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Per ottenere il risultato che chiedi dovresti modificare ClassicThesis, cosa che è vietata per un numero di buoni motivi, compreso il fatto che se ci si mette a modificare le classi o i file di estensione, non si sa più quali siano quelli veri e quelli rattoppati; però nessuno ti vieta di prendere il file classicthesis.sty dal tuo albero del sistema TeX; dove sia radicato questo albero dipende da sistema operativo della tua macchina, ma dopo la radice dovrebbe contenere tex/latex/classcthesis/classicthesis.sty (sulle macchine Windows cambia gli slash in backslash); copi questo file nella cartella della tua tesi e gli cambi il nome, per esempio, FerraroClassicThesis.sty (naturalmente cambi anche la chiamata di questo pacchetto nel file sorgente della tua tesi).
Poi apri FerraroClassicThesis.sty con lo stesso editor che usi per comporre i tuoi file sorgente e vai alla riga 207 dove c’è scritto:`\PassOptionsToPackage{osf,sc}{mathpazo}%` e cancelli osf (acronimo che sta per Old Style Figures) e cancelli anche la virgola che separa questa opzione dall’opzione successiva. Salvi e componi la tua tesi con le lining figures (le cifre maiuscole) di default in tutta la tesi, invece delle cifre minuscole (old style figures) che sono certamente più eleganti da usare nel testo. Ricordati che lo scopo di ClassicThesis, secondo il suo autore, è quello di dare la possibilità ai laureandi di comporre delle belle tesi e le cifre minuscole sono un tocco di stile che rende una composizione più bella.Capisco benissimo la tua necessità in una tesi tecnica di volere le cifre “non saltellanti”, le cifre maiuscole. ma allora perché hai scelto ClassicThesis, la cui documentazione è esplicita a proposito dell’eleganza della composizione più adatta a tesi di tipo umanistico che di tipo tecnico? In fondo Lorenzo Pantieri ha prodotto due modelli TesiClassica e TesiModerna, e la seconda direi che è piuttosto elegante ed è adatta alla composizione di testi, anche tecnici, senza cifre minuscole.
::Mi sfugge il significato della macro `\@’ tra la A e il punto. Potresti rinfrescarmi la memoria?
A questo proposito hai avuto risposte contrastanti. Tu segui quanto ti ha detto Enrico,, cioè non mettere i punti. ma a proposito di \@ è necessaria una spiegazione più approfondita.
Nella tipografi anglosassone, forse principalmente americana, ma estesa anche ad altre nazioni, dopo i segni di interpunzione di fine periodo (. ? !) quando si scriveva con la macchina da scrivere si inserivano due spazi, non uno solo; Plain TeX e LaTeX riprendono questo stile compositivo associando ad ogni segno di interpunzione un coefficiente moltiplicativo dello spazio interparola associato al font in uso che viene espresso in millesimi; questo coefficiente si chiama space factor; per la virgola, per esempio esso vale 1000 (millesimi) quindi dopo la virgola lo spazio non viene aumentato; per i segni di fine periodo lo space factor vale 2000 (millesimi) quindi viene raddoppiato.
Se si usa la specifica \frenchspacing lo space factor viene posto pari a 1000 per tutti i segni di interpunzione, anzi per tutti i segni analfabetici intercalabili al testo. si not che \frenchspacing modifica solo lo space factor, ma non introduce nessuno spazio prima dei segni interpuntivi alti come avviene nella tipografia francese.
Viene spesso consigliato di usare \frenchspacing anche per l’italiano.
Se si usa \frenchspacing non si nota mai nessuna differenza di spaziatura dopi i punti fermi sia che indichino la fine di un periodo, sia che indichino la fine di una abbreviazione.
Ma se non si usa \frenchspacing, LaTeX ha qualche difficoltà a distinguere il ruolo del punto per sapere se si tratta di un segno interpuntivo o di un segno di fine abbreviazione. LaTeX assume che un punto dopo una maiuscola sia un punto di fine abbreviazione, mentre un punto dopo una minuscola sia un punto di fine periodo; dunque se il periodo finisse con ecc. lo spazio dopo il punto verrebbe assunto come un punto di fine periodo e questo va bene anche per le abbreviazioni a fine periodo, dove in italiano non si deve ripetere il punto. Ma se il punto di abbreviazione dopo una minuscola non indica il fine periodo è necssario legarlo con la parola successiva, come in prof.~Einstein. Se non è in vigore \frenchspacing si vede la differenza di spaziatura.
Se invece il punto segue una maiuscola esso viene assunto come punto di abbreviazione, quindi niente doppio spazio; ma se invece è un punto che segue un acronimo in lettere maiuscole, per esempio IMU, allora bisogna dire a LaTeX che quello è un punto di fine periodo e lo si fa intercalando il comando \@ fra l’acronimo e il punto: IMU\@. e questo punto verrà seguito da un doppio spazio se non è in vigore \frenchspacing
È chiaro che questo accorgimento di usare \@ per marcare un punto interpuntivo dopo una maiuscola non è necessario se si compone con la dichiarazione \frenchspacing in vigore.
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Per bacco no, non devi usare né \newline né \par; ti bastla lai riga vuota;`{primo capoverso di molte parole parole
parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole.Secondo capoverso di molte parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole
parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole
parole parole parole parole parole parole parole parole parole .Terso capoverso di molte parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole
parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole
parole parole parole parole parole parole parole parole parole parole .`Non mi pare una cosa difficile da fare. Ma, mi dirai, ogni nuovo capoverso è rientrato! certo In un testo bene composto i capoversi sono rientrati e un capoverso non rientrato non è un capoverso ben composto.
Il rientro ha un significato che è stato discusso molto in questo forum e serve per capire che è un nuovo capoverso anche se il capoverso precedente cea l’ultima riga che occupa tutta la giustezza.
Abbiamo discusso molti se il primo capoverso di una sezione debba essere rientrato e non abbiamo raggiunto una decisione unanime, anche perché i tipografi veri non solo loro stessi d’accordo. Quello che è certo è che le figure flottanti e le tabelle flottanti devono essere composte fra due capoversi; che il testo che segue una equazione può costituire un nuovo capoverso op può non esserlo, e il rientro diventa una cosa importante che ci sia o non ci sia, ma è anche importante che se il testo che segue una equazione prosegue il discorso senza formare un nuovo capoverso comici con una minuscola e con una maiuscola se non indica o se indica l’inizio di un nuovo periodo; in ognuno di questi due casi, non bisogna lasciare righe vuote tra la fine dell’equazione e l’inizio del testo.
Detto questo dovrebbe esseri chiaro che dove non c’è rientro il nuovo capoverso va indicato in qualche altro modo; infatti nelle liste i nuovi capoversi all’interno della medesima voce non sono rientrati, ma sono distanziati dal capoverso precedente. di solito questo non capita perché le voci di una descrizione, di un elenco numerato o di un elenco puntato sono fatte di un solo capoverso.
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Primo: Kile è un editor e non è quello che esegue la composizione con LaTeX o con pdfLaTeX o con XeLaTeX o con LuaLaTeX, o con…
Secondo il compositore che hai usato dipende dal bottone che hai cliccato; probabilmente è LaTeX.Allora chi è che ti dà il messaggio che riporti: a rigore dovrebbe essere LaTeX e quello dovrebbe essere un messaggio che Kile raccoglie dal sistema operativo che ti dice che la compilazione con LaTeX non è andata a buon fine.
Siccome a me funziona tutto a dovere, non riesco a vedere null’altro ella mia sfera di cristallo che si deve essere appannata. 😐
Detto questo o fornisci ulteriori informazioni, mostri l’intero file .log risultato della composizione fallita del tuo file sorgente tex, oppure sarà difficile darti qualche aiuto intepretativo del messaggio sibillino.
Quello che ti posso diresubito è che lasciando ai lati margini di 10mm, hai usato ben male le potenzialità dei programmi di composizione del sistema TeX. I margini laterali non devono essere così piccoli, perché le righe di testo diventano troppo lunghe e difficili da leggere per una lettura continua di molte pagine.
Che cosa ti serva microtype senza specificare un font per il qulae microtype disponga delle tabelle metriche dei singoli caratteri per gestire correttamente la protrusione o la espansione delle righe è un mistero. Almeno prima ci mettessi \usepaclage{lmodern}…
\hyperref deve vienrie caricato epr ultimo; c’è in tutte le guide.
\renewcommand{\baselinestretch}{1.25} NON è da usare; ci sono altri mezzi per specificare il distanziamanto delle righe.
\parskip di 3ex, cioè prima di ogni capoverso lasci sostanziamente ina riga bianca e mezzo? scherziamo?
subfigure è obsoleto; la versione nuova da alcuni anni è subfig
inner ysep = \textwidth Sei sicuro di che cosa significhi ysep?
Nel tuo documento non userai mai più di 9 note nel piè di pagina? se usi \fnsymb disponi solo di 9 simboli.
amsthm e amssymb senza chiamare amsmath? mah, non è impossibile, ma ti precludi diverse possibilità, infatti poco dopo definisci l’ambiente sistema in modo molto curioso e poco professionale con quel @{} a metà fra la prima e la seconda colonna.
Nessuno di questi errori, tranne forse quello che riguarda mybox può a prima vista essere esponsabile dell’errore che hai riportato.
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Qualunque guida dice che per cominciare un nuovo capoverso bisogna farlo precedere da una riga vuota. Altrimenti è rarissimo doverlo usare in modo testo; altrimenti è un segno di cattiva composizione\newline si usa rarissimamente in condizioni specialissime.
\\ si usa fuori delle tabelle e delle matrici solo in certi ambienti come verse, per esempio, quando bisogna indicare esplicitamente quando un verso finisce, e si lascia una riga vuota quando bisogna cominciare una nuova strofa.
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Parli della titlepage, oppure del titolo vero e proprio?Da un punto di vista grafico e stilistico, che si tratti di un articolo il cuoi titolo insieme alla specificazione degli autori va in testa alla prima pagina, o di un libro o di un rapporto con una pagina intera dedicata che prende appunto il nome di titelepage (uguale all’ambiente LaTeX titlepage) o frontespizio, come l’omonimo pacchetto, questa aprte raramente è contenuta in qualunque manuale perché si tratta di questioni “artistiche”: dalla scelta dei font alla loro grandezza, agli spazi, alla collocazione fra le varie parti che vanno nel frontespizio.
La cosa miglior che ti posso suggerire è quella di prendere diversi libri della stessa disciplina nella quale stai scrivendo, e riviste della stessa disciplina, e vedi come sono impostati quelli che ti piacciono di più; poi cerca di imitarli.
9 Ottobre 2012 alle 5:41 in risposta a: extra comma in the quote of a paper written by 3 co-authors #79670::
Nella sua funzione seriale talvolta la virgola prima della congiunzione “e” ci vuole anche in italiano. In americano ci vuole sempre, in britannico ci vuole talvolta secondo tradizioni locali (vedi link di Enrico), e così altre lingue hanno loro tradizioni.Comunque un lista del tipo “Alberto, Maria, Giovanni e Giuseppe, e Carletto” richiede sicuramente la virgola prima dell’ultima “e”; la virgola, anche quella seriale, non serve per indicare la prosodia del discorso (come purtroppo ci è stato insegnato fin dalle elementari) ma serve per svolgere la funzione logico-sintattica come oggi finalmente si comincia ad insegnare; meglio tardi che mai. Poi è logico che leggendo ad alta voce e capendo la funzione logico-sintattica, il lettore esegue talvolta anche delle pause, o cambia il tono di voce o usa altri espedienti “retorici” per marcare il significato di quel che dice anche se non ci sono segni interpuntivi: pensa agli eloquenti (magniloquenti) politici di ogni nazione e lingua quando tengono comizi 🙂
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Ma per scrivere solamente(Copyright 1998-2010 William Park — Licenza LPPL)
di quanto spazio hai bisogno? Piuttosto ricordati che se fai la lista delle figure o delle tabelle, non è il caso di mettere questa informazione anche nella lista, quindi ricordati di usare l’argomento facoltativo del comando [tt]\caption[/tt]
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Non hai già messo il LogoPoliTO nella pagina del titolo? Quello basta ed avanza.
D’altra parte se lo volessi mettere nell’angolo in nasso a destra della footline (bisogna trovare la scatola gusta dove inserirlo) sarebbe troppo piccolo e non sarebbe nemmeno distinguibile; si vedrebbe sollo un cerchietto sostanzialmente grigio.
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sistema TeX.Installa TeXlive 2012 al posto di MiKTeX2.9; cerca la parola texlive con google e verrai mandato al sito ufficiale di CTAN dove leggendo le istruzioni puoi scricare il programma di installazione di TeX Live; in ogni caso leggi la procedura di installazione suul’Arte di scrivere con LaTeX; se non ne disponi la scarichi dalla sezionei di documentazione di questo sito.
Non usare prodotti archeologici come Winshell o TeXnicCenter; pura archelogia informatica; winshell credo che esista ancora negli archivi a solo scopo di documentazione; TeXnicCenter non viene più aggiornato da alcuni anni. Anche il formato dvi non viene praticamante più usato da alcuni anni, salvo sporadiche applicazioni che formano l’eccezione con conferma la regola. Oggi si usa il formato pdf ottenuto direttamente con pdflatex, non più lanciando latex poi dvips poi ps2pdf come succedeva alcuni anni fa — alcuni? no, molti anni fa.
Il cuore del sistema TeX evidentemente sono i programmi di composizione, i file di classe i pacchetti di estensione, i font, e compagnia bella, ma usare un editor decente e moderno; TeXLive ti installa anche TeXworks, un editor scrnao di bottoncini dai molti colori, ma con funzionalità ottime. Poi se ti senti sperduto con un editor dalla cornice così scarna, allora installati TeXstudio, altrettanto buono, ma con la schermata “ingombrata” da tante sotto finestre considerate essenziali da molti utenti. Usare un buon editor moderno è essenziale anche per eseguire i passaggi diretti e inversi fra la finestra di editing e quella che mostra il risultato della composizione in formato pdf.
Stai attento con Win7 a come installi TeXLive (o anche MiKTeX, se lo vuoi reinstallare, per quello che apparentemente sembra essere il tuo problema) Win7 ti consente di instalalre il programma solo per te oppure per tutti gli utenti della macchina; in questo secondo caso ogni operazione di manutenzione deve essere eseguita con i privilegi di amministratore e quando leggi che ti mancano i “rights” o leggi il messaggio “permission denied” vuol dire che non stai operando come amministratore.
Infine: non usare mai il mirror di Roma2 noto per la sua lentezza e per l’alta probabilità che ti cada la connessione o vada in time out la richiesta di collegamento: se esamini la lista dei mirror che si trova in CTAN vedi che in Italia c’è anche il mirror del servizio GARR che è decisamente meglio del servizio offerto da Roma2. Poi ci sono altri mirror europei forniti di collegamenti più rapidi; io uso un mirror olandese che non mi ha mai lasciato a terra (mai dire mai, prima o poi capiterà anche con quello) ma ci sono degli ottimi mirror austriaci o svizzeri che ti consiglio caldamente.
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Direi che non sia necessario che qualcuno lo faccia, lo puoi fare da solo:1) nella chiamata della classe scrivi b5paper al posto di a4pare, e nel file ausiliario intitolatio impostazione-tesi.tex sosituisci la riga che contiene il comando \areaset con `\areaset[current]{282pt}{629pt}
\setlength{\marginparwidth}{7em}
\setlength{\marginparsep}{2em}`
se vuoi cambia anche la larghezza delle note marginali e del loro separatore con valori più piccoli di 7em e di 2 em (7em a 10pt sono 20mm e sono pochi; 2em a 10pt sono circa 6,5mm e sono uno spazio non trascurabile) puoi lasciare i 2em, ma invece di diminuire io aumenterei la larghezza delle note marginali; meglio ancora lascerei stare tutto così com’è e non farei uso di note marginali.PS: i valori di areaset sono quelli per la pagina A4 moltiplicati per il fattore di scala 176mm/210mm, il rapporto fra le basi della carta B5 e della carta A4; in questo modo la sensazione di spaziosità della pagina di TesiClassica rimane inalterata. Forse non è la scelta migliore, ma certamente è una scelta coerente.
Che a Pisa si chiedano le tesi di dottorato in formato B5 non è una cosa strana; in altre università si richiedono anche formati più piccoli; questo richiede un taglio profondo della carta disponibile (solo A4 e A3 — sembra che venga prodotta anche la B4, ma in pratica viene prodotta solo per ordinativi di alcune tonnellate, non di una o due risme) con uno sfrido notevole a tutto svantaggio delle foreste e a tutto vantaggio di produttori di carta riciclata. Tutto questo per avere dei libretti di formato più elegante? Capisco che questa lamentela sia OT, ma visto che ci sono anche professori universitari che leggono questo forum, che portino questo messaggio alle loro facoltà e le convincano, caso mai a non produrre tesi di formati minori, ma di formati archiviabili elettronicamente, cosicché non debbano consumare spazi nel loro archivi, per raccogliere fascicoli che resteranno per la maggior parte rinchiusi in quelle squallide stanze a prender polvere.
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