OldClaudio

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  • in risposta a: Aiuto su richiesta particolare del relatore tesi #105411
    OldClaudio
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      L’opzione oneside vuol dire che prepari un documento in cui stampi le pagine solo da un lato della carta (solo fronte) quindi il retro del foglio resterà sempre bianco; twoside vuol dire che stampi le pagine su entrambi i lati di ogni foglio (fronte-retro).
      Quando si stampa twoside il margine interno di solito è la metà di quello esterno, comunque più piccolo del margine esterno, altrimenti quando apri il fascicolo nel centro hai uno spazio bianco troppo grande; a seconda del tipo di legatura della tesi può essere opportuno specificare una binding correction, altrimenti questa correzione è del tutto inutile. Stampando twoside i capitoli si aprono sempre su una pagina di destra (dispari) e finiscono quando finiscono; se finiscono su una pagina pari, quella dispari successiva è subito buona per cominciare un altro capitolo; se finiscono su una pagina dispari, bisogna stampare un retro (pari) del tutto bianco per poter cominciare il capitolo successivo su una pagina dispari.
      Stampando oneside non si lasciano mai pagina bianche e i capitoli cominciano su pagine di parità qualsiasi.

      Naturalmente stampando oneside si stampano il doppio di fogli di quanti se ne usnao stampando twoside; quindi la scelta twoside è non solo più elegante, ma è anche più ecologica. Evidentemente al tuo relatore non interessa niente lo spreco della carta.
      Stampndo oneside una rilegtura in brossura con il dorso incollato impone una certa binding correction per evitare di dover aprire troppo le pagine, altrimenti il fascicolo brossurato dopo un po’ si sfascia; rilegare un fascicolo stampato solo fronte con qualcosa di diverso dalla brossura è uno spreco, ma stampando twoside è possibile impagnare la tesi su fogli A3con due pagine su ogni facciata e, naturalmente, fronte retro cosicché ogni folgile A3 contiene 4 facciate; I fogli A3 raccolti a 4 a 4 (o anche con un numero di fogli maggiore, per esempio 5 a 5), piegati a metà formano delle segnature che la copisteria può rilegare a filo senza incollare il dorso, cosicché la tesi sembra davvero, è davvero un libro) che sia pare senza sforzo e le pagine non si scolleranno mia; costa un pochino di più, ma ne vale la pena.
      Ti suggerisco quindi di predisporre le impostazioni del preambolo del file principale della tesi in modo da stampare oneside per la copia da dare al relatore, e twoside per la copia da tenere per te. Dovrai comporre e stampare due file PDF distinti, invece di stampare due volte lo stesso pdf oneside, ma risprmi comunque carta e la copia che resta a te sarà comunque una cosa che potrai mostrare a te stesso e ad altri con l’orgoglio di dire “questa è la mia tesi”.

      in risposta a: Compatibilità imakeidx e idxlayout #105453
      OldClaudio
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        Esamina il seguente esempio minimo compilable, dove ho inserito i ocmandi del mio precedente messaggio più un ulteriore comando \xpatchcmd definito dal pacchetto xpatch che è già stato caricato da imakeidx.`% !TEX TS-program = XeLaTeX
        \documentclass[12pt,a4paper,twoside]{book}
        \usepackage[T1]{fontenc}
        \usepackage{fontspec,polyglossia}
        \usepackage{lipsum}
        \setmainlanguage{italian}

        \usepackage{imakeidx}
        %\usepackage{idxlayout}
        \usepackage[hyperindex=false]{hyperref}
        \makeatletter
        \renewcommand\@idxitem{\par\hangindent 10pt}% regola il valore di 10pt al valore che preferisci; 10pt sono poco più di 3mm
        \makeindex[columns=2]% per l'indice generico che avrà i ttolo di default contenuto in \indexname
        \makeindex[name=titoli,columns=1,title=Titoli delle opere consultate]% cambia il testo del title a tuo gradimento
        \xpatchcmd{\theindex}{\raggedright}{\relax}{}{}
        \begin{document}

        \index[titoli]{Dialogo della santa oratione, ripieno di pie, dotte, bellissime, \& utilissime sentenze. Ove s'insegna sommariamente la differenza,
        ch'è fra l'oratione mentale, \& la vocale, \& che cosa siano ambedue essentialmente. Col vero modo d'orare al Signor Dio, \& invocar per intercessori i santi}

        \index{Cognome, Nome}
        \index{Rossi, Caio}
        \index{Rossi, Mario}
        \index{Neri, Alberto}
        \lipsum

        \printindex[titoli]
        %\cleardoublepage
        \printindex

        \end{document}`
        Devo dire che nell’indice “titoli” io vedrei meglio il o i numeri delle pagine a fine riga, ma questo richiede un piccolissimo file .ist e una piccolissima definizione in più. Se le vuoi dimmelo. Se invece ti va bene così sei a posto. Certo che ora con l’esempio minimo compilabile con le pagine indicizzate che valgono 1, la cosa sta male , ma se i numeri sono di almeno due cifre, non c’è pericolo di confusione.

        in risposta a: Compatibilità imakeidx e idxlayout #105451
        OldClaudio
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          Non confondere i nomi degli indici (nomi dei file .idx e .ind, con i titoli degli indici; I titoli sono quelli che vengono stampati nella prima pagia di ciascun indice, prima dell’eventuale preambolo all’indice vero e proprio.
          Ti suggerirei`\renewcommand\@idxitem{\par\hangindent 10pt}% regola il valore di 10pt al valore che preferisci; 10pt sono poco più di 3mm
          \makeindex[columns=2]% per l'indice generico che avrà i ttolo di default contenuto in \indexname
          \makeindex[name=titoli,columns=1,title=Titoli delle opere consultate]% cambia il testo del title a tuo gradimento`

          Non so se i titoli lunghi più di due righe siano giustificati a destra, forse sì, forse no; se non lo fossero, fammelo sapere che cerco di trovare qual è l’impostazione da modificare.

          in risposta a: Compatibilità imakeidx e idxlayout #105449
          OldClaudio
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            Dunque vuoi fare due indici analitici, uno a due colonne e l’altro a una colonna.
            Però entrambi hanno lo stesso titolo; può andare che quello a due colonne abbia il titolo “indice analitico”, ma che anche l’altro abbia lo stesso titolo mi pare una scelta errata; io aggiungerei nella specificazione di questo indice almeno anche l’opzione title=Titoli delle opere, o quel che credi più opportuno.
            Inoltre per entrambi specificherei uno stile di composizione mediante appositi file ids, e li specificherei con options={-s stile.ids} ovviamente sostituendo la stringa “stile” con due nomi diversi.
            Lo stile per l’indice analitico generale potrebbe essere quello di default e quindi non necessiterebbe di essere specificata l’opzione options=…;
            Ma quello dei titoli richiede uno stile ad hoc.
            Come farlo? La documentazione di imakeidx lo spiega con un esempio; se vuoi una spiegazione più ampia leggi da terminale il documento ind.pdf (terminale: \texdoc ind).

            Invece la documentazione di imakeidx spiega a pagina 13 che idxlayout e imakeidx sono quasi compatibili e che il primo va caricato dopo il secondo, come hai fatto tu. Ma dice anche, sostanzialmente, che quasi tuto quello che si può fra con idxlayout, lo si può fare con imakeidx. Ma, attento, idx può mettere le mani sull’ambiente index, che è quello usato nella effettiva compilazione di ogni indice, ma non può cambiare alcuni comandi che nelle classi latex sono definite a parte; quindi per certe cose bisogna ridefinire o assegnare altri valori a grandezze che si trovano nella classe; senza saper e se tu usi book anche per il tuo documento oppure l’ahi segnalato solo perché hai composto un esempio minimo compilabile, è difficile direti che cosa ridefinre o riassegnare ad alcuni di questi parametri per ridurre il rientro delle righe dalla seconda in poi.

            in risposta a: Prima lettera mancante nella bibliografia #105438
            OldClaudio
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              dipende dal fatto che il tuo amico non ha letto nessuna documentazione; la sintassi di \bibitem non è quella.
              Siccome si tratta dell’ABC di LaTeX, dì al tua amico di documentarsi.
              Magari se ti fossi documentato anche tu, non avresti chiesto sul forum per una cosa del genere, ma gli avresti risposto direttamente.

              in risposta a: Usare il font Garamond #65717
              OldClaudio
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                Certo che leggere la documentazione è faticoso.
                Avendo creato i font greci con la codifica LGR ed avendo collaborato per 20 anni con i curatori dei file di babel che gestiscono il greco mi viene una certa malinconia.

                Vediamo un po”.

                La versione moderna di babel-greek scoraggia l’uso della specificazione polutonikogreek, che avevamo inventato circa 20 anni fa quando MiKTeX ere meno performante di oggi, quando babel era alla versione 1 (ora è alla versione 3.9) e TeXLive (e meno che mai MacTeX) non esisteva ancora.
                Direi che una ventina d’anni sono abbastanza per dire che nel campo informatico qualcosa è diventato obsoleto. Il nuovo curatore di babel-greek ha mantenuto quella dichiarazione di lingua per compatibilità con il passato. Inutile dire che a questo proposito varrebbe la pena di segnalarti la guida L’Arte di scrivere in diverse lingue con (Xe)Latex, scaricabile liberamente dalla sezione di Documentazione di questo forum, perché qualcuno me l’ha già detto che mi faccio réclame da solo e questo sarebbe contrario alla netiquette di questo forum. Sarà, ma non conosco altri testi che ne parlino.

                La versione moderna di babel-greek accetta sia l’input utf8 con il quale si può immettere direttamente il testo conl ‘alfabeto che si desidera, tastiera permettendo, oppure per il greco è consentito usare le macro degli accenti di cui nell’Arte di Pantieri-Gordini non si parla ancora; infatti sono state introdiote un apio di anni fa, dopo l’ultimo aggiornamento dell’Arte, che rislae al 2012. La documentazione di babel-greek spiega come fare, e la tua frase περὶ ἀρετῆς καὶ σοφίας diventerebbe \greco{per\`i \>art\~hs ka\`i sof\’as}.

                oggi, comunque la chiamata di babel con le lingue che usi dovrebbe essere:`\usepackage[english, german, latin.classic, greek.ancient, italian]{babel}`Inoltre se carichi teubner solo per usare il fon Lipsiano, non te lo consiglio; anche senza invocare teubner, puoi selezionare il lipsiano con \textli{…}. Se lo usi anche per altri motivi, allora leggine la documentazione (teubner-doc.pdf; basta prire un terminale e scirverci dentor il comand texdoc teubner-doc), perché ti permette di evitare di caricare il pacchetto substitutefont
                Infatti il suo comando \ifFamily{…}{…} permette di associare i font greci non solo a quelli della famiglia \rmdefault ma anche i teletype a quello che vuoi usare, e il sans serif a quello che vuoi usare.

                Warning: la sillabazione del greco antico segue regole diverse da quelle del greco moderno politonico; è passato quasi un anno e mezzo da quando ho inviato in Grecia i file di sillabazione per le tre versioni monotonico, politonico e antico, sia scritti nel file d’entrata con i caratteri greci sia scritti con la translitterazione latina. Dopo circa 18 mesi i greci del TUG greco non sono ancora riusciti a collaudare questi file di sillabazione. Nel frattempo quelli che sono allegati a TeXLive e a MiKTeX funzionano correttamente solo con la traslitterazione latina. Non funzionano male con la scrittura diretta in greco ma ne sono impediti dal primo accento che viene usato, quindi perdono diversi possibili punti di cesura; questa è la spiegazione di quel che ti succede.
                Se hai voglia e te la senti, ti posso mandare per posta elettronica i file di sillabazione con i file di servizio e le istruzioni per farli funzionare; purtroppo sono istruzioni che valgono solo per TeXLive e per MacTeX. Averne voglia e sentirsela sono d’obbligo perché non sono operazioni facili; o meglio sono facili, ma basta una virgola di troppo un un passaggio saltato che si rischia di mandare tutto a ramengo; di solito il disastro è recuperabile, ma fa perdere tempo. Il mio indirizzo di posta elettronica lo trovi in diverse guide che trovi nella sezione di Documentazione oltre che nella documentazione di teubner e di diversi altri pacchetti della distribuzione MacTeX/TeXLive. Invece il pacchetto babel-greek mette a disposizione il modulo greek.ldf già a posto per usare le tre varianti e se sono disponibili permette di usare i pattern giusti; purtroppo ad oggi sono disponibili solo sul mio Mac e su alcuni PC di membri greci del loro TUG. Peccato che in Grecia pochissimi usino la scrittura politonica e quasi nessuno conosca il greco antico; anche se non è la nostra lingua madre, esso è la nostra lingua di cultura insieme al latino e direi che le persone istruite che se la cavano con il latino e il greco antico sono molto più numerose in Italia che in Grecia. Non è un caso che per comporre in greco antico servano font fatti in un certo modo e non siano stati i greci a crearlo, ma guarda caso un italiano. Col che i miei amici greci mi sono cari tanto quanto i miei amici italiani e quelli di altre nazionalità.

                in risposta a: Piccolo problema con \headedsection #105436
                OldClaudio
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                  Non c’è niente da scusare, ma se non hai ricevuto risposte è perché quanto hai allegato non è compilabile, in quanto manca il file strutture.tex

                  Tra l’alto, se è davvero un file con estensione .tex NON può essere caricato con \usepackage, ma solo ocn input. Se invece si chiama strutture.sty l’uso di \usepackage è corretto.

                  Siccome il tuo errore avviene PRIMA di eseguire il comando \vskip, è possibile che il comando \vspace sia stato ridefinito in modo errato proprio nel file strutture.qualcosa.

                  Senza quel file nessuno riesce a darti un aiuto.

                  E se riuscissi a creare un esempio minimo compilabile, sarebbe ancora meglio per localizzare l’errore, ma è necessario disporre di tutti i file. Siccome strutture.qualcosa non è un file della distribuzione del sistema TeX, è evidente che nessuno ne dispone.

                  in risposta a: Aiuto su richiesta particolare del relatore tesi #105402
                  OldClaudio
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                    Nella Guida GuIT, scaricabile dalla sezione Documentazione si parla anche di asterismi, ma…

                    La guida è molto spessa ma è dotata di un buon indice generale e di molti indici analitici; se ti servi di questi strumenti capisci anche come costruirti un comando a partire dal codice che ti ha fornito Gustavo.

                    Tuttavia l’asterismo tradizionalmente vien usato per separare dei paragrafi (section in inglese non paragraph che in italiano si chiama capoverso) in un testo poco strutturato e quindi con i paragrafi senza titolo. Non credo che la tua tesi sia così poco strutturata. Non vedo nemmeno perché il paragrafo dovrebbe contenere staccata da un asterismo un commento dell’autore; infatti una frase come quella che hai segnalato è giustificatissima come conclusione di un paragrafo/section senza bisogno di staccarla con un asterismo. Tuttavia se il tuo relatore vuole così …
                    Io mi accontenterei di una riga bianca realizzata con un \bigskip se proprio volessi staccare la frase conclusiva.

                    Per la lunghezza della riga, invece, forse il tuo relatore ha ragione; il numero di caratteri ideale secondo gli studi socio psicologici riportati dal grande book designer Robert Bringhurst dovrebbero idealmente essere 66 ± 6. Personalmente ritengo che sia una regola di prima approssimazione, ma 60 caratteri in media mi sembrano pochini, anche se la lettura ne risulta agevolata; in ogni caso dipende molto dal tipo di testo.

                    Se dai un’occhiata alla guida tematica (sottosezione delle guide tematiche della sezione Documentazione del forum) sul layout della pagina c’è un discreto spazio dedicato al discorso dei margini e della larghezza del rettangolo che circoscrive il blocco del testo (lo “specchio di stampa” detto anche “griglia interna”); ci sono anche dei grafici e degli esempi per mostrare come con font diversi la larghezza del blocco di stampa stra fra limiti abbastanza diversi. Dopo di che il pacchetto geometry che ti è già stato consigliato, dopo la lettura della sua documentazione, è veramente un toccasana. La documentazione, se non hai una installazione parziale, ce l’hai completamente nel tuo disco; generalmente basta aprire un terminale o prompt dei comandi (se non sai cos’è, c’è un’altra guida tematica su questa cosa poco conosciuta a causa della pratica di usare il mouse); ci scrivi dentro texdoc geometry, premi il tasto invio e leggi.

                    Sono sicuro che se usi un blocco di stampa un po’ più snello il tuo relatore sarà più contento e la tesi assumerà un aspetto migliore. Però non rivinare il tutto usando uno spazio maggiore fra le righe (spazio erroneamente chiamato interlinea, che si chiama invece scartamento).

                    Scusa se mi sono soffermato pignolescamente sulla terminologia, ma in fondo che male c’è ad usare le parole giuste?

                    in risposta a: Sorgente de L’Arte di scrivere con LaTeX #105397
                    OldClaudio
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                      Non so come tu usi LaTeX e quale distribuzione del sistema TeX tu usi, MiKTeX o TeXLive.
                      Ma avendo a bordo una distribuzione completa (e non basic come spesso è MiKTeX) non c’è nessun bisogno di esplorar TeX.SX o Wikibook, perché hai già tutto sul tuo calcolatore, compresa ArsClassica.
                      Se cerchi la parola arsclassica con la funzione cerca di questo forum troverai centinaia di messaggi che ne parlano; tutti sono concordi nel dire che ClassicThesis+ArsClassica (in reatà basta ArsClassica che ci pensa da solo a caricare ClassicThesis di cui cambia alcune piccolissime impostazioni, come dice Lorenzo Pantieri, il suo autore) produce un testo con un bellissimo aspetto, ma che non si va oltre; se uno desidera modificare qualche cosa è virtualmente impossibile; in compenso ci sono altre classi e altri pacchetti che possono produrre ottimi documenti senza le rigidezze di ArsClassica e ClassicThesis.
                      Puoi verificare andando a cercare sul tuo disco sia le documentazioni dei due pacchetti; apri un terminale o prompt dei comandi; dai il comando texdoc arsclassica e poi il comando texdoc classicthesis e dopo aver premuto il tasto invio, potrai leggere tutto quanto concerne quei due pacchetti.

                      Oppure cerca i corrispondenti file contenti i codici: arsclassica.sty e classicthesis.sty. La lettura non è facile, ma oltre ad imparare un mucchio di cose, ti rendi conto del perché quei pacchetti danno tanti grattacapi agli utenti nel momento stesso in cui vorrebbero cambiare una virgola del layout.

                      Se invece eggi la documentazione di suftesi (texdoc suftesi) ed esamini il codice nel file suftesi.sty vedi ancora meglio come si possono ottenere risultati eccellenti, scrivendo un codice chiaro e facile da capire. Se poi esperimenti co le “infinite” possibilità di personalizzazione di cui suftesi dispone, ti rendi conto che difficilmente si potrebbe chiedere di più. Personalmente, ma è una questione di gusti e ciò che a me piace potrebbe disgustare qualcun altro, ritengo che suftesi sia un capolavoro e che quanto produce ha la sobrietà che si richiede ad un testo ben composto; lo scopo della tipografia dovrebbe essere quello di facilitare la lettura, non quello di distrarre il lettore con effetti speciali. Non dico che ArsClassica con ClassicThesis sia brutta tipografia, anzi; ma non ammette nessuna personalizzazione o quasi. Prendere o lasciare. Con suftesi vale lo stesso prendere o lasciare ma le “infinite” personalizzazioni sono davvero numerose; combinando le varie opzioni che si possono specificare alla classe si possono ottenere più di 20000 combinazioni, non tutte belle, ma quelle belle rimangono comunque alcune migliaia.

                      LaTeX è un mondo bellissimo, un po’ anarchico, ma dandosi una regolata si possono facilmente selezionare i pacchetti che rendono la vita facile per comporre bene, ma più che altro, almeno per me, insegna ad apprezzare l’arte tipografica. Ora non posso più aprire un libro senza esaminarne anche la qualità della composizione; ahimè è quello che succede quando si diventa “dilettanti esperti” e si capisce quanta mancanza di professionalità sia ben distribuita in giro. Un po’ come per i melomani che apprezzano l’opera ben cantata, anche se non sono capaci di cantare, ma si accorgono anche di quanti cantano senza averne le capacità.

                      Tutto ciò non ha nulla a che vedere con ArsClassica e ClassicThesis, sia ben chiaro.

                      in risposta a: Informazioni sulle barre nelle presentazioni #104751
                      OldClaudio
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                        Se ti sbilanciassi a dirci quale piattaforma usi, con quale sistema operativo e con che distribuzione del sistema TeX lavori, capiresti anche il secondo capoverso … 😉 Ma se è un segreto non divulgabile, non insisto 🙂

                        in risposta a: Verso suftesi 3.0 #105358
                        OldClaudio
                        Partecipante
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                          ivan” post=105440Con mac tex si possono installare tutte le distribuzioni latex che si vogliono e poi si possono scegliere nelle preferenze.
                          Anch’io ho dei file che mi si compilano solo con mactex 2010. Quando mi srve vado in preferenze scelgo tl 2010 compilo e il gioco è fatto.

                          Piuttosto,, come avrai notato i font cbgreek non sono scalati per adattarlo al romano, mentre ho scalato quelli della GFS.
                          il motivo è che i file .fd dei tuoi font sono un po’ più complicati per me e non riesco a trovare un modo efficace per fare la scalatura.
                          La soluzie che ho trovato, e che funziona, è mettere il fattor di scala prima di ogni corpo ottico, ma in questo modo i file diventano lunghissimi. Hai un suggerimento?

                          Ciao
                          Ivan

                          Si il suggerimento ce l’ho e richiede di creare dei nuovi file .fd che prevedano un fattore di scala come lo fanno diversi altri font, fra quelli che hai citato nella versione 2.4 che sono tutti senza corpi ottici. vedo di provvederti i nuovi file .fd che richiederanno formalmente un nuovo nome delle famiglie, per esempio invece di lmr, xlmr. ma si tratta di piccole aggiunte e modifiche anche a sufttesi per usare le nuove famiglie.

                          in risposta a: Revisione finale della tesi: 3 aggiustamenti necessari #105381
                          OldClaudio
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                            Claudio, non esagerare; il tuo e il mio settore disciplinare sono gli stessi, ma io non mi ricordo di avere mai visto punteggiature di nessun genere esternamente alle formule stesse; certo la punteggiaura interna ci vuole, perché fa parte del linguaggio matematico, ma quell esterna ha un valore solo estetico; è qui che può piacere o non piacere, può essere richiesto dal comitato editoriale della rivista o della casa editrice.
                            Nel caso delle tesi, purtroppo, che piaccia o non piaccia, siccome non si può mandare a quel paese il relatore, bisogna fare buon viso a cattiva sorte.

                            Certo gli si potrebbe mostrare la docimentazione di IEEEtrans con le istruzioni per la matematica; nella pagina 8 l’equazione (1) è seguita dal punto fermo, mentre nella pagina 9 tutte e varie equazioni presento sono senza punteggiatura esterna.

                            Ciao
                            Claudio

                            PS: sai bene che io sono un sostenitore della scrittura ellittica, cioè delle formule in display senza punteggiatura esterna. Rispetto coloro che la usano, ma io non la userei mai e ne sconsiglio l’uso. Siccome un relatore non è una casa editrice o un comitato editoriale, non ha nessun diritto a imporre una cosa che non rappresenta una prescrizione consolidata nella tradizione tipografica italiana. Ma senza cazziare nessno, prima che il suo laureando cominci a scrivere la tesi gli fornisce un breve “regolamento” di composizione della tesi come farebbero (ma spesso non fanno perché ricompongono tutto da capo) le case editrici. Prendi Elsevier, Springer Verlag, e altre case editrici scientifiche di risonanza internazionale, e constaterai che la punteggiatura esterna non è quasi mai prescritta.
                            Con ciò non voglio dire che la punteggiatura esterna sia sbagliata; dico solo che è ridondante e nessuno vieta a nessun altro di ridondare.

                            in risposta a: Informazioni sulle barre nelle presentazioni #104749
                            OldClaudio
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                              Allora bisogna sapere esattamante che installazione hai.
                              Parli di MiKTeX, poi indichi percorsi del tipo /usr/local e /usr/share che sono inizi di percorsi valido solo per amcchine unix o similari e nel seguito contengono la parola texlive.

                              Lasciami indovinare; non costa nulla e le probabilità di indovinare sbagliato sono altissime. Hai una piattaforma Linux conforme alle direttive del consorzio Debian e hai installato texlive/debian dal repository debian-conformi; non solo mai hai installato una versione di base o poco più.

                              Capisci quindi che se fosse così, la difficiltà di trovare dove sono i temi può dipendere dal fatto che la tua installazione è incompleta, non che i comandi che hai indicato e che ti ho indicato non funzionino. D’altra parte mi dici che con kpsewhich non ottieni nulla ma non mi dici se la risposta è unknown command, oppure se dopo aver dato il comando la riga successiva mostra nuovamente la riga comando con il solo segno di dollaro e noente dopo (alla sua destra).

                              Se fossi un po’ più chiaro forse ti si potrebbe dare una mano.

                              in risposta a: Verso suftesi 3.0 #105353
                              OldClaudio
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                                Ma come hai letto in questo forum, Lorenzo ha una vecchia versione del sistema operativo e forse i nuvo sistemi operativi richiedono un processore a 64 bit, e forse Lorenzo ce l’ha solo a 32 bit.
                                Però non credo che se installasse il nuovo TeX Live Utility.app non riuscirebbe a installarsi una versione del tutto nuova di tutto MacTeX2015, visto che contiene gli eseguibili per universal-darwin e x86_64-darwin.
                                Ma temo che non lo voglia fare per non correre il rischio che una volta aggiornato il sistema non gli si compilino più molti suoi documenti.
                                Personalmente ritengo che non abbia torto, visto che “purtroppo” si è affidato a ClassicThesis che quando questo pacchetto viene aggiornato non è più retrocompatibile.

                                Lorenzo, se mi sbaglio, correggimi.

                                in risposta a: Informazioni sulle barre nelle presentazioni #104747
                                OldClaudio
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                                  In effetti ci sono un paio di errori di battitura, scusami. Il comando giusto è: kpsewhich beamercolorthemealbatross.sty

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 3,886 al 3,900 (di 11,286 totali)

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