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TeXmakerX va senz’altro bene e direi meglio del suo fratellastro Texmaker; ma entrambi hanno un difetto grosso: Non permettono di scegliere come motore di composizione XeLaTeX; semplicemente non c’è un bottone disponibile per farlo a meno che non lo si imbrogli impstando gli “engines” adeguatamente, ma poi ricordandosi che si è assegnato il tasto, originariamente assegnato a TeX, a XeLaTeX. Poi si si possono fare alcuni giochetti malamente documentati per aggiungere altre funzionalità, ma si tribola. Ciò non toglie che se non si usa XeLaTeX, il tutto funziona perfettamente appena installato e con un minimo assoluto di configurazione personale.Io continuo a dire W TeXShop e TeXShop; e sono felice che quest’ultimo, anche se è un po’ essenziale, sia disponibile su tutte e tre le piattaforme principali.
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Be’, se er quello il problema, basta dare un adeguato label ad ogni equazione all’interno di subequations, e le hai tutte numerate in modo diverso dalle altre equazioni apposta per mettere in luce la presenza della loro associazione in un sistema, non hai la graffa che ti impedisce eventualmente di andare a pagina nuova a metà sistema consentendoglielo con \displaybreak e puoi riferirti all’intero sistema con un solo altro label.La mia soluzione della \parbox come vedi risponde alle tue necessità ma è brutta e presenta qualche problemino per cercare la larghezza giusta della scatola; la soluzione di Enrico è migliore ed esiste già il pacchettino che la realizza; la soluzione delle subequations secondo me è la migliore e serve per salvare capra e cavoli.
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MmmmDunque vuoi dele equazioni numerate indipoendentemente, ma collegate fra di loro da una graffa a sinistra. Gli ambienti da usare sono o align o gather escluderei alignat. Multline serve per una sola equazione divisa su più righe; aligned non numera ma serve solo, come dice la guida di amsmath, per costruire pezzi di equazioni più grandi, ma divisi in più righe. Split permette di scrivere equazioni spezzate, ma indipendentemente da una equazione che lo comprenda.
Però aling e gather non consentono di mettere una graffa a sinistra, quindi ci vuole un po’ di ingegnosità per fare quello che LaTeX e le sue estensioni non sanno fare. Io metterei l’ambiente align (o gather, dipende dal tipo di incolonnamento che vuoi) dentro una \parbox e la parbox deltro una equazione non numerata con una graffa solo a sinistra. Del tipo:
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\begin{equation*}
\left\{
\parbox{.9\textwidth}{%
\begin{align}
x+y&=0 \label{eq:prima}\\
2x-y+z&=3 \label{eq:seconda}\\
3x+y-2z &=4 \label{eq:terza}
\end{align}}
\right.
\end{equation*}
`Non ho provato il codice che ti scrivo, quindi è possibile che ci voglia qualche aggiustamento, Però è una strada percorribile.
Per queste costruzioni matematiche insolite ti suggerisco il testo di Herb Voß, Mathmode.pdf, che si trova già nella tua distribuzione in texmf-dist/doc/latex/mathmode/
(con MiKTeX la prima cartella potrebbe chiamarsi in modo diverso)
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La pagina 102 della edizione del marzo 2011 alla pagina 102 parla chiaramente di un sistema di equazioni numerate (12.a), (12.b), eccetera, tale che si possa fare riferimento sia all’intero sistema con il richiamo che produce (12), sia alla singola linea che produce (12.d).Per altro qualunque ambiente di incolonnamento sia di LaTeX sia le estensioni prodotte dal pacchetto amsmath producono, se non asteriscati, solo equazioni numerate; quindi qual’è il tuo problema? bisogna mettercela tuta per non numerarle. Poi se uno le vuole numerare bene deve usare l’ambiente subequations descritto nella pagina 102 citata in modo da avere al numerazione come si deve.
Se hai una vecchia edizione dell’Arte, e non trovi quello che ti è stato segnalato, o scarichi l’ultima edizione oppure ti dai da fare per trovare l’argomento che ti interessa qualche pagina prima o qualche pagina dopo, oppure consulti l’indice generale e l’indice analitico. Scusami se ti do questa tiratina di orecchie, ma onestamente avresti potuto essere più gentile con @m45dj e con @ansys che ti hanno aiutato dandoti l’indicazione giusta; inoltre avresti potuto essere più intraprendente per conto tuo con l’Arte in mano.
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Non metterti due fine riga di seguito
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// //
`
Se non altro per non farti riempire lo schermo con messaggi del tipo di “’`there is no line to end”Se vuoi spaziare di più usa l’argomento facoltatovo:
`
\item [D:] \textcolor{red}{Di che colore è la Ferrari?}\\[0.5\baselineskip]
tale macchina è rossa com iwsjh fwiu shf oifewj oiej foiej oijef idug fiuce iuh iuh oiuh e
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Vedi anche come colorare la domanda.
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Non credo che l’ordinamento alfabetico sia più scomodo di quello per ordine di apparizione, perché entrambi possono essere chiamati per numero; l’ordinamento alfabetico non escludo la chiamata per numero. I letterati preferiscono la chiamate tramite una chiave formata dal cognome del primo autore seguito dall’anno di pubblicazione, ma non ti sto indirizzando in quella direzione.Certo anche le tabelle, le figure le equazioni possono venire chiamate con la numerazione gerarchica, e questo è quello che LaTeX fa abitualmente; non lo fa con le note, perché le note devono essere poste (e LaTeX fa l’impossibile per riuscirci) nella stessa pagina del richiamo
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Non li hai trovati sul Web e nemmeno sul forum (per la verità qualcosa ci deve essere) perché una tesi con la bibliografia composta con uno strumento sofisticatissimo come biblatex e che non abbia i riferimenti ordinati alfabeticamente è rarissima. Anche la numerazione delle figure progressiva per tutta la tesi è rarissima.La mia domanda allora è un’altra; ci hai pensato bene?
PS per un articolo in certe riviste è possibile che ti chiedano la bibliografia in ordine di apparizione, e questo lo ottine con lo stile unsrt.bst e il programma di ordinamento della bibliografia bibtex, che devi comunque usare (eventualmente in alternativa a biber) anche se usi il pacchetto biblatex. Ma gli articoli sono brevi; nei congressi un cui ho fatto il chairman scientifico gli articolo non dovevano superare le 4 facciate bibliografia compresa, quindi una bibliografia ordinata in ordine di apparizione può avere il suo senso, non dico che lo abbia,ma lo può avere. Questo sicuramente non vale per una tesi che certamente si compone di più di 4 facciate bibliografia compresa 🙂
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Se tu scrivi
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% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
`
(attenzione allo spazio dopo il segno %; usa il menù di TeXShop “Macros” fer far scrivee a TeXShop stesso che vuoi usare quell’encoding) e poi salva il file, specificando l’encoding del file nella apposita finstrella del dialogo per memorizzare il file, dica a TeXShop che usi quell’ending per immettere il testo nel file.Poi devi dire a LaTeX che il file è stato imeesso con l’encoding utf8 e scrivi nel file
`
\documentclass{…}
…
\uspepackage[utf8]{inputenc}
…
`
dici a LaTeX che il file ha ‘enoding che hai usato per scrivere il file.Vedi dunque che la prima riga magica si rivolge a TeXShop (ma da sola non è sufficiente; devi anche scegliere la codifica UTF-8 quando salvi il file la prima volta che lo crei); la seconda riva che chiama il file di estensione inputenc non si rivolge più a TeXShop, ma a (pdf)LaTeX, Vedi dunque che si tratta di due informazioni distinte e una non sostituisce l’altra, e la prima da sola non è efficace se tu non memorizzi il file con la codifica corrispondente alla tua dichiarazione a TeXShop.
Vedi se ti riesce più chiaro dalla lettura dell’appendice sulle Codifiche nel testo “Introduzione all’arte..” il cui link è qui sopra in questa stessa pagina del forum.
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Supponi che il comando \poemlines imposti il modulo 4 della divisione rispetto al quale agire, per esempio se inserire il numero quando il resto è zero; supponi che un altro contatore conservi un offset (un valore che sposta il conteggio) e che questo contatore conetnga il valore -1; supponi infine che il numero del verso venga emesso solo quando il valore di della riga corrente sommato alll’offset, diviso per il modulo dia resto 0; quando succede questo? quando il numero della riga vale 1, 5, 9, eccetera: infatti:(1-1)/4=0 con resto 0
(5-1)/4=1 con resto 0
(9-1)/4=2 con resto 0
ecceteraEcco che cosa è l’offset. Sono sicuro che il pacchetto Verse.sty (che non ho mai usato e quindi non conosco) permetta di stabilire da che valore di riga cominciare a numerare (offset) oltre che a stabilire ogni quante righe mettere il numero.
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I casi sono due: o memoir è già caricato, oppure hai installato la versione base di MiKTeX. Nel secondo caso hai fatto un grande errore: MAI E POI MAI INSTALLARE UNA VERSIONE DI BASE DI QUALUNQUE SISTEMA TEX.Se va bene il pacchetto non lo puoi installare come utente singolo ma lo puoi instalalre come amministratore. Se non puoi farlo nemmeno da amministratore, buttalo a mare e installa TeX Live.
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\huge{Controllo PID per il bilanciamento}\\
\huge{di un Inverted Pendulum}
`
Intanto sistemiamo questa bruttura; il segno di a capo fuori dell’ambiente dell’azione di \huge fa si che le due righe siano troppo accostate l’una all’altra e separate solo da un misero punto tipografico che serve per evitare l’interferenza delle righe quando sono troppo accostate.Per cambiare lo stile della prima pagina di ogni capitolo ci sono pacchetti di vario genere, e cui istruzioni vanno lette accuratamente; nelle guide qui sopra indicate con i rispettivi link, L’arte di scrivere con Latex e Introduzione all’arte della composizione tipegrafica con Latex ci sono informazioni più o meno approfondite; se poi se in vena di programmare in linguaggio TeX, puoi sempre ridefinirti il comando \@makechapterhead, ma te lo sconsiglio. Per il resto ti potrei dare il nome di un pacchetto a caso fra quelli che potrebbero fare al caso tuo, ma tanto devi leggere la documentazione del pacchetto, quindi tanto vale che sgrossi le tue conoscenze con le due guide che ti ho indicato.
Alternativamente puoi usare la classe memoir, invece della classe book o report, e leggere il solo capitolo del suo manuale relativo alla personalizzazione della prima pagina dei capitoli; la classe memoir è particolarmente attrezzata per questo genere di cose.
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Vabbe”, se proprio vuoi mettere le note racchiudi la tabella in una miniage, dentro alle caselle metti \footnotemark[a}. \footnotemak eccetera e poi chiudi la tabella; prima di chiudere la minipage inserisci i testi delle note con \footnotetext[a]{Bla bla} \footnotetext{Bli bli}, eccetera poi chiudi la minipage, dopo questa chiusura metti la didascalia. per ricompila diverse volte in modo da aggiustare la larghezza delle minipage in modo che sia larga quanto la tabella o poco più, ma non di meno.Secondo me è migliore la soluzione di Enrico; a me piacerebbe di più se non ci fosse nemmeno \emph{Notes}, ma è solo una questione di gusti.
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Non so risponderti in merito alla numerazione dei versi, ma è possibile che quanto ti sto per dire sia risulutivo anche per quello.secondo me sbagli a trattare tutto il sonetto come se fosse di una sola strofa di 14 versi, usando il comando di fine riga sempre; dovresti comunque terminare ogni strofa con una riga vuota senza terminare l’ultimo verso della strofa precedente con il comando di fine riga.
Non dovresti nemeno inserire spaziature verticali di nessun genere né rientri di nessun genere, meno che mai così grandi come 5mm.
Ma il problema è che quando tu dici che vuoi la numerazione ogni n versi (\poemlines{4}) dici che vuoi che l’interprete di composizioni esegua un calcolo modulare: che cioè prenda il numero della riga, la divida per il numero che hai specificato come argomento e se il resto della visione vale 0, scriva il numero del verso. Le tue prime otto righe, qundi, sono numerate al verso 4 e al verso 8;
Quindi è corretto che quando cambi modulo della divisione e passi a tre righe, ti numeri le righe multiple di 3, quindi è corretto che ti numeri le righe 9 e 12, i cui valori sono esattamente divisibili per 3.
Questo tio di numerazione mi are poco opportuno; sarebbe più sensato se venissero numerati i primi versi di ogni strofa; per il sonetto i versi 1, 5, 9, 12
Quindi è la prima numerazione che dovrebbe prevedere un offset impostabile con un comando che affianchi \poemlines in modo da stabilire il giusto offset.Siccome non so quale pacchetto tu usi per numerare i versi non posso esserti d’aiuto, ma se quel pacchetto consente di specificare un offset, allora è certamente spiegato nella sua documentazione.
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\caption[Log GDP per Capita (PPP) in 1995 against Urbanization Rate in 1500]
{Log GDP per Capita (PPP) in 1995 against Urbanization Rate in 1500.
\emph{Notes}: GDP per capita is from the \citet{wb1999}; urbanization in 1500 is people living in towns with more than 5000 inhabitants divided by total population, from \citet{Bairoch1988} and \citet{Eggimann1999}.}
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Ricaitoliamo: la parte fra parentesi quadre:
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[Log GDP per Capita (PPP) in 1995 against Urbanization Rate in 1500]
`
va a finire nella lista/elenco delle figure e quindi non ha nulla a che vedere con la didascalia sotto alla figura.
`\captionsetup{labelsep=period, justification=centering, font={small,it}, labelfont=bf}
`
\specifica come comporre la didascalia vera e propria sotto alla figura: un punto per separare il titolino dalla didascalia, ultima riga della didascalia centrata, font per il testo della didascalia in corpo \small e in forma \it (corsivo); titolino (Figura 3..5) in neretto.Quindi a meno di altre diverse specificazioni la didascalia deve risultare tuuta composta in corsivo con il corpo \small, perché le altre parti riguardano solo il titolino; il fatto che l’ultima riga della didascalia risulti centrata o in bandiera è del tutto irrilevante.
Nela tua didascalia vera e propria, la parte scritta fra graffe nel comando \caption tu hai:
`
{Log GDP per Capita (PPP) in 1995 against Urbanization Rate in 1500.
\emph{Notes}: GDP per capita is from the \citet{wb1999}; urbanization in 1500 is people living in towns with more than 5000 inhabitants divided by total population, from \citet{Bairoch1988} and \citet{Eggimann1999}.}
`
le parentisi graffe sono tutte appaiate correttamente e la didascalia è contenuta fra la prima graffa aperta e l’ultima graffa chiusa; non ci sono motivi di nessun genere per cambiare font; ;la parola Notes racchiusa nell’argomento di \emph non da luogo a cambiamenti di font, Solo che essendo la didascalia composta in corsivo, emph fa scirvere la parola Notes in tondo, ma chiuso l’argomento di \emph, il font in uso deve tornare a quello di partenza, cioè \small corsivo.
Potrebbero esserci se le graffe non fossero appaiate, se esplicitamante dichiarassi che vuoi un \normalfont.
Controlla meglio le graffe, aperte c hiuse che formino dei gruppi consistenti e siano correttamente appaiate. Non c’è nessuna giustificazione o spiegazione al comportamento che descrivi.
Con questo non voglio dire che non ci sia un errore che io stesso non vedo; semplicemente è un suggerimento per controllare di avere scritto tutta la didascalia come si deve, con le graffe correttamente appaiate. altro non saprei dirti.
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