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7 Novembre 2020 alle 8:17 in risposta a: Uso di font di sistema di differenti dimensioni e stili #1189816 Novembre 2020 alle 22:10 in risposta a: Uso di font di sistema di differenti dimensioni e stili #118979::
@desk7, probabilmente la mia risposta non ti serve a niente, perché non dispongo di Windows e non ho voglia di scaricare Titillium dall’Accademia di Belle Arti di Urbino (che conosco piuttosto bene) ma dal cui sito non voglio ricevere nessuna pubblicità.
Detto questo credo che tu possa arrangiarti in diversi modi, visto che non ti so dare indicazioni precise.a) dalla sezione Documentazione di questo forum scaricai la guida speciale intreoxelaltex.pdf; se ricordo bene c’è scrito non solo come rendere visibili i font .otf a Windows. Comunque l’idea di scaricare il Regular, il Bold Regular, l’Italic e il Bold Italic tutti nella cartella del main file della tua tesi, possa funzionare alla grande.
b)oltre a quella guid, leggiti la documentazione di fontspec (texdoc fontspec) specificando \setfontfamily usando non il nome di un singolo font, ma quello della famiglia (probabilmente il nome della famiglia è semplicemente Titillium) ma puoi scovare come ricavare il nome giusto usando il programma otfinfo che è già sulla tua macchina. Istruzioni in merito nel documento introxelatex.pdf.
c) le varie serie e forme, una volta specificati queli fonto o famiglie di font caricare con fontspec, si selezionano con i soliti comandi \latex \textnormal, \textbf, \textit, e le solite dichiarazioni combinate con i comandi, del tipo \textit{\bfseries}; per i corpi i comandi che hai usato vanno benissimo, sempre ricordando che qualunque impostazione per i font va sempre seguita da \selectfont.
d) LA guida che leggi con texdoc fntguide ti permette di vedere tutti i comandi di alto livello e quelli di basso livello per gestire i font; per quelli testuali è semplice; per quelli matematici con XeLaTeX e LuaLaTeX è più semplice di quanto descritto in quella guida, ma bisogna usare fontspec per definire anche i font matematici. Questi forse ti interesseranno per il corpo della tua tesi, non certo per il frontespizio.Da urbinate di adozione mi stupisco che l’Accademia prescriva i suoi font (e questo va benissimo), ma non dica come installarli né su Windows, né su Mac, né su Linux. Se sei uno studente di quella accademia, protesta. E protesta anche perché i font opentype non sono usati solo dagli utenti di Windows, ma anche da quelli di Mac e di Linux; inoltre protesta perché i font OpenType non si usano solo con Word,o OpenOffice, o LibreOffice, o Pages, o…, ma si usano anche con il sistema TeX, e un’Accademia che non conosca il sistema TeX sa poco di tipografia. La prossima volta che, Covid permettendo, posso tornare nella città dei miei avi, sicuramente andrò a far loro visita, e magari mi metterò a disposizione per tener loro uno o più seminari su LaTeX.
Incidentalmente LuaLaTeX a differenza di XeLaTeX sembra che si crei una cache per i font presenti sulla macchine a a quella cache faccia riferimento.
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@Stasy, non ha senso usare la classe book e poi usare \chapter* per TUTTI i capitoli; \chapter* serve rarissimamente per intitolare in Presentazione, o una Prefazione; raramente per un capitolo della main matter; LA classe book dispone dei comandi di “supersezionamento” \frontmatter, \mainmatter, e \backmatter, che servono appunto epr non numerare i capitoli e i loro sezionamenti nella parte iniziale del libro: pagina del titolo, retrofrontespizio, indice genrerale, liste delle figure e delle tabelle e quelle cose che di solito non si mettono nei libri normali: la refazione, la Presentazione,il Prologo e altre simili insensatezze, molto care a molti editori e carissime a molti autori; la \backmatter serve per comporre le parti terminali del libro, come la bibliografia, uno o più indici analitici, persino, volendo, una Postfazione; le appendici se sono più di una possono andare alla fine della main matter, ma se ce n’è una sola, può andare nella back matter. Con questi super sezionamenti tutti i titoli introdotti con \chapter non sono numerati né nella front matter, né nella back matter, ma sono tutti elencati nell’indice generale. i titoli dei capitoli introdotti con \chapter* non vengono mai inseriti nell’indice generale e non producono cambiamenti di nessun genere nelle testatine. Ci si domanda perché esista il comando asteriscato; tuttavia qualche rarissima volta può essere utile. Dietro le quinte viene usato per dare un titolo all’indice generale, alla lista delle figure e alla lista delle tabelle.Nella main matter i capitoli DEVONO essere numerati. Introdotti con \chaper* non è nemmeno possibile farvi riferimento (con \label. \ref e \pageref) se non con perifrasi che facciano riferimento solo ala pagina.
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@Stasy, le cose scritte in carattere monospaziato, non sono divisibili in fin di riga; il pacchetto url, consentirebbe di specificare l’opzione hyphens per rendere “separabili” (nel senso di andare a capo, un certo elenco di caratteri). Ma è comunque sempre difficile che faccia un buon lavoro; è giusto che sia così, perché non bisogna introdurre caratteri strani nel link, che potrebbero renderlo errato; e andare a capo senza segnalare che lo si è fatto potrebbe rendere difficile far funzionare il link.La soluzione è quella di cambiare il testo prima del link, qualche rara volta si ha successo anche se si cambia qualche parola dopo il link; ma poi la soluzione migliore, secondo me, e molti potrebbero non essere d’accordo, è quello di comporlo da solo dentro un ambiente center; se pur essendo un lungo link non è più lungo di una riga di testo, la soluzione ca l’hai in mano, purtroppo i link talvolta sono spropositatamente lunghi, e in quel caso si potrebbe chiedere al pacchetto url di andare a capo in corrispondenza degli spazi o di altri caratteri e poi incrociare le dita.
Io trovo che forse la soluzione migliore (ma dipende dal tipo di link) possa essere quella di usare il comando \href del pacchetto hyperref (leggine la documentazione dando in una finestra comandi il comando texdoc hyperref); questo comando serve per associare un “anchor” e un “target}, per cui nel testo vedi una semplice parola cliccabile, e cliccandovi sopra vieen inviato il tutto alla destinazione del link. Talvolta non si può usare questa cosa, ma quando funziona il problema è risolto.
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nell’esempio allegato al pacchetto TOPtesi c’è il file toptesi-example.tex con il relativo file pdf. Il suo preambolo ocntiene queste eimpostazioni:` \documentclass[%
corpo=13pt,
twoside,
% stile=classica,
oldstyle,
autoretitolo,
greek,
evenboxes,
% tipotesi=magistrale,% si può anche commentare
nocenterfolio,
% folioinhead,
nocenterhead,
]{toptesi}
`Come vedi le opzioni dei numeri di pagina sono nocenterfolio e nocenterhead; Il file pdf mostra il contenuto della testatina attiguo al margine destro e il numero di pagina nel piedino, attiguo al margine destro.
L’esempio usa la versione di TOPtesi 6,4.06 del 2020-09.06 che è l’ultima caricata su CTAN. se a te quelle opzioni non funzionano, vuol dire che stai lavorando con una versione obsoleta; quindi l’unica cosa da fare consiste nell’aggiornare la tua installazione.[PS] Non usare la numerazione romana; è antiquata e risale ai tempi in cui si componeva in piombo; ovviamente nessuno te lo vieta, ma è antiquato.
Inoltre 7mm di cucitura sono decisamente eccessivi, a meno che tu non voglia rilegare la tesi in un raccoglitore ad anelli, oppure che tu ti voglia rilegare o far rilegare la tesi cartacea con la spirale o con i dorsi a pettine;Se vuoi spendere qualche soldo in più per conservare la tesi ben confezionata, fattela incassare con il piatti rigidi e con le segnature cucite e non hai bisogno di nessuna correzione epr la cuciture; se te la fai fare con il dorso incollato, 3mm sono più che sufficienti, Nel caso che tu voglia stampare la tua tesi e te la voglia (far) stampare e rilegare, aggiungi l’opzione libro; In questo modo lo specchio di stampa viene mosso verso la cucitura perché il libro deve avere il margine esterno maggiore del margine interno, con le segnature cucite, continui a non avere bisogno di nessuna correzione, che può essere, comunque, utile se te la fai incollare, invece che cucire. Non dare retta al tipografo, ormai abituato a lavorare con fogli A4 composti con qualsiasi word processor e non è più abituato a lavorare libri composti bene. Quest’estate mi sono stampato le segnatore per una delle guide tematiche che volevo avere a portata di mano e non di mouse; ho cocito io steso le segnature con i risguardi, ma poi l’ho portata dal legatore; vedendola mi ha fatto i complimenti per la bella impaginazione di quella guidina, un po’ meno per la cucitura dilettantesca, perché era un mucchio di tempo che vedeva solo fogli composti con i word processor, e se faceva qualche lieve menzione al committente, ne veniva addirittura maltrattato. Ho avuto l’ennesima conferma che purtroppo LaTeX è usato meno di quel che meriterebbe, e che la buona tipografia non viene più apprezzata.
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Come sarebbe a dire che book ha ungni capitlo esenta da numerazione!Mai sentito a meno che tu non usi sistematicamente \chapter*, oppure che tu non abbia impostato il contatore secnumdepth ad un valore inferiore a 0
Il suggerimento di Ivan va benissimo, ma \chapter senza asterisco lo fa da solo.
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Silvio, quanto ti ha detto @samiel è esattissimo.Ma quello che traspare del tuo esempio e che sei davvero un neofita, come lo siamo stati tutti noi; noi abbiamodovuto arrangiarci tanti anni fa, eprché non esisteva nessuna documentazione. Voi “millenials” siete avvantaggiati da un lato e svantaggiati da un altro.
Il vantaggio e che oggi esiste un’enorme quantità di documentazione; da quella dei singoli pacchetti che si legge dando in una finestra comandi il comando texdoc[/] seguito dal nome del pacchetto di cui si vogliono conoscere le funzionalità e le modalità d’uso, alle guide tematiche e a quelle generali(vidi per esempio la sezione Documentazione di questo Forum).
Lo svantaggio è che voi “millenials” non siete abituati a leggere la documentazione; non oso pensare che non siate abituati a leggere, per carità ma di solito vi accontentate di un breve sguardo alla schermato del vostro smartphone i iPod, o tablet,, cercando,magari Wikipedia, e non andate più in là della semplice schermatina del dispositivo.Per usare LaTeX (che come sta scritto nella guida generale per neofiti , L’Arte di scrivere con LaTeX, “LaTeX non è Word”) bisogna documentarsi, perché LaTeX non è un word processor come MS Word, o OpenOffice.org/Libre Office Swriter, o Mac Pages, tanto per citarne alcuni). LaTeX è un linguaggio di programmazione; fa talmente tante cose, che è difficile tenerle a memoria tutte quante; ecco perché tutti noi “vecchi” utenti, io compreso, teniamo sempre la documentazione a portata di un click di mouse; Per te che se neofita, le basi di LaTeX sono nella guida tematica (sezione Documentazione) Il LaTeX Reference Manual commentato, scritto in italiano, e fornito dimolti esempi d’uso e di indicazioni per usare certi pacchetti di estensione di cui oggi non si potrebbe fare più a meno.
Per esempio sapresti la differenza fra \textwidth, \columnwidth e \linewidth; conosceresti il meccanismo di \label, \ref, e \pageref; dalla guida tematica Comporre in Italiano, conosceresti la punteggiatura e l’uso di tante piccole e grandi cose che si fanno solitamente nella tipografia italiana, dal lessico, alla grammatica, dall’uso delle maiuscole, che è diverso dall’uso angloamericano, all’uso corretto delle liste o degli elenchi; dall’uso consapevole degli oggetti mobili; da come si usa \includegraphics e in generale il contenuto dell’ambiente figure.
Prima di andare avanti con il tuo documento, scaricati le guide che ti ho indicato; non leggerle tutte d’un fiato, ma almeno scorrile in mod da saperne qualcosa di più al di là dell’elencazione contenuta nell’indice generale, e tientele a portati di mouse. Non sprechi il tuo tempo a leggere la documentazione, ne risparmi molto di più quando ti sei documentato.
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Mi sbaglierò,ma ho la netta sensazione che tu non abbia letto la documentazione di longtable:la si legge dando da terminale il comando texdoc longtable.In primo luogo vedresti che, data la natura della lunga tabella, il comando \caption per la didascalia va nel \firsthead; nelle altre intestazioni puoi ripetere la didascalia usando \caption*.
L’autore del pacchetto non dice che longtable sia compatibile con multirow; proprio perché per spezzare la tabella su varie pagine, deve esaminare alla fine di ogni riga quanto spazio rimane nella pagina. siccome multirow impegnerebbe diverse righe, longtable non potrebbe fare il suo lavoro.
Secondo molti esperti di LaTeX, l’uso di multirow sarebbe deprecato sempre, anche con le tabelle che stanno in una sola pagina.
Secondo quegli esperti non sarebbe un problema inserire il materiale da mettere in una cella multiriga, dividendolo in altrettante righe da mettere una alla volta, senza riga sottostante, nella tabella lunga; Ovviamente non ci sarebbe nessuna garanzia che longtable decida di spezzare la tabellona proprio a metà di questa serie di righe.
Inoltre l’uso di \hline è deprecato; il pacchetto booktabs produce i pochi filetti tipograficamente accettabili e dispone anche di un \cmidrule per disegnare un filetto orizzontale solo sotto certe celle singole o contigue.
L’alternativa sarebbe quella di spezzare a mano la lunga tabella di tabelle distinte, usando solo descrittori di colonna di larghezza preimpostata, in modo che possano essere uguali nei successivi spezzoni; longtable risparmia questa faticaccia, ma ha i suoi limiti.
Non ricordo se nella guida tematica sule tabelle (che puoi liberamente scaricare dall sezione Documentazione di questo forum) si parli di queste limitazioni di longtable; vi si descrivono altri due pacchetti per comporre tabelle su più pagine; e vi sono esempi per ciascuno dei pacchetti da usare. Te la consiglio; magari non trovi quel che cerchi, ma è una lettura che non guasta per diventare dei bravi compositori di tabelle. Bravi non vuo dire eccellenti, ma sicuramente tali da produrre con competenza del mezzo delle tabelle più che “decenti”.
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Capisco perfettamente, ed è per questo che ti ho consigliato di produrre un esempio minimo compilabile; di più: ti suggerisco di scaricarti dalla sezione documentazione la guida tematica sulla produzione di esempi minimi compilabili.
Tu hai allegato tanto, ma non sufficiente da un lato, ed eccessivo dall’altro.
Risassumento in due parole la definizione di Esempio Minimo Compilabile: esso comincia con [tt]\documentclass[/tt] e finisce con [tt]\end{document}[/tt]; il preambolo (ciò che sta da [tt]\documentclass[/tt] a [tt]\begin{document}[/tt] deve contenere il minimo indispensabile di pacchetti e di impostazioni/definizioni; e il documento vero e proprio (ciò che sta fra [tt]\begin{document}[/tt] e [tt]\end{document}[/tt] deve essere il minimo necessario a seocnda del problema sul quale si desidera ricevere aiuto.
Non sono imposizioni precisissime, perché alla parola minimo si possono associare diversi significati; tutavia da un lato devi proteggere i tuo scritto, quindi come testo riempitivo fasullo puoi usare il pacchetto lipsum o kantlipsum (leggine la documentazione per sapere come usarli); dall’altro in nomi delle persone, delle università delle aziende per le quali si lavora, e simili, sono dati sensibili e normalmente vengono sostituiti con i nomi di personaggi degli album a fumetti: direi che Paolino Paperino è uno degli autori più “prolifici”; l’università di Bengodi è molto frequentata; il corso di laurea in Pennutologia è uno dei più seguiti; 🙂 Puoi sbizzarriti a tuo piacimento.Ma un consiglio; per tua ammissione usi LaTeX da poco tempo; quindi sei un neofita. Lo siamo stati tutti, quindi abbiamo la confidenza necessaria per poter dialogare con i nuovi neofiti, anche se abbiamo alle spalle più di 30 anni di uso di LaTeX, perché ci ricordiamo delle difficoltà che anche noi abbiamo avuto all’inizio. L’esperienza ci ha insegnato che conviene: (a) studiarsi un po’ di documentazione; (b) scegliere una classe, per esempio book, e scrivere il nostro documento senza ricorrere ad altri pacchetti; (c) via via che procediamo possiamo aggiungere pacchetti solo se sappiamo a che cosa servono e a questo scopo dobbiamo leggerne la documentazione, non in rete, ma direttamente nel nostro disco fisso: cosa semplicissima, perché basta aprire una finestra comandi, scriverci dentro il comando texdoc seguito dal nome del pacchetto; premere il tasto Invio; infine leggere; (d) non carichiamo mai un pacchetto “perché potrebbe servire”; o serve, oppure non lo si carica; (e) accediamo al queto forum con la massima libertà per cercare aiuto nel capire certe cose che non riusciamo a schiarirci da soli — guarda che capita anche a me che ho molta esperienza; ho lacosa sotto il naso, la leggo e la rileggo, ma mi sfugge il significato, che pure, una volta spiegatomi da qualcuno che non abbia gli occhi bendati, mi cosrige a darmi dal solo degli epiteti non ripetibili. 🙁
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@nicola.manconi: stai attento: le pagine pari sono a sinistra e quelle dispari a destra.
Certamente il tuo codice è molto confuso; e @samile ti ha risolto il problema, limitandosi, giustamante, al problema che hai inserito nel titolo; In futuro invia solo EMC (Esempi Minimi Compilabili); esempi, cioè, che contengano il minimo di codice per replicare il problema.
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@cierpa, ho sostato il tuo messaggio nella sezione TeX e LaTeX, perché l’argomento che tratti riguarda questa sezione.Il problema che lamenti non dipende né da listings né da altri simili pacchetti o ambienti per scrivere codice; il codice non può essere spezzato a fine riga.
Quindi il tuo problema si risolve solamente aggiungendo o togliendo una parola prima di usare quella stringa, oppure cambiando la frase nella quale compare quella stringa.Non basta che una parola chiave o un comando sia riportato in un carattere particolare; è che la “parola” del linguaggio di programmazione che stai usando non può essere spezzata a fine riga.
30 Ottobre 2020 alle 11:42 in risposta a: Errori durante la compilazione con fontec.sty, babel.sty e altri pacchetti #118934::
Ciao @CeskoBara.Il primo errore che ti viene segnalato fa riferimento a un presunt font ecrm1200 di cui non troverebe il file contenente le informazioni metriche. La cosa mi lascia perplesso, perché ho preso il tuo file, l’ho compilato senza problemi e poi l’ho aperto con Adobe Reder che mi permette di usare lo short-cut command-D (sul mio Mac dove è installato TeX Live 2020 aggiornato un apio di giorni fa) mi mostra le proprietà del documento, fra le quali l’elenco dei font usati; Non vi viene menzionato nessun font ecrm; invece usa i CM-Super, cioè i font CM estesi con la codifica T1, come tu hai richiesto.
Ho il sospeto che la classe amsbook sia vecchia, vecchissima, e on abbia ancora recepito la necessità dei font con codifica T1.Prova a ricompilare con la classe book, invece di amsbook. Se compila correttamante, abbandona amsbook. Se non funziona, allora ciò che mi preoccupa è che tu abbia installato la verisone base TeXLive/Debian e non la TeXLive/CTAN; oppure che epr qualche motivo tu le abbia installate entrambe, ma tu non abbia configrato i path corretti. Puoi controllare con il comando da terminale echo $PATH.
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Il suggerimento di Ivan è corretto, ma…Se usi hyperref nella parte che si riferisce al capitolo nell’indice non sono ammessemacro se non alcune, pochissime, che sono esplicitate neladocumentaione di hyperref. Tuttavia la stada corretta è evitare le immagini e il logi nelle voci dell’indice e nelle testatine.
Alternativamente, se NON usi hyperref, puoi dimensiona re il logo non in termini assoluti ma in termini della dimensione dei font, per esempio`
\chapter{The inludegraphics[height=2ex]{images.logo.logo_OXiNEMS}`mentre se usi hyperef sei costretto a seguire in consigli di Ivan, stando bene attento di non mettere nell’argomento di \addcontentsline l’immagine (la puoi lasciare nelle testatine) ma ci metti solo il nome OXiNEMS.
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Ci sono molti modi per qualificare qui modi di scrittura; io non userei mai la scrittura lunga con la divisione indicata con “per”.
L’importante è che no ci sia ambiguità; per cui non scriverei mai J/mol/K, come scriverebbero negli USA, perché non si capisce se mol/K sia un denominatore, o se il numeratore sia J/mol.Lascerei perdere il punto e userei le parentesi J/(mol K), oppure gli esponenti negativi J mol^{-1} K^-1}, ma tieni presente che esiste una impostazione di SIunitx per usare gli esponenti invece delle frazioni. Personalmente preferisco le frazioni a barra e le parentesi. Poi, vedi, è più una questione di abitudine; SIunitx serve per chi ha poca dimestichezza con le unità di misura; io scrivo solo matematica delle grandezze, quindi per me usare le unità di misura della mia disciplina (ex, visto che sono in pensione da un pezzo) è normale e le conosco benissimo tutte senza dover andare a guardare su manuali o elenchi di unità quali devo usare. quindi non uso mai i nomi per disteso affinché SIunitx le traduca. Infatti non uso mai SIunitx, non perché sia un brutto pacchetto, ma perché mi pare che il comando \unit di babel mi sia più comodo; non per niente sono stato io che ho introdotto quel comando nella definizione della descrizione di una lingua, e credo che l’italiano sia l’unica lingua che dispone di questa particolarità. Personalmente per scrivere i miei libri, mi sono definito macro del tipo \V per inserire l’unità dei volt con una definizione simile a questa [tt]\newcommand\V{\unit{V}}[/tt] o per una densità di corrente [tt]\nexcommand\J{\unit{A/m^2}}[/tt]. Nessuno ti vieta di usare el espressioni corrispondenti di SIunitx, e definirti anche tu le unità che usi più spesso, così che ti possa scrivere per esempio 65\Jspec avendo definito \Jspec in uno dei modi consentiti e corretti; risparmierestiun mucchio di lavoro e un mucchio di errori di battitura.
Se hai problemi a rispettare le norme ISO lavorando a mano, dai un’occhiata al pacchetto pm-isomath; è un’alternativa al pacchetto isomath che funziona con pdflatex abbastanza male, mentre funziona benissimo con xelatex e lualatex; pm-isomath è la solzione del “poor man”, del “pover uomo” che non sa o non vuole usare gli altri due compilatori per qualsiasi ragionevole motivo; il pm-isomath ha già dei comandi ma ne consente di defiire alri, sia per gestire correttamente le grandezze, anche se sono indicate con le lettere greche, sia per gestire le unità di misura. Per esempio quella scritta nelle tue figure “sinΩι” dovrebbe essere scritta nella forma “sin Ωι“, mentre LaTeX di suo non permette di scrivere le lettere greche maiuscole in corsivo, né consente di scrivere le lettere greche minuscole diritte. La documentazione di pm-isomath (texdoc pm-isomath) porta diversi esempi.
Aggiungo: non è vero che le norme ISO-UNI vietano l’uso del nero: semplicemente assegna il nero ad una particolarità di simboli di grandezze variabili. ma per le unità di misura è categorico; solo tondo senza inclinazioni di nessun genere (niente tondo inclinalo, slanted, per intenderci) niente nero; Accetta che le norme prescritte siano usate solo all’interno di formule, non all’interno del testo; per il testo è il buon gusto a non usare i simboli delle unità di misura nel testo dove preferisce, sempre secondo il buon gusto che si scriva: “alla distanza di sicurezza minima di un metro” (in tempi di COVID si legge spesso) e raccomanda di non scrivere “alla distanza di sicurezza di 1 metro”; in ogni caso con o senza buon gusto, sarebbe da ignoranti scrivere “alla distanza di sicurezza di 1 mt” oppure alla distanza di sicurezza di 1ml” aggiungendovi magari il punto come se il simbolo fosse una abbreviazione.
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