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23 Agosto 2021 alle 14:53 in risposta a: Modificare il formato di un solo titolo in tableofcontents #120362::
Due domande, due risposte.1) non la formatazione di \part* nel testo cambia, ma è talmente semplice cambiarla che non vale la pena spednrci sopra del tempo; tieni presente, comunque, che usando l’esempio di “LE POESIE”, queste parole vengono stampate da sole su una pagina disprai, seguita da una pagina bianca, dopo di che comincia il primo capitolo. Trattandosi di una pagina con solo poche parole, puoi scrivere “LE POESIE” tranquillamente senza scomodare il comando \part*. Se invece vuoi “LE POESIE” scritte nel testo prima del primo capitolo, allora le cose sono molto più difficili e coinvolgono sia “LE POESIE” sia il titolo del primo capitolo e per ottenere il risultato credo che ti convenga non scomodare né \part* né \chapter*.
2) che tu usi \part* o faccia a mano i comandi per creare quello che mandi nell’indice compresi i comandi di corpo, di serie e di forma può stare dentro il terzo argomenti di \addcontentsline; proteggi tutti i comandi con \protect, perché trattandosi di un argomento mobile, è fragile.
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Hai ragione: i comandi \\, \hline e \cline non andrebbero scritti nella sezione intitolata Descrittori di colona.
Per altro, leggendo la loro descrizione si dovrebbe capire che nulla hanno a che vedere con il contenuto delle colonne, ma interferiscono con le colonne, perché \\ termina la riga della tabella, anche se non tutte le sue celle sono complete; \hline interrompe tutto le colonne tracciando un filetto orizzontale sotto tutte le righe composte fino a quel momento; \cline è simile ma con i suoi argomenti specifica sotto quelli celle di quali colonne va tracciato un filetto orizzontale. Donque anche questo comandi interferiscono con la composizione dele colonne anche se non descrivono il loro contenuto.
Tuttavia il file tabelle.pdf può essere trattato come qalunque file pdf. e quindi si possono cercare singole parole e il visualizzatore mostra le pagine dove si trovano le parole che interessano; se cerchi hline (ometti il backslash che potrebbe interferire con il processo di ricerca) trovi decine e decine di istanze che sono quasi tutte negli esempi svolti e accompagnati dal codice. Se il testo risulta oscuro, gli esempi dovrebbeo chiarirlo.
Il fatto che nel tuo primo messaggio tu abbia scritto fra parentesi (dubbio) indica chiaramente che sei stato un po’ frettoloso nel leggere quella guida, perché per tutti i comandi che ti lasciavano quei dubbi c’erano le spiegazioni scritte e una quantità di esempi.Provvedo a modificare la guida sulle tabelle; non posso modificare la frettolosità nel leggere a documentazione.
23 Agosto 2021 alle 5:41 in risposta a: Modificare il formato di un solo titolo in tableofcontents #12036022 Agosto 2021 alle 6:24 in risposta a: Titoli dell’indice diversi dai titoli testatine. [Risolto] #120347::
Quello che chiedi non è banale.
Di default il comando \chapter accetta un solo argomento facoltativo il cui contenuto va a finire sia nell’indice, sia nella testatina.
La classe memoir ha una variante per il comando \chapter che accetta due argomenti facoltativi, il primo per l’indice (e in mancanza del secondo, anche per la testatina) e il secondo per la testatina.
La classe toptesi ha una soluzione più complicata, perché prevede anche il riempimento della testatina per la versione asteriscata del comando \chapter.
Se usi le funzionalità del pacchetto xparse, ora integrate quasi tutte nel nucleo di LaTeX, (leggi con molta attenzione la documentazione con texdoc xparse) non è difficile creare un comando con due argomenti facoltativi; delicato, ma non difficile.
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Riccardo, moli di noi hanno scritto testi che richiedevano molte figure. Io insegnavo i corsi di Elettrotecnica, Circuiti elettronici, Teoria dei circuiti elettronici, Sintesi dei circuiti; ne ho scritto i testi per gli allievi. Puoi facilmente immaginare quanti circuiti ho disegnato e inserito nei miei testi. È ovvio che ogni circuito era meglio che stesse vicino alla sua descrizione; è altrettanto ovvio che se vuoi un buon risultato devi rivedere le bozze molte volte e fare tutti quei piccoli aggiustamenti necessari. Alla fine raggiungi il risultato voluto. LaTeX ti aiuta moltissimo perché per creare un’altra bozza ci metti una manciata di secondi; Pensa a quando si mandava il dattiloscitto all’editore, e poi cominciava una più o meno lunga revisione a forza di bozze stampate. Ho sottomano il testo di Lagrange solla soluzione delle equazioni algebriche, stampato a Parigi a cavallo della fine del XVIII secolo. Tutto composto a mano con caratteri mobili e pieno zeppo di matematica; pensa alla professionalità richiesta al tipografo, e pensa alla miriade di imperfezioni che le prime bozze potevano avere. Non oso pensare a quanto tempo sia trascorso fra la consegna del manoscritto e la pubblicazione finale.
Segui i consigli di Lorenzo; vedrai che il lavoro di messa a punto non è poi tremendamente lungo.
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Sono d’accordo con IlLinguista 1972.
Per carità, siunitx è un ottimo pacchetto fatto apposta per scrivere correttamente la matematica in accordo con le norme ISO e secondo il dettato del Sistema Internazionale; fa moltissime cose che chi scrive di tematica delle scienze sperimentali fa o dovrebbe saper fare in automatico.Tuttavia LaTeX ¡e stato scritto negli USA, dove il punto svolge due ruoli: quello di separatore decimale e quello di segno di interpunzione; le due funzioni raramente interferiscono; la virgola è solo un segno di interpunzione. Ciò succede in tutti i paesi del modo che usano l’inglese come lingua ufficiale; ho visto però che anche i paesi latinoamericano, di lingua spagnola o portoghese, spesso e volentieri usano la stessa regola valida per i paesi anglofoni.
TeX e LaTeX oggi sono usati in tutto il mondo; quindi dovrebbe essere disponibile un pacchetto che definisce due ruoli per la virgola e lasia il punto solo come segno di interpunzione. Bene: nel lontano 2002 icomma.sty ha (parzialmente) risolto il problema; siunitx.sty l’ha risolto in modo diverso; nccomma.sty l’ha risolto in un modo ancora diverso.
Nella GuidaGuIT, frutto della collaborazione di moltissimi utenti di LaTeX (che io ho solamente assemblato), ho presentato diverse soluzioni per la virgola che sa distinguere da sola che cosa fare, se comportarsi da separatore decimale o da segno di interpunzione. Ho confrontato le mie soluzioni sono confrontate con quelle degli altri pacchetti citati. Credo che l’ultima versione delle mie soluzionei faccia miracoli, nel senso che gestisce le cifre con il loro codice di categoria giusto, anche se le cfre sono rappresentate mediante caratteri impliciti, cosa che non fa nessuna delle altre soluzioni, nemmeno siunitx, che evita accuratamente il problema. Con questo non voglio dire che la mia soluzione sia perfetta; io mi sono divertito a crearla e nel farla ho imparato un mucchio di cose. Che qualcuno la voglia usare per me è del tutto irrilevante, nel senso che ognuno è padrone e signore di seguire la srada che ritiene più opportuna. Per i miei scritti io la uso sempre, ma non ho mai incontrato i problemi che con \IntelligentComma (da inserire dopo \begin{document}, come scritto nella documentazione di babel-italian) @zambo avrebbe incontrato.
Secondo me, è comunque utile studiare la descrizione dei quella mezza dozzina di soluzioni, per capire che lo stesso problema può avere diverse soluzioni che richiedono di esaminare aspetti diversi degli elementi a disposizione.Scusate questo lungo intervento; è un invito ad approfondire il funzionamento interno di TeX e LaTeX.
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LaTeX di suo non consente di metter un oggetto “flottante” subito dopo un comando di sezionamento.
Lo si potrebbe fare ma bisogna ricorerrere a sporchi trucchi; in particolare bisogna ricorrere a una minipage e dopo aver incluso l’immagine con \inclufegraphics, bisogna introdurre la didascalia con il comando \captionof.
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@Silvio un po’ di sperimentazione non farebbe male.
Esamina questo esempio minimo compilabile:`\documentclass{article}
\usepackage{amsmath}
\author{Pippo}
\title{La numerazione delle equazioni}
\date{\today}
\begin{document}
\maketitle
\begin{abstract}
\numberwithin{equation}{subsection}
Si possono numerare le equazioni secondo l'ultimo sezionamento effettuato?
\end{abstract}
Ecco un'equazione fuori da ogni sezionamento:
\begin{equation}
a=b+c
\end{equation}
\section{Sezione}
Qui c'è una sezione con una equazione
\begin{equation}
d=e+f
\end{equation}
\subsection{Sottosezione}
E qui c'è una sottosezione con una equazione
\begin{equation}
g=h+i
\end{equation}Fine del documento.
\end{document}
`Ci ho messo dentro anche il suggerimento di @samiel, così ha le equazioni numerate epr sottosezioni. Copia il codice di questo esempio minimo, incollalo dentro un nuovo file .tex; salvalo col nome che più ti piace e compilalo.
Visto il risultato, capisci perché non ti è chiaro come funzioni la numerazione automatica di qualunque oggetto numerabile, in particolare dei contatori che individuano la gerarchia di opportuni altri oggetti numerati, come sono i capitoli (assenti dalla classe article), sezioni, sottosezioni e via discorrendo.
Sebbene la tua domanda abbia un senso, la risposta è: LaTeX puuò fare di tutto, ma quello che chiedi non si riesce a fare se non rovesciando tutta la filosofia di LaTeX stesso. Vale la pena di scrivere decine e decine di righe di codice per realizzare la tua richiesta? Personalmente non credo che il gioco valga la candela.
Rovesciamo la domanda: Ha senso nomerare le equazioni all’interno dell’ultimo sezionamento eseguito? Personalmete credo di no; In un articolo, che per sua natura è un testo relativamante breve e poco strutturato, direi propiro di no. In un libro forse, e ripeto FORSE, potrebbe avere senso, ma la classe assoggetta la numerazione delle equazioni, delle figure, delle tabelle, dei teoremi, eccetera al capitolo, se ne guarda bene dal farli per sezioni, meno che mai per sottosezioni. I capitoli hanno estensini limitate a poche decine di pagine (la lunghezza approssimativa di un articolo) e la numerazione di ogni oggetto subordinato al numero del capitolo dove l’oggetto si trova ha un senso e rende la ricerca di questi oggetti piuttosto facile; la numerazione per sottosezioni non è impossibile e il comando\numberqithin citato da @samiel serve proprio a questo, ma l’autore deve stare attento di non mettere nessun oggetto numerato fuori dalle sottosezioni; quindi il testo deve esser fortemente strutturato molto difficile da avere con qualunque scritto, matematico, umanistico, artistico, e via dicendo.Raccomandazione finale: lascia perdere 🙂
3 Luglio 2021 alle 16:34 in risposta a: avere rapidamente più stili all’interno di una colonna della tabella #120188::
`\documentclass[12pt]{article}
\usepackage{booktabs,array}
\begin{document}
\begin{tabular}{>{\itshape}ccc}
\toprule
\normalfont\bfseries A & B & C \\ % riga d'intestazione
\midrule1 & 2 & 3 \\
4 & 5 & 6 \\
7 & 8 & 9 \\
… \\
\bottomrule
\end{tabular}
\end{document}`A quell’aggiunta di \normalfont ci potevi arrivare da solo.
3 Luglio 2021 alle 13:49 in risposta a: avere rapidamente più stili all’interno di una colonna della tabella #120186::
@pjncopalljno, prendi l’abitudine di inviare esempi minimi completi, non solo la tabella e/o il costrutto che ti sta dando problemi.
Prendi l’abitudine di consultare le guide nella sezione Documentazione; ci sono guide generali e guide tematiche, una in particolare riguarda le tabelle.Io con questo esempio minimo compilabile (EMC) non ho problemi a produrre quello che chiedi`\documentclass[12pt]{article}
\usepackage{booktabs,array}
\begin{document}
\begin{tabular}{>{\itshape}ccc}
\toprule
\bfseries A & B & C \\ % riga d'intestazione
\midrule1 & 2 & 3 \\
4 & 5 & 6 \\
7 & 8 & 9 \\
… \\
\bottomrule
\end{tabular}
\end{document}
`Il pacchetto array, di cui devi leggere la documentazione con texdoc array, ti spiega a che cosa serve il descrittore > con il suo argomento.
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Marco, riesci sempre a stupire. Intanto richiamare il pacchetto fontenc, senza specificare la codifica, non serve a niente. Siccome usi pdfLATeX per comporre la tua tesi, dovresti usare la codifica T1 con `\usepackage[T1]{fontenc}`(a questo proposito non so se hai notato, ma hai scritto [/code] sia prima sia dopo del codice; nel primo ti ho tolto la barra). Sei sicuro che arial sia un’opzione valida per la classe? A me non risulta, inoltre non conosco nessun pacchetto che permetta di usare i font Arial lavorando con pdflatex; non che pdflatex non sia capace di farlo, ma ha bisogno di interfacce per caricarli; può darsi che sia mia ignoranza, ma non ne conosco nessuna. Inoltre non scriverei mai la tesi con un font privo di quei segnini che si chiamano grazie; la lettura del testo con fon sans serif alla lunga diventa più faticosa, ma quel che è peggio non si accorda con la matematica in cui troveresti scritti i nomi delle funzioni (del tipo sin, cos, tan, log, eccetera) con un font diverso da quello usato per scrivere gli altri segni letterali. Se accetti un mio consiglio, usa i fon Latin Modern ([tt]\uspackage{lmodern}[/tt] e vivi tranquillo. I tuoi superiori ti impongono i font Arial? Mandali a quel paese, perché non sanno nulla di tipografia e del fatto che con pdflatex certe cose non si possono fare.Inoltrre ti lamenti che l’indice cade nella pagina 3; è ovvio: nella pagina 1 ci hai messo la dedica, poi hai indicato di volere andare alla prossima pagina dispari ([tt]\cleardoublepge[/tt]) che, dopo aver già impegnato la pagina 1 per la dedica, è la 3, poi finalmente componi l’indice, che altrettanto ovviamente viene composto nella pagina 3.
Quel complicato imbroglio di pagine numerate -1, per poi mettere dei \cleardoublepage più o meno a casaccio, fa si che la numerazione delle pagine non venga assolutamente a posto. Inoltre [tt]\thispagestyle{empty}[/tt] non vuol dire che la pagina non venga numerata,ma solo che la pagina non contiene né la testatina, né il piedino, quindi il numero di pagina non appare, ma la pagina è numerata anche se il numero non appare.
Pretendere che l’indice cada nella pagina 1, avendo già occupato alcune pagine che sembrano non numerate, ma solo che il loro numero non viene stampato, mi sembra una pretesa assurda. Tuttavia se ti fa piacere cominciare l’indice nella pagina uno avresti diverse possibilità: la prima e la più ovvia sarebbe di usare la classe book che rispetto alla classe report ha delle funzionalità in più e una sola in meno: le manca l’ambiente abstract; non è grave, perché nel preambolo basta caricare il pacchetto abstract leggendone la documentazione con il comando texdoc abstract.
La seconda è uno spocro trucco la cui logica consiste nel numerare le pagine prima dell’indice con numeri non fatti di cifre arabe, ma per esempio con lettere, usando però lo stile di pagina empty, in modo che questa numerazione non appaia, poi subito prima dell’indice cambi il tipo di numerazione: proviamo a vedere se questo sporco trucco ti soddisfa:`\begin{document}
\pagestyle{empty}\pagenumbering{alpha}% numerazione in lettere alfabetiche minuscole
% qui metti quello che ti pare, poi
\cleardoublepage
\chapter*{Dedication}
This thesis is dedicated to my beloved parents % frase come un'altra tanto per indicare che qui devi scrivere davvero la dedica\clearpage
\pagenumbering{arabic}
\pagestyle{headings}\tableofcontents
\addcontentsline{toc}{chapter}{\listfigurename}
\listoffigures\input{chapters/Introduction} % io qui non userei \input, ma \include
…`Vedi che il tutto è molto più semplice; se poi vuoi inserire la pagina del titolo, la pagina del copyright, altre pagine preliminari prima della dedica, sei padronissimo di metterle anche in un secondo tempo prima chi [tt]\chapter{Dedication}[/tt]; i numeri di pagina a prtire dall’indice non cambiamo.
29 Giugno 2021 alle 9:50 in risposta a: Codice unicode per dittongo ae latino sormontato da segno di sillaba lunga #12015529 Giugno 2021 alle 5:38 in risposta a: Codice unicode per dittongo ae latino sormontato da segno di sillaba lunga #120153::
@malagigi, la tua domanda iniziale era chiarissima e sono contento che la mia risposta ti abbia risolto il problema immediato, pur senza darti la risposta che chiedevi; la risposta giusta è quella di @samiel.Tuttavia sono perplesso sull’uso del dittongo æ soprassegnato con il segno di “lunga”.
Mi spiego meglio prendendo la questione alla lontana.
Secondo le mie conoscenze, che potrebbero essere errate, quindi prendi con le pinze quello che sto per dirti, il dittongo æ come il dittongo œ
sono naturalmente lunghi come tutti i dittonghi, quindi non c’è bisogno di segnarli in nessun modo. Ma…Segnare lunga una vocale ha senso nella metrica latina e in un dizionario latino dove la lunghezza delle vocali potrebbe cambiare il senso di una parola o la sua categoria grammaticale: mi viene in mente edīlis e edĭlis (nome o aggettivo). Ma qui viene un’altra cosa a cui i latinisti tengono molto. Nei tempi classici il latino veniva pronunciato diversamente da come lo pronunciamo oggi a scuola o lo pronunciavamo in chiesa.
Il latino scritto davvero dai romani nelle loro lapidi non aveva questi dittonghi legati e venivano pronunciati come le due vocali componenti; in sostanza CAESAR veniva pronunciato /ca’esar/. Quintiliano inoltre si lamentava che l’alfabeto latino aveva tre lettere per pronunciare la consonante gutturale (C, G, K) e una sola lettera V per pronunciare tre suoni /u/, /v/, /ü/ (ti ho scritto ü perché ci siamo più abituati dal tedesco, ma il simbolo IPA sarebbe un altro). Ovviamente Quintiliano non conosceva l’alfabeto fonetico, e per rendere il suono della u arrotondata dava come esempio il suono intermedio fra maxume e maxime. I latinisti di oggi quando incontrano una v presente nel testo, la pronunciano u; non ho idea di come pronuncino uvula, ma è un dettaglio. Il latino non prevedeva i dittonghi come li intendiamo noi in similitudine con l’italiano ia, ia, io, iu e au, eu, iu, ou; per cui la divisione in sillabe separa sempre queste vocali, tranne all’inizio di una parola; apparentemente iunior ha un dittongo moderno all’inizio (i latini no conoscevano la lettera J; noi oggi scriviamo junior e Juventus, di solito pronunciando (erroneamente) la prima parola all’inglese: “giunior”; mentre la nostra squadra di calcio in Spagna viene pronunciata Huventus).Le lettere legate sono apparse nei manoscritti che si cono arrivati integri solo dopo le scritture unciale e carolingia che in sostanza introdussero le minuscole (le scritte sui muri di Pompei hanno delle scritture “corsive” con le lettere legate, ma non credo che possano essere prese ad esempio generale); non solo a il latino stava evolvendo verso le lingue nazionali, quindi le stesse cose si potevano scrivere in modo leggermente diverso a seconda della lingua dello scrivente. Ai tempi di Dante, fine del XIII secolo, i dittonghi æ e œ si pronunciavano chiusi e si scrivevano con una semplice e; Dante stesso, nel suo De vulgari eloquentia, per esempio, scriveva sempre il genitivo di Itallia nella forma Italie. La distinzione “moderna” fra la labiodentale sonora V e la vocale u nello scrivere risale alla fine del XVII secolo.
Oggi si distinguono diverse forme di latino: classico, medievale, moderno italiano, moderno tedesco, ecclesiastico, pronunciati diversamente, scritti diversamente, divisi in sillabe diversamente. Ma per quel che riguarda la metrica e i dizionari ae/æ e oe/œ non vengono mai indicati col segno di lunga.
Ripeto, io ho una cultura classica assai datata (maturità classica nel 1958) poi la mia formazione è proseguita con la laurea in ingegneria. Mi interesso di lingue e fino a qualche anno fa ero anche il curatore di un certo numero file di di pattern per la cesura di LaTeX per tre forme di latino e per diverse lingue romanze, oltre che per il greco (classico, moderno politonico e monotonico); ricorrendo al dizionario molto raramente leggo tutte le lingue romanze ufficiali a livello nazionale o a livello regionale (per il rumeno ho qualche difficoltà in più, ma me la cavo); con l’aiuto del dizionario posso comprendere anche un certo numero di lingue germaniche e slave; quindi sono abbastanza preparato linguisticamente parlando, ma certamente sono un dilettante, non certo un glottologo professionista, meno che mai un latinista. Quindi mi raccomando; prendi quel che ho scritto sopra con le molle…
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