OldClaudio

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  • in risposta a: numerazione delle etichette #105710
    OldClaudio
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      Non avrebbe senso che figure e tabelle siano numerate dall’ambiente perché così verrebbero numerate anche le figure prive di didascalia, la quale, come ho scritto diverse volte è fatta da tre parti, di cui una obbligatoria, la seconda essenziale, anche se la si potrebbe lasciare vuota e la terza decisamente facoltativa; le rappresento qui sotto con i colori nero bold, rosso e blu rispettivamente:

      Figura 3.12 Panorama delle Alpi visto da Torino. Da sinistra a destra spiccano il Monviso, Il Gran Paradiso che copre quasi completamente il Monte Bianco, e il Monte Rosa.

      Quindi, come vedi, solo la didascalia è numerata e il numero ne fa parte integrante, se manca la didascalia, manca il numero e i riferimenti incrociati sono parzialmente errati; infatti il numero della figura recuperabile con \ref sarebbe errato, mentre il numero della pagina dove si trova la figura è corretto se il label è comunque dentro l’ambiente figure, che, essendo mobile, verrà a trovarsi in pagine diverse a seconda dove LaTeX considera tipograficamente corretto inserirla. Il numero della pagina viene assegnato solo nel momento in cui la pagina in cui è inserita la figura viene accodata al file di uscita.

      Visto che ci siamo, nota che il titolo rosso manca del verbo e non termina con un punto fermo, il quale appare solo se esiste la frase completa di verbo, quella blu, facoltativamente scritta come ulteriore descrizione della figura.

      OldClaudio
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        Co sono due motivi:
        1) i [tt]@\qquad[/tt] come separatori di collonne
        2) le intestazioni delle colonne troppo larghe rispetto alle colonne che ricoprono
        Prova questo`\documentclass[12pt]{book}
        \usepackage{booktabs}
        \usepackage[utf8]{inputenc}
        \usepackage{array}
        \begin{document}

        \begin{tabular}{llcc}
        \toprule
        \multicolumn{2}{m{52mm}}{\centering\textbf{Equazioni delle~rette}}
        & \multicolumn{1}{m{23mm}}{\centering\textbf{Coefficienti angolari}}
        & \multicolumn1{m{3cm}}{\centering\textbf{Le~rette~sono parallele?}} \\
        \cmidrule{3-3}
        & & $m$ \qquad $m'$ & \\
        \midrule
        $y=2x+1$ & $y=-2x+1$ & $2$ \qquad $-2$ & Sì \quad No \\[1.5ex]
        $y=3x+1$ & $y=3x-1$ & \qquad & Sì \quad No \\[1.5ex]
        $y=0{,}5x+1$ & $y=0{,}5x-1$ & \qquad & Sì \quad No \\[1.5ex]
        $y=4x+1$ & $y=0{,}25x+1$ & \qquad & Sì \quad No \\[1.5ex]
        $y=x+1$ & $y=-x+1$ & \qquad & Sì \quad No \\
        \bottomrule
        \end{tabular}

        \end{document}`

        in risposta a: numerazione delle etichette #105704
        OldClaudio
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          A parte ricompilare almeno una volta perché i riferimenti incrociati siano corretti, bisogna anche ricordarsi di non duolicare i \label usando la stessa etichetta. Nel tuo caso sembrerebbe che dopo aver etichettato correttamente la terza figura del tuo capitolo uno con il comando [tt]\label{pippo}[/tt] tu abbia ri etichettato la figura 12 dello stesso capitolo con un comando identico [tt]\label{pippo}[/tt]. Se per caso avessi commesso questo errore ci sarebbe un messaggio d’errore nel file .log che si lamenta di “Duplicate labels”; apri il file .log del tuo documento e vai subito alla fine; poi cerca all’indietro la stringa “Duplicate” (senza virgolette); se c’è leggi bene il messaggio, poi continua a cercare all’indietro e troverai via via i messaggio associati a ciascuna etichetta duplicata e saprai esattamente dove andare a correggere per essere sicuro che non ci siano duplicazioni di nessun genere; insomma elimina i doppioni.
          Dopo aver corretto le etichette doppioni, ricompila due volte.

          in risposta a: Evidenziare con TeXstudio #105550
          OldClaudio
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            Certo, non si possono apportare sul PDF/documento composto, perché per farlo bisognerebbe usare qualcosa di indipendente da TeXm epr esempio Adobe Acrobat Pro che non sa nulla delle etichette dei label e dei commenti del sorgente .tex. Queste e questi sono elaborabili solo da pdflatex (o un altro dei motori di composizione del sistema Tex) o leggibili solo dallo shell editor che può fare quello che vuole con i commenti presenti nel sorgente .tex, per esempio riconoscere i commenti che cominciano con TODO e gestirseli in modo tale da mostrarli nella barra laterale. Per il motore di composizione i commenti, di qualunque natura, sono solo e soltanto dei commenti e quindo da NON comporre nel documento finito.
            D’altronde se nel PDF c sono errori da correggere o parti del testo da aggiungere, lo si può fare soltanto aprendo il file .tex con lo shell edito, cercare gli errori e i commenti TODO e provvedere in merito.
            Sono certo, anche, che tu sai che TeXstudio è un ottimo shell editor che passa dalla finestra di editing al punto corrispondente del file composto e viceversa con dei semplici click col mouse. Quindi gli errori li trovi subito cliccando sull’errore nella finestra che visualizza il PDF per andare (parola più, parola meno) nel punto corrispondente del file .tex dove c’è l’errore.

            in risposta a: Bibliografia biblatex #71751
            OldClaudio
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              Anche [tt]final[/tt] è del tutto inutile, visto che è l’impostazione predefinita.:smile:

              in risposta a: sistema con grande graffa #105689
              OldClaudio
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                Secondo uno dei documenti distribuiti con il sistema TeX, l’uso di $$…$$ sarebbe un “peccato capitale”. In ogni caso è incompatibile con amsmath.

                in risposta a: Suftesi – Numerazione romana nel \frontmatter #105681
                OldClaudio
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                  Infatti la numerazione romana è un residuo del passato che oggi non ha più ragione di essere con la composizione elettronica.
                  Per giunta la numerazione romana minuscola è una cosa che se gli antichi romani la potessero vedere, non sarebbero capaci di decifrarla.

                  In molti documenti che ho composto da solo o ocme curatore di opere a più mani, confesso di avere usato la numerazione romana nella parte iniziale, facendo acrobazie indicibili per avere almeno le lettere maiuscolette, invece che minuscole, sia nelle pagina, sia negli indici generali e analitici, sia nei riferimenti di pagina, sia, terribile, quando si usa hyperref e fra le lingue c’è il greco; bisogna anche ridefinere i comandi \frontmatter e \mainmatter in una maniera che non consiste solo nell’eliminare il comando \pagenumbering{roman}. Ma ho conservato la numerazione romana per mostrare quello che LaTeX è capace di fare, non perché lo si debba fare.

                  La documentazione di suftesi è coerente con il fatto di non avere la frontmatter romana e il suo autore ne è uno strenuo difensore; l’ha scritto anche recentemente qui nel forum.:smile:

                  in risposta a: intropagedesign: programma per disegnare il layout: error #105656
                  OldClaudio
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                    La versione di IntroPageDesign nel sito è stata aggiornata.

                    Buon divertimento!

                    in risposta a: intropagedesign: programma per disegnare il layout: error #105654
                    OldClaudio
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                      Be’, quel pacchetto serve per due cose e lo fa in modo piuttosto artigianale:

                      … ma alla fine il risultato è molto chiaro.

                      Per il nuovo file, già che sei nelle modifiche, ti proporrei alcune idee:

                      1. output del disegno su una pagina (del pdf) ruotata di 90 gradi. In questo modo si potrà avere il disegno della pagina + grande. È la cosa che mi sono ripromesso di fare stamane
                      2. possibilità di sostituire il grigio della pagina con un tratteggio (continuo o discontinuo a tua scelta) in campo bianco o rigato per poter stampare l’esito consumando meno inchiostro: sostenibilità insegna! Così si possono fare meglio i raffronti tra varie opzioni (o forse sarà solo che invecchiando vedo meno bene e ho bisogno di disegni più grandi…)
                      3. possibilità di allungare il disegno delle note marginali a tutta l’altezza del testo per vedere tutta la pagina riempita

                      Quel file è solo un modello, un template che ognuno si può personalizzare da solo, che può modificare a proprio piacimento senza però ridistribuire la sua versione modificata come sta scritto nell’apposito paragrafo del capitolo 4; comunque aspetta di avere a disposizione la nuova versione che non fa questi primi tre punti, ma ne fa altri.

                      Per ruotare il disegno non occorre ricorrere ai pacchetti che avevi inserito provvisoriamente nel file che hai allegato ad un tuo precedente messaggio; basta il solo graphicx e usare il suo comando \rotate[…]{angolo}{oggetto da ruotare}. L’oggetto da ruotare sarà il comando \spreadlayout con tutti i suoi argomenti, compreso il primo argomento facoltativo a cui assegnerai un valore compreso maggiore di 1 ma non troppo grande, altrimenti sfori fuori della pagina uscendone dall’alto. L’angolo ovviamante sarà di 90 (non devi specificare il segno dei gradi). I puntini facoltativi sono il punto attorno al quel ruotare; vedi la documentazione dando da terminale il comando texdoc grfguide.

                      Per il colore dei disegni puoi agire direttamante sulla definizione del grigio che fa parte del template; puoi schiarirlo quanto ti pare,ma non troppo, altrimenti si confonde con il bianco; devi aumentare il numero che vi compare ora, più piccolo è, più scuro diventa il grigio. Non si possono fare retinature con il semplice ambiente picture usato in quel template; l’ambinete picture è nativo di LaTeX, è velocissimo e poco ingombrante, almeno nel nucleo di LaTeX; con l’estensione pict2e “nativa” di LaTeX (descritta dall’autore di LaTeX nella seconda edizione del suo manuale ufficiale del 1994) si possono fare anche cosine delicate come i poligoni regolari in rosso che compaiono in una delle figure, o le costruzioni con riga, squadra e compasso, che si vedono in altre figure, quindi si possono fare cose piuttosto complesse, ma non le retinature. Non credo che epr un template così piccolo valga la pena di rivolgersi a TikZ Con un manuale da diverse centinaia di pagine, rispetto a picture+pict2e la cui documentazione è contenuta in pocehe decine di pagine — una trentina.

                      A me non dispiace che le note marginali stiano sempre a destra anche nella pagina pari, a sinistra. (potrebbe però essere un’infatuazione momentanea).
                      Non conoscendo nulla di programmazione con LaTeX non so se sia possibile che il tuo schema contempli anche questa opzione. Forse si devono fare due file di partenza diversi?

                      Le note marginali stanno sempre nel margine esterno, per caso nell’esempio che fa parte del template avvengono in una pagina pari, per cui stanno a sinistra del blocco del testo; L’esempio contiene un solo capoverso generato dal comando \lipsum e come nota marginale è troppo lungo. Le note marginali devono essere sempre brevi {altroché l’intera altezza) perché la loro prima riga deve essere possibilmente allineata con quella del punto del testo che si vuole annotare; quando sono troppo lunghe e/o troppo vicine LaTeX le sposta in basso lungo il margine e finisce che diventano inservibili perché si perder il riferimento dato dall’allineamento della prima riga.
                      LaTeX provvede da solo a collocare le note marginali nel margine giusto. Va da sé che se si vogliono usare le note marignali, i due marigni esterni devono essere sufficientemente larghi.

                      Spero di aver capito bene l’uso del tuo programma ma correggimi se sbaglio:

                      1. mi faccio a parte i calcoli della geometria della pagina. Sono in mm che trasformo in ‘punti’ adottando lo stesso coefficiente che usi tu
                      2. inserisco i dati in punti nella ”figure” del tuo file .tex
                      3. correggo il caption con il riferimento adeguato al formato pagina che sto progettando,
                      4. compilo due volte

                      5. guardo la figura e vedo se mi piace confrontandola con altre prove.

                      Con la nuova versione non ci sarà più bisogno di fare tutto ciò.

                      Due domande che sono in tema:

                      • dove posso trovare i dati per determinare la lunghezza dell’alfabeto per ciascun font?
                      • che libro mi consigli per avvicinarmi (con molta calma e tranquillità) al tipo di programmazione che hai adottato? Non so se ce la farò mai, ma l’idea di curiosarci un po’ mi stuzzica.

                      1) Nelle pagine 44-45 della guida intropagedesign.

                      2) Ci sono più di 3000 pacchetti nella distribuzione del sistema TeX; è chiaro che nessuno di noi li userà mai tutti, ma tutti dispongono di una documentazione specifica; quindi una cosa da fare è sempre quella di aprire un terminale, scriverci dentro texdoc seguito dal nome del pacchetto, premere il tasto invio e leggere; funziona con quasi tutti i pacchetti, direi nel 99,9% dei casi. quindi quando usi un pacchetto o trovi qualcuno che sa un certo pacchetto di cui non ha la minima idea di che cosa faccia, almeno la prima volta leggine la documentazione con quel metodo del terminale.
                      Ma secondo me ci sono due testi che dovresti avere sottomano: (a) la traduzione italiana commentata del manuale di LaTeX che trovi fra le guide tematiche: Il LaTeX Reference Manual commentato — con molta calma leggila dalla prima all’ultima riga; ci saranno cose che non userai mai, ma ci sono anche molti esempi d’uso dei comandi dei vari ambienti, in particolare delle piccole magie che si possono fare con il tanto semplice ambiente picure. (b) sempre nella sezione di Documentazione di questo sito c’è un link ad un testo Appunti di programmazione in TeX e LaTeX che puoi scaricare liberamente. Questo secondo va molto più in là del primo e ti suggerirei di leggerlo, appunto, per secondo

                      in risposta a: intropagedesign: programma per disegnare il layout: error #105653
                      OldClaudio
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                        Be’, quel pacchetto serve per due cose e lo fa in modo piuttosto artigianale:

                        … ma alla fine il risultato è molto chiaro.

                        Per il nuovo file, già che sei nelle modifiche, ti proporrei alcune idee:

                        1. output del disegno su una pagina (del pdf) ruotata di 90 gradi. In questo modo si potrà avere il disegno della pagina + grande. È la cosa che mi sono ripromesso di fare stamane
                        2. possibilità di sostituire il grigio della pagina con un tratteggio (continuo o discontinuo a tua scelta) in campo bianco o rigato per poter stampare l’esito consumando meno inchiostro: sostenibilità insegna! Così si possono fare meglio i raffronti tra varie opzioni (o forse sarà solo che invecchiando vedo meno bene e ho bisogno di disegni più grandi…)
                        3. possibilità di allungare il disegno delle note marginali a tutta l’altezza del testo per vedere tutta la pagina riempita

                        Quel file è solo un modello, un template che ognuno si può personalizzare da solo, che può modificare a proprio piacimento senza però ridistribuire la sua versione modificata come sta scritto nell’apposito paragrafo del capitolo 4; comunque aspetta di avere a disposizione la nuova versione che non fa questi primi tre punti, ma ne fa altri.

                        Per ruotare il disegno non occorre ricorrere ai pacchetti che avevi inserito provvisoriamente nel file che hai allegato ad un tuo precedente messaggio; basta il solo graphicx e usare il suo comando \rotate[…]{angolo}{oggetto da ruotare}. L’oggetto da ruotare sarà il comando \spreadlayout con tutti i suoi argomenti, compreso il primo argomento facoltativo a cui assegnerai un valore compreso maggiore di 1 ma non troppo grande, altrimenti sfori fuori della pagina uscendone dall’alto. L’angolo ovviamante sarà di 90 (non devi specificare il segno dei gradi). I puntini facoltativi sono il punto attorno al quel ruotare; vedi la documentazione dando da terminale il comando texdoc grfguide.

                        Per il colore dei disegni puoi agire direttamante sulla definizione del grigio che fa parte del template; puoi schiarirlo quanto ti pare,ma non troppo, altrimenti si confonde con il bianco; devi aumentare il numero che vi compare ora, più piccolo è, più scuro diventa il grigio. Non si possono fare retinature con il semplice ambiente picture usato in quel template; l’ambinete picture è nativo di LaTeX, è velocissimo e poco ingombrante, almeno nel nucleo di LaTeX; con l’estensione pict2e “nativa” di LaTeX (descritta dall’autore di LaTeX nella seconda edizione del suo manuale ufficiale del 1994) si possono fare anche cosine delicate come i poligoni regolari in rosso che compaiono in una delle figure, o le costruzioni con riga, squadra e compasso, che si vedono in altre figure, quindi si possono fare cose piuttosto complesse, ma non le retinature. Non credo che epr un template così piccolo valga la pena di rivolgersi a TikZ Con un manuale da diverse centinaia di pagine, rispetto a picture+pict2e la cui documentazione è contenuta in pocehe decine di pagine — una trentina.

                        A me non dispiace che le note marginali stiano sempre a destra anche nella pagina pari, a sinistra. (potrebbe però essere un’infatuazione momentanea).
                        Non conoscendo nulla di programmazione con LaTeX non so se sia possibile che il tuo schema contempli anche questa opzione. Forse si devono fare due file di partenza diversi?

                        Le note marginali stanno sempre nel margine esterno, per caso nell’esempio che fa parte del template avvengono in una pagina pari, per cui stanno a sinistra del blocco del testo; L’esempio contiene un solo capoverso generato dal comando \lipsum e come nota marginale è troppo lungo. Le note marginali devono essere sempre brevi {altroché l’intera altezza) perché la loro prima riga deve essere possibilmente allineata con quella del punto del testo che si vuole annotare; quando sono troppo lunghe e/o troppo vicine LaTeX le sposta in basso lungo il margine e finisce che diventano inservibili perché si perder il riferimento dato dall’allineamento della prima riga.
                        LaTeX provvede da solo a collocare le note marginali nel margine giusto. Va da sé che se si vogliono usare le note marignali, i due marigni esterni devono essere sufficientemente larghi.

                        Spero di aver capito bene l’uso del tuo programma ma correggimi se sbaglio:

                        1. mi faccio a parte i calcoli della geometria della pagina. Sono in mm che trasformo in ‘punti’ adottando lo stesso coefficiente che usi tu
                        2. inserisco i dati in punti nella ”figure” del tuo file .tex
                        3. correggo il caption con il riferimento adeguato al formato pagina che sto progettando,
                        4. compilo due volte

                        5. guardo la figura e vedo se mi piace confrontandola con altre prove.

                        Con la nuova versione non ci sarà più bisogno di fare tutto ciò.

                        Due domande che sono in tema:

                        • dove posso trovare i dati per determinare la lunghezza dell’alfabeto per ciascun font?
                        • che libro mi consigli per avvicinarmi (con molta calma e tranquillità) al tipo di programmazione che hai adottato? Non so se ce la farò mai, ma l’idea di curiosarci un po’ mi stuzzica.
                        • Nelle pagine 44-45 della guida intropagedesign.

                        • ci sono più di 3000 pacchetti nella distribuzione del sistema TeX; è chiaro che nessuno di noi li userà mai tutti, ma tutti dispongono di una documentazione specifica; quindi una cosa da fare è sempre quella di aprire un terminale, scriverci dentro texdoc seguito dal nome del pacchetto, premere il tasto invio e leggere; funziona con quasi tutti i pacchetti, direi nel 99,9% dei casi. quindi quando usi un pacchetto o trovi qualcuno che sa un certo pacchetto di cui non ha la minima idea di che cosa faccia, almeno la prima volta leggine la documentazione con quel metodo del terminale.
                          Ma secondo me ci sono due testi che dovresti avere sottomano: (a) la traduzione italiana commentata del manuale di LaTeX che trovi fra le guide tematiche: Il LaTeX Reference Manual commentato — con molta calma leggila dalla prima all’ultima riga; ci saranno cose che non userai mai, ma ci sono anche molti esempi d’uso dei comandi dei vari ambienti, in particolare delle piccole magie che si possono fare con il tanto semplice ambiente picure. (b) sempre nella sezione di Documentazione di questo sito c’è un link ad un testo Appunti di programmazione in TeX e LaTeX che puoi scaricare liberamente. Questo secondo va molto più in là del primo e ti suggerirei di leggerlo, appunto, per secondo

                        in risposta a: intropagedesign: programma per disegnare il layout: error #105651
                        OldClaudio
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                          1) data una classe mostra una prima pagina con tutti i suoi valori in pt e in mm e alcune pagine con testo casuale per vedere come vengono riempite.
                          2) specificando le dimensioni che si vogliono collaudare permette di ottenere un disegno. È sostanzialmente evidente che le due funzioni sono separate e che se si vuole collaudare il disegno di una classe, bisogna farlo girare due volte; i valori riportati nella prima compilazione vengono ricopiati negli argomenti del comando \spreadlayout e con la seconda compilazione viene prodotto il disegno. Magari ne approfitto per fare una modifica che permetta di eseguire il disegno anche senza eseguire la seconda compilazione.

                          È sostanzialmente il file che ho usato io per disegnare quasi tutti i disegni di layout che compaiono nella guida, ma il file di cui mi sono servito contiene anche alcune cose in più, per esempio di compilare sia con pdflatex sia con xelatex che serviva solo a me, ma non è una differenza specifica che possa servire all’utente.

                          in risposta a: intropagedesign: programma per disegnare il layout: error #105649
                          OldClaudio
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                            Benvenuto @frix.

                            Ti ringrazio della segnalazione e mi stupisco che in tanti anni in cui quella guida tematica è disponibile, nessuno abbia segnalato l’errore. Dovrebbe potersi correggere invocando nel preambolo anche il pacchetto etoolbox.

                            Ottimo primo intervento nel forum. Complimenti e grazie ancora. Fra qualche giorno sarà disponibile la nuova versione corretta.

                            OldClaudio
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                              Non è una questione di imakeidxx o di indextools o di makeidx o di altro gestore di indici analitici.

                              Certo non puoi specificare fra le opzioni di \makeindex[…] anche la provincia, perché lui non sa che Gaeta è in provincia di Latina, mentre Monterotondo è in provincia di Roma. In qualche modo devi dirglielo, ma se non glielo dici in modo sistematico rischi di avere nell’indice qualcosa come

                              Gaeta (LT) 27
                              Gaeta 35, 47, 71, 103, 152

                              Che sarebbe bruttino.

                              Io farei così: per ogni luogo da citare con la provincia userei un comando invece di tutta la specificazione per disteso; in sostanza per Roma potrei anche scrivere nel testo [tt]Roma\incex[luoghi]{Roma}[/tt] e per \Monterotondo scriverei invece [tt]\Monterotondo[/tt]. Poi vista la comodità definirei anche il comando per Roma. Il comando, avendo caricato anche il pacchetto xspace, potrebbe essere anche il seguente:`\newcommand*\luogo[2]{#1\def\Prov{#2}\ifx\Prov\empty}\index{#1}\else\index{#1 (#2)\fi}
                              \newcommand*\Monterotondo{\luogo{Monterotondo}{RM}
                              \newcommand*\Gaeta{\luogo{Gaeta}{RM}\xspace}
                              \newcommand*\Roma{\luogo{Roma}{}\xspace}
                              % altre simili definizioni per altre località
                              `
                              e dopo aver usato questi comandi (a spese solo di un backslash in più rispetto a scrivere tutto quanto per disteso) nell’indice ti comparirebbero voci come:

                              Gaeta (LT) 27, 35, 47, 71, 103, 152
                              Monterotondo (RM) 12, 31,53, 97
                              Roma 2, 11, 19, 31, 37, 41, 47

                              Se vuoi indicare la provincia fra parentesi anche nel testo devi apportare qualche piccola modifica alla definizione di \luogo; io però non lo farei; vedi sotto.

                              Nota che grazie a \xspace non hai nessun bisogno di mettere nente di speciale dopo i comandi che ti sei definito; se è uno spazio, esso usa lo spazio, se non c’è ci mette quello che trova, un punto fermo, una virgola, eccetera. Il pacchetto xspace viene usato peco, ma è comodissimo proprio per questo genere di cose.

                              Ecco perché, per esempio, nel testo potresti scrivere [tt]\Gaeta (LT) si trova in prossimità[/tt] la prima volta che nomini Gaeta, ma le volte successive puoi scrivere semplicemente [tt]nella città di \Gaeta, nota fin dai tempi dei romani,[/tt]

                              in risposta a: note a fondo pagina [risolto] #105617
                              OldClaudio
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                                Ragazzi, non avete letto bene quello che ho scritto; in ogni caso per citare una nota che non compare nella stessa pagina, con numerazione assoluta o con numerazione per capitoli ho indicato di usare \pagerf oppure il pacchetto varioref, in modo che il discorso appaia poi del tipo, “… vedi la nota 12 nella pagina 35, la nota 3 nella pagina 54 e la nota 27 nella pagina 127…” capitoli o non capitoli l’indicazione della pagina è quella che serve.

                                in risposta a: note a fondo pagina [risolto] #105613
                                OldClaudio
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                                  Non sono d’accordo che la domanda iniziale fosse elementare.

                                  È vero che un neofita potrebbe essere così naif da non pensare di leggere una guida destinata ai neofiti come L’Arte di scrivere con LaTeX, ma avendo escluso la banalità della domanda, ho la sensazione che Cindy91 desiderasse fare un’altra cosa:

                                  sto scrivendo la mia tesi triennale usando la documentclass book e vorrei aggiungere delle note in fondo alle pagine, per aggiungere delle curiosità che non sono proprio strettamente inerenti all’ argomento della mia tesi ma che comunque potrebbero sorgere.

                                  Ecco, a me pare che quelle curiosità di cui parla Cindi91 potrebbero non essere propriamente delle note da “\footnote”, ma, appunto delle curiosità, delle cose che in suftesi, per esempio, si inserirebbero con il comando \note (se ben ricordo) che producono note non numerate. Con un po’ di pensiero creativo si potrebbe dire che il problema si risolve con [tt]\footnotetext[]{Curiosità da raccontare}[/tt] ma il risultato sarebbe tipograficamente piuttosto scadente. Si potrebbe usare il pacchetto eledmac per usare un altro apparato di note diverso dalle solite note numerate in calce. Si potrebbero sfruttare le note marginali come ha fatto Knuth nel suo “Concrete mathematics”. Insomma di risposte più complesse ad una domanda apparentemente banale ce ne potrebbero essere tante.

                                  Non trovo invece utile l’uso del pacchetto chngcntr. Le note numerate in calce non sono come gli oggetti mobili o le equazioni. Ma per tutti questi oggetti che si trovano fuori dal flusso del testo e potrebbero venire richiamati altrove, i comandi \label, \ref e \pageref (o il comando \vref del pacchtto varioref) servono perciò a richiamare più facilmente sia la nota 35 in questa pagina sia la nota 35 nella pagina 115, quando essa viene richiamata nel testo che compare nella pagina 84. Questo è il motivo per il quale a nessun collaboratore della Guida GuIT è venuto in mente di citare il pacchetto chngcntr.

                                  Aggiungo che senza richiamare il pacchetto chngcntr, questa funzionalità è già presente nella classe memoir, che se non si specificano altre personalizzazioni si comporta esattamente come la classe book.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 3,841 al 3,855 (di 11,286 totali)

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