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Esclusi i margini?
Questi non sono così ben definiti, nel senso che cambiano al variare del corpo normale dei font.L’unica cosa è fare sempre riferimento a \textwidth e a \textheight quando si vuole scalare una figura in modo che stia fra i margini orizzontali e/o verticali; non mai è il caso di usare dimensioni assolute, tipo 12cm; credo che questa raccomandazione appaia in ogni guida.
::Ultima domanda, forse non così del cavolo: qualitativamente parlando, c’è un vincitore tra i due, oppure si equivalgono?
Sono entrambi ottimi; fanno le cose in modo diverso e producono risultati estetici diversi; io non parlerei di vincitori e vinti; ma parlerei di programmi da preferire.
Personalmente preferisco Tikz.
::Confermo che PS è Turing-completo. Mi sfugge, invece, la nozione di completezza sul pdf, essendo esso un formato e non un linguaggio di programmazione.
Bene; non essendo un informatico ed essendo di vecchia data, spesso cito a buon senso ma spesso mi sbaglio.
Invece pdf non è solo un Page Description Language, a mio avviso; è un linguaggio di programmazione che fa certe cose e non altre. I suoi comandi e la sua notazione polacca derivano da PostScript; i comandi sono molto accorciati riducendosi per lo più ad una sola lettera, talvolta a due, non ne ho mai visti di tre lettere ma non escludo che ce ne siano; questa mancanza di ridondanza che rende il linguaggio PostScript “facilmente” leggibile, fa sì che il linguaggio PDF sia molto criptico. Quello che manca a PDF, mi sembra di avere letto da qualche parte, sono principalmente i test di alto livello per cui il linguaggio non è Touring completo; però certi conti li fa, anche se i driver dei vari programmi, e di Tikz in particolare, devono supplire con molte operazioni fatte fare al motore di composizione (pdftex, in generale).
Enrico sottolinea un fatto importante: PSTriks non è gestibile direttamante co il motore pdftex e richiede un ampio uso dello shell escape, mentre è quasi del tutto compatibile con XeLaTeX; sì, perché XeLaTeX scrive nativamente un formato DVI esteso per gestire i caratteri UNICODE (formato DVU, mi pare che si chiamai) e poi il programma xdvipdfmx chiamato dietro le quinte in mdo “automatico” trasforma il file ottenuto in file PDF, perdendo per la strada, però, un certo numero di funzionalità, come per esempio la microgiustificazione (per ora limitata solo alla protrusione dei segni all’esterno della riga).
In sostanza se si vuole avere un risultato finale in formato PDF, Tikz fa tutto quello che può fare e mantiene le funzionalità del formato PDF; PSTricks richiede comunque un formato DVI da trasformare in PDF; che questo sia fatto ricorrendo allo shell escape da pdftex, oppure che venga trasformato un file DVi o DVU attraverso almeno un passaggio ulteriore.
Secondo me, oggi, Tikz ha delle piccole limitazioni rispetto a PSTricks (che non ho idea di quali possano essere perché non mi ci sono mai imbattuto) ma è molto più funzionale; idea personale, naturalmente e derivante solo dalla mia limitata esperienza con PSTriks e dalla modesta esperienza con Tikz.
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Il contatore di align è lo stesso di quello delle equazioni, quindi il problema si risolve sganciando il contatore equation dalla reset list dei vari comandi di sezionamento.Ma l’idea mi sembra strana, anche se è in locale; se si tratta di numerare le equazioni di un solo align basta usare il comando \tag; per esempio \tag{1}, \tag{2}, eccetera, all’interno di quell’align, alla stessa maniera con la quale si usa \notag per evitare la numerazione di una equazione in un align.
Ma per l’intero documento mi sembra una follia; quando sei arrivato all’equazione 1234, dove la vai a cercare? Sfogli tutto il testo di 745 pagine per trovarla? La numerazione gerarchica ha una sua funzione e aiuta nella ricerca delle informazioni che servono; non è una brutta numerazione, ed è utile. Pensaci bene…!
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Dunque il rigatino della carta da bollo sembra essere a posto; scarica dal seguente linkhttp://dl.dropbox.com/u/46128876/ricorso-5.zip
e l’opzione bollo ora è esplicita e nobollo non esiste più. Il layout della pagina è identico; l’unica cosa che distingue i due layout è il rigatino. Ovviamante la procura ha la sua spaziatura e le sue righe non si appoggiano al rigatino, nemeno una ogni due; del resto anche 5mm di interlinea nel testo della procura sono decisamente troppi.
avv. e Avv. sembrano a posto con il solo comando \avv; questo contiene anche il punto di abbreviazione, quindi non bisogna mettere nessun punto dopo \avv.
La gestione dell’iniziale maiuscola per gli articoli maschili, femminili, singolari o plurali è un po’ difficile e ci sto lavorando, ma non assicuro niente, perché è necessario fare dell’alta acrobazia per raggiungere lo scopo e più è “acrobatica”, maggiori sono le probabilità che il meccanismo si inceppi.
D’altra parte ci cono alcuni articoli, aggettivi e appellativi che si riferiscono ad una singola persona, che il ricorrente si unico o un pluralità di persone fisiche o giuridiche, mentre ce ne sono altri che dipendo solo dalla numerosità dei ricorrenti e questi si possono gestire più semplicemente.
Per spiegarmi meglio: se i ricorrenti sono Mario Rossi e Alfio Russo, si può scrivere “I sottoscritti…”, ma non si può scrivere “nati il…” (a meno che non siano gemelli, cosa impossibile o molto remota se hanno cognomi diversi…:smile: )
Forse si può risolvere il problema con token lists, ma ci vuole tempo perché la cosa non è così semplice ga gestire, in quanto i nomi di ogni token vanno generati a partire dai nomi dei clienti; poi bisogna gestirli correttamente mantenendo lineare e intuitiva l’interfaccia utente.
Per ora gli aggiornamenti riguardano solo il rigatino della carta da bollo e la maiuscola automatica nell’abbreviazione avv.
Per le società bisognerebbe avere un esempio completo di tutte le informazioni necessarie per descrivere la persona giuridica “società” quando il cliente è, appunto, una società.
Per la generazione automatica del codice fiscale, questo è impossibile; se ne può fare la verifica, forse, (ma vale la pena?) ma non lo si può generare in modo automatico perché non si può accedere alla banca dati di tutti i possessori di codici fiscali al fine di risolvere l’inghippo che si presenta (molto raramente) di due persone con lo stesso nome, lo stesso cognome, lo stesso luogo di nascita, lo stesso giorno di nascita. Capita molto raramente, ma capita; ripeto, non esiste ancora un modulo del sistema TeX che esegua il controllo di validità del codice fiscale, (cosa che potrebbe interessare solo gli italiani, perché il codice personale negli altri paesi potrebbe non esistere o potrebbe essere congegnato in un altro modo, ma si può fare.
Ciao
Claudio
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Io direi che PSTricks spadroneggia perché è sul palcoscenico da un mucchio di tempo. La guida che ora è consultabile con texdoc pstricks, scritta da Timothy Van Zandt, il vero autore di PSTricks, è datata 2003, ma il pacchetto e le sue estensioni esistono da almeno una quindicina di anni prima. Tikz esiste dal 2005 o 2006.Inoltre fino a poco tempo fa, non saprei dire con precisione, il mondo di Linux considerava come formato di default di ogni file e di ogni stampante il formato PS, e considefava gs (ghostscript) come l’unico visualizzatore degno di essere chiamato con questo nome, inoltra fino a non molto tempo fa l’interfaccai che distingueva un vero “Pinguino” da un utente impacciato (uno di quelli che leggono Linux for dummies) era proprio l’interfaccia a linea di comando; dunque sistema TeX con uscita in DVI, dvips con uscita in PS, gs come visualizzatore e interfaccia di stampa. Tieni presente che pdftex esiste da molto meno tempo del sistema TeX, direi che sia di una quindicina di anni più giovane, e quindi è ovvio che fra i pacchetti che usano e citano PSTricks e Tikz prevalgano quelli che si riferiscono al primo.
In compenso Tikz in questi anni ha fatto passi da gigante. per cui la differenza fra quello che si può fare con PSTricks o con Tikz sta diventando un insieme coincidente di situalzioni. Non lo sarà mai, perché Tikz si affida al Portable Graphics Format,(pgf) nel senso che fa le cose che si possono fare solo con entrambi i linguaggi PostScript e PDF; questo secondo linguaggio è più limitato rispetto al primo, nel senso che deriva dal primo, ma, se non spaglio ad esprimermi, non è una macchina di Touring, mentre il linguaggio PostScript lo è. quindi il linguaggio PDF rappresenta lo standard di Tikz, e più in là non può andare se non facendo fare a TeX (pdftex) i calcoli e i test che il solo linguaggio PDF non è in grado di fare; ma anche pdftex è un po’ limitato nel fare i calcoli, e come ti ho spiegato altrove, di fatto, fa solo calcoli con numeri interi, ancorché mascherati da numeri fratti, ma a virgola fissa; per i test se la cva abbastanza bene. PostScript usa anche la cosiddetta notazione polacca, che per un calcolatore è molto più semplice da interpretare o da eseguire, mentre un umano (io, per esempio) fa una gran difficoltà a capire l’inversione degli argomenti e degli operatori; la capisco, ma ho difficoltà nel leggere un programma scritto da altri e non sarei mai capace di scrivere un vero programma in linguaggio PostScript.
Dunque, secondo me queste sono le differenza sostanziali; con PSTricks si può fare di più che non con Tikz, ma a me non è mai capitato un caso in cui non riuscissi a fare con Tikz quello che volevo fare e che ero capace di fare (quest’ultima limitazione è molto forte). Inoltre nutor un certo rpegiudizio nei confronti del formato PS, e non ci passo attraverso da anni, perché il risultato finale che mi interessa è sempre e soltanto il formato PDF; passare attraverso il formato PS vuol dire perdere alcune delle funzionalità del formato PDF, nonostante il linguaggio PS sia più ampio di quello PDF.
::Ora io vorrei utilizzare di default “avv.” (anziché l’impertinente “Avv.”) e appunto “Avv.” solo dopo il punto fermo (come “prof.”, non “Prof.”). Quindi dovrei forse creare anch’io una coppia di appositi comandi, uno \avv e l’altro \Avv da usa opportunamente. E vengo, finalmente, alla domanda: non è possibile addestrare LaTeX ad impiegare uno ed un solo comando in modo corretto in tutte le circostanza, a distinguere cioè autonomamente fra maiuscola e minuscola?
Sarebbe facilissimo per l’inizio di un capoverso, piuttosto difficile per l’inizio di un periodo; sicuramente non così immediato.
Ciao
Claudio
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Eccomi qui con una nuova soluzione molto aperta; Carlo, puoi cliccare sul link seguente:http://dl.dropbox.com/u/46128876/ricorso-3.zip
Spiegazioni:
\ho ridefinito il comando \CLIENTE in modo che accetti un certo numero di comandi obbligatori e facoltativi:
La sintassi è la seguente:
\CLIENTE[genere]{nome e cognome}[luogo di nascita][data di nascita][codice fiscale][residenza][domicilio]
Di default il genere è maschile (M); il primo argomento facoltativo può essere F; estendendo le varie definizioni si potrebbe anche pensare ad un S per le società. oppure lasciare F per le società.
Il nome e cognome senza appellativi di nessun genere, sono evidentemente obbligatori.
Gli altri dati facoltativi sono appunto facoltativi e per specificare quelli che vengono dopo altri senza specificare i precedenti bisognerebbe lasciare blank i relativi campi, senza però togliere le quadre; con un po’ di fantasia alcuni di quei campi potrebbero essere riempiti con dati relativi alale società, ma probabilmente bisognerebbe sostituire alcune parole con Partita IVA, invece che codice fiscale, e simili. Ma bisogna provare a usare questo marchingegno.
Inutile dire che il codice fiscale non è divisibile in sillabe, e che, inserito nella procura che ha un margine così piccolo, rovina piuttosto malamente la composizione delle prime righe, perché deve stare tutto in una riga. Ma nonn è colpa della procura; è colpa dalla forma del codice fiscale.
Nel ricorso e nella procura si possono usare solo i comandi minuscoli (o maiuscolo solo \Il) e gli articoli, pronomi,appellativi e aggettivi al maschile preceduti da slash. Il ricorso e la procura diventano quindi anonimi e il maschile viene usato come neutro.
Il file ricorso-3.tex e la procura MariangelaFantozzi.tex diventano cosi del tutto generici e la procura non si riferisce a nessuno in particolare, per cui non è importante che abbia il nome del cliente. Tuttavia merita mantenere separato e specificabile il nome del file della procura, in modo da avere un modello diverso per le società, per esempio, oppure per una pluralità di ricorrenti.
Carlo, esamina con attenzione i file di collaudo; vedrai che nel file macroricorso.sty ci sono due macro, \Maschile e \Femminile che ridefiniscono a seconda del genere una serie di articoli, aggettivi, pronomi e appellativi (“sig.a” va bene sia per “signora” sia per “signorina: ed è politically correct 😉 ) quella lista di definizioni può essere tranquillamente estesa con altri aggettivi o parole dipendenti dal genere.
A me pare che, presaci l’abitudine, questa soluzione possa essere considerata piuttosto elastica ed aperta; poi, visto che non ho esperienza di ricorsi, perché non sono avvocato, può darsi che l’esperienza consigli diverse altre soluzioni.Nota che il cambio di genere in quelle parole delle liste \Maschile e \Femminile non dipende da ithen.sty, che può essere utile ma fornisce dei comandi che con costruzioni logiche un po’ complesse può dare luogo a sorprese spiacevoli.
Fammi sapere
Ciao
Caudio
::antonio.macrì” post=71986
[quote=”Liverpool” post=71975][Domanda OT]
Ma voi alcune linee le vedete più sgranate di altre? Soprattutto nei collegamenti ai morsetti dell’opamp?Con Evince non vedo nessuna sgranatura. Che visualizzatore usi?
Quando mi compaiono problemi di questo tipo, aumento lo zoom del visualizzatore e di solito mi rendo conto che sono solo apparenti. Ma in questo caso anche ingrandendo al massimo (anch’io con Adobe Reader X) sembra che alcune linee sovrapposte abbiano proprio spessore diverso. ❗
Ciao,
Antonio[/quote]A stampa quel “difetto” non appare. Sullo schermo la sovrapposizione di linee anche dello stesso spessore è spesso visibile, più o meno a diversi ingrandimenti, a causa dell’algoritmo di antialiasing con cui il riproduttore dell’immagine pdf filtra bidimensionalmente i pixel adiacenti; questo è utile per mostrare decorosamente i font bitmapped in modo che non si veda tanto la sgranatura dei contorni, ma talvolta produce effetti strani come con i disegni programmati. Se fosse possibile, sarebbe utile poter avere una sorta di algoritmo di hinting anche con il disegno programmato, ma che io sappia non esiste nulla di simile. L’accortezza sarebbe quella di non disegnare mai linee troppo sottili ma è difficile dire a seconda degli schermi quanto poco sottili possano essere. Certo con uno schermo da 72 dpi si possono fare certe cose, ma on uno schermo da 100 o 110 dpi si può fare molto meglio. Con 72 dpi ogni pixel è circa un terzo di millimetro, con 110 dpi ogni pixel è circa 0,2mm. I 0,4pt che LaTeX e i vari programmi usano quasi di default corrispondo con un rapporto di scala 1:1 a o,12mm e sono troppo piccoli per gli schermi normali, anche quelli a 110 dpi, e scatenano l’antialiasing e il filtraggio bidimensionale.
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Lavorando con contatori numerici LaTeX fa i conti con i numeri interi; lavorando con la macchinetta tu fai i conti con i decimali; come vedi l’errore di arrotondamento può essere abbastanza forte. Con le estensioni eTeX (ora di serie con ogni distribuzione moderna) si potrebbero fare i conti con le grandezze fratte, ma non si devono usare i contatori numerici LaTeX.
Se vuoi vedere che risultati si ottengono con l’artimetica dei “numeri reali” di cui è capace LaTeX decifra il seguente odice:
`
\documentclass{article}\makeatletter
\newcommand{\IL}[3]{{%
\dimendef\lettere 256 \lettere=#1\p@
\dimendef\frasi 258 \frasi =#2\p@
\dimendef\parole 260 \parole =#3\p@
\dimendef\lp 262
\dimendef\fr 264
\fr=\dimexpr \p@*\frasi/\parole\relax
\lp=\dimexpr \lettere*\p@/\parole\relax
\strip@pt\dimexpr 89\p@ -10\lp +300\fr \relax
}}\begin{document}
\section{Indice di leggibilit\`a}
\IL{676}{287}{36}\\
\IL{676}{287}{367}\\
\IL{144}{1}{26}\end{document}
`C’è più TeX che LaTeX, ma i comandi sono tutti lì disponibili; spiegazione su etex da leggere con texdoc, paragrafo 3.5. gli ultimi due registri dimensionali sono necessari per risultati intermedi al fine di evitare overflow che si manifesterebbero perché le dimensioni non possono superare il valore di 2^{14} pt, circa uguale a 16 000 pt.
::
Carlo,
ti ho trovato un altro font che permette di avere maiuscoletto + nero, e maiuscoletto + inclinato: si tratta del pacchetto kpfots che è “onnicomprensivo” e, se volessi, si potrebbe scrivere con le legature medievali; senza arrampicarsi su per i vetri a fare cose strane, direi che soddisfa le tue necessità. L’unica variante visibile ad occhio nudo è che il font è un pochino più grande e più largo dei font Latin Modern, per cui nella riga ci stanno due o tre caratteri in meno. È un bel font; guarda l’esempio che ti allego nel file zip.Attento che l’opzione [nobollo] da specificare nella chiamata del pacchetto macroricorso va esplicitato solo per avere la versione per carta comune, non con la versione da carta da bollo. Per questa versione NON bisogna specificare nessuna opzione.
Puoi scaricare il pacchetto aggiornato cliccando sul link seguente:
http://dl.dropbox.com/u/46128876/ricorso-2.zip
Nota che stavolta il main file di prova che trovi nel file zip NON contiene l’opzione [nobollo], quindi componi il documento con l’interlinea di 10 mm, quella della carta da bollo.
Per la gestione del genere e del numero dei ricorrenti ci sono diverse strade; eviterei di usare pacchetti esterni scritti in generale per gestire la lingua inglese, e che ovviamente non vanno bene per la lingua italiana; penso che per lo scopo del ricorso sia preferibile una soluzione ad hoc, piuttosto che una soluzione generale; ma fammici pensare; in particolare fammi pensare ad una soluzione che sia aggiornabile a piacere, in modo che se incontri un nuovo aggettivo da accordare al genere o numero dei ricorrenti devi poterlo fare senza bisogno di costruire un altro file macroricorso.sty
Per le ditte la cosa è troppo complicata; certo si può fare ma è complicato.
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