leggere su schermi piccoli vuol dire cavarsi gli occhi e siccome il mio tablet ha solo 7″ di diagonale, non c’è tanto da divertirsi…:sad:
Per il libretto in formato A5 dei corsi dell’Università delle tre età a cui faccio capo ho creato una classe personalizzata basata su article.
EcceteraIl sondaggio secondo me è troppo generico; ognuno di noi fa cose diverse e ha quindi necessità diverse; è ovvio quindi che non esistendo una classe universale ognuno usi le classi che gli sembrano più funzionali in relazione a ciò che deve fare. Poi dipende dalle abilità personali; io sono in grado di crearmi delle classi partendo da zero, e lo faccio relativamente spesso; me ne creo anche basandomi su classi standard e modificandole con miei file .sty, talvolta anche molto corposi. Suppongo che invece molti altri utenti usino classi più o meno standard con qualche pacchetto di estensione.
Mi piacerebbe usare più spesso suftesi, ma spesso ho delle esigenze incompatibili con certe impostazioni di suftesi e la cui personalizzazione non è gradita a Ivan; ma quando ci riesco ne sono felice, perché è una classe straordinaria. Tutti dovrebbero usarla di più; se non altro perché il prodotto nostrano è notoriamente il migliore 😉
25 Marzo 2016 alle 8:33 in risposta a: intropagedesign: programma per disegnare il layout: error #105668::
Non ho ancora provato a disegnare un layout corrispondente alle tue specifiche, per altro abbastanza vaghe, tranne per il formato della pagina rifilata. Suftesi periodical già è una buona partenza, ma…Le note al piede fanno parte del main body del documento, cioè stanno dentro \textheight.
Le note marginali si possono usare per figurine/tabelline piccole, ma non è la strada corretta; quella corretta è di usare il pacchetto wrapfig che per essere usato bene richiede una attenta lettura della sua documentazione, perché le possibilità d’uso sono moltissime: oggetto flottante o fisso, con o senza didascalia, tutto nel margine o parzialmente rientrante nel testo, margine esterno o interno, e via di questo passo.
Le note con sidenotes? mah, vedi tu. Tieni presente che le note marginali (che includono anche le sidenote), le figure e le tabelle flottanti impegnano una parte di memoria del programma di compilazione e se in n dato momento esse arrivano complessivamente al numero di 18, quelle successive vengono perse; si può usare il pacchetto morefloats, che ti raddoppia il numero di oggetti in coda, ma dal trentasettesimo in poi li perde. Io ci andrei piano con le note marginali non numerate o marginali numerate e le eviterei accuratamente specialmente se prevedi che siano molte.
Le figure centrate nella \textwith si fanno nel solito modo con una dichiarazione \centering all’inizio dell’ambiente figure.
Le figure estese alla larghezza \textwidth+\marginparsep+\marginparwidth sono difficilissime da creare, anche perché devono comunque essere oggetti mobili; come tali non sai in quale pagina cadranno e quindi non sai se dovranno sporgere a destra o a sinistra. La classe memoir (che potresti usare come substrato alla tua classe, perché poi puoi usare i suoi comandi interni per configurare il layout, oppure puoi usare geometry) permette di usare dei test all’interno degli oggetti mobili che controllano la parità della pagina dove cade la figura (dispari -> pagine di destra; pari -> pagina di sinsitr) cosicché sulla base di quei test si può gestire da quale parte far sporgere l’oggetto; bisogna mettere insieme una dentro l’altra un certo numero di \makebox come fossero delle matriosche, ma la cosa è fattibile. Ripeto: non è banale ma è fattibile.
Ora provo a vedere che cos riesco a fare con le tue indicazioni un po’ vaghe; ricordati che dato l’insieme di specifiche vaghe, le soluzioni possibili sono infinite; di queste un insieme sempre infinito ma di ordine inferiore sono brutte in assoluto, un altro insieme possono piacere, un terzo insieme lascia indifferenti, perché non sono né belle né brutte. Ma siccome il concetto di bello e di brutto è soggettivo, ciò che piace a me potrebbe essere brutto per te.
Io per esempio, non userei note marginali di nessun tipo, ma userei note al piede con parsimonia, perché le note, anche se non sono nel testo, distraggono il lettore; cercherei di usare lo spazio nel margine esterno per far sporgere figure grandi e modificherei i parametri metrici e numerici di posizionamento in modo da facilitare al massimo lo svuotamento delle code; inoltre, userei spesso il comando \afterpage per svuotare le code quasi a mano con un [tt]\afterpage{\clearpage}[/tt] in modo da ridurre o eliminare le pagine mozze.
Vedi dunque che il progetto che hai in mente è molto complesso; non riguarda solo l’aspetto della pagina.
38\baselineskip vuol dire che chiedi un blocco di testo che se fosse composto solo con testo normale conterrebbe 38 righe con i loro scartamenti; La prima riga del blocco è convenzionalmente alta 10pt, le altre 37 occupano lo spazio verticale di 37 scartamenti; lo scartamento normale è del 20% maggiore del corpo; quindi se componi in corpo 10pt l’altezza del testo risulta 10pt + 37 ( 1.2 10pt ) = 454pt. Ma bisogna vedere com la classe tufte (o come si chiama) specificando 38 fa il conto che ti ho detto oppure se conta 38 scartamenti più i 10pt della prima riga per un totale di 39 righe; oppure se usa quel calcolo in altri modi. Confesso di aver esaminato il codice di quella classe e di avere concluso che non mi piace; quindi l’ho rimosso dai miei ricordi.
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Benvenuto/a nel forum.Con i programmi del sistema TeX si possono creare file PDF, ma nella filosofia di un sistema software freeware, non crea file PDF di validità limitata o con password; almeno che io sappia. Se i maghi di LuaLaTeX possono smentirmi, ne sarei contento.
Ma quello che vuoi fare tu credo che si possa fare facilmente con programmi commerciali; questi purtroppo hanno il difetto di costare parecchio; tuttavia esistono aziende che offrono un programmi Education grazie al quale i docenti e gli studenti di scuole secondarie superiori e delle università possono acquistare il loro prodotti con sconti variabili ma che si aggirano sul 70%.
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Quello che cerchi c’è nell’arte, ma dovresti anche renderti conto che tu non hai creato un ambiente table dove mettere la tabella e di conseguenzaa la didascalia.
Tu hai parto un ambiente matematico non numerato fuori testo con i due comandi [tt] \[ …\] [/tt] dentro vi hai messo una matrice (che è una speciale tabella matematica, non una tabella ordinaria, ma questo non vorrebbe dire tanto).Se proprio vuoi mantenere la tua matrice, allora `
\begin{table}
\[\begin{array}…
…
\end{array}\]
\caption{…}\label{…}
\end{table}`Spero che tu sappia distinguere un ambiente tabular da un ambiente array e tu conosc anche che il seocndo deve essere composto in amniente matematico.
Consulta meglio l’Arte e ti rendi conto di non aver letto bene o di non aver compreso bene la differenza fra l’ambiente table e quello che ci sta dentro, e di conseguenza di che cosa ci stiano a fare i comandi \caption e \label.
24 Marzo 2016 alle 7:59 in risposta a: intropagedesign: programma per disegnare il layout: error #105666::frix” post=105852 @OldClaudio
Per il momento ti posso segnalare:1. il riepilogo (la tabella della prima pagina) continua a non cambiare valori (ho fatto un’altra prova). Quindi se a te/voi la cambia significa che ho infilato un altro errore da qualche parte. Se così fosse lo cercherò con più calma e tempo a disposizione.
– Se hai tempo di verificare e dirmi se a te funziona te ne sarò grato.Se non hai cambiato classe, è logico che i valori della prima pagina non cambino, sono sempre i valori della classe book.
I valori della prima pagina sono quelli della classe con cui stai componendo il documento, quindi quelli della classe che hai indicato nella riga \documentclass.Mi pare di capire che i nomi dei comandi in inglese non ti dicano niente; siccome quel programmino l’ho scritto per me, a me in comandi in inglese mi parlano più di certi accrocchi che bisognerebbe inventare con parole italiane o loro frammenti. Non riesco a conciliare la programmazione con la lingua italiana; non che non ci abbia mai provato, ma vengono fuori delle cose maccheroniche che fanno di solito ridere, per non dire piangere, a me, per lo meno.
“Se a me funziona” che cosa? Se ti riferisci al fatto che i parametri non cambino, te l’ho spiegato sopra; se ti riferisci al fatto che con i valori numerici che hai indicato alcuni messaggi fa funzioni, sì, funziona, ma il layout che viene fuori è quello che ti ho inviato e che è brutto.
Se scrivessi a parole in un messaggio quello che vorresti ottenere in un formato quasi B5, per esempio 170mm per 240mm, potrei vedere che cosa si può mettere e inviarti la parte di documento compreso fra [tt]\begin{document}[/tt] e [tt]\end{document}[/tt]; occorrono conferma del formato della carta, base e altezza della riquadro che contiene solo il testo; margine sinistro effettivo; margine superiore effettivo, altezza della testatina e distanza di questa dal testo; distanza della linea di base del piedino dalla linea di base; se di queste due cose vuoi che siano larghe come il testo se le vuoi di un’altra dimensione; se vuoi le note marginali e quanto le vuoi larghe e distanti dal corpo del testo. Nota che testatine e piedino non sono obbligatori, né lo sono le note marginali
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