OldClaudio

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  • in risposta a: Relazioni di laboratorio #105556
    OldClaudio
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      mcl1962″ post=105634

      Per quanto riguarda il link con tutti i template…passami “l’ignoranza”,da quello che capisco non sono classi ma dei veri e propri template di cui si da il codice (e gli eventuali pacchetti usati).
      Corretto?

      Esatto.
      Ciao.

      Claudio

      in risposta a: Traduzione manuali pacchetti LaTeX #105090
      OldClaudio
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        Sai come trovare il mio indirizzo di posta elettronica. Ti rivedo la traduzione molto volentieri.

        OldClaudio
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          @hellotex
          non so rispondere al tuo quesito su lenny fancychap e il numero di pagina inscatolato in basso; Non ho mai usato fancychap e penso che non lo userò mai; anzi non c’è una sola opzione stilistica di stile della pagina del capitilo che mi piaccia. Ma siccome i gusti sono gusti non ho nulla in contrario a che altri ne facciano uso e non mi permetto di criticare la loro scelta.

          Tuttavia mi permetto di criticare questa riga del tuo codice:`\usepackage[10pt]{type1ec}`

          I font Latin Modern (come i loro predecessori Computer Modern e la loro estensione dei font CM-Super) sono fra i pochi font fra le centinai di migliaia esistenti che contengono una collezione così ampia di corpi ottici; cioè per ogni corpo, da 5pt in su, il disegno dei caratteri è leggermente diverso in modo che i corpi piccoli non sono illeggibili o comunque senza le leoro linee più sottili, e i corpi grandi non sono troppo neri. Usando quella riga usi solo il corpo 10pt che ingrandisci o rimpiccolisci a piacere, perdendo i dettagli sottili quando rimpicciolisci e facendolo diventare troppo nero quando lo ingrandisci.

          Lo so che esiste il pacchetto per fare queste cose, ma il fatto che esista non vuol dire che lo si debba usare. Nel tuo interesse ti consiglio di cancellare quella riga. Il file PDF finale diventerà un poco più grande? Sì, certamente, ma la qualità della composizione diminuisce fortemente. Prova a compilare una volta con e una volta senza quella riga e controlla le dimensioni del fie PDF finale; vedrai che senza quella riga il numero di byte contenuti nel file è aumentato di una certa percentuale, tanto ù piccola quanto più grande è il numero delle pagine scritte. Ma poi confronta i titoli scritti in caratteri grandi e gli esponenti e i pedici scritti in caratteri piccoli e vedrai a occhio nudo la differenza.

          in risposta a: Evidenziare con TeXstudio #105545
          OldClaudio
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            Il fatto che ancora nessuno abbia pensato a creare una scorciatoia per TeXstudio per creare una macro che ti permetta di fare quello che chiedi direi che è significativo; non dico che sia vietato mettere in evidenza con una scatola con sfondo colorato, anche perché il comando \colorbox esiste, ma in tipografia, almeno in testi non dedicati ai bambini, questo tipo di evidenziazione non si usa.
            Quindi hai due possibilità:
            1) ti studi come fare le scorciatorie da tastiera per TeXstudio e, dopo essertela creata, la usi;
            2) ti crei una semplice macro, per esempio questa:`\newcommand*\G[1]{\colorbox{yellow}{#1}}` e poi te la usi scrivendo [tt]\G{ciao}[/tt].

            Probabilmente la semplice macro è più comoda che non evidenziare il testo e poi andare a cercare in un menù a discesa o fra le infinite icone dove cliccare per fare apparire nella finestra di composizione la stringa \colorbox{yellow}{ciao}.

            Il metodo della macro è più generale, perché ti consente di definire altre macro simili per evidenziare con altri colori , per esempio verzolino [tt]\newcommand\V[1]{\colorbox{green!30!white]{#1}}[/tt] e celestino [tt]\newcommand\C[1]{\colorbox{blue!30!white}{#1}}[/tt], e via di questo passo. Per gli esempi che ti ho fatto è necessario il pacchetto xcolor al posto di color, e le espressioni di miscelazione dei colori con i punti esclamativi sono descritte nella documentazione di xcolorbox; per altro sono intuitive: dopo ogni colore l’espressione !xx, indica che quel colore è presente nella percentual dello xx%; l’ultimo colore della lista è presente nella percentuale residua. quindi, per esempio green!30!white vuol dire 30% di verde e 70% di bianco; un’espressione green!30 significa 30% di verde e il restante 70% di nero.

            Se decidi di evidenziare sii molto parco; quante volte ho visto testi didattici o appunti scritti a mano di studenti che evidenziano tutto con colori diversi; non serve a niente evidenziare tutto, perché quando tutto è evidenziato nulla è in evidenza (malgrado i colori diversi).

            in risposta a: Aiuto su richiesta particolare del relatore tesi #105431
            OldClaudio
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              letteracdp” post=105596Certo, il trucco di “misurare l’alfabeto” vale in generale; ciò che è specifico per la classe [tt]book[/tt] sono i conti per ricavare, una volta impostato [tt]\textwidth[/tt], il valore degli altri parametri “orizzontali” ([tt]\oddsidemargin[/tt], [tt]\evensidemargin[/tt], [tt]\marginparwidth[/tt]), cosa che fa il segmento di codice ricopiato da [tt]bk12.clo[/tt]. Vero è che, pensandoci meglio, quel segmento di codice è identico anche in [tt]bk11.clo[/tt] e in [tt]bk10.clo[/tt], quindi, in realtà, il «bieco trucco» rimane valido anche se si cambia l’opzione [tt]12pt[/tt] in [tt]11pt[/tt] o in [tt]10pt[/tt].

              Esso rimane comunque «fragile» nel senso che non è, in generale, applicabile ad altre classi di documento, e nemmeno a [tt]book[/tt] se si caricano pacchetti come [tt]geometry[/tt] o [tt]layaureo[/tt], che modificano il formato della pagina impostato dalla classe [tt]book[/tt] stessa.

              Questo è un forum e quindi è anche un luogo dove si confrontano le idee reciproche in merito a TeX, ai suoi programmi di tipocomposizione, alla tipografia elettronica, eccetera. Quindi se riprendo il discorso della misura dell’alfabeto per definire la geometria della pagina, non lo faccio per amore di polemica o per far passare una mia idea a scapito di altre.

              Vengo al punto.

              Si crea una macro che contenga una stringa di caratteri; volendo si potrebbero ripetere certe lettere che sono più frequenti di altre (se si dispone di una statistica attendibile di tali frequenze, altrimenti ci si limita ad una approssimazione); ci si possono mettere dentro spazi e segni di interpunzione, Siano N i caratteri di questa stringa contando anche gli spazi e sia L la sua lunghezza; volendo calcolare la text width W perché contenga un dato numero medio di caratteri, diciamo C, basta eseguire il calcolo:

              W = C L / N

              Sapendo dunque che \textwidth = W (espressa generalmente in punti perché TeX può calcolare questo valore in pt} le macro che usa book con il codice che Gustavo ha riportato, servono per calcolare i margini laterali; per i margini verticali si possono usare espressioni simili, ma alla fine qualunque espressione va bene, purché porti al risultato grafico desiderato.
              Riassumendo i calcoli eseguiti da book sono i seguenti:
              1) prendi la larghezza della carta e togli \textwidth ottenendo la somma dei due margini interno più esterno
              2) Fai qualche test per sapere se si compone a una o due colonne e se la carta lascia abbastanza spazio per i margini (qui lascio perdere questi controlli)
              3) dividi questa somma per tre e assegnando il risultato al margine interno e il doppio al margine esterno (ho barato un po’);
              4) assegna a \oddsidemargin il valore del margine interno diminuito di un pollice
              5) assegna a \evensidemargin il valore del margine esterno diminuito di un pollice

              Questo pollice da sottrarre è un residuo storico perché alla fine degli anni ’70 le stampanti non arrivavano a coprire l’intera larghezza del foglio; si assumeva che le stampanti lasciassero scoperto un pollice di margine, e quindi tanto valeva correggere la larghezza del blocco del testo in modo da prevenire l’effetto della poca copertura eseguita dalle stampanti. Poi c’era anche il mezzo per correggere questa correzione, ma lasciamo perdere.

              Con geometry, le formule che ha usato inizialmente @zerop e che gli ho consigliato di correggere, si specificano i margini e si lascia che geometry calcoli la larghezza dello specchio di stampa; ma si può operare sempre con geometry specificando per la larghezza una macro che accetta tre argomenti per definire lo specchio: larghezza, altezza e il loro rapporto; basta specificarne due su tre; per esempio {\textwidth,*,10:17} e l’altezza la calcola lui; poi con la stessa tecnica si possono specificare i margini solo che basta specificarne uno solo, per esempio {*.*,1:2} dove il rapporto indicato è fra il margine esterno e quello interno; analogamente per i margini superiore e inferiore {*,*,1:2}; si può specificare una macro per rendere l’altezza specificata o calcolata pari ad un numero intero di righe, in modo da evitare i possibili errori di overfull o underfull vbox ogni volta che si accoda una pagina all’uscita; gli si può specificare se se l’altezza calcolata comprende la testatina e/o il piedino, ma poi geometry fa tutti i calcoli necessari, cioè quelli che fa anche book con le macro riportate da Gustavo o che chiunque potrebbe programmarsi per conto proprio.

              Quindi anche con geometry si può essere certi che la \textwidth calcolata come multiplo intero della larghezza media dei caratteri sia quella che si desidera. anche con book l’altezza potrebbe venire regolata in modo che sia un multiplo intero di righe di testo composte con il corpo normale.

              In sostanza, dove non si può intervenire con questi calcoli? Con classi o pacchetti come layaureo, suftesi, toptesi, scrbook, classicthesis, arstecnica, classiclayout e simili. Quelle sono classi e pacchetti del tipo “prendere o lasciare”; anche se sembrano configurabili, lo sono entro un numero limitato di scelte possibili; persino scrbook che sembra altamente configurabile, divide la pagina con il metodo delle strisce e quindi non si potrà mai avere che il margine esterno sia il diverso dal doppio del margine interno; sarà sempre così e non c’è santo che tenga. Solo memoir contiene in sé tutti i comandi possibili per specificare qualunque cosa ed è per questo che è poco usata, perché per avere sottomano ogni aspetto di configurazione bisogna leggersi un malloppo di diverse centinaia di pagine; se si supera questo scoglio (non indifferente) si arriva a concludere che memoir è LA classe per definizione. Ma è difficile da usare. Io preferisco la configurabilità di suftesi, anche se lo è meno di memoir.

              Scusatemi se l’ho presa alla larga e se ho finito per raccontare una buona parte di quello che ho scritto nel primo capitolo della guida tematica Introduzione alla geometria della pagina. ma lì ci sono le spiegazioni dettagliate che non ho potuto dare qui per limitare la lunghezza del messaggio, già fin troppo lungo.

              in risposta a: Aiuto su richiesta particolare del relatore tesi #105428
              OldClaudio
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                Gustavo, ho capito benissimo il tono scherzoso del tuo intervento. Il mio era un po’ serioso, invece, perché volevo sottolineare l’importanza di leggere le guide senza aspettare l’antivigilia della scadenza per la consegna della tesi. In fondo chi scrive guide ha piacere se vengono lette e lo fa perché vengano lette sperando che siano utili ai lettori.
                Non lo dico per la gratificazione degli autori delle guide, ma per il beneficio per i lettori.

                Comunque non buttarti giù 😉 Quel trucco serve anche con un copro normale di 11 pt e di 10 pt o di qualunque grandezza che si possa imporre in qualche maniera; per esempio se carichi il pacchetto scrextend e scrivi una cosa come `\RequirePackage{scrextend}\changefontsizes{12.5pt}` puoi impostare qualunque corpo normale con gli altri corpi (\large, \small, eccetera) cambiati proporzionalmente, il trucchetto funziona lo stesso. Se non usi book ma usi memoir,, questa classe ha il trucchetto “built in”, e funziona benissimo sia per la composizione a una colonna con 66 caratteri nominali e su due colonne, mi pare con 45 caratteri per ogni colonna; sono le formule di Bringhurst. Con altre classi il trucchetto di scrextend funziona lo stesso, per specificare specchio di stampa e margini con il valore di \textwidth calcolato in quel modo bisogna specificare i calcoli in modo diverso con i comandi per espressioni dimensionali del tipo di quelli di book, ma migliori se si è sicuri di lavorare con una distribuzione moderna di LaTeX. Book ha la necessità di essere compatibile con il vecchio LaTeX209, defunto da più di 25 anni, ma per rendere compilabili ancora vecchi documenti i cui sorgenti sono stati predisposti prima del 1994.

                Hai ragione nel dire che non dovrebbero esssere svelate queste cose interne e sarebbe meglio qui nel forum raccomandare l’uso di geometry; tuttavia di tanto in tanto non guasta; anche un utente di media esperienza può trarre vantaggio nel capire che cosa c’è sotto il cofano di questi potentissimi motori.

                in risposta a: Come trovare velocemente il codice guardando il pdf? #105500
                OldClaudio
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                  Infatti TeXworks ha il suo visualizzatore PDF “built in”, quindi il doppio click o il ctrl+click servono appunto per passare da una finestra all’altra nel punto corrispondente, più o meno preciso.

                  in risposta a: Uso del font cm-unicode sans #105509
                  OldClaudio
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                    @letteracpd ti risponderà direttamente,
                    Ma prima devi scoprire se letteracpd.cls può lavorare anche con i font OpenTipe, cioè con XeLaTeX o LuaLaTeX.
                    Altrimenti usi i Latin Modern e specifichi all’inizio che vuoi lavorare con i font sans serif con la dichiarazione \sffamily.

                    Una cosa però: i font senza grazie (sgraziati, ma questo nome con la sigma privativa ha finito per assumere un significato molto negativo e la parola corretta per i font non può venire più usata per non essere fraintesi) sono adatti per documenti brevi come un CV o una lettera(appunto: letteracpd per esempio). Non sono adatti per una lettura continua prolungata. QUindi quando ti piace un font devi sempre domandarti per che cosa va bene, che caratteristiche ha oltre a quelle tipografiche e grafiche…

                    in risposta a: Aiuto su richiesta particolare del relatore tesi #105426
                    OldClaudio
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                      Il trucco segretissimo che ti ha mostrato Gustavo è sostanzialmente quello che è descritto nella guida tematica Introduzione alla geometria della pagina nei paragrafi 1.3 e 1.4 e descritta graficamente nella figura 1.1. In ogni caso si tratta di adattare la giustezza al font specifico usato per il testo normale misurando la lunghezza dell’alfabeto minuscolo.
                      Quello che Gustavo non dice è che bisogna contare fra i caratteri anche gli spazi interparola, quindi in realtà sia il metodo descritto in quella guida tematica sia in quello di Gustavo il calcolo è approssimativo perché non si tiene conto della frequenza delle lettere, dei segni di interpunzione e degli spazi. Ma i risultati che si ottengono vanno molto vicino al risultato desiderato. Se vuoi tienti un filino più corto oppure aggiungi altre due o tre lettere all’ “alfabeto” di prova sia con l’uno sia con l’altro metodo.
                      Ma… avendo visto che con le impostazioni di geometri che avevi messo inizialmente ti venivano circa 70 caratteri, togli quei 4mm alla giustezza aggiungendoli ai margini e con geometry te la cavi molto più in fretta.
                      Visto che hai già consegnato, prenditela con calma, ma leggiti la guida tematica che ti ho indicato (sezione Documentazione, sottosezione Guide tematiche di questo forum); si imparano molte cose interessanti e tante cose misteriose che non hai ancora capito, come quelle delle informazioni che hai ottenuto con il pacchetto layout.

                      in risposta a: Compatibilità imakeidx e idxlayout #105456
                      OldClaudio
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                        Copia e salva questo esempio minimo compatibile; esso contiene il file teomat.ist; dopo aver compilato, copia questo file nella cartella del tuo documento, ma intanto esamina le cose che ho modificato nel main file .tex.
                        `\begin{filecontents*}{teomat.ist
                        headings_flag 0
                        heading_prefix “s”
                        heading_suffix “”
                        symhead_positive “Simboli”
                        symhead_negative “simboli”
                        numhead_positive “Numeri”
                        numhead_negative “numeri”
                        delim_0 “\\indexeol”
                        \end{filecontents*}

                        \documentclass[12pt,a4paper,twoside]{book}
                        \usepackage[T1]{fontenc}
                        \usepackage{fontspec,polyglossia}
                        \usepackage{lipsum}
                        \setmainlanguage{italian}

                        \usepackage{imakeidx}
                        %\usepackage{idxlayout}
                        \usepackage[hyperindex=false]{hyperref}
                        \makeatletter
                        \renewcommand\@idxitem{\par\hangindent 10pt}% regola il valore di 10pt al valore che preferisci; 10pt sono poco più di 3mm
                        \newcommand*\indexeol{\hspace{1em}\null\space\hfill}
                        \makeindex[options=-s teomat,columns=2]% per l'indice generico che avrà i ttolo di default contenuto in \indexname
                        \makeindex[name=titoli,options=-s teomat,columns=1,title=Titoli delle opere consultate]% cambia il testo del title a tuo gradimento
                        \xpatchcmd{\theindex}{\raggedright}{\relax}{}{}
                        \begin{document}
                        \setcounter{page}{10}
                        \index[titoli]{Dialogo della santa oratione, ripieno di pie, dotte, bellissime, \& utilissime sentenze. Ove s'insegna sommariamente la differenza,
                        ch'è fra l'oratione mentale, \& la vocale, \& che cosa siano ambedue essentialmente. Col vero modo d'orare al Signor Dio, \& invocar per intercessori i santi del Paradiso}
                        \index[titoli]{Dialogo della santa oratione, ripieno di pie, dotte, bellissime, \& utilissime sentenze. Ove s'insegna sommariamente la differenza,
                        ch'è fra l'oratione mentale, \& la vocale, \& che cosa siano ambedue essentialmente. Col vero modo d'orare al Signor Dio, \& invocar per intercessori i santi}

                        \index{Cognome, Nome}
                        \index{Rossi, Caio}
                        \index{Rossi, Mario}
                        \index{Neri, Alberto}
                        \lipsum

                        \printindex[titoli]
                        %\cleardoublepage
                        \printindex

                        \end{document}`

                        in risposta a: Impaginazione libri per tipografia #105344
                        OldClaudio
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                          Di tutte le cose che ti ha detto Goldeb Boy ce ne è una sola che, da’ltronde, trova già scritta anche nella bella guida di Pantieri e Gordini L’Arte di scrivere con LaTeX credo proprio nel primo capitolo dove si illustrano i pro e i contro di LaTeX.

                          Word, Writer, Pages, e simili programmi sono dei word processor sincroni; i programmi di tipocomposizione del sistema TeX sono uttti programmi asincroni.

                          Con Word hai un editor che ti mostra in modo istantaneo quello che probabilmente comparirà nella pagine stampata; probabilmente perché nn succede sempre così. Ad ogni tasto che premi vedi subito che cosa succede; ad ogni click del mouse vedi subito che cosa succede; se non ti piace o se ti accorgi di avere premuto il testo sbagliato, puoi immediatamente disfare l’azione di quel tasto. Poi naturalmente puoi fare le molte o poche cose che sai fare con qui programmi e non ne puoi fare altre,
                          Latex è asincrono; devi preparare un file (idealmente usando solo caratteri ASCII, quindi in particolare usando solo lettere latine e senza accenti– in realtà LaTeX ti permette di usare i caratteri che vuoi, anche unicode) e poi lo devi compilare epr ottenere in PDF finale, con la pagina certamente ben impaginata e non alterabile dai driver di stampa o visualizzazione. Latex di suo fa molte cose, ma il suo forte è che si tratta di un linguaggio di programmazione che consente di autodefinirsi ulteriori parole del suo linguaggio. Usare un linguaggio di programmazione che dispone nativamente di un migliaio di “parole” non è certamente facile e richiede del tempo per essere imparato; usando poi i pacchetti di estensione il numero di “parole” aumenta considerevolmente, ma si possono fare più facilmente operazioni di composizione tipografica piuttosto complesse.

                          Insomma Word, Writer, Pages e simili sono veloci nel presentare il risultato, ma hanno dei limiti e delle imprecisioni nell’output; per cui non è vero che siano What You See Is What You Get (WYSIWYG) ma sono “quello che vedi assomiglia a quello che probabilmente otterrai”. Latex lavora in de tempi, e per questo non si può assolutamente dire che durante la composizione del testo quello che vedi è quello che otterrai, anzi quello che otterrai sarà sicuramente diverso da quel che vedi; ma quello che vedi sullo schermo dopo ogni composizione (il secondo tempo) è sicuramente quello che otterrai.

                          Non sto qui a elencarti vantaggi e svantaggi dei due approcci; ognuno ne ha degli uni e degli altri. Se l’interattività sincrona per te è importante, LaTeX non fa per te. Se per te la qualità del risultato è importante con LaTeX la ottieni, ma ti ci vuole più tempo (in realtà non molto: la Guida GuIT di circa 800 pagine che vedi nella sezione Documentazione di questo sito, per ogni compilazione completa mi richiede un dozzina di secondi sul mio MacBook Pro con disco a stato solido) quindi il risultato è quasi sincrono; ma, faccio un esempio, in questo periodo di tempo sto componendo con un’altra persona un antifonale di canto gregoriano; certo è laborioso, perché la musica non è facile da scrive e i neumi della notazione gregoriana richiedono una particolare conoscenza di quella particolare notazione musicale, tuttavia le prime 450 pagine finora prodotte richiedono circa un minuto; sembra una cosa molto lenta, ma la musica non si compone alla stessa velocità del testo, quindi è ragionevole. Con Word non lo puoi fare. Un amico che ha appena discusso la sua tesi su certi neumi gregoriano e che usa Word o Pages, ha dovuto scriversi a mano tutta la parte musicale perché non c’è verso di farlo fare a Word. Se si trattasse di notazione moderna disporrebbe di programmi adatti, ma per il gregoriano composto bene i programmi disponibili non sono adatti o efficaci (nemmeno Lillipond che si interfaccia bene con LaTeX scrive bene il gregoriano).

                          Ecco, senza essere trionfalista (visto che lavoro con LaTeX da 30 anni) ti ho presentatole cose nel modo più asettico possibile; pregi e difetti ognuno poi li trova da solo se si cimenta dopo essersi preparato bene; certo non si usa bene un linguaggio di programmazione se non lo si studia con attenzione e con la “grammatica” (documentazione) sempre sotto mano. Nonostante i miei 30 anni io la documentazione che mi serve via via la consulto praticamente ogni giorno.

                          in risposta a: Come trovare velocemente il codice guardando il pdf? #105497
                          OldClaudio
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                            Se dicessi che sistema operativo usi e quali editor usi si potrebbe dare un aiuto più concreto.

                            in risposta a: Aiuto su richiesta particolare del relatore tesi #105421
                            OldClaudio
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                              Non riesco a capire come non fai a capire i suggerimenti che ti ho dato. Ti ho detto che dopo che si ferma durante la compilazione devi premere il tasto invio; lo fai? Se il tuo editor (quale usi) non ha una console decente, non so che cosa consigliarti. ma ti ho dato un secondo consiglio, di aggiungere un paio di opzioni alla chiamata di geometry:`\usepackage[a4paper,top=4cm,bottom=4cm,left=3.8cm,right=3.8cm,%
                              bindingoffset=5mm, includehead,includefoot]{geometry}`Se poi vuoi ridurre un pochIno i caratteri devi diminuire un poco la larghezza della gabbia, quindi devi aumentare i margini; siccome due caratteri sono pressappoco 4mm componendo a 12pt aumenta i margini di 4mm: `\usepackage[a4paper,top=4cm,bottom=4cm,left=42mm,right=42mm,%
                              bindingoffset=5mm, includehead,includefoot]{geometry}`
                              Prova con questo e facci sapere.

                              in risposta a: Aiuto su richiesta particolare del relatore tesi #105416
                              OldClaudio
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                                Se all’inizio dopo [tt]\begin{document}[/tt] scrivi l’istruzione [tt]\sowthe\topmargin[/tt] eseguendo la compilazione questa si ferma per mostrarti sulla console il valoro di \topmargin, poi prosegui premendo il tasto invio e la compilazione prosegue tranquilla fino alla fine’ se ti sei dimenticato di trascirvere il valore che avevi sullo schermo, pou sempre ritrovarlo nel file .log. Naturalmente per sapere com’era senza geoemtry, commenta la riga/le righe dove ci sono i parametri per geometry, Successivamente potrai poi decommentarle.

                                Ma..

                                Il valore che il programma stesso ti scrive è il valore vero preso da sopra la testatina e diminuito di un pollice, cioè 25,4mm. Siccome il valore che ti è stato mostrato è in punti tipografici, per trasformarlo in millimetri devi moltiplicarlo per (25.4mm/in)/(72.27pt/in)=0.35146mm/pt a cui successivamante devi aggiungere i 25.4mm di cui ho detto sopra. Il risultato è prorpio il margine superiore netto che ti appare sopra la testaiina.

                                Ora decommenta le cose che riguardano geometry e al posto dei 4cm che hai indicato per top e per bottom mettici il valore che hai calcolato esprimendolo con le unità di misura dei millimetri.

                                Probabilmente otterresti lo stesso risultato se senza cambaire nuula aggiungessi alle opzioni di geometry headinclude e footinclude. Facendo come ti ho suggerito sai anche che cosa hai fatto e puoi essere preciso al centomillesimo di millimetro (be’ in realtà non è così importate tanta precisione).

                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Dipende da come definisci l’ambiente esercizio. se sei passato per newtheorem allora il testo dell’esercizio prosegue sulla stessa riga. al massimo può fare `\begin{esercizio}[Buca di potenziale simmetrica]~\\[\baselineskip]
                                  Bla bla bla
                                  \end{esercizio}` per poi proseguire con la soluzione con l’ambiente proof credo che ci sia abbastanza spazio fra il testo e la soluzione, altrimenti usa un \bigskip tre la fine dell’ambnete delle esercizio e l’inizio dell’ambiente della soluzione.

                                  Si può fare di meglio, definendo un unico ambiente esercizio che contiene sia il testo sia la soluzione adeguatamente spaziati, ma richiede che tu sappia usare il comando \newenvironment, di cui trovi la descrizione sia nella guida L’Arte di scrivere con LaTeX, sia nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato, entrabi scaricabili dalla sezione Documentazione di questo forum.

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